“Cari figli!
Questo tempo sia per voi tempo di preghiera per la pace.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
(Con approvazione ecclesiastica).
Letture: Amos 8,4-7 / Salmo 112 / 1 Timoteo 2,1-8
Benedetto il Signore che rialza il povero.
Dal Vangelo secondo Luca (16,1-13)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
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Sabato 20 |
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Domenica 21 |
18.30 |
Deff. fam. Mussino e Giacometti, Franca e Francesco |
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Lunedì 22 |
18.30 |
+ Adriano Castelli e Giovanna Cicognani |
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Martedì 23 |
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Mercoledì 24 |
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Giovedì 25 |
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Venerdì 26 |
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Sabato 27 |
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Domenica 28 |
10.30 |
+ Mondini Luigi, Alfredo e Giulia |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
Sabato ore 17.15 – 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.15
LA VITA DELLA COMUNITA’
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Domenica 21 XXV del . Ord. |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo) Solenne ingresso del nuovo parroco don FABIO GENNAI secondo il programma sotto riportato |
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Martedì 23 S. Pio da Pietrelcina |
S. Messa ad orario feriale |
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Venerdì 26 |
Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario |
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Domenica 28 XXVI del T. Ord. |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo) |
Programma per l’ingresso del nuovo parroco
Don FABIO GENNAI
Domenica 21 settembre 2025 – XXV del Tempo Ordinario
Ore 9.30 La Comunità accoglie e saluta don Fabio al Santuario della B.V. della Consolazione.
Ore 9.50 Insieme si parte per raggiungere la piazza della città.
Ore 10.10 Saluto del Sindaco e delle autorità in piazza Matteotti.
Ore 10.30 Celebrazione della Santa Messa Solenne nella chiesa di S. Paolo
1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.
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Alla scuola di Gesù : |
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Lunedì |
Martedì |
Mercoledì |
Giovedì |
Venerdì |
Sabato |
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Lc 8,16-18 |
Lc 8,19-21 |
Lc 9,1-6 |
Lc 9,7-9 |
Lc 9,18-22 |
Lc 9,43b-45 |
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Vivere il mistero – La Liturgia propone una Colletta propria dove c! sono tre petizioni. Nella seconda si dice esplicitamente: «Salvaci dalla cupidigia delle ricchezze». La preghiera riassume in modo mirabile il ricco messaggio del Vangelo di oggi (Lc16,1-13). Perché una preghiera di questo tipo? La vita pone l’uomo di fronte a una scelta. Da una parte la mentalità di questo mondo propone all’uomo come beni supremi il potere, la ricchezza, l’onore, la gloria in questa vita. Dio, invece, propone all’uomo la sua paternità, l’invito a gestire la vita imperniata sull’amore e sul perdono, la risurrezione personale, la salvezza eterna, la gioia senza fine. La ricchezza viene chiamata «disonesta» da Gesù perché la ricchezza (con il denaro, il prestigio e il potere), quando viene assolutizzala come fosse una divinità, ha in sé una logica perversa: la capacità di indurre l’uomo a calpestare ogni valore e ogni persona pur di ottenerla e di trattenerla. Gesù insegna con chiarezza: «Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». La ricchezza genera nell’uomo una mentalità che non si accorda con la mentalità che Dio genera. La mentalità che Dio genera non è certamente ricca di pigrizia (tanto, fa tutto Dio), ma, stando alla parabola del fattore disonesto, è accortezza e intraprendenza: reagisci, abbi fiducia, opera, progredisci – secondo la mentalità di Dio – e, poi, anche condividi. Queste sono le caratteristiche che Gesù elogia (non elogia certamente il fattore che chiama «disonesto»). Per questo la comunità cristiana invoca il Padre e chiede di essere salvata dalla mentalità di questo mondo per poter alzare «al cielo mani libere e pure» e rendergli gloria con tutta la propria vita. Letterariamente il testo si articola in due unità e la divisione è data dall’espressione «Ebbene, io vi dico» che separa la parabola dell’amministratore disonesto (Lc 16,1-8) dalla riflessione sapienziale sul buon uso delle ricchezze (Lc 16,9-13). Mentre la parabola insegna ad agire con accortezza (ma non a essere disonesti come l’amministratore), la riflessione sapienziale di Gesù insegna ad agire secondo la mentalità di Dio. La parabola si colloca su due piani interpretativi. Il primo, quello più esplicito, riguarda la scaltrezza, cioè l’intraprendenza e l’accortezza. Il secondo, quello intessuto nel racconto, presenta l’uomo che si assicura un futuro sereno con ricchezze che non sono sue. Nella riflessione sapienziale, Gesù chiama la ricchezza «disonesta» non perché guadagnata ingiustamente, ma per una ragione più sottile e profonda. Nessuno può illudersi di servire la ricchezza, chiamata da Gesù «mammona» (vocabolo di origine fenicia), e Dio. La ricchezza, infatti, se l’uomo non vigila per non diventarne succube, porta in sé la spinta a calpestare ogni valore (giustizia, verità, condivisione, ecc…). Gesù dice che la ricchezza non va disprezzata, ma usata, senza farsi usare. L’uso migliore della ricchezza è farla diventare condivisione. Più volte Gesù dice che ciò che l’uomo possiede gli è dato in amministrazione. Quando muore, non si porta via niente. Con quella ricchezza che l’uomo «amministra» può – attraverso una sapiente condivisione – farsi degli amici che lo accolgano «nelle dimore eterne». L’affetto, la cultura, il tempo, la fede possono essere altrettante ricchezze che – sapientemente – possiamo condividere. (don Renato De Zan)
Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)
Scopo primario della conservazione dell’Eucaristia, sia dal punto di vista della storia che da quello della teologia, è l’amministrazione del viatico; scopi secondari sono la distribuzione della Comunione ai malati e agli assenti e l’adorazione. Il luogo dove si conserva deve distinguersi per nobiltà e decoro e prestarsi all’adorazione e alla preghiera personale. Questo scopo viene ottenuto più facilmente se il Santissimo Sacramento è custodito in una cappella separata dal corpo centrale della chiesa, facilmente accessibile, o comunque in una parte della chiesa nobile e ornata. Il tabernacolo in ogni caso deve essere unico, solido non trasparente, inviolabile, segnalato da una lampada a olio o a cera. Per quanto riguarda la comunione si deve tenere presente che forma perfetta di partecipazione all’Eucaristia è la comunione nella stessa, al pane consacrato durante la celebrazione, dopo la liturgia della Parola, la presentazione dei doni, la preghiera eucaristica. Per cui è necessario inculcare ai fedeli di comunicarsi durante la Messa. Tuttavia pure la comunione fuori della Messa, anche se il segno del convito pasquale non è del tutto evidente, resta memoriale della Pasqua, rendimento di grazie, partecipazione al sacrificio di Cristo e alla cena pasquale, rinnovazione dell’alleanza, comunione con Cristo e con i fratelli. Per cui si deve portare la comunione, non solo ai moribondi in forma di viatico, provvista del pane di vita per l’estremo viaggio e pegno della risurrezione – che è diritto e dovere grave di ogni battezzato – ma anche agli ammalati e alle persone anziane, specialmente nel giorno del Signore, e non si deve rifiutare ai fedeli impossibilitati a partecipare alla Messa. A questo scopo dopo il Concilio sono stati istituiti i ministri straordinari della comunione, uomini e donne. (6- continua)
Letture: Numeri 21,4b-9 / Salmo 77 / Filippesi 2,6-11
Non dimenticate le opere del Signore!
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,13-17)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 13 | 18.30 | |
| Domenica 14 | 10.30 | + Francesco Marconi |
| Lunedì 15 | ||
| Martedì 16 | ||
| Mercoledì 17 | 18.30 | Vivi e defunti fam. Dovadola Ivano |
| Giovedì 18 | ||
| Venerdì 19 | ||
| Sabato 20 | ||
| Domenica 21 | 18.30 | Deff. fam. Mussino e Giacometti, Franca e Francesco |
Orario Confessioni Venerdì ore 10.00 – 11.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : C
Settembre 2025 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 14
Esaltazione della Santa Croce |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Ore 10.00 (città) : Corteo storico Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a conclusione della Festa celebrata da don Pietro Marchetti che in questa occasione ci saluta avendo ricevuto dal vescovo un altro incarico. Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo insieme nel quale continua la festa con la quale ringraziamo don Pietro della sua amicizia e della sua presenza in mezzo a noi per 14 anni e lo salutiamo. Ore 18.00(oratorio) : 49° “Palio del timone” |
| Lunedì 15
B.V.Maria Addolorata |
S. Messa ad orario feriale |
| Venerdì 19 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario |
| Domenica 21
XXV del T. Ord. |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Solenne ingresso del nuovo parroco don FABIO GENNAI secondo il programma sottoriportato |
Programma per l’ingresso del nuovo parroco
Don FABIO GENNAI
Domenica 21 settembre 2025 – XXV del Tempo Ordinario
Ore 9.30 La Comunità accoglie e saluta don Fabio al Santuario della B.V. della Consolazione.
Ore 9.50 Insieme si parte per raggiungere la piazza della città.
Ore 10.15 Saluto del Sindaco e delle autorità in piazza Matteotti.
Ore 10.30 Celebrazione della Santa Messa Solenne nella chiesa di S. Paolo
| Alla scuola di Gesù : | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 2,33-35 | Lc 7,11-17 | Lc 7,31-35 | Lc 7,36-50 | Lc 8,1-3 | Lc 8,14-15 | ||||||
Vivere il mistero – Oggi celebriamo la festa dell’Esaltazione della Croce. Com’è noto, l’imperatore Eraclio, avendo riportato vittoria su Cosroe, re di Persia (VII sec.), gli riprese la vera croce, di cui si era impadronito nel saccheggio di Gerusalemme. In quella circostanza ebbe luogo una solenne liturgia, nella quale l’imperatore stesso volle portare la preziosissima reliquia fino al Calvario. La Chiesa ci invita quindi ad adorare il mistero della croce, simbolo e strumento della nostra redenzione. Nel discorso a Nicodemo, Gesù parla anzitutto di una «necessità» («bisogno») legata ad un «innalzamento» («che sia innalzato il Figlio dell’uomo»). Cosa significa? Anzitutto, che l’innalzamento si radica nella volontà di Dio. Giovanni usa qui un passivo che permette di evitare l’uso del nome di Dio (passivo divino). Ergo? E Dio, il Padre, che innalza il Figlio. Ma cosa si intende per «innalzamento»? La glorificazione. Nella morte in croce, Dio glorifica il Figlio, manifestando in lui la pienezza del suo amore per il mondo. La croce, allora, non è sorgente di salvezza per il suo aspetto sacrificale; per i cristiani essa è sorgente di vita in quanto espressione ultima e radicale dell’amore di Dio. Nel IV Vangelo noi abbiamo tre predizioni sull’innalzamento del Figlio dell’uomo (cf Gv 3,14; 8,28;12,32); tre predizioni che corrispondono alle tre predizioni della morte e risurrezione di Gesù che troviamo nei Sinottici. Ma c’è una differenza; mentre per Giovanni la croce è gloriosa fin dall’inizio, per i Sinottici lo è solo alla fine. Dal Figlio dell’uomo innalzato otteniamo la vita eterna (cf Gv 3,14), giungiamo a conoscere la sua divinità (cf Gv 8,28) e veniamo potentemente attirati (cf Gv 12,32). Ma l’amore di Dio chiede accoglienza all’uomo, per questo Gesù parla di fede, di coloro che credono in lui per avere la vita. Credere in Gesù significa dare la propria adesione alla sua persona, alle sue parole, al mistero della sua morte apportatrice di salvezza. Un ultimo aspetto, Gesù, ricordando l’episodio del serpente, richiama a Nicodemo un dato importantissimo: certo, Israele è nella terra promessa eppure vive ancora l’esperienza del deserto, con le sue minacce di morte. Per trovare salvezza piena e duratura è necessario perciò nascere, rinascere nuovamente. Come? Accogliendo la salvezza in atto, Gesù, il Figlio dell’uomo che offre lo Spirito, principio di vita nuova. Un’ultima riflessione, riassuntiva, anche se non completa. Abbiamo visto come per Gesù la croce sia una necessità. Ma come intendere questa necessità? Ha scritto Bruno Maggioni: «La necessità della croce è dentro la libertà di una scelta di vita». In che senso? ln quanto Gesù ha vissuto la croce come necessaria coerenza e fedeltà. A chi? A che cosa? A Dio, e alla verità di Dio. Gesù ha voluto dire Dio, la sua verità anche a rischio della propria vita, anche sapendo che l’avrebbero condannato a morte. Questo è il primo significato della necessità. Ma ne abbiamo un altro. Gesù è altresì consapevole di un disegno di Dio; meglio, sa che il Padre vuole salvare il mondo peccatore non stando al di fuori, ma dal di dentro. La croce esprime, perciò, la solidarietà divina verso l’uomo peccatore. Gesù fa sua questa volontà, che è una volontà di amore fino alla fine (cf Gv 13,1). Di qui un terzo significato: la croce come compimento. Gesù morente affermerà: «Tutto è compiuto» (Gv 19,30). In che senso? Che la croce non è un momento singolare della vita di Gesù. Morendo in croce, Gesù non ha fatto niente di più di ciò che ha sempre fatto; ha vissuto la sua vita come dono, ha celebrato la sua morte come dono. Che la via abbracciata da Gesù sia quella giusta Io conferma la sua risurrezione. La croce che oggi veneriamo è perciò Gerusalemme, basilica del Santo Sepolcro, la sommità del Calvario, il luogo venerato della crocifissione di Gesù, una croce gloriosa.
(p. Sandro Carotta)
Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)
Strettamente legata alle processioni e all’esposizione è la benedizione eucaristica, di cui abbiamo testimonianze a partire dal secolo V. Mentre per le Quarantore si dovrà aspettare il secolo XVI con San Carlo Borromeo a Milano in piena epoca della Controriforma. Ad epoca molto più recente risalgono invece i congressi eucaristici: il primo infatti ebbe logo a Lilla in Francia nel 187 L’adorazione eucaristica rappresenta un mirabile arricchimento della pietà cristiana, ma purtroppo si è sviluppata in un momento in cui con la perdita del senso dell’assemblea, la diserzione della comunione la partecipazione dei fedeli ridotta ad aspetti marginali, si oscurava la vera intelligenza della Messa. Ciò diede luogo a delle ambiguità e comportò abusi che furono dannosi all’autentica spiritualità cristiana. Il culto del Santissimo Sacramento è potuto apparire come più importante della Messa e della comunione Toccava al Concilio Ecumenico Vaticano II e ai libri liturgici da esso nati ristabilire un sano equilibrio. Esso, affermando la centralità della celebrazione, memoriale della morte e risurrezione istituito da Cristo e consegnato alla Chiesa perché perpetui il sacrificio della croce, e convito pasquale nel quale si riceve Cri-sto, l’anima è ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura, ha permesso di riordinare intorno ad essa tutte le manifestazioni del culto eucaristico. La celebrazione dell’Eucaristia costituisce non solo l’origine, ma anche il fine del culto che ad essa viene reso al difuori della Messa. In essa sono messi in evidenza i vari modi della presenza di Cristo nella Chiesa: nell’assemblea dei fedeli riuniti nel suo nome, nella sua Parola allorché si proclama in chiesa la Scrittura e se ne fa il commento, nella persona del ministro che presiede nel suo nome, e in modo assolutamente unico sotto le specie eucaristiche, una presenza questa che viene chiamata reale, non perché le altre non siano tali ma perché in essa vi è Cristo tutto e intero, Dio e uomo,-sostanzialmente e ininterrottamente. Per questo è più consono alla natura della celebrazione che sull’altare dove si celebra la Messa non ci sia la presenza eucaristica di Cristo con le specie consacrate conservate nel tabernacolo. (5- continua)
Letture: Sapienza 9,13-18 / Salmo 89 / Filemone 9b-10.12-17
Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.
Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 06 | 18.30 | + Giuseppe, Vittorio, Lucia e Rosa |
| Domenica 07 | 10.30
18.30 |
+ Cecchini Dino
+ Stanghellini Aldo e Dosi Luisa + Emilia e Veliano Chiarini |
| Lunedì 08 | 18.30 | Per un defunto |
| Martedì 09 | ||
| Mercoledì 10 | 18.30 | + Adolfo e fam. Marangoni |
| Giovedì 11 | ||
| Venerdì 12 | 8.00 | + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina |
| Sabato 13 | ||
| Domenica 14 |
Orario Confessioni Venerdì ore 10.00 – 11.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : C
Settembre 2025 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 07
XXIII del T. Ord |
Ss. Messe alle ore 10.30 (Oratorio) e 18.30 (S. Paolo).
Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero D’Oro |
| Lunedì 08
Natività della B.V.Maria |
S. Messa ad orario feriale
Ore 20.30 (oratorio) : Din Don Bimbo D’Oro |
| Martedì 09 | Ore 20.45 (canonica) : Consiglio pastorale parrocchiale |
| Venerdì 12 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Ore 19.00 (oratorio) : Cibi dal mondo Ore 20.30 (oratorio) : Sulle note di un tango |
| Sabato 13 | Ore 21.00 (oratorio) : Spettacolo teatrale “Mirko” |
| Domenica 14
XXIV del T. Ord. |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Ore 10.00 (città) : Corteo storico Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne Ore 18.00(oratorio) : 49° “Palio del timone” |
E’ tempo di Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)
Sabato 6 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”
Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.
1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.
| Alla scuola di Gesù : | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Mt 1,1-16.
18-23 |
Lc 6,12-19 | Lc 6,20-26 | Lc 6,27-38 | Lc 6,39-42 | Lc 6,43-49 | ||||||
Vivere il mistero – La liturgia, attraverso la Colletta propria, compone in un equilibrio misurato il messaggio della prima lettura (Sap 9,13-18: «A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?») con il messaggio del Vangelo (Lc 14,25-33): «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»). Nell’amplificazione dell’invocazione, l’assemblea prega: «Tu sai come a stento ci raffiguriamo le cose terrestri, e con quale maggiore fatica possiamo rintracciare le cose del cielo…». Nella petizione l’assemblea domanda: «Donaci la sapienza del tuo Spirito». Nel fine della petizione l’assemblea conclude: «Perché da veri discepoli portiamo la nostra croce ogni giorno dietro il Cristo tuo Figlio». Il cristiano, infatti ha bisogno della sapienza divina per saper «rintracciare le cose del cielo» e saper comprendere che portare quotidianamente la propria croce è ciò che Gesù chiede al suo discepolo. È tipico del linguaggio semitico esprimersi per antitesi forti. Il testo greco del Vangelo dice: («Se uno viene a me e non odia suo padre… non può essere mio discepolo»). La traduzione italiana, ha espresso lo stesso concetto con la sensibilità occidentale («Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo»). Matteo che conosceva bene la robustezza del linguaggio semitico, addolcisce la frase per i cristiani di lingua greca: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me…» (Mt 10,37). La sapienza che viene da Dio pone al centro dell’attenzione Dio e l’uomo. La sapienza che non viene da Dio (come quella del serpente nel paradiso terrestre) pone al centro della propria attenzione le cose. Il cristiano sente il bisogno della sapienza buona perché capire e accogliere le parole di Gesù, alcune volte, non è facile. Gesù, infatti, chiede ai suoi discepoli che prima devono imitare Lui, poi sono chiamati a prestare attenzione ai propri cari. Sotto il profilo esegetico, il testo evangelico sarebbe delimitato in Lc 14,25-35. Si tratta di tre insegnamenti alla folla. Lc 14,25 (creazione di Luca) introduce lo scenario. Nel primo insegnamento (Lc 14,26-27), costituito da due detti sapienziali; vengono evidenziate le condizioni per seguire Gesù, con l’invito alla rinuncia di ciò che è più caro. Con due parabole (torre; guerra) segue l’invito alla rinuncia ai propri averi e alla ponderatezza della scelta di essere discepoli (Lc 14,28-33). Con il detto sapienziale sul sale (perseveranza del discepolato), si chiude il testo, invitando il discepolo a mantenere la propria identità (Lc 14,34-35). La liturgia ha scelto solo i primi due brani, Lc 14,25-33, modificando leggermente l’incipit (testo biblico: «Una folla numerosa andava con lui»; testo biblico-liturgico: «In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù»). Il brano evangelico che ne risulta è incluso da un ritornello-: «Non può essere mio discepolo» (Lc 14,26.27 e Lc 14,33). «Non può essere mio discepolo» (Lc 14,26.27.33): molto spesso l’amore per le persone care fa perdere di vista il valore della giustizia e della verità. Altre volte le difficoltà e i dolori della vita fanno perdere la visione di fede dell’esistenza. Infine, il luccichio del denaro e del potere fanno perdere di vista i valori fondamentali (l’onestà sparisce e con lei gli altri valori correlati: il valore della parola data, l’attenzione ai più deboli, il rispetto per la persona, ecc…). L’uomo si serve delle ricchezze, ma il cuore è di Dio. Accanto a questo insegnamento il discepolo deve imparare la solitudine per la fedeltà a Dio («portare la propria croce») come Gesù prende la croce, è abbandonato da tutti (discepoli, miracolati, folle…), ma resta fedele alla volontà del Padre. (don Renato De Zan)
Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)
Contemporaneamente nascono le processioni. Già Lanfranco oppositore di Berengario nel suo monastero la domenica delle palme nel secolo XI faceva portare solennemente il corpo di Cristo perché fossero indirizzati ad esso tutti i canti e le acclamazioni della processione. Ma è con l’istituzione della festa del corpo di Cristo (Corpus Domini nel 1264 ad opera di Urbano IV che le processioni eucaristiche si diffondono in tutta l’Europa. Questi già arcidiacono di Liegi, dove la festa era stata introdotta nel 1247 per l’insistenza di una monaca di quella città, santa Giuliana di Mont-Cornillon, istituì la festa fortemente impressionato dal miracolo di Bolsena vicino ad Orvieto dove egli in quell’anno risedeva. Un po’ più tardiva è la pratica delle esposizioni a cui aveva aperto la strada l’uso di elevare il pane eucaristico immediatamente dopo la consacrazione (intorno al 1200), cui pochi anni dopo per simmetria era seguita l’elevazione del calice. La più antica testimonianza esplicita di esposizione eucaristica forse è quella che ci viene nel 1594 dalla vita di santa Dorotea. Questa santa si recava alla chiesa ogni mattina per vedere l’Eucaristia esposta in un ostensorio. In un tempo in cui la comunione era assai rara, tanto che il Concilio Lateranense IV si sente costretto a negare la qualifica di cristiano al battezzato che avendo raggiunto l’uso di ragione non si comunica almeno a Pasqua, si diffuse così la credenza popolare che vedere l’ostia avesse un valore equivalente a ricevere effettivamente la comunione. Anzi molti fedeli ritenevano che dal vedere l’ostia fluissero benefici straordinari come la guarigione e la longevità. (4- continua)
Letture: Siracide 3,17-20.28-29 / Salmo 67 / Ebrei 12,18-19.22-24a
Hai preparato, o Dio, una casa per il povero.
Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-14)
Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 30 | ||
| Domenica 31 | ||
| Lunedì 01 | ||
| Martedì 02 | ||
| Mercoledì 03 | ||
| Giovedì 04 | ||
| Venerdì 05 | 8.00 | + Rizzi Luigi (detto Carlo) |
| Sabato 06 | ||
| Domenica 07 | 10.30 | + Cecchini Dino
+ Stanghellini Aldo e Dosi Luisa |
Orario Confessioni Venerdì ore 10.00 – 11.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : C
Agosto Settembre 2025 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 31
XXII del T. Ord |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo). |
| Martedì 02 | Ore 20.45 (S. Paolo) : Assemblea parrocchiale delle comunità di S. Paolo e S. Giacomo riunite chiesta dal nostro vescovo che desidera incontrarci e comunicare con noi. |
| Venerdì 05 | Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti
Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario |
| Sabato 06 | Primo sabato del mese
Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario. Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa Inizia la Festa della Ripresa Ore 20.30 (oratorio) : Giochi senza Quartiere |
| Domenica 07
XXIII del T. Ord. |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero D’Oro |
E’ tempo di Ripresa (ovvero un invito a preparare insieme la festa)
Continua la preparazione alla festa :
Giovedì 4 e Venerdì 5 settembre, all’oratorio, a partire dalle ore 20.30 e sabato 6 settembre dalle 8.00 in poi… si continua con la preparazione delle strutture. Chi può è invitato a dare il proprio contributo.
Sabato 7 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”
Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.
1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.
| Alla scuola di Gesù : | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 4,16-30 | Lc 4,31-37 | Lc 4,38-44 | Lc 5,1-11 | Lc 5,33-39 | Lc 6,1-5 | ||||||
Vivere il mistero – Gesù ha una concezione seria e rispettosa della vita e giudica importante ogni momento dell’esistenza; soprattutto quel momento in cui l’uomo è più disposto al dialogo semplice e disteso come avviene di solito nel momento conviviale. L’evangelista Luca è particolarmente attento ai simposi di Gesù. Nel Vangelo, infatti, vengono narrati alcuni episodi di convivialità vissuti da Gesù. Si tratta di episodi che sono assolutamente essenziali al cristianesimo. A tavola, Gesù celebrerà la prima Eucaristia e fonderà il sacerdozio, donando la più ampia e profonda sintesi del suo messaggio (Lc 22,14-38; Gv 13-17). A tavola egli accoglie e conversa con i peccatori (Lc 5,29-32). Ancora a tavola difende la dignità della donna, peccatrice perdonata perché molto ha amato (Lc 7,36-50). A tavola, infine, Gesù offre l’insegnamento più delicato e profondo (pecorella smarrita, moneta perduta, padre buono) sul perdono di cui Dio è capace (Lc 15,1-3.4-32). Anche il testo evangelico odierno (Lc 14,1.7-14) presenta Gesù a tavola. In questo caso l’insegnamento riguarda l’umiltà e la gratuità. Gesù aveva detto di sé che era «mite e umile di cuore» (Mt 11 ,29). Poiché il discepolo di Gesù è chiamato primariamente a imitare il Maestro, l’umiltà e la modestia non sono punti di una morale astratta, ma fanno parte di una serie di caratteristiche che ogni cristiano deve vivere per adempiere alla chiamata di essere una sola cosa con Cristo. La gratuità, gemella della generosità è strettamente legata all’umiltà e alla modestia, è un’altra delle caratteristiche del cristiano. L’autore della prima lettera a Timoteo raccomanda di «non essere orgogliosi, di non riporre la speranza sull’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché ne possiamo godere; di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere pronti a dare, di essere generosi…» (1 Tm 6,17-18). Senza umiltà e gratuità non c’è generosità né misericordia. E nemmeno il perdono. La pericope evangelica sarebbe Lc 14,1-24. Durante il convivio Gesù opera la guarigione di un idropico in giorno di sabato (Lc 14,1-6). Si tratta di gesto compiuto per amore dei sofferenti e in aperta polemica con la mentalità farisaica. Segue un duplice insegnamento sapienziale sui primi posti e sulla generosità. Infine, Gesù propone una parabola consona al convivio per illustrare chi siano gli invitati al Regno (Lc 14,15-24). Da questo testo, la liturgia sceglie di proclamare con un testo eclogadico (greco eklogé = scelta) l’insegnamento sapienziale sui primi posti e sulla generosità (Lc 14,1.7-14). Il testo evangelico originale incomincia così: «Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per…». Il testo liturgico, invece, esplicita l’incipit in modo un po’ pesante: «Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei…». Il brano evangelico narra un convivio (Lc 14,1). Per Luca l’insegnamento di Gesù a tavola è tra i più apprezzati. Gli insegnamenti sapienziali sono due. Nel primo (Lc 14,7-11) c’è l’insegnamento sul tema dell’umiltà ed è rivolto agli invitati che ambivano i primi posti. Si tratta di una regola importante per la partecipazione al banchetto del Regno: partecipano al Regno coloro che non si autogiustificano, ma attendono da Dio la salvezza. Nel secondo (Lc 14,12-14), c’è un insegnamento sulla generosità gratuita rivolta ai ricchi, che invitando i loro pari si aspettano il contraccambio (invitando i poveri, invece, non c’è contraccambio da aspettarsi). In tutti e due i casi il testo si chiude con un detto: proverbiale il primo (Lc 14,11: «Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato»), escatologico-morale il secondo (Lc 14,14c: «Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti»). (don Renato De Zan)
Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)
La soluzione si avrà con la teologia del secolo XIII detta scolastica che evita gli estremi dell’eccessivo realismo fisico di Lanfranco e del simbolismo spiritualizzante di Berengario. S. Tommaso d’Aquino, che della teologia scolastica è il principale esponente, spiega che con la consacrazione Cristo non diventa piccolo, non si nasconde nel pane, non è toccato, né masticato: la sua presenza è vera e reale, ma sacramentale ossia attraverso i segni del pane e del vino. È in questo contesto che ha un grande sviluppo la devozione al pane eucaristico indipendentemente dalla celebrazione della Messa e dalla comunione. Il pane eucaristico che prima veniva conservato in un armadio nella sacrestia e portato a casa, viene ormai custodito in un cofanetto prezioso collocato in chiesa, al muro, o in una colomba, o nella «torre» eucaristica, sino ad arrivare alla creazione del tabernacolo costruito nella forma di un tempietto o di una tenda e posto al centro dell’altare. Questa innovazione che ha prodotto realizzazioni artistiche di grande valore, sembra doversi attribuire al vescovo di Verona Matteo Giberti nel secolo XVI e sarà diffusa da S. Carlo Borromeo. La preghiera dinanzi al Sacramento è attestata nel secolo XII in una regola per delle donne che conducevano vita claustrale ed eremitica nei pressi di una chiesa (The Ancrene Riwle). L’eremita viene esortata: «Rivolgi i tuoi pensieri al corpo e al prezioso sangue di Dio sul sommo altare e inginocchiati davanti a lui salutandolo cosi: Ave, creatore, Ave, premio della nostra redenzione! Ave, viatico del nostro viaggio! Ave ricompensa della nostra speranza! Sii tu la nostra gioia». (3- continua)
“Cari figli, figlioli miei, amati miei!
Voi siete scelti perché avete risposto,
avete messo in pratica le mie indicazioni
ed amate Dio al di sopra di ogni cosa.
Perciò, figlioli, pregate con tutto il cuore
affinché si realizzino le mie parole.
Digiunate, fate sacrifici, amate per amore di Dio che vi ha creati
e siate, figlioli, le mie mani tese per questo mondo
che non ha conosciuto il Dio d’amore.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
(Con approvazione ecclesiastica)