Programma dal 30 dic. 2023 al 7 gen. 2024

Letture: Genesi 15,1-6.21,1-3 / Salmo 104 / Ebrei 11,8.11-12.17-19

Il Signore è fedele al suo patto.

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.00 + Orioli Franco e Conti Carmen
Domenica 31 10.30 + Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)
Lunedì 01 10.30

18.00

+ Alfredo e Luciano

+ Lullo Onofrio, Carolina e Domenico

Martedì 02 8.00 + Preda Maria Teresa
Mercoledì 03
Giovedì 04
Venerdì 05
Sabato 06 10.30 + Marani Umberto e Giovanni, Peruzzi Giovanna e deff. fam. Marani

+ Giovanni, Isolina, Giacomo, Ilde e don Orfeo

Domenica 07 10.30 + Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Dicembre Gennaio 2024

Domenica 31

Santa Famiglia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 01

Maria Ss.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

Mercoledì 03

Ss.mo Nome di Gesù

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ss. Messe alle ore 8.00 e 18.00 (pre-festiva dell’Epifania)

Sabato 06

Epifania del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne con benedizione alle famiglie

Domenica 07

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante

Domenica 31 dicembre la S. Messa delle 18.00 NON soddisfa il precetto della domenica, ma è già liturgia festiva del 1° gennaio.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 2,16-21 Gv 1,19-28 Gv 1,29-34 Gv 1,35-42 Gv 1,43-51 Mt 2,1-12

Vivere il mistero– Oggi la Chiesa ci pone dinanzi allo sguardo della piccola famiglia di Nazareth! Una fami glia assai «moderna» visto il suo essere così piccola: un solo figlio attorno a cui ruota tutta la vita di Maria e di Giuseppe e attorno a cui, questo ci sembra svelare il Vangelo di oggi, ruota la vita di tutto Israele e di tutto il mondo. Infatti quando Maria e Giuseppe «portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore» mettendosi in fila come tutti per compiere ogni cosa «come è scritto nella legge del Signore» si ritrovano dinanzi a Simeone e Anna. Questi due vegliardi riconoscono – sotto la scorza della Legge pienamente e amorevolmente osservata – nientemeno che «la redenzione di Gerusalemme» La liturgia ci aiuta a cogliere più profondamente la realtà della famiglia di Nazareth ponendola nella cornice della storia di Israele, cosicché Maria e Giuseppe sono messi in relazione ad Abramo e a Sara. Come loro e più di loro la famiglia di Nazareth «partì senza sapere dove andava» ed è proprio «andando» che impara a scoprire il dono di Gesù, il grande dono che è Gesù. Si può veramente immaginare che i genitori del Signore hanno insegnato a Gesù ad amare la strada e a non temere di camminare, di incontrare, di accogliere, di lasciarsi accogliere. Dai suoi genitori Gesù eredita questa fede in un «oltre» che passa sempre attraverso l’accoglienza dell’altro che ci rivela quanto «di altro» c’è nella nostra vita e la cui presenza, il cui mistero, la cui bellezza ci sfugge. La fede è vivere normalmente e del tutto naturalmente e, al contempo, continuamente attenti ai segni profetici che indicano nel nostro vivere e patire quotidiano qualcosa di nuovamente possibile. Di questo medesimo dinamismo e di questo amore per il viaggio, per il cammino e per la ricerca appassionata sono testimoni i magi che – nei nostri presepi a differenza delle altre immagini – ogni giorno fanno un piccolo tragitto che li avvicina sempre di più alla grotta in cui giace, riposa e attende come un piccolo re di essere visitato e vezzeggiato il Bambino Gesù. Il papa Paolo VI recandosi in Terra Santa fece un discorso particolarmente toccante a Nazareth che è rimasto memorabile: «Nazareth è la scuola dove cominciamo a comprendere la vita di Gesù, la scuola del Vangelo. Qui impariamo a osservare, ascoltare, meditare, penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio, tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, a imitarlo». Celebrare e contemplare il mistero della famiglia in cui il Signore Gesù è nato e cresciuto, può dare adito a inutili romanticherie se non si fonda su quelli che sono i dati, per certi aspetti stringenti, della Parola di Dio e della liturgia. La prima lettura, con la memoria della difficile nascita di Isacco, ci aiuta a non perdere di vista quell’elemento di mistero e di imponderabile che accompagna ogni vita e che segna ineluttabilmente ogni servizio alla vita come è quello cui è chiamata ogni famiglia. All’ansia di avere un figlio e al bisogno di raddolcire la vita di Sara segnata dalla sterilità, la risposta del Signore Dio ad Abramo esige una capacità a guardare in alto, a guardare in modo più ampio: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle…». Forse anche oggi il Signore ci condurrebbe fuori all’aperto davanti allo spettacolo struggente di un cielo stellato ed è là che ci aiuterebbe a placare le nostre ansie e le nostre paure davanti a tante crisi istituzionali e intime per farci ricominciare a sognare e a sperare. Il salmista ci conferma in queste necessità di superamento della paura e del timore: «Ricordate le meraviglie che ha compiuto». Rimane per noi memorabile la disponibilità di Abramo a lasciarsi interpellare e cambiare tanto da rimettersi continuamente in viaggio lasciandosi guidare dai segni scritti nelle stelle, ma prima ancora da quelli che si manifestano negli incontri. Simeone e Anna come pure Maria e Giuseppe hanno la stessa attitudine di Abramo: sempre in cammino e sempre attenti ai segni della strada. Maria e Giuseppe che si recano al Tempio per presentare «il bambino come è scritto nella legge del Signore» in realtà adempiono la Legge aprendosi ai nuovi percorsi che la presenza di Gesù porterà al cuore stesso della sensibilità religiosa come una spada tagliente che distingue l’essenziale da ciò che non lo è affatto. Ci pensa il vecchio Simeone a rammentare a Maria, nella gioia del suo gesto di offerta che è al contempo un gesto di soddisfazione, quanto il bambino che porta tra le braccia assieme al suo amato Giuseppe è da accompagnare lontano… fino alla fine: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima». Non ci sfugga quell’«anche a te» che sembra evocare l’esperienza acquisita nel cammino di vita e di fede: sembra quasi dire che non può essere diversamente. Nella gioiosa contemplazione della famiglia di Nazareth siamo invitati a metterci alla sua scuola che non è un modello precostituito e da ripetere, bensì è l’apprendistato di quella fedeltà all’altro che si fa disposizione a stargli accanto comunque e sempre. È questo che fa di una famiglia una piccola realtà evangelica e che forse può permettere, a uno sguardo forgiato dalla contemplazione di Cristo Signore, di riconoscere in ogni realtà evangelica un’autentica famiglia. Anche noi, in ogni nostra realtà di condivisione e di umana solidarietà siamo chiamati ogni giorno a rimetterci in cammino con la grande disponibilità a lasciarci raggiungere e destabilizzare dagli appelli della vita. (p. M. D. Semeraro)

Il concerto di Natale

Chiesa affollata per il tradizionale concerto di Natale, sabato 23 dicembre 2023.
Come l’anno scorso, anche quest’anno i tre cori della comunità parrocchiale “S.Paolo”, “Dolci note” e “Kinnor”, hanno offerto l’opportunità di meditare sul mistero dell’Incarnazione di Cristo mediante l’ascolto di brani corali. Il coro “S.Paolo”, diretto da Vito Baroncini, ha iniziato la sua esibizione per primo, con il canto di John Lennon “Happy Christmas” inneggiante alla pace. Poi il coro “Dolci note” composto da bimbi e diretto da Paola Gambetti con canti tradizionali natalizi e infine il coro “Kinnor”, con brani diversi di genere natalizio composto per lo più da giovani e diretto da Paolo Ceroni. Il numeroso pubblico intervenuto ha calorosamente applaudito i tre cori che, dopo il saluto e il ringraziamento del parroco don Pietro, si sono esibiti insieme nel canto Adeste fideles. La serata si conclude con un fantastico buffet all’Oratorio S.Paolo. (Nelle foto sotto: il coro “San Paolo”; il coro “Dolci note”; il coro “Kinnor”, i tre cori riuniti)

La recita di Natale

18 dicembre 2023. La sala teatro dell’oratorio si riempie di spettatori venuti ad assistere alla recita di Natale, alla quale hanno partecipato i ministranti, giovani di AC e dell’Agesci, educatori, i bimbi del catechismo e dei vari gruppi, e il coro “Dolci note”. Tutto si è svolto in un’atmosfera gioiosa. Molto bravi tutti gli attori partecipanti alla recita. Un “bravo” e un grazie agli organizzatori di questo evento.

Medjugorje, apparizione annuale a Jakov

“Cari figli,

oggi con mio Figlio tra le braccia

desidero invitarvi tutti a pregare Gesù Bambino

per la guarigione del vostro cuore.

Figli, nei vostri cuori spesso regna il peccato

che distrugge la vostra vita

e non potete sentire la presenza di Dio.

Perciò oggi

in questo giorno di grazia

quando la grazia si diffonde nel mondo intero,

offrite al Signore la vostra vita ed il vostro cuore

affinché il Signore li guarisca con la Sua grazia.

Soltanto con il cuore puro

potrete rivivere la nascita di Gesù in voi

e la luce della Sua nascita illuminerà la vostra vita.

Io vi benedico con la mia benedizione materna.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Programma dal 23 al 31 dicembre 2023

Letture: 2Samuele 7,1-5.8b-12 / Salmo 88 / Romani 16,25-27

Canterò per sempre l’amore del Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.00 + Raso Giuseppe
Domenica 24 10.30

22.30

+ Natalino e Silla

+ Pilani Enzo, Giulio e Angiolina Ronchini

+ Liverani Paolo

+ Ingegneri Natale

Lunedì 25 10.30

18.00

+ Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Caroli Ugo e Liverani Iolanda

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Vivi e deff. famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

Martedì 26 10.30 + Stefano e Maria Baldini

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Mercoledì 27 18.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Giovedì 28
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale
Sabato 30 18.00 + Orioli Franco e Conti Carmen
Domenica 31

Martedì19Ore 16.00 – 17.20

Mercoledì20Ore 20.30 – 22.00

Giovedì21Ore 16.00 – 17.20

Venerdì22Ore 10.00 – 12.00 16.00 – 17.20

Sabato23Ore 10.00 – 12.00 15.00 – 17.20

Domenica24Ore 15.30 – 19.00 21.00 – 22.00

Lunedì25Ore 16.00 – 17.20

Le Confessioni

in prossimità del

Natale

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Dicembre 2023

Domenica 24

IV di Avvento

S. Messa alle ore 10.30 (S. Paolo) (NO alle ore 18.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la Quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

Lunedì 25

Natale del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Martedì 26

Santo Stefano

Unica S. Messa alle ore 10.30 (S. Paolo)
Mercoledì 27

S. Giovanni Ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Concerto di Natale con il Duo Morrighan promosso dall’associazione “don Orfeo Giacomelli”

Giovedì 28

Ss. Innocenti martiri

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 31

Santa Famiglia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante

Domenica prossima 24 dicembre NON sarà celebrata la S. Messa delle ore 18.00.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 1,11-18 Mt 10,17-22 Gv 20,2-8 Mt 2,13-18 Lc 2,22-35 Lc 2,36-40

Vivere il mistero– Dopo la compagnia di Giovanni Battista che ci ha seguito nelle domeniche precedenti, di oggi è Maria a farsi nostra guida nella preparazione immediata alla celebrazione del Natale: che sarà già domani, che sarà già stasera Potremmo chiederci chi era questa donna nel momento in cui la Parola del Signore si impose alla sua vita trasformandola e, per certi aspetti, complicandola di molto. Forse era come noi e nello stesso tempo era diversa da noi. Come noi con dei desideri suoi e un progetto di vita a lungo accarezzato e che, finalmente, stava concretizzandosi… si preparava a essere sposa e quindi a essere madre. Diversamente da noi, Maria fu pronta a vedersi cambiare la vita da un figlio che non era proprio suo come ogni figlio ma in modo assoluto – e non era dell’uomo che amava e che pure avrebbero dovuto amare con il più grande e raffinato degli amori: gratuito e distaccato… il più divino dei modi di amare. Non è forse questo ciò che viene chiesto anche a ciascuno di noi? A nulla vale interrogare Dio sulle modalità, l’unica via è lasciarlo fare fino in fondo nel più profondo della nostra intimità, poiché il Signore ripete a ciascuno di noi: «Io ti ho preso… sono stato con te dovunque sei andato… anche per il futuro» (2 Sam 7,8-9). Così l’Annunciazione è il grande racconto della conversione di Maria all’opera inattesa di Dio nella sua esistenza, in cui si manifesta al massimo grado l’inventiva capacità divina di dilatare gli spazi della vita. Il Natale, che ci prepariamo a celebrare nei Misteri già di questa notte, rinnova misticamente la nostra disponibilità a essere «come un ricettacolo materno che si dilata per fare spazio a ciò che si rivela in forma dolorosa e creatrice: come un qualcosa che non è presente se non nel modo dell’assenza, come un’istanza oscura che, premendo per venire alla coscienza, crea le condizioni necessarie alla propria vita» (G. D’Acunto. La parola prima del linguaggio in Maria Zambrano). Sì, Dio vuole vivere di noi e perciò sceglie di avere bisogno di noi per nascere, per crescere, per amare, per gioire, per soffrire… perfino morire e rivivere. Discretamente l’angelo Gabriele la forza di Dio rimprovera Maria, e ciascuno di noi, nei medesimi termini con cui «quella stessa notte» (2 Sam 7,4) al profeta Natanaele chiesto di rettificare il significato della parola «il Signore è con te». Il rimprovero è semplice ma accorato da parte di Dio nei confronti del re Davide: «Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?» (2 Sam 7,5). La risposta risuona in questi termini: «Il Signore farà a te una casa» (7,11). Quando Dio interviene nella nostra vita Io fa regalmente e radicalmente e, soprattutto, lo fa da sempre e «per sempre» (Sal 88,5) e non solo in tempo di riposo (2 Sam 7,1). In Maria viene svelato il desiderio ardente di Dio, quello che attrasse irresistibilmente Mosè alle falde del Sinai «mentre stava pascolando il gregge» (Es 5,1). Questo desiderio si esprime in un dono totale di Dio all’uomo che esige e quasi forza amorevolmente il dono sponsale di tutta la nostra esistenza a Colui dal quale ogni vita è originata. Se Dio si dona fino a consegnarsi e affidarsi a noi fidandosi del fatto che sapremo e vorremo prenderci cura della sua Presenza nell’intimo del nostro cuore… allora aderire e rispondere «Ecco la serva» (Lc 1,38) è una conseguenza semplice, naturale e per nulla «impossibile». Di quello che è avvenuto in quel giorno o in quella notte «in una città della Galilea» (1,26) non sapremo mai nulla di più di quanto sappiamo del momento in cui il Crocifisso divenne il Risorto. Analogamente, del momento in cui il Verbo del Padre divenne «Gesù» (1,51) nel seno assolutamente vuoto e completamente aperto di Maria, possiamo cantare-tacendo con le stesse parole della liturgia pasquale: «Tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora» (Preconio). Questa regola del silenzio attorno al silenzio di Maria potrebbe essere un modo adeguato per meditare il mistero della sua divina maternità nel disegno della salvezza, senza violarne – con l’eccesso delle parole e delle considerazioni – la sacra verginità. La verginità è il sigillo che difende da occhi indiscreti e impreparati il mistero di questa storia d’amore che, per sua natura, resta un segreto tra Dio e la sua silenziosa madre. Come dice Agostino nel suo secondo trattato sul Vangelo di Giovanni; «Perché gli uomini potessero nascere da Dio, Dio è nato anzitutto dagli uomini. Nato da Dio per crearci, egli nasce da una donna per ricrearci». Prima di contemplare ciò che avverrà nella piccola Betlemme siamo oggi chiamati a concentrare lo sguardo del nostro cuore su ciò che accade in un piccolo villaggio della Galilea dove una giovane «promessa sposa di un uomo della casa di Davide di nome Giuseppe» (Lc 1,27) riceve l’annuncio di un’improvvisa e imprevista maternità. Nonostante le perplessità, questa giovane donna si mostra capace di fare in pochissimo tempo – nello spazio di un dialogo – un lungo cammino interiore che va dallo stupore all’accoglienza piena. Maria non è una sempliciotta a cui va bene tutto e che se ne sta in attesa di qualcosa che porti rimedio alla noia; è una donna che ha un progetto e che nutre un desiderio sulla propria vita, eppure è capace di lasciarsi confermare dalle parole di un angelo accettando di riorientare radicalmente il proprio cammino di donna e di credente. (p. M. D. Semeraro)

Programma dal 16 al 24 dicembre 2023

Letture: Isaia 61,1-2.10-11 / Salmo Lc 1,46-50.53-54 / 1Tessalonicesi 5,16-24

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

La mia anima esulta nel mio Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,6-8.19.28)

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.00 + Gigliola Brini in Beltrandi

+ Rossella (3° anniv.)

Domenica 17 10.30 + Mondini Alfredo e Luigi e Barelli Giulia
Lunedì 18 18.00 + Bendini Giulia
Martedì 19
Mercoledì 20 18.00 + Dovadola Dario

+ Ilvano e Maria

Giovedì 21 18.00 + Antonio

Deff. fam. Preti

Venerdì 22 8.00 + Adriano Castelli
Sabato 23 18.00 + Raso Giuseppe
Domenica 24 22.30 + Pilani Enzo, Giulio e Angiolina Ronchini

+ Liverani Paolo

Martedì19Ore 16.00 – 17.20

Mercoledì20Ore 20.30 – 22.00

Giovedì21Ore 16.00 – 17.20

Venerdì22Ore 10.00 – 12.00 16.00 – 17.20

Sabato23Ore 10.00 – 12.00 15.00 – 17.20

Domenica24Ore 15.30 – 19.00 21.00 – 22.00

Lunedì25Ore 16.00 – 17.20

Le Confessioni

in prossimità del

Natale

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (ore 16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e Novena

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Dicembre 2023

Domenica 17

III di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la Terza candela di avvento.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Lunedì 18 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Martedì 19 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.00 (oratorio) : “Recita di Natale” a cura dei ragazzi della parrocchia con la partecipazione del coro “Dolci Note”

Mercoledì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Venerdì 22 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e Novena di Natale
Sabato 23 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (S. Paolo) : “Note di pace…notte di speranza” : Canti sull’evento natalizio con il coro “S. Paolo”, il coro “Dolci Note” e il coro “Kinnor”

Domenica 24

IV di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 (S. Paolo) (NO alle ore 18.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la Quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante

Domenica prossima 24 dicembre NON sarà celebrata la S. Messa delle ore 18.00.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 1,18-24 Lc 1,5-25 Lc 1,26-38a Lc 1,39-45 Lc 1,46-55 Lc 1,57-66

Vivere il mistero– Nel nostro cammino di Avvento ci accompagna ancora la figura di Giovanni Battista. A partire da quanto ci racconta del Precursore l’altro Giovanni – l’evangelista – possiamo dire che il Battista è un uomo particolarmente felice. Infatti, alla fine del suo ministero quando è universalmente riconosciuto e venerato, si rivela capace di fare posto a Gesù senza patire il fatto di cedergli tutto il posto. L’evangelista Giovanni ci riporta una nota assai particolare: «Questo avvenne a Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando» (Gv 1,28). Il quarto Vangelo contestualizza la testimonianza del Battista che fa un passo indietro «per dare testimonianza alla luce» (1,7) proprio nel luogo omonimo di quella Betania in cui Gesù si recherà ogni volta in cui avrà bisogno di un momento di quiete e di amicizia. Quando pensiamo a Betania viene del tutto naturale immaginare Gesù con i suoi amici – Lazzaro, Marta e Maria – mentre quando pensiamo a Betlemme – soprattutto in questi giorni natalizi – immaginiamo il bambino Gesù accarezzato dallo sguardo adorante di Giuseppe e Maria. Gerusalemme è a due passi sia da Betlemme sia dalla Betania di Lazzaro, ma molto più distante dalla Betania dove Giovanni battezzava e che è il punto più basso della terra dove il Giordano sembra annullarsi affrettando la sua corsa nel Mar Morto. Le parole e l’esempio del Battista ci aiutano a rendere più deciso il nostro passo verso la comprensione e l’accoglienza del mistero dell’Incarnazione, rivelandoci che il segreto di una gioia vera e duratura sta nella capacità di creare uno spazio per l’altro senza temere di perdere il proprio posto e il proprio prestigio… senza temere di scendere fino a scomparire. Simbolicamente parlando siamo tutti chiamati a entrare nella logica del Giordano, il cui nome si rifà alla radice verbale che si traduce con «scendere». Si tratta di assumere gli atteggiamenti dello sposo e della sposa, la larghezza d’animo dell’amicizia che non immagina nessuna felicità se non quella che trova nella gioia di dare gioia all’altro. Agostino direbbe che questa gioiosa avventura si misura nella capacità di rubare all’altro la sua gioia facendola diventare tutta la nostra felicità nel condividerla. Non è forse questo che cerchiamo di dirci cominciando a immaginare il regalo giusto per ciascuno? Non è forse questo che ci viene detto dalle persone che ci vogliono bene mentre apriamo un regalo e ci sentiamo per un attimo immensamente amati? Possiamo forse immaginare una gioia da sentire e vivere più «pienamente» (Is 61,10)? Tante domande per maturare la risposta di una conversione aggiornata al momento presente, con le sue sfide e le sue esigenze. Un nuovo Natale non significa solo un altro dono da ricevere, ma una tappa del nostro cammino di conformazione a Cristo da onorare. Il Battista si presenta come «voce» e in tal modo rimanda al mistero di una relazione che è sempre da desiderare e da far crescere. Noi tutti sappiamo che cosa significhi avere la «voce» e tutti talvolta abbiamo sperimentato di non avere più voce. Quando parliamo cerchiamo di articolare e di comunicare contenuti razionali, sentimentali ed emotivi che sono ben più importanti, più grandi, più remoti della voce che se ne fa portatrice. Il contenuto della voce viene da più lontano, eppure senza voce i contenuti del cuore rimarrebbero troppo lontani. Oggi – come al cuore del nostro cammino di Avvento – possiamo interiormente diventare compagni di giochi d’infanzia di Gesù e Giovanni, così come molti artisti hanno amabilmente immaginato. Il gioco è esattamente il contrario di quello che abbiamo tutti fatto almeno una volta: si tratta di «giocare ai bambini» e non più di «giocare ai grandi». L’aurora del Vangelo insorge sempre nella notte della negazione di ogni illusoria pretesa, per lasciare alla luce di manifestare cosa si può nascondere dietro un semplice e perentorio. «Io non sono…» (Gv 1,20). (p. M. D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Sono quindi rigorosamente vietati tabernacoli collocati fuori dello stesso altare, per esempio nella parete o ai lati o dietro l’altare, oppure in edicole o colonne, o a forma di torri, separate dall’altare. Il tabernacolo poi dev’essere ben fissato sopra l’altare, solido e sicuro in ogni sua parte per evitare possibili profanazioni, costruito con materiali resistenti, cioè con pietra o metallo, e il legno può essere utilizzato solo per il rivestimento esterno; la forma non può essere quella di una semplice cassetta, ma rispettare lo stile dell’altare e della chiesa, perché rappresenta in qualche modo la «vera abitazione di Dio tra gli uomini». Infine, quando il tabernacolo custodisce l’Eucaristia dev’essere coperto dal conopeo e, secondo l’antica tradizione, deve ardere continuamente, notte e giorno, una lampada davanti a esso. [10 fine]

11-dicembre 1983 – 11 dicembre 2023

da Il Nostro S.Paolo n 6 dicembre

C’era una volta… un pezzo di legno. Così comincia la storia del figlio del falegname, di Pinocchio e tale mi sembrava di essere da bambino: poca voglia di studiare e di andare a scuola, voglia di divertirsi; poi un compagno di scuola un giorno mi fece un invito: “don Franco mi ha detto di chiederti se vuoi fare il chierichetto”. Lì per lì la proposta non mi interessava perché preferivo la domenica andare a pescare, ma poi questo invito mi ronzava sempre nella testa e poi gli amici mi dicevano che dopo la Messa si giocava a calcino o a ping-pong al circolo…e mi decisi di accettare. Fu la svolta della mia vita, pian piano ho fatto amicizia con un figlio del falegname un po’ diverso da Pinocchio, perché aveva desideri e sogni che assomigliavano di più ai miei, più alti di quelli di Pinocchio e poi gli piaceva la pesca, anche se i suoi pesci preferiti sono gli esseri umani. A ciò si aggiunse un anno dopo l’incontro con un sacerdote che visitava tutte le parrocchie incontrando i ragazzi per raccontare del Seminario. Il suo racconto non mi lasciò indifferente, perché in casa, i miei genitori mi stavano prospettando, dopo la fine della 5a elementare, la collocazione in un collegio per continuare gli studi. E perché no, il Seminario! Il 30 settembre 1969 feci il mio ingresso a Imola in via Garibaldi, eravamo tantissimi circa 80 tra ragazzi e giovani.  Il mio intento era quello di frequentare le scuole medie poi di rientrare a casa per le superiori. Ma il Signore che dispone i tempi e le stagioni, mi ha suggerito di continuare e così per farla breve l’11 dicembre 1983 insieme ad altri 5 amici siamo stati ordinati Sacerdoti. 40 anni di cammino, tantissimi volti di persone incontrate e che porto nel cuore, 7 comunità parrocchiali nelle quali il Signore mi ha chiamato a servire la Chiesa, tanti servizi alla diocesi, come segretario del Vescovo Dardani e Fabiani, assistente dell’Azione Cattolica, del CSI (centro sportivo italiano), dell’Associazione Cattolica Esercenti Cinema. L’ingresso nell’Agesci come Assistente ecclesiastico di vari gruppi. E’ difficile riassumere 40 anni di ministero, quello che però più mi interessa è di esprimere la mia Gratitudine per questo dono che Dio mi ha dato, dell’onore di poter essere un umile servitore di Gesù, della Chiesa, di essere stato chiamato a lavorare nella sua vigna. Ringrazio il Signore per le persone che mi hanno accompagnato: per i miei genitori, che inizialmente con fatica, hanno accolto questa scelta e mi hanno incoraggiato, i miei educatori e superiori del Seminario di Imola e di Bologna, i sacerdoti con cui ho condiviso questi anni di ministero, il Vescovo Dardani che mi ha ordinato e i suoi successori, i tantissimi amici che mi accompagnano in questo cammino con l’affetto e la preghiera. 40 anni di gioie, di speranze, di fatiche, di sofferenze, e qualche delusione, tutto però col cuore, quello che Gesù mi trasmette giorno per giorno con la sua fedelissima presenza. Ho toccato con mano tantissime volte i frutti della Sua Grazia, perché sotto sotto quel Pinocchio c’è ancora, per fortuna che Geppetto (il Signore) e la fata turchina (la Madonna) mi stanno sempre vicino e pur usando spesso i martelli, non ho mai colpito il “grillo parlante” della mia coscienza.

Grazie al Signore e grazie a tutti.

Con affetto don Pietro.