Programma dal 18 al 26 marzo 2023

Letture: 1 Samuele 16,1b.4.6-7.10-13 / Salmo 22 / Efesini 5,8-14

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 18

18.00

  • + Sangiorgi Tomaso

Domenica 19

10.30

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Torquato, Luciana, Antonietta e Lorenzo

+ Brignani Gregorio e Poggiali Santa

+ Francesco Vilardo e Carmine Leta

+ cg. Cataneo Luigi e Valentino Filomena

Lunedì 20

18.00

+ Giannina, Rina, Fausto e Magda

Martedì 21

8.00

+ Antonio

Mercoledì 22

18.00

+ Castelli Adriano

Giovedì 23

18.00

+ Giuseppe

Venerdì 24

   

Sabato 25

18.00

  • Parenti vivi e deff. della famiglia Dovadola Ivano e secondo le intenzioni di Maria Teresa
  • + Emma e Dante

Domenica 26

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : A

Marzo 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 20

S. Giuseppe

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Mercoledì 22

Ore 20.30 (Circolo Massese) : Assemblea elettiva

Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 23

Ore 20.45 (oratorio) : 1°Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.

Venerdì 24

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 5a Stazione Quaresimale

Sabato 25

Annunciazione del Signore

S. Messa ad orario feriale (prefestiva)

Domenica 26

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – Domenica 26 S. Messa anche alle ore 8.00 per favorire la partecipazione dei lupetti (AGESCI) in uscita.

3 – Domenica 26 Torna l’ora legale, pertanto cambiano anche gli orari delle celebrazioni pomeridiane

In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 1,16.18-21 .24

Gv 5,1-16

Gv 5,17-30

Gv 5,31-47

Gv 7,1-2.10 .25-30

Lc 1,26-38

Vivere il Mistero- La Parola di Dio ci aiuta a comprendere che ogni cammino di conversione e di guarigione è, prima di tutto e sempre, un gesto di nuova creazione che ha per protagonista lo stesso Creatore di tutte le cose. Davanti a questo cieco che nulla chiede e a tutto acconsente, siamo chiamati a riscoprire la nostra fondamentale creaturalità. Ciò che cambia la vita di quell’uomo senza nome, e al quale possiamo prestare il nostro, è il fatto che il Signore «passando» lo «vide». Ciò che permette a questo cieco di vedere è la sua disponibilità a lasciarsi guardare in un modo così inedito e così nuovo da dare alla sua vita una luce completamente diversa. A Gerusalemme si ripete ciò che Samuele imparò a Betlemme: «Non conta quel che vede l’uomo… il Signore vede il cuore». Il Signore Gesù è capace di vedere, come vero «profeta», le profondità di quest’uomo, ma è anche capace di mettere a nudo la cecità di quanti si accaniscono contro di lui, per colpire semplicemente il Maestro. L’amarissima conclusione del Vangelo ci la scia con il cuore profondamente rattristato: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo” il vostro peccato rimane». Se il nostro occhio non è limpido in realtà ci illudiamo di vedere ma non abbiamo ancora visto nulla poiché abbiamo potuto vedere ogni cosa senza coglierne la luminosità e la bellezza, immersi come siamo nel sonno dello spirito e nel calcolo – affannato e ossessivo – delle nostre prestazioni. Dal cieco nato che scopre la gioia di vedere siamo chiamati a imparare la disponibilità a lasciarci condurre da Gesù, toccare dalla sua carezzevole forte mano e conquistare dalla bellezza unica del suo volto: è Lui l’indimenticabile bel «pastore» che ci «conduce». Non è una cosa grave, se siamo ancora ciechi – persino se lo siamo da sempre – non abbiamo «alcun peccato». L’importante, l’essenziale è che non andiamo in giro dicendo «Noi vediamo» perché in tal caso non faremmo altro che sbarrare la strada alla luce che vuole visitarci e rallegrarci. (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

Special mente dal periodo della cosiddetta Controriforma, l’altare diventa il luogo dove porre il tabernacolo eucaristico, in quanto l’interesse teologico si sposta dalla «celebrazione dell’Eucaristia» all’«adorazione del Santissimo Sacramento», per una riaffermazione solenne della «presenza reale» del Signore, negata appunto dalla Riforma protestante. Già l’onda della «devozione eucaristica» del XII secolo, alimentata dai numerosi miracoli eucaristici, aveva spostato il centro della vita spirituale dei fedeli dalla celebrazione della Messa alla pietà popolare, concentrata sull’adorazione delle specie eucaristiche. Il tabernacolo viene dunque fissato sopra l’altare e viene riccamente sviluppato, al punto che sovrasta proprio l’altare per proporzione, e di conseguenza per importanza, al punto da farlo quasi scomparire. Prevale infatti la preoccupazione di creargli attorno un supporto grande e vistoso, e di recuperare attraverso una spettacolare scenografia il linguaggio scultoreo e architettonico che esalti la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. [9-continua]

Programma dal 11 al 19 marzo 2023

Letture: Esodo 17,3-7 / Salmo 94 / Romani 5,1-2.5-8

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 11 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 12 10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Gerardina

+ Baldini Norberto e Baldini Luigia

Lunedì 13 18.00 + Monesi Gino
Martedì 14
Mercoledì 15
Giovedì 16
Venerdì 17 20.30 + Elmore, Rita e Stefano
Sabato 18 18.00 + Sangiorgi Tomaso
Domenica 19 10.30 + Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Torquato, Luciana, Antonietta e Lorenzo

+ Brignani Gregorio e Poggiali Santa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Marzo 2023

Domenica 12

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (Cattedrale) : Incontro diocesano cresimandi

Ore 15.00 (oratorio) : Commedia dialettale presentata dalla filodrammatica di Casola Canina dal titolo “Una chembra par du”

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Venerdì 17

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 4a Stazione Quaresimale

Domenica 19

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – Il 17 e 18 marzo ha luogo la “24 ore per il Signore” iniziativa quaresimale di preghiera e riconciliazione voluta da Papa Francesco. Oltre alle iniziative già in programma per il pomeriggio-sera di venerdì, il sacerdote è disponibile per la confessione Venerdì dalle 10.00 alle 11.30 e sabato dalle 11.00 alle 12.00.

In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,24-30 Mt 18,21-35 Mt 5,17-19 Lc 11,14-23 Mc 12,28b-34 Lc 18,9-14

Vivere il Mistero- Il Signore Gesù cerca di incontrare la nostra umanità assetata e si pone sulla nostra strada attendendoci accanto a quel pozzo (Gv 4,6) cui dobbiamo ritornare ogni giorno per attingere l’energia necessaria per continuare il cammino. Egli ci attende e, invece di farlo nella forza, mette sotto i nostri occhi lo spettacolo della nostra debolezza senza dirci che ci appartiene, ma dandoci persino l’impressione – almeno per un attimo – di essere noi dalla parte della forza: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo…»… Prima di venirci incontro con la sua potenza di salvezza, il Signore si mette accanto a noi per condividere tutta la nostra debolezza. Anzi, si mostra ancora più bisognoso di noi, tanto da poter essere persino un po’ canzonato da questa donna che, di certo, deve aver conosciuto, nella sua vita, uomini molto diversi da questo, che ascolta in modo più «profondo» del pozzo dove ogni giorno cerca di attingere un secchio di speranza e le chiede aiuto imponendosi a lei con la sua debolezza. Potremo anche noi unirci al coro dei samaritani che acclamano Gesù come «salvatore del mondo» (4,42) nella misura in cui lo avremo scoperto, secondo una bellissima espressione di Isacco Siro, come «il grande esperto della nostra debolezza». (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

L’altare perde anche la sua antica dimensione piuttosto contenuta, scompare il ciborio, e si sviluppa intorno ad esso, nella parte terminale dell’abside, un nuovo spazio per il clero, il coro. Quando il culto dei Santi riceve un nuovo e forte impulso, alla fine del IX secolo, comincia a essere collocato stabilmente sulla mensa un nuovo elemento: i reliquiari dei santi. Ciò diventa il punto di partenza per una profonda trasformazione pure della struttura esterna dell’altare, specialmente nel periodo del fiorire dello stile gotico (secolo XII-XIV): la sua forma si allunga, viene spostato sempre più in fondo all’abside, è sopraelevato con alcuni gradini, si sviluppa dietro ad esso una sovrastruttura architettonica, inizialmente con dei dossali poggiati sulla parte posteriore dell’altare che diventavano decorativi oppure permettono di accogliere i reliquiari e posizionarli in alto. Mano a mano la struttura si arricchisce di altri nuovi elementi architettonici, particolarmente intorno alle urne con le reliquie, e si eleva verso l’alto con diversi ripiani e scomparti, a loro volta riempiti di pitture e sculture. Attraverso l’arte del Rinascimento e poi del Barocco l’altare maggiore, addossato alla parete absidale, diventa ancora più imponente e spettacolare, assumendo sempre di più l’apparenza e la funzione di un monumento, quale espressione di gloria. La pala d’altare, ora a scena unica e senza scomparti, è sviluppata nelle dimensioni e offre agli artisti motivo di realizzare attorno ad essa una vasta inquadratura architettonica in marmo o in stucco, con colonne, cornicioni, timpani, statue di santi, gruppi di angeli. Le grandiose proporzioni di tale struttura la fanno diventare un vero e proprio monumento, nel quale l’altare quasi si perde, ridotto a un ripiano lungo e rettangolare: esso appare più come un accessorio del grandioso monumento absidale piuttosto che il centro dell’aula liturgica. Un’ulteriore trasformazione dell’altare, soprattutto della sua funzione, è quella che avviene nel medesimo periodo storico e artistico: da «mensa» per l’Eucaristia, si trasforma a «mensola» per il tabernacolo. [8-continua]

Programma dal 4 al 12 marzo 2023

Letture: Genesi 12,1-4a / Salmo 32 / 2Timoteo 1,8b-10

Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.00 + Giuseppe, Salvatore e Lucia, Vittorio, Guido ed Elisabetta
Domenica 05 10.30 + Amatulli Felice

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Lunedì 06
Martedì 07 8.00 + Angelina, Ubaldo, Maria e Massimiliano
Mercoledì 08 18.00 + Anna Maria, Antonietta, Jovencio e Andrea
Giovedì 09
Venerdì 10
Sabato 11 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 12 10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Baldini Norberto e Baldini Luigia

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Marzo 2023

Domenica 05

II di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Giovedì 09 Adorazione eucaristica di vicariato

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario

Ore 21.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica per le vocazioni

Venerdì 10

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 3a Stazione Quaresimale

Domenica 12

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (Cattedrale) : Incontro diocesano cresimandi

Ore 15.00 (oratorio) : Commedia dialettale presentata dalla filodrammatica di Casola Canina dal titolo “Una chembra par du”

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,36-38 Mt 23,1-12 Mt 20,17-28 Lc 16,19-31 Mt 21,33-43.

45-46

Lc 15,1-3.

11-32

Vivere il Mistero- Come ogni anno, in questa seconda domenica di Quaresima siamo condotti, «in disparte» su un alto monte. Nel Vangelo secondo Matteo il «monte» è una figura maggiore ed è evocata in riferimento a Mosè la cui vita è un continuo andirivieni tra il deserto e la montagna. La prima volta che il «monte alto» compare nel Vangelo è proprio quando il diavolo vi conduce il Signore Gesù per l’ultima delle tre tentazioni di cui abbiamo letto domenica scorsa. Siamo condotti sul monte per non temere di seguire Gesù verso il suo mistero pasquale. Per fare questo siamo chiamati a rileggere ogni passo della nostra vita alla luce di ogni tratto della storia della salvezza. Si tratta di puntare direttamente e decisamente a conformare la nostra vita sul modello di quella del «Figlio amato» offerto e consegnato. La trasfigurazione non mostra un’altra realtà, ma ci presenta la verità della nostra vita che diventa luminosa se è conforme alla logica del dono di sé. Il tempo di Quaresima ci è dato come occasione per ripartire anche noi sulla Parola del Signore che vuole fare, della nostra capacità di camminare insieme, il luogo della benedizione per «tutte le famiglie della terra». Questo esige che sappiamo andare – in un vero esodo da noi stessi – oltre le nostre abitudini, le nostre paure e le nostre resistenze, per camminare accanto ai nostri fratelli, al di sopra di ogni sospetto e di ogni autoriferimento. Solo così ci apriremo a un ascolto vero, capace di dare alla nostra vita ali sempre più ampie che ci permettano di elevarci al di sopra delle nostre piccinerie, fino a renderci capaci di consegnarci come Cristo Signore. Nella misura in cui lo sguardo del nostro cuore si poserà amorevolmente su «Gesù solo», sarà capace di ritrovare lo sguardo di ogni fratello e sorella che sono la nostra «casa» e la nostra «terra» di benedizione. Così ogni angolo della nostra vita si trasformerà in un luogo sempre possibile di trasfigurazione attraverso uno sguardo d’amore in cui risplende «la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo» (2 Tm 1,10). (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

La forma dell’altare delle chiese più antiche e di tutte quelle dell’alto medioevo, praticamente dal IV al IX secolo, tendeva preferibilmente al quadrato o leggermente alla forma rettangolare, con i lati che non sorpassavano il metro di altezza e larghezza, quindi con dimensioni assai modeste; l’iconografia lo presenta spesso coperto da una sola tovaglia (già testimoniata negli Atti apocrifi di san Tommaso), che scende solitamente fino a terra, conferendo all’altare la forma di un cubo. Solo dall’VIII secolo comincia a esserci una molteplicità di tovaglie e fino al XII/XIII secolo la liturgia romana non prevedeva nessun’altra cosa sull’altare, né croce né candelieri, se non le oblate per l’Eucaristia. A volte, almeno nel primo millennio e nello stile romanico, viene eretto sopra l’altare un ciborio; si tratta di una cupola sorretta da quattro colonne, una specie di baldacchino, che conferisce all’altare venerazione e solennità. La Chiesa antica, inoltre, coerente al simbolismo di vedere nell’altare il segno di Cristo fino al punto di identificarlo – «l’altare è Cristo» – tramandava l’uso di un unico altare, come unico è Cristo, e di conseguenza di una sola celebrazione della Messa. Come l’edificio cultuale è uno, così uno è anche l’altare: un solo altare, un solo Salvatore, una sola fede, una sola celebrazione, una sola Chiesa. Tale equilibrio, purtroppo, lo troviamo già spezzato nel VI secolo: nella chiesa cominciano a esserci più altari collocati normalmente lungo le navate laterali e, con il passare del tempo, diventano sempre più numerosi. I motivi sono molteplici e compositi: la crescente venerazione e devozione verso i martiri e i santi, ai quali vengono appunto dedicati gli altari; l’aumentato numero dei monaci sacerdoti nelle chiese dei monasteri (secolo VII-VIII); le celebrazioni delle Messe ripetute da uno stesso sacerdote, sia nelle cattedrali sia nelle chiese urbane e rurali, per il suffragio dei defunti e le intenzioni degli offerenti, le varie necessità o la venerazione dei santi e delle loro reliquie (secolo IX); la crescita repentina anche del clero nelle città (secolo XIII). Pur nella molteplicità degli altari, a volte rasentante l’esagerazione, non si perdette comunque mai di vista l’ideale unicità dell’altare cristiano, conservato nella particolare distinzione riservata a quello principale, «l’altare maggiore», il quale tuttavia venne a subire una radicale trasformazione. Già verso la fine del primo millennio il cambiamento diventa evidente: l’altare maggiore, posto idealmente al centro dell’assemblea, comincia ad allontanarsi da essa e viene relegato e chiuso nel presbiterio, dove il sacerdote celebra normalmente orientato verso oriente, almeno idealmente, verso il fondo dell’abside. Se poi il presbiterio è alto, perché dopo il Mille spesso viene costruita anche la cripta, all’interno della chiesa si crea una frattura anche strutturale tra l’assemblea e il sacerdote. [7-continua]

Programma dal 18 al 26 febbraio 2023

Letture: Levitico 19,1-2.17-18 / Salmo 102 / 1Corinzi 3,16-23

Il Signore è buono e grande nell’amore.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 18 18.00
  • + Aristide
  • + Lino Foletti
  • + Giuseppe, Giovanna ed Enzo Folli
Domenica 19 10.30 50° di Matrimonio di: Pietrantoni Giuseppe

Franti Marilena

Giovanna

Lunedì 20 18.00 + Vandini Liviano
Martedì 21 8.00 + Antonio
Mercoledì 22 20.30 Per una famiglia (che chiede l’intercessione della Santa Famiglia)

+ Adriano Castelli

Giovedì 23
Venerdì 24 20.30 + Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda

+ Venturi Francesco

+ Folli Corrado

Sabato 25
Domenica 26

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : A

Febbraio 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

VII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 20 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 22

Le Ceneri

Astinenza e digiuno

Inizio del Tempo di Quaresima

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa delle Ceneri

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Venerdì 24

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 1a Stazione Quaresimale

Domenica 26

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 9,14-29 Mc 9,30-37-9 Mt 6,1-6.16-18 Lc 9,22-25 Mt 9,14-15 Lc 5,27-32

Vivere il Mistero- II testo biblico-liturgico del Vangelo ha l’incipit liturgico che, come domenica scorsa, chiarisce il mittente e i destinatari («In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli»): quanto Gesù dice è per i suoi discepoli, non per altri. Il testo evangelico odierno fa parte del discorso della montagna che è la risposta alla domanda: «Se Gesù chiede la conversione, e convertirsi significa cambiare modo di pensare, quale modo di pensare deve acquisire il discepolo?». In questo brano, Gesù illustra con degli esempi (paradossi) come comportarsi con il malvagio e come identificare il prossimo. Gesù vuole superare una volta per tutte la legge del taglione («Occhio per occhio...») e il concetto di prossimo come correligionario buono. Il brano evangelico si fonda su due presupposti. Il cristiano è chiamato ad andare al di là della giustizia stretta e rigorosa, per giungere a una carità comprensiva, generosa e intelligente. Perché Gesù sceglie questi paradossi? Forse si può trovare una risposta nella teologia rabbinica. All’epoca di Gesù Io schiaffo era condannato (nel trattato Baba’ Qamma’, si dice che se un uomo colpisce un suo simile «con il rovescio della mano, gli darà 400 sus» [alcuni milioni] in riparazione). Per quanto riguarda il mantello, il pensiero rabbinico, infatti, diceva: «Chi dice: il mio è mio e il tuo è tuo, pensa come l’uomo comune (altri però dicono: è il modo di pensare di Sodoma). Chi dice: il mio è tuo e il tuo è mio, parla come il popolo della terra (che non conosce la Legge). Chi dice: il mio è tuo e il tuo è tuo, è l’uomo pio. Chi dice: il tuo è mio e il mio è mio, è il malfattore». Nel pensiero rabbinico c’era l’obbligo di accompagnare in viaggio il credente, ma non il «malvagio». Il pensiero rabbinico, infine, aveva accolto senza commenti il criterio dell’amore verso il correligionario (Lc 19,18) e dell’odio verso il nemico della fede (Dt 7,2; 23,6; Sal 139,19-24). Gesù dunque dialoga con il pensiero del suo tempo e lo supera. (don R. De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

Per il passaggio all’uso cristiano di «altare» si dovrà attendere ancora qualche tempo. Determinante al cambiamento terminologico sarà il raggiungimento della libertà religiosa, con l’editto di Milano del 313: il declino del culto pagano come religione di Stato e l’espandersi del cristianesimo ridimensionarono nella Chiesa il pericolo di confondere il sacrificio eucaristico con quello degli antichi culti compiuto sugli altari pagani. Il vocabolo non suscitava più ambiguità, al contrario ora poteva meglio significare quello che da sempre la comunità cristiana credeva del memoriale che celebrava: la «cena del Signore» è il «sacrificio di Cristo» e, di conseguenza, la «mensa del Signore» non poteva essere altro che un «altare» di questa offerta. 0uindi, la teologia che ha interpretato l’Eucaristia come sacrificio viene proiettata sulla tavola-mensa della celebrazione che, da questo momento, diventa altare per l’Eucaristia. Questa nuova denominazione avrà presto una larga diffusione e si imporrà universalmente nella liturgia latina come termine tecnico, mentre la prima locuzione paolina andrà completamente in disuso. Nelle nascenti comunità cristiane, che si riuniscono per «spezzare il pane» viene seguita la scelta di Gesù nell’ultima cena e la prassi del Nuovo Testamento (cf. At 2,42-46 e 20,7): si utilizza un tavolo da pranzo di tipo familiare, anche perché inizialmente il pasto sacramentale era unito al pasto comune. L’Eucaristia è celebrata nelle case private attorno a un tavolo di uso comune, che viene allestito per l’occasione. La forma dell’altare non ha nulla di specifico o di proprio, dato che si tratta di un oggetto, una tavola mobile, che si trova abitualmente nelle abitazioni: è la sua funzione nella celebrazione eucaristica che lo rende «altare», infatti una volta che il culto è terminato non perde il nome e il carattere profano. La più antica rappresentazione di un altare cristiano la troviamo nella cappella dei Sacramenti nel cimitero di S. Callisto: si tratta di un tavolino a tre piedi, non molto grande e mobile, usato quindi occasionalmente per la liturgia. L’altare, dunque, nei primi tre secoli è normalmente di legno, di piccole dimensioni e mobile, di forma rotonda, o quadrata, oppure a semicerchio o a forma di sigma arrotondato da una parte. Da questi primi altari, semplici tavoli approntati per la liturgia, si passerà – anche in un breve spazio di tempo – all’altare di pietra, quindi stabile nel luogo di culto che a sua volta non è più quello spazio riservato nelle case private ma in edifici appositamente costruiti per la liturgia. Nel IV secolo, con il diritto di possedere luoghi di culto pubblici (grazie all’editto di Licinio e Costantino nel 313) e con lo sviluppo dell’architettura basilicale, diventa prestissimo prassi consolidata sia in 0ccidente sia in Oriente porre un altare di pietra, fissato direttamente sul pavimento e senza gradini di accesso, collocato nello spazio absidale, davanti alla cattedra, o al centro del transetto che attraversava la grande navata. [5-continua]

Programma dal 11 al 19 febbraio 2023

Letture: Siracide 15,15-20 / Salmo 118 / 1Corinzi 2,6-10

Beato chi cammina nella legge del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-37)

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.

Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Parola del Signore

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VITA ECCLESIALE

Sabato 11

18.00

Parenti vivi e defunti fam. Dovadola Ivano e secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Foschini Iref e Capucci Giuseppa

+ Pirazzini Rosina e deff. fam. Guadagnini Vincenzo

+ Cassani Eleuterio e Augusta e Geminiani Angelo

Domenica 12

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

+ Cesare, Elettra, Luigi e Antonio

+ Poggiali Dante

Lunedì 13

   

Martedì 14

   

Mercoledì 15

18.00

+ Marianna Servidori

+ Luciano Piovanelli

Giovedì 16

18.00

+ Bassi Giovanni, Resta Maria e Bassi Francesco

Venerdì 17

8.00

+ Dalfiume Uliano

Sabato 18

18.00

+ Aristide

+ Arcangelo Foletti

Domenica 19

10.30

50° di Matrimonio di: Pietrantoni Giuseppe

Franti Marilena Giovanna

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

 

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Febbraio 2023

Domenica 12

VI del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Martedì 14

Ss. Cirillo e Metodio

S. Messa ad orario feriale

Mercoledì 15

Ore 20.30 (S. Paolo): Prove del “Coro S. Paolo”.

Venerdì 17

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario.

Sabato 18

Ore 15.00 (oratorio) : Festa di carnevale per ragazzi

Domenica 19

VII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mc 8,11-13

Lc 10,1-9

Mc 8,22-26

Mc 8,27-33

Mc 8,34-9,1

Mc 9,2-13

Vivere il Mistero- Per il Vangelo la liturgia propone la forma lunga (Mt 5,17 -37) e la forma breve (5,20- 22a.27 -28.33 -34a.37). Se non ci sono motivi particolari di ordine pastorale (Praenotanda dell’Ordo Lectionum Missae l981,80), è preferibile proclamare la forma lunga. La forma lunga del Vangelo ha l’incipit liturgico lungo («In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli») per chiarire chi sia il mittente e chi il destinatario. Non va dimenticato che nel testo originale, il discorso della montagna ha come uditori la folla e i discepoli (Mt 5,1-2: «Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo…»). La liturgia, invece, riduce ad ascoltatori solo i discepoli (Mt 5,17: «In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli»). Il brano di Mt 5,17-37 è diviso in due parti. La prima parte, Mt 5,17-20, è caratterizzata dalla ripetizione «Io vi dico» (vv. 18.20) preceduta dalla tesi fondamentale: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti… ma a dare pieno compimento». La seconda parte, Mt 5,21- 57, è invece caratterizzata dalle quattro antitesi «Fu detto… Ma io vi dico» (vv.21.27.31.33), dove la prima e la quarta fungono da inclusione in quanto l’espressione lunga è ripetuta in modo esatto («Avete anche inteso che fu detto agli antichi»: vv. 21.33). Si tratta di una Legge nuova, dove la vecchia Legge di Mosè viene profondamente ritoccata: non si uccide il prossimo, nemmeno con le parole. La riconciliazione viene prima del culto. L’adulterio non si commette solo fisicamente, ma anche con il cuore. La lealtà non dev’essere un’eccezione, ma un metodo continuo: per questo non è necessario giurare. (don R. De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

La sua specifica origine la troviamo non nelle are o negli altari sacrificali delle antiche religioni, compresa anche quella ebraica, ma nella tavola dell’ultima cena. Attorno a un tavolo, in una sala al piano superiore di una casa di Gerusalemme, Gesù ha radunato i suoi discepoli: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi» (Lc 22,15). Su questa tavola Egli ha deposto il suo Corpo e il suo Sangue nelle specie del pane e del vino, quale realizzazione del sacrificio profetico dell’agnello pasquale ebraico. Su «l’altare del Cenacolo», dove Cristo ha anticipato il sacrificio offerto su «l’altare della Croce», non è più l’uomo che offre il cibo alla divinità, ma è Dio stesso che si dona e offre se stesso all’uomo come nutrimento per la vita eterna. L’Eucaristia non nasce nel tempio ma in una sala destinata al pasto familiare, nel Cenacolo di Gerusalemme, dove c’è non un altare-ara ma una tavola, durante la cena pasquale e al termine della quale egli disse: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19). Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare in memoria di lui, soprattutto «il primo giorno della settimana» (At 20,7) vale a dire la domenica, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha compiuto la vigilia della sua Passione (cf. At 2,42.46). L’altare dei cristiani, dunque, è segnato da una netta discontinuità con quello delle altre religioni, sebbene quello ebraico abbia una particolare importanza perché su di esso si compiva profeticamente il sacrificio al Dio unico e vero in attesa che Cristo stesso, divenuto «altare, vittima e sacerdote» (Prefazio pasquale V), offrisse, una volta per sempre, se stesso per la salvezza di tutti gli uomini (cf. Eb 7,27). All’origine dell’altare cristiano, che viene riservato unicamente alla celebrazione dell’Eucaristia, c’è una «tavola», quella dell’ultima cena. Il sacrificio di Cristo, perpetuato nel memoriale del sacramento, avviene nel contesto di un pasto. Si tratta di un dato storico e insieme teologico che non può mai venire meno o essere trascurato in ogni riflessione sull’altare, qualunque sia l’epoca o la situazione culturale nelle quali ha trovato la propria realizzazione. Tra i primi a parlare dell’altare dell’Eucaristia è san Paolo che lo indica semplicemente come «mensa del Signore» (1 Cor 10,21), «tavola» e non «altare», proprio in contrapposizione agli altari del culto pagano, e subito dopo crea un parallelo con la Sinassi eucaristica definendola «cena del Signore» (1 Cor 11,20). Le prime comunità cristiane hanno ben presente l’altare del tempio di Gerusalemme e, fuori da Israele, quello dei templi pagani, come strumenti di una forma di sacrificio che non possono più condividere, e per questo si guardano bene dal chiamare la mensa per la celebrazione eucaristica con il medesimo termine, Anzi, i primi apologisti- scrittori impegnati a difendere il cristianesimo dalle accuse rivolte dai pagani – insistono nell’affermare che i cristiani non hanno né templi né altari, ma assemblee e mense. L’altare cristiano, dunque, è diventato subito luogo di una discontinuità teologica e religiosa senza precedenti. [4-continua]

Programma dal 4 al 12 febbraio 2023

Letture: Isaia 58,7-10 / Salmo 111 / 1Corinzi 2,1-5

Il giusto risplende come luce.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16)

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore

Vivere il Mistero- In queste domeniche del Tempo Ordinario che si collocano prima della Quaresima, la liturgia legge in modo frammentato il discorso della montagna secondo il Vangelo di Matteo. Si tratta del primo discorso pronunciato da Gesù, subito dopo l’invito a convertirsi fatto dal Maestro in tutta la Galilea. Convertirsi, cioè cambiare mentalità, come? Nel discorso della montagna Gesù espone una serie di insegnamenti che illustrano quale sia la mentalità da assumere. Nel brano evangelico di questa domenica egli tratteggia, con due immagini, l’identità dei suoi discepoli, di coloro cioè che hanno deciso di convertirsi: «Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo...» (Mt 5, 1 3. 14). Mentre non c’è alcuna difficoltà per capire la metafora della luce, ci potrebbe essere – per la nostra mentalità – una certa fatica a capire la metafora del sale: ai tempi di Gesù, il sale veniva tratto dal Mar Morto e le placche di salgemma venivano usate direttamente in cucina, sia per insaporire i cibi sia per ravvivare il fuoco (data la ricchezza di cloruri e di fosfati presente nelle placche). Il sale, dunque, non era ben raffinato come il nostro, ma presentava numerose impurità e scorie. Quando, per vari fattori, il sale si scioglieva, rimanevano solo le impurità e le scorie, che venivano puntualmente gettate via insieme ad altre immondizie. [continua in ultima pagina]

VITA ECCLESIALE

Sabato 04

18.00

  • + Guerra Giuseppina

Domenica 05

10.30

18.00

+ Luciano e Deremo

+ Amadei Carlo, Brandolini Irene e Fabbri Adamo

+ Rossella

+ Primo Marchetti

+ Rolando, Giuseppe e deff. fam. Savini e Campanella

Deff. Gherardi e Cremon

+ Brignani Adriano

Lunedì 06

18.00

+ Preti Giovannino e Costa Marisa in Preti

Martedì 07

8.00

+ Moroni Lorenzo

Mercoledì 08

   

Giovedì 09

   

Venerdì 10

   

Sabato 11

18.00

  • Parenti vivi e defunti fam. Dovadola Ivano e secondo le intenzioni di Maria Teresa
  • + Foschini Iref e Capucci Giuseppa
  • + Pirazzini Rosina e deff. fam. Guadagnini Vincenzo

Domenica 12

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

 

Anno : A

Febbraio 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

V del T. Ord.

Festa parrocchiale A.C. per la Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.

Mercoledì 08

Ore 20.30 (S. Paolo): Prove del “Coro S. Paolo”.

Giovedì 09

Ore 20.45 (canonica): Incontro catechisti.

Venerdì 10

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario.

Sabato 11

B. V. Maria

di Lourdes

Giornata mondiale del malato

Ore 6.30 (C.E.M.I.) : S. Messa.

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario seguito dalla Celebrazione del Sacramento dell’Unzione degli Infermi.

Domenica 12

VI del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mc 6,53-56

Mc 7,1-13

Mc 7,14-23

Mc 7,24-30

Mc 7,31-37

Mc 8,1-10

[dalla prima pagina]

Accanto all’immagine della luce e del sale, lungo il suo apostolato pubblico, il Maestro riprenderà una terza immagine per definire i suoi discepoli: «Voi siete il lievito...» (Mt 13,33). Sale, luce, lievito sono piccole realtà che hanno una capacità straordinaria di interagire con le situazioni circostanti molto più grandi di loro. Un po’ di sale, infatti, rende ricca di sapore una realtà molto più grande. Un lucerniere rischiara il buio di una stanza intera. Un po’ di lievito rende fermentata la massa della pasta. Si tratta, in fondo, di un linguaggio allusivo. La fede del cristiano non è a uso e consumo personale e tanto meno vive a sé stante. Si tratta, invece, di una realtà che, se sinceramente accolta, rettamente intesa, seriamente maturata e vissuta nell’imitazione del Maestro, diventa contagiosa di bene nei confronti di tutto ciò che la circonda. Per questo motivo la petizione della colletta propria chiede di avere in dono «il vero spirito del Vangelo». Il credente, se vive in modo autentico la sua fede operosa, non resta un «isolato», ma diventa – in senso positivo – un «contagioso» di bene nei confronti di coloro che lo circondano. Essere lievito, sale e luce, tuttavia, non dipende dalla fantasia del cristiano, ma dalla sua capacità di camminare dietro a Gesù. Il Maestro, infatti, dice: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). (don R. De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

Esso è certamente un «oggetto» in funzione della liturgia, e tra gli elementi dell’aula ha il ruolo principale, ma è pure carico di una significatività che va al di là della sua pura funzionalità: al momento della Sinassi eucaristica, l’altare trova la sua massima relazione con la presenza di Cristo, sacerdote e vittima del suo sacrificio, ma anche a chiesa vuota, fuori dalla liturgia comunitaria, si innalza come icona di Cristo e dell’incontro con Lui. Ecco il motivo per cui la tradizione cristiana, anche in riferimento al valore biblico della pietra che lo costituisce, lo ha identificato proprio con Gesù stesso: «l’altare è Cristo», come aveva scritto Cirillo di Gerusalemme (+ 444). La nostra ricerca sull’altare si dividerà nella pubblicazione in tre parti, che rispecchiano altrettanti temi e momenti di riflessione: la storia, il presente e il simbolo. Quella che verrà riportata qui di seguito cercherà di ripercorrere la storia dell’altare cristiano, fino alle porte del Concilio Vaticano II (prima parte); la seconda tappa si occuperà dell’altare voluto dalla riforma liturgica promossa dal Concilio e del nuovo rituale per la sua dedicazione o benedizione (seconda parte); da ultimo, l’attenzione sarà portata su una lettura mistagogica dell’altare come «segno» del mistero di Cristo e come «oggetto» per la celebrazione dell’Eucaristia (terza parte). «Le forme degli altari [e dei tabernacoli] si sono sviluppate dentro gli spazi delle aule liturgiche seguendo di volta in volta non solo i motivi dell’estro, ma anche i dettami di una precisa comprensione del Mistero» (Ecclesia de Eucharistia, 49). Nella lingua latina del mondo antico esistono tre termini per indicare questo luogo centrale nel tempio o nell’area sacra della divinità: ara, altare e mensa. Il primo termine è il più frequente, il secondo è usato raramente, mentre l’ultimo indica il tavolo su cui si deponevano le offerte sacrificali oppure, nel linguaggio quotidiano, si consumava il pasto familiare. Il vocabolo altare, utilizzato poi nel culto cristiano, è composto da un aggettivo, o participio, e da un nome: alta-ara. La prima parte del termine potrebbe derivare sia dall’aggettivo latino altus/a/um, ovvero «alto», sia dal participio del verbo alere, cioè «nutrire»; perciò può indicare una struttura alta o che sta in alto oppure che è destinata alla funzione della nutrizione. La seconda parte, ovvero il primo vocabolo, troverebbe la sua etimologia nel verbo arére: ardere, bruciare, quindi come «luogo del fuoco». La natura fondamentale di ogni altare o ara nel mondo precristiano, quindi, era quella di essere una struttura elevata, normalmente di pietra, sulla quale deporre e bruciare le offerte destinate o sacrificate alla divinità, perché fossero da essa accolte e consumate. La funzione pratica dell’altare non era quella dell’immolazione cruenta delle vittime sacrificali, la cui uccisione veniva compiuta in altro luogo, ma quella di accogliere le offerte e permettere la loro combustione, quale manducazione divina. Talvolta il rito sacrificale comportava la consumazione dell’offerta anche da parte dell’uomo, cioè l’offerente stesso era chiamato a parteciparvi. L’altare cristiano, tuttavia, non si inserisce in questo contesto cultuale, anzi ne prende le distanze. [3-continua]

Programma dal 28 gennaio al 5 febbraio 2023

Letture: Sofonia 2,3;3,12-13 / Salmo 145 / 1Corinzi 1,26-31

Beati i poveri in spirito.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 28
Domenica 29 18.00 + Montesi Natale

+ Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

Lunedì 30 18.00 + Farolfi Luisa, Marcello, Valeria e Dante

+ Orioli Maria Teresa, Montanari Mario e figli Andrea e Alessandro

+Mazzella Pietro Paolo

Martedì 31 20.30 + Dovadola Mirta e Guerra Iole
Mercoledì 01
Giovedì 02 20.30 + Preda Maria Teresa
Venerdì 03 8.00 Deff. fam. Baldrati
Sabato 04
Domenica 05 10.30

18.00

+ Luciano e Deremo

+ Amadei Carlo, Brandolini Irene e Fabbri Adamo

+ Rossella

+ Rolando, Giuseppe e deff. fam. Savini e Campanella

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : A

Gennaio – Febbraio 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 29

IV del T. Ord.

Festa diocesana A.C. per la Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Martedì 31

S. Giovanni Bosco

Ore 20.30 (oratorio) : S. Messa animata dai giovani.

Unica S. Messa

Giovedì 02

Presentazione del Signore

Giornata della vita consacrata

Ore 20.30 (S. Paolo): S. Messa della festa con benedizione delle candele. Unica S. Messa

Venerdì 03 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario.

Sabato 04 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (Santuario) : S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa.

Domenica 05

V del T. Ord.

Festa parrocchiale A.C. per la Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 5,1-20 Mc 5,21-43 Mc 6,.1-6 Lc 2,22-40 Mc 6,14-29 Mc 6,30-34

Vivere il Mistero- La liturgia, dopo aver presentato la figura di Gesù e gli inizi della sua predicazione («Convertitevi») con la chiamata dei primi discepoli, ora intende proporre l’identità del cristiano. Se l’uomo per convertirsi deve abbandonare il suo modo di «pensare-sentire», quale altro modo deve acquisire? Paolo risponde in sintesi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù» (Fil 2,5). In modo più esteso Matteo risponde attraverso le beatitudini: fate vostro il modo di valutare le cose che ha Gesù. Non è facile. Per nove volte il testo di Matteo ripete la parola «beati» e la attribuisce a gente che di «felice» non ha neppure l’ombra (poveri in spirito, afflitti, miti, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati per causa della giustizia, insultati, perseguitati e calunniati per causa di Cristo). È possibile? Il testo delle beatitudini viene circoscritto dall’esegesi in Mt 5,1-12. La liturgia, dopo aver collocato l’incipit liturgico classico («In quel tempo»), ha di proposito tolto Mt 5,12b («Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi») perché intende presentare semplicemente le beatitudini, senza nessun tipo di paragone e perché vuole sottolineare la grande ricompensa nei cieli. Il testo di Mt 5,1-12a si può suddividere in tre parti: la presentazione della scena (Mt 5,1-2), le otto beatitudini (vv. 3-10) e la beatitudine personalizzata («Beati voi»). La presentazione della scena richiama Mosè sul Sinai, mentre la beatitudine personalizzata evidenzia bene come la beatitudine cristiana è associata alla persecuzione. Le altre otto beatitudini sono un corpo compatto (cf. l’inclusione «di essi è il Regno dei cieli»:vv. 5.10), suddiviso in due strofe (cf. la ripresa del tema della «giustizia» alla quarta e all’ottava beatitudine: vv. 6.10 di quattro stichi ciascuna. Le strofe si leggono in parallelo e si nota che le beatitudini sono geminate: poveri in spirito / misericordiosi; quelli che sono nel pianto / puri di cuore; miti / operatori di pace; quelli che hanno fame e sete della giustizia / i perseguitati a causa della giustizia). Questo fenomeno letterario aiuta a comprendere reciprocamente i contenuti di ciascuna. È ovvio: non si può essere operatori di pace se non si è miti, misericordiosi se non si è poveri in spirito o puri di cuore senza aver mai fatto esperienza di pianto oppure perseguitati per causa della giustizia se non si è assetati e affamati di essa. Non c’è solo questo modo di leggere il testo. Ce n’è anche un altro (e chi sa quanti ancora). Il criterio è «come Lui». Gesù, infatti, disse: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime» (Mt 11,29). Cosa significa l’espressione «Beati i miti»? Significa «Beati coloro che hanno imparato da Lui a essere miti e umili di cuore». Diventa facile comprendere che ogni beatitudine va rapportata al Maestro per capire cosa la beatitudine significhi. (don R. De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

Per la stessa dinamica convergono verso l’altare, e insieme da esso si irradiano, tutte le linee dell’architettura della «chiesa», cioè dell’edificio che raccoglie la comunità orante attorno al mistero salvifico di Cristo. ln tutti i documenti e studi, l’altare è stato trattato come l’elemento più importante e solenne dello spazio cultuale ed è sempre presentato come punto focale di convergenza dell’assemblea liturgica e di ogni altro polo celebrativo. Il motivo sta proprio nel fatto che l’Eucaristia è il sacramento sommo della salvezza, il memoriale pieno del mistero pasquale del Signore, che egli stesso ha offerto ai discepoli come atto d’amore definitivo: «Fate questo in memoria di me» (1 Cor 11,24-25). Come l’Eucaristia, dunque, è il cuore della liturgia e di tutti gli altri sacramenti, così l’altare è centro e fondamento di tutti gli altri spazi liturgici: da qui tutto si sprigiona e qui tutto converge. Nella celebrazione della dedicazione della chiesa, infatti, è l’unico elemento liturgico al quale è riservata una particolare e solenne ritualità. «lntroibo ad altàre Dei. Ad Deum qui laetificat iuventutem meam». Verrò all’altare di Dio, a Dio, mia gioiosa esultanza. Nel Messale tridentino la celebrazione inizia, ai piedi dell’altare, con il canto di questa antifona e del Salmo 43, da cui è stata attinta. Tale preghiera voleva – e vuole – essere il momento preparatorio all’entrata nel mistero: Il Salmo esprime il desiderio e la gioia di salire all’altare, il luogo privilegiato dell’incontro con Dio. L’altare è come una soglia che introduce nel mistero divino, Ora anche noi, con il medesimo spirito e sentimento, ci accingiamo a entrare in questo tratto, centrale e più importante, del percorso intrapreso nei luoghi celebrativi dell’aula ecclesiale. Davanti a esso vogliamo ascoltare – come ci ricorderebbe Romano Guardini – le parole che il «segno» dell’altare ci rivolge e vedere il mistero di Cristo che esso ci rivela. – [2-continua]

Programma 24 dicembre 2022 – 1 gennaio 2023

Letture: Isaia 52,7-10 / Salmo 97 / Ebrei 1,1-6

Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 24

22.30

+ Dovadola Monica e Dario

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Pilani Enzo, Ronchini Giulio e Angiolina

+ Paolo Liverani

Domenica 25

8.00

10.30

18.00

+ Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Caroli Ugo e Liverani Iolanda

+ Natale Ingegnere

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

+ Galanti Silla e Boldrini Natalino

Lunedì 26

10.30

+ Stefano e Maria Baldini

50° Anniversario di Matrimonio di: Raffaele

Giovanna

Martedì 27

8.00

+ Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

Mercoledì 28

   

Giovedì 29

18.00

+ Montesi Natale

Venerdì 30

   

Sabato 31

   

Domenica 01

18.00

+ Massimo Acampora

+ Lullo Onofrio, Carolina e Domenico

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Dicembre – Gennaio 2023

Domenica 25

Natale del Signore

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Lunedì 26

S. Stefano

Unica S. Messa alle ore 10.30 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Cassiano) : S. Messa presieduta dal vescovo mons. Mosciatti durante la quale l’accolito Lorenzo Vrenna sarà Ordinato diacono permanente

No S. Rosario alle ore 17.25 né S. Messa delle ore 18.00

Martedì 27

S. Giovanni ap. ed evangelista

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Concerto di Natale “Puer natus est” promosso dall’associazione “don Orfeo Giacomelli”

Mercoledì 28

Ss. Innocenti martiri

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 30

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica 01

Maria Ss.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 10,17-22

Gv 20,2-8

Mt 2,13-18

Lc 2,22-35

Mt 2,13-15. 19-23

Gv 1,11-18

Vivere il Mistero- Il Prologo del Vangelo secondo Giovanni è uno dei testi che meglio ricapitolano, nella sua profondità, tutta la vicenda della rivelazione e della salvezza. Nelle prime parti viene tracciata la parabola del Verbo di Dio che, coeterno al Padre, è stato il grande mediatore di tutta la creazione. Questo Verbo è poi venuto nel mondo come luce e, attraverso i profeti, si è rivelato come vita. In questa rivelazione egli ha sperimentato opposizione: non solo quella del mondo creato in lui – «Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto» – ma anche quella del popolo eletto: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto». L’opposizione non è stata, però, per il Verbo l’ultima e definitiva parola della sua vicenda, perché «a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». In lui si è realizzata così una nuova nascita dei credenti, che li slega da tutte le precedenti provenienze e derivazioni per collocarli in una relazione nuova e sorgiva con il Dio del Verbo. I credenti nel Verbo non sono più nati «da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati». L’incarnazione – dopo la fase della luce profetica e sapienziale – è l’ultima parola di questa traiettoria del Verbo. Facendosi carne egli ha posto la vera tenda di Dio tra l’umanità. L’ultima strofa del Prologo propone un bilancio e un confronto finale tra le diverse fasi dell’economia della salvezza. Dopo aver affermato che tutto, nell’ordine della grazia, viene dal Verbo – «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» – il paragone assume termini storici precisi. Dell’economia d’Israele il Prologo giovanneo dice: «La Legge fa data per mezzo di Mosè». Per la realtà dei discepoli di Cristo, invece, si afferma: «La grazia e la verità vennero (ma forse sarebbe meglio tradurre: “accaddero”) per mezzo di Gesù Cristo». Le coraggiosissime parole conclusive dell’inno al Verbo sostengono che solo in Cristo, venuto come luce e come carne, possiamo avere accesso a Dio: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». Secondo una comprensione probabilmente più precisa, proposta da qualche anno, l’espressione finale «è lui che lo ha rivelato» potrebbe essere resa meglio con l’idea: «lui ci ha aperto la via». Il Verbo, luce e carne, non ci ha fatto solo delle rivelazioni, ma ha davvero inaugurato, battuto e creato un cammino concreto che lui stesso ha percorso per primo perché noi potessimo arrivare al Padre. Il verbo greco exegésato, quando – come qui – è usato in maniera intransitiva non significa «rivelare», ma piuttosto «percorrere per primo un cammino». (don E. Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone (continuazione) (di don D. Ravelli)

Nelle Premesse al Lezionario, il primo numero riguardante l’ambone così dispone: «Nell’ambiente della chiesa deve esserci un luogo elevato, stabile, bene curato e opportunamente decoroso, che risponda insieme alla dignità della Parola di Dio, suggerisca chiaramente ai fedeli che nella Messa vien preparata la mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e infine sia adatto il meglio possibile a facilitare l’ascolto e l’attenzione dei fedeli durante la liturgia della parola. Si deve pertanto far si che, secondo la struttura di ogni singola chiesa, l’ambone si armonizzi architettonicamente e spazialmente con l’altare» (0LM 32). In primo luogo il «deve esserci» prescrive con obbligatorietà che in ogni chiesa vi sia un luogo degno e importante per la proclamazione della Parola e non un semplice arredo che sostenga il libro. L’ambone, quindi, è descritto come l’insieme della «struttura-luogo» da cui viene proclamato l’annuncio del compimento della salvezza. Ecco perché il leggio è solo una parte funzionale dell’ambone e da solo non è costitutivo: «Conviene che tale luogo generalmente sia un ambone fisso e non un semplice leggio mobile» (OGMR 309). 0ltre a essere funzionale e necessario per la celebrazione liturgica deve poter essere percepito nella sua struttura come icona-memoria della risurrezione, cioè un «monumento pasquale». ln quanto luogo, esso esige pure un proprio spazio sufficientemente ampio e adeguato all’azione (cf . Premesse OLM 34) dove trovare una certa armonia spaziale e architettonica con l’altare. Pur strettamente unito all’altare, il luogo della Parola di Dio è una realtà a sé stante. La storia liturgica ci ha mostrato che l’ambone è sempre stato posizionato fuori o al limite del presbiterio, il quale non è il luogo riservato ai presbiteri ma proprio dell’altare. La Parola talvolta richiede una celebrazione tutta sua, altre volte è messa in relazione con l’altare: l’ambone deve, quindi, esprimere allo stesso tempo questa distinzione e questa unione. Nella nota pastorale «La progettazione di nuove chiese» della CEI (1993) si chiede che «la sua forma sia correlata all’altare, senza tuttavia interferire con la priorità di esso; la sua ubicazione sia pensata in prossimità all’assemblea [anche non all’interno del presbiterio, come testimonia la tradizione Liturgica]» (9). Se da una parte la riforma conciliare ci ha portato alla riscoperta dell’ambone, dall’altra, nell’economia spaziale dei luoghi liturgici, ci richiama alla sua relatività e alla sua propria iconicità. [8-continua]