Programma dal 4 al 12 ottobre 2025

Letture: Abacuc 1,2-3.;2,2-4 / Salmo 94 / 2 Timoteo 1,6-8.13-14

Ascoltate oggi la voce del Signore.

 

Dal Vangelo secondo Luca (17,5-10)

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.30 + Emma

Deff. fam. Martini e Tonini

+ Serafina e deff. fam. Baroncini e Poletti

Domenica 05 10.30

18.30

+ Gianni Zanelli e mamma Odenea

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

Lunedì 06 18.30 Per padre Serafino Tognetti (35* di Ordinazione) – (vivente)
Martedì 07 8.00 Vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Mercoledì 08 18.30 + Paola e Angelina
Giovedì 09
Venerdì 10
Sabato 11 18.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo) e secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

Domenica 12 18.30 + Maria Benfenati

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

Sabato ore 17.1518.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario (in forma più solenne)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Ottobre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

XXVI del . Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 (Santuario) e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (celebrata nel piazzale del Santuario).

Ore 17.00 (Santuario): S. Rosario

Lunedì 06 Ore 18.30 (oratorio): La Caritas diocesana incontra le Caritas parrocchiali.
Martedì 07

B.V. Maria del Rosario

S. Messa ad orario feriale

Ore 21.00 (oratorio) : Incontro di verifica della “Festa della Ripresa 2025”

Mercoledì 08 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 10 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 12

XXVII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 5 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

(in caso di pioggia la S. Messa sarà celebrata in S. Paolo)

ore 17.00 : S. Rosario nel Santuario

1 – Da Lunedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo ore 17.55

S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,25-37 Lc 10,38-42 Lc 11,1-4 Lc 11,5-13 Lc 11,15-26 Lc 11,27-28

Vivere il mistero – Dopo alcuni brani evangelici delle domeniche pregresse dove il tema fondamentale era il rapporto che il cristiano deve avere con le ricchezze, è ora la volta di brani evangelici che, per alcune domeniche, toccheranno il tema della fede. Con il termine «fede», il credente dice essenzialmente due cose tra loro profondamente connesse: il legame fiduciale con Dio e l’adesione alle verità presenti in modo esplicito o implicito nel deposito della rivelazione (Scrittura nella Tradizione) e indicate dalla Chiesa. Detto in altre parole, la relazione di amore operoso con Dio dà vita all’accoglienza delle verità che egli ha voluto rivelare e ai valori morali che egli ha voluto proporre per il bene dell’uomo. L’espressione del profeta Abacuc (piima lettura: Ab 1 ,2-3; 2,2-4: «Il giusto vivrà per la sua fede») venne ritenuta così importante che Paolo la cita in Rm 1,17: «ln esso [= Vangelo di Gesù] infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede [ebraica] a fede [cristiana], come sta scritto: Il giusto per fede vivrà». Tale espressione creò nel secolo XVI un dibattito forte tra Lutero e la Chiesa cattolica. La discussione venne chiusa con il Concilio di Trento, dove la fede è dichiarata salvifica se è una fede fiduciale, operosa e accogliente la verità di Dio. È bene anche ricordare che Dio non ha bisogno delle nostre opere perché esse non gli danno niente che egli non abbia già. Il servo, dunque, davanti al padrone non può sentirsi «insostituibile». Le opere hanno una valenza fondamentale per noi: testimoniano la fede che abbiamo (cf. Gc 2,18: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede»). La richiesta dei discepoli («Accresci in noi la fede»,) nasce dalle parole del Maestro che esigeva una grande libertà interiore per seguirlo: chiedeva di essere il primo nel cuore del discepolo, chiedeva che il discepolo fosse distaccato sia dai beni sia dalla gloria. Le richieste erano impegnative, ma i doni che derivavano erano inaspettati. I discepoli avevano visto in Gesù la misteriosa presenza della misericordia illimitata di Dio quando il Maestro aveva parlato loro del figliol prodigo e del padre buono, e avevano visto in atto la sua tenerezza verso il mondo dei deboli (ammalati, donne, poveri, peccatori, ecc.). La risposta di Gesù alla richiesta dei discepoli lascia stupiti. Nella fede il più o il meno non è decisivo (basta anche una fede piccola come un granello di senapa). Decisivo è averla. Può essere piccola come un granello di senape, eppure è capace di fare miracoli. Le opere che ne derivano non sono la prima cosa da sottolineare. È importante l’albero. I frutti vengono di conseguenza. Il testo è composto da una prima considerazione di Gesù sulla fede (Lc 17,5-6) e da una seconda considerazione di Gesù sulle opere (Lc 17,7-10). Ciò che deriva dalla lettura congiunta dei due insegnamenti è inatteso: nella vita del credente ciò che è fondamentale è la fede, mentre le opere vengono in subordine necessario. Se, all’inverso, le opere fossero più importanti della fede, nascerebbe un equivoco profondo: si possono acquisire meriti ed essere salvati senza la fede. Il che è un assurdo. Ma questa era la mentalità che circondava Gesù. La parabola del padrone e del servo è articolata secondo il criterio del ragionamento per antitesi: al destinatario viene presentato uno scenario impossibile (il padrone che serve lo schiavo) e immediatamente dopo uno scenario reale (lo schiavo che serve il padrone). Successivamente si chiede al destinatario quale sia lo scenario più logico secondo l’esperienza del tempo. Era impensabile che il personaggio più importante (padrone) si mettesse al servizio del personaggio meno importante (servo). Da qui la domanda ovvia: il padrone «si riterrà obbligato verso il suo servo, perché (il servo) ha eseguito gli ordini ricevuti?». La risposta è evidentemente negativa e Gesù trae le conseguenze. Quando il discepolo si sarà comportato da discepolo, può aprire con Dio un credito o piuttosto può affermare di essere stato semplicemente se stesso? Gesù aveva detto: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Paolo, riprendendo il pensiero di Gesù, ridice il concetto con altre parole: «Se ti vanti, ricordati che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te» (Rm 11 ,18). Dentro a questo orizzonte di pensiero va collocata la strana frase di Gesù: «Cosi anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare». L’espressione greca dùloi achrèiòi esmen, tradotta alla lettera, dà questo risultato: «Siamo servi inutili». Nella scienza della traduzione si sa che rispettare la lingua di partenza (greco con substrato aramaico) significa ottenere un equivoco nella lingua di arrivo (italiano) e, viceversa, rispettare la lingua di arrivo significa perdere le caratteristiche della lingua di partenza. Nel caso concreto è stata rispettata la lingua di partenza, ma non quella di arrivo. Rispettando la lingua di arrivo bisognerebbe dire «siamo servi che non recano vantaggio al loro padrone» oppure «siamo servi che non fanno guadagnare al padrone niente che egli già non abbia». La fede, infatti, è un rapporto di innamoramento e di fascino con Dio. L’amore ha la sua ricompensa che non viene mai misurata dall’amante, ma dalla persona amata. La ricompensa è misurata da Dio, non dal discepolo. Per questo motivo la Colletta generale mostra come Dio ricompensi l’uomo di più di quanto l’uomo possa aspettare: il Padre esaudisce le preghiere dei discepoli «al di là di ogni desiderio e di ogni merito» e, perdonando ciò che la coscienza teme, aggiunge «ciò che la preghiera non osa sperare». (don Renato De Zan)

Il Messale Romano- Terza edizione [] (di Maurizio Barba)

Con l’approvazione del Santo Padre Giovanni Paolo II, il 10 aprile 2000, e con il Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 20 aprile del medesimo anno, il Messale romano è giunto alla sua terza edizione tipica nel 2002, a più di trent’anni dalla prima editio typica (1970) e a più di venticinque dalla seconda (1975). Non si tratta di una semplice ristampa del libro liturgico per la celebrazione eucaristica, ma di una nuova edizione con aggiunte e modifiche di natura sostanziale, integrativa e migliorativa di quanto già le precedenti edizioni avevano confermato. (1-continua)

Programma dal 27 settembre al 5 ottobre 2025

Letture: Amos 6,1a.4+-7 / Salmo 145 / 1 Timoteo 6,11-16

Loda il Signore, anima mia.

 

Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:

«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.

Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 27 18.30 Pro populo
Domenica 28 10.30 + Mondini Luigi, Alfredo e Giulia
Lunedì 29 18.30 + Montesi Natale+ Resta Maria e Bassi Giovanni

+ Vilardo Francesco

Martedì 30
Mercoledì 01
Giovedì 02 18.30 + Biancoli Vincenzo
Venerdì 03 8.00 + don Felice Marchi
Sabato 04
Domenica 05 18.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

Sabato ore 17.1518.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario (in forma più solenne)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : CSettembre – Ottobre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28XXIV del . Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Lunedì 29Ss. Michele, Gabriele e Raffaele S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 01S. Teresa di Gesù Bambino S. Messa ad orario ferialeOre 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 02Ss. Angeli Custodi S. Messa ad orario feriale
Venerdì 03 Primo venerdì del mese – Comunione agli impeditiOre 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 04S. Francesco d’Assisi Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa
Domenica 05XXVII del T. Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 (Santuario) e 18.30 (S. Paolo)Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (celebrata nel piazzale del Santuario).

Ore 17.00 (Santuario): S. Rosario

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 5 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.00 : S. Rosario nel Santuario

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 1,47-51 Lc 9,51-56 Lc 9,57-62 Mt 18,1-5.10 Lc 10,13-16 Mt 11,25-30

Vivere il mistero – L’ingiustizia sociale è una piaga che affligge l’umanità da millenni. Il profeta Amos nel secolo VIII a.C. tracciò un ritratto impietoso nei confronti dei ricchi che scelgono la logica del denaro; logica che non si ferma davanti a niente e a nessuno pur di guadagnare, guadagnare sempre di più e a qualunque costo. In nome del guadagno, coloro che sposano tale logica calpestano i poveri e sterminano gli umili del paese. È ovvio che la condanna divina sia inevitabile. La logica di Dio, infatti, è diversa da quella dei ricchi. Colui che vive da egoista non può vivere eternamente in comunione con gli altri e con Dio. Qualcuno ha proposto la rivoluzione come strumento per arrivare alla giustizia sociale e all’eguaglianza. L’insegnamento del Maestro, nel Vangelo odierno, propone come linea di soluzione l’ascolto della Parola da cui poi prenderanno vita le strategie che l’amore cristiano saprà umanamente organizzare.  I ricchi, i sapienti e i potenti lasciano il loro nome alla storia, nessuno si ricorda dei singoli poveri. Nella storia della salvezza avviene il contrario: conosciamo il nome del povero Lazzaro. Non conosciamo il nome del ricco, costui viene spesso chiamato con il nome di epulone che non è un nome, ma è un epiteto che deriva dalla traduzione latina della Vulgata. Girolamo in Lc 16,19 traduce il testo greco in questo modo: «Homo quidam erat dives et… epulabatur cotidie splendide (Un certo uomo era ricco e… banchettava ogni giorno lautamente)». Epulone è un nome italiano fatto derivare dal verbo latino «epulon» (mangiare, banchettare): più o meno significa, «mangione». Dio non può restare indifferente di fronte al ricco sazio e al povero affamato. La comunità cristiana invoca l’intervento di Dio in modo forte. Nella prima petizione della Colletta propria, infatti, invoca Dio con queste parole: «Stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi, poni fine all’orgia degli spensierati». E poiché Paolo avverte coloro che stanno in piedi di non cadere, la comunità prega per la propria conversione che deriva dall’ascolto della Parola (terza petizione della Colletta propria: «E fa’ che aderiamo in tempo alla tua Parola». Poco prima del testo evangelico odierno, in Lc 16,14, i farisei sono tratteggiati come persone attaccate al denaro: «l farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si beffavano di lui». Si tenga presente che i farisei credevano alla vita dopo la morte e, perciò, la provocazione della parabola è precisa in quanto il corpo del racconto parabolico avviene nell’ambito della sopravvivenza dopo la morte. Il testo si suddivide in due momenti. Il primo (Lc 16,19-21) presenta i protagonisti nella loro situazione storica: il ricco mangione e il povero Lazzaro, commiserato dai cani e non dal ricco. Nel secondo (Lc 16,22-31) viene illustrata la situazione dei due dopo la loro morte: Lazzaro in braccio ad Abramo in paradiso, il ricco mangione in mezzo alle fiamme. Questa seconda parte è scandita dalla parola «padre». Il primo brano (Lc 16,24-26) inizia con «padre Abramo» ed è dominato dal lamento del ricco perché la fiamma lo tortura. Il secondo (Lc 16,27) è caratterizzato dalla sola invocazione «padre» ed è dominato dalla richiesta: Lazzaro dovrebbe ammonire i fratelli del ricco perché cambino stile di vita. Il terzo brano (Lc 16,30) ha l’espressione «padre Abramo» (inclusione con la prima espressione) ed è caratterizzato dalla motivazione: l’ascolto di chi viene dai morti porta alla conversione. Abramo smaschera tale motivazione se non si ascolta la Parola di Dio nessun miracolo è efficace. Le risposte di Abramo sono agghiaccianti: sono sempre un «no!», insuperabile. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)

In ogni caso la distribuzione della comunione deve essere sempre preceduta da una liturgia della Parola, più o meno sviluppata secondo i casi perché non e possibile nutrirsi del pane del corpo di Cristo se prima non ci si è nutriti del pane delia sua Parola. L’adorazione eucaristica, privata e pubblica, prolunga nei fedeli gli atteggiamenti e i frutti della partecipazione all’Eucaristia e li dispone a meglio partecipare ad essa. I pii esercizi che si fanno dinanzi ad essa hanno- lo scopo di aiutare i fedeli a intensificare la comunione con Cristo, ad intercedere per la pace e la salvezza del mondo, ad approfondire l’alleanza, a trasformare tutta la vita in rendimento di grazie, ad offrire la propria vita con Cristo al Padre, ad attingere da questo mirabile scambio un aumento di fede, di speranza e di carità, in una parola ad attuare nelle opere i significati e i contenuti dell’Eucaristia ricevuta. L’esposizione specialmente nella forma delle Quarantore porta a riconoscere la presenza di Cristo e invita-alla comunione di Spirito con lui, unione che trova il suo culmine nella comunione sacramentale. Perciò nelle esposizioni deve apparire con chiarezza il rapporto con la Messa e la volontà di Cristo che ha istituito l’Eucarestia principalmente come nostro cibo, rimedio e sollievo. Nelle processioni Eucaristiche infine, in cui l’Eucaristia viene portata solennemente per le vie con l’accompagnamento di canti, e specialmente in quella Annuale nella solennità del Corpo e del Sangue di Cristo, il popolo cristiano rende pubblica testimonianza di fede verso il Santissimo Sacramento, manifestando che l’Eucaristia non è soltanto il centro della vita della Chiesa, ma anche il fine del cammino e di tutte le umane attività e la primizia della creazione redenta e rinnovata. (7-fine)

Programma dal 20 al 28 settembre 2025

Letture: Amos 8,4-7 / Salmo 112 / 1 Timoteo 2,1-8

Benedetto il Signore che rialza il povero.

 

Dal Vangelo secondo Luca (16,1-13)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.

L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 20

   

Domenica 21

18.30

Deff. fam. Mussino e Giacometti, Franca e Francesco

Lunedì 22

18.30

+ Adriano Castelli e Giovanna Cicognani

Martedì 23

   

Mercoledì 24

   

Giovedì 25

   

Venerdì 26

   

Sabato 27

   

Domenica 28

10.30

+ Mondini Luigi, Alfredo e Giulia

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

Sabato ore 17.1518.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.15

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

XXV del . Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Solenne ingresso del nuovo parroco don FABIO GENNAI secondo il programma sotto riportato

Martedì 23

S. Pio da Pietrelcina

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 26

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 28

XXVI del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Programma per l’ingresso del nuovo parroco

Don FABIO GENNAI

Domenica 21 settembre 2025 – XXV del Tempo Ordinario

Ore 9.30 La Comunità accoglie e saluta don Fabio al Santuario della B.V. della Consolazione.

Ore 9.50 Insieme si parte per raggiungere la piazza della città.

Ore 10.10 Saluto del Sindaco e delle autorità in piazza Matteotti.

Ore 10.30 Celebrazione della Santa Messa Solenne nella chiesa di S. Paolo

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Lc 8,16-18

Lc 8,19-21

Lc 9,1-6

Lc 9,7-9

Lc 9,18-22

Lc 9,43b-45

Vivere il mistero – La Liturgia propone una Colletta propria dove c! sono tre petizioni. Nella seconda si dice esplicitamente: «Salvaci dalla cupidigia delle ricchezze». La preghiera riassume in modo mirabile il ricco messaggio del Vangelo di oggi (Lc16,1-13). Perché una preghiera di questo tipo? La vita pone l’uomo di fronte a una scelta. Da una parte la mentalità di questo mondo propone all’uomo come beni supremi il potere, la ricchezza, l’onore, la gloria in questa vita. Dio, invece, propone all’uomo la sua paternità, l’invito a gestire la vita imperniata sull’amore e sul perdono, la risurrezione personale, la salvezza eterna, la gioia senza fine.  La ricchezza viene chiamata «disonesta» da Gesù perché la ricchezza (con il denaro, il prestigio e il potere), quando viene assolutizzala come fosse una divinità, ha in sé una logica perversa: la capacità di indurre l’uomo a calpestare ogni valore e ogni persona pur di ottenerla e di trattenerla. Gesù insegna con chiarezza: «Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza». La ricchezza genera nell’uomo una mentalità che non si accorda con la mentalità che Dio genera. La mentalità che Dio genera non è certamente ricca di pigrizia (tanto, fa tutto Dio), ma, stando alla parabola del fattore disonesto, è accortezza e intraprendenza: reagisci, abbi fiducia, opera, progredisci – secondo la mentalità di Dio – e, poi, anche condividi. Queste sono le caratteristiche che Gesù elogia (non elogia certamente il fattore che chiama «disonesto»). Per questo la comunità cristiana invoca il Padre e chiede di essere salvata dalla mentalità di questo mondo per poter alzare «al cielo mani libere e pure» e rendergli gloria con tutta la propria vita. Letterariamente il testo si articola in due unità e la divisione è data dall’espressione «Ebbene, io vi dico» che separa la parabola dell’amministratore disonesto (Lc 16,1-8) dalla riflessione sapienziale sul buon uso delle ricchezze (Lc 16,9-13). Mentre la parabola insegna ad agire con accortezza (ma non a essere disonesti come l’amministratore), la riflessione sapienziale di Gesù insegna ad agire secondo la mentalità di Dio. La parabola si colloca su due piani interpretativi. Il primo, quello più esplicito, riguarda la scaltrezza, cioè l’intraprendenza e l’accortezza. Il secondo, quello intessuto nel racconto, presenta l’uomo che si assicura un futuro sereno con ricchezze che non sono sue. Nella riflessione sapienziale, Gesù chiama la ricchezza «disonesta» non perché guadagnata ingiustamente, ma per una ragione più sottile e profonda. Nessuno può illudersi di servire la ricchezza, chiamata da Gesù «mammona» (vocabolo di origine fenicia), e Dio. La ricchezza, infatti, se l’uomo non vigila per non diventarne succube, porta in sé la spinta a calpestare ogni valore (giustizia, verità, condivisione, ecc…). Gesù dice che la ricchezza non va disprezzata, ma usata, senza farsi usare. L’uso migliore della ricchezza è farla diventare condivisione. Più volte Gesù dice che ciò che l’uomo possiede gli è dato in amministrazione. Quando muore, non si porta via niente. Con quella ricchezza che l’uomo «amministra» può – attraverso una sapiente condivisione – farsi degli amici che lo accolgano «nelle dimore eterne». L’affetto, la cultura, il tempo, la fede possono essere altrettante ricchezze che – sapientemente – possiamo condividere. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)

Scopo primario della conservazione dell’Eucaristia, sia dal punto di vista della storia che da quello della teologia, è l’amministrazione del viatico; scopi secondari sono la distribuzione della Comunione ai malati e agli assenti e l’adorazione. Il luogo dove si conserva deve distinguersi per nobiltà e decoro e prestarsi all’adorazione e alla preghiera personale. Questo scopo viene ottenuto più facilmente se il Santissimo Sacramento è custodito in una cappella separata dal corpo centrale della chiesa, facilmente accessibile, o comunque in una parte della chiesa nobile e ornata. Il tabernacolo in ogni caso deve essere unico, solido non trasparente, inviolabile, segnalato da una lampada a olio o a cera. Per quanto riguarda la comunione si deve tenere presente che forma perfetta di partecipazione all’Eucaristia è la comunione nella stessa, al pane consacrato durante la celebrazione, dopo la liturgia della Parola, la presentazione dei doni, la preghiera eucaristica. Per cui è necessario inculcare ai fedeli di comunicarsi durante la Messa. Tuttavia pure la comunione fuori della Messa, anche se il segno del convito pasquale non è del tutto evidente, resta memoriale della Pasqua, rendimento di grazie, partecipazione al sacrificio di Cristo e alla cena pasquale, rinnovazione dell’alleanza, comunione con Cristo e con i fratelli. Per cui si deve portare la comunione, non solo ai moribondi in forma di viatico, provvista del pane di vita per l’estremo viaggio e pegno della risurrezione – che è diritto e dovere grave di ogni battezzato – ma anche agli ammalati e alle persone anziane, specialmente nel giorno del Signore, e non si deve rifiutare ai fedeli impossibilitati a partecipare alla Messa. A questo scopo dopo il Concilio sono stati istituiti i ministri straordinari della comunione, uomini e donne. (6- continua)

Programma dal 13 al 21 settembre 2025

Letture: Numeri 21,4b-9 / Salmo 77 / Filippesi 2,6-11

Non dimenticate le opere del Signore!

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,13-17)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 13 18.30
Domenica 14 10.30 + Francesco Marconi
Lunedì 15
Martedì 16
Mercoledì 17 18.30 Vivi e defunti fam. Dovadola Ivano
Giovedì 18
Venerdì 19
Sabato 20
Domenica 21 18.30 Deff. fam. Mussino e Giacometti, Franca e Francesco

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Settembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 14

Esaltazione della Santa Croce

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.00 (città) : Corteo storico

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a conclusione della Festa celebrata da don Pietro Marchetti che in questa occasione ci saluta avendo ricevuto dal vescovo un altro incarico.

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo insieme nel quale continua la festa con la quale ringraziamo don Pietro della sua amicizia e della sua presenza in mezzo a noi per 14 anni e lo salutiamo.

Ore 18.00(oratorio) : 49° “Palio del timone”

Lunedì 15

B.V.Maria Addolorata

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 19 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 21

XXV del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Solenne ingresso del nuovo parroco don FABIO GENNAI secondo il programma sottoriportato

Programma per l’ingresso del nuovo parroco

Don FABIO GENNAI

Domenica 21 settembre 2025 – XXV del Tempo Ordinario

Ore 9.30 La Comunità accoglie e saluta don Fabio al Santuario della B.V. della Consolazione.

Ore 9.50 Insieme si parte per raggiungere la piazza della città.

Ore 10.15 Saluto del Sindaco e delle autorità in piazza Matteotti.

Ore 10.30 Celebrazione della Santa Messa Solenne nella chiesa di S. Paolo

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 2,33-35 Lc 7,11-17 Lc 7,31-35 Lc 7,36-50 Lc 8,1-3 Lc 8,14-15

Vivere il mistero – Oggi celebriamo la festa dell’Esaltazione della Croce. Com’è noto, l’imperatore Eraclio, avendo riportato vittoria su Cosroe, re di Persia (VII sec.), gli riprese la vera croce, di cui si era impadronito nel saccheggio di Gerusalemme. In quella circostanza ebbe luogo una solenne liturgia, nella quale l’imperatore stesso volle portare la preziosissima reliquia fino al Calvario. La Chiesa ci invita quindi ad adorare il mistero della croce, simbolo e strumento della nostra redenzione. Nel discorso a Nicodemo, Gesù parla anzitutto di una «necessità» («bisogno») legata ad un «innalzamento» («che sia innalzato il Figlio dell’uomo»). Cosa significa? Anzitutto, che l’innalzamento si radica nella volontà di Dio. Giovanni usa qui un passivo che permette di evitare l’uso del nome di Dio (passivo divino). Ergo? E Dio, il Padre, che innalza il Figlio. Ma cosa si intende per «innalzamento»? La glorificazione. Nella morte in croce, Dio glorifica il Figlio, manifestando in lui la pienezza del suo amore per il mondo. La croce, allora, non è sorgente di salvezza per il suo aspetto sacrificale; per i cristiani essa è sorgente di vita in quanto espressione ultima e radicale dell’amore di Dio. Nel IV Vangelo noi abbiamo tre predizioni sull’innalzamento del Figlio dell’uomo (cf Gv 3,14; 8,28;12,32); tre predizioni che corrispondono alle tre predizioni della morte e risurrezione di Gesù che troviamo nei Sinottici.  Ma c’è una differenza; mentre per Giovanni la croce è gloriosa fin dall’inizio, per i Sinottici lo è solo alla fine. Dal Figlio dell’uomo innalzato otteniamo la vita eterna (cf Gv 3,14), giungiamo a conoscere la sua divinità (cf Gv 8,28) e veniamo potentemente attirati (cf Gv 12,32). Ma l’amore di Dio chiede accoglienza all’uomo, per questo Gesù parla di fede, di coloro che credono in lui per avere la vita. Credere in Gesù significa dare la propria adesione alla sua persona, alle sue parole, al mistero della sua morte apportatrice di salvezza. Un ultimo aspetto, Gesù, ricordando l’episodio del serpente, richiama a Nicodemo un dato importantissimo: certo, Israele è nella terra promessa eppure vive ancora l’esperienza del deserto, con le sue minacce di morte. Per trovare salvezza piena e duratura è necessario perciò nascere, rinascere nuovamente. Come? Accogliendo la salvezza in atto, Gesù, il Figlio dell’uomo che offre lo Spirito, principio di vita nuova. Un’ultima riflessione, riassuntiva, anche se non completa. Abbiamo visto come per Gesù la croce sia una necessità. Ma come intendere questa necessità? Ha scritto Bruno Maggioni: «La necessità della croce è dentro la libertà di una scelta di vita». In che senso? ln quanto Gesù ha vissuto la croce come necessaria coerenza e fedeltà. A chi? A che cosa? A Dio, e alla verità di Dio. Gesù ha voluto dire Dio, la sua verità anche a rischio della propria vita, anche sapendo che l’avrebbero condannato a morte. Questo è il primo significato della necessità. Ma ne abbiamo un altro. Gesù è altresì consapevole di un disegno di Dio; meglio, sa che il Padre vuole salvare il mondo peccatore non stando al di fuori, ma dal di dentro. La croce esprime, perciò, la solidarietà divina verso l’uomo peccatore. Gesù fa sua questa volontà, che è una volontà di amore fino alla fine (cf Gv 13,1). Di qui un terzo significato: la croce come compimento. Gesù morente affermerà: «Tutto è compiuto» (Gv 19,30). In che senso? Che la croce non è un momento singolare della vita di Gesù. Morendo in croce, Gesù non ha fatto niente di più di ciò che ha sempre fatto; ha vissuto la sua vita come dono, ha celebrato la sua morte come dono. Che la via abbracciata da Gesù sia quella giusta Io conferma la sua risurrezione. La croce che oggi veneriamo è perciò Gerusalemme, basilica del Santo Sepolcro, la sommità del Calvario, il luogo venerato della crocifissione di Gesù, una croce gloriosa.

(p. Sandro Carotta)

Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)

Strettamente legata alle processioni e all’esposizione è la benedizione eucaristica, di cui abbiamo testimonianze a partire dal secolo V. Mentre per le Quarantore si dovrà aspettare il secolo XVI con San Carlo Borromeo a Milano in piena epoca della Controriforma. Ad epoca molto più recente risalgono invece i congressi eucaristici: il primo infatti ebbe logo a Lilla in Francia nel 187 L’adorazione eucaristica rappresenta un mirabile arricchimento della pietà cristiana, ma purtroppo si è sviluppata in un momento in cui con la perdita del senso dell’assemblea, la diserzione della comunione la partecipazione dei fedeli ridotta ad aspetti marginali, si oscurava la vera intelligenza della Messa. Ciò diede luogo a delle ambiguità e comportò abusi che furono dannosi all’autentica spiritualità cristiana. Il culto del Santissimo Sacramento è potuto apparire come più importante della Messa e della comunione Toccava al Concilio Ecumenico Vaticano II e ai libri liturgici da esso nati ristabilire un sano equilibrio. Esso, affermando la centralità della celebrazione, memoriale della morte e risurrezione istituito da Cristo e consegnato alla Chiesa perché perpetui il sacrificio della croce, e convito pasquale nel quale si riceve Cri-sto, l’anima è ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura, ha permesso di riordinare intorno ad essa tutte le manifestazioni del culto eucaristico. La celebrazione dell’Eucaristia costituisce non solo l’origine, ma anche il fine del culto che ad essa viene reso al difuori della Messa. In essa sono messi in evidenza i vari modi della presenza di Cristo nella Chiesa: nell’assemblea dei fedeli riuniti nel suo nome, nella sua Parola allorché si proclama in chiesa la Scrittura e se ne fa il commento, nella persona del ministro che presiede nel suo nome, e in modo assolutamente unico sotto le specie eucaristiche, una presenza questa che viene chiamata reale, non perché le altre non siano tali ma perché in essa vi è Cristo tutto e intero, Dio e uomo,-sostanzialmente e ininterrottamente. Per questo è più consono alla natura della celebrazione che sull’altare dove si celebra la Messa non ci sia la presenza eucaristica di Cristo con le specie consacrate conservate nel tabernacolo. (5- continua)

Programma dal 6 al 14 settembre 2025

Letture: Sapienza 9,13-18 / Salmo 89 / Filemone 9b-10.12-17

Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Giuseppe, Vittorio, Lucia e Rosa
Domenica 07 10.30

18.30

+ Cecchini Dino

+ Stanghellini Aldo e Dosi Luisa

+ Emilia e Veliano Chiarini

Lunedì 08 18.30 Per un defunto
Martedì 09
Mercoledì 10 18.30 + Adolfo e fam. Marangoni
Giovedì 11
Venerdì 12 8.00 + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina
Sabato 13
Domenica 14

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Settembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07

XXIII del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 (Oratorio) e 18.30 (S. Paolo).

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero D’Oro

Lunedì 08

Natività della B.V.Maria

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (oratorio) : Din Don Bimbo D’Oro

Martedì 09 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio pastorale parrocchiale
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 19.00 (oratorio) : Cibi dal mondo

Ore 20.30 (oratorio) : Sulle note di un tango

Sabato 13 Ore 21.00 (oratorio) : Spettacolo teatrale “Mirko”
Domenica 14

XXIV del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.00 (città) : Corteo storico

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 18.00(oratorio) : 49° “Palio del timone”

E’ tempo di Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)

Sabato 6 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 1,1-16.

18-23

Lc 6,12-19 Lc 6,20-26 Lc 6,27-38 Lc 6,39-42 Lc 6,43-49

Vivere il mistero – La liturgia, attraverso la Colletta propria, compone in un equilibrio misurato il messaggio della prima lettura (Sap 9,13-18: «A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?») con il messaggio del Vangelo (Lc 14,25-33): «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»). Nell’amplificazione dell’invocazione, l’assemblea prega: «Tu sai come a stento ci raffiguriamo le cose terrestri, e con quale maggiore fatica possiamo rintracciare le cose del cielo…». Nella petizione l’assemblea domanda: «Donaci la sapienza del tuo Spirito». Nel fine della petizione l’assemblea conclude: «Perché da veri discepoli portiamo la nostra croce ogni giorno dietro il Cristo tuo Figlio». Il cristiano, infatti ha bisogno della sapienza divina per saper «rintracciare le cose del cielo» e saper comprendere che portare quotidianamente la propria croce è ciò che Gesù chiede al suo discepolo. È tipico del linguaggio semitico esprimersi per antitesi forti. Il testo greco del Vangelo dice: («Se uno viene a me e non odia suo padre… non può essere mio discepolo»). La traduzione italiana, ha espresso lo stesso concetto con la sensibilità occidentale («Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo»). Matteo che conosceva bene la robustezza del linguaggio semitico, addolcisce la frase per i cristiani di lingua greca: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me…» (Mt 10,37). La sapienza che viene da Dio pone al centro dell’attenzione Dio e l’uomo. La sapienza che non viene da Dio (come quella del serpente nel paradiso terrestre) pone al centro della propria attenzione le cose. Il cristiano sente il bisogno della sapienza buona perché capire e accogliere le parole di Gesù, alcune volte, non è facile. Gesù, infatti, chiede ai suoi discepoli che prima devono imitare Lui, poi sono chiamati a prestare attenzione ai propri cari. Sotto il profilo esegetico, il testo evangelico sarebbe delimitato in Lc 14,25-35. Si tratta di tre insegnamenti alla folla. Lc 14,25 (creazione di Luca) introduce lo scenario. Nel primo insegnamento (Lc 14,26-27), costituito da due detti sapienziali; vengono evidenziate le condizioni per seguire Gesù, con l’invito alla rinuncia di ciò che è più caro. Con due parabole (torre; guerra) segue l’invito alla rinuncia ai propri averi e alla ponderatezza della scelta di essere discepoli (Lc 14,28-33). Con il detto sapienziale sul sale (perseveranza del discepolato), si chiude il testo, invitando il discepolo a mantenere la propria identità (Lc 14,34-35). La liturgia ha scelto solo i primi due brani, Lc 14,25-33, modificando leggermente l’incipit (testo biblico: «Una folla numerosa andava con lui»; testo biblico-liturgico: «In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù»). Il brano evangelico che ne risulta è incluso da un ritornello-: «Non può essere mio discepolo» (Lc 14,26.27 e Lc 14,33). «Non può essere mio discepolo» (Lc 14,26.27.33): molto spesso l’amore per le persone care fa perdere di vista il valore della giustizia e della verità. Altre volte le difficoltà e i dolori della vita fanno perdere la visione di fede dell’esistenza. Infine, il luccichio del denaro e del potere fanno perdere di vista i valori fondamentali (l’onestà sparisce e con lei gli altri valori correlati: il valore della parola data, l’attenzione ai più deboli, il rispetto per la persona, ecc…). L’uomo si serve delle ricchezze, ma il cuore è di Dio. Accanto a questo insegnamento il discepolo deve imparare la solitudine per la fedeltà a Dio («portare la propria croce») come Gesù prende la croce, è abbandonato da tutti (discepoli, miracolati, folle…), ma resta fedele alla volontà del Padre. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)

Contemporaneamente nascono le processioni. Già Lanfranco oppositore di Berengario nel suo monastero la domenica delle palme nel secolo XI faceva portare solennemente il corpo di Cristo perché fossero indirizzati ad esso tutti i canti e le acclamazioni della processione. Ma è con l’istituzione della festa del corpo di Cristo (Corpus Domini nel 1264 ad opera di Urbano IV che le processioni eucaristiche si diffondono in tutta l’Europa. Questi già arcidiacono di Liegi, dove la festa era stata introdotta nel 1247 per l’insistenza di una monaca di quella città, santa Giuliana di Mont-Cornillon, istituì la festa fortemente impressionato dal miracolo di Bolsena vicino ad Orvieto dove egli in quell’anno risedeva. Un po’ più tardiva è la pratica delle esposizioni a cui aveva aperto la strada l’uso di elevare il pane eucaristico immediatamente dopo la consacrazione (intorno al 1200), cui pochi anni dopo per simmetria era seguita l’elevazione del calice. La più antica testimonianza esplicita di esposizione eucaristica forse è quella che ci viene nel 1594 dalla vita di santa Dorotea. Questa santa si recava alla chiesa ogni mattina per vedere l’Eucaristia esposta in un ostensorio. In un tempo in cui la comunione era assai rara, tanto che il Concilio Lateranense IV si sente costretto a negare la qualifica di cristiano al battezzato che avendo raggiunto l’uso di ragione non si comunica almeno a Pasqua, si diffuse così la credenza popolare che vedere l’ostia avesse un valore equivalente a ricevere effettivamente la comunione. Anzi molti fedeli ritenevano che dal vedere l’ostia fluissero benefici straordinari come la guarigione e la longevità. (4- continua)