Programma dal 20 al 28 gennaio 2024

Letture: Genesi 1,3-5.10 / Salmo 24 / 1Corinzi 7,29-31

Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Dal Vangelo secondo Marco (1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.

Vivere il mistero – – Dio ha scelto di aver bisogno degli uomini per salvare gli uomini. La missione di Gesù è per tutta l’umanità. L’invito a convertirsi e a credere per mezzo del Vangelo è una proposta universale. Chi accoglie questo invito non pensa più solo a se stesso, ma fa proprio il progetto salvifico del Maestro. Per questo motivo, prima, Gesù inizia la predicazione e, solo in seguito, chiama i suoi discepoli. Dio, con infinita pazienza, s’incarica di educare coloro che chiama. Per liberare il popolo ebraico dall’Egitto sceglie Mosè, per liberare Israele dai Madianiti scelse Gedeone (e dovette insistere alquanto), per parlare con gli uomini scelse i profeti, per convertire gli abitanti di Ninive scelse Giona, per diffondere il Vangelo scelse uomini e donne, anche laici come Aquila e Prisca o Andronico e Giunia. Tutti i cristiani apostoli per primi, profeti per secondi, dottori per terzi e così via, sono chiamati, ognuno secondo il proprio carisma, a essere collaboratori di Dio per la salvezza degli uomini. Stupisce il fatto che Gesù chiami i suoi in riva al lago, durante il lavoro, in un’ora che non ha niente di sacro. Questo, però, è lo stile di Dio. Mosè venne chiamato mentre pascolava il gregge, Gedeone mentre batteva il grano, Samuele mentre di notte riposava, Natanaele mentre era sotto il fico, Matteo mentre era dietro al banco delle imposte e – solo per finire gli esempi – Paolo mentre andava a Damasco per mettere in catene i cristiani. Dio chiama alla missione di proporre la salvezza al mondo in ogni momento e in ogni luogo. Non c’è alcuna differenza fra testo biblico e testo biblico-liturgico del Vangelo. La liturgia di oggi sceglie di mettere il sommario della prima predicazione di Gesù insieme alla vocazione dei primi discepoli. Ne consegue che il duplice racconto di vocazione va letto alla luce del sommario e ciò significa che la vocazione dei discepoli è strettamente legata alla proclamazione del regno e a tutto ciò che a esso è correlato (la conversione e la fede).
Il sommario della predicazione iniziale di Gesù ha un valore adempitivo e programmatico. Per Marco l’accenno atta Galilea, infatti, è molto di più di una collocazione geografica. È un’allusione a Is 8,23-9,1, dove il profeta annuncia una grande luce (il Messia) nel territorio della Galilea delle genti (= dei pagani!). Il Vangelo di Dio annunciato da Gesù indica «il lieto messaggio della venuta salvifica di Dio». Il Vangelo di Gesù viene riassunto dal sommario, dove come prima cosa si evidenzia il valore ultimo e definitivo dell’invito. Siamo nell’ultimo eone (l’espressione «il tempo è compiuto» ha chiaro valore apocalittico) che porta all’uomo la maturità della rivelazione di Dio: il regno di Dio, infatti, si è fatto vicino. La conversione è un cambiamento di mentalità. L’uomo è chiamato a pensare in modo nuovo e tale modo è suggerito dal Vangelo. Subito dopo il sommario, Marco narra in due scene le prime vocazioni. Si tratta di due scene che si completano a vicenda. Vediamo un solo esempio. Mentre nel primo racconto si trovano sia l’esplicito invito alla sequela di Gesù sia la chiara promessa di ciò che i chiamati diventeranno, nel secondo racconto si trova un semplice «li chiamò». Ciò che viene «detto» nel primo racconto è chiaramente una «chiamata». La «chiamata» del secondo racconto ha ovviamente come contenuto ciò che si trova esplicitato nel primo. La chiamata di Gesù presenta due caratteristiche: lo sguardo e la parola. Lo sguardo di Gesù («vide Simone e Andrea, fratello di Simone»; «vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello») elegge, amando, come farà con il giovane ricco: «Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò». La parola crea la sequela («Venite dietro a me»). Siamo agli antipodi del discepolato rabbinico dove lo studente sceglieva il maestro per interesse (intellettuale). Gesù dice ai suoi di essere suoi discepoli per «seguirlo», porre i propri piedi sulle sue orme e andare nella direzione in cui il Maestro è andato. Questo dato spiega, forse, perché non ci sono le obiezioni dei chiamati come succede nelle vocazioni profetiche. Quando Dio chiama Geremia, il giovane chiamato risponde: «Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». La sequela cristiana è l’adesione ad adeguare la propria vita secondo la mentalità di colui che ha chiamato. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

L’Ordinamento Generale del Messale Romano, pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2004 secondo la terza edizione tipica del Messale Romanum, riporta un’altra soluzione per il luogo della riserva eucaristica e la pone prima di quella indicata sopra dal Rituale: il tabernacolo può essere messo «in presbiterio, non però sull’altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione» (OGMR 315a), cioè collocato sull’antico altare maggiore in fondo all’abside oppure in un altro posto ma comunque sempre nel presbiterio. Stabilito il luogo della custodia, fermiamo ora l’attenzione sul tabernacolo stesso, che ha come fine precipuo quello di custodire la santissima Eucaristia. Innanzitutto le ostie consacrate, nei luoghi in cui possono essere conservate secondo le norme del diritto devono essere custodite continuamente e abitualmente in un unico tabernacolo, come unico è l’altare della celebrazione (cf. OGMR 314; RCCE 10; EM 52). Il tabernacolo, poi, deve essere «inamovibile, solido e inviolabile, non trasparente e chiuso in modo da evitare il più possibile il pericolo di profanazione» (OGMR 314; cf. RCCE 10; EM 54), motivo per cui la chiave del tabernacolo «dev’essere custodita con la massima cura» e diligenza (RCCE 10). Il tabernacolo può essere posizionato indifferentemente o sopra un altare o, secondo il giudizio dell’Ordinario del luogo, fuori di esso, purché la soluzione sia davvero nobile e degna del Sacramento (cf. RCCE 10). L’indicazione, quindi, consente che esso possa essere posto, dopo molti secoli, anche fuori da un altare come potrebbe essere un basamento o una colonna, oppure in una parete o perfino in una vetrata. I segni di venerazione e di onore riservati all’Eucaristia conservata nel tabernacolo sono costituiti, oltre che dal luogo stesso della riserva eucaristica che si deve distinguere per nobiltà e decoro, anche da segni esteriori che indicano e onorano la presenza del Signore nel Sacramento, quali il conopeo, o altro, e la lampada che arde sempre davanti al tabernacolo, come pure dai vasi sacri che lo custodiscono. Le norme liturgiche stabiliscono innanzitutto i modi con i quali viene indicata la presenza della santissima Eucaristia nel tabernacolo: il conopeo e la lampada accesa (cf. RCCE 11; EM 57). Mentre la prima modalità, che abbiamo descritto nel precedente articolo, è lasciata come facoltativa, perché può essere sostituita «da altro mezzo idoneo, stabilito dall’Autorità competente», per la seconda, che è radicata in una tradizione immemorabile, si dice: «Secondo una consuetudine tramandata, presso il tabernacolo rimanga sempre accesa una lampada particolare, alimentata da olio o cera, con cui si indichi e si onori la presenza dl Cristo» (OGMR 316). (3-continua)

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 18.00 + Dovadola Silverio

+ Cg. Giustina e Ferdinando Bertaccini

Domenica 21 10.30

18.00

+ Galanti Pia (anniv.) e Lanzoni Ugo e Lino

+ Pelliconi Antonio, Augusto ed Emilia

+ Antonio

+ Antonia, Luigi, Cesare ed Elettra

Lunedì 22
Martedì 23
Mercoledì 24 18.00 + Dovadola Monica

+ Piccolo Biagio

Giovedì 25 10.30

18.00

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

+ Angelo ed Elena Padovani e Paolo e Nina Montanari

+ Dall’Olio Gaspera

+ Evarista e Fernando

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i defunti e i viventi delle famiglie Dovadola e Ruffini

Venerdì 26
Sabato 27 18.00 + Buscaroli Dante e cg. Venieri
Domenica 28 10.30

18.00

+ Andrea

+ Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Gennaio 2024

Domenica 21

III del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 16.00 (S. Paolo) : Concerto di S. Paolo con la partecipazione del “Coro S. Paolo”

Giovedì 25

Conversione di S. Paolo Ap.

Festa del Patrono

Termina la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Ss. Messe alle ore 10.30 – 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti

Ore 11.45 (S. Paolo) : Inaugurazione della mostra “Il Vangelo secondo Giotto” alla presenza del nostro vescovo

Venerdì 26 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Ore 20.45 (canonica) : Incontro catechisti

Domenica 28

IV del T. Ordin.

Giornata per la scuola cattolica

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”.

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

22-26 gennaio

(dalle ore 15.00)

27 gennaio

(mattina e pomeriggio)

Lunedì 22 : Via Eynard (dispari), Petrucci( dispari),

P.le d’Este

Martedì 23 : Via S. Lucia (dispari), Argine Mordano

Mercoledì 24 : via S. Lucia (pari)

Venerdì 26 : Via Montessori, Rodari

Sabato 27 : Via don Milani (dispari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 3,22-30 Mc 3,31-35 Mc 4,1-20 Mc 16,15-18 Lc 10,1-9 Mc 4,35-41

Programma dal 13 al 21 gennaio 2024

Letture: 1Samuele 3,3b-10.19 / Salmo 39 / 1Corinzi 6,13c-15a.17-20

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore.

Vivere il mistero – – Subito dopo l’Ascensione, Pietro si premurò che il posto lasciato vacante da Giuda Iscariota venisse occupato da un uomo scelto dalla comunità. Quest’uomo doveva avere una caratteristica: essere vissuto insieme con Gesù e i Dodici «incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo». Perché a cominciare dal battesimo di Giovanni? Perché la Chiesa nascente vedeva nell’apostolato del Battista l’inizio dell’apostolato di Gesù. ln quei frangenti Gesù incominciò a chiamare i suoi discepoli. Gesù fece questo perché «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità». È un progetto fantastico che Dio potrebbe attuare da solo e in modo immediato. Così facendo, però, sopprimerebbe la libertà della sua creatura. L’uomo, infatti, non può sentirsi libero di scegliere quando l’Infinito lo interpella in modo diretto. Si sentirebbe sovrastato dal Fascinans e daI Tremendum. Dio propone la salvezza – salvo eccezioni (cf. La chiamata di Paolo presso Damasco) – in modo mediato. E la mediazione viene fatta attraverso gli uomini. La salvezza, dunque, giunge agli uomini attraverso la mediazione di altri uomini, che Dio ha associato a sé in questa missione (Gv 1,35-42). Come, poi, Dio associ questi uomini nell’adempiere la missione di salvezza è vario e geniale. Perfino durante il sonno Dio può far sentire la sua voce e chiamare le persone a diventare operatori della sua salvezza (1Sam 3,5b-10.19). Certamente Dio chiama persone che fanno proprio il suo disegno di salvezza e che ripetono continuamente nel loro cuore ciò che ha detto Isaia, nel tempio, di fronte al trono di Yhwh: «Eccomi manda me» (Is 6,8). La colletta propria traduce in preghiera il messaggio teologico del Vangelo. Nel fine della petizione invita i membri dell’assemblea a sentirsi non solo i destinatari della salvezza, ma i discepoli che Dio ha scelto per portare agli altri la salvezza: «Fa’ che non lasciamo cadere a vuoto nessuna tua parola, per riconoscere il tuo progetto di salvezza e divenire apostoli e profeti del tuo regno». Il testo biblico-liturgico del Vangelo tocca il tema delicato dell’uomo che non è chiamato a cercare idee, ma a cercare una persona, Gesù. Una volta trovato Gesù, lo segue. In questo breve racconto si possono trovare alcuni dati essenziali della teologia della vocazione. La vocazione nasce da un’indicazione data da un maestro (il Battista) o dalla comunicazione di un’esperienza di un fratello (Andrea). Dio chiama l’uomo (Pietro) attraverso la sapienza e l’esperienza di altri uomini. Il chiamato accetta di essere «amico e possesso di Dio». Ciò che accadde a Pietro, accade a ogni cristiano (con tutte le varianti personali del caso). (d. Renato De Zan)

VITA ECCLESIALE

Sabato 13

18.00

+ Alessandro Gotti e fam.

Domenica 14

10.30

18.00

+ Edmondo ed Ebriana

+ Mario Zavanella (trigesima)

Lunedì 15

   

Martedì 16

   

Mercoledì 17

10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Santese Otello e Fraserra Anna

+ Sessa Monica e Vincenzo

Giovedì 18

   

Venerdì 19

8.00

+ Benini Cesare

Sabato 20

18.00

+ Dovadola Silverio

Domenica 21

10.30

18.00

+ Galanti Pia (anniv.) e Lanzoni Ugo e Lino

+ Antonia, Luigi, Cesare ed Elettra

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Gennaio 2024

Domenica 14

II del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Mercoledì 17

S. Antonio ab.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Venerdì 19

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Sabato 20

Ore 18.00 (oratorio) : “Locandina” Spettacolo preparato dal movimento AGESCI

Domenica 21

III del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 16.00 (S. Paolo) : Concerto di S. Paolo con la partecipazione del “Coro S. Paolo”

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mc 2,18-22

Mc 2,23-28

Mc 3,1-6

Mc 3,7-12

Mc 3,13-19

Mc 3,20-21

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

D’altro canto, questa profonda relazione fra tabernacolo e altare dice anche la loro distinzione. il primo, infatti, non può mai pregiudicare la centralità che spetta all’altare nello spazio liturgico e il primato della celebrazione eucaristica nella preghiera della Chiesa. La venerazione e devozione verso l’Eucaristia fuori della Messa non è più importante ed efficace della celebrazione stessa con la partecipazione piena attraverso la comunione sacramentale. Diversa, dunque, è la loro funzione: l’altare è per celebrare l’Eucaristia, il tabernacolo per conservarla. Il rinnovamento liturgico postconciliare ha introdotto così un importante e significativo mutamento nella disposizione dello spazio liturgico delle nostre chiese: il tabernacolo eucaristico, che per quasi quattro secoli è stato l’elemento centrale, dominante sullo stesso altare dove era collocato, lascia il posto al primato della celebrazione, e quindi alla centralità della mensa per il sacrificio, per ritrovare altresì quelle caratteristiche capaci di riconoscere la funzione specifica della riserva eucaristica. Pertanto, con chiarezza viene prescritto che l’altare della celebrazione non può ospitare la custodia eucaristica: «ln ragione del segno, è più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva la Santissima Eucaristia non sia collocato sull’altare su cui si celebra la Messa» (OGMR 315). I documenti che offrono indicazioni per la custodia eucaristica nell’edificio liturgico sono concordi nel raccomandare che venga dedicata una particolare cura a questo «luogo» affinché «si distingua davvero per nobiltà e decoro» (RCCE 9; cf. EM 53-54), «in una parte delta chiesa assai dignitosa, insigne, ben visibile, ornata decorosamente» tenuto conto della struttura di ciascuna chiesa e delle legittime consuetudini dei luoghi (OGMR 314). Allo stesso tempo, invitano caldamente che questa scelta sia pure «adatta alla preghiera» cioè «all’adorazione e alla preghiera personale, in modo che i fedeli possano con facilità e con frutto venerare, anche con culto privato, il Signore presente nel sacramento» (RCCE 9; EM 53). Le soluzioni circa il luogo adeguato, cioè «in una parte della chiesa che sia davvero nobile e debitamente ornata» (RCCE 10), possono essere diverse, soprattutto se si tratta di una nuova costruzione oppure dell’adeguamento liturgico di una chiesa già esistente. Lo stesso Rituale, ispirandosi all’Istruzione sul Mistero del culto eucaristico, raccomanda, per quanto sia possibile, come luogo adatto della custodia quello che facilita in particolare la preghiera personale, cioè «una cappella separata dal corpo centrale della chiesa» (RCCE 9; EM 53) «che però – aggiungono le Premesse del Messale – sia unita strutturalmente con la chiesa e ben visibile ai fedeli» (OGMR 315b). La soluzione migliore Pare quella di una cappella «apposita», quindi pure una cappella laterale dell’aula liturgica, destinata alla custodia o reposizione eucaristica, facilmente identificabile e accessibile, assai dignitosa e adatta alla preghiera e per l’adorazione personale. Al fine di renderla idonea alla preghiera è necessario pure che questo luogo possa offrire la necessaria tranquillità, abbia uno spazio sufficiente davanti al tabernacolo e disponga di panche o sedie o inginocchiatoi. (2-continua)

Programma dal 6 al 14 gennaio 2024

Letture: Isaia 55,1-11 / Salmo da Isaia 12,2-6 / 1Giovanni 5,1-9

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11)

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

————————————————-

Vivere il mistero– Con la festa del Battesimo del Signore si conclude il tempo natalizio. Questa festa è stata solo di recente inserita nella nostra tradizione latina mentre, da sempre, è una delle «dodici feste» della tradizione liturgica delle Chiese orientali. Nonostante le loro diversità, e addirittura le loro esitazioni, il complesso delle tradizioni liturgiche ha colto la grande importanza di questo momento che rivela al mondo Gesù come «il Figlio mio, l’amato» del Padre. Qualcuno ha parlato di una sorta di «ordinazione messianica». La tradizione bizantina parlerebbe di teofania – rivelazione della divinità – mentre l’apostolo Giovanni, nella seconda lettura di questa domenica, la definirebbe forse più volentieri come inizio della storia d’amore tra Gesù – ormai adulto e conscio della propria missione – e la nostra umanità da sposare e da salvare. Mentre contempliamo Cristo Signore riemergere dalle acque del Giordano in tutto fatto simile a noi per noi, non possiamo che vedere «squarciarsi i cieli» perché la nostra terra diviene – per la presenza tra noi del Verbo fatto carne – più beata e più luminosa delle altissime e incontaminate altezze. Per questo possiamo dire con l’Apostolo: «l suoi comandamenti non sono gravosi» perché il Signore Gesù porta ormai ogni peso della nostra umanità assieme a noi… anzi per noi e prima di noi. Non ci resta che assumere gli stessi sentimenti appassionati del Padre e accogliere, per imitare, la presenza del Signore in noi con il, desiderio di farci continuamente riplasmare dalla grazia del nostro stesso battesimo in Cristo. Il messaggio del Natate può dunque riassumersi così: sì, anche noi abbiamo un Padre! Per questo siamo chiamati a diventare suoi veri figli per riconoscerci realmente fratelli. Ancora una volta, il, Signore Gesù, che abbiamo contemplato lungo questi giorni come il figlio di Maria e di Giuseppe, lo accogliamo oggi come uomo tra noi eppure segnato da una relazione con Dio unica, sebbene non esclusiva. Finalmente, si potrebbe dire, dopo gli angeli, i Pastori, i magi «venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”». Questa voce risuona dopo che [o stesso Signore Gesù «vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba». In questo simbolo animale è racchiusa la rivelazione dell’identità profonda del Signore Gesù, chiamato a rivelare il volto di Dio nella mitezza e nel dono di se stesso in un amore invincibile. (p. M. D. Semeraro)

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 10.3018.00
  • + Marani Umberto e Giovanni, Peruzzi Giovanna e deff. fam. Marani
  • + Giovanni, Isolina, Giacomo, Ilde e don Orfeo
  • + Luigi Rizzi
Domenica 07 10.30 + Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)+ Ronzani Ugo
Lunedì 08
Martedì 09
Mercoledì 10
Giovedì 11
Venerdì 12
Sabato 13
Domenica 14 10.3018.00 + Edmondo ed Ebriana+ Mario Zavanella (trigesima)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07Battesimo del Signore Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Mercoledì 10 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.00 (S. Maria in Fabriago) : S. Messa seguita alle ore 20.30 dal S. Rosario e alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 13 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa
Domenica 14II del T. Ordin. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 1,14-20 Mc 1,21b-28 Mc 1,29-39 Mc 1,40-45 Mc 2,1-12 Mc 2,13-17

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [] (di don D. Ravelli)

Nell’Istruzione sul Mistero del culto eucaristico del 1967, Eucharisticum Mysterium (= EM), e nel Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico (= RCCE) del 1979 (del 1973 l’edizione tipica in latino) troviamo alcuni importanti e fondamentali principi teologico-liturgici che occorre richiamare prima di presentare quanto la riforma liturgica indica per il tabernacolo e il luogo della custodia dell’Eucaristia, Il primo principio ci richiama alla centralità e primato dell’Eucaristia: «Il Mistero eucaristico è veramente il centro della sacra liturgia, anzi di tutta la vita cristiana» (EM 1); la Messa «è la fonte e il culmine di tutto il culto della Chiesa e di tutta la vita cristiana» (EM 3e). Il concetto è ripreso subito dal Rituale nelle prime parole dell’Introduzione generale: «La celebrazione dell’Eucaristia è il centro di tutta la vita cristiana, sia per la Chiesa universale che per le comunità locali della Chiesa stessa. Infatti tutti gli altri sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato hanno uno stretto rapporto con l’Eucaristia e sono ad essa ordinati» (RCCE 1). Nei Praenotanda del capitolo III, questo pensiero viene ribadito mentre si raccomanda vivamente la devozione sia privata sia pubblica verso la santissima Eucaristia: «Il sacrificio eucaristico è infatti sorgente e culmine di tutta la vita cristiana» (RCCE 87). Da questo principio deriva che la celebrazione è origine e fine del culto eucaristico: «La celebrazione dell’Eucaristia nel sacrificio della Messa è veramente l’origine e il fine del culto che ad essa viene reso fuori della Messa» (EM 3e; RCCE 2). Infatti, i fedeli «anche quando ricevono la comunione fuori della Messa, si uniscono intimamente con il sacrificio in cui si perpetua il sacrificio della croce, e prendono parte a quel sacro convito nel quale, per mezzo della comunione al corpo e al sangue del Signore, il popolo di Dio partecipa ai beni del sacrificio pasquale […] e nella fede e nella speranza anticipa e prefigura il convito escatologico nel regno del Padre» (RCCE 15; cf. EM 3e). Ciò che si dice in particolare per la comunione sacramentale ricevuta fuori della Messa vale pure per le altre espressioni del culto eucaristico fuori della celebrazione, quali l’adorazione eucaristica in genere, l’esposizione e la benedizione eucaristica, le processioni con il santissimo Sacramento e i congressi eucaristici: «I fedeli, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale», e che questi pii esercizi, «con cui rendono ad esso quel culto di latria che è dovuto al vero Dio» (RCCE 3;cf, anche RCCE 5 e EM 3f), «li attrae a partecipare più profondamente al mistero pasquale», conducendoli così a intensificare «le disposizioni necessarie per celebrare con la debita devozione il memoriale del Signore e ricevere frequentemente quel pane che ci è dato dal Padre» (RCCE 88). Poco più avanti, sempre nelle Premesse del Rituale, si invitano i fedeli a ricordare che, con l’orazione rivolta a Cristo Signore presente nel Sacramento, «essi prolungano l’intima unione raggiunta con lui nella comunione e rinnovano quell’alleanza che li spinge ad esprimere nella vita ciò che nella celebrazione dell’Eucaristia hanno ricevuto con la fede e il sacramento» (RCCE 89). Infine, il culto verso il santissimo Sacramento dell’Eucaristia deve tenere conto del «mistero eucaristico in tutta la sua ampiezza, sia nella celebrazione della Messa che nel culto delle sacre specie, e del fatto che le specie sono conservate per estendere la grazia del sacrificio» (RCCE 4; EM 3g). Conseguentemente, i documenti ricordano il fine per cui si conserva l’Eucaristia fuori della Messa: lo scopo, tanto originario quanto primario, è l’amministrazione del Viatico; secondariamente vengono la distribuzione della comunione e l’adorazione di nostro Signore Gesù Cristo presente nel Sacramento (cf. RCCE 5; EM 49). ln questa cornice teologico-liturgico deve trovare ragione e significato il luogo e il modo della custodia eucaristica, cioè la collocazione del tabernacolo e la sua relazione con gli altri principali elementi che compongono lo spazio liturgico, innanzitutto nel suo rapporto con l’altare. Non vi è dubbio che, da una parte, il tabernacolo stabilisce una relazione stretta e immediata con l’altare. ln un certo senso potrebbe considerarsi come una «continuazione» di esso, non come luogo del sacrificio ma come luogo della riserva eucaristica che permette di estendere la grazia del sacrificio, cioè di allestire nuovamente la mensa del sacro convito, e di prolungare quell’adorazione che deve accompagnare l’azione e la presenza di Cristo. (1-continua)

Programma dal 30 dic. 2023 al 7 gen. 2024

Letture: Genesi 15,1-6.21,1-3 / Salmo 104 / Ebrei 11,8.11-12.17-19

Il Signore è fedele al suo patto.

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.00 + Orioli Franco e Conti Carmen
Domenica 31 10.30 + Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)
Lunedì 01 10.30

18.00

+ Alfredo e Luciano

+ Lullo Onofrio, Carolina e Domenico

Martedì 02 8.00 + Preda Maria Teresa
Mercoledì 03
Giovedì 04
Venerdì 05
Sabato 06 10.30 + Marani Umberto e Giovanni, Peruzzi Giovanna e deff. fam. Marani

+ Giovanni, Isolina, Giacomo, Ilde e don Orfeo

Domenica 07 10.30 + Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Dicembre Gennaio 2024

Domenica 31

Santa Famiglia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 01

Maria Ss.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

Mercoledì 03

Ss.mo Nome di Gesù

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ss. Messe alle ore 8.00 e 18.00 (pre-festiva dell’Epifania)

Sabato 06

Epifania del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne con benedizione alle famiglie

Domenica 07

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante

Domenica 31 dicembre la S. Messa delle 18.00 NON soddisfa il precetto della domenica, ma è già liturgia festiva del 1° gennaio.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 2,16-21 Gv 1,19-28 Gv 1,29-34 Gv 1,35-42 Gv 1,43-51 Mt 2,1-12

Vivere il mistero– Oggi la Chiesa ci pone dinanzi allo sguardo della piccola famiglia di Nazareth! Una fami glia assai «moderna» visto il suo essere così piccola: un solo figlio attorno a cui ruota tutta la vita di Maria e di Giuseppe e attorno a cui, questo ci sembra svelare il Vangelo di oggi, ruota la vita di tutto Israele e di tutto il mondo. Infatti quando Maria e Giuseppe «portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore» mettendosi in fila come tutti per compiere ogni cosa «come è scritto nella legge del Signore» si ritrovano dinanzi a Simeone e Anna. Questi due vegliardi riconoscono – sotto la scorza della Legge pienamente e amorevolmente osservata – nientemeno che «la redenzione di Gerusalemme» La liturgia ci aiuta a cogliere più profondamente la realtà della famiglia di Nazareth ponendola nella cornice della storia di Israele, cosicché Maria e Giuseppe sono messi in relazione ad Abramo e a Sara. Come loro e più di loro la famiglia di Nazareth «partì senza sapere dove andava» ed è proprio «andando» che impara a scoprire il dono di Gesù, il grande dono che è Gesù. Si può veramente immaginare che i genitori del Signore hanno insegnato a Gesù ad amare la strada e a non temere di camminare, di incontrare, di accogliere, di lasciarsi accogliere. Dai suoi genitori Gesù eredita questa fede in un «oltre» che passa sempre attraverso l’accoglienza dell’altro che ci rivela quanto «di altro» c’è nella nostra vita e la cui presenza, il cui mistero, la cui bellezza ci sfugge. La fede è vivere normalmente e del tutto naturalmente e, al contempo, continuamente attenti ai segni profetici che indicano nel nostro vivere e patire quotidiano qualcosa di nuovamente possibile. Di questo medesimo dinamismo e di questo amore per il viaggio, per il cammino e per la ricerca appassionata sono testimoni i magi che – nei nostri presepi a differenza delle altre immagini – ogni giorno fanno un piccolo tragitto che li avvicina sempre di più alla grotta in cui giace, riposa e attende come un piccolo re di essere visitato e vezzeggiato il Bambino Gesù. Il papa Paolo VI recandosi in Terra Santa fece un discorso particolarmente toccante a Nazareth che è rimasto memorabile: «Nazareth è la scuola dove cominciamo a comprendere la vita di Gesù, la scuola del Vangelo. Qui impariamo a osservare, ascoltare, meditare, penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio, tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, a imitarlo». Celebrare e contemplare il mistero della famiglia in cui il Signore Gesù è nato e cresciuto, può dare adito a inutili romanticherie se non si fonda su quelli che sono i dati, per certi aspetti stringenti, della Parola di Dio e della liturgia. La prima lettura, con la memoria della difficile nascita di Isacco, ci aiuta a non perdere di vista quell’elemento di mistero e di imponderabile che accompagna ogni vita e che segna ineluttabilmente ogni servizio alla vita come è quello cui è chiamata ogni famiglia. All’ansia di avere un figlio e al bisogno di raddolcire la vita di Sara segnata dalla sterilità, la risposta del Signore Dio ad Abramo esige una capacità a guardare in alto, a guardare in modo più ampio: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle…». Forse anche oggi il Signore ci condurrebbe fuori all’aperto davanti allo spettacolo struggente di un cielo stellato ed è là che ci aiuterebbe a placare le nostre ansie e le nostre paure davanti a tante crisi istituzionali e intime per farci ricominciare a sognare e a sperare. Il salmista ci conferma in queste necessità di superamento della paura e del timore: «Ricordate le meraviglie che ha compiuto». Rimane per noi memorabile la disponibilità di Abramo a lasciarsi interpellare e cambiare tanto da rimettersi continuamente in viaggio lasciandosi guidare dai segni scritti nelle stelle, ma prima ancora da quelli che si manifestano negli incontri. Simeone e Anna come pure Maria e Giuseppe hanno la stessa attitudine di Abramo: sempre in cammino e sempre attenti ai segni della strada. Maria e Giuseppe che si recano al Tempio per presentare «il bambino come è scritto nella legge del Signore» in realtà adempiono la Legge aprendosi ai nuovi percorsi che la presenza di Gesù porterà al cuore stesso della sensibilità religiosa come una spada tagliente che distingue l’essenziale da ciò che non lo è affatto. Ci pensa il vecchio Simeone a rammentare a Maria, nella gioia del suo gesto di offerta che è al contempo un gesto di soddisfazione, quanto il bambino che porta tra le braccia assieme al suo amato Giuseppe è da accompagnare lontano… fino alla fine: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima». Non ci sfugga quell’«anche a te» che sembra evocare l’esperienza acquisita nel cammino di vita e di fede: sembra quasi dire che non può essere diversamente. Nella gioiosa contemplazione della famiglia di Nazareth siamo invitati a metterci alla sua scuola che non è un modello precostituito e da ripetere, bensì è l’apprendistato di quella fedeltà all’altro che si fa disposizione a stargli accanto comunque e sempre. È questo che fa di una famiglia una piccola realtà evangelica e che forse può permettere, a uno sguardo forgiato dalla contemplazione di Cristo Signore, di riconoscere in ogni realtà evangelica un’autentica famiglia. Anche noi, in ogni nostra realtà di condivisione e di umana solidarietà siamo chiamati ogni giorno a rimetterci in cammino con la grande disponibilità a lasciarci raggiungere e destabilizzare dagli appelli della vita. (p. M. D. Semeraro)

Programma dal 23 al 31 dicembre 2023

Letture: 2Samuele 7,1-5.8b-12 / Salmo 88 / Romani 16,25-27

Canterò per sempre l’amore del Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.00 + Raso Giuseppe
Domenica 24 10.30

22.30

+ Natalino e Silla

+ Pilani Enzo, Giulio e Angiolina Ronchini

+ Liverani Paolo

+ Ingegneri Natale

Lunedì 25 10.30

18.00

+ Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Caroli Ugo e Liverani Iolanda

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Vivi e deff. famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

Martedì 26 10.30 + Stefano e Maria Baldini

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Mercoledì 27 18.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Giovedì 28
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale
Sabato 30 18.00 + Orioli Franco e Conti Carmen
Domenica 31

Martedì19Ore 16.00 – 17.20

Mercoledì20Ore 20.30 – 22.00

Giovedì21Ore 16.00 – 17.20

Venerdì22Ore 10.00 – 12.00 16.00 – 17.20

Sabato23Ore 10.00 – 12.00 15.00 – 17.20

Domenica24Ore 15.30 – 19.00 21.00 – 22.00

Lunedì25Ore 16.00 – 17.20

Le Confessioni

in prossimità del

Natale

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Dicembre 2023

Domenica 24

IV di Avvento

S. Messa alle ore 10.30 (S. Paolo) (NO alle ore 18.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la Quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

Lunedì 25

Natale del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Martedì 26

Santo Stefano

Unica S. Messa alle ore 10.30 (S. Paolo)
Mercoledì 27

S. Giovanni Ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Concerto di Natale con il Duo Morrighan promosso dall’associazione “don Orfeo Giacomelli”

Giovedì 28

Ss. Innocenti martiri

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 31

Santa Famiglia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante

Domenica prossima 24 dicembre NON sarà celebrata la S. Messa delle ore 18.00.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 1,11-18 Mt 10,17-22 Gv 20,2-8 Mt 2,13-18 Lc 2,22-35 Lc 2,36-40

Vivere il mistero– Dopo la compagnia di Giovanni Battista che ci ha seguito nelle domeniche precedenti, di oggi è Maria a farsi nostra guida nella preparazione immediata alla celebrazione del Natale: che sarà già domani, che sarà già stasera Potremmo chiederci chi era questa donna nel momento in cui la Parola del Signore si impose alla sua vita trasformandola e, per certi aspetti, complicandola di molto. Forse era come noi e nello stesso tempo era diversa da noi. Come noi con dei desideri suoi e un progetto di vita a lungo accarezzato e che, finalmente, stava concretizzandosi… si preparava a essere sposa e quindi a essere madre. Diversamente da noi, Maria fu pronta a vedersi cambiare la vita da un figlio che non era proprio suo come ogni figlio ma in modo assoluto – e non era dell’uomo che amava e che pure avrebbero dovuto amare con il più grande e raffinato degli amori: gratuito e distaccato… il più divino dei modi di amare. Non è forse questo ciò che viene chiesto anche a ciascuno di noi? A nulla vale interrogare Dio sulle modalità, l’unica via è lasciarlo fare fino in fondo nel più profondo della nostra intimità, poiché il Signore ripete a ciascuno di noi: «Io ti ho preso… sono stato con te dovunque sei andato… anche per il futuro» (2 Sam 7,8-9). Così l’Annunciazione è il grande racconto della conversione di Maria all’opera inattesa di Dio nella sua esistenza, in cui si manifesta al massimo grado l’inventiva capacità divina di dilatare gli spazi della vita. Il Natale, che ci prepariamo a celebrare nei Misteri già di questa notte, rinnova misticamente la nostra disponibilità a essere «come un ricettacolo materno che si dilata per fare spazio a ciò che si rivela in forma dolorosa e creatrice: come un qualcosa che non è presente se non nel modo dell’assenza, come un’istanza oscura che, premendo per venire alla coscienza, crea le condizioni necessarie alla propria vita» (G. D’Acunto. La parola prima del linguaggio in Maria Zambrano). Sì, Dio vuole vivere di noi e perciò sceglie di avere bisogno di noi per nascere, per crescere, per amare, per gioire, per soffrire… perfino morire e rivivere. Discretamente l’angelo Gabriele la forza di Dio rimprovera Maria, e ciascuno di noi, nei medesimi termini con cui «quella stessa notte» (2 Sam 7,4) al profeta Natanaele chiesto di rettificare il significato della parola «il Signore è con te». Il rimprovero è semplice ma accorato da parte di Dio nei confronti del re Davide: «Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?» (2 Sam 7,5). La risposta risuona in questi termini: «Il Signore farà a te una casa» (7,11). Quando Dio interviene nella nostra vita Io fa regalmente e radicalmente e, soprattutto, lo fa da sempre e «per sempre» (Sal 88,5) e non solo in tempo di riposo (2 Sam 7,1). In Maria viene svelato il desiderio ardente di Dio, quello che attrasse irresistibilmente Mosè alle falde del Sinai «mentre stava pascolando il gregge» (Es 5,1). Questo desiderio si esprime in un dono totale di Dio all’uomo che esige e quasi forza amorevolmente il dono sponsale di tutta la nostra esistenza a Colui dal quale ogni vita è originata. Se Dio si dona fino a consegnarsi e affidarsi a noi fidandosi del fatto che sapremo e vorremo prenderci cura della sua Presenza nell’intimo del nostro cuore… allora aderire e rispondere «Ecco la serva» (Lc 1,38) è una conseguenza semplice, naturale e per nulla «impossibile». Di quello che è avvenuto in quel giorno o in quella notte «in una città della Galilea» (1,26) non sapremo mai nulla di più di quanto sappiamo del momento in cui il Crocifisso divenne il Risorto. Analogamente, del momento in cui il Verbo del Padre divenne «Gesù» (1,51) nel seno assolutamente vuoto e completamente aperto di Maria, possiamo cantare-tacendo con le stesse parole della liturgia pasquale: «Tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora» (Preconio). Questa regola del silenzio attorno al silenzio di Maria potrebbe essere un modo adeguato per meditare il mistero della sua divina maternità nel disegno della salvezza, senza violarne – con l’eccesso delle parole e delle considerazioni – la sacra verginità. La verginità è il sigillo che difende da occhi indiscreti e impreparati il mistero di questa storia d’amore che, per sua natura, resta un segreto tra Dio e la sua silenziosa madre. Come dice Agostino nel suo secondo trattato sul Vangelo di Giovanni; «Perché gli uomini potessero nascere da Dio, Dio è nato anzitutto dagli uomini. Nato da Dio per crearci, egli nasce da una donna per ricrearci». Prima di contemplare ciò che avverrà nella piccola Betlemme siamo oggi chiamati a concentrare lo sguardo del nostro cuore su ciò che accade in un piccolo villaggio della Galilea dove una giovane «promessa sposa di un uomo della casa di Davide di nome Giuseppe» (Lc 1,27) riceve l’annuncio di un’improvvisa e imprevista maternità. Nonostante le perplessità, questa giovane donna si mostra capace di fare in pochissimo tempo – nello spazio di un dialogo – un lungo cammino interiore che va dallo stupore all’accoglienza piena. Maria non è una sempliciotta a cui va bene tutto e che se ne sta in attesa di qualcosa che porti rimedio alla noia; è una donna che ha un progetto e che nutre un desiderio sulla propria vita, eppure è capace di lasciarsi confermare dalle parole di un angelo accettando di riorientare radicalmente il proprio cammino di donna e di credente. (p. M. D. Semeraro)

Programma dal 16 al 24 dicembre 2023

Letture: Isaia 61,1-2.10-11 / Salmo Lc 1,46-50.53-54 / 1Tessalonicesi 5,16-24

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

La mia anima esulta nel mio Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,6-8.19.28)

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.00 + Gigliola Brini in Beltrandi

+ Rossella (3° anniv.)

Domenica 17 10.30 + Mondini Alfredo e Luigi e Barelli Giulia
Lunedì 18 18.00 + Bendini Giulia
Martedì 19
Mercoledì 20 18.00 + Dovadola Dario

+ Ilvano e Maria

Giovedì 21 18.00 + Antonio

Deff. fam. Preti

Venerdì 22 8.00 + Adriano Castelli
Sabato 23 18.00 + Raso Giuseppe
Domenica 24 22.30 + Pilani Enzo, Giulio e Angiolina Ronchini

+ Liverani Paolo

Martedì19Ore 16.00 – 17.20

Mercoledì20Ore 20.30 – 22.00

Giovedì21Ore 16.00 – 17.20

Venerdì22Ore 10.00 – 12.00 16.00 – 17.20

Sabato23Ore 10.00 – 12.00 15.00 – 17.20

Domenica24Ore 15.30 – 19.00 21.00 – 22.00

Lunedì25Ore 16.00 – 17.20

Le Confessioni

in prossimità del

Natale

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (ore 16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e Novena

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Dicembre 2023

Domenica 17

III di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la Terza candela di avvento.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Lunedì 18 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Martedì 19 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.00 (oratorio) : “Recita di Natale” a cura dei ragazzi della parrocchia con la partecipazione del coro “Dolci Note”

Mercoledì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Venerdì 22 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e Novena di Natale
Sabato 23 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (S. Paolo) : “Note di pace…notte di speranza” : Canti sull’evento natalizio con il coro “S. Paolo”, il coro “Dolci Note” e il coro “Kinnor”

Domenica 24

IV di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 (S. Paolo) (NO alle ore 18.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la Quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante

Domenica prossima 24 dicembre NON sarà celebrata la S. Messa delle ore 18.00.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 1,18-24 Lc 1,5-25 Lc 1,26-38a Lc 1,39-45 Lc 1,46-55 Lc 1,57-66

Vivere il mistero– Nel nostro cammino di Avvento ci accompagna ancora la figura di Giovanni Battista. A partire da quanto ci racconta del Precursore l’altro Giovanni – l’evangelista – possiamo dire che il Battista è un uomo particolarmente felice. Infatti, alla fine del suo ministero quando è universalmente riconosciuto e venerato, si rivela capace di fare posto a Gesù senza patire il fatto di cedergli tutto il posto. L’evangelista Giovanni ci riporta una nota assai particolare: «Questo avvenne a Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando» (Gv 1,28). Il quarto Vangelo contestualizza la testimonianza del Battista che fa un passo indietro «per dare testimonianza alla luce» (1,7) proprio nel luogo omonimo di quella Betania in cui Gesù si recherà ogni volta in cui avrà bisogno di un momento di quiete e di amicizia. Quando pensiamo a Betania viene del tutto naturale immaginare Gesù con i suoi amici – Lazzaro, Marta e Maria – mentre quando pensiamo a Betlemme – soprattutto in questi giorni natalizi – immaginiamo il bambino Gesù accarezzato dallo sguardo adorante di Giuseppe e Maria. Gerusalemme è a due passi sia da Betlemme sia dalla Betania di Lazzaro, ma molto più distante dalla Betania dove Giovanni battezzava e che è il punto più basso della terra dove il Giordano sembra annullarsi affrettando la sua corsa nel Mar Morto. Le parole e l’esempio del Battista ci aiutano a rendere più deciso il nostro passo verso la comprensione e l’accoglienza del mistero dell’Incarnazione, rivelandoci che il segreto di una gioia vera e duratura sta nella capacità di creare uno spazio per l’altro senza temere di perdere il proprio posto e il proprio prestigio… senza temere di scendere fino a scomparire. Simbolicamente parlando siamo tutti chiamati a entrare nella logica del Giordano, il cui nome si rifà alla radice verbale che si traduce con «scendere». Si tratta di assumere gli atteggiamenti dello sposo e della sposa, la larghezza d’animo dell’amicizia che non immagina nessuna felicità se non quella che trova nella gioia di dare gioia all’altro. Agostino direbbe che questa gioiosa avventura si misura nella capacità di rubare all’altro la sua gioia facendola diventare tutta la nostra felicità nel condividerla. Non è forse questo che cerchiamo di dirci cominciando a immaginare il regalo giusto per ciascuno? Non è forse questo che ci viene detto dalle persone che ci vogliono bene mentre apriamo un regalo e ci sentiamo per un attimo immensamente amati? Possiamo forse immaginare una gioia da sentire e vivere più «pienamente» (Is 61,10)? Tante domande per maturare la risposta di una conversione aggiornata al momento presente, con le sue sfide e le sue esigenze. Un nuovo Natale non significa solo un altro dono da ricevere, ma una tappa del nostro cammino di conformazione a Cristo da onorare. Il Battista si presenta come «voce» e in tal modo rimanda al mistero di una relazione che è sempre da desiderare e da far crescere. Noi tutti sappiamo che cosa significhi avere la «voce» e tutti talvolta abbiamo sperimentato di non avere più voce. Quando parliamo cerchiamo di articolare e di comunicare contenuti razionali, sentimentali ed emotivi che sono ben più importanti, più grandi, più remoti della voce che se ne fa portatrice. Il contenuto della voce viene da più lontano, eppure senza voce i contenuti del cuore rimarrebbero troppo lontani. Oggi – come al cuore del nostro cammino di Avvento – possiamo interiormente diventare compagni di giochi d’infanzia di Gesù e Giovanni, così come molti artisti hanno amabilmente immaginato. Il gioco è esattamente il contrario di quello che abbiamo tutti fatto almeno una volta: si tratta di «giocare ai bambini» e non più di «giocare ai grandi». L’aurora del Vangelo insorge sempre nella notte della negazione di ogni illusoria pretesa, per lasciare alla luce di manifestare cosa si può nascondere dietro un semplice e perentorio. «Io non sono…» (Gv 1,20). (p. M. D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Sono quindi rigorosamente vietati tabernacoli collocati fuori dello stesso altare, per esempio nella parete o ai lati o dietro l’altare, oppure in edicole o colonne, o a forma di torri, separate dall’altare. Il tabernacolo poi dev’essere ben fissato sopra l’altare, solido e sicuro in ogni sua parte per evitare possibili profanazioni, costruito con materiali resistenti, cioè con pietra o metallo, e il legno può essere utilizzato solo per il rivestimento esterno; la forma non può essere quella di una semplice cassetta, ma rispettare lo stile dell’altare e della chiesa, perché rappresenta in qualche modo la «vera abitazione di Dio tra gli uomini». Infine, quando il tabernacolo custodisce l’Eucaristia dev’essere coperto dal conopeo e, secondo l’antica tradizione, deve ardere continuamente, notte e giorno, una lampada davanti a esso. [10 fine]

Programma dal 9 al 17 dicembre 2023

Letture: Isaia 63,16b-17.19b / Salmo 79 / 1Corinzi 1,3-9

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Dal Vangelo secondo Marco (1,1-8)
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.

Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Parola del Signore.

Vivere il mistero– L’ultimo dei profeti che spiana la strada all’avvento del Messia, si presenta con una dolcezza piena di esigenza e lo fa incarnando nell’interezza della sua persona quelle che sono le urgenze della conversione: «Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico» (Mc 1,6). L’evangelista Marco non ci tramanda nessun racconto né di annunciazione, né di natività e sceglie proprio la figura del Battista come colui che prepara la strada del Signore e lo mette al mondo quasi come una madre. Attraverso questa figura profetico-materna, viene chiesto al nostro mondo di rendersi sensibile alla presenza di Cristo che viene, per aprirgli il cuore ad accoglierlo. Come battezzati abbiamo ricevuto il dono e la responsabilità di essere profeti, proprio nel senso del Battista: preparare la strada al Regno di Dio che viene, lasciando che la nostra vita ne sia illuminata e trasformata. Invece di parlare direttamente di Gesù, Marco parla di coloro che ne hanno preparato la strada: le profezie e Giovanni (1,4). (continua in ultima pagina)

VITA ECCLESIALE

Sabato 09
Domenica 10 10.30

18.00

+ Angelo Mazzotti, Sangiorgi Maria Luisa, defunti delle famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Carmelo Bertucci

Lunedì 11
Martedì 12
Mercoledì 13 10.30

18.00

+ Antonio

+ Francesco (anniv.)

+ Chiarelli Francesca

Giovedì 14
Venerdì 15
Sabato 16 18.00 + Gigliola Brini in Beltrandi
Domenica 17 10.30 + Mondini Alfredo e Luigi e Barelli Giulia

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (ore 16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e Novena

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia è ripreso ad inizio ottobre.

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Dicembre 2023

Domenica 10

II di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la Seconda candela di avvento. Durante la S. Messa, vestizione di alcuni ministranti.

Mercoledì 13

S. Lucia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 14 Ore 20.00 (S. Maria in Fabriago) : S. Messa seguita alle ore 20.30 dal S. Rosario e alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.
Venerdì 15 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 16 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Domenica 17

III di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la Terza candela di avvento.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante –

Lunedì 11 dicembre Don Pietro celebra il 40° anniversario di Ordinazione sacerdotale che ricorderà nella S. Messa delle ore 10.30 di domenica 10 p.v.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 5,17-26 Mt 18,12-14 Mt 11,28-30a Mt 11,11-15 Mt 11,16-19 Mt 17,10-13

(dalla prima pagina)

Il Precursore si fa testimone di queste profezie non solo a parole, ma con tutta la sua vita: battezza, predica, testimonia con il suo abbigliamento e la sua dieta che sta avvenendo qualcosa di talmente nuovo da richiedere tutta l’attenzione del cuore. Questo diventa un monito per ciascuno di noi chiamati al coinvolgimento della vita intera, persino in quelle che sono le abitudini più elementari come quelle legate al vitto e all’abbigliamento. Veramente Giovanni prima di battezzare è egli stesso completamente immerso nella profonda intuizione di cui è testimone e annunciatore e per questo parla «al cuore di Gerusalemme» (Is 40,2) e al cuore di ciascuno di noi. Marco non ha bisogno di mettere in mano a Giovanni nessun tipo di frusta: la sua «voce di uno che grida» (Mc 1,3) è sufficiente per far percepire l’urgenza che i tempi nuovi esigono da chiunque non voglia rimanere come escluso dal nuovo dinamismo che sta sconvolgendo e animando la storia. Il fatto che egli gridi proprio «nel deserto» dice chiaramente quanto il contenuto di questo annuncio è talmente importante da dover essere comunque annunciato. Ciò che Giovanni annuncia, con la sua parola e i suoi atteggiamenti, non attira a sé, ma rimanda oltre se stesso: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo» (1,8). Proprio questo riferimento allo Spirito pone l’annuncio di Giovanni in sintonia con le profezie e in un’assoluta attenzione all’escatologia, a ciò che sta per accadere, a questo nuovo «inizio» che come ogni inizio è un buon annuncio. Il Vangelo che è Gesù Cristo, Verbo di Dio fatto carne, riapre le porte della speranza e richiede perciò una totale vigilanza e dedizione. (p. M. D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

La sua grandiosità è finalizzata non tanto a conservare il Sacramento quanto invece a solennizzarlo, incrementando in questo modo la pietà eucaristica nella direzione però di autonomia dalla celebrazione, che tra l’altro era divenuta sempre più azione del clero, dove il santissimo Sacramento viene esaltato soprattutto come strumento per il quale si può adorare il Cristo realmente presente, piuttosto che come mezzo di partecipazione e comunione reale a Cristo. Sull’altare il grandioso tabernacolo sarà un segno, chiaro e comprensibile a tutti, che parlerà, come in una solenne e trionfante professione di fede, della grande rivelazione della presenza reale di Cristo. Sebbene l’uso di collocare il tabernacolo sull’altare maggiore fosse ormai diventato assai diffuso nel secolo XVII, il Caeremoniale Episcoporum, pubblicato da Clemente VIII nel 1600, esprime una posizione ben diversa (cf. Titolo l, Capitolo XII). Innanzitutto il Santissimo Sacramento è possibile conservarlo anche in un luogo che non sia un altare: «altare, seu alium locum». Di regola – prosegue il Cerimoniale – se fosse sistemato sopra un altare, non può essere l’altare maggiore, o comunque l’altare usato per la Messa solenne e i Vespri, e nel caso pure si trovi su un altare dove si deve celebrare l’Eucaristia occorre trasferirlo altrove, in conformità alle «antiche tradizioni» che proibiscono di celebrare dove si conserva il Sacramento. Vengono, infine, elencate le eccezioni che vedono sullo stesso altare la celebrazione della Messa e la presenza del Sacramento: il Giovedì santo, la Messa del Corpus Domini e quella per l’esposizione delle Quarantore. Tali disposizioni così precise, ma ben distanti dalle ordinanze del Borromeo emanate solo mezzo secolo prima, vogliono ancora affermare che l’antica tradizione romana non aveva mai collegato il tabernacolo con l’altare e, almeno sul piano dei principi liturgici, sembrano prendere distanza dalla prassi contraria che ormai aveva fatto piena breccia proprio a Roma. Solamente alla fine del XIX secolo (nel Decreto della Congregazione dei Riti del 1863, ricordato poco sopra) e al principio del XX (nel Codex iuris canonici del 1917, detto «Pio-Benedettino», e nei documenti liturgici successivi) troviamo una legislazione che modifica la tradizione antica romana di vedere il tabernacolo staccato dall’altare: l’altare, in particolare quello maggiore, è il luogo proprio e unico del tabernacolo. Un Decreto della Congregazione dei Riti del 1957 ci offre l’ultima legislazione liturgica sul nostro tema prima del Vaticano II, una normativa che riassume bene la prassi venuta piano piano a consolidarsi dopo il Concilio di Trento. L’Eucaristia – prescrive il decreto – dev’essere conservata in un tabernacolo inamovibile posto al centro dell’altare, sul quale si celebra abitualmente la Messa, e regolarmente sopra l’altare maggiore in quanto è il luogo più distinto e onorato della chiesa a meno che un altro sembri più adatto a dare il giusto culto al Sacramento. [9 continua]

Programma dal 2 al 10 dicembre 2023

Letture: Isaia 63,16b-17.19b / Salmo 79 / 1Corinzi 1,3-9

Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore.

Vivere il mistero– Vigilate! È la parola di Gesù con cui iniziamo questo tempo di Avvento. È l’ultima parola che Gesù lascia ai suoi discepoli e a tutti nel Vangelo di Marco nell’imminenza dei racconti della passione (Mc 13,37), prima del suo ingresso a Gerusalemme. È questa la parola che Gesù affida ai suoi discepoli per il tempo che essi dovranno vivere durante i «giorni duri» della sua passione (Mc 14,34.37.38), ma anche per tutto il tempo «dell’assenza dello sposo» dalla sua Pasqua fino al suo ritorno. «Vigilate» non è quindi una parola da conservare gelosamente perché torni utile in un lontano futuro ma è una parola che accompagna ogni passo della vita dei discepoli che camminano dietro il loro Maestro nel difficile tempo della passione e nel difficile tempo dell’assenza dello sposo, che è anche tempo dell’incontro, della perseveranza e della fedeltà. Questo grido di Gesù, che apre il tempo di Avvento, non è affermazione di una semplice assenza, ma indizio di una presenza nascosta nelle sere, nelle notti, all’aurora, nelle mattine dei giorni dell’uomo. Una presenza che può diventare incontro – appunto Avvento! – perché «ora- ci dice la liturgia dell’Avvento – egli viene incontro a noi in ogni uomo e in ognitempo… perché lo accogliamo!». È l’annuncio di questa prima parola d’Avvento, che è anche l’ultima parola lasciata da Gesù ai suoi discepoli. Parola che crea incontri nel tempo dell’assenza, parola che annuncia: «Dio non è là, “egli viene”, atteso fino all’ultimo giorno, sorprendendo sempre i desideri che lo annunciano» (Mrchel De Certau). Ma in tutto questo noi non siamo i soli protagonisti. L’attesa non è unicamente uno sforzo umano. Isaia ci dice che la venuta di Dio va invocata: è un dono da ricevere che si fonda sulla fedeltà di un Dio che è Padre. (continua in ultima pagina)

VITA ECCLESIALE

Sabato 02

18.00

  • + Preda Maria Teresa
  • + Roncassaglia Pietro

Domenica 03

10.30

18.00

+ Alma. Alfonso, Maria e don Orfeo

+ Nicola Gorilla, Ivone Marinon, Ismini Mingardo e Maria Vittoria Orrù

Lunedì 04

   

Martedì 05

   

Mercoledì 06

   

Giovedì 07

   

Venerdì 08

10.30

18.00

+ Ravaglia Domenico e Costa Paolina

+ Sasdelli Giustina e Franti Goffredo

+ Benfenati Maria in Brignani

+ Alberti Dantre, Irma e Vilma

+ Federica Borghi

Per Gaia e Giovanni (viventi)

Sabato 09

   

Domenica 10

10.30

18.00

+ Angelo Mazzotti, Sangiorgi Maria Luisa, defunti delle famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Carmelo Bertucci

Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (ore 16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e Novena

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso ad inizio ottobre.

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : B

Dicembre 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

I di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la prima candela di avvento.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Lunedì 04

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Martedì 05

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Mercoledì 06

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata.

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 07

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata.

Ore 20.00 (oratorio) : Inizio adorazione eucaristica notturna che si protrae fino alle ore 7.00 del mattino.

(Nel cartellone all’ingresso della chiesa si può dare la propria disponibilità riportando il proprio nome a fronte del tempo che si ritiene di poter disporre per l’adorazione).

Venerdì 08

Immacolata Concezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai gruppi giovanili

A.C. e AGESCI.

Al termine, in piazza Matteotti, rito di affidamento della città al Cuore Immacolato di Maria

Domenica 10

II di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la seconda candela di avvento.

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante –

Lunedì 11 dicembre Don Pietro celebra il 40° anniversario di Ordinazione sacerdotale che ricorderà nella S. Messa delle ore 10.30 di domenica 10 p.v.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 8,5-11

Lc 10,21-24

Mt 15,29-37a

Mt 7,21.24-27

Lc 1,26-38

Mt 9,35-38-10,1.6-8

(dalla prima pagina)

L’apostolo Paolo, d’altro canto, ci ricorda che solo il Signore ci può rendere «saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo». L’impegno della vigilanza nasce dal dono della fedeltà di Dio che è nostro padre, che non abbandona chi confida in lui. Solo se Dio squarcia i cieli – «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» – noi potremo essere vigilanti, per poterlo incontrare «alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino» nella passione del mondo, fino all’incontro con il Signore che viene! (padre M. Ferrari)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Di fronte agli interventi di molti Sinodi per contenere e limitare il moltiplicarsi delle forme di pietà popolare verso l’Eucaristia, che spesso rasentavano la superstizione e l’esagerazione, le edicole divenivano una sorta di compromesso capace di contenere e insieme di soddisfare il mai sazio desiderio dei fedeli di vedere l’ostia consacrata, trasformando in questo modo il luogo della riserva eucaristica in una specie di esposizione permanente del Santissimo Sacramento. Dal principio del XVI secolo in poi, praticamente da pochi decenni prima del Concilio di Trento a quello del Vaticano II, è invalso l’uso di porre e fissare il tabernacolo sull’altare maggiore. Benché l’uso di collocare la riserva eucaristica sopra l’altare – come abbiamo annotato poco sopra – sia iniziato già alla fine del X secolo, non pare che tale prassi si fosse molto diffusa; lo stesso Durando nel descrivere il propiziatorio attesta che esso esisteva soltanto «in quibusdam ecclesiis». Promotori di un vero movimento per fare della mensa la sede stabile del tabernacolo furono due vescovi italiani: Matteo Giberti, vescovo di Verona (1524-1543), e Carlo Borromeo, vescovo di Milano (1563-1584). Il vescovo veronense quando costruì nella sua cattedrale un nuovo altare maggiore vi collocò al centro il tabernacolo e raccomandò di fare altrettanto in tutte le chiese della sua diocesi. Il tabernacolo doveva essere di legno oppure di un altro solido materiale, fissato stabilmente sull’altare, chiuso con una sicura serratura per evitare furti sacrileghi. L’esempio del Giberti, che godeva di un personale e grande prestigio, trovò presto una favorevole accoglienza in molte diocesi, specialmente in Italia, e prima fra tutte quella di Milano. San Carlo, infatti, dispose che nel Duomo la custodia eucaristica, fino ad allora conservata nella sacrestia, fosse collocata sopra l’altare maggiore e lui rese obbligatorio questo uso in tutta la diocesi. Sotto l’ispirazione milanese questi tabernacoli posti sopra l’altare, sempre più colossali ma senza baldacchino come nel Duomo di Milano, si moltiplicarono nel XVII secolo. L’iniziativa fu accolta favorevolmente anche nella Curia romana, tanto che il Rituale Romanum, promulgato nel 1614 da Paolo V, incoraggiò questa prassi che si diffuse rapidamente: «in tabernaculo inamovibili in media parte altaris posito et clave obserato» (Tit. V, Cap. I, n. 5). Tuttavia, nelle chiese cattedrali o di una certa importanza si trattava non dell’altare maggiore ma quello di qualche cappella absidale o laterale. Fuori d’Italia, questa sistemazione del tabernacolo sopra l’altare non trovò immediatamente larga diffusione, perché mancava una vera e propria normativa generale che ne imponesse l’obbligo, e solamente verso la metà del secolo XVIII divenne prassi universale, quando Benedetto XIV poteva appunto dichiararla, nella Costituzione Accepimus del 1746, «vigens disciplina». Occorrerà tuttavia attendere fino al 1863 per trovare un Decreto della Congregazione dei Riti che vietava ogni altra forma di custodia. Il barocco, poi, favorì questo modo di intendere e costruire il tabernacolo: esso viene fissato sopra l’altare maggiore, riccamente realizzato a forma di tempio o di chiesa, inserito in una vera e propria struttura architettonica, fatta di colonnine, marmi colorati e bronzi, e sviluppata al punto tale che l’altare stesso scompare in una grandiosa e sovrastante scenografia che esalti la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. Con una tale sistemazione, la riserva eucaristica viene ora concepita principalmente in funzione dell’adorazione. L’altare, a sua volta, perde la propria centralità e si presenta come una mensola allungata che fa da piedistallo portante per sostenere il tabernacolo inserito in una struttura-trono monumentale. [8 continua]