Programma dal 6 al 14 aprile 2024

Letture: Atti degli Apostoli 4,32-35 / Salmo 117 / 1Giovanni 5,1-6

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Aprile 2024

Domenica 07

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Lunedì 08

Annunciazione del Signore

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 10 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.45 (oratorio) : 5°Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 13 Ore 15.00 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Prima Confessione dei fanciulli al secondo anno di catechismo.
Domenica 14

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Avviso: Domenica 14 p.v. dalle ore 16.00 alle ore 21.30 il gruppo Quartieri di Massa Lombarda propone una serie di “Laboratori con giochi ed attività” dal titolo “Come una volta” , aperto a tutti presso l’oratorio e nella piazza Matteotti con stand gastronomico e bar annessi.

Visita alle famiglie con benedizione

08 apr. – 12 apr.

(dalle ore 15.00)

13 aprile

(pomeriggio)

Lunedì 08 : Viale della Costituzione [dispari]

Martedì 09 : Via Castelletto [dispari], D’Acquisto

Mercoledì 10 : Via Castelletto [pari]

Giovedì 11 : Via Moro, De Gasperi, del Melograno,

della Lavanda, delle Campanelle, della Ginestra

Venerdì 12 : Via Togliatti, Rabin, F.lli Cervi

Sabato 13 : Via Decorati al V.Civile, Caduti di Cefalonia

(pomeriggio)

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Folli Dante (trigesima) e deff. Giuseppe, Giovanna, Enzo e Capucci Armando
Domenica 07 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Torquato e Luciana Sisti e Lorenzo e Antonietta Ravaglia

+ Alberti Dante e Irma e Vilma

+ Sr. Java Rani

+ Mazzanti Antonio e par Monia (vivente)

Vivi e defunti e amici fam. Dovadola –Ruffini e secondo le intenzioni di MariaTeresa

Lunedì 08
Martedì 09
Mercoledì 10
Giovedì 11
Venerdì 12
Sabato 13
Domenica 14 18.30 + Mario Zavanella

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Aprile 2024

Domenica 07

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Lunedì 08

Annunciazione del Signore

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 10 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.45 (oratorio) : 5°Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 13 Ore 15.00 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Prima Confessione dei fanciulli al secondo anno di catechismo.
Domenica 14

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Avviso: Domenica 14 p.v. dalle ore 16.00 alle ore 21.30 il gruppo Quartieri di Massa Lombarda propone una serie di “Laboratori con giochi ed attività” dal titolo “Come una volta” , aperto a tutti presso l’oratorio e nella piazza Matteotti con stand gastronomico e bar annessi.

Visita alle famiglie con benedizione

08 apr. – 12 apr.

(dalle ore 15.00)

13 aprile

(pomeriggio)

Lunedì 08 : Viale della Costituzione [dispari]

Martedì 09 : Via Castelletto [dispari], D’Acquisto

Mercoledì 10 : Via Castelletto [pari]

Giovedì 11 : Via Moro, De Gasperi, del Melograno,

della Lavanda, delle Campanelle, della Ginestra

Venerdì 12 : Via Togliatti, Rabin, F.lli Cervi

Sabato 13 : Via Decorati al V.Civile, Caduti di Cefalonia

(pomeriggio)

Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,26-38 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Gv 6,1-15 Gv 6,16-21

Vivere il mistero – La Parola di questa domenica, con cui si conclude l’Ottava di Pasqua, ci aiuta a fare memoria di ciò che sta alla radice della nostra esperienza di comunità pasquale. Non solo siamo riuniti attorno al Crocifisso risorto, ma siamo convocati dal Crocifisso risorto: «la moltitudine di coloro che erano diventati credenti avevano un cuore solo e un’anima sola». Per l’apostolo Giovanni credere e amare sono la stessa cosa, eppure non sono semplicemente la stessa cosa perché solo chi «crede che Gesù è il Cristo» diventa sempre più capace di «amare i figli di Dio». Questo è il dono pasquale per eccellenza che ci viene dalla morte del Signore Gesù che non ha nessuna paura di mostrare ai discepoli «le mani e il fianco». La «pace» che viene dal Risorto non ha nulla a che vedere con l’oblio, ma è frutto di una passione interiore che non nega nulla del. proprio fallimento e che pure lo vince. Allora non possiamo che dire, dal profondo del cuore, un grande grazie a Tommaso che è il «gemello» di ciascuno di noi quando cerchiamo di essere persone autentiche e credenti nella verità del cuore. I suoi amici gli dicono con entusiasmo: «Abbiamo visto il Signore». Tommaso non nega che questo sia vero per loro, ma desidera che ciò divenga profondamente vero anche per se stesso in un modo unico e personale. Certo la Chiesa ci trasmette la fede, ma solo nel nostro cuore possiamo patire al punto di sentire fino in fondo il fuoco trasformante di una consapevolezza di relazione che sia capace di cambiare la vita. Dobbiamo dire grazie all’apostolo Tommaso perché ha costretto il Signore a tornare ancora una volta «otto giorni dopo». Il fatto che Tommaso sia riuscito a far ritornare ancora il Signore risorto per poterlo incontrare personalmente ci dà la speranza che questo possa avvenire anche per noi.., sì, per ciascuno di noi chiamato a dire non solo in modo vero, ma in modo intimo…di tutto cuore: «Mio Signore e mio Dio». L’esperienza di Tommaso è lo specchio del nostro cammino: siamo chiamati ad abitare con noi stessi e a dimorare nella comunione senza inutili fughe, per non rimanere alla superficie delle questioni più brucianti che ci portiamo dentro. Siamo chiamati a mettere il dito nella piaga delle nostre e delle altrui ferite per ricominciare a credere gli uni negli altri. La pedagogia del Risorto ci aiuta a vivere la fede più come una grazia che come una conquista, come un dono da custodire più che una certezza da esibire. La parola dell’apostolo Giovanni dà un nome al Risorto che, con gioia, accogliamo in mezzo a noi raccolti, ancora una volta, attorno alla mensa della Parola e del Pane. Questo nome è «vittoria» ed è indissolubilmente legato alla «nostra fede» nella «risurrezione del Signore Gesù. Nella Chiesa dei tempi antichi e nelle giovani Chiese dei nostri giorni, in questa domenica dell’Ottava di Pasqua, i neofiti deponevano le vesti bianche – albe – con cui erano stati rivestiti durante la notte di Pasqua risalendo dal battistero. Interiormente ciascuno di noi è chiamato a riappropriarsi di questo gesto: deporre la veste bianca dopo essersene rivestiti interiormente ed efficacemente. In tal modo ciascuno «vince» nel proprio cuore ogni tenebra e ogni passione disordinata per la vittoria pasquale di Cristo di cui siamo stati resi partecipi attraverso iI nostro battesimo. Ogni anno si fa compagno di questo gesto dei neofiti la figura dell’apostolo Tommaso che ci riporta alla consapevolezza che la vittoria di Cristo non si può attuare nella nostra vita senza che noi lo lasciamo vincere su ogni nostra resistenza e autoreferenzialità. Il Signore Gesù vince non confondendo ma guarendo. Il dito che Tommaso mette nel costato di Cristo risorto – alla fine – non è più una verifica, ma è un’opportunità. Tutto ciò avviene per noi, perché il Signore possa passare il suo dito – invisibilmente ma efficacemente – sulle piaghe del nostro cuore per trasformarle in pieghe in cui si nasconde il profumo di un segreto inviolabile: «Chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato». In un suo sermone, sant’Agostino interpreta il mistero di questi «otto giorni dopo» in relazione al tempo che la tradizione ebraica prevede per la circoncisione e dice rivolgendosi ai neofiti «piccolissimi nel Cristo» che «oggi viene portato a compimento in voi il sigillo della fede». [p. M. D. Semeraro]

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

In questo contesto, quando il vescovo doveva compiere riti significativi o riservati a lui, come le ordinazioni sacerdotali, nasce l’uso del faldistorio, un seggio mobile, di fatto con funzione liturgica, che veniva posto davanti all’altare affinché potesse sedersi e presiedere la celebrazione. Il trono episcopale andrà così trasformandosi in un seggio sempre più importante nelle dimensioni e nelle forme, perché legato non tanto alla presidenza liturgica quanto piuttosto all’onore e alla dignità riservategli. Nella chiesa cattedrale ed egualmente in quelle parrocchiali, prive della cattedra, il seggio del presbitero che celebra l’Eucaristia verrà invece posizionato sul lato opposto a quello della sede episcopale, in cornu Epistolae, cioè a destra guardando l’abside. Esso era di legno, meno solenne e più semplice, anzi ridotto il più delle volte a un modesto sgabello, e solitamente a tre posti per accogliere il sacerdote affiancato dal diacono e dal suddiacono. Di questo seggio per il presbitero presidente, comunque, né la storia dell’arte né quella liturgica lasciano tracce significative per attribuire a esso una qualche importanza. Per quanto concerne la disposizione dei banchi per il clero assistente, questi trovarono posto lungo il muro absidale. Tuttavia, già dal XII-XIII secolo, quando il gran numero di monaci o di canonici non poteva più stare nell’abside per la preghiera e il canto comune dell’Ufficio Divino, i banchi vennero trasferiti davanti all’altare maggiore o addirittura nel transetto o nella navata centrale. (5 continua)

Programma dal 30 marzo al 7 aprile 2024

Letture: Atti degli Apostoli 10,34a.37-43 / Salmo 117 / Colossesi 3,1-4

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: .rallegriamoci ed esultiamo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 30
Domenica 31 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Vittorina e Giacomo e deff. della famiglia

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Cesare Randi, Elisa Gualandi e Natale

+Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Per le anime del Purgatorio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

Lunedì 01
Martedì 02
Mercoledì 03 18.30 + Franca e cg. Mussino e Giacometti
Giovedì 04 18.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica e Silverio
Venerdì 05 8.00 + Luigi Rizzi (detto Carlo)

+ Lorenzo Moroni

Sabato 06 18.30 + Folli Dante (trigesima) e deff. Giuseppe, Giovanna, Enzo e Capucci Armando
Domenica 07 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Torquato e Luciana Sisti e Lorenzo e Antonietta Ravaglia

+ Alberti Dante e Irma e Vilma

+ Mazzanti Antonio e par Monia (vivente)

Vivi e defunti e amici fam. Dovadola –Ruffini e secondo le intenzioni di MariaTeresa

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Marzo – Aprile 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 31

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Lunedì 01

dell’Angelo

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Martedì 02 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Mercoledì 03 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Giovedì 04 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.45 (oratorio) : 4°Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.

Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 06 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Domenica 07

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Visita alle famiglie con benedizione

04 apr. – 05 apr.

(dalle ore 15.00)

06 aprile

(mattino)

Giovedì 04 : Via Risorgimento

Venerdì 05 : Viale della Costituzione (pari dal 6 al 50)

Sabato 06 : Viale della Costituzione

(pari dal 52 alla fine)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 28,8-15 Gv 20,11-18 Lc 24,13-35 Lc 24,35-48 Gv 21,1-14 Mc 16,9-15

Vivere il mistero – In questi giorni santi abbiamo meditato i racconti della Passione ed è stato sempre provante doversi misurare di nuovo con la malizia, la cattiveria e l’ipocrisia, in una parola, con il male che può dominare il cuore e dettare scelte contro l’amore, scelte che sono sempre contro la vita. L’apostolo Paolo ci ricorda che è sempre possibile scegliere di seguire un altro percorso. ln realtà è sempre possibile non fuggire, per paura, da quelle che sono le esigenze di una vita vera e accettare così un modo nuovo di vivere che comincia sempre con un modo diverso di morire: «Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio».  Il tempo pasquale ci è offerto, ancora una volta, per lanciarci in questa avventura di ritrovata intimità con quel Signore che forse abbiamo tradito, rinnegato o, comunque, abbiamo deposto nel «sepolcro nuovo» dell’evidenza incontrovertibile della morte. Al mattino di Pasqua ci ritroviamo esattamente, per così dire, al punto di prima. Siamo di nuovo costretti a tornare al «sepolcro», una parola difficile e dolorosa che sembra ossessionare la memoria credente e amorosa dell’evangelista Giovanni il quale, in pochi versetti, usa questo termine per sette volte. Quando sembrerebbe più logico ripartire da altrove o, comunque, continuare a vivere rassegnandosi a quello che è stato, la sfida della fede e dell’amore ci fanno ripartire dallo stesso luogo ove la speranza è stata sepolta, e lo fanno per evitare che sia sepolto anche l’amore. Questo desiderio spinge Maria di Màgdala a ritornare, non appena possibile, a motivo del riposo sabbatico, non sul «luogo del delitto» come scriverebbe un autore di gialli, ma sul «luogo dell’amore» più totale e assoluto perché il più fragile e il più disarmato. L’evangelista Giovanni sottolinea che «era ancora buio», eppure nessuna tenebra può impedire di vedere come «la pietra era stata tolta dal sepolcro». La stessa pietra che aveva sigillato per sempre la vita del Signore, è ciò che rimette tutto in moto, obbligando non solo a camminare, bensì a correre. ln questo mattino di Pasqua ci viene lanciata una pietra per attirare la nostra attenzione, sovente così distratta, su ciò che è essenziale: non basta vedere, bisogna comprendere; non basta guardare, bisogna intuire. Maria di Màgdala apre le danze pasquali come Miriam, la sorella di Mosè, aveva intonato il canto della vittoria al di là del Mar Rosso. Come ogni danza, quella di Maria, non è che un invito a danzare e interpella ciascuno di noi perché possiamo correre come gli apostoli, credere come iI discepolo amato e ritrovare l’ardore del «cuore», mentre ritroviamo l’essenziale del senso delle Scritture. Siamo così posti di fronte all’essenziale del senso della vita che passa sempre attraverso un necessario «giro» al sepolcro il quale, come una rotatoria ineludibile, ci permette di ritrovare la giusta direzione per credere, sperare, amare. Non possiamo che unirci alla corsa dell’apostolo Pietro e del discepolo che Gesù amava. Nel profumo inebriante della Pasqua di Cristo vogliamo intuire con il cuore prima di vedere con gli occhi. Così, solo così, saremo confermati nel nostro desiderio di ritrovare Colui che pensavamo di avere perso per sempre. La risurrezione del Signore non è una rivincita schiacciante, ma è una conferma dolcemente sussurrata di come l’Amore non possa essere annientato fino a quando gli lasciamo un posto nel nostro cuore. Non sosteremo mai abbastanza sulla nota caratteristica del quarto Vangelo per indicare gli indizi del grande evento della risurrezione: «e il sudario che era stato sul suo capo, non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte». Su questo particolare i santi Padri come i moderni teologi hanno molto riflettuto dando diverse interpretazioni e, come nel caso di Agostino, arrivando persino a rinunciare a spiegare troppo il mistero di questo «sudario,.. piegato» in modo diverso da tutto il resto. Dopo Maria di Màgdala, con Simon Pietro e il discepolo amato anche noi arrivando questa mattina al sepolcro ove dovrebbe giacere il corpo inerme del Signore Gesù, non possiamo che scandagliare tutti i minimi particolari. Sia il nostro modo per cercare di comprendere per intuire che cosa sia avvenuto e che cosa stia avvenendo attorno a noi e dentro di noi. Giovanni Crisostomo dice che se qualcuno avesse voluto trafugare il corpo del Signore – come sosterrà Maria parlando con il giardiniere – non avrebbe sprecato tempo nel ripiegare ordinatamente il sudario. Ma un altro Padre – Cirillo di Gerusalemme – è ancora più raffinato nel cogliere che questo sudario è «piegato» come se non avesse avuto nessun contatto con la morte poiché il corpo del Signore è «carne senza carne» anzi è «carne santa». Potremmo dire che proprio nel momento della morte e della sepoltura il «Verbo si fece carne» e si fece «carne santa» per dare alla nostra carne e alla nostra umanità tutta la speranza della sua divinità. Così il sepolcro assume tutta la sua valenza di «monumentum/séma» in cui – sia in greco sia in latino – troviamo la compresenza del legame alla morte che si fa testimonianza di qualcosa che la morte non può vincere e su cui non ha presa. Per questo la nostra non può che essere l’invocazione dei discepoli viandanti in cammino verso Emmaus: «Resta con noi, perché si fa sera». Nel giorno santo e gioioso della risurrezione siamo chiamati a rimetterci non solo in cammino, ma persino di metterci a correre incontro alla Vita che ci viene incontro come promessa che esige accoglienza. Il Signore risorto non è un «fantasma», ma una persona che ha sofferto senza smettere di amare «sino alla fine» e oltre la stessa morte. Saremo capaci di essere suoi discepoli preparando ogni giorno gli aromi della resurrezione per la gioia del mondo? (d. Renato De Zan)

GIUBILEO 2025 :prepariamoci con la PREGHIERA

don Pietro Marchetti, parroco

Nel cammino di preparazione al Giubileo, Papa Francesco desidera che questo anno 2024 sia dedicato alla preghiera, invitando tutti noi a un tempo di grande impegno, in preparazione dell’Apertura della
Porta Santa. La celebrazione dell’Anno Santo trova la sua origine nella tradizione ebraica del giubileo, come tempo di perdono e riconciliazione e, a partire dal 1300, un’occasione speciale per meditare
sul grande dono della misericordia divina che sempre ci attende e sull’importanza della conversione
interiore, necessaria per poter vivere i doni spirituali dati ai pellegrini.
Dice Papa Francesco che la preghiera dovrebbe essere per il cristiano il “respiro della vita” spirituale, capace di non interrompersi mai “nemmeno quando dormiamo” e senza la quale mancherebbe quell’atto
vitale che ci mette in relazione con il Padre. In questo modo, la vita di preghiera non si presenta
come un’alternativa al lavoro e agli impegni che siamo chiamati a svolgere durante la giornata, ma piuttosto come ciò che accompagna ogni azione della vita.
Il Catechismo ci insegna che la preghiera è “relazione vivente dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo. In questo dialogo
noi non parliamo solo con Dio, ma impariamo anche ad ascoltarlo, trovando le risposte e
la direzione alla luce della Sua presenza silenziosa”. Il Papa ci incoraggia a trovare momenti
di preghiera in tutte le circostanze che siamo chiamati ad affrontare, sia nelle gioie che nelle sfide della vita, nella preghiera scopriamo quanto siamo amati da Dio, e questa scoperta ci dà la speranza e il
coraggio per vivere la giornata, così che i problemi da affrontare non siano più intralci alla
nostra felicità, ma appelli di Dio , occasioni per il nostro incontro con Lui. La Quaresima
che stiamo vivendo ci aiuti a intraprendere il cammino verso i doni del Giubileo, scoprendo
la misericordia, la forza e l’amore di Dio e a dare concretezza all’invito del Papa, trasformando questo
2024 in una “grande sinfonia di preghiera”. Cari Massesi, soprattutto quelli di buona volontà e
desiderosi di seguire il Signore: intensifichiamo la nostra preghiera: è un bel regalo che
facciamo a noi stessi e a tutta la nostra comunità parrocchiale e civile e così si possa allargare
il bene che Dio semina anche attraverso la nostra vita.
Buona Pasqua a tutti.

Programma dal 23 al 31 marzo 2024

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 22 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Dal Vangelo secondo Marco (15,1-39) [forma breve]
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Parola del Signore

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Marzo 2024

Domenica 24

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 20.30 (oratorio) : Assemblea parrocchiale organizzativa per la “Festa della Ripresa”

Mercoledì 27 Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa (NO alle 18.00)

Ore 19.00 (S. Cassiano) : S. Messa del Crisma

Giovedì 28

Santo

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 29

Santo

Astinenza e Digiuno

Ore 15.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della Passione del Signore

Sabato 30

Santo

Ore 9.30–12 e 15.30–18 (S. Paolo):Benedizione delle uova

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 31

Pasqua di Resurrezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.00 + Solaroli Giovanna
Domenica 24 10.30 + Amodeo Melchiorre e Milotta Maria, Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Lunedì 25 18.00 Vivi e defunti delle famiglie Dovadola – Ruffinie secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Giannina, Rina, Fausta, Magda e Bighi

Martedì 26 8.00 + Renato Silvio
Mercoledì 27 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Giovedì 28 20.30 + Montesi Natale
Venerdì 29
Sabato 30
Domenica 31 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Vittorina e Giacomo e deff. della famiglia

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Per le anime del Purgatorio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

MattinoPomeriggioSera

Lunedì 25 : Ore 20.45 – 22.00

Martedì 26 : Ore 20.45 – 22.00

Giovedì 28 : Ore15.00-19.00 21.45 – 23.00

Venerdì 29 : Ore 10.00-12.0018.00-19.00

Sabato 30: Ore 9.30-12.0015.00-19.00

Domenica 31: Ore 16.30-18.00

Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Le Confessioni della Settimana Santa

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.10 Inizia la Novena della Divina Misericordia

Domenica delle Palme ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

Domenica di Pasqua ore 17.40 Novena e 17.55 S. Rosario

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

25 mar. – 27 mar.

(dalle ore 15.00)

Lunedì 25 : Via Gramsci (pari)

Martedì 26 : Via Gramsci (dispari)

Mercoledì 27 : Via Pertini

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 13,21-33.36-38 Mt 26,14-25 Gv 13,1-15 Gv 18,1-19,42 Mc 16,1-7

Vivere il mistero – Gesù entra in Gerusalemme come un re, ma questo passaggio attraverso la folla che lo osanna, è per il Cristo una sorta di grande prova per imparare a passare in mezzo al mare della tribolazione, ormai vicina, con un cuore libero e sereno. Il Signore Gesù sa accogliere gli osanna e, parimenti, gli insulti rimanendo saldo nella propria pace interiore. La regalità che immaginiamo come privilegio ed esenzione dalla comune condizione di tutti, diventa per il Signore Gesù perfezione di consenso e pienezza di assunzione di tutto ciò che è umano negli aspetti più gloriosi e in quelli più umilianti. Il cammino del Signore verso la sua passione è vissuto in una consapevolezza che si potrebbe ritenere una forma di grande lucidità che rifiuta ogni illusione di comode soluzioni. Lo dice ai suoi discepoli e lo ricorda a tutti noi, dichiarando fino in fondo ciò che sta succedendo: «Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura». Il grido che risuona in modo fortissimo sulle labbra di Gesù morente, sale pure dal nostro cuore non solo davanti alla morte di Gesù, ma anche davanti a ogni forma di ingiustizia, di prevaricazione e di cattiveria: «Perché?». Il Signore Gesù, prima di spirare e nella tenebra più fitta della croce, non trova altre parole se non quelle del salmo «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» mentre nella casa di Simone il lebbroso – a Betania – «ci furono alcuni che si sdegnarono tra di loro: “Perché questo spreco di profumo?”». Il «Figlio di Davide» che riconosciamo e acclamiamo all’inizio della solenne liturgia delle Palme, si rivela fino in fondo «Figlio di Dio» – come testimonia il centurione – proprio perché ha saputo spezzare e versare la sua vita come pane e vino donati. In questo modo il Cristo segue e imita il gesto di quella donna che gli ha fatto intuire il mistero di sovrabbondante dono in cui stava per entrare e che si potrebbe riassumere dolorosamente e amorevolmente in quel «ruppe il vaso di alabastro… versò il profumo». Gesto di rarissima umanità che viene colto e accolto da Gesù e che, al contrario, suscita le ire degli astanti e, in particolare, di «uno dei Dodici» che trova la forza di andare a consegnare Gesù in cambio di poco e vile «denaro» . Forse è proprio attorno a questo gesto che si dovrebbe levare il più forte e sofferto «Perché?». Sì, a causa del tradimento dell’amore venduto perché disprezzato e quindi terribilmente sprecato. Eppure sembra che nonostante Giuda – e in lui ciascuno di noi – «cercava come consegnarlo al momento opportuno» il Signore non fa altro che consegnarsi completamente, trasformando se stesso alla stregua di quei «mantelli» su cui aveva trionfalmente e umilmente camminato entrando a Gerusalemme. Con un gesto di donna si apre la passione, con un gesto di uomo si chiude: «Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù». Questo tempo prezioso ci viene dato come occasione propizia per crescere nel coraggio di essere umani. Ma dove possiamo attingerlo se non riconoscendo nel «modo» di vivere e morire di Gesù il modello unico della nostra vita che comporta molte morti? Eppure il centurione non ha più dubbi: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio». Nello spazio di una medesima liturgia la gioia dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, scandito dall’entusiastico «osanna», si tramuta in silenzio pensoso e quasi penoso davanti al grido: «Crocifiggilo». (d. Renato De Zan)

Medjugorje, 25 Marzo 2024

“Cari figli!

In questo tempo di grazia pregate con me

affinché il bene vinca in voi ed attorno a voi.

In modo particolare, figlioli,

pregate uniti a Gesù sulla Sua via crucis.

Mettete nelle vostre preghiere quest’umanità

che vaga senza Dio e senza il Suo amore.

Siate preghiera,

siate luce e testimoni

per tutti coloro che incontrate, figlioli,

affinché Dio misericordioso

abbia misericordia di voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Medjugorje, 18 Marzo 2024 – Messaggio annuale a Mirjana

” Cari figli,

io sono con voi grazie all’amore misericordioso di Dio.

Ed è per questo che, come madre,

vi invito a credere nell’amore.

L’amore che è comunione con mio Figlio.

Con amore aiutate gli altri ad aprire i loro cuori

per conoscere mio Figlio e per amarLo.

Figli miei,

l’amore fa sì che mio Figlio illumini i vostri cuori con la Sua grazia,

cresca in voi e vi doni la pace.

Figli miei, se vivete l’amore, se vivete mio Figlio,

avrete la pace e sarete felici.

La vittoria è nell’amore.

Vi ringrazio! “

Programma dal 16 al 24 marzo 2024

Letture: Geremia 31,31-34 / Salmo 50 / Ebrei 5,7-9

Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.00 + Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Donata, Dino e Francesco

+ Rossella

Domenica 17 10.30 + Sangiorgi Tomaso

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Lunedì 18 18.00 + Rosa e Carmine
Martedì 19
Mercoledì 20 18.00 + Faccani Alessandro e Stefano, Orlacchio Angelina e Luisi Giovanni
Giovedì 21 18.00 + Antonio
Venerdì 22
Sabato 23 18.00 + Solaroli Giovanna
Domenica 24 10.30 + Amodeo Melchiorre e Milotta Maria, Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

 

Anno : B

Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 17

V di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 18 Ore 20.45 (canonica) : Caritas Parrocchiale
Mercoledì 20 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 21 Ore 20.45 (oratorio) : 3°Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 22

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (via Amendola) : Via Crucis con partenza dall’incrocio di via Amendola con via Dini e Salvalai fino al Santuario della B. V. della Consolazione.

Domenica 24

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

18 mar. – 22 mar.

(dalle ore 15.00)

23 marzo

(pomeriggio)

Lunedì 18 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.2 al n.36E)

Martedì 19 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.36G al n.36T)

Mercoledì 20 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.38 alla fine)

Giovedì 21 : Via XXV Aprile (pari)

Venerdì 22 : Via XXV Aprile (dispari dal n.1 al n.19)

Sabato 23 : Via XXV Aprile (dispari dal n.21 alla fine)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,1-11 Mt 1,16.18-21.24a Gv 8,31-42 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il mistero – Le letture di questa domenica, che sembra ormai affacciarsi decisamente sull’imminente Settimana santa, da una parte sembrano concludere e dall’altra cercano di aprire. Si conclude il cammino fatto attraverso queste domeniche sul senso dell’alleanza e, ancora una volta, la prima lettura ci riporta su questo mistero di appartenenza come è sempre avvenuto lungo tutte queste domeniche. Mentre la Pasqua si avvicina a grandi passi, il Signore Gesù non fa alcun mistero del fatto che la sua «anima» è «turbata» (Gv 12,27) e in tal modo ci concede di essere turbati a nostra volta. Ciò nulla toglie alla realtà del cammino: «Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire»(12,32). Certo il Signore parla del suo esodo pasquale ormai imminente, ma prepara il cuore di ciascuno di noi alle nostre pasque non solo inevitabili, ma persino desiderabili. Anche noi come il Signore Gesù siamo chiamati a passare attraverso la sua stessa esperienza pasquale: lasciare che il Padre ci onori e ci glorifichi nella misura in cui impariamo da ciò che patiamo e non, invece, patiamo ciò che impariamo. La Pasqua del Signore è vicina: più vicina essa è, e più si manifesta pienamente l’opzione fondamentate della nostra vita. La Croce, sembra dirci il Signore, è proprio quella «voce che non è venuta per me ma per voi» (12,30) al fine di indicarci che è giunto il tempo di acconsentire a divenire discepoli: dare la vita semplicemente così come ci viene chiesta, semplicemente nel solco in cui il seme della nostra esistenza «cadde» (Mc 4,4), Per accettare la logica del seme abbiamo bisogno di «un animo generoso», di «uno spirito saldo» e di «non essere privati del suo santo spirito» come ci fa pregare il re Davide. Solo così anche di noi il Signore potrà dire: «l’ho glorificato e lo glorificherò ancora» (Gv 12,28). Come dimenticare che la storia di ogni albero è questa di un piccolo seme? Non temiamo quindi di marcire e sempre ricordiamo che se non accetteremo il destino del seme non avremo alcun futuro di vita e i nostri occhi saranno solo per la morte, mentre noi invece desideriamo la vita senza fine. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

A partire già dall’IX secolo, in concomitanza con un’evoluzione significativa delle forme del culto cristiano, si ebbe un adattamento altrettanto importante dei suoi edifici, sia nella costruzione delle nuove chiese sia nella disposizione interna degli spazi e dei luoghi liturgici. Di questi adattamenti ci interessa sottolineare quello che riguarda il polo principale della celebrazione, cioè l’altare, perché di fatto coinvolse anche la sede. Infatti, si assiste a un duplice fenomeno: da una parte, uno spostamento progressivo dell’altare principale o «maggiore», privato ormai del suo ciborio, verso il fondo dell’abside, al quale è orientata e rivolta la preghiera del sacerdote e dei fedeli; dall’altra, la mutazione della sua forma originaria, divenendo allungato e stretto, inserito in una maestosa e magnifica struttura scenografica come una specie di piedistallo per accogliere candelieri, fiori e reliquie dei santi, e non più riconoscibile come la mensa del Signore. Questa nuova posizione e forma dell’altare, appiattito e spinto nel fondo del semicerchio absidale, comportò anche lo spostamento della cattedra episcopale e dei seggi dei presbiteri che, nelle antiche basiliche e nelle cattedrali fino al secolo XI-XII, avevano normalmente proprio lì la loro collocazione. Lasciata l’abside, la cattedra trovò un posto fisso accanto all’altare o lungo un lato dello spazio antistante l’altare stesso, normalmente a sinistra guardando l’abside dalla navata, a latere Evangelii, orientato quindi perpendicolarmente all’asse longitudinale della chiesa. Altare e presbiterio occupano ora uno spazio comune in cui andrà accentuandosi ancora di più la separazione dal resto della chiesa e, quindi, dal resto dell’assemblea. La sopraelevazione della sede, rispetto al piano del presbiterio, venne limitata e stabilita a tre gradini, a differenza dell’antica disposizione absidale il cui numero era determinato dall’esigenza della visibilità del vescovo celebrante, mentre invece si sviluppo in altezza con il suo schienale e apparato decorativo. Nel Rinascimento la cattedra verrà munita di baldacchino, cuscini e preziosi drappeggi secondo il colore liturgico del giorno, a imitazione del trono regale o dei signori feudali nei saloni di gala delle nobili residenze. Di conseguenza, ne erediterà anche il nome appunto di trono, manifestando così in primo luogo non più la funzione liturgica ma l’onore dovuto alla dignità e autorità del vescovo, il quale in realtà, più che presiedere, «assisteva» alle celebrazioni. (4 continua)