Medjugorje, 25 luglio 2025

“Cari figli!

In questo tempo di grazia,

in cui l’Altissimo mi ha permesso di amarvi

e guidarvi sulla via della santità,

satana vuole aggrovigliarvi

con la corda dell’inquietudine e dell’odio.

Non permettetegli di prevalere

ma lottate, figlioli,

per la santità di ogni vita umana.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dal 19 al 27 luglio 2025

Letture: Genesi 18,1-10a / Salmo 14 / Colossesi 1,24-28

Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda.

Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 19
Domenica 20 10.30 + Francesco Marconi (VII° Anniv.)
Lunedì 21 18.30 + Cg. Mussino e Giacometti, Franca e Francesco
Martedì 22 8.00 + Adriano Castelli e Giovanna Cicognani

+ Nicoletti Francesco

+ Piccolo Biagio e Librandi Antonietta e deff. fam. Minardi Rosa e Costanzo Antonio

Mercoledì 23 18.30 + Zuccarino Giovanni (X° anniv.)
Giovedì 24 18.30 + don Felice Marchi

+ Conti Paolo

Venerdì 25
Sabato 26
Domenica 27

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 20

XVI del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Martedì 22

S. Maria Maddalena

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 23

S. Apollinare

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 25

S. Giacomo ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Domenica 27

XVII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 12,38-42 Gv 20,1-2.11–18 Gv 10,11-18 Mt 13,10-17 Mt 20,20-28 Mt 13,16-17

Vivere il mistero – L’episodio di Marta e di Maria, conosciutissimo nel mondo cristiano occidentale come l’episodio che fonda la vita religiosa attiva (Marta) e quella contemplativa (Maria), va rivisto e approfondito meglio. Se fosse corretta questa lettura, ci sarebbe una contraddizione con la conclusione della parabola del buon samaritano, dove l’azione (vita attiva) viene comandata da Gesù: «Va’ e anche tu fa’ cosi» (Lc 10,37). Nel trattato Pirqé Abot, Rabbi Yosé ben Yohanan di Gerusalemme diceva: «Non parlare troppo con le donne… Ogni volta che si parla troppo con una donna ci si attira la sfortuna». Questa mentalità piuttosto radicata ai tempi di Gesù (ricordate la meraviglia dei discepoli che trovarono Gesù al pozzo di Sicar, mentre stava parlando con la samaritana?) può spiegare il fatto che nel mondo ebraico non esistesse il discepolato femminile. Gesù, invece, accetta che ci siano donne accanto a sé e ai discepoli. Andando radicalmente contro la mentalità del suo tempo, Gesù sceglie di avere non solo discepoli, ma anche discepole. San Paolo spiegherà il motivo: «Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo né libero; non c’è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,28). Il discepolato femminile voluto da Gesù è alluso nell’episodio di Marta e di Maria (Lc 10,38-42). Esiste nel testo un’espressione che sembra avere un valore poetico: «Maria, sedutasi ai piedi di Gesù (in greco pròs toùs pòdas tou kiriou = «presso i piedi del Signore), ascoltava la sua parola». L’espressione «presso i piedi del Signore, è una espressione tecnica per indicare il discepolato. […] Maria, dunque, aveva scelto di essere discepola di Gesù ricevendone la piena approvazione. Da qui la comprensione dell’espressione di Gesù circa Maria che ha scelto la parte migliore. In questo quadro generale si colloca il tema dell’accoglienza (Marta e Maria accolgono Gesù), ampiamente illustrato e anticipato dall’episodio di Mamre, dove Abramo accoglie tre uomini, rivelatisi poi come Dio e i suoi angeli (cf. prima lettura: Gen 18,1-10a). Il tocco del salmo responsoriale appare come risposta al tema. Colui che sa accogliere è accolto da Dio nella tenda divina. In breve: il discepolo sa accogliere Dio e il prossimo, perché l’accoglienza è un elemento essenziale del discepolato. Solo dopo prende vita il servizio (Marta), Gesù conferma questo dato: «Di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». […] I grandi temi del testo evangelico sono diversi. I più importanti potrebbero essere: l’ascolto della Parola (Maria e Gesù), l’ascolto della Parola come radice di ogni servizio (Marta e Gesù), il discepolato femminile (Maria è ai piedi di Gesù), l’accoglienza (Marta e Maria nei confronti di Gesù), l’amore del prossimo in rapporto a come il prossimo desidera essere amato (Gesù approva l’accoglienza di Maria) e non a come il soggetto attivo vuole amare (Marta ama Gesù a modo suo, senza chiedersi se in quel momento Gesù gradiva), la confidenza amicale che porta a correggere la persona amica dentro alla logica di un amore e di una stima intatti (Gesù corregge Marta). Diversamente dal mondo greco, Israele non ha mai conosciuto l’ideale della contemplazione. L’ideale per il mondo biblico consisteva nell’ascoltare la Parola e poi metterla in pratica. Gesù ritiene che soffermarsi sulla sua Parola sia la cosa essenziale. Per questo motivo il Maestro addita a Marta l’esempio di Maria. Perché l’azione del cristiano sia autentica ed efficace, deve avere come fondamento la Parola. Nel doppio fine della petizione della Colletta propria si trovano i temi preferiti dalla liturgia. Nella petizione e nel primo scopo troviamo: «Donaci un cuore umile e mite per ascoltare la parola del tuo Figlio che risuona ancora nella Chiesa, radunata nel suo nome». Nel secondo scopo si dice: «E per accoglierlo e servirlo come ospite nella persona dei nostri fratelli». Il richiamo a Mt 25,40 è chiarissimo: «ln verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Il tema articolato è scandito in tre tappe: ascolto della Parola, accoglienza e servizio dei fratelli. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Il Catechismo si domanda ancora: Quando celebrare? Risponde ricordando i tempi liturgici della celebrazione: il tempo e l’anno liturgico, la domenica, il ritmo quotidiano della liturgia delle ore. Finalmente alla domanda: Dove celebrare? Risponde illustrando il senso stesso dei luoghi della celebrazione: il tempio, l’altare, il tabernacolo, l’ambone, il battistero… Il momento mistagogico fondamentale è quindi la celebrazione stessa, il contatto vivo con il mistero, l’esperienza personale e comunitaria di questo dono divino. Ma a scanso di equivoci, miraggi o delusioni nel campo dell’esperienza liturgica, bisognerà notare alcune cose. Prima di tutto che non siamo noi a dettare le leggi o a determinare le forme e i gradi della percezione esperienziale. Si tratta, lo abbiamo sottolineato, di un dono gratuito. È Dio il primo mistagogo, per Cristo, nel suo Spirito. ln seconda istanza, anche se è importante la risposta del singolo e della comunità all’azione santificante, la liturgia evidenzia che è Dio colui che agisce o provoca l’esperienza in noi, essendo lui il mistagogo, e non siamo noi a fare di lui, anche se egli entra in comunione con noi attraverso i segni sacramentali. Egli è il soggetto che offre a noi la sua divina parola, la sua grazia che è comunione di vita, ed accoglie le nostre risposte. Ma è lui che sovranamente fissa le norme e le regole del suo autodonarsi a noi nel mistero liturgico. Da noi attende accoglienza piena e risposta perseverante. Come terza accezione la mistagogia liturgica è la lenta assimilazione dei contenuti del mistero, il passaggio graduale dalla liturgia alla vita, la progressiva presa di possesso da parte di Cristo del nostro essere e del nostro agire, in un impegno reiterato di vivere in conformità con quanto abbiamo celebrato, affinché avvenga quella auspicata osmosi tra celebrazione ed esperienza cristiana, in modo da vivere quanto abbiamo celebrato e reinserire nella celebrazione la propria esistenza cristiana. Salvaguardata l’oggettività del dono, è chiaro che Dio rimane libero di donare una più grande intensità alla sua comunicazione sacramentale, come può accadere sia per il dono gratuito che egli vuole fare, sia anche per l’intensità della vita teologale di coloro che partecipano alla liturgia. (9– continua)

Programma dal 12 al 20 luglio 2025

Letture: Deuteronomio 30,10-14 / Salmo 18 / Colossesi 1,15-20

I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)
In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.30 + Toffanello Maria)
Domenica 13 10.3018.30 + Alfonso, Alma, Maria e Peppino+ Matulli Sergio e Matulli Camilla
Lunedì 14
Martedì 15
Mercoledì 16
Giovedì 17
Venerdì 18
Sabato 19
Domenica 20 10.30 + Francesco Marconi (VII° Anniv.)

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : CLuglio 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13XV del T. Ord Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Mercoledì 16Beata Vergine Maria del Monte Carmelo Ore 17.55 (Sala del Carmine) : S. RosarioOre 18.30 (Sala del Carmine) : S. Messa

NON c’è la S. Messa in S. Paolo

Venerdì 18 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.
Domenica 20XVI del T. Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Avviso

Mercoledì 16 la S. Messa sarà celebrata alla Sala del Carmine alle ore 18.30 preceduta dal S. Rosario alle ore 17.55

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 10,34-11,1 Mt 11,20-24 Mt 11,25-27 Mt 11,28-30 Mt 12,1-8 Mt 12,14-21

Vivere il mistero – La domanda essenziale di Lc 10,25-37 si potrebbe identificare nelle parole del dottore della Legge: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» È una domanda complessa che presuppone una fede, una visione della vita, una morale, una visione dell’aldilà. Il dottore della Legge, purtroppo, la pone con malizia («per mettere alla prova 6esù»). Il Maestro, però, lo porta verso un’autenticità maggiore. «Cosa dice la Parola di Dio?» Invita l’uomo ad attivare un rapporto particolare con Dio (cf. Dt 6,5), con il prossimo e con sé stessi (Lv 19,18). Al tempo di Gesù questa risposta poteva essere formulata da qualunque buon ebreo maturo e formato. Con il racconto esemplare del buon samaritano Gesù va oltre e spiega molte cose, di cui due sono molto importanti.  La prima cosa riguarda cosa si intenda per «amore». Sappiamo che nel testo di Dt 6,5 l’amore verso Dio non è equivalente all’affetto (che può esserci e anche no), ma indica primariamente la fedeltà a tutta prova. Più delicato il significato di «amore» verso il prossimo. Il testo di Lv 19,18 avvicinava l’amore del prossimo con l’abbandono totale del rancore e della vendetta verso i connazionali. […] La seconda riguarda il rovesciamento della mentalità. Chi vuole ereditare la vita eterna non si chiede «chi è il mio prossimo», ma si chiede «io prossimo di chi sono». Il rapporto con l’altro prende un aspetto diverso. 0gnuno è prossimo di chiunque gli è vicino. Ci si trova davanti a una delle tante chiavi universalistiche del cristianesimo. […] Siamo ormai abituati a chiamare il brano di Lc 10,25-37 «la parabola del buon samaritano». Sotto il profilo letterario il racconto del buon samaritano non è una parabola, ma un racconto esemplare. La parabola contiene sempre lo smascheramento e l’inconsistenza della tesi o del comportamento dell’ascoltatore. Il racconto esemplare, invece, contiene un esempio da imitare («Va’ e anche tu fa’ così». C’è un modo curioso di interpretare la parabola del buon samaritano: il mercante sarebbe il cristiano, i briganti, i peccati. Il levita e i sacerdoti rappresenterebbero le forze umane incapaci di salvezza; il samaritano, invece, è Gesù. L’olio e il vino sarebbero la sua bontà e misericordia, il giumento su cui carica il ferito, la natura umana di Gesù. La locanda rappresenterebbe la Chiesa, l’albergatore, il sacerdote. I due denari sarebbero i due gruppi di sacramenti (sacramenti degli spiritualmente vivi e quelli degli spiritualmente morti); il ritorno del Samaritano indicherebbe la parusia. Si tratta di una interpretazione che proviene dall’epoca patristica. Bisogna, tuttavia, rilevare che il testo della Colletta propria (anno C) identifica il buon samaritano con Gesù, così come faceva l’interpretazione allegorica di epoca patristica: «Donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli, per essere simili a Cristo, buon samaritano del mondo». Tutto il brano evangelico è composto per antitesi. Il dottore della legge si contrappone a Gesù (vuol metterlo alla prova). I briganti si contrappongono al mercante, il levita e il sacerdote – osservanti della legge di purità e non della persona dell’altro – si contrappongono al comando dell’amore di Dio e del prossimo (Dt 6,5; Lv 19,18) e al samaritano, la domanda del dottore della legge sul prossimo si contrappone alla domanda di Gesù sullo stesso tema. Sembra che Luca abbia voluto inviare al suo lettore un messaggio nodale. Il cristiano non deve temere le contrapposizioni: con la Parola di Dio nel cuore, dialogando con chi si contrappone si giunge alla scoperta di ciò che è più autentico. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

I celebranti, forse meglio i concelebranti di questa mistagogia trinitaria ed ecclesiale, sono oltre che le persone divine anche i fedeli, nella loro dignità battesimale, nella espressività della loro antropologia concreta e nelle dimensioni storiche e culturali della vita cristiana, insieme ai ministri, ma nella comunione con i santi della Gerusalemme celeste. Il Catechismo della Chiesa Cattolica aiuta a cogliere la complessità di questa mistagogia della celebrazione quando indica con alcune fondamentali domande il senso stesso del celebrare. Chi celebra? Sono i concelebranti della terra e del cielo. Come celebrare? Sinteticamente risponde alludendo ai segni e ai simboli, alle parole e alle azioni, al canto e alla musica, alle sacre immagini. Tuttavia nella spiegazione dei segni e dei simboli propone, come, gli stessi Padri della Chiesa suggerivano, una griglia essenziale per cogliere la profondità dei segni liturgici. Essi sono insieme evocativi o significativi, comunicativi ed efficaci, ma anche impegnativi nell’esigere una accoglienza ed una risposta. Si segnala inoltre che ogni segno, infatti, ha una dimensione umana e cosmica, un significato religioso, come viene esplicitato attraverso le pagine dell’Antico Testamento, un riferimento esplicito a Cristo, una sua finale e definitiva espressione nella liturgia della Chiesa. Basti pensare, ad esempio, all’acqua del Battesimo, elemento cosmico universale, pieno di significato nei mille episodi dell’antico Testamento – dalle acque primordiali a quelle del Mar Rosso – con un esplicito riferimento a Cristo – dal Battesimo nel Giordano all’acqua che sgorga dal suo costato e al mandato di “battezzare”; finalmente è la Chiesa che fissa il significato del rito nella sua liturgia secolare. Una catechesi mistagogica sui sacramenti e sulla liturgia non può prescindere dalla spiegazione di queste dimensioni che si possono applicare anche ad altri segni, parole, riti. (8– continua)

 

Programma dal 5 al 13 luglio 2025

Letture: Isaia 66,10-14c / Salmo 65 / Galati, 6,14-18

Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

Acclamate Dio, voi tutti della terra.

 

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 05 18.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo))

Per una famiglia (vivente)

Domenica 06 10.30 + Elmore, Rita e Stefano
Lunedì 07 18.30 + Pasquale Giustino
Martedì 08
Mercoledì 09
Giovedì 10 18.30 + Vincenzo
Venerdì 11 8.00 + Santese Otello (10° anniv.) e Frascerra Anna
Sabato 12 18.30 + Toffanello Maria
Domenica 13 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e Peppino

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : C

Luglio 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 06

XIV del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Lunedì 07 Ore 20.30 (Frascata – Villa Manzoni) : S. Messa celebrata dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nell’80° anniversario dell’uccisione della contessa Manzoni e dei suoi figli
Venerdì 11

S. Benedetto

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Domenica 13

XV del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

2-Da lunedì 9 giugno è iniziata all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga per 5 settimane, come preannunciato. Si accettano le adesioni.

3- Continua all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima Festa della Ripresa secondo il programma predefinito:

Lunedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,18-26 Mt 9,32-38 Mt 10,1-7 Mt 10,7-15 Mt 19,27-29 Mt 10,24-33

Vivere il mistero – I discepoli di Gesù, mandati in missione, ritornano «pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». Si tratta di una gioia per la liberazione definitiva. Non è la liberazione dalla schiavitù babilonese – come ai tempi del Deutero-Isaia -, ma la liberazione dal maligno e dal male («Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore»). La gioia, poi, si fonda sul fatto che questi discepoli, portatori della pace che viene da Dio, hanno i loro nomi scritti nei cieli. Come loro anche i cristiani di oggi che portano lo shalom dentro e attorno a sé, hanno i loro nomi scritti nei cieli (= sono salvi per sempre). Gesù, dunque, inviava i suoi discepoli in brevi missioni nei territori circostanti della Galilea. Alcuni ritorni non erano molto entusiasti. Non tutto riusciva bene, come viene narrato nell’episodio dell’epilettico indemoniato in Mc 9,14-29: i discepoli non erano riusciti a cacciare il demonio che si era impossessato del giovane. E il morale degli inviati non era senz’altro gioioso: basti ricordare la situazione che può aver originato la parabola del buon seminatore a livello del Gesù storico. Altri ritorni, invece, erano ricchi di entusiasmo, come quello narrato dal Vangelo odierno. I discepoli avevano visto come la loro opera di predicazione e di esorcismo avesse avuto successo. Erano pieni di gioia. Essi avevano annunciato lo shalom del Signore e ne avevano dimostrato la potenza e l’efficacia, guarendo i malati e liberando gli ossessi dal maligno. Gesù accoglie la gioia dei suoi discepoli e la vuole rendere completa, annunciando che i loro nomi sono scritti nei cieli. 0gni cristiano è chiamato a portare in sé e attorno a sé lo shalom di Gesù, l’invito a realizzare se stessi secondo il pensiero di Dio e non secondo ciò che pensano gli uomini. Questo progetto che rende la persona congrua con sé, con la propria fede e con i suoi valori, non è un progetto egoistico: il cristiano, infatti, assume la sensibilità e l’attenzione necessarie per aiutare anche il prossimo ad attuare la realizzazione di sé. Come i primi discepoli di Gesù, anche i cristiani di oggi, che portano lo shalom di Gesù dentro e attorno a sé, hanno i loro nomi scritti in cielo. Sono, cioè, salvi. […] Il testo di Lc 10,1-12.17-20 si può suddividere in tre unità: la designazione dei settantadue (10,1); il discorso di missione e le raccomandazioni (10,2-12); il ritorno gioioso dei settantadue (10,17-20). Quanti erano esattamente i discepoli designati da Gesù, 70 o forse 72? La tradizione manoscritta riporta ora una cifra ora l’altra ed è difficilissimo poter decidere. Può darsi che la Chiesa nascente abbia visto in questa missione l’invio dei discepoli a tutti i popoli della terra che, secondo la tradizione manoscritta di Gen 10, potrebbero essere o 70 o 72. L’incertezza testuale del testo della Genesi è passata alla tradizione del testo del Vangelo di Luca. Proprio questo caso di critica testuale ha permesso agli studiosi di affermare che questo invio di apostoli da parte di Gesù rispecchia l’apertura del Maestro a tutte le genti (fino a Lc 10 la missione dei Dodici era chiusa all’interno dei confini del popolo di Dio). La missione dei discepoli parte dalla preghiera («pregate dunque il padrone della messe...»). La missione di Gesù è prima di ogni altra cosa un atto di fede e non il progetto di un’azienda dove anzitutto contano tattiche e strategie. La missione si concretizza in un percorso: «Andate...». Si tratta di un percorso dove Gesù invia i suoi in mezzo a tutti i popoli allo stesso modo con cui Yhwh aveva disperso Israele, l’agnello, in mezzo agli altri popoli, i lupi. L’inviato imparerà la povertà (niente borsa, bisaccia, ecc.) perché il Regno va proposto e non imposto. Come risposta ci può, dunque, essere l’indifferenza e il rifiuto. L’inviato esperimenterà la libertà: la legge di purità prescriveva alcuni cibi e proibiva altri («mangiate ciò che viene posto innanzi»). Egli imparerà la totale dedizione alla missione che non permette nessuna distrazione («non salutate nessuno lungo la strada…»). Il ritorno degli inviati è contrassegnato dalla gioia. Satana è vinto. L’inviato non deve gioire solo per la «vittoria» contro il male, ma deve gioire soprattutto perché ogni inviato sa che fin da ora il proprio nome, è scritto nei cieli. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Per salvaguardare il senso teologico e misterico di tale celebrazione nella quale il primato appartiene a Dio che ci introduce nei suoi misteri, sarà utile riportare la descrizione che ne offre T. Federici della mistagogia liturgica: «La mistagogia è l’operazione della divina grazia gratuita trasformante attraverso la quale il Padre mediante Cristo Signore nello Spirito Santo ‘cura’ i suoi figli diletti nella sua Chiesa, la Una Santa, la Sposa del Signore, la Madre dei viventi, e servendosi di essa, per condurre lungo un esodo doloroso ma decisivo ed in crescendo alla Pienezza nuziale della Vita divina». Emergono qui i tratti fondamentali dell’esperienza liturgica nel senso trinitario, ecclesiale, antropologico; si staglia la dimensione sacramentale, storica ed escatologica. Si sottolinea l’iniziativa e la gratuità del dono da parte di Dio. (7– continua)

Programma dal 28 giugno al 6 luglio 2025

Letture: Atti degli Apostoli 12,1-11 / Salmo 33 / 2 Timoteo, 4,6-8.17-18

Il Signore mi ha liberato da ogni paura.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 28 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Tersa Dovadola (vivente)
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

deff. famiglie Ravaglia e Sisti

40° di Matrimonio di: Marconi Angelo

Barcellona Emanuela

Per una persona vivente

Lunedì 30
Martedì 01
Mercoledì 02
Giovedì 03 18.30 + Ghiselli Paola
Venerdì 04 8.00 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica e Silverio e secondo le intenzioni di Maria Teresa
Sabato 05 18.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Domenica 06 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : C

Giugno – Luglio 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 29

Ss. Pietro e Paolo Apostoli

Giornata per la Carità del Papa

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).

Giovedì 03

S. Tommaso Ap.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 04 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Sabato 05 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 06

XIV del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

2-Da lunedì 9 giugno è iniziata all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga per 5 settimane, come preannunciato. Si accettano le adesioni.

3- Continua all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima Festa della Ripresa secondo il programma predefinito:

Lunedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,18-22 Mt 8,23-27 Mt 8,28-34 Gv 20,24-29 Mt 9,9-13 Mt 9,14-17

Vivere il mistero – Sant’Agostino, commentando la solennità dei santi Pietro e Paolo, osservava che un solo giorno è consacrato alla memoria di questi due apostoli di Cristo. Un solo giorno come anch’essi erano una sola cosa nella confessione della fede fino al martirio. L’episodio di Cesarea (cf Mt 16,13-19) rappresenta una grande svolta all’interno della narrazione di Matteo. Gesù pone la domanda decisiva ai suoi discepoli riguardo la sua identità; Pietro, a nome del gruppo apostolico, confessa apertamente la messianicità del Maestro. A questa confessio, Gesù risponde definendo il ruolo di Pietro e lo fa attraverso tre immagini: la roccia, le chiavi e il «legare-sciogliere». Pietro è chiamato da Gesù «roccia». Cosa significa? La «pietra/roccia» è un attributo divino (cf Dt 32,4). La fede in Gesù come Messia dona perciò a Pietro una prerogativa di Dio. Attorno a lui si costituisce così la domus Dei la Chiesa, l’unità dei credenti. L’immagine delle chiavi rimanda invece all’autorità di Pietro, che deriva da Cristo, pietra angolare. La terza immagine, infine, («legare-sciogliere») evidenzia che a Pietro è conferita l’autorità di dire ciò che è conforme o meno al Vangelo, di dichiarare chi appartiene o meno al Regno di Dio. Queste prerogative sono le stesse del Messia; questo significa che l’autorità di Pietro è vicaria. Vero e unico Signore della Chiesa è Gesù Cristo. […] Delle tredici lettere attribuite a Paolo solo sette sono riconosciute sue (1 Ts, Gal, Rm, 1-2 Cor, Fil, Fm). Le altre risentono della sua predicazione, ma sono state redatte da discepoli. Emerge un dato singolare: il termine Chrirtos ricorre quattrocento volte nel corpus paolino, su cinquecentotrentacinque in cui ricorre in tutto il Nuovo Testamento. Questo fa emergere un dato: la centralità di Cristo nella vita e nella predicazione di Paolo. Tutto ciò è cosi vero che potremmo sintetizzare la sua esperienza in una sua celebre frase: «Per me il vivere è Cristo» (Fil 1,21). Ma cosa ci dice Paolo di Cristo? Scrivendo agli Efesini, egli afferma che il disegno di Dio ha come fine la ricapitolazione di ogni cosa in Gesù Cristo (cf Ef 1,10). Il verbo «ricapitolare» ha due significati: «riassumere» e «mettere tutto sotto un’unica sovranità». Ln questo orizzonte la storia non è più un insensato susseguirsi di fatti o eventi, ma comincia ad essere leggibile. Gesù, che tutto ricapitola in sé, diviene così la chiave ermeneutica della storia umana. In Gal 3,28, Paolo fa un’altra grande affermazione, quando dice che tutti noi siamo «una sola persona» in Gesù Cristo. Tutti noi, nella fede, siamo strettamente congiunti a Cristo, al punto che nulla e nessuno potrà mai separarci da lui. Cristo è la solidarietà vivente, in cui tutto converge. Infine, nell’inno che troviamo in Col 1,15ss leggiamo: «Egli(Cristo)è immagine del Dio invisibile». Gesù Cristo è l’immagine di Dio, cioè la Sua icona (eikòn). Per la Scrittura il termine eikon non è una pallida immagine, ma la realtà stessa. Per Paolo, Gesù è quanto di più vero noi possiamo sapere, vedere e conoscere di Dio. La figura di Paolo è stata fondamentale per la Chiesa. Pensiamo solo alla riflessione cristologica, di cui fu grande maestro. Giovanni Crisostomo affermava di lui: «Come la fiamma, che si abbatte tra le canne e il fieno, trasforma nella propria natura ciò che arde, cosi Paolo tutto invade e tutto trasporta alla verità, torrente che tutto raggiunge, superando ogni ostacolo». La tradizione vuole che Pietro e Paolo siano morti a Roma sotto la persecuzione di Nerone: Pietro, condannato al supplizio della croce, ottenne di essere crocifisso con la testa in giù, come segno di umiltà; Paolo invece fu decapitato. Con il martirio sigillarono la loro opera evangelizzatrice. La loro testimonianza è ancora viva tra noi. (padre Sandro Carotta)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Ricordiamo Cirillo di Gerusalemme, Ambrogio, Agostino, Teodoro di Mopsuestia, Giovanni Crisostomo, essi hanno speso molte energie per spiegare ai fedeli prima, durante e dopo le celebrazioni, il senso delle parole e dei riti, specialmente quelli dell’iniziazione cristiana. Cirillo di Gerusalemme ha usato nelle catechesi mistagogiche la metodologia della catechesi a posteriori, come evocazione dell’esperienza dei sacramenti celebrati nella veglia pasquale, per invitare i neofiti a far memoria di quanto hanno visto e sperimentato, ed appropriarsi dell’esperienza della grazia, pienamente compresa, dopo essere stata vissuta. In questo metodo, che lascia al momento celebrativo tutta la capacità di stupire il neofita man mano che viene introdotto nella memoria della celebrazione, si sottolinea che non si tratta soltanto di una catechesi dottrinale per capire quanto sta per realizzarsi; è piuttosto un invito alla «conoscenza globale» del mistero ricevuto, all’esperienza viva già fatta. In essa il linguaggio è vivo, biblico, ma anche esistenziale, come quando si fa riferimento a simboli pregnanti di significato, come l’allusione alla vasca battesimale quale «sepolcro e seno materno». Questo linguaggio tende a coinvolgere tutta la profondità della «psiche» umana. Normalmente però, la catechesi mistagogica precede la celebrazione dei misteri o è continuamente richiamata, per far memoria di quanto si presuppone che sia conosciuto ma va continuamente ricordato. ln questo senso tutti abbiamo bisogno di essere continuamente istruiti nei santi misteri della liturgia. Ma siamo pure convinti che senza una continua, sistematica e profonda catechesi biblica, simbolica, esistenziale, la liturgia non è ancora coinvolgente. In secondo luogo vi è la celebrazione stessa, che è propriamente mistagogia o «esperienza dei misteri», alla quale si accede mediante una viva partecipazione teologale, personale e comunitaria, cioè un’apertura al mistero del Dio trino, Padre, Figlio, Spirito Santo, protagonisti assoluti del mistero. Una partecipazione che esige fede, speranza, amore. (6– continua)

Medjugorje, 25 Giugno 2025 – 44° Anniversario delle Apparizioni

“Cari figli,

anche oggi ringrazio l’Onnipotente di essere con voi

e di potervi guidare verso il Dio d’amore e di pace.

Le ideologie che demoliscono voi e la vostra vita spirituale

sono passeggere.

Io vi chiamo, figlioli,

ritornate a Dio

perché con Dio avete il futuro e la vita eterna.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dal 21 al 29 giugno 2025

Letture: Genesi 14,18-20 / Salmo 109 / 1 Corinzi, 11,23-26

Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.

 

Dal Vangelo secondo Luca (9,11b-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».

Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.

Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.30 + cg. Mussino e Giacometti e Franca e Francesco
Domenica 22 10.30

18.30

+ Carlo Fabbri e Venerina Ghirardini

+ Adriano Castelli e Giovanna Cicognani

Lunedì 23
Martedì 24 8.00 Per una persona defunta
Mercoledì 25 18.30 Per una persona defunta
Giovedì 26
Venerdì 27 8.00 Vivi e defunti fam. Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Sabato 28 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Tersa Dovadola (vivente)
Domenica 29 10.30 + Montesi Natale

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Giugno 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 22

Corpus Domini

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a cui segue la processione Eucaristica e al termine, la Benedizione Eucaristica.

Martedì 24

Natività di S. Giovanni B.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 27

Sacratissimo Cuore di Gesù

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Ore 18.00 (C.E.M.I.) : S. Messa della solennità.

Sabato 28

Cuore Immacolato di Maria

S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 29

Ss. Pietro e Paolo Apostoli

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

2-Da lunedì 9 giugno è iniziata all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga per 5 settimane, come preannunciato. Si accettano le adesioni.

3- Continua all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima Festa della Ripresa secondo il programma predefinito:

Lunedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

La processione del Corpus Domini a San Paolo

Corso V. Veneto, p.za Ricci, via Battisti, via Bassi, via Torchi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Lc 1,57-66.80 Mt 7,15-20- Mt 7,21-29 Lc 15,3-7 Lc 2,41-51

 

Vivere il mistero – Nella Didaché – il primo «catechismo» della Chiesa – l’Eucaristia è presentata come fondamento della stessa unità della Chiesa e suo nutrimento: «Come i grani di frumento che sono germinati, sparsi sulle colline, raccolti e fusi insieme, hanno fatto un solo pane, cosi, o Signore, fa’ di tutta la tua Chiesa, che è sparsa su tutta la terra, una cosa sola; e come questo vino risulta dagli acini dell’uva che erano molti ed erano diffusi per le vigne coltivate di questa terra e hanno fatto un solo prodotto, cosi, o Signore, fa’ che nel tuo sangue la tua Chiesa si senta unita e nutrita di uno stesso alimento». Nel Vangelo di Luca, Gesù ha voluto far esperimentare, attraverso la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la realtà dell’Eucaristia (che ovviamente va oltre quel pane e quel pesce moltiplicato). Sant’Ignazio di Antiochia (morto verso il 110), nella lettera ai cristiani di Smirne, affermava che l’Eucaristia «è la carne del nostro Salvatore Gesù Cristo, che ha patito per i nostri peccati e che il Padre, per sua benignità, ha risuscitato». Dalla presenza reale all’adorazione il passo non è lungo. Nel nord Europa nasce, all’inizio del secondo millennio la devozione eucaristica dell’adorazione (cf. 0dilia di Liegi, Cristina di S. Trond, lda di Lovanio, Giuliana di Liegi, ecc.). Non bisogna tuttavia perdere di vista che l’Eucaristia era ed è un’alleanza nuova tra Dio e il suo popolo, la presenza profetica del sacrificio della sua morte e della sua risurrezione, la celebrazione della Pasqua che rende presente l’escatologia (cf. Gv 6,54: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»). Naturalmente l’elenco potrebbe continuare, ma questi dati riassuntivi, proposti dalla liturgia, sono già più che sufficienti a comprendere che prima di tutto l’Eucaristia è un’azione, («Fate questo in memoria di me») che include l’anamnesi, l’epiclesi (l’invocazione dello Spirito), la dossologia e la comunione con Dio e con il prossimo. Poi c’è senz’altro posto anche per il momento di adorazione. Il testo biblico-liturgico di Lc 9,11b-17 incomincia con queste parole: «ln quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio». Il testo lucano della moltiplicazione dei pani si lega al testo dell’episodio di Emmaus. Siamo al tramonto («Il giorno cominciava a declinare» / «si fa sera e il giorno è ormai al tramonto»). La moltiplicazione dei pani è un anticipo dei segni che porrà il Risorto. C’è anche da dire che i gesti di Gesù durante il miracolo sono gli stessi gesti di Gesù all’ultima cena («Prese i cinque pani… recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli» / «Preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro…»). Il miracolo di Gesù è legato all’Eucaristia. Qui dona il cibo materiale per il corpo. Là dona il cibo secondo lo Spirito, per la vita eterna. Gesù compie il miracolo partendo dalla condivisione dei beni (cinque pani e due pesci). L’Eucaristia (sacrificio che rinnova il mistero pasquale e banchetto storico che rende presente quello futuro ed escatologico) non può essere vissuto se non viene in qualche modo anticipato nella quotidianità. In una comunità dove l’ingiustizia, dovuta all’egoismo, separa in modo brutale le persone tra loro, è difficile rinnovare il miracolo della moltiplicazione dei pani (attenzione all’altro e condivisione) ed è difficile, quindi, celebrare successivamente in modo veritiero l’Eucaristia. La condivisione è premessa indispensabile per l’Eucaristia. Già san Paolo rimproverava i cristiani di Corinto per la mancanza di condivisione (1 Cor 11,17-33) Le dodici ceste di pani avanzati, indicano la sovrabbondanza di vita che Dio dona all’uomo. Così avviene nell’Eucaristia (cf. il decreto sulla Messa del Concilio di Trento, capitolo 2: Il Signore, placato da questo sacrificio [quello della Messa], mentre concede la grazia e il dono della penitenza, perdona «crimina et peccata etiam ingentia» = crimini e peccati gravi). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

La complessità della liturgia si propone oggi con la triplice formula: lex credendi, lex orandi, lex vivendi. Infatti nella liturgia si esprime la fede della Chiesa e si esercita la sua evangelizzazione e la sua catechesi. Essa esprime nella forma più bella e ricca il modo e le modulazioni della preghiera cristiana, comunitaria e personale. Essa inoltre esprime il modo di essere e di agire dei credenti, non solo l’ortodossia ma anche la doverosa ortoprassi morale, apostolica, missionaria, secondo le diverse vocazioni. Tutta la liturgia quindi è mistagogica, ma occorre segnalare le implicazioni e viverne le virtualità. Infatti, affinché possa la liturgia svolgere il suo ruolo essa suppone tre indissolubili momenti progressivi e collegati: l’iniziazione catechetica, la celebrazione vissuta, l’assimilazione progressiva e vitale. La mistagogia liturgica nel senso globale di iniziazione al mistero, comprende indissolubilmente questi tre momenti caratteristici che vanno proposti e messi in atto se vogliamo qualificare la partecipazione ai misteri liturgici. Prima di tutto la catechesi mistagogica o iniziazione catechetica; essa offre ai fedeli, già fondamentalmente iniziati ai misteri (mediante il catecumenato ed il battesimo), la grazia della “illuminazione” o la capacità di capire quanto Dio ci offre per mezzo della sua Chiesa. E’ la possibilità concreta di entrare nella “conoscenza“, non meramente intellettuale ma viva e sapiente, dei riti, delle preghiere, delle parole, dei simboli; solo in questo modo ci si addentra nella complessità del mistero liturgico, come può essere ad esempio quello dell’anno liturgico e dei suoi tempi e celebrazioni, quello dei singoli sacramenti. L’iniziazione presuppone la fede e la docile accoglienza del dono di Dio. I Padri della Chiesa sono stati grandi mistagoghi. (5– continua)

 

Programma dal 14 al 22 giugno 2025

Letture: Proverbi 8,22-31 / Salmo 8 / Romani, 5,1-5

O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà»..

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 14 18.30 + Folli Dante
Domenica 15 10.30

18.30

+ Resta Luigi e Francesca

+ Guadagnini Armando

+ Toffanello Teresina

Lunedì 16
Martedì 17
Mercoledì 18
Giovedì 19
Venerdì 20
Sabato 21 18.30 + cg. Mussino e Giacometti e Franca e Francesco
Domenica 22 10.30

18.30

+ Carlo Fabbri e Venerina Ghirardini

+ Armando Castelli e Giovanna Cicognani

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Giugno 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 15

Ss.ma Trinità

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).

Ore 15.00 (Casola Canina) : Festa diocesana di A.C.

(vedi avviso a parte)

Giovedì 19 Ore 20.30 (Santo Spirito) : S. Messa presieduta da mons. Giovanni Mosciatti a cui segue la processione del Corpus Domini fino al Santuario della Coraglia e Benedizione.
Venerdì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.
Domenica 22

Corpus Domini

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a cui segue la processione Eucaristica e al termine, la Benedizione Eucaristica.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

2-Da lunedì 9 giugno è iniziata all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga per 5 settimane, come preannunciato. Si accettano le adesioni.

3- Continua all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima Festa della Ripresa secondo il programma predefinito:

Lunedì, Martedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

La processione del Corpus Domini a San Paolo

Corso V. Veneto, p.za Ricci, via Battisti, via Bassi, via Torchi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,38-42 Mt 5,43-48 Mt 6,1-6.16-18 Mt 6,7-15 Mt 6,19-23 Mt 6,24-34

Vivere il mistero – Dopo il primo millennio sono nate alcune feste «teologiche». Tra queste, la solennità della Trinità. Nel primo millennio la Chiesa aveva, con pazienza e sapienza, privilegiato la celebrazione degli avvenimenti della storia della salvezza. Celebrare, infatti, significa per la liturgia rendere presente per l’uomo d’oggi, qui, l’avvenimento salvifico che si celebra. Nel secondo millennio la Chiesa colloca la celebrazione liturgica anche nella sfera della contemplazione (oltre che nella sfera del ringraziamento, della lode, della domanda, ecc.) e della verità teologica. Da qui l’introduzione nell’anno liturgico di feste come la Santissima Trinità o il Corpus Domini. La Chiesa ha fatto questa scelta per porre a disposizione del popolo cristiano una serie di verità di fede che lungo la storia erano state messe in dubbio o attorno alle quali si erano sviluppate delle concezioni teologiche non corrette. Qualcuno, forse confondendo (oppure volendo di proposito confondere?) il nome Trinità con la verità di fede, afferma che questa dottrina «deve risalire a circa 350 anni dopo la morte di Gesù». Si tratta di affermazioni gratuite e senza fondamento. Certamente il vocabolo «Trinità», non si trova nella Bibbia, ma la verità della Trinità, sì. Il mistero della Trinità è presente nella rivelazione del Nuovo Testamento, che esplicitamente presenta Dio come unico e, insieme, come Padre, Figlio e Spirito Santo. Il nome Trinità compare nella riflessione cristiana con Teofilo di Antiochia (fine del secolo II) e con Tertulliano (secolo III). La verità di fede e la dottrina, dunque, c’è tutta nel Nuovo Testamento e il nome è già presente nella teologia della Chiesa almeno centocinquanta anni prima di quanto certe persone, che si reputano «informate», pensino. Il mistero della Trinità ha da sempre affascinato la riflessione dei cristiani. Si racconta che sant’Agostino avesse tentato di penetrare il mistero di Dio, ma qualcuno gli ha fatto capire che una piccola buca fatta sulla sabbia della spiaggia non può contenere tutta l’acqua del mare. La liturgia sa che il mistero non si spiega. Preferisce presentare la Trinità in atto e, continuando sulle orme della Scrittura, cerca di celebrare le opere salvifiche trinitarie. (cf. Vangelo: Gv 16,12-15; seconda lettura: Rm 5,1-5). Il testo di Gv 16,12-15 è tratto dal lunghissimo discorso di Gesù nell’ultima cena. Essendo il testo isolato dal suo contesto, la redazione liturgica è stata costretta a costruire l’incipit («ln quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli»). Il testo evangelico ruota attorno al tema della «verità tutta intera». I credenti saranno guidati alla pienezza di questa verità attraverso l’opera dello Spirito Santo. Lo Spirito, a sua volta, non è l’artefice solitario di questa impresa proprio perché l’annunzio che farà è l’annunzio di quella verità che è già tutta in Cristo Gesù, e per questo motivo, è tutta la verità del Padre. Tutto ciò che è di Cristo, è anche del Padre («Tutto quello che il Padre possiede è mio»). Questa tematica del Vangelo si intreccia con l’annunzio sapienziale e tipologico del mistero già presente nell’Antico Testamento (Pr 8,22-31) e vissuto nella fede della Chiesa (Rm 5,1-9). Nel contesto liturgico la chiave del testo si trova in queste parole di Gesù: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso». Teniamo presente che il «messaggio» di Gesù è la rivelazione di Dio Padre per mezzo di ciò che Gesù dice e fa. Lo Spirito di verità manifesterà il mistero salvifico operato dall’umanità e dalla divinità di Gesù («Egli mi glorificherà»), guidando la Chiesa alla piena comprensione della persona di Gesù. Lo Spirito, perciò, mentre aiuta i credenti a «comprendere» – a livello di fede – sempre meglio il Figlio, li aiuta attraverso di essa a «comprendere» il mistero del Padre. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

F. Ruiz nel suo Manuale di Teologia spirituale mette in luce il termine e la sua portata indicando I’uso che oggi si fa nell’ambito della pastorale della spiritualità. Si riferisce a Dio come primo mistagogo al soggetto interpellato per accogliere la comunicazione divina, al mediatore che può essere il ministro o anche il direttore spirituale o confessore, ai mezzi che sono la Parola e le varie azioni.

Nel discorso specifico sulla liturgia come mistagogia, nell’ambito del numero monografico sull’accompagnamento spirituale, occorre notare che la Chiesa, con le celebrazioni liturgiche non soltanto mette come fondamento della vita dei cristiani, il seme della Parola e della grazia dei sacramenti dell’iniziazione, ma accompagna tutta la vita dei credenti, giorno dopo giorno con la certezza delle verità della fede proclamate nella Parola e nelle preghiere; nutre altresì con la grazia dei sacramenti tutta la vita dei credenti, la modella interiormente con la ricchezza del mistero e dei misteri di Cristo, fino all’ultimo viatico. Tutto ha come una concentrazione i8deale nell’ambito dell’anno liturgico, massima e completa «mistagogia» della Chiesa e sua programmazione pastorale e spirituale permanente, per aprire i sentieri della vita cristiana, come vita in Cristo e vita nello Spirito. E’ la Chiesa stessa che viene implicata, come madre e maestra della fede e della vita dei credenti, nell’accompagnamento dei fedeli verso la piena realizzazione della vita cristiana; essa trova nella liturgia, e in modo speciale nella celebrazione eucaristica, la sorgente ed il culmine; parimenti nella liturgia trovano «la prima e per di più necessaria sorgente dalla quale i fedeli possano attingere uno spirito veramente cristiano». Paolo VI ha saputo affermare con parole ispirate questo ruolo mistagogico quando nel lontano 1963, approvando la Costituzione liturgica, primo documento conciliare, così si esprimeva: «Esulta l’animo nostro per questo risultato. Noi vi ravvisiamo l’ossequio alla scala dei valori e dei doveri: Dio al primo posto, la preghiera, nostra prima obbligazione, la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale, primo dono che noi possiamo fare al popolo cristiano...». (4– continua)