Programma dal 9 al 17 agosto 2025

Letture: Sapienza 18,6-9 / Salmo 32 / Ebrei 11,1-2.8-19

Beato il popolo scelto dal Signore.

 

 

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più»..

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 09
Domenica 10 10.30 + Liviano
Lunedì 11
Martedì 12
Mercoledì 13
Giovedì 14 18.30 + Forni Vilma e Giacomo Semeraro
Venerdì 15 18.30 Vivi e deff. fam. Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa
Sabato 16 18.30 + Trombetti Franco e Bendini Giulia
Domenica 17 10.30 + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Anno : C

Agosto 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 10

XIX del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Lunedì 11

Santa Chiara

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 13

S. Cassiano m.

Ore 10.30 (Cattedrale) : S. Messa solenne presieduta dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.
Giovedì 14

S. Massimiliano M. Kolbe

S. Messa della vigilia
Venerdì 15

Assunzione della B.V.Maria

Giornata comunitaria a Piedimonte (vedi sotto)

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Domenica 17

XX del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre “il primo”)

Ore 15.00 S. Rosario

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 17,22-27 Mt 18,1-5.10. 12-14 Mt 10,24-28 Mt 18,21-19,1 Lc 1,39-56 Mt 19,13-15

Vivere il mistero – Il libro dell’Esodo racconta che nella notte della Pasqua ebraica, in cui Dio passò in mezzo alle case, risparmiò quelle famiglie dove si mangiava l’agnello. Gli ebrei dovevano mangiarlo con i «fianchi cinti» (cf. Es 12,1-14) per essere pronti a intraprendere il cammino della libertà, l’esodo, che dall’Egitto li avrebbe portati alla Terra promessa. Nel discorso fatto da Gesù in Lc 12,32-48 («vesti strette ai fianchi») si allude a questo brano dell’esodo. Gesù, con molta delicatezza, prepara i suoi discepoli all’incontro finale e definitivo con Dio, adoperando gli schemi culturali e teologici dell’esodo. La vita, dunque, viene vista come un esodo, un cammino progressivo che si allontana dalla schiavitù dell’Egitto (che può benissimo raffigurare l’egoismo, la cattiveria, l’immaturità, ecc.) verso la libertà della Terra promessa (che raffigura il regno di Dio). La Colletta propria, in una felice sintesi delle tematiche del Vangelo e della prima lettura, presenta Abramo come modello di colui che non ha stabile dimora, il pellegrino («Arda nei nostri cuori, o Padre, la stessa fede che spinse Abramo a vivere sulla terra come pellegrino»). Nella seconda petizione, presenta la vigilanza dei credenti nell’attesa dell’incontro con Dio («Non si spenga la nostra lampada, perché vigilanti nell’attesa della tua ora siamo introdotti da te nella patria eterna»). L’essere pronti non va inteso come un estraniarsi dalla vita. Al contrario, consiste nel vivere la vita fino in fondo, secondo quanto Dio ha chiesto a ciascuno. Significa comprendere che non esiste spaccatura tra la vita presente e quella futura. Se ci pensiamo bene non siamo noi a morire, ma sono gli altri che ci vedono morire. Noi passiamo da una vita vissuta pienamente a una vita piena. Il tempo è tempo di grazia perché abbiamo sempre la possibilità di convertirci: il tempo è la magnanimità di Dio per noi (cf. 2 Pt 3,15: «La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza»). Il testo biblico e il testo biblico-liturgico del Vangelo sono uguali, fatto salvo per l’incipit liturgico «ln quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli». Il taglio della pericope è esegeticamente «irregolare». Alla pericope di Lc 12,22-34 (abbandonarsi alla provvidenza) vengono tolti gli ultimi tre versetti che, con i primi quattro versetti della pericope successiva, Lc 12,35-48 (tenersi pronti per il ritorno del padrone) costituiscono la pericope biblico-liturgica. La liturgia preferisce un taglio non esegetico perché il tema dell’attesa dev’essere accompagnato dal tema della fiducia («Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno»). Il testo che ne risulta è composto da tre brani tra loro associati. Vediamo in che modo si manifestano questi tre brani. La forma lunga del Vangelo possiede una caratteristica letteraria di facile individuazione. In Lc 12,35 c’è il comando «Siate pronti» e in Lc 12,40 c’è un secondo comando «Tenetevi pronti». Si tratta di una inclusione che circoscrive il brano di Lc 12,35-40 che riguarda i servi svegli e in attesa del ritorno del padrone. Gli altri due brani sono Lc 12,32-34 e Lc 12,41-48. Lc12,32-34 è il brano del piccolo gregge, destinatario del regno e invitato a farsi un tesoro nel cielo. È il brano della fiducia che aiuta a leggere l’incontro finale con il Maestro (Lc 12,35-40) come un incontro, improvviso sì, ma desiderato e amicale. Lc 12,41-48, invece, è il brano di Pietro e del servo in autorità che ha più responsabilità di qualunque altro servo. È il brano del richiamo a chi ha autorità nella comunità credente. Per lui esiste un parametro di valutazione diverso da quello che il Maestro adopera per gli altri. Tutti e tre i brani sono conclusi da una frase sapienziale con il sapore del proverbio. A conclusione di Lc 12,32-34 c’è’. «Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore». Alla fine di Lc 12,35-40 leggiamo: «Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate». Al termine di Lc 12,41-48 troviamo: «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». . (don Renato De Zan)

Programma dal 2 al 10 agosto 2025

Letture: Qoelet 1,2;2,21-23 / Salmo 89 / Colossesi 3,1-5.9-11

Signore, sei stato per noi un rifugio.

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».

E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 02 18.30 + Capucci Giuseppa e Foschini Iref
Domenica 03 10.30 + Ravaglia Giordano e deff. della famiglia
Lunedì 04
Martedì 05 8.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo) e secondo le intenzioni di Maria Teresa
Mercoledì 06 18.30 + Penazzi Natale e deff. della famiglia Penazzi
Giovedì 07 18.30 + Pilani Enzo
Venerdì 08
Sabato 09
Domenica 10

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : CAgosto 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03XVIII del T. Ord Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.30 (S. Paolo).Ore 8.00 (S- Paolo) : S. Messa celebrata in particolare per i gruppi AGESCI in partenza per i campi estivi.
Lunedì 04S. Giovanni Maria Vianney S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 06Trasfigurazione del Signore S. Messa ad orario feriale
Venerdì 08S. Domenico Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. RosarioOre 20.15 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
Sabato 09Santa Teresa Benedetta della Croce S. Messa ad orario prefestiva
Domenica 10XIX del T. Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre la minestra)

Ore 15.00 S. Rosario

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 14,13-21 Mt 14,22-36 Lc 9,28b-36 Mt 16,13-23 Mt 16,24-28 Mt 25,1-13

Vivere il mistero – Il tema centrale del Vangelo si può formulare così: «Tenetevi lontani da ogni cupidigia». Ciò è dato dall’incontro tematico tra la prima lettura e il Vangelo, incontro che viene sottolineato dalla Colletta propria: «Fa’ che operando con le nostre forze a sottomettere la terra non ci lasciamo dominare dalla cupidigia e dall’egoismo, ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a te». Tutto ci e dato in amministrazione e niente è nostro in modo definitivo. Sicuramente la cupidigia è il veleno disgregante della società in cui viviamo. La cupidigia (in greco, pleonexia) è l’atteggiamento dell’uomo che si impadronisce di qualcosa al di la dell’ambito che gli è assegnato nella convivenza umana, facendo (anche in senso figurato) il prepotente con il prossimo. La inoltre, oltre alla scontentezza che le è insita, ha sempre in sé qualche cosa della prepotenza, della sopraffazione, dell’arroganza, della prevaricazione e dell’ingiustizia. Paolo colloca la cupidigia tra la malvagità e la malizia (Rm 1,29-31), mentre un suo discepolo la equipara all’idolatria (Col 3,5). La cupidigia è una mentalità che opera secondo una certa sequenza. Dall’egoismo nasce la cupidigia, che genera scontentezza per ciò che si è e si ha. Nasce il desiderio compulsivo che, attraverso la prepotenza, la prevaricazione, l’ingiustizia e l’arroganza, arriva al possesso, che non soddisfa e che spinge ad avere ancora. Esistono vari tipi di cupidigie (potere, ideologia, cultura, dominio spirituale, ecc…) che sono devianti come la cupidigia del possedere beni. Lo dicevano già il greco Filostrato e il latino Cicerone. Una delle cupidigie più sottili è quella «intellettuale». Nella cupidigia delle idee non c’è ricerca sincera della verità, ma viene chiamata verità tutto ciò che dà ragione ai propri punti di vista. Chi si oppone a quei punti di vista viene disprezzato, ridicolizzato, schiacciato. È la morte del dialogo e del rispetto, ma è anche la morte della ricerca, della maturazione, della crescita. Non a caso Gesù sottolinea che bisogna guardarsi da «ogni» cupidigia. Non c’è differenza tra il testo biblico del Vangelo e il testo biblico-liturgico, fatto salvo il classico incipit («ln quel tempo»). Il testo è scandito da un episodio e da tre prese di parola (E disse loro / Poi disse loro una parabola / Poi disse ai suoi discepoli): l’effetto è mostrare la grande autorevolezza del Maestro. Il testo, dunque, è diviso in quattro momenti. Nel primo (Lc 12,13-14) viene presentato l’episodio in cui Gesù rinuncia a fare la mediazione tra due fratelli che litigano per l’eredità. Nel secondo (Lc 12,15), introdotto da «E disse loro» si trova la raccomandazione di tipo sapienziale sulla vita e l’abbondanza delle ricchezze. Il terzo momento (Lc 12,16-21), introdotto da «Poi disse loro una parabola» è dedicato alla parabola del contadino ricco che accumula ricchezze, ma muore senza godersele. Infine nel quarto momento (Lc 12,22-23), introdotto ancora una volta da «Poi disse ai suoi discepoli», si trova una raccomandazione finale, dove la «Vita» viene presentata come il valore più grande. Gesù intende toccare il modo di pensare della folla. Anche il diritto più giusto – come la spartizione di una eredità o il legittimo diritto di gioire del frutto del lavoro di una vita – può essere vissuto con l’atteggiamento di cupidigia. Gesù è capace di dire di «no» (essere buoni non è dire sempre «si»). Anche il «rifiuto» fa parte della bontà quando tale rifiuto significa respingere qualunque coinvolgimento nell’approvare un vizio altrui. La cupidigia, infatti, porta l’uomo a seguire una certa logica che non è senz’altro la logica di Dio. «Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona» (Lc 16,13). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Una autentica mistagogia valorizza i segni e li rende belli ed espressivi; esalta il valore del silenzio e dell’interiorità, ma anche mette in risalto l’espressività dei gesti. Siamo richiamati nella santa liturgia ad una piena partecipazione nella salvezza mediante tutto il nostro essere, corpo e psiche compresi. Ma mette sempre al centro la dimensione teologica e teologale della partecipazione, quella che garantisce non solo la comprensione, ma anche la celebrazione autentica dei misteri, come accoglienza del dono di Dio e risposta alla sua benevola ed amorevole grazia. Elevare la qualità delle nostre liturgie nella dimensione della verità di quanto si afferma, della bontà di quanto ci viene comunicato, della bellezza intrinseca ed esteriore del celebrare, della gioia interiore ed esteriore che ogni autentica celebrazione deve produrre, è un compito quanto mai necessario. Ma s’impone la necessaria attenzione alla triplice dimensione della mistagogia: iniziazione catechetica, celebrazione viva e teologale, assimilazione quotidiana e perseverante del dono sempre nuovo e sempre fedele di Dio Padre, per Cristo, nello Spirito, nell’ambito insieme familiare e sacramentale dell’assemblea della Chiesa. Ln mezzo alle difficoltà di questo mondo la Chiesa può salvare i valori più alti della persona umana offrendo la verità e la bontà, la bellezza e la gioia delle sue celebrazioni, capaci di attirare verso Dio l’umanità del nostro tempo. (11- fine)

Programma dal 26 luglio al 3 agosto 2025

Letture: Genesi 18,20-32 / Salmo 137 / Colossesi 2,12-14

Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.

 

Dal Vangelo secondo Luca (11,1-13)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

“Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”». Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 26
Domenica 27
Lunedì 28 18.30 + Ruffini Vittorio
Martedì 29 8.00 + Montesi Natale
Mercoledì 30
Giovedì 31
Venerdì 01
Sabato 02 18.30 + Capucci Giuseppa e Foschini Iref
Domenica 03

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : C

Luglio – Agosto 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 27

XVII del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Venerdì 01

S. Alfonso Maria de Liguori

S. Messa ad orario feriale

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 12.00 Inizio pratica del “Perdono d’Assisi”

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Sabato 02 “Perdono d’Assisi” per tutta la giornata

Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza a piedi in pellegrinaggio verso il Santuario e recita del S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa.

Domenica 03

XVIII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 8.00 (S- Paolo) : S. Messa celebrata in particolare per i gruppi AGESCI in partenza per i campi estivi.

PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(per sé o per i defunti)

Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.

Le condizioni per acquistare il Perdono sono quelle prescritte per tutte le indulgenze plenarie:

  • Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni preced. o seg.)
  • Partecipazione alla Messa e Comunione Eucaristica;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola (o un’altra chiesa francescana o chiesa

parrocchiale), per recitare alcune preghiere;

In particolare:

Il CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;

Il PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio,ricevuta nel Battesimo;

UNA PREGHIERA SECONDO LE INTENZIONI DEL PAPA (ad esempio Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

Fu canonizzata il 7 ottobre 1391. Un data mariana anch’essa, come si può vedere. Nella Bolla di canonizzazione si affermava che la santa “per grazia dello Spirito Santo meritò di vedere visioni, di udire rivelazioni e di predire molte cose con spirito profetico”, riconoscendo quindi alla mistica svedese il carisma della profezia, raramente affibbiato a una donna nella storia della Chiesa.

 

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 13,31-35 Lc 10,38-42 Mt 13,44-46 Mt 13,47-53 Mt 13,54-58 Mt 14,1-12

Vivere il mistero – La Didaché, testo catechistico risalente agli anni I 70/80 d.C., prima affronta il tema del digiuno e poi quello della preghiera. Per quanto riguarda la preghiera, scrive: «Non pregate come gli ipocriti, ma come comandò il Signore nel suo Vangelo, cosi pregate: “Padre nostro, che sei nel cielo, sia santificato il tuo nome, venga il regno tuo, sia fatta la tua volontà come in cielo cosi in terra; dacci il nostro pane quotidiano e rimetti a noi il debito nostro come anche noi lo rimettiamo ai nostri debitori e non indurci in tentazione, ma liberaci dal male; poiché tua è la potenza e la gloria nei secoli”. Cosi pregate tre volte al giorno». Fin dalle origini, dunque, la comunità credente ha pregato il Padre nostro come una preghiera distintiva del gruppo. Si tratta di una preghiera che distingue i primi cristiani dagli ebrei. È vero che i temi del Padre nostro sono in parte presenti anche nel Qaddish, preghiera conclusiva del culto del sabato (sfachrit), ma è altrettanto vero che la preghiera di Gesù manifesta il suo vero e profondo significato alla luce della predicazione e della persona di Gesù. Come dire, il Padre nostro si può capire, conoscendo tutto il Vangelo (e si può comprendere il Vangelo, conoscendo bene il Padre nostro). Secondo Luca, la preghiera viene insegnata da Gesù su insistenza dei discepoli («Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli»). All’epoca di Gesù ogni Maestro insegnava una specie di preghiera segreta che solo i discepoli conoscevano. Gesù, dunque, insegna la preghiera distintiva del gruppo, non come preghiera segreta, ma come preghiera che ogni uomo può conoscere e che solo il cristiano può pregare in modo pieno. […] Il testo evangelico di Lc 11 ,1-13 associa al Padre nostro un insegnamento sulla preghiera, illustrando fondamentalmente due temi. Il primo riguarda il tempo della preghiera e l’altro riguarda la perseveranza. Stando al breve racconto, l’orante può rivolgersi a Dio quando vuole: non esiste nessun momento che sia inopportuno per Dio. L’insistenza, poi, – dice Gesù – non è una pecca, ma una qualità. Gesù, nel Getsemani, dirà ai suoi discepoli: «Vegliate in ogni momento pregando». Alla preghiera del Padre nostro la liturgia ha voluto associare due brani illustrativi: il racconto dell’amico importuno (perseveranza nella preghiera (Lc 11,5-8) e quello dell’efficacia della preghiera (Lc 11,9-13). Spesso c’è la pretesa di «capire» la preghiera che Gesù ci ha insegnato. La Colletta propria ci suggerisce l’umiltà: la comprensione non è solo frutto di studio e di riflessione. Esiste anche il dono che viene dall’alto, per questo motivo la comunità prega: «Rivelaci, o Padre, il mistero della preghiera filiale di Cristo». Una parafrasi possibile (poverissima e criticabilissima), assolutamente non esaustiva, potrebbe essere la seguente: Padre, che sei oltre le nostre idee, ma che vegli su tutti individualmente, donaci la capacità di esperimentare la tua presenza paterna e salvifica nella nostra storia. In questo modo siamo pronti ad accogliere il compimento finale del tuo Regno, mentre tu porti ad attuazione la tua volontà salvifica su ogni vivente. Abbiamo bisogno di tutto ciò che sostiene la nostra natura umana e di esperimentare già oggi le realtà future che ci attendono. Perdona, dunque, i nostri peccati perché noi, fin da adesso intraprendiamo la strada del perdono verso chi ci ha fatto del male. Nel momento difficile per la fede aiutaci a non soccombere, liberandoci da ogni azione del maligno. Se Dio non ha orari per ascoltare la preghiera perché è sempre disponibile, è altrettanto vero che il credente è chiamato alla perseveranza nella preghiera. Paolo, che conosce benissimo l’insegnamento di Gesù, dirà ai Tessalonicesi: «Pregate ininterrottamente». Un discepolo dell’Apostolo, scrivendo ai cristiani di Efeso, raccomanderà: «ln ogni occasione, pregate». Se tutto questo è importante, è altrettanto importante associare la preghiera all’azione. Nel Vangelo di Luca, Gesù rimprovera i suoi uditori con queste parole: «Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?». Nel Vangelo di Matteo, il Maestro dà un avvertimento’. «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». Preghiera e azione si completano, perché complementari. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Anche qui una luce di realismo spirituale ci viene offerta dalla liturgia stessa contro ogni illusione e contro ogni scoraggiamento. Come abbiamo detto ripetutamente, la liturgia è una tipica e qualificata esperienza cristiana. Essa viene vissuta in un quotidiano reiterativo, nella dimensione del mistero che può essere solo colto nella fede. Eppure, è esperienza qualificata e qualificante perché indica che anche la vita spirituale concreta si vive nel quotidiano, si svolge nel mistero, si compie attraverso altre “mediazioni” sacramentali della presenza di Cristo nel mondo, nella storia e nei fratelli. L’esperienza liturgica educa all’esperienza quotidiana. E’ qui che deve realizzarsi, con l’accompagnamento quotidiano delle celebrazioni liturgiche, il cammino della santità, aiutato dalla preghiera personale, dalla comunione dei fratelli e delle sorelle, dal discernimento spirituale e dalla guida del confessore. Una liturgia mistagogica piena di verità e di bontà, di bellezza e di gioia. In tempi in cui occorre un serio discernimento spirituale, la liturgia ci offre non solo la sicurezza della ortodossia e retta fede – retta gloria – che viene da Dio e a Dio ritorna, ma anche la vera ed oggettiva santità e santificazione mediante i segni sacramentali nella Chiesa con la sua mediazione obiettiva e non semplicemente soggettiva. Ed è qui, come abbiamo notato, che si esprime anche tutto l’impegno della risposta personale e comunitaria per vivere nell’esistenza quotidiana quanto abbiamo ricevuto mediante la fede. (10– continua)

 

Programma dal 19 al 27 luglio 2025

Letture: Genesi 18,1-10a / Salmo 14 / Colossesi 1,24-28

Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda.

Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 19
Domenica 20 10.30 + Francesco Marconi (VII° Anniv.)
Lunedì 21 18.30 + Cg. Mussino e Giacometti, Franca e Francesco
Martedì 22 8.00 + Adriano Castelli e Giovanna Cicognani

+ Nicoletti Francesco

+ Piccolo Biagio e Librandi Antonietta e deff. fam. Minardi Rosa e Costanzo Antonio

Mercoledì 23 18.30 + Zuccarino Giovanni (X° anniv.)
Giovedì 24 18.30 + don Felice Marchi

+ Conti Paolo

Venerdì 25
Sabato 26
Domenica 27

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 20

XVI del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Martedì 22

S. Maria Maddalena

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 23

S. Apollinare

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 25

S. Giacomo ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Domenica 27

XVII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 12,38-42 Gv 20,1-2.11–18 Gv 10,11-18 Mt 13,10-17 Mt 20,20-28 Mt 13,16-17

Vivere il mistero – L’episodio di Marta e di Maria, conosciutissimo nel mondo cristiano occidentale come l’episodio che fonda la vita religiosa attiva (Marta) e quella contemplativa (Maria), va rivisto e approfondito meglio. Se fosse corretta questa lettura, ci sarebbe una contraddizione con la conclusione della parabola del buon samaritano, dove l’azione (vita attiva) viene comandata da Gesù: «Va’ e anche tu fa’ cosi» (Lc 10,37). Nel trattato Pirqé Abot, Rabbi Yosé ben Yohanan di Gerusalemme diceva: «Non parlare troppo con le donne… Ogni volta che si parla troppo con una donna ci si attira la sfortuna». Questa mentalità piuttosto radicata ai tempi di Gesù (ricordate la meraviglia dei discepoli che trovarono Gesù al pozzo di Sicar, mentre stava parlando con la samaritana?) può spiegare il fatto che nel mondo ebraico non esistesse il discepolato femminile. Gesù, invece, accetta che ci siano donne accanto a sé e ai discepoli. Andando radicalmente contro la mentalità del suo tempo, Gesù sceglie di avere non solo discepoli, ma anche discepole. San Paolo spiegherà il motivo: «Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28). Il discepolato femminile voluto da Gesù è alluso nell’episodio di Marta e di Maria (Lc 10,38-42). Esiste nel testo un’espressione che sembra avere un valore poetico: «Maria, sedutasi ai piedi di Gesù (in greco pròs toùs pòdas tou kiriou = «presso i piedi del Signore), ascoltava la sua parola». L’espressione «presso i piedi del Signore, è una espressione tecnica per indicare il discepolato. […] Maria, dunque, aveva scelto di essere discepola di Gesù ricevendone la piena approvazione. Da qui la comprensione dell’espressione di Gesù circa Maria che ha scelto la parte migliore. In questo quadro generale si colloca il tema dell’accoglienza (Marta e Maria accolgono Gesù), ampiamente illustrato e anticipato dall’episodio di Mamre, dove Abramo accoglie tre uomini, rivelatisi poi come Dio e i suoi angeli (cf. prima lettura: Gen 18,1-10a). Il tocco del salmo responsoriale appare come risposta al tema. Colui che sa accogliere è accolto da Dio nella tenda divina. In breve: il discepolo sa accogliere Dio e il prossimo, perché l’accoglienza è un elemento essenziale del discepolato. Solo dopo prende vita il servizio (Marta), Gesù conferma questo dato: «Di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». […] I grandi temi del testo evangelico sono diversi. I più importanti potrebbero essere: l’ascolto della Parola (Maria e Gesù), l’ascolto della Parola come radice di ogni servizio (Marta e Gesù), il discepolato femminile (Maria è ai piedi di Gesù), l’accoglienza (Marta e Maria nei confronti di Gesù), l’amore del prossimo in rapporto a come il prossimo desidera essere amato (Gesù approva l’accoglienza di Maria) e non a come il soggetto attivo vuole amare (Marta ama Gesù a modo suo, senza chiedersi se in quel momento Gesù gradiva), la confidenza amicale che porta a correggere la persona amica dentro alla logica di un amore e di una stima intatti (Gesù corregge Marta). Diversamente dal mondo greco, Israele non ha mai conosciuto l’ideale della contemplazione. L’ideale per il mondo biblico consisteva nell’ascoltare la Parola e poi metterla in pratica. Gesù ritiene che soffermarsi sulla sua Parola sia la cosa essenziale. Per questo motivo il Maestro addita a Marta l’esempio di Maria. Perché l’azione del cristiano sia autentica ed efficace, deve avere come fondamento la Parola. Nel doppio fine della petizione della Colletta propria si trovano i temi preferiti dalla liturgia. Nella petizione e nel primo scopo troviamo: «Donaci un cuore umile e mite per ascoltare la parola del tuo Figlio che risuona ancora nella Chiesa, radunata nel suo nome». Nel secondo scopo si dice: «E per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli». Il richiamo a Mt 25,40 è chiarissimo: «ln verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Il tema articolato è scandito in tre tappe: ascolto della Parola, accoglienza e servizio dei fratelli. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Il Catechismo si domanda ancora: Quando celebrare? Risponde ricordando i tempi liturgici della celebrazione: il tempo e l’anno liturgico, la domenica, il ritmo quotidiano della liturgia delle ore. Finalmente alla domanda: Dove celebrare? Risponde illustrando il senso stesso dei luoghi della celebrazione: il tempio, l’altare, il tabernacolo, l’ambone, il battistero… Il momento mistagogico fondamentale è quindi la celebrazione stessa, il contatto vivo con il mistero, l’esperienza personale e comunitaria di questo dono divino. Ma a scanso di equivoci, miraggi o delusioni nel campo dell’esperienza liturgica, bisognerà notare alcune cose. Prima di tutto che non siamo noi a dettare le leggi o a determinare le forme e i gradi della percezione esperienziale. Si tratta, lo abbiamo sottolineato, di un dono gratuito. È Dio il primo mistagogo, per Cristo, nel suo Spirito. ln seconda istanza, anche se è importante la risposta del singolo e della comunità all’azione santificante, la liturgia evidenzia che è Dio colui che agisce o provoca l’esperienza in noi, essendo lui il mistagogo, e non siamo noi a fare di lui, anche se egli entra in comunione con noi attraverso i segni sacramentali. Egli è il soggetto che offre a noi la sua divina parola, la sua grazia che è comunione di vita, ed accoglie le nostre risposte. Ma è lui che sovranamente fissa le norme e le regole del suo autodonarsi a noi nel mistero liturgico. Da noi attende accoglienza piena e risposta perseverante. Come terza accezione la mistagogia liturgica è la lenta assimilazione dei contenuti del mistero, il passaggio graduale dalla liturgia alla vita, la progressiva presa di possesso da parte di Cristo del nostro essere e del nostro agire, in un impegno reiterato di vivere in conformità con quanto abbiamo celebrato, affinché avvenga quella auspicata osmosi tra celebrazione ed esperienza cristiana, in modo da vivere quanto abbiamo celebrato e reinserire nella celebrazione la propria esistenza cristiana. Salvaguardata l’oggettività del dono, è chiaro che Dio rimane libero di donare una più grande intensità alla sua comunicazione sacramentale, come può accadere sia per il dono gratuito che egli vuole fare, sia anche per l’intensità della vita teologale di coloro che partecipano alla liturgia. (9– continua)

Programma dal 12 al 20 luglio 2025

Letture: Deuteronomio 30,10-14 / Salmo 18 / Colossesi 1,15-20

I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.30 + Toffanello Maria)
Domenica 13 10.3018.30 + Alfonso, Alma, Maria e Peppino+ Matulli Sergio e Matulli Camilla
Lunedì 14
Martedì 15
Mercoledì 16
Giovedì 17
Venerdì 18
Sabato 19
Domenica 20 10.30 + Francesco Marconi (VII° Anniv.)

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : CLuglio 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13XV del T. Ord Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Mercoledì 16Beata Vergine Maria del Monte Carmelo Ore 17.55 (Sala del Carmine) : S. RosarioOre 18.30 (Sala del Carmine) : S. Messa

NON c’è la S. Messa in S. Paolo

Venerdì 18 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.
Domenica 20XVI del T. Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Avviso

Mercoledì 16 la S. Messa sarà celebrata alla Sala del Carmine alle ore 18.30 preceduta dal S. Rosario alle ore 17.55

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 10,34-11,1 Mt 11,20-24 Mt 11,25-27 Mt 11,28-30 Mt 12,1-8 Mt 12,14-21

Vivere il mistero – La domanda essenziale di Lc 10,25-37 si potrebbe identificare nelle parole del dottore della Legge: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» È una domanda complessa che presuppone una fede, una visione della vita, una morale, una visione dell’aldilà. Il dottore della Legge, purtroppo, la pone con malizia («per mettere alla prova 6esù»). Il Maestro, però, lo porta verso un’autenticità maggiore. «Cosa dice la Parola di Dio?» Invita l’uomo ad attivare un rapporto particolare con Dio (cf. Dt 6,5), con il prossimo e con sé stessi (Lv 19,18). Al tempo di Gesù questa risposta poteva essere formulata da qualunque buon ebreo maturo e formato. Con il racconto esemplare del buon samaritano Gesù va oltre e spiega molte cose, di cui due sono molto importanti.  La prima cosa riguarda cosa si intenda per «amore». Sappiamo che nel testo di Dt 6,5 l’amore verso Dio non è equivalente all’affetto (che può esserci e anche no), ma indica primariamente la fedeltà a tutta prova. Più delicato il significato di «amore» verso il prossimo. Il testo di Lv 19,18 avvicinava l’amore del prossimo con l’abbandono totale del rancore e della vendetta verso i connazionali. […] La seconda riguarda il rovesciamento della mentalità. Chi vuole ereditare la vita eterna non si chiede «chi è il mio prossimo», ma si chiede «io prossimo di chi sono». Il rapporto con l’altro prende un aspetto diverso. 0gnuno è prossimo di chiunque gli è vicino. Ci si trova davanti a una delle tante chiavi universalistiche del cristianesimo. […] Siamo ormai abituati a chiamare il brano di Lc 10,25-37 «la parabola del buon samaritano». Sotto il profilo letterario il racconto del buon samaritano non è una parabola, ma un racconto esemplare. La parabola contiene sempre lo smascheramento e l’inconsistenza della tesi o del comportamento dell’ascoltatore. Il racconto esemplare, invece, contiene un esempio da imitare («Va’ e anche tu fa’ così». C’è un modo curioso di interpretare la parabola del buon samaritano: il mercante sarebbe il cristiano, i briganti, i peccati. Il levita e i sacerdoti rappresenterebbero le forze umane incapaci di salvezza; il samaritano, invece, è Gesù. L’olio e il vino sarebbero la sua bontà e misericordia, il giumento su cui carica il ferito, la natura umana di Gesù. La locanda rappresenterebbe la Chiesa, l’albergatore, il sacerdote. I due denari sarebbero i due gruppi di sacramenti (sacramenti degli spiritualmente vivi e quelli degli spiritualmente morti); il ritorno del Samaritano indicherebbe la parusia. Si tratta di una interpretazione che proviene dall’epoca patristica. Bisogna, tuttavia, rilevare che il testo della Colletta propria (anno C) identifica il buon samaritano con Gesù, così come faceva l’interpretazione allegorica di epoca patristica: «Donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli, per essere simili a Cristo, buon samaritano del mondo». Tutto il brano evangelico è composto per antitesi. Il dottore della legge si contrappone a Gesù (vuol metterlo alla prova). I briganti si contrappongono al mercante, il levita e il sacerdote – osservanti della legge di purità e non della persona dell’altro – si contrappongono al comando dell’amore di Dio e del prossimo (Dt 6,5; Lv 19,18) e al samaritano, la domanda del dottore della legge sul prossimo si contrappone alla domanda di Gesù sullo stesso tema. Sembra che Luca abbia voluto inviare al suo lettore un messaggio nodale. Il cristiano non deve temere le contrapposizioni: con la Parola di Dio nel cuore, dialogando con chi si contrappone si giunge alla scoperta di ciò che è più autentico. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

I celebranti, forse meglio i concelebranti di questa mistagogia trinitaria ed ecclesiale, sono oltre che le persone divine anche i fedeli, nella loro dignità battesimale, nella espressività della loro antropologia concreta e nelle dimensioni storiche e culturali della vita cristiana, insieme ai ministri, ma nella comunione con i santi della Gerusalemme celeste. Il Catechismo della Chiesa Cattolica aiuta a cogliere la complessità di questa mistagogia della celebrazione quando indica con alcune fondamentali domande il senso stesso del celebrare. Chi celebra? Sono i concelebranti della terra e del cielo. Come celebrare? Sinteticamente risponde alludendo ai segni e ai simboli, alle parole e alle azioni, al canto e alla musica, alle sacre immagini. Tuttavia nella spiegazione dei segni e dei simboli propone, come, gli stessi Padri della Chiesa suggerivano, una griglia essenziale per cogliere la profondità dei segni liturgici. Essi sono insieme evocativi o significativi, comunicativi ed efficaci, ma anche impegnativi nell’esigere una accoglienza ed una risposta. Si segnala inoltre che ogni segno, infatti, ha una dimensione umana e cosmica, un significato religioso, come viene esplicitato attraverso le pagine dell’Antico Testamento, un riferimento esplicito a Cristo, una sua finale e definitiva espressione nella liturgia della Chiesa. Basti pensare, ad esempio, all’acqua del Battesimo, elemento cosmico universale, pieno di significato nei mille episodi dell’antico Testamento – dalle acque primordiali a quelle del Mar Rosso – con un esplicito riferimento a Cristo – dal Battesimo nel Giordano all’acqua che sgorga dal suo costato e al mandato di “battezzare”; finalmente è la Chiesa che fissa il significato del rito nella sua liturgia secolare. Una catechesi mistagogica sui sacramenti e sulla liturgia non può prescindere dalla spiegazione di queste dimensioni che si possono applicare anche ad altri segni, parole, riti. (8– continua)

 

Programma dal 5 al 13 luglio 2025

Letture: Isaia 66,10-14c / Salmo 65 / Galati, 6,14-18

Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

Acclamate Dio, voi tutti della terra.

 

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 05 18.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo))

Per una famiglia (vivente)

Domenica 06 10.30 + Elmore, Rita e Stefano
Lunedì 07 18.30 + Pasquale Giustino
Martedì 08
Mercoledì 09
Giovedì 10 18.30 + Vincenzo
Venerdì 11 8.00 + Santese Otello (10° anniv.) e Frascerra Anna
Sabato 12 18.30 + Toffanello Maria
Domenica 13 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e Peppino

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : C

Luglio 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 06

XIV del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Lunedì 07 Ore 20.30 (Frascata – Villa Manzoni) : S. Messa celebrata dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nell’80° anniversario dell’uccisione della contessa Manzoni e dei suoi figli
Venerdì 11

S. Benedetto

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Domenica 13

XV del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

2-Da lunedì 9 giugno è iniziata all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga per 5 settimane, come preannunciato. Si accettano le adesioni.

3- Continua all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima Festa della Ripresa secondo il programma predefinito:

Lunedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,18-26 Mt 9,32-38 Mt 10,1-7 Mt 10,7-15 Mt 19,27-29 Mt 10,24-33

Vivere il mistero – I discepoli di Gesù, mandati in missione, ritornano «pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». Si tratta di una gioia per la liberazione definitiva. Non è la liberazione dalla schiavitù babilonese – come ai tempi del Deutero-Isaia -, ma la liberazione dal maligno e dal male («Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore»). La gioia, poi, si fonda sul fatto che questi discepoli, portatori della pace che viene da Dio, hanno i loro nomi scritti nei cieli. Come loro anche i cristiani di oggi che portano lo shalom dentro e attorno a sé, hanno i loro nomi scritti nei cieli (= sono salvi per sempre). Gesù, dunque, inviava i suoi discepoli in brevi missioni nei territori circostanti della Galilea. Alcuni ritorni non erano molto entusiasti. Non tutto riusciva bene, come viene narrato nell’episodio dell’epilettico indemoniato in Mc 9,14-29: i discepoli non erano riusciti a cacciare il demonio che si era impossessato del giovane. E il morale degli inviati non era senz’altro gioioso: basti ricordare la situazione che può aver originato la parabola del buon seminatore a livello del Gesù storico. Altri ritorni, invece, erano ricchi di entusiasmo, come quello narrato dal Vangelo odierno. I discepoli avevano visto come la loro opera di predicazione e di esorcismo avesse avuto successo. Erano pieni di gioia. Essi avevano annunciato lo shalom del Signore e ne avevano dimostrato la potenza e l’efficacia, guarendo i malati e liberando gli ossessi dal maligno. Gesù accoglie la gioia dei suoi discepoli e la vuole rendere completa, annunciando che i loro nomi sono scritti nei cieli. 0gni cristiano è chiamato a portare in sé e attorno a sé lo shalom di Gesù, l’invito a realizzare se stessi secondo il pensiero di Dio e non secondo ciò che pensano gli uomini. Questo progetto che rende la persona congrua con sé, con la propria fede e con i suoi valori, non è un progetto egoistico: il cristiano, infatti, assume la sensibilità e l’attenzione necessarie per aiutare anche il prossimo ad attuare la realizzazione di sé. Come i primi discepoli di Gesù, anche i cristiani di oggi, che portano lo shalom di Gesù dentro e attorno a sé, hanno i loro nomi scritti in cielo. Sono, cioè, salvi. […] Il testo di Lc 10,1-12.17-20 si può suddividere in tre unità: la designazione dei settantadue (10,1); il discorso di missione e le raccomandazioni (10,2-12); il ritorno gioioso dei settantadue (10,17-20). Quanti erano esattamente i discepoli designati da Gesù, 70 o forse 72? La tradizione manoscritta riporta ora una cifra ora l’altra ed è difficilissimo poter decidere. Può darsi che la Chiesa nascente abbia visto in questa missione l’invio dei discepoli a tutti i popoli della terra che, secondo la tradizione manoscritta di Gen 10, potrebbero essere o 70 o 72. L’incertezza testuale del testo della Genesi è passata alla tradizione del testo del Vangelo di Luca. Proprio questo caso di critica testuale ha permesso agli studiosi di affermare che questo invio di apostoli da parte di Gesù rispecchia l’apertura del Maestro a tutte le genti (fino a Lc 10 la missione dei Dodici era chiusa all’interno dei confini del popolo di Dio). La missione dei discepoli parte dalla preghiera («pregate dunque il padrone della messe...»). La missione di Gesù è prima di ogni altra cosa un atto di fede e non il progetto di un’azienda dove anzitutto contano tattiche e strategie. La missione si concretizza in un percorso: «Andate...». Si tratta di un percorso dove Gesù invia i suoi in mezzo a tutti i popoli allo stesso modo con cui Yhwh aveva disperso Israele, l’agnello, in mezzo agli altri popoli, i lupi. L’inviato imparerà la povertà (niente borsa, bisaccia, ecc.) perché il Regno va proposto e non imposto. Come risposta ci può, dunque, essere l’indifferenza e il rifiuto. L’inviato esperimenterà la libertà: la legge di purità prescriveva alcuni cibi e proibiva altri («mangiate ciò che viene posto innanzi»). Egli imparerà la totale dedizione alla missione che non permette nessuna distrazione («non salutate nessuno lungo la strada…»). Il ritorno degli inviati è contrassegnato dalla gioia. Satana è vinto. L’inviato non deve gioire solo per la «vittoria» contro il male, ma deve gioire soprattutto perché ogni inviato sa che fin da ora il proprio nome, è scritto nei cieli. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Per salvaguardare il senso teologico e misterico di tale celebrazione nella quale il primato appartiene a Dio che ci introduce nei suoi misteri, sarà utile riportare la descrizione che ne offre T. Federici della mistagogia liturgica: «La mistagogia è l’operazione della divina grazia gratuita trasformante attraverso la quale il Padre mediante Cristo Signore nello Spirito Santo ‘cura’ i suoi figli diletti nella sua Chiesa, la Una Santa, la Sposa del Signore, la Madre dei viventi, e servendosi di essa, per condurre lungo un esodo doloroso ma decisivo ed in crescendo alla Pienezza nuziale della Vita divina». Emergono qui i tratti fondamentali dell’esperienza liturgica nel senso trinitario, ecclesiale, antropologico; si staglia la dimensione sacramentale, storica ed escatologica. Si sottolinea l’iniziativa e la gratuità del dono da parte di Dio. (7– continua)

Programma dal 28 giugno al 6 luglio 2025

Letture: Atti degli Apostoli 12,1-11 / Salmo 33 / 2 Timoteo, 4,6-8.17-18

Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 28 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Tersa Dovadola (vivente)
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

deff. famiglie Ravaglia e Sisti

40° di Matrimonio di: Marconi Angelo

Barcellona Emanuela

Per una persona vivente

Lunedì 30
Martedì 01
Mercoledì 02
Giovedì 03 18.30 + Ghiselli Paola
Venerdì 04 8.00 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica e Silverio e secondo le intenzioni di Maria Teresa
Sabato 05 18.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Domenica 06 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : C

Giugno – Luglio 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 29

Ss. Pietro e Paolo Apostoli

Giornata per la Carità del Papa

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).

Giovedì 03

S. Tommaso Ap.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 04 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Sabato 05 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 06

XIV del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

2-Da lunedì 9 giugno è iniziata all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga per 5 settimane, come preannunciato. Si accettano le adesioni.

3- Continua all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima Festa della Ripresa secondo il programma predefinito:

Lunedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,18-22 Mt 8,23-27 Mt 8,28-34 Gv 20,24-29 Mt 9,9-13 Mt 9,14-17

Vivere il mistero – Sant’Agostino, commentando la solennità dei santi Pietro e Paolo, osservava che un solo giorno è consacrato alla memoria di questi due apostoli di Cristo. Un solo giorno come anch’essi erano una sola cosa nella confessione della fede fino al martirio. L’episodio di Cesarea (cf Mt 16,13-19) rappresenta una grande svolta all’interno della narrazione di Matteo. Gesù pone la domanda decisiva ai suoi discepoli riguardo la sua identità; Pietro, a nome del gruppo apostolico, confessa apertamente la messianicità del Maestro. A questa confessio, Gesù risponde definendo il ruolo di Pietro e lo fa attraverso tre immagini: la roccia, le chiavi e il «legare-sciogliere». Pietro è chiamato da Gesù «roccia». Cosa significa? La «pietra/roccia» è un attributo divino (cf Dt 32,4). La fede in Gesù come Messia dona perciò a Pietro una prerogativa di Dio. Attorno a lui si costituisce così la domus Dei la Chiesa, l’unità dei credenti. L’immagine delle chiavi rimanda invece all’autorità di Pietro, che deriva da Cristo, pietra angolare. La terza immagine, infine, («legare-sciogliere») evidenzia che a Pietro è conferita l’autorità di dire ciò che è conforme o meno al Vangelo, di dichiarare chi appartiene o meno al Regno di Dio. Queste prerogative sono le stesse del Messia; questo significa che l’autorità di Pietro è vicaria. Vero e unico Signore della Chiesa è Gesù Cristo. […] Delle tredici lettere attribuite a Paolo solo sette sono riconosciute sue (1 Ts, Gal, Rm, 1-2 Cor, Fil, Fm). Le altre risentono della sua predicazione, ma sono state redatte da discepoli. Emerge un dato singolare: il termine Chrirtos ricorre quattrocento volte nel corpus paolino, su cinquecentotrentacinque in cui ricorre in tutto il Nuovo Testamento. Questo fa emergere un dato: la centralità di Cristo nella vita e nella predicazione di Paolo. Tutto ciò è cosi vero che potremmo sintetizzare la sua esperienza in una sua celebre frase: «Per me il vivere è Cristo» (Fil 1,21). Ma cosa ci dice Paolo di Cristo? Scrivendo agli Efesini, egli afferma che il disegno di Dio ha come fine la ricapitolazione di ogni cosa in Gesù Cristo (cf Ef 1,10). Il verbo «ricapitolare» ha due significati: «riassumere» e «mettere tutto sotto un’unica sovranità». Ln questo orizzonte la storia non è più un insensato susseguirsi di fatti o eventi, ma comincia ad essere leggibile. Gesù, che tutto ricapitola in sé, diviene così la chiave ermeneutica della storia umana. In Gal 3,28, Paolo fa un’altra grande affermazione, quando dice che tutti noi siamo «una sola persona» in Gesù Cristo. Tutti noi, nella fede, siamo strettamente congiunti a Cristo, al punto che nulla e nessuno potrà mai separarci da lui. Cristo è la solidarietà vivente, in cui tutto converge. Infine, nell’inno che troviamo in Col 1,15ss leggiamo: «Egli(Cristo)è immagine del Dio invisibile». Gesù Cristo è l’immagine di Dio, cioè la Sua icona (eikòn). Per la Scrittura il termine eikon non è una pallida immagine, ma la realtà stessa. Per Paolo, Gesù è quanto di più vero noi possiamo sapere, vedere e conoscere di Dio. La figura di Paolo è stata fondamentale per la Chiesa. Pensiamo solo alla riflessione cristologica, di cui fu grande maestro. Giovanni Crisostomo affermava di lui: «Come la fiamma, che si abbatte tra le canne e il fieno, trasforma nella propria natura ciò che arde, cosi Paolo tutto invade e tutto trasporta alla verità, torrente che tutto raggiunge, superando ogni ostacolo». La tradizione vuole che Pietro e Paolo siano morti a Roma sotto la persecuzione di Nerone: Pietro, condannato al supplizio della croce, ottenne di essere crocifisso con la testa in giù, come segno di umiltà; Paolo invece fu decapitato. Con il martirio sigillarono la loro opera evangelizzatrice. La loro testimonianza è ancora viva tra noi. (padre Sandro Carotta)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Ricordiamo Cirillo di Gerusalemme, Ambrogio, Agostino, Teodoro di Mopsuestia, Giovanni Crisostomo, essi hanno speso molte energie per spiegare ai fedeli prima, durante e dopo le celebrazioni, il senso delle parole e dei riti, specialmente quelli dell’iniziazione cristiana. Cirillo di Gerusalemme ha usato nelle catechesi mistagogiche la metodologia della catechesi a posteriori, come evocazione dell’esperienza dei sacramenti celebrati nella veglia pasquale, per invitare i neofiti a far memoria di quanto hanno visto e sperimentato, ed appropriarsi dell’esperienza della grazia, pienamente compresa, dopo essere stata vissuta. In questo metodo, che lascia al momento celebrativo tutta la capacità di stupire il neofita man mano che viene introdotto nella memoria della celebrazione, si sottolinea che non si tratta soltanto di una catechesi dottrinale per capire quanto sta per realizzarsi; è piuttosto un invito alla «conoscenza globale» del mistero ricevuto, all’esperienza viva già fatta. In essa il linguaggio è vivo, biblico, ma anche esistenziale, come quando si fa riferimento a simboli pregnanti di significato, come l’allusione alla vasca battesimale quale «sepolcro e seno materno». Questo linguaggio tende a coinvolgere tutta la profondità della «psiche» umana. Normalmente però, la catechesi mistagogica precede la celebrazione dei misteri o è continuamente richiamata, per far memoria di quanto si presuppone che sia conosciuto ma va continuamente ricordato. ln questo senso tutti abbiamo bisogno di essere continuamente istruiti nei santi misteri della liturgia. Ma siamo pure convinti che senza una continua, sistematica e profonda catechesi biblica, simbolica, esistenziale, la liturgia non è ancora coinvolgente. In secondo luogo vi è la celebrazione stessa, che è propriamente mistagogia o «esperienza dei misteri», alla quale si accede mediante una viva partecipazione teologale, personale e comunitaria, cioè un’apertura al mistero del Dio trino, Padre, Figlio, Spirito Santo, protagonisti assoluti del mistero. Una partecipazione che esige fede, speranza, amore. (6– continua)

Programma dal 21 al 29 giugno 2025

Letture: Genesi 14,18-20 / Salmo 109 / 1 Corinzi, 11,23-26

Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.

 

Dal Vangelo secondo Luca (9,11b-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».

Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.

Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.30 + cg. Mussino e Giacometti e Franca e Francesco
Domenica 22 10.30

18.30

+ Carlo Fabbri e Venerina Ghirardini

+ Adriano Castelli e Giovanna Cicognani

Lunedì 23
Martedì 24 8.00 Per una persona defunta
Mercoledì 25 18.30 Per una persona defunta
Giovedì 26
Venerdì 27 8.00 Vivi e defunti fam. Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Sabato 28 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Tersa Dovadola (vivente)
Domenica 29 10.30 + Montesi Natale

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Giugno 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 22

Corpus Domini

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a cui segue la processione Eucaristica e al termine, la Benedizione Eucaristica.

Martedì 24

Natività di S. Giovanni B.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 27

Sacratissimo Cuore di Gesù

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Ore 18.00 (C.E.M.I.) : S. Messa della solennità.

Sabato 28

Cuore Immacolato di Maria

S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 29

Ss. Pietro e Paolo Apostoli

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

2-Da lunedì 9 giugno è iniziata all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga per 5 settimane, come preannunciato. Si accettano le adesioni.

3- Continua all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima Festa della Ripresa secondo il programma predefinito:

Lunedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

La processione del Corpus Domini a San Paolo

Corso V. Veneto, p.za Ricci, via Battisti, via Bassi, via Torchi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Lc 1,57-66.80 Mt 7,15-20- Mt 7,21-29 Lc 15,3-7 Lc 2,41-51

 

Vivere il mistero – Nella Didaché – il primo «catechismo» della Chiesa – l’Eucaristia è presentata come fondamento della stessa unità della Chiesa e suo nutrimento: «Come i grani di frumento che sono germinati, sparsi sulle colline, raccolti e fusi insieme, hanno fatto un solo pane, cosi, o Signore, fa’ di tutta la tua Chiesa, che è sparsa su tutta la terra, una cosa sola; e come questo vino risulta dagli acini dell’uva che erano molti ed erano diffusi per le vigne coltivate di questa terra e hanno fatto un solo prodotto, cosi, o Signore, fa’ che nel tuo sangue la tua Chiesa si senta unita e nutrita di uno stesso alimento». Nel Vangelo di Luca, Gesù ha voluto far esperimentare, attraverso la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la realtà dell’Eucaristia (che ovviamente va oltre quel pane e quel pesce moltiplicato). Sant’Ignazio di Antiochia (morto verso il 110), nella lettera ai cristiani di Smirne, affermava che l’Eucaristia «è la carne del nostro Salvatore Gesù Cristo, che ha patito per i nostri peccati e che il Padre, per sua benignità, ha risuscitato». Dalla presenza reale all’adorazione il passo non è lungo. Nel nord Europa nasce, all’inizio del secondo millennio la devozione eucaristica dell’adorazione (cf. 0dilia di Liegi, Cristina di S. Trond, lda di Lovanio, Giuliana di Liegi, ecc.). Non bisogna tuttavia perdere di vista che l’Eucaristia era ed è un’alleanza nuova tra Dio e il suo popolo, la presenza profetica del sacrificio della sua morte e della sua risurrezione, la celebrazione della Pasqua che rende presente l’escatologia (cf. Gv 6,54: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»). Naturalmente l’elenco potrebbe continuare, ma questi dati riassuntivi, proposti dalla liturgia, sono già più che sufficienti a comprendere che prima di tutto l’Eucaristia è un’azione, («Fate questo in memoria di me») che include l’anamnesi, l’epiclesi (l’invocazione dello Spirito), la dossologia e la comunione con Dio e con il prossimo. Poi c’è senz’altro posto anche per il momento di adorazione. Il testo biblico-liturgico di Lc 9,11b-17 incomincia con queste parole: «ln quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio». Il testo lucano della moltiplicazione dei pani si lega al testo dell’episodio di Emmaus. Siamo al tramonto («Il giorno cominciava a declinare» / «si fa sera e il giorno è ormai al tramonto»). La moltiplicazione dei pani è un anticipo dei segni che porrà il Risorto. C’è anche da dire che i gesti di Gesù durante il miracolo sono gli stessi gesti di Gesù all’ultima cena («Prese i cinque pani… recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli» / «Preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro…»). Il miracolo di Gesù è legato all’Eucaristia. Qui dona il cibo materiale per il corpo. Là dona il cibo secondo lo Spirito, per la vita eterna. Gesù compie il miracolo partendo dalla condivisione dei beni (cinque pani e due pesci). L’Eucaristia (sacrificio che rinnova il mistero pasquale e banchetto storico che rende presente quello futuro ed escatologico) non può essere vissuto se non viene in qualche modo anticipato nella quotidianità. In una comunità dove l’ingiustizia, dovuta all’egoismo, separa in modo brutale le persone tra loro, è difficile rinnovare il miracolo della moltiplicazione dei pani (attenzione all’altro e condivisione) ed è difficile, quindi, celebrare successivamente in modo veritiero l’Eucaristia. La condivisione è premessa indispensabile per l’Eucaristia. Già san Paolo rimproverava i cristiani di Corinto per la mancanza di condivisione (1 Cor 11,17-33) Le dodici ceste di pani avanzati, indicano la sovrabbondanza di vita che Dio dona all’uomo. Così avviene nell’Eucaristia (cf. il decreto sulla Messa del Concilio di Trento, capitolo 2: Il Signore, placato da questo sacrificio [quello della Messa], mentre concede la grazia e il dono della penitenza, perdona «crimina et peccata etiam ingentia» = crimini e peccati gravi). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

La complessità della liturgia si propone oggi con la triplice formula: lex credendi, lex orandi, lex vivendi. Infatti nella liturgia si esprime la fede della Chiesa e si esercita la sua evangelizzazione e la sua catechesi. Essa esprime nella forma più bella e ricca il modo e le modulazioni della preghiera cristiana, comunitaria e personale. Essa inoltre esprime il modo di essere e di agire dei credenti, non solo l’ortodossia ma anche la doverosa ortoprassi morale, apostolica, missionaria, secondo le diverse vocazioni. Tutta la liturgia quindi è mistagogica, ma occorre segnalare le implicazioni e viverne le virtualità. Infatti, affinché possa la liturgia svolgere il suo ruolo essa suppone tre indissolubili momenti progressivi e collegati: l’iniziazione catechetica, la celebrazione vissuta, l’assimilazione progressiva e vitale. La mistagogia liturgica nel senso globale di iniziazione al mistero, comprende indissolubilmente questi tre momenti caratteristici che vanno proposti e messi in atto se vogliamo qualificare la partecipazione ai misteri liturgici. Prima di tutto la catechesi mistagogica o iniziazione catechetica; essa offre ai fedeli, già fondamentalmente iniziati ai misteri (mediante il catecumenato ed il battesimo), la grazia della “illuminazione” o la capacità di capire quanto Dio ci offre per mezzo della sua Chiesa. E’ la possibilità concreta di entrare nella “conoscenza“, non meramente intellettuale ma viva e sapiente, dei riti, delle preghiere, delle parole, dei simboli; solo in questo modo ci si addentra nella complessità del mistero liturgico, come può essere ad esempio quello dell’anno liturgico e dei suoi tempi e celebrazioni, quello dei singoli sacramenti. L’iniziazione presuppone la fede e la docile accoglienza del dono di Dio. I Padri della Chiesa sono stati grandi mistagoghi. (5– continua)