Programma dal 27 gennaio al 4 febbraio 2024

Letture: Deuteronomio 18,15-20 / Salmo 94 / 1Corinzi 7,32-35

Ascoltate oggi la voce del Signore.

 

Dal Vangelo secondo Marco (1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore.

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VITA ECCLESIALE

Sabato 27

18.00

+ Buscaroli Dante e cg. Venieri

Domenica 28

10.30

18.00

+ Andrea

+ Guadagnini Armando

+ Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

Lunedì 29

18.00

+ Montesi Natale

Martedì 30

8.00

Deff. fam. Baldrati

+ Farolfi Luisa, Marcello, Valeria e Dante

Mercoledì 31

20.30

+ Dovadola Mirta e Guerra Iole

Giovedì 01

   

Venerdì 02

20.30

+ Preda Maria Teresa

Sabato 03

   

Domenica 04

10.30

+ Brignani Adriano

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

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LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Gennaio – Febbraio 2024

Domenica 28

IV del T. Ordin.

Giornata per la scuola cattolica

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”.

Lunedì 29

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Mercoledì 31

Ore 20.30 (oratorio) : S. Messa animata dai giovani.

Unica S. Messa

Venerdì 02

Presentazione del Signore

Giornata della vita consacrata

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo): S. Messa della festa con benedizione delle candele. Unica S. Messa

Sabato 03

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 04

V del T. Ordin.

Giornata per la vita

Festa parrocchiale A.C. per la Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

29 gen. – 01 feb.

(dalle ore 15.00)

03 febbraio

(mattina)

Lunedì 29 : Via don Milani (pari), Zaccagnini

Martedì 30 : Via dei Peschi

Mercoledì 31 : via Visani (pari)

Giovedì 01 : via Visani (dispari), Buia, Di Vittorio

Sabato 03 : Via Buozzi, Casadei

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mc 5,1-20

Mc 5,21-43

Mc 6,1-6

Mc 6,7-13

Lc 2,22-40

Mc 6,30-34

Vivere il mistero – Il testo evangelico originale inizia così: «Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava». Il testo liturgico, invece dice: «In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafarnao, insegnava». Era forse meglio lasciare il testo originale? La modifica liturgica (eliminazione dell’espressione «Giunsero a Cafarnao») stacca il testo evangelico dal suo contesto originale e presenta l’avvenimento come un medaglione, chiuso e completo in sé in un nuovo contesto celebrativo. I temi importanti sono diversi: il giorno di sabato, come «giorno in onore del Signore»(non del riposo assoluto); Gesù «il profeta» come adempimento della profezia di Mosè (cf. prima lettura); il miracolo, come opera e insegnamento; la sconfitta del male e del maligno operata da Gesù, come fine del potere di Satana. La liturgia ha messo a fuoco solo un tema: Gesù «il profeta» che insegna con autorità, come adempimento delta profezia di Mosè. Il testo biblico-liturgico del Vangelo si può dividere in tre brevi unità letterarie: un’introduzione con le caratteristiche vicine a un sommario (Mc 1,21-22); il racconto del miracolo dell’esorcismo (Mc 1,23-27); una breve conclusione (Mc 1,28). Nell’introduzione Gesù viene identificato come colui che insegna (Mc 1,21.22.27). Si tratta di una tematica cara al secondo evangelista: i testi ci dicono che, salvo Mc 6,30 e Mc 7,7 (cf .ls 29,13), Marco presenta sempre Gesù come il vero maestro che insegna. Tale attività si identifica con l’autorivelazione, cioè il suo insegnamento, che non è una «dottrina». L’originale greco ha il vocabolo «didaché» (cf.Mc 1,27) che significa insegnamento.

(continuazione) L’autorivelazione di Gesù è la manifestazione delta presenza salvifica e personale di Dio nella storia dell’uomo. Non si tratta di un semplice concetto (dottrina). Per questo motivo l’insegnamento di Gesù è legato al potere taumaturgico. E ambedue destano meraviglia. Il racconto del miracolo sembra premarciano a causa di un gioco di parole. Le parole che pronuncia lo spirito immondo («Gesù nazzareno» e «santo di Dio») sono la traduzione greca del semitico «Jeshua ha-nesri / nazri ha-Elohim». E’ evidente il gioco di parole tra nesri e nazri tra nazzareno e santo. Il greco ha tradotto, ma non ha più potuto ripetere il gioco. Le parole dello spirito immondo (espressione preferita da Marco per indicare il demonio), pronunciate attraverso il grido dell’indemoniato, esprimono contemporaneamente rifiuto e confessione di fede. La frase di rifiuto compare già nell’Antico Testamento (Gdc 11,12; 2Sam 16,10; 1Re 17,18; 2Re 9,18) ed esprime irritazione e sconfitta. Dio ha con potenza invaso il dominio del peccato e della morte, il regno del demonio. E lo sta sconfiggendo. La confessione di fede, invece, proclama chi sia Gesù e, di conseguenza, quale valore abbia ciò che Gesù sta compiendo. Il fatto del miracolo avviene attraverso la parola di Gesù. L’avvenimento richiama chiaramente la creazione (Gen 1,7-2,4a) dove la parola di Yhwh diventava immediatamente «fatto» e «cosa». Gesù, dunque, sta dando inizio alla nuova creazione. Vedendo il miracolo, la folla vi scorge un insegnamento nuovo, mai udito e visto prima. Il suo stupore è espresso da un verbo che si ritrova in Marco per designare l’effetto di una frase scioccante o, meglio, di un’azione potente: 6,2; 10,26; 11,18. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

I vasi sacri per la custodia dell’Eucaristia dopo la Messa sono la pisside per le particole, o altri vasi analoghi, la teca per la comunione ai malati e l’ostensorio per l’esposizione solenne (cf. OGMR 329). Essi devono essere realizzali con un metallo nobile e, qualora fossero di un metallo ossidabile o meno nobile dell’oro, devono essere dorati almeno all’interno. È comunque possibile, a giudizio della Conferenza Episcopale, con atti riconosciuti dalla Santa Sede, che i vasi sacri possano essere fatti anche con altre materie solide e nobili, secondo la comune valutazione di ogni regione, per esempio ebano o altri legni più duri, purché siano materie adatte a custodire le ostie consacrate. Ecco il motivo per cui si invita a preferire la scelta di materiali che non si spezzino e non si rovinino facilmente. La forma dei vasi è lasciata al genio degli artisti, che devono tenere presente sia gli usi delle singole culture sia l’esclusivo scopo liturgico a cui sono destinati e, quindi, devono distinguersi chiaramente da quelli destinati all’uso quotidiano (cf. OGMR 328-333). Il Rituale, inoltre, raccomanda che «le ostie consacrate vengano spesso rinnovate e si conservino nella pisside in quantità sufficiente per la comunione dei malati e dei fedeli fuori della Messa» (RCCE 7). Oltre alla valenza simbolica di questi oggetti, possiamo aggiungere i gesti e gli atteggiamenti del corpo riservati alla venerazione del Pane eucaristico custodito nel tabernacolo. Prima di tutto viene la genuflessione, che ha il significato specifico di essere un «gesto di adorazione». Il Rituale ci offre un’indicazione generale: «Dinanzi al santissimo Sacramento, sia chiuso nel tabernacolo che esposto alla pubblica adorazione, si genuflette con un solo ginocchio» (RCCE 92). Il Caeremoniale Episcoporum aggiunge: «Tutti coloro che entrano in chiesa non trascurino di adorare il Santissimo Sacramento, sia recandosi alla cappella del Santissimo Sacramento, sia almeno genuflettendo. Ugualmente tutti coloro che passano davanti al Santissimo Sacramento genuflettono, a meno che non avanzino processionalmente» (71). Le Premesse del Messale specificano quando va compiuta o meno davanti al tabernacolo durante la celebrazione eucaristica: «Se nel presbiterio ci fosse il tabernacolo con il Santissimo Sacramento, il sacerdote il diacono e gli altri ministri genuflettono quando giungono all’altare o quando si allontanano, non invece durante la stessa celebrazione della Messa. Inoltre genuflettono tutti coloro che passano davanti al Santissimo Sacramento, se non procedono in processione. I ministri che portano la croce processionale o i ceri, al posto della genuflessione fanno un inchino col capo» (OGMR 274). Il criterio per comprendere questa norma è sempre quello del primato della celebrazione eucaristica e quindi della centralità dell’altare, anche con la presenza sacramentale di Cristo nel tabernacolo. Questo principio viene applicato pure per l’incensazione, la quale esprime riverenza e preghiera (cf. OGMR 276): essa, infatti, non viene mai compiuta, e ciò vale anche durante la Messa, per il tabernacolo chiuso con la presenza del Sacramento. Questo gesto di deferenza e di lode che sale a Dio è fatto, in ginocchio e con tre tratti di turibolo, solamente verso il santissimo Sacramento, nella Messa alla presentazione a tutta l’assemblea dell’ostia e del calice dopo la consacrazione e, fuori della sinassi eucaristica, nella sua esposizione con l’ostensorio ai fedeli raccolti in adorazione (cf. CE 86e,87c,92,94).

Programma dal 20 al 28 gennaio 2024

Letture: Genesi 1,3-5.10 / Salmo 24 / 1Corinzi 7,29-31

Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Dal Vangelo secondo Marco (1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.

Vivere il mistero – – Dio ha scelto di aver bisogno degli uomini per salvare gli uomini. La missione di Gesù è per tutta l’umanità. L’invito a convertirsi e a credere per mezzo del Vangelo è una proposta universale. Chi accoglie questo invito non pensa più solo a se stesso, ma fa proprio il progetto salvifico del Maestro. Per questo motivo, prima, Gesù inizia la predicazione e, solo in seguito, chiama i suoi discepoli. Dio, con infinita pazienza, s’incarica di educare coloro che chiama. Per liberare il popolo ebraico dall’Egitto sceglie Mosè, per liberare Israele dai Madianiti scelse Gedeone (e dovette insistere alquanto), per parlare con gli uomini scelse i profeti, per convertire gli abitanti di Ninive scelse Giona, per diffondere il Vangelo scelse uomini e donne, anche laici come Aquila e Prisca o Andronico e Giunia. Tutti i cristiani apostoli per primi, profeti per secondi, dottori per terzi e così via, sono chiamati, ognuno secondo il proprio carisma, a essere collaboratori di Dio per la salvezza degli uomini. Stupisce il fatto che Gesù chiami i suoi in riva al lago, durante il lavoro, in un’ora che non ha niente di sacro. Questo, però, è lo stile di Dio. Mosè venne chiamato mentre pascolava il gregge, Gedeone mentre batteva il grano, Samuele mentre di notte riposava, Natanaele mentre era sotto il fico, Matteo mentre era dietro al banco delle imposte e – solo per finire gli esempi – Paolo mentre andava a Damasco per mettere in catene i cristiani. Dio chiama alla missione di proporre la salvezza al mondo in ogni momento e in ogni luogo. Non c’è alcuna differenza fra testo biblico e testo biblico-liturgico del Vangelo. La liturgia di oggi sceglie di mettere il sommario della prima predicazione di Gesù insieme alla vocazione dei primi discepoli. Ne consegue che il duplice racconto di vocazione va letto alla luce del sommario e ciò significa che la vocazione dei discepoli è strettamente legata alla proclamazione del regno e a tutto ciò che a esso è correlato (la conversione e la fede).
Il sommario della predicazione iniziale di Gesù ha un valore adempitivo e programmatico. Per Marco l’accenno atta Galilea, infatti, è molto di più di una collocazione geografica. È un’allusione a Is 8,23-9,1, dove il profeta annuncia una grande luce (il Messia) nel territorio della Galilea delle genti (= dei pagani!). Il Vangelo di Dio annunciato da Gesù indica «il lieto messaggio della venuta salvifica di Dio». Il Vangelo di Gesù viene riassunto dal sommario, dove come prima cosa si evidenzia il valore ultimo e definitivo dell’invito. Siamo nell’ultimo eone (l’espressione «il tempo è compiuto» ha chiaro valore apocalittico) che porta all’uomo la maturità della rivelazione di Dio: il regno di Dio, infatti, si è fatto vicino. La conversione è un cambiamento di mentalità. L’uomo è chiamato a pensare in modo nuovo e tale modo è suggerito dal Vangelo. Subito dopo il sommario, Marco narra in due scene le prime vocazioni. Si tratta di due scene che si completano a vicenda. Vediamo un solo esempio. Mentre nel primo racconto si trovano sia l’esplicito invito alla sequela di Gesù sia la chiara promessa di ciò che i chiamati diventeranno, nel secondo racconto si trova un semplice «li chiamò». Ciò che viene «detto» nel primo racconto è chiaramente una «chiamata». La «chiamata» del secondo racconto ha ovviamente come contenuto ciò che si trova esplicitato nel primo. La chiamata di Gesù presenta due caratteristiche: lo sguardo e la parola. Lo sguardo di Gesù («vide Simone e Andrea, fratello di Simone»; «vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello») elegge, amando, come farà con il giovane ricco: «Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò». La parola crea la sequela («Venite dietro a me»). Siamo agli antipodi del discepolato rabbinico dove lo studente sceglieva il maestro per interesse (intellettuale). Gesù dice ai suoi di essere suoi discepoli per «seguirlo», porre i propri piedi sulle sue orme e andare nella direzione in cui il Maestro è andato. Questo dato spiega, forse, perché non ci sono le obiezioni dei chiamati come succede nelle vocazioni profetiche. Quando Dio chiama Geremia, il giovane chiamato risponde: «Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». La sequela cristiana è l’adesione ad adeguare la propria vita secondo la mentalità di colui che ha chiamato. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

L’Ordinamento Generale del Messale Romano, pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2004 secondo la terza edizione tipica del Messale Romanum, riporta un’altra soluzione per il luogo della riserva eucaristica e la pone prima di quella indicata sopra dal Rituale: il tabernacolo può essere messo «in presbiterio, non però sull’altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione» (OGMR 315a), cioè collocato sull’antico altare maggiore in fondo all’abside oppure in un altro posto ma comunque sempre nel presbiterio. Stabilito il luogo della custodia, fermiamo ora l’attenzione sul tabernacolo stesso, che ha come fine precipuo quello di custodire la santissima Eucaristia. Innanzitutto le ostie consacrate, nei luoghi in cui possono essere conservate secondo le norme del diritto devono essere custodite continuamente e abitualmente in un unico tabernacolo, come unico è l’altare della celebrazione (cf. OGMR 314; RCCE 10; EM 52). Il tabernacolo, poi, deve essere «inamovibile, solido e inviolabile, non trasparente e chiuso in modo da evitare il più possibile il pericolo di profanazione» (OGMR 314; cf. RCCE 10; EM 54), motivo per cui la chiave del tabernacolo «dev’essere custodita con la massima cura» e diligenza (RCCE 10). Il tabernacolo può essere posizionato indifferentemente o sopra un altare o, secondo il giudizio dell’Ordinario del luogo, fuori di esso, purché la soluzione sia davvero nobile e degna del Sacramento (cf. RCCE 10). L’indicazione, quindi, consente che esso possa essere posto, dopo molti secoli, anche fuori da un altare come potrebbe essere un basamento o una colonna, oppure in una parete o perfino in una vetrata. I segni di venerazione e di onore riservati all’Eucaristia conservata nel tabernacolo sono costituiti, oltre che dal luogo stesso della riserva eucaristica che si deve distinguere per nobiltà e decoro, anche da segni esteriori che indicano e onorano la presenza del Signore nel Sacramento, quali il conopeo, o altro, e la lampada che arde sempre davanti al tabernacolo, come pure dai vasi sacri che lo custodiscono. Le norme liturgiche stabiliscono innanzitutto i modi con i quali viene indicata la presenza della santissima Eucaristia nel tabernacolo: il conopeo e la lampada accesa (cf. RCCE 11; EM 57). Mentre la prima modalità, che abbiamo descritto nel precedente articolo, è lasciata come facoltativa, perché può essere sostituita «da altro mezzo idoneo, stabilito dall’Autorità competente», per la seconda, che è radicata in una tradizione immemorabile, si dice: «Secondo una consuetudine tramandata, presso il tabernacolo rimanga sempre accesa una lampada particolare, alimentata da olio o cera, con cui si indichi e si onori la presenza dl Cristo» (OGMR 316). (3-continua)

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 18.00 + Dovadola Silverio

+ Cg. Giustina e Ferdinando Bertaccini

Domenica 21 10.30

18.00

+ Galanti Pia (anniv.) e Lanzoni Ugo e Lino

+ Pelliconi Antonio, Augusto ed Emilia

+ Antonio

+ Antonia, Luigi, Cesare ed Elettra

Lunedì 22
Martedì 23
Mercoledì 24 18.00 + Dovadola Monica

+ Piccolo Biagio

Giovedì 25 10.30

18.00

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

+ Angelo ed Elena Padovani e Paolo e Nina Montanari

+ Dall’Olio Gaspera

+ Evarista e Fernando

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i defunti e i viventi delle famiglie Dovadola e Ruffini

Venerdì 26
Sabato 27 18.00 + Buscaroli Dante e cg. Venieri
Domenica 28 10.30

18.00

+ Andrea

+ Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Gennaio 2024

Domenica 21

III del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 16.00 (S. Paolo) : Concerto di S. Paolo con la partecipazione del “Coro S. Paolo”

Giovedì 25

Conversione di S. Paolo Ap.

Festa del Patrono

Termina la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Ss. Messe alle ore 10.30 – 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti

Ore 11.45 (S. Paolo) : Inaugurazione della mostra “Il Vangelo secondo Giotto” alla presenza del nostro vescovo

Venerdì 26 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Ore 20.45 (canonica) : Incontro catechisti

Domenica 28

IV del T. Ordin.

Giornata per la scuola cattolica

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”.

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

22-26 gennaio

(dalle ore 15.00)

27 gennaio

(mattina e pomeriggio)

Lunedì 22 : Via Eynard (dispari), Petrucci( dispari),

P.le d’Este

Martedì 23 : Via S. Lucia (dispari), Argine Mordano

Mercoledì 24 : via S. Lucia (pari)

Venerdì 26 : Via Montessori, Rodari

Sabato 27 : Via don Milani (dispari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 3,22-30 Mc 3,31-35 Mc 4,1-20 Mc 16,15-18 Lc 10,1-9 Mc 4,35-41

ANCHE A TE POTREBBE SUCCEDERE…NON SOLO A SAN PAOLO

di don Pietro Marchetti

Editoriale da Il Nostro S.Paolo gennaio 2024

Il 25 gennaio celebreremo come ogni anno la solennità della “Conversione di San Paolo Apostolo”: leggendo, rileggendo e meditando su questo avvenimento della vita di questo grande Santo, sempre più mi convinco che a tutti, nessuno escluso, potrebbe accadere quanto è successo a Lui.
La dinamica della sua conversione potrebbe davvero manifestarsi anche nella vita di ciascuno di noi: prima di tutto perché il Signore ci offre la sua Misericordia quando sembrerà che la meritiamo di meno, e anche quando crediamo meno di meritarla.
In secondo luogo Dio interviene nella nostra vita sempre in modo inaspettato: il tempo di Dio non ha nulla a che vedere con il nostro. Saulo era l’ultima persona che i primi cristiani credevano potesse diventare il loro più appassionato difensore: se pensi di essere un “mangiapreti”, non meravigliarti se Dio viene a cercare proprio te!
Terzo : la presenza di Dio nella nostra vita si riviene spesso fuori da una chiesa.
Se è necessario andare a Messa per rinfrancare l’anima ascoltando la Parola di Dio e per nutrirci con il Corpo e il Sangue di Cristo, è vero anche che gran parte delle applicazioni dell’insegnamento della Chiesa avviene nel mondo: non meravigliarti quindi se ti capita di vivere da cristiano a volte con più convinzione di chi ogni giorno va in chiesa! Saulo è caduto da cavallo sulla via che lo portava a Damasco, non è caduto in una chiesa.
La casa del Signore è la stazione di servizio in cui riempiamo di carburante la nostra fede, ma la nostra missione nel servizio a Dio è sulla via, dove applichiamo la fede per aiutare gli altri. Quarto: Saulo montava il suo cavallo mentre andava a lottare contro Dio. Tutti abbiamo un cavallo che ci può portare lontano da Dio. Può essere l’orgoglio, l’arroganza, il denaro, il potere…Scenderemo per la nostra iniziativa o aspetteremo che Dio ci butti giù ?
Se cadi per terra non pensare solo che avvenga per la legge di gravità…potrebbe essere il Signore che ti sta cercando.
Curati il corpo, ma guarda che non sia da curare anche il tuo cuore per rialzarti completamente. Quinto: Paolo non ha mai camminato al fianco di Cristo. Non era uno di quello scelti originariamente, ma la sua fede e la sua umiltà lo hanno reso grande come coloro che hanno camminato con il Signore.
Dopo essere stato buttato giù da cavallo da Dio, Paolo è rimasto temporaneamente cieco. Ma poi ha ripreso a vedere in modo completamente nuovo come mai aveva visto prima.
Caro massese, se hai letto questa riflessione, di certo avrai capito che quel che è successo a San Paolo, potrebbe succedere anche a te.
Rallegrati se questo avverrà: questo ti confermerà che, se oggi abiti a Massa Lombarda, non è per caso, ma perché Dio aspettava da tempo anche la “Tua Conversione”: sarà la festa più bella della tua vita

Programma dal 13 al 21 gennaio 2024

Letture: 1Samuele 3,3b-10.19 / Salmo 39 / 1Corinzi 6,13c-15a.17-20

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore.

Vivere il mistero – – Subito dopo l’Ascensione, Pietro si premurò che il posto lasciato vacante da Giuda Iscariota venisse occupato da un uomo scelto dalla comunità. Quest’uomo doveva avere una caratteristica: essere vissuto insieme con Gesù e i Dodici «incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo». Perché a cominciare dal battesimo di Giovanni? Perché la Chiesa nascente vedeva nell’apostolato del Battista l’inizio dell’apostolato di Gesù. ln quei frangenti Gesù incominciò a chiamare i suoi discepoli. Gesù fece questo perché «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità». È un progetto fantastico che Dio potrebbe attuare da solo e in modo immediato. Così facendo, però, sopprimerebbe la libertà della sua creatura. L’uomo, infatti, non può sentirsi libero di scegliere quando l’Infinito lo interpella in modo diretto. Si sentirebbe sovrastato dal Fascinans e daI Tremendum. Dio propone la salvezza – salvo eccezioni (cf. La chiamata di Paolo presso Damasco) – in modo mediato. E la mediazione viene fatta attraverso gli uomini. La salvezza, dunque, giunge agli uomini attraverso la mediazione di altri uomini, che Dio ha associato a sé in questa missione (Gv 1,35-42). Come, poi, Dio associ questi uomini nell’adempiere la missione di salvezza è vario e geniale. Perfino durante il sonno Dio può far sentire la sua voce e chiamare le persone a diventare operatori della sua salvezza (1Sam 3,5b-10.19). Certamente Dio chiama persone che fanno proprio il suo disegno di salvezza e che ripetono continuamente nel loro cuore ciò che ha detto Isaia, nel tempio, di fronte al trono di Yhwh: «Eccomi manda me» (Is 6,8). La colletta propria traduce in preghiera il messaggio teologico del Vangelo. Nel fine della petizione invita i membri dell’assemblea a sentirsi non solo i destinatari della salvezza, ma i discepoli che Dio ha scelto per portare agli altri la salvezza: «Fa’ che non lasciamo cadere a vuoto nessuna tua parola, per riconoscere il tuo progetto di salvezza e divenire apostoli e profeti del tuo regno». Il testo biblico-liturgico del Vangelo tocca il tema delicato dell’uomo che non è chiamato a cercare idee, ma a cercare una persona, Gesù. Una volta trovato Gesù, lo segue. In questo breve racconto si possono trovare alcuni dati essenziali della teologia della vocazione. La vocazione nasce da un’indicazione data da un maestro (il Battista) o dalla comunicazione di un’esperienza di un fratello (Andrea). Dio chiama l’uomo (Pietro) attraverso la sapienza e l’esperienza di altri uomini. Il chiamato accetta di essere «amico e possesso di Dio». Ciò che accadde a Pietro, accade a ogni cristiano (con tutte le varianti personali del caso). (d. Renato De Zan)

VITA ECCLESIALE

Sabato 13

18.00

+ Alessandro Gotti e fam.

Domenica 14

10.30

18.00

+ Edmondo ed Ebriana

+ Mario Zavanella (trigesima)

Lunedì 15

   

Martedì 16

   

Mercoledì 17

10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Santese Otello e Fraserra Anna

+ Sessa Monica e Vincenzo

Giovedì 18

   

Venerdì 19

8.00

+ Benini Cesare

Sabato 20

18.00

+ Dovadola Silverio

Domenica 21

10.30

18.00

+ Galanti Pia (anniv.) e Lanzoni Ugo e Lino

+ Antonia, Luigi, Cesare ed Elettra

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Gennaio 2024

Domenica 14

II del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Mercoledì 17

S. Antonio ab.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Venerdì 19

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Sabato 20

Ore 18.00 (oratorio) : “Locandina” Spettacolo preparato dal movimento AGESCI

Domenica 21

III del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 16.00 (S. Paolo) : Concerto di S. Paolo con la partecipazione del “Coro S. Paolo”

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mc 2,18-22

Mc 2,23-28

Mc 3,1-6

Mc 3,7-12

Mc 3,13-19

Mc 3,20-21

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

D’altro canto, questa profonda relazione fra tabernacolo e altare dice anche la loro distinzione. il primo, infatti, non può mai pregiudicare la centralità che spetta all’altare nello spazio liturgico e il primato della celebrazione eucaristica nella preghiera della Chiesa. La venerazione e devozione verso l’Eucaristia fuori della Messa non è più importante ed efficace della celebrazione stessa con la partecipazione piena attraverso la comunione sacramentale. Diversa, dunque, è la loro funzione: l’altare è per celebrare l’Eucaristia, il tabernacolo per conservarla. Il rinnovamento liturgico postconciliare ha introdotto così un importante e significativo mutamento nella disposizione dello spazio liturgico delle nostre chiese: il tabernacolo eucaristico, che per quasi quattro secoli è stato l’elemento centrale, dominante sullo stesso altare dove era collocato, lascia il posto al primato della celebrazione, e quindi alla centralità della mensa per il sacrificio, per ritrovare altresì quelle caratteristiche capaci di riconoscere la funzione specifica della riserva eucaristica. Pertanto, con chiarezza viene prescritto che l’altare della celebrazione non può ospitare la custodia eucaristica: «ln ragione del segno, è più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva la Santissima Eucaristia non sia collocato sull’altare su cui si celebra la Messa» (OGMR 315). I documenti che offrono indicazioni per la custodia eucaristica nell’edificio liturgico sono concordi nel raccomandare che venga dedicata una particolare cura a questo «luogo» affinché «si distingua davvero per nobiltà e decoro» (RCCE 9; cf. EM 53-54), «in una parte delta chiesa assai dignitosa, insigne, ben visibile, ornata decorosamente» tenuto conto della struttura di ciascuna chiesa e delle legittime consuetudini dei luoghi (OGMR 314). Allo stesso tempo, invitano caldamente che questa scelta sia pure «adatta alla preghiera» cioè «all’adorazione e alla preghiera personale, in modo che i fedeli possano con facilità e con frutto venerare, anche con culto privato, il Signore presente nel sacramento» (RCCE 9; EM 53). Le soluzioni circa il luogo adeguato, cioè «in una parte della chiesa che sia davvero nobile e debitamente ornata» (RCCE 10), possono essere diverse, soprattutto se si tratta di una nuova costruzione oppure dell’adeguamento liturgico di una chiesa già esistente. Lo stesso Rituale, ispirandosi all’Istruzione sul Mistero del culto eucaristico, raccomanda, per quanto sia possibile, come luogo adatto della custodia quello che facilita in particolare la preghiera personale, cioè «una cappella separata dal corpo centrale della chiesa» (RCCE 9; EM 53) «che però – aggiungono le Premesse del Messale – sia unita strutturalmente con la chiesa e ben visibile ai fedeli» (OGMR 315b). La soluzione migliore Pare quella di una cappella «apposita», quindi pure una cappella laterale dell’aula liturgica, destinata alla custodia o reposizione eucaristica, facilmente identificabile e accessibile, assai dignitosa e adatta alla preghiera e per l’adorazione personale. Al fine di renderla idonea alla preghiera è necessario pure che questo luogo possa offrire la necessaria tranquillità, abbia uno spazio sufficiente davanti al tabernacolo e disponga di panche o sedie o inginocchiatoi. (2-continua)

Programma dal 6 al 14 gennaio 2024

Letture: Isaia 55,1-11 / Salmo da Isaia 12,2-6 / 1Giovanni 5,1-9

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11)

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

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Vivere il mistero– Con la festa del Battesimo del Signore si conclude il tempo natalizio. Questa festa è stata solo di recente inserita nella nostra tradizione latina mentre, da sempre, è una delle «dodici feste» della tradizione liturgica delle Chiese orientali. Nonostante le loro diversità, e addirittura le loro esitazioni, il complesso delle tradizioni liturgiche ha colto la grande importanza di questo momento che rivela al mondo Gesù come «il Figlio mio, l’amato» del Padre. Qualcuno ha parlato di una sorta di «ordinazione messianica». La tradizione bizantina parlerebbe di teofania – rivelazione della divinità – mentre l’apostolo Giovanni, nella seconda lettura di questa domenica, la definirebbe forse più volentieri come inizio della storia d’amore tra Gesù – ormai adulto e conscio della propria missione – e la nostra umanità da sposare e da salvare. Mentre contempliamo Cristo Signore riemergere dalle acque del Giordano in tutto fatto simile a noi per noi, non possiamo che vedere «squarciarsi i cieli» perché la nostra terra diviene – per la presenza tra noi del Verbo fatto carne – più beata e più luminosa delle altissime e incontaminate altezze. Per questo possiamo dire con l’Apostolo: «l suoi comandamenti non sono gravosi» perché il Signore Gesù porta ormai ogni peso della nostra umanità assieme a noi… anzi per noi e prima di noi. Non ci resta che assumere gli stessi sentimenti appassionati del Padre e accogliere, per imitare, la presenza del Signore in noi con il, desiderio di farci continuamente riplasmare dalla grazia del nostro stesso battesimo in Cristo. Il messaggio del Natate può dunque riassumersi così: sì, anche noi abbiamo un Padre! Per questo siamo chiamati a diventare suoi veri figli per riconoscerci realmente fratelli. Ancora una volta, il, Signore Gesù, che abbiamo contemplato lungo questi giorni come il figlio di Maria e di Giuseppe, lo accogliamo oggi come uomo tra noi eppure segnato da una relazione con Dio unica, sebbene non esclusiva. Finalmente, si potrebbe dire, dopo gli angeli, i Pastori, i magi «venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”». Questa voce risuona dopo che [o stesso Signore Gesù «vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba». In questo simbolo animale è racchiusa la rivelazione dell’identità profonda del Signore Gesù, chiamato a rivelare il volto di Dio nella mitezza e nel dono di se stesso in un amore invincibile. (p. M. D. Semeraro)

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 10.3018.00
  • + Marani Umberto e Giovanni, Peruzzi Giovanna e deff. fam. Marani
  • + Giovanni, Isolina, Giacomo, Ilde e don Orfeo
  • + Luigi Rizzi
Domenica 07 10.30 + Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)+ Ronzani Ugo
Lunedì 08
Martedì 09
Mercoledì 10
Giovedì 11
Venerdì 12
Sabato 13
Domenica 14 10.3018.00 + Edmondo ed Ebriana+ Mario Zavanella (trigesima)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07Battesimo del Signore Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Mercoledì 10 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.00 (S. Maria in Fabriago) : S. Messa seguita alle ore 20.30 dal S. Rosario e alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 13 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa
Domenica 14II del T. Ordin. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 1,14-20 Mc 1,21b-28 Mc 1,29-39 Mc 1,40-45 Mc 2,1-12 Mc 2,13-17

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [] (di don D. Ravelli)

Nell’Istruzione sul Mistero del culto eucaristico del 1967, Eucharisticum Mysterium (= EM), e nel Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico (= RCCE) del 1979 (del 1973 l’edizione tipica in latino) troviamo alcuni importanti e fondamentali principi teologico-liturgici che occorre richiamare prima di presentare quanto la riforma liturgica indica per il tabernacolo e il luogo della custodia dell’Eucaristia, Il primo principio ci richiama alla centralità e primato dell’Eucaristia: «Il Mistero eucaristico è veramente il centro della sacra liturgia, anzi di tutta la vita cristiana» (EM 1); la Messa «è la fonte e il culmine di tutto il culto della Chiesa e di tutta la vita cristiana» (EM 3e). Il concetto è ripreso subito dal Rituale nelle prime parole dell’Introduzione generale: «La celebrazione dell’Eucaristia è il centro di tutta la vita cristiana, sia per la Chiesa universale che per le comunità locali della Chiesa stessa. Infatti tutti gli altri sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato hanno uno stretto rapporto con l’Eucaristia e sono ad essa ordinati» (RCCE 1). Nei Praenotanda del capitolo III, questo pensiero viene ribadito mentre si raccomanda vivamente la devozione sia privata sia pubblica verso la santissima Eucaristia: «Il sacrificio eucaristico è infatti sorgente e culmine di tutta la vita cristiana» (RCCE 87). Da questo principio deriva che la celebrazione è origine e fine del culto eucaristico: «La celebrazione dell’Eucaristia nel sacrificio della Messa è veramente l’origine e il fine del culto che ad essa viene reso fuori della Messa» (EM 3e; RCCE 2). Infatti, i fedeli «anche quando ricevono la comunione fuori della Messa, si uniscono intimamente con il sacrificio in cui si perpetua il sacrificio della croce, e prendono parte a quel sacro convito nel quale, per mezzo della comunione al corpo e al sangue del Signore, il popolo di Dio partecipa ai beni del sacrificio pasquale […] e nella fede e nella speranza anticipa e prefigura il convito escatologico nel regno del Padre» (RCCE 15; cf. EM 3e). Ciò che si dice in particolare per la comunione sacramentale ricevuta fuori della Messa vale pure per le altre espressioni del culto eucaristico fuori della celebrazione, quali l’adorazione eucaristica in genere, l’esposizione e la benedizione eucaristica, le processioni con il santissimo Sacramento e i congressi eucaristici: «I fedeli, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale», e che questi pii esercizi, «con cui rendono ad esso quel culto di latria che è dovuto al vero Dio» (RCCE 3;cf, anche RCCE 5 e EM 3f), «li attrae a partecipare più profondamente al mistero pasquale», conducendoli così a intensificare «le disposizioni necessarie per celebrare con la debita devozione il memoriale del Signore e ricevere frequentemente quel pane che ci è dato dal Padre» (RCCE 88). Poco più avanti, sempre nelle Premesse del Rituale, si invitano i fedeli a ricordare che, con l’orazione rivolta a Cristo Signore presente nel Sacramento, «essi prolungano l’intima unione raggiunta con lui nella comunione e rinnovano quell’alleanza che li spinge ad esprimere nella vita ciò che nella celebrazione dell’Eucaristia hanno ricevuto con la fede e il sacramento» (RCCE 89). Infine, il culto verso il santissimo Sacramento dell’Eucaristia deve tenere conto del «mistero eucaristico in tutta la sua ampiezza, sia nella celebrazione della Messa che nel culto delle sacre specie, e del fatto che le specie sono conservate per estendere la grazia del sacrificio» (RCCE 4; EM 3g). Conseguentemente, i documenti ricordano il fine per cui si conserva l’Eucaristia fuori della Messa: lo scopo, tanto originario quanto primario, è l’amministrazione del Viatico; secondariamente vengono la distribuzione della comunione e l’adorazione di nostro Signore Gesù Cristo presente nel Sacramento (cf. RCCE 5; EM 49). ln questa cornice teologico-liturgico deve trovare ragione e significato il luogo e il modo della custodia eucaristica, cioè la collocazione del tabernacolo e la sua relazione con gli altri principali elementi che compongono lo spazio liturgico, innanzitutto nel suo rapporto con l’altare. Non vi è dubbio che, da una parte, il tabernacolo stabilisce una relazione stretta e immediata con l’altare. ln un certo senso potrebbe considerarsi come una «continuazione» di esso, non come luogo del sacrificio ma come luogo della riserva eucaristica che permette di estendere la grazia del sacrificio, cioè di allestire nuovamente la mensa del sacro convito, e di prolungare quell’adorazione che deve accompagnare l’azione e la presenza di Cristo. (1-continua)

Don Francesco Nanni è ritornato alla casa del Padre

“Questa notte il nostro carissimo don Francesco Nanni ha terminato il suo pellegrinaggio terreno. Lo accompagniamo all’incontro con il Signore con la nostra preghiera”. Così il nostro Parroco don Pietro ci annunciava della scomparsa di don Francesco il 29 dicembre. I funerali si svolgeranno giovedì 4 gennaio alle 10,30 nella chiesa parrocchiale di Dozza.

Nella foto sotto: Don Nanni durante la S.Messa di ingresso nella parrocchia della Conversione di S.Paolo in Massa Lombarda (1994)