Programma dal 20 al 28 agosto 2022

Letture: Isaia 66,18b-21 / Salmo 116 / Ebrei 12,5-7.11-13

Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».

Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.

Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 18.30 + Ballardini Cesira, Pio e Francesco
Domenica 21 10.30 + Antonio

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Marcantuono Vincenzo, Cappetta Antonietta e Rosina, Iannece Gerarda, Elio, Giuseppe e Peppina

Lunedì 22 18.30 + Castelli Adriano

+ Rachele e Magdali Gurla

+ Trombetti Franco

Martedì 23
Mercoledì 24 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente) e per la defunta Dovadola Monica

+ Conti Paolo (Trigesima)

Giovedì 25 18.30 + Giacometti, Mussino e De Giovanni e Franca
Venerdì 26
Sabato 27 18.30
  • Dovadola Maria Teresa (vivente) e deff. Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
  • + Campobasso Michelangelo
Domenica 28 10.30

18.30

+ Brignani Adriano

+ Veliano ed Emilia Chiarini

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Agosto 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

XXI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Lunedì 22

B. V. Maria regina

Ss. Messe ad orario feriale
Mercoledì 24

S. Bartolomeo ap.

Ss. Messe ad orario feriale
Venerdì 26 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 28

XXII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

La festa della Ripresa

(ovvero un invito alla partecipazione)

Inizia la preparazione alla festa :

Sabato 27 agosto, all’oratorio, a partire dalle ore 8.30

e nel pomeriggio dalle ore 15 in poi si inizia con il montaggio di ristorante e cucina

Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 23,13-22 Mt 23,23-26 Gv 1,43-51 Mt 24,42-51 Mt 25,1-13 Mt 25,14-30

Vivere il Mistero- La prima lettura presenta una descrizione grandiosa del raduno finale di tutte le genti. Allora saranno radunati tutti i popoli e questi porteranno con sé, come dono, i figli d’Israele dispersi tra di loro. La seconda lettura presenta con insistenza «la correzione del Signore». Il padre corregge necessariamente il figlio e questo «aggiustamento» apporterà «un frutto di pace e di giustizia» (Eb 12,11), che compenserà più che adeguatamente le sofferenze della punizione vissute ora. La domanda sul numero dei salvati spinge Gesù a delineare uno scenario grandioso. Egli afferma l’effettiva serietà del cammino necessario per entrare nel regno di Dio: abbiamo di fronte a noi una porta stretta, che non è poi così facile da trovare. Inoltre non si tratta di qualcosa legato esclusivamente a Israele, ma arriveranno alla mensa nel regno di Dio – insieme ad «Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti» (Lc 13,28) – anche commensali «da settentrione e da mezzogiorno» {Lc 13,29).

Il brano evangelico odierno apre ricordando lo sfondo generale delle pericopi lucane che sono proclamate in questa parte dell’anno liturgico: «In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme» (Lc 13,22). Sullo sfondo delle grandi speranze che il viaggio di Gesù verso la città santa suscita nei suoi seguaci, un tale pone la questione delle dimensioni del futuro gruppo dei salvati. La sua domanda pare basata su un’ipotesi restrittiva: «Sono pochi quelli che si salvano?» (Lc 13,23). La risposta di Gesù è un’esortazione a impegnarsi con serietà. L’ingresso non sarà facile perché si dovrà entrare nel regno di Dio per una porta stretta e molti non vi riusciranno. Più in dettaglio, utilizzando immagini che ricorrono anche in parabole, Gesù descrive l’impossibilità di entrare. A un certo punto la porta verrà chiusa e contro di essa si infrangeranno tutte le pretese poco consistenti. Quelli rimasti fuori pretendono di essere conosciuti dal padrone di casa e rivendicano il fatto dl essere stati a tavola con lui e di avere ascoltato il suo insegnamento sulle loro piazze. Gesù, però, reagisce con un freddo e terribile «Voi, non so di dove siete» e li definisce con durezza «operatori di ingiustizia» (Lc 13,25). La salvezza non dipende da un automatico appartenere al popolo cli Dio o dall’avere goduto della vicinanza di Gesù o dall’essere stati presenti al ministero e alle opere del Signore. L’ultima parola di Gesù è una profezia della venuta alla mensa del regno di Dio di genti da tutte le parti della terra. Ci sarà allora un capovolgimento «Vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi» (Lc 13,30). Genti lasciate per ultime nella chiamata avranno gli stessi posti – se non addirittura una collocazione migliore – dei primi prescelti.

«Porta stretta»; non significa dunque che entrino a mensa nel regno di Dio solo pochi eletti, selezionati dall’antico popolo dell’alleanza e dalla Chiesa degli amici di Gesù. «Porta stretta» indica non una piccola quantità di salvati, ma la radicalità degli atteggiamenti che sono richiesti per entrare. Dio cerca autenticità e qualità, e non si accontenta di approssimazioni o pressapochismi. Le cose divine sono serie e, di conseguenza, nella preparazione effettiva del regno e della sua autentica universalità avrà un ruolo decisivo la correzione amorevole proposta direttamente dal Padre. Solo chi sa accogliere questo tipo di realistica paternità divina produrrà, al di là di ogni geografia umana o religiosa, un frutto di gioia veramente maturo. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 13 al 21 agosto 2022

Letture: Geremia 38,4-6.8-10 / Salmo 39 / Ebrei 12,1-4

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera»..

Parola del Signore

.

VITA ECCLESIALE

Sabato 13 18.30 + Italo e Maria Elena Chiarini
Domenica 14 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo
Lunedì 15 18.30 Vivi e deff. della fam. Dovadola Ivano e Ruffini e parenti defunti
Martedì 16
Mercoledì 17
Giovedì 18
Venerdì 19
Sabato 20 18.30
  • + Ballardini Cesira, Pio e Francesco
Domenica 21 10.30 + Antonio

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Marcantuono Vincenzo, Cappetta Antonietta e Rosina, Iannece Gerarda, Elio, Giuseppe e Peppina

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Anno : C

Agosto 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 14

XX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Lunedì 15

Assunzione della B. V. Maria

Giornata comunitaria a Piedimonte (vedi programma sotto)

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Venerdì 19 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 21

XXI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre la minestra)

Ore 15.00 S. Rosario

Segue: Merenda con pizza fritta

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,39-56 Mt 19,23-30 Mt 20,1-16 Mt 22,1-14 Mt 22,34-40 Mt 23,1-12

Vivere il Mistero- La liturgia apre con il racconto di un episodio drammatico e, al tempo stesso, tipico della vita di Geremia. La sua coraggiosa predicazione suscita sospetti e il profeta viene accusato di pericoloso disfattismo. Si cerca, quindi, di toglierlo dalla scena e di eliminarlo, benché qualcuno tenti di soccorrerlo. Il testo della Lettera agli Ebrei riflette sul coraggio di Gesù, un altro grande lottatore che ha saputo sostenere l’ostilità dei peccatori. Anche il discepolo è dunque chiamato a resistere «fino al sangue nella lotta contro il peccato» (Eb 12,4). Gesù è venuto a portare fuoco sulla terra, un fuoco che causa divisioni difficili da vivere e da capire. Perciò colui che ne è l’annunciatore stesso è colto da angoscia, pur volendo affrontare il «battesimo» che deve ricevere. In questa grave situazione anche per i discepoli il discernimento dei tempi e dei momenti non potrà mai essere scontato o facile. Le parole di Gesù si rivolgono oggi in successione, prima ai discepoli e poi alle folle. A quanti lo seguono egli interpreta la sua missione con le immagini complementari e decisive del fuoco e dell’acqua, che, nell’esperienza di tutti, sono considerati due elementi, al tempo stesso, purificatori e distruttori. Ciò che Gesù è venuto a portare è senza dubbio qualcosa di forte e di entusiasmante, ma che attiva un processo sempre difficile e molto spesso doloroso, di fronte al quale egli ha qualche timore e sofferenza. Per quanto riguarda «il fuoco, sulla terra» la preoccupazione è che esso non si accenda davvero. Per quanto riguarda «il battesimo» e l’acqua, Gesù si confessa angosciato per l’immersione nella morte, cui si trova di fronte. Nel quadro di un’attesa così laboriosa Gesù mette i suoi in guardia da un fraintendimento della sua «pace». La pienezza legata alla sua comparsa non va intesa in senso semplicistico; essa vive in una tensione in cui gli uomini si differenzieranno nelle loro decisioni. All’interno di una stessa famiglia ci saranno divisioni, che vengono espresse con un linguaggio simile a quello del profeta Michea «Non credete all’amico, non fidatevi del compagno. Custodisci le porte della tua bocca davanti a colei che riposa sul tuo petto. Il figlio insulta suo padre, la figlia si rivolta contro la madre, la nuora contro la suocera e i nemici dell’uomo sono quelli di casa sua» (Mi 7,5-6). Dopo uno stacco narrativo esplicito, Gesù si rivolge alle folle per dire che è difficile riconoscere i segni dei tempi. C’è sempre il rischio di una sproporzione di intelligenza. Si riesce spesso a scoprire con realismo le cose terrene, ma non si è capaci di discernere i segni del regno e di identificarne l’incipiente presenza. La difficoltà di riconoscere la qualità del tempo – ossia il fatto che sta irrompendo il regno di Dio -, è legata probabilmente anche alla pesantezza delle divisioni. Tra tanti contrasti non è facile mantenere la chiarezza e fissare lo sguardo su ciò che è davvero essenziale. Anche nella Chiesa si sentono spesso ragionamenti e giudizi che manifestano buon senso operativo, ma forse non sono proprio prossimi alla realtà del fuoco che Gesù è venuto ad accendere e che vuole continuamente attizzare. La venuta di Gesù è il vero arrivo della pace, come già ha cantato la schiera angelica nella notte di Betlemme: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14). La sera di Pasqua il Signore risorto esprimerà un grido molto simile «Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”» (Lc 24,36). La pace di Gesù, però, non-è un elemento statico e scontato, ma appare sulla terra a partire dalla fede di uomini e donne che sanno soffrire per mantenere viva l’attesa del compimento. In questa attesa il credente ripete l’esperienza di Gesù che ci dice: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso» (Lc 12,49). (don Ermenegildo Manicardi)

La Festa della Ripresa

Editoriale
da Il Nostro S.Paolo di agosto

Quest’anno più che mai, non so se a causa di questa torrida estate, o per altri
motivi, attendo con impazienza la “Festa della Ripresa” come importante
opportunità per tutta la nostra comunità cattolica e civile di ritrovarsi,
di rincontrarsi. Gli anni scorsi ci si trovava almeno una volta alla settimana
d’estate all’oratorio, quest’anno non ci siamo riusciti. Certo l’esperienza della
pandemia ha forse prodotto in noi una certa “stanchezza” nei rapporti, e la
guerra ai confini dell’Europa e le sue conseguenze ci hanno messo un po’ di
“malumore”. Spero che questo desiderio di trovarsi, oltre al momento della
Messa domenicale e a qualche rapido incontro per strada, trovi spazio nel
cuore di tutti noi, e questo appuntamento annuale possa in qualche modo
essere una “risposta attraente”, con la Speranza che in questo nuovo anno
pastorale il nostro Oratorio possa tornare ad essere un punto di ritrovo, non
solo per gli appassionati di calcio, che non mancano, ma anche per gli appassionati
di “Comunità e di fraternità”. Il Signore ci accompagni in questa
esperienza.
Don Pietro, parroco.

Programma dal 6 al 15 agosto 2022

Letture: Sapienza 18,6-9 / Salmo 32 / Ebrei 11,1-2.8-19

Beato il popolo scelto dal Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Penazzi Natale e deff. della famiglia
Domenica 07 18.30 + Pompignoli Alessandro e Clelia
Lunedì 08
Martedì 09 8.00 + Moroni Lorenzo e Luigi Becca
Mercoledì 10 18.30 + Montanari Pietro, Cesarina, Renzo, Sr. Maria Luisa, Don Piergiorgio, Anna, Angelo, Carla e Pietro
Giovedì 11
Venerdì 12
Sabato 13 18.30 + Italo e Maria Elena Chiarini
Domenica 14

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Agosto 2022

Domenica 07

XIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Lunedì 08

S. Domenico

S. Messa ad orario feriale
Martedì 09

S. Teresa B.

della Croce

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 10

S. Lorenzo

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.15 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Giovedì 11

S. Chiara

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 13

S. Cassiano m.

Ore 10.30 (Cattedrale) : Solenne Pontificale presieduto dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.
Domenica 14

XX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre la minestra)

Ore 15.30 S. Rosario

Segue: Merenda con pizza fritta

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 17,22-27 Mt 25,1-13 Gv 12,24-26 Mt 18,21-19,1 Mt 19,3-12 Mt 10,24-28

Vivere il Mistero- Le letture della liturgia di oggi ci impegnano a verificare il grado di attesa del regno e se esso determina per davvero le nostre vite. Il libro della Sapienza ci offre come parametro di confronto la vita dei figli d’Israele che, nell’esilio d’Egitto, sono sostenuti dalla promessa della liberazione e quindi riescono a innervare di sentita attesa la loro difficile vita. La lettera agli Ebrei presenta l’esempio della vita di Abramo e dei patriarchi in genere, che aspettavano «la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso» (Eb 11,10). Vivevano dunque in un presente determinato dalla sua connessione con il futuro. Il Vangelo ci invita a essere servi attivi e generosi che attendono il padrone che sta per tornare dalle nozze e presenta alcune conseguenze esigenti: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli» (Lc 12,33). Esso inizia con un forte invito a non temere. Gesù infonde coraggio identificando il gruppetto dei suoi discepoli come il piccolo gregge. Si tratta di una qualifica di sapore biblico, che permette di indicare come il Signore stesso provveda al suo popolo eleggendolo per il suo regno: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno» (Lc 12,32). Da questa rassicurazione importante derivano alcune esortazioni estremamente impegnative: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (Lc 12,33), «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (Lc 12,35), «Cercate di capire» (Lc 12,39), «Tenetevi pronti perché viene il Figlio dell’uomo» (Lc 12,40). Chi in qualche modo dispone già del regno e lo attende, ha la possibilità concreta di condividere con gli altri, senza paura tutti i propri beni: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (Lc 12,33). Gesti del genere furono decisivi nello stile della prima comunità di Gerusalemme (cf. At 4-5) e anche oggi – là dove accadono – sono degli evidenziatori del dove si trova il nostro cuore: se solamente sulla terra o se siamo stati capaci di «buttarlo» avanti a noi già nel regno di Dio. Accanto alla capacità di condividere ciò che si possiede, ai discepoli di Gesù è richiesto di fare grande attenzione ai segni dei tempi e quindi di capire la situazione con gli occhi di Dio. Occorre essere disposti a lavorare, stando attenti alla venuta del Figlio dell’uomo, che sarà all’improvviso e porterà castighi e premi. Il Signore verrà certamente come uno sposo, ma anche come un ladro. Il discepolo non conosce il momento scelto, ma sa che il ritorno del Signore è sicuro: per cui rimane volentieri al servizio degli altri servi anche quando la notte è molto profonda. La domanda di Pietro richiede, all’improvviso, un chiarimento: questi atteggiamenti sono richiesti ai discepoli oppure sono pretesi da tutti? All’inizio Gesù risponde senza diversificare tra discepoli e non, e spiega la situazione in termini molto generali parlando di un «amministratore fidato e prudente» (Lc 12,42) e di «quel servo» (Lc 12,43). La cosa decisiva non è la qualificazione astratta, ma essere trovati al servizio e poter mostrare il valore di quello che veramente si fa. Alla fine della parabola si distingue tra il servo che conosce la volontà del padrone e quello che non la conosce. Appare dunque evidente che la consapevolezza ha un ruolo importante, ma pure che non è previsto un caso di insipienza incolpevole. L’ultimo detto lascia trasparire la speciale collocazione dei discepoli, addirittura distinguendo tra diversi livelli di incarico e responsabilità: «A chiunque fa dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12,48). L’atteggiamento di attesa nasce dalla consapevolezza chiara della propria piccolezza di «piccolo gregge», cui però è stato dato il dono del regno di Dio. Occorre capire bene, impegnarsi in un’attesa attiva, condividere con fraternità e perseverare nella preghiera. Solo così si mostra di essere in attesa della città «dalle salde fondamenta» (Eb 11,10). Nella speranza del compiersi della parola della promessa si riesce a vivere la vera fede in Dio «capace di far risorgere anche dai morti» (Eb 11,19). Proprio La piccolezza della nostra situazione fa si che la parola accolta sia creatrice di risurrezione, cioè sia capace di vivere e di produrre vita anche in situazioni segnate dalla morte. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 31 luglio al 7 agosto 2022

Letture: Qoèlet 1,2:2,21-23 / Salmo 89 / Colossesi 3,1-5.9-11

Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».

E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.30 + Talina
Domenica 31 10.30

18.30

+ Ruffini Vittorio

+ Rosanna e Antonio Dalmonte

Lunedì 01
Martedì 02
Mercoledì 03 18.30 + Capucci Giuseppa e Foschini Iref
Giovedì 04 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Ruffini Armanda e Vittorio e Dovadola Silverio

+ Pilani Enzo

+ Giuseppe

Venerdì 05 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola
Sabato 06 18.30
  • + Penazzi Natale e deff. della famiglia
Domenica 07 18.30

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Luglio – Agosto 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 31

XVIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Lunedì 01

S. Alfonso Maria de Liguori

S. Messa ad orario feriale

Ore 12.00 Inizio pratica del “Perdono d’Assisi”

Martedì 02 “Perdono d’Assisi” per tutta la giornata
Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 06

Trasf.ne del Signore

Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 07

XIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(per sé o per i defunti)

Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.

Le condizioni per acquistare il Perdono sono quelle prescritte per tutte le indulgenze plenarie:

  • Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni preced. o seg.)
  • Partecipazione alla Messa e Comunione Eucaristica;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola (o un’altra chiesa francescana o chiesa

parrocchiale), per recitare alcune preghiere;

In particolare:

Il CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;

Il PADRE NOSTRO,per riaffermare la propria dignità di figli di Dio,ricevuta nel Battesimo;

UNA PREGHIERA SECONDO LE INTENZIONI DEL PAPA (ad esempio Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

Fu canonizzata il 7 ottobre 1391. Un data mariana anch’essa, come si può vedere. Nella Bolla di canonizzazione si affermava che la santa “per grazia dello Spirito Santo meritò di vedere visioni, di udire rivelazioni e di predire molte cose con spirito profetico”, riconoscendo quindi alla mistica svedese il carisma della profezia, raramente affibbiato a una donna nella storia della Chiesa.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 14,13-21 Mt 14,22-36 Mt 15,21-28 Mt 16,13-23 Mt 16,24-28 Lc 9,28b-36

Vivere il Mistero- Il cuore del messaggio della Parola, in questa domenica, sembra essere l’invito a considerare con cura la non perpetuità dei beni di questo mondo. Le realtà materiali non possono dare sicurezza piena. Il Vangelo mostra come Gesù non sia disposto a considerare le questioni economiche, anche di famiglia, come decisive. È per questo che non risponde all’uomo che gli chiede di aiutarlo ad avere dal fratello la sua parte di eredità. La parabola dell’uomo che ha avuto un colpo di fortuna economica, ma poi muore all’improvviso senza poter trarre frutto dai suoi enormi e insperati beni, mostra la verità di questa posizione: non è saggio contare troppo sulle ricchezze materiali. La prima lettura introduce alla relatività della vita con le prime drammatiche parole del libro di Qoèlet. Per quanto riguarda l’incapacità dei beni materiali a dare sicurezza come si è visto nella parabola di Gesù, ci pensa la morte, soprattutto quando irrompe improvvisa. I beni passano agli eredi senza che chi li ha ammassati abbia la capacità di disporne. La seconda lettura, dalla lettera ai Colossesi, si collega bene con il messaggio degli altri testi odierni. Il cristiano deve cercare le cose del cielo, dove si trova il Signore risorto. Per il discepolo che crede nell’ascensione di Gesù, Paolo desume un imperativo radicale: «Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra» (Col 3,5). La pericope evangelica si apre con la domanda di un uomo che chiede a Gesù di aiutarlo a ottenere giustizia, perché suo fratello è riuscito a impossessarsi di tutta l’eredità. Il Maestro rifiuta questo compito e invita a tenersi lontano da ogni cupidigia. I beni, infatti, non possono garantire la vita, renderla sicura e, tanto meno, dare felicità. Questo assunto è reso ancora più evidente da una parabola. Un uomo ha avuto un’inattesa fortuna. La sua campagna ha dato un raccolto eccezionale, anche senza che si fossero fatte particolari coltivazioni. Questo uomo, già ricco, si impegna a sfruttare questo colpo di fortuna: rafforzando le sue capacità, di custodire ricchezze, egli pensa che – fatta questa fatica resagli possibile e necessaria dalla fortuna – potrà poi vivere senza preoccupazioni e senz’affanni lavorativi. II conto, però, non è realistico: la vita di quell’uomo è interrotta proprio la notte in cui ha terminato la faticata che – secondo lui – avrebbe dovuto condurlo ad avere «a disposizione molti beni, per molti anni» (Lc 12,19). Gesù conclude la parabola chiudendo con un’applicazione che allarga il quadro. L’unica vera ricchezza è quella che si accumula davanti a Dio. L’errore del ricco, che si credeva abile a cavalcare la sua fortuna di proprietario agricolo, è il non aver capito che non c’è possibilità di creare stabilità quando si accumula soltanto per sé. Non c’è solo la terra dell’uomo, ma anche il cielo di Dio. I due rapidi estratti dal libro di Qoèlet mettono l’uomo davanti alla nuda consapevolezza della fragilità della vita. Tutto, in realtà, è transitorio e «leggero». Proprio chi lavora in serena coscienza – «con sapienza, con scienza e con successo» (Qo 2,21) – deve avere chiaro in testa che, nel futuro, non può disporre di quanto ha fatto. Nel linguaggio di Qoèlet: «Anche questo è vanità e un grande male: dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato» (Qo 2,21). Certamente il «pessimismo» di Qoèlet è impressionante ed egli corre il serio rischio di essere giudicato disfatti sta. In realtà questo sapiente rivendica che per l’uomo non c’è la possibilità di creare realtà definitive e sicure; l’unica opportunità è buttare in Dio la nostra vita e attendere tutto da lui, perché noi non possiamo neanche gettare lo sguardo oltre il limite della nostra morte e intravedere il futuro. Ecco che cosa dice in proposito: «Chi sa se il soffio vitale dell’uomo sale in alto, mentre quello della bestia scende in basso, nella terra? Mi sono accorto che nulla c’è di meglio per l’uomo che godere delle sue opere, perché questa è la parte che gli spetta; e chi potrà condurlo a vedere ciò che accadrà dopo di lui?» (Qo 3,21-22). L’unica consolazione che Qoèlet offre con lucidità e schiettezza è la seguente: «Su, mangia con gioia il tuo pane e bevi il tuo vino con cuore lieto, perché Dio ha già gradito le tue opere» (Qo 9,7). In fondo è in questa stessa linea che va l’esortazione «minimale» di Gesù che, senza scomodare particolari teologie, consiglia: «Tenetevi lontani da ogni cupidigia!» (Lc 12,15). La fede nella risurrezione di Gesù è la più forte spinta a mantenersi «lontani da ogni cupidigia» (Lc 12,15). La realtà che ci fa guardare al cielo, senza fuggire dalla terra, è che già adesso «Cristo è tatto e in tutti» (Col 3,11). Guardare al cielo non significa, in questo senso, abbandonare la terra. Significa piuttosto leggere l’umanità e la terra, nei loro dinamismi di unificazione e comunione come pegno di speranza in vista della futura comunione universale. È evidente che proprio oggi, mentre intorno a noi è scatenata «una terza guerra mondiale a pezzi» (papa Francesco), questa prospettiva di comunione nel cielo può essere la molla autentica di una fraternità risolutiva e, nel senso più profondo, ecologica. (don Ermenegildo Manicardi)

Medjugorje, 25 Luglio 2022

Cari figli!

Sono con voi

per guidarvi sulla via della conversione

perché, figlioli,

con le vostre vite potete avvicinare

tante anime a mio Figlio.

Siate testimoni gioiosi

della Parola di Dio e dell’amore,

con la speranza nel cuore

che vince ogni male.

Perdonate coloro che vi fanno del male

e camminate sulla via della santità.

Io vi guido a mio Figlio

affinché Lui sia per voi

via, verità e vita.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Programma dal 9 al 17 luglio 2022

Letture: Deuteronomio 30,10-14 / Salmo 18 / Colossesi 1,15-20

I precetti del Signore fanno gioire il cuore

Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 09
Domenica 10 18.30 + Biancoli Vincenzo
Lunedì 11 18.30 + Santese Otello e Fascella Anna
Martedì 12 8.00 + Toffanello Maria
Mercoledì 13
Giovedì 14 18.30 + Dovadola Silverio
Venerdì 15 8.00 + Galanti Francesco e deff. della famiglia
Sabato 16 18.30
  • Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i vivi e defunti fam. Dovadola Ivano e Ruffini e parenti
  • + Tani Eleogivio
Domenica 17 10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e Peppino

+ Liviano

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Luglio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 10

XV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Lunedì 11

S. Benedetto

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 15 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 16

B. V. Maria del Monte Carmelo

S. Messa prefestiva alle ore 18.30
Domenica 17

XVI del T. O.

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.30

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa con la partecipazione del gruppo AGESCI in partenza per il campo estivo.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 19,27-29 Mt 11,20-24 Mt 11,25-27 Mt 11,28-30 Mt 12,1-8 Mt 12,14-21

Vivere il Mistero- Il fulcro della liturgia odierna potrebbe essere definito con la semplice affermazione: l’amore del prossimo non è una realtà difficile. Il testo che guida la liturgia odierna è, senza dubbio, la parabola del buon samaritano. Con questo racconto Gesù fa comprendere che 1a definizione di prossimo è davvero molto semplice e non accetta strumentalizzazioni o ideologizzazioni. Solo negando l’evidenza, il concetto – anzi la realtà – del «prossimo» diventa un tema difficile, incerto e complicato La legge di Dio è un dono supremo che ha per obiettivo la trasformazione totale dell’uomo. Essa non si trova semplicemente scritta in un libro, ma è destinata a vivere nella misura in cui diviene conversione dell’uomo. Allora la realtà tutta della persona umana – cuore e anima – si trasforma e raggiunge le dimensioni di Dio. I comandi e i decreti non strappano l’uomo alla sua realtà per portarlo in luoghi a lui estranei come il cielo o l’oltre mare. La Parola di Dio, noi la possiamo udire facilmente. In realtà non abbiamo bisogno di mediatori che vadano chissà dove a cercare il comandamento di Dio «per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo». La Parola del Signore è già stata messa nella nostra bocca, quando l’abbiamo imparata e la diciamo, e si trova già nel nostro cuore, quando – per esempio – riesce a entrare nella nostra memoria e si fa guida del nostro cammino. Il dottore della legge che interroga Gesù, supponendo una difficoltà di capire il nucleo essenziale della legge, presenta un’esigenza che – alla luce di quanto letto appena adesso nel Deuteronomio – appare chiaramente artefatta. In effetti, lo scriba, chiamato da Gesù a fare sintesi di quanto è scritto nel libro della legge, è in grado di cogliere il messaggio e di disporne con efficacia. Riesce, infatti, a strappare il consenso di Gesù, che gli dice sinceramente: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Il racconto del buon samaritano non è semplicemente «un racconto esemplare» che offre un esempio edificante perché lo si imiti. L’episodio, che Gesù immagina e racconta, è una parabola vera e propria, ossia un racconto che, senza possibilità di obiezioni deve dimostrare l’affermazione che il narratore intende sostenere. Sullo sfondo del racconto pare esserci l’idea che «prossimo» è chi appartiene al popolo di cui si è parte. Secondo una tale limitazione, il comando «ama» il prossimo tuo come te stesso» in fondo significherebbe soltanto: ama il tuo connazionale perché così facendo agisci nella linea dei tuoi interessi. I1 racconto di Gesù, invece, fa vedere che sarebbe assurdo applicare la qualifica di prossimo solamente al sacerdote e al levita, che sono certamente i connazionali del malcapitato ma che non hanno soccorso il giudeo, loro fratello, incappato nei briganti. Essi sono stati un prossimo che non si è fatto prossimo. Viceversa definire «non prossimo» il samaritano perché appartiene a un popolo separato dai Giudei sarebbe pura follia. La risposta dello scriba alla domanda «Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo?» pare una circonlocuzione tesa a evitare o almeno a velare l’affermazione diretta. Invece di dire «Chi ha avuto compassione di lui», sarebbe stato meglio rispondere in modo diretto e crudo: «Il Samaritano». In ogni caso lo scriba ha capito bene il senso dell’argomentazione di Gesù e non si è sottratto. Il Maestro vero può allora ricuperare quanto da lui detto poco prima – «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai» – perfezionando la sua esortazione sul modello del Samaritano: «Va’ e anche tufa’ così». Cristo è il principio di tutta la creazione e il centro della redenzione. Tutte le cose in cielo e sulla terra furono create dal Padre in lui, «immagine del Dio invisibile». Cristo si trova anche al centro dell’opera della redenzione. È perciò il capo, ossia «la testa» che dona vita a tutta la Chiesa. In lui si è compiuta la riconciliazione di tutte le cose «avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli». Con l’accostamento a questa lettura e alla sua visione teologica, il tema della prossimità di tutti riceve il maggior sostegno teologico possibile. Tutte le cose si appartengono perché sono di Cristo. Tutte le persone hanno già un vincolo reciproco perché sono state riconciliate e inserite nell’assoluta comunione, addirittura di cielo e di terra. Si tratta di quella prossimità che il sangue di Cristo ha creato sulla croce. L’annuncio della liturgia odierna è una grossa sfida a una visione ristretta e rattrappita dell’amore del prossimo, quale spesso è dato di incontrare. La parabola di Gesù non invita semplicemente a una concretezza minuta: impegnati per chi hai vicino, senza proiettarti in poco utili sogni e utopie per i lontani. La Parola di Gesù sembra piuttosto suggerire che, per avere una prossimità reale, occorre superare divisioni, barriere, antipatie, muri e fossati. Nel concetto di prossimo, che emerge con assolutezza dal racconto del buon samaritano, è implicata una differenza o, forse, addirittura un’ostilità che dev’essere dissolta. Il ferito ai bordi della strada non è propriamente della tua cerchia, anzi, forse potrebbe esserti ostile e nemico. La liturgia odierna difende, senza incertezze, la linea dell’inclusione. Ciò è chiarissimo per la parabola di Gesù, ma non meno per la visione dell’azione unificante e liberante di Cristo, che Paolo presenta ai Colossesi. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 2 al 10 luglio 2022

Letture: Isaia 66,10-14c / Salmo 65 / Galati 6,14-18

Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 02 18.30 + Caravita Mirella

Per Luca, Matteo, Pia e Marina (viventi)

Domenica 03
Lunedì 04 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

+ Paola e Gianfranco

Martedì 05
Mercoledì 06 18.30 Anniversario di Matrimonio di: Mario Amadei

Patrizia Fabbri

Giovedì 07 18.30 + Alide, Emma e Dante
Venerdì 08
Sabato 09
Domenica 10 18.30 + Biancoli Vincenzo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Luglio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

XIV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Mercoledì 06

S. Maria Goretti

S. Messa ad orario feriale

Ore 21.00 (oratorio) : Consiglio parrocchiale di A.C.

Venerdì 08 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 10

XV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,18-26 Mt 9,32-38 Mt 10,1-7 Mt 10,7-15 Mt 10,16-23 Mt 10,24-33

Vivere il Mistero- Al cuore della proclamazione odierna abbiamo una situazione tipica del Vangelo secondo Luca: l’invio in missione dei settantadue discepoli di Gesù. Come in Galilea aveva mandato i dodici apostoli, così all’inizio del grande viaggio abbiamo l’invio dei settantadue discepoli. Ancora una volta sono espresse le caratteristiche e le esigenze della missione cristiana: gioia, povertà, disposizione all’inclusione e, perfino, accettazione dell’insuccesso. La prima lettura introduce la celebrazione indicando la gioia che entra come un fiume in piena a rallegrare, nutrire e consolare il popolo di Dio. Il tempo del lutto, che è stato pesante, è ormai superato. Sono chiamati a rallegrarsi soprattutto quanti hanno partecipato alla precedente disgrazia di Gerusalemme. Nel testo s’intrecciano due figure di abbondanza gratuita. La prima è quella di una madre prosperosa e forte, capace di nutrire al seno i suoi figli. La seconda è quella di un torrente in piena su cui galleggiano le ricchezze delle genti e che quindi porta nel paese doni insperati. C’è qualcosa di cui rallegrarsi, che non è assolutamente prodotto da noi, ma è messo generosamente a nostra disposizione. L’accostamento con la pericope evangelica odierna è possibile in base al comune tema della pace. La promessa profetica «Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume» si compie nel saluto che i settantadue rivolgono alle dimore in cui entrano: «Pace a questa casa». Allo sfavillare di gioia insieme a Gerusalemme, annunciato nel testo di Isaia, corrisponde l’entusiasmo che i missionari al ritorno condividono con Gesù per quanto hanno visto realizzarsi attraverso il loro passaggio. L’immagine che – soprattutto dopo l’ascolto della prima lettura – descrive al meglio la missione dei settantadue è quella di un grande fiume, che arriva dovunque vi sia un atteggiamento reale di accoglienza. La proclamazione del Vangelo non è semplicemente un rivolo d’acqua riposante, tra una corrente invincibile che porta la pace e la presenza del regno di Dio. I missionari si presentano all’esterno con i tratti di una semplicità e povertà estreme: senza borsa, senza sandali, senza appoggi e senza sostegni. La raccomandazione «Non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada» insiste sull’urgenza dell’annuncio, ma anche mostra che i missionari contano soltanto sul dono di Dio, non vanno avanti appoggiandosi a risultati, relazioni e amicizie. Nell’incontro con i destinatari della missione proporranno comunione («Mangiate quello che vi sarà offerto»), lasceranno tracce di bene («Guarite i malati che vi si trovano») e non perderanno tempo ad insistere dove non vi sia ascolto («Quando entrerete in una città, e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze»). Prima ancora di disegnare i tratti del missionario, Gesù mostra che la missione, anche se essa scorrerà come un torrente in piena, non sarà una realtà semplice e scontata. In realtà il procedere degli inviati sarà come quello di «agnelli in mezzo a lupi». Rispetto alla messe, inoltre, i lavoratori saranno sempre pochi. Prima ancora della partenza, perciò, diventa essenziale la scelta della preghiera perché iI numero dei missionari non sia così sproporzionato per difetto: «Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». La raccomandazione propone, di fatto, un intreccio paradossale fra totale dipendenza da Dio (si deve chiedere a Lui) e necessità concreta della collaborazione dell’ingegno e della generosità umana (il numero dei missionari dev’essere maggiore). La storia delle missione ha mostrato bene in questi due millenni come l’evangelizzazione dipenda anche dalle intelligenti intuizioni e dal coraggio eroico dei missionari. Il racconto non si sofferma sull’esecuzione dell’invio, ma presenta, con ricchezza di particolari, il momento del ritorno. La prima parola è quella dei discepoli che, con entusiasmo, raccontano come hanno sperimentato in loro la potenza che viene da Gesù: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». Il Maestro, però, iscrive questa gioia ingenua in un quadro più vasto. Egli conferma, anzitutto, che la missione svolta ha a che fare con l’azione di liberazione dal demonio, iniziata da Gesù già a partire dal superamento delle tentazioni nel deserto. In seconda posizione poi elenca i doni e i carismi, che ha concesso ai suoi, ricapitolando il tutto nell’espressione: «Io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico». Infine, approfondisce definitivamente il quadro invitando i suoi inviati a comprendere che essi sono grandi non per gli esorcismi e i prodigi compiuti, ma perché inseriti nella grandezza del disegno di Dio. La liturgia odierna dà un quadro teologicamente profondo e drammatico della missione e proietta una luce di fede, decisiva anche per l’oggi. Il credente deve portare dalla celebrazione dell’Eucaristia i tratti decisivi: la missione è preceduta e sostenuta dalla preghiera aperta su tutta la storia; la missione rimane sempre una sfida assolutamente impari («agnelli in mezzo ai lupi»); la missione è portata avanti con mezzi elementari e poveri, che permettono alla forza di Dio di manifestarsi. Tutto questo è sostenuto da doni, anche eccezionali, che il Signore concede ai suoi missionari. La forza ultima, però, è l’essere inseriti come inviati nel disegno eterno che Dio ha per la salvezza: «Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». (don Ermenegildo Manicardi)