Programma dal 23 settembre al 1 ottobre 2023

Letture: Isaia 55,6-9 / Salmo 144 / Filippesi 1,20c-24.27a

Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Dal Vangelo secondo Matteo (20,3-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 23
Domenica 24 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Maria

Lunedì 25
Martedì 26
Mercoledì 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Giovedì 28
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale
Sabato 30
Domenica 01 10.30

18.30

+ Mondini Luigi e Alfredo

+ Alberto e Maria Giovanna Marchetti

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Settembre – Ottobre 2023

Domenica 24

XXV del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Mercoledì 27 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 29

Ss. Michele, Gabriele e Raffaele

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 01

XXVI del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 (al Santuario) e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (in caso di maltempo sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 17.30 (Santuario): S. Rosario

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 1 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.30 : S. Rosario nel Santuario

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 8,16-18 Lc 8,19-21 Lc 9,1-6 Lc 9,7-9 Gv 1,47-51 Lc 9,43b-45

Vivere il misteroL’aggiunta liturgica con cui inizia il Vangelo chiarisce il mittente, il destinatario e il genere letterario del messaggio («In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola»). Nel testo di Matteo, la parabola degli operai mandati nella vigna segue immediatamente il dialogo tra Pietro e Gesù sulla ricompensa che riceverà colui che ha lasciato tutto per il Regno. Nel Vangelo bisogna leggere la parabola contestualmente a questo dialogo. Emerge così il tema della ricompensa divina che non può essere calcolata umanamente. Il Lezionario liturgico, invece, staccando la parabola dal dialogo tra Gesù e Pietro, rende il brano autonomo. Il lettore scopre un significato nascosto: Dio, e solo Lui, è capace di associare la bontà-misericordia alla giustizia. Il testo della parabola è suddiviso da due elementi che aprono e chiudono il giorno: «all’alba» (Mt 20,1-7) e «quando fu sera» (Mt 20,8-16). Nella prima parte viene detto che il padrone uscì quattro volte (all’alba, alle nove del mattino, a mezzogiorno, alle cinque di sera) e altrettante volte chiamò operai nella sua vigna. Solo con gli operai della prima ora (all’alba) il padrone stipula un patto. Con gli altri, no. Molti antichi commentatori hanno visto negli operai dell’alba l’allusione al popolo ebraico. Negli altri operai, hanno visto il popolo cristiano. Questa precisazione potrebbe gettare nuova luce sull’espressione conclusiva: «Gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». L’articolazione del racconto evidenzia diverse antitesi. Da una parte c’è la fatica di chi ha lavorato tutto il giorno e la fatica di chi ha lavorato un’ora soltanto. Da una parte c’è un contratto («un denaro al giorno») e dall’altra la generosità libera del padrone. Da una parte c’è il silenzio totale (non viene evidenziata la riconoscenza) e dall’altra c’è la mormorazione. Da una parte la giustizia, dall’altra la bontà. Questa forma narrativa per antitesi fa risaltare quanto già detto nella prima lettura: «Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie… Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri». Accogliere questa verità significa «convertirsi» (ritornare «al Signore che avrà misericordia») e pensare secondo Dio. Infine, la risposta del padrone della vigna contiene il messaggio che va oltre le parole. Di fronte a chi lavora per «contratto», il padrone si comporta di conseguenza: rispetta il contratto. Di fronte a chi lavora affidandosi, il padrone non rispetta nessun contratto, ma fa leva sulla propria bontà. Umanamente si prova disagio. Tale disagio, però, nasce dalla comparazione e si chiama invidia. Comparando se stesso all’altro, l’uomo percepisce ingiustizia, prova invidia e si ribella. La giustizia divina va oltre quella umana, perché Dio sa coniugare alla giustizia quella bontà che l’uomo non può avere se vuol essere giusto. Questo è il motivo per cui Giobbe dice: «Chi gli può dire: “Che fai?”» (Gb 9,12). Le parole del profeta, dunque, non sono poesia, ma forte realtà. I pensieri e le vie di Dio non sono i pensieri e le vie dell’uomo. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Immediatamente dopo, si parla della presenza della croce d’altare e della sua collocazione: «Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce, con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato»; reputa inoltre conveniente «che questa croce rimanga vicino all’altare anche al difuori delle celebrazioni liturgiche, per ricordare alla mente dei fedeli la salvifica Passione del Signore» (OGMR 308). La presenza di altre «suppellettili» sull’altare, è introdotta dalle norme con un chiaro principio: «Sopra la mensa dell’altare possono disporsi solo le cose richieste per la celebrazione della Messa» (OGMR 306). Di conseguenza, viene esplicitamente indicato quanto «serve» e dunque possiamo trovare sopra di esso: l’Evangeliario, dall’inizio della celebrazione fino alla proclamazione del Vangelo; il calice con la patena, la pisside, il corporale, il purificatoio, la palla e il Messale, tutte cose però che devono essere disposte sulla mensa «solo dal momento della presentazione dei doni fino alla purificazione dei vasi» (lbidem). La stessa attenzione, infine, è suggerita anche per «ciò che può essere necessario per amplificare la voce del sacerdote», cioè il microfono, oggi indispensabile perché tutti possano udire chiaramente le parole del celebrante: sia collocato «in modo discreto» (lbidem). il senso di «moderazione» è richiesto ugualmente nell’ornare l’altare: nessuna aggiunta per abbellire e impreziosire deve sminuire il segno più importante, l’altare stesso (cf. OGMR 305). Gli eccessi di ornamento, infatti, contrastano con la leggibilità del medesimo segno, con il senso e gusto estetico, e con lo spirito del rinnovamento liturgico che richiede «dignità, decoro e bellezza, per significare e simbolizzare le realtà soprannaturali» (SC 122). [4 continua]

Programma dal 9 al 17 settembre 2023

Letture: Ezechiele 33,1.7-9 / Salmo 94 / Romani 13,8-10

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 09
Domenica 10 10.30

18.30

+ cg. Ferro Almerigo e Costantin Rina

+ Bertucci Carmelo

Lunedì 11
Martedì 12 8.00 + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina
Mercoledì 13
Giovedì 14 18.30 Per le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini
Venerdì 15 8.00 Per un defunto
Sabato 16
Domenica 17 10.30 Vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Settembre 2023

Domenica 10

XXIII del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo all’oratorio

Ore 18.00(oratorio) : 47° Palio del timone

Martedì 12

Ss.mo Nome di Maria

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 14

Esaltazione della S. Croce

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 15

B.V. Maria Addolorata

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.45 (S. Cassiano) : Incontro con Gioele Anni membro della segreteria nazionale del cammino sinodale sul tema “Il discernimento comunitario”

Domenica 17

XXIV del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,6-11 Lc 6,12-19 Lc 6,20-26 Gv 3,13-17 Gv 19,25-27 Lc 6,43-49

Vivere il misteroIl brano evangelico odierno è una piccola parte del grande discorso ecclesiale di Mt 18,1-35 (il più grande, lo scandalo, la pecora smarrita, la correzione fraterna, la preghiera comune, il perdono delle offese, la parabola del servo spietato). Testo biblico e testo biblico-liturgico coincidono, fatto salvo l’incipit. Le parole di Gesù sono fondamentalmente cadenzate da due elementi letterari: la triplice ripetizione «se non ti ascolterà» e la duplice ripetizione «in verità io vi dico». Questi due elementi suddividono il testo in due momenti principali. Il primo riguarda la correzione fraterna (Mt 18,15-17) ed è scandito da quattro passaggi: «se ti ascolterà» (1x) o «se non ti ascolterà» (3x). Se la correzione va subito a buon fine, «avrai guadagnato tuo fratello». Se la correzione non va a buon fine, ci sono altri tre passaggi da compiere, sempre rispettosi della libertà altrui. Il secondo momento, invece, è scandito da due passaggi: «in verità io vi dico» (2x). Nel primo viene ripreso il detto che Gesù ha già pronunciato sull’apostolo Pietro: tutto ciò che legherai e scioglierai sulla terra verrà legato e sciolto anche in cielo. Là al singolare (a Pietro), qui al plurale (alla comunità). Nel secondo passaggio si trova la promessa di Gesù di essere in mezzo ai suoi, quando pregano in due o più. La proposta della correzione fraterna viene fatta da Gesù secondo lo stile letterario della legge casuistica, dove si pone il problema e, poi, si offre la soluzione. La soluzione è scandita a tappe. La cadenza della correzione fraterna si esprime in quattro momenti progressivi, qualora il destinatario non presti ascolto: «fra te e lui solo», «ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni», «dillo alla comunità», «sia per te come il pagano e il pubblicano». Le quattro tappe – viste dalla parte di chi corregge – sono importanti: prima la delicatezza della discrezione, poi l’intervento prudente con persone informate (e amiche), poi l’affido alla ricchezza educativa della comunità e, infine, l’assunzione dell’atteggiamento di Gesù che ha cercato i peccatori e ha chiamato i pubblicani. Nella correzione fraterna anche il ruolo della comunità è importante. Tre, infatti, sono gli interventi della comunità. Il primo riguarda la correzione («se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità»), quando il cristiano non riesce, come correttore, a ottenere nessun risultato: spesso la comunità può compiere ciò che il singolo non riesce a fare. Il secondo riguarda il potere che la comunità ha di perdonare: colui che sbaglia ne ha bisogno e, spesso, il perdono diventa esperienza per cambiare. Infine, la comunità ha il potere di pregare per colui che ha sbagliato. C’è un ultimo particolare da evidenziare. San Giacomo scrive che «chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati». Aiutare un fratello a migliorarsi equivale a salvare se stessi. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Una terza modalità di venerazione dell’altare è l’incensazione che «esprime riverenza e preghiera, come è indicato nella sacra Scrittura [cf. Sal 140,2; Ap 8,3-4]» (OGMR 276). È proprio nelle Premesse del Rito della Dedicazione che viene richiamato il significato profondo del gesto compiuto dopo l’unzione dell’altare e che si ripete in ogni altra celebrazione liturgica: «Significa che il sacrificio di Cristo, perpetuato sull’altare nel mistero, sale a Dio in odore di soavità; significa inoltre che le preghiere dei fedeli s’innalzano accette e gradite fino al trono di Dio» (DCA 173). Secondo le disposizioni dei Praenotanda del Messale romano l’incensazione dell’altare è facoltativa, tuttavia può essere compiuta in tutte le forme dl celebrazione della Messa, non solo in quelle solenni, in due momenti: al principio della Messa e alla preparazione dei doni (cf. OGMR 49 e 75), senza precedere o seguire il gesto con l’inchino che viene invece fatto solo alla croce, «per significare che l’offerta della Chiesa e la sua preghiera si innalzano come incenso al cospetto di Dio» (lbidem, n. 75). Nella logica della «verità dei segni» si muove ancora l’Ordinamento Generale del Messale Romano nell’indicare tanto le suppellettili da porre sopra l’altare quanto il suo ornamento. Il principio tradizionale dell’unicità dell’altare che, insieme a quello della sua centralità, significa alla comunità dei fedeli l’unico Cristo e l’unica Eucaristia della Chiesa, chiede innanzitutto che l’attenzione sia riservata all’altare principale, qualora esista nel fondo dell’abside il vecchio altare oppure altri altari laterali: esso solo va «ornato con particolare cura» e dignità, perché centro della sinassi eucaristica e segno visibile e permanente del mistero di Cristo che si è offerto e si offre al Padre (cf. OGMR 303). [2 continua]

Programma dal 2 al 10 settembre 2023

etture: Geremia 20,7-9 / Salmo 62 / Romani 12,1-2

Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

Dal Vangelo secondo Matteo (16,21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 02
Domenica 03 10.30

18.30

+ Stefano e Maria Baldini

+ Balestri Franco, Enzo, Edgardo ed Elisa Dalle Vacche

+ Emilia e Veliano Chiarini

Lunedì 04
Martedì 05
Mercoledì 06
Giovedì 07 18.30 + Tellarini Adolfo e coniugi Marangoni
Venerdì 08
Sabato 09
Domenica 10 18.30 + Bertucci Carmelo

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : A

Settembre 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

XXII del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

Ore 16.00 (oratorio) : Pomeriggio e sera per bimbi e famiglie.

Lunedì 04 Ore 19.00 (oratorio) : “Cibi dal mondo” A tavola con le diversità culturali presenti sul territorio.
Martedì 05

S. Teresa di Calcutta

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 06 Ore 20.30 (oratorio) : Oratorio, quale futuro? Ci confrontiamo per dirci cosa pensiamo del futuro dell’oratorio.
Venerdì 08

Natività della

B.V. Maria

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (oratorio) : Din Don Bimbo d’Oro

Sabato 09 Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero d’Oro
Domenica 10

XXIII del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo all’oratorio

Ore 18.00(oratorio) : 47° Palio del timone

La festa della Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)

Sabato 2 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,16-30 Lc 4,31-37 Lc 4,38-44 Lc 5,1-11 Mt 1,1-16.18-23 Lc 6,1-5

Vivere il misteroIl testo biblico del Vangelo inizia con: «Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva…». Questo modo di narrare lega l’episodio di Mt I6,21-23 all’episodio precedente (professione di fede e primato di Pietro: Mt 16,13-20). La liturgia taglia l’espressione «Da allora…» e la sostituisce con il solito incipit liturgico «In quel tempo». Si tratta di un invito molto forte a concentrare l’attenzione sulla tematica essenziale: pensare secondo Dio. Il testo si apre con il primo «annuncio della passione». È interessante notare come sia invalso l’uso di chiamare «profezia della passione» un testo che invece racchiude sia l’annuncio della sofferenza e della morte sia l’annuncio della risurrezione di Gesù («…venire ucciso e risuscitare il terzo giorno»: v. 21). Croce e risurrezione sono i parametri con cui il cristiano è chiamato a valutare la propria esistenza: sofferenza e gioia sono gli estremi che si intersecano e si annodano nel mistero dell’esistenza e della salvezza. Non è possibile assolutizzarne uno solo. La proposta di Gesù è forte: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». L’espressione «andare dietro a…» equivale a «essere discepolo di…». Il comando di rinnegare se stessi non può contraddire il comandamento «ama il prossimo tuo come te stesso» (cf. Mt 22,39). Cosa significa, dunque «rinnegare se stessi», se contemporaneamente uno deve amare se stesso? Se si presta attenzione al testo, la dicitura è chiara. Gesù chiede al discepolo di rinunciare ad amare se stesso secondo il pensiero degli uomini. Ne consegue che il comando di rinnegare se stessi va collocato nel pensiero degli uomini. Per gli uomini perdonare, occuparsi dei bisognosi, pregare, obbedire a Dio significa «rinnegare se stessi» perché non ci si realizza secondo la mentalità degli uomini (o per dirla come Adamo, non si diventa dio di se stessi). Alla luce di quanto detto si può capire il valore della frase di Gesù che sembra un secondo assurdo: «Chi vuol salvare la propria vita, la perderà...»: semplificando, rileggiamola così: «Chi vuole salvare la propria vita (secondo il pensiero degli uomini), la perderà (secondo il pensiero di Dio); ma chi perderà la propria vita per causa mia (secondo il pensiero degli uomini), la troverà (secondo il pensiero di Dio)». (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [] (di don D. Ravelli)

Dopo esserci soffermati sull’altare come «segno», ora ci occupiamo di esso come «oggetto» per la celebrazione, quindi dell’uso e della dignità che la Chiesa gli riserva nella liturgia e pure fuori di essa. Nella liturgia romana le espressioni di venerazione per l’altare sono: l’inchino di tutto il corpo, o profondo, il bacio e l’incensazione. L’inchino esprime la riverenza e l’onore che si danno normalmente alle persone o ai loro segni (cf. OGMR 275). L’Ordinamento Generale del Messale Romano stabilisce che, giunti in presbiterio, il sacerdote insieme al diacono e agli altri ministri salutano l’altare con un profondo inchino e Io ripetono prima di lasciare il presbiterio al termine della celebrazione (cf. nn. 49 e 90). Se nel presbiterio ci fosse il tabernacolo con il Santissimo Sacramento, invece dell’inchino, il sacerdote e i ministri genuflettono al loro arrivo e al loro allontanamento, ma non durante la Messa (cf. n. 274): il centro della celebrazione è l’altare, segno di Cristo, sul quale si perpetua e si rinnova per noi il sacrificio della Croce. Altro gesto liturgico di venerazione, secondo l’uso tramandato nei secoli, è il bacio dell’altare (cf. OGMR 273): subito dopo l’inchino, all’arrivo in presbiterio, il sacerdote e il diacono baciano l’altare e ugualmente fanno al termine della celebrazione, prima dell’inchino profondo di congedo (cf. lbidem, nn. 49 e 90). Il gesto del bacio durante la Messa, come segno di profonda venerazione, viene riservato nella liturgia romana anche a un altro elemento: l’Evangeliario. Il Libro dei Vangeli, per di più, è l’unico oggetto che può essere posto sull’altare durante la Messa al difuori di quanto serve esplicitamente per la liturgia eucaristica (cf. lbidem, n. 306). Altare ed Evangeliario godono, quindi, di un particolare rapporto perché sono segni visibili dell’unico «mistero di Cristo» che si rende presente nella proclamazione della sua Parola e nella celebrazione del memoriale della sua Pasqua. [1 continua]

Programma dal 26 agosto al 3 settembre 2023

Letture: Isaia 22,19-23 / Salmo 137 / Romani 11,33-36

Signore, il tuo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-20)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 26 18.30
  • + Morini Giada (II anniversario)
Domenica 27 10.30

18.30

+ Stanghellini Aldo e Dosi Luisa

+ De Giovanni Anna e Brignani Adriano

Lunedì 28
Martedì 29 8.00 + Montesi Natale
Mercoledì 30
Giovedì 31
Venerdì 01
Sabato 02
Domenica 03 10.30

18.30

+ Stefano e Maria Baldini

+ Emilia e Veliano Chiarini

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : A

Agosto – Settembre 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 27

XXI del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Lunedì 28

S. Agostino

S. Messa ad orario feriale
Martedì 29

Martirio di

S. Giovanni Batt.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 01 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 02 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 03

XXII del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

La festa della Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)

Continua la preparazione alla festa :

Giovedì 31 agosto e venerdì 1 settembre, all’oratorio, a partire dalle ore 20.30 e sabato 2 settembre dalle 8.30 in poi… si continua con la preparazione delle strutture.

Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

Sabato 2 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 23,13-22 Mc 6,17-29 Mt 23,27-32 Mt 24-42-51 Mt 25,1-13 Mt 25,14-30

Vivere il misteroAl testo biblico originale del Vangelo, la liturgia premette il solito incipit («In quel tempo»). In questo caso ha valore puramente narrativo e non sostituisce nessuna espressione originale. Il testo potrebbe dividersi in tre momenti particolari. In Mt 16,13-15 troviamo le risposte dei discepoli su chi sia Gesù: dalle risposte che riportano il parere della gente alla risposta di Pietro che confessa Gesù come Messia e come Figlio del Dio vivente. Nella seconda parte, Mt 16,17-19,viene narrato il conferimento del primato petrino, dove Gesù gioca sulla parola aramaica kepha (pietra, roccia). Pietro è la roccia e sulla roccia che è Pietro Gesù edificherà la sua Chiesa. La confessione di Pietro e il «conferimento» del primato sono due testi letterariamente differenti, ma teologicamente uniti. L’ultimo versetto (Mt 16,20) è una ingiunzione che si lega al segreto messianico, tanto caro a Marco (e a Gesù). La confessione di Pietro è un dono: egli può confessare Gesù come Messia e come Figlio di Dio perché ha ottenuto da Dio una rivelazione. La «carne e il sangue» non possono giungere da soli a quella confessione di fede. Al massimo possono solamente accorgersi che Gesù è un uomo straordinario, un «Giovanni Battista», un «Elia», un «Geremia» o uno dei «profeti». Il testo del primato di Pietro è un punto caldo della controversia tra gli esegeti che vedono nel testo alcuni dati inoppugnabili e gli esegeti che non riescono a ritenere inoppugnabili tali dati. Le parole di Gesù (di non facile retroversione aramaica) esprimono prima di ogni altra cosa tutta l’autorità di Dio: Gesù cambia il nome di Simone in Pietro, come aveva già fatto Yhwh con Abramo, Sara e Giacobbe. Le parole di Gesù, inoltre, esprimono una promessa che è legata sia alla persona di Pietro in quanto «kepha» su cui si fonda la Chiesa sia alla Chiesa stessa che lungo la storia non verrà mai sovrastata da nessuna potenza di morte. Nelle parole di Gesù il ruolo di Pietro non si esaurisce nella sua individualità storica, ma si trasmette a tutti coloro che gli succederanno nello stesso compito di confermare nella fede i fratelli. Le parole di Gesù conferiscono, inoltre, a Pietro un potere particolare: il potere delle chiavi che lo fa «luogotenente del padrone per la conduzione dei suoi possessi in suo nome e al suo posto». L’altro potere, quello del legare e sciogliere, viene molto spesso ridotto al solo potere di assolvere il credente dai peccati. I numerosi paralleli rabbinici di questo testo evangelico indicano che con quelle parole Gesù intendeva dare a Pietro anche un potere di determinazione magisteriale (i rabbini potevano dichiarare una cosa lecita o no, vincolando la coscienza). In breve, «Pietro è l’inizio della Chiesa, che sarà edificata sulla fede che egli ha per primo confessato» (Yves Congar). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (terza parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Proprio come tutte le linee dell’architettura dell’edificio ecclesiale convergono verso l’altare, il centro della chiesa, e congiuntamente da esso si irradiano, allo stesso modo la liturgia, ma in maniera particolare la sinassi eucaristica, è «il culmine verso cui converge tutta l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC 10). I fedeli, nutriti dai sacramenti pasquali, sono spinti a vivere in perfetta unione tra loro, a esprimere nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede e, rinnovati poi dall’alleanza di Dio con gli uomini nell’Eucaristia, vengono spronati nella pressante carità di Cristo e infiammati con essa (cf. Ibidem). Sull’altare si è amati da Dio e dall’altare si impara ad amare come Dio: da lì si parte ad animare il mondo con lo spirito evangelico e a diventare testimoni di Cristo «in mezzo a tutti, e cioè pure in mezzo alla società» (GS, 43; cf. Eucharisticum Mysterium, 13). Nella Messa di dedicazione, dopo l’orazione post comunione che domanda al Padre di essere trasformati in colui che si è ricevuto sull’altare (cf. DCA 215), il rito termina con la benedizione solenne del vescovo sull’assemblea liturgica e ne diventa un esplicito «mandato missionario» che, dall’altare dell’Eucaristia, apre verso tutta la Chiesa e il mondo intero: portate «nella vita i frutti del sacrificio» a cui avete partecipato; diventate «un cuor solo e un’anima sola» perché vi siete nutriti dell’unico pane alla mensa del Signore; «annunciate il Vangelo con la testimonianza della vita perché tutti gli uomini riconoscano il Cristo Signore» (DCA 216). [10 fine]

Programma dal 24 giugno al 2 luglio 2023

Letture: Geremia 20,10-13 / Salmo 68 / Romani 5,12-15

Nella tua grande bontà, rispondimi, o Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 24 18.30 Per una persona defunta

+ Albonetti Sofia

Domenica 25 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Per una persona defunta

+ Bolognesi Gabriella e Rocco Pavone

Lunedì 26 18.30 + Ghiselli Antonietta
Martedì 27 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Mercoledì 28 18.30 + Elmore e Rita
Giovedì 29 18.30 + Montesi Natale
Venerdì 30
Sabato 01
Domenica 02

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Giugno – Luglio 2023

Domenica 25

XII del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Mercoledì 28 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 29

Ss. Pietro e Paolo

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 30 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 01 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza a piedi in pellegrinaggio verso il Santuario e recita del S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa.

Domenica 02

XIII del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

1- Continua all’Oratorio la preparazione dei tortellini per la Festa della Ripresa secondo il medesimo programma:

Lunedì, Martedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

2- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Mt 7,6-12.14 Mt 7,15-20 Mt 16,13-19 Mt 8,1-4 Mt 8,5-17

Vivere il Mistero– Il cristiano sa che nel mondo la sua vita non sarà senza difficoltà. Gesù aveva detto: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). Questa difficoltà può portare il credente a diventare un personaggio trasparente nella società e a ridurre la propria fede a qualcosa che piaccia personalmente. La religione «fai da te» oggi, purtroppo, è la più gettonata. Diventa, perciò, importante il «mio» modo di immaginarmi Dio, il «mio» modo di rapportarmi con Lui, il «mio» momento di raccoglimento, il «mio» modo di sentire la verità di fede, il «mio» modo di pensare la morale. I Padri della Chiesa, di fronte a questo atteggiamento dove il mio «io» diventa un assoluto, avrebbero obiettato che Gesù ci ha insegnato a dire «Padre nostro», e non «Padre mio». Gesù era stato chiaro in merito: il cristiano è colui che testimonia Gesù Cristo davanti a chiunque, in ogni situazione della vita, in qualunque momento: «Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio». Il testo di Mt 10,26-33 è compatto, esegeticamente ben delimitato. Fa parte del grande discorso apostolico di Gesù. Il brano è caratterizzato dall’uso del verbo greco fobèo (temere), che purtroppo viene tradotto in italiano con vocaboli diversi (Non li temete dunque; non abbiate paura; temete piuttosto, non abbiate dunque timore). L’uso del verbo permette di dividere il testo in due momenti. Il testo di Mt 10,26-31, dove il verbo è usato, è articolato sul comando «Non abbiate paura» (Mt 10,26.28.51), espressione che si colloca all’inizio, al centro e alla fine del testo. Viene presentato ciò che per davvero il discepolo non deve o deve temere. Il testo di Mt 10,32-33 è costruito su un parallelismo antitetico che ruota attorno alla coppia verbale «riconoscere- rinnegare» (Mt 10,32: mi riconoscerà / lo riconoscerò; Mt 10,32: mi rinnegherà / lo rinnegherò). Vi si trova l’illustrazione del legame strettissimo fra la testimonianza del discepolo davanti agli uomini e la testimonianza di Gesù davanti al Padre. Sappiamo che fin dall’inizio la Chiesa ha dovuto combattere contro i gruppi che si dicevano depositari di una rivelazione segreta di Dio. Il discepolo non deve aver paura di coloro che si ritengono depositari di segreti spirituali particolari. Gesù dice che il cristianesimo non ha «segreti». Le persecuzioni, del passato e del presente, uccidono i testimoni della fede. Gesù dice che non c’è da temere il martirio, ma se si dovesse fare una graduatoria del timore, Dio andrebbe collocato in cima. Egli ha il potere vero di vita e di morte, compresa quella eterna, sugli uomini («Temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna»). Dio, però, non intende avvalersi di questa prerogativa, quella cioè di essere il «temibile». Preferisce essere esperimentato come colui che si prende cura dell’uomo, preferisce essere il paterno e l’amabile. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (terza parte) [] (di don D. Ravelli)

La nostra ricerca sull’altare, dopo avere percorso la storia nella liturgia della Chiesa latina (prima parte) e averlo collocato nel pensiero e alla luce del Concilio Vaticano II (seconda parte), in questa terza parte vuole fissare lo sguardo sulla sua presenza concreta nel cuore delle nostre chiese: prima per scrutare il «mistero» che l’altare racchiude come «segno» e poi per cogliere la «dignità e l’onore» dovutigli nel suo utilizzo come «ara e mensa» per il sacrificio eucaristico. Questo simbolo e oggetto insieme rimane costantemente nell’aula ecclesiale, anche vuota, come «memoria» di quanto la Chiesa vi celebra, suscitando sentimenti di grande e grato «stupore»: su di esso si vede e si tocca l’amore di Dio nel Mistero eucaristico, che è sacrificio, presenza e banchetto. Scrive Giovanni Paolo II nella sua Lettera enciclica dedicata all’Eucaristia: «Giustamente il Concilio Vaticano II ha proclamato che il sacrificio eucaristico è “fonte e apice di tutta la vita cristiana” (LG 11). “Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini” (PO 5). Perciò lo sguardo della Chiesa è continuamente rivolto al suo Signore, presente nel Sacramento dell’Altare nel quale essa scopre la piena manifestazione del suo immenso amore». Per questo – come ci ha ricordato Benedetto XVI – san Tommaso d’Aquino Io definisce «sacramento della carità» perché «è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo […] e [nel sacramento eucaristico] continua ad amarci “fino alla fine”, fino al dono del suo Corpo e del suo Sangue». Guardando l’altare, dunque, dovremmo poter ripetere pure noi: «Quale stupore e meraviglia suscita nel nostro cuore il Mistero eucaristico!».

[1 continua]

Programma dal 10 al 18 giugno 2023

Letture: Deuteronomio 8,2-3.14b-16a / Salmo 147 / 1Corinzi 10,16-17

Loda il Signore, Gerusalemme.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 10
Domenica 11 10.30 + Resta Luigi e Paolo
Lunedì 12
Martedì 13
Mercoledì 14
Giovedì 15
Venerdì 16 8.00 Per le intenzioni di Maria Teresa e deff. e viventi delle famiglie Dovadola e Ruffini
Sabato 17 18.30 Per le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)
Domenica 18 10.30 + Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Giugno 2023

Domenica 11

Corpus Domini

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a cui segue la processione Eucaristica del Corpus Domini e la Benedizione Eucaristica al termine della processione (vedi sotto).

Martedì 13

S. Antonio di Padova

S. Messa ad orario feriale.
Mercoledì 14 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 15 Ore 20.30 (Campanile) : S. Rosario seguito alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.
Venerdì 16

Sacratissimo Cuore di Gesù

S. Messa ad orario feriale.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 17

Cuore Immacolato

della B.V.Maria

S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 18

XI del T.Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

La processione del Corpus Domini a San Paolo

Corso V. Veneto, p.za Ricci, via Battisti, via Bassi, via Torchi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

1- Inizia all’Oratorio la preparazione dei tortellini per la Festa della Ripresa secondo il programma per le prossime settimane a partire da lunedì 12:

Lunedì, Martedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

2- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,1-12 Mt 5,13-16 Mt 5,17-19 Mt 5,20-26 Mt 11,25-30 Lc 2,41-51

Vivere il Mistero- Il testo biblico di Gv 6,51-58 è stato arricchito di un incipit liturgico («In quel tempo, Gesù disse alla folla»). Per il resto i due testi, biblico e biblico-liturgico, sono uguali. Si tratta di una parte del dialogo teologico fatto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, un sabato pomeriggio (alla mattina c’era il culto sinagogale e al pomeriggio, la discussione teologica). Il testo è costruito su due binomi («carne- sangue» e «mangiare-bere») e su diverse equivalenze («pane disceso dal cielo» e «carne» di Cristo»; l’avere già oggi «la vita eterna» e «il dimorare» del credente in Cristo e di Cristo nel credente). Le tematiche sono incluse dalle espressioni che si trovano sia al v. 51 (inizio del testo) sia al v. 58 (fine del testo): «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno… // Questo è il pane disceso dal cielo… Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Quattro sono i grandi temi che percorrono il testo. Il primo riguarda l’impossibilità umana di comprendere l’Eucaristia («Come può costui darci la sua carne da mangiare?»). Da parte di Gesù non c’è nessun tipo di cedimento simbolico. La risposta di Gesù è cruda: si tratta di «mangiare» la sua carne e di «bere» il suo sangue. A causa di questo verrà abbandonato da parecchi discepoli. Il secondo, il terzo e il quarto tema si collocano nella riflessione centrale del brano, Gv 6,53-57. Il testo è costruito con il criterio della struttura concentrica: procede verso un centro per poi allontanarsi. All’inizio e alla fine di Gv 6,55-57 c’è il tema della vita (v. 53: «Se non mangiate la carne del Figlio… non avrete in voi la vita» // v. 57: «Colui che mangia di me vivrà per me»). Nel secondo e nel penultimo momento si trova la ripetizione di una formula (vv. 54.56: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue») che regge due verità fondamentali. La prima riguarda il secondo grande tema: la vita eterna e la risurrezione («ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»). La seconda verità, che costituisce il terzo tema, tocca la reciproca coabitazione con Cristo («Dimora in me e io in lui»). La parte centrale, che annuncia il quarto tema, riguarda la presenza reale: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda». Nell’uso giovanneo il vocabolo «vero» sta a indicare «reale», «autentico» e, spesso, «unico». Non si tratta, perciò, di un simbolo. Si tratta di una realtà: il pane e il vino sono il corpo di Cristo. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Anche nel Rito della benedizione di un altare, dopo la preghiera universale o dei fedeli, abbiamo la preghiera di benedizione vera e propria (DCA 255; Benedizionale, n.1282), frutto di una perfetta sintesi teologica capace di raccogliere la profonda ricchezza simbolica dell’altare e dalla quale trovare ispirazione non solo per ogni nuova realizzazione di un altare ma pure di tutto lo spazio per il culto cristiano. Anche qui la lettura diretta del testo, nel quale – come sopra – semplicemente mettiamo in evidenza la pregnanza dei concetti contenuti, diventa il commento più bello di ciò che gli occhi del corpo e dello spirito vedono nel cuore di ogni chiesa:

Benedetto sei tu, Dio grande e misericordioso, che per la redenzione del genere umano hai gradito il sacrificio del tuo Cristo a te offerto sull’altare della croce.

Per celebrarne il memoriale riunisci il tuo popolo con amore di Padre intorno alla mensa del tuo Figlio.

Guarda, o Signore, questo altare, preparato per celebrare i tuoi misteri: sia il centro della nostra lode e del nostro rendimento di grazie; sia l’ara sulla quale offriamo nei segni sacramentali il sacrificio del tuo Figlio; sia la mensa su cui spezziamo il pane della vita e beviamo al calice dell’unità; sia la fonte da cui sgorga perenne l’acqua di salvezza.

Dona a noi tuoi fedeli che ci accostiamo al Cristo pietra viva di essere in lui edificati in tempio santo, per offrire sull’altare del nostro cuore in sacrificio spirituale la nostra vita realmente vissuta a lode della tua gloria. R. Benedetto nei secoli il Signore.

Il Messale romano, tra le Messe dei «Comuni», propone due formulari da utilizzare nell’anniversario della dedicazione della chiesa (pp. 646-649). Il giorno anniversario nella propria chiesa, poi, si celebra con il grado liturgico di «solennità» (DCA 52-53). Tutto ciò, dunque, ci offre una celebrazione particolarmente gioiosa e comunitaria, perché vuole ricordare il «mistero del tempio» segno di un edificio spirituale, edificato con pietre scelte e preziose in Cristo Gesù, pietra angolare, e il «mistero dell’altare», simbolo dell’altare vivente che è Cristo e il cristiano. [8 fine]

Programma dal 27 maggio al 4 giugno 2023

Letture: Atti 2,1-11 / Salmo 103 / 1 Corinzi 12,3b-7.12-13

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore.


Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

O luce beatissima,

invadi nell’intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,

nulla è nell’uomo,

nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido,

bagna ciò che è árido,

sana ciò che sanguina.

Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell’anima,

dolcissimo sollievo.

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna.

Amen

VIENI SANTO SPIRITO

VITA ECCLESIALE

Sabato 27
Domenica 28 10.30

18.30

+ Guadagnini Silvana

+ Pora Aurel

Per le intenzioni di Maria Teresa (vivente)

Lunedì 29 18.30 + Montesi Natale
Martedì 30 8.00 + Pellegrina
Mercoledì 31
Giovedì 01
Venerdì 02
Sabato 03 18.30 Per Cristina e Gianni (viventi) nell’anniversario di matrimonio

+ Tellarini Adolfo, Adriana e genitori

Domenica 04 10.30 + Toffanello Teresina

+ Giuseppe

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Maggio – Giugno 2023

Domenica 28

Pentecoste

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Lunedì 29 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Martedì 30 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Mercoledì 31

Visitazione della B.V.Maria

Ore 20.30 (C.E.M.I.) : Processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione di ritorno al suo santuario.

(vedi sotto)

Venerdì 02 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 03 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza a piedi in pellegrinaggio verso il Santuario e recita del S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa.

Domenica 04

Ss.ma Trinità

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

La processione di Ritorno al Santuario

Partenza dalla Comunità Educativa Maria Immacolata, v.le Zaganelli, via Roma, v.le Alighieri, via Amendola, via Sangiorgi, via Berlinguer, via Mentana, v.le Zaganelli, via J. F. Kennedy, via S. Giovanni XXIII, v.le Cimitero fino al Santuario.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 19,25-34 Mc 10,28-31 Lc 1,39-56 Mc 10,46-52 Mc 11,11-25 Mc 11,27-33

Vivere il Mistero- Quando il Signore Gesù si presenta ai suoi apostoli la sera di Pasqua augura loro due cose: la pace come dono e la capacità di perdonare, dopo essere stati così profondamente perdonati. Ambedue le cose non sono possibili se non nella misura in cui ciascuno è reso capace, proprio per opera dello Spirito Santo, di accogliere se stesso come mistero e di riconoscere negli altri un mistero da venerare e mai giudicare. La sera di Pasqua, il passaggio del Signore risorto tra i suoi discepoli è capace di riportare la pace come dono di riconciliazione profonda con tutto ciò che la Pasqua ha rivelato di ciascuno, mettendolo in contatto con le proprie ombre; al mattino di Pentecoste sembra che ormai nulla e nessuno possa sentirsi o essere considerato estraneo a questo mistero di riconciliazione che inaugura i tempi nuovi della civiltà dell’amore: «A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua». Al mattino di Pentecoste la Chiesa è in grado di uscire dal Cenacolo per farsi animatrice della speranza e sostenitrice della gioia di tutta l’umanità. Ciò esige il passaggio, per i discepoli, dalla necessità di esprimersi al desiderio di essere capiti. La forza dinamica dello Spirito, che si manifesta in «lingue come di fuoco» le quali non possono in nessun modo restare ferme o rimanere immobili, obbliga i discepoli a uscire e a fare della strada il luogo della vita e dell’annuncio, resistendo così a ogni tentazione religiosa che spinge a trincerarsi. La gente accorre perché sente un «rumore» che rievoca quello udito da Ezechiele nella pianura colma di ossa inaridite. La casa della Chiesa non è misticamente silenziosa, ma vitalmente rumorosa e piena di vita come una casa piena di bambini che si aprono alla vita. Il fuoco che si manifesta e rimette in cammino i discepoli è la manifestazione piena di quello che essi confessano di aver sentito come ardore nel loro cuore mentre il Signore Gesù, fattosi loro compagno di strada, interpretava per loro la vita. Anche a noi, come ai suoi discepoli, il Signore concede tutto il tempo necessario per attendere «insieme… e con Maria la madre di Gesù» che il Cenacolo – come luogo di rifugio al pari di una tomba ben chiusa – si trasformi in un porto di mare. Là tutti possono testimoniare: «Li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Il Cenacolo è il nostro cuore, la nostra vita: ora luogo di tenera intimità con il Signore, ora luogo di tenebrosa paura e ripiegamento su noi stessi e sul nostro peccato. Ma è questo vuoto accolto e amato a diventare – come per gli apostoli – lo spazio della pienezza di un dono rinnovato in quanto «tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito». (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Per la dedicazione specifica dell’altare ugualmente viene affermato e ribadito: «L’altare diventa sacro soprattutto per la celebrazione dell’Eucaristia» (Ibidem, n. 165); «La celebrazione dell’Eucaristia è il rito fondamentale e l’unico indispensabile per dedicare un altare» (Ibidem, n. 172); e infine, richiamando un’espressione di papa Vigilio (Epistula ad Profuturum IV), si ricorda che «preparato l’altare, il vescovo celebra l’Eucaristia, che è la parte più importante e più antica di tutto il rito» (Premesse DCA, n.174). Accanto a questo principio non si può mancare di notare il cambiamento terminologico di ciò che viene compiuto ritualmente: non si parla più di una «consacrazione» ma di una «dedicazione», sia della chiesa sia dell’altare. Pare chiaro l’intento di evitare ogni forma di lettura sacralizzante dei luoghi della celebrazione e di una loro interpretazione troppo materialistica. L’antico Pontificale aveva invece sviluppato l’esigenza di rendere visibile la «sacralità» dell’altare attraverso molteplici riti che appunto lo «consacravano». La santità dell’altare era così «cosificata» cioè era una qualità dell’oggetto in sé e non in relazione con le azioni liturgiche che su di esso venivano compiute. Non più icona-simbolo di Cristo e della sua offerta ma, secondo l’espressione più volte ricordata, «l’altare è Cristo» stesso. Il Decreto di promulgazione dell’allora Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, dopo avere richiamato che l’edificio liturgico «è immagine speciale della Chiesa, tempio di Dio, edificato con pietre viventi», ricorda che «l’altare poi, intorno al quale si riunisce il popolo santo per partecipare al sacrificio del Signore e ristorarsi al celeste convito, è segno di Cristo, sacerdote, vittima e altare del suo stesso sacrificio» (DCA, p.27). Il Rito della dedicazione di un altare, che troviamo nel capitolo IV del libro secondo del Pontificale romano (DCA 152-217), si presenta con questo svolgimento: A. Riti iniziali con la benedizione dell’acqua e l’aspersione (nn. 168, 182-190); B. Liturgia della Parola (nn. 169-170, 191-193); C. Preghiera di dedicazione e unzione (nn. 171-173, 1 94-209); D. Liturgia eucaristica con un prefazio proprio (nn. 174, 210-217). [7 continua]

Programma dal 20 al 28 maggio 2023

Letture: Atti 1,1-11 / Salmo 46 / Efesini 1,17-23

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)

 In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore.


Vivere il Mistero- L’Ascensione ci pone una domanda: siamo capaci di creare una distanza con le persone, con la missione che sentiamo ci è stata affidata, con i nostri progetti e i nostri desideri? L’elevazione è necessaria per non possedere e imparare ad accompagnare nell’amore che si fa rispetto. Il nostro desiderio deve diventare sempre più leggero e purificato dal bisogno di dominio e di controllo che ci inchiodano a terra rendendoci così estranei alla nostra terra interiore e a quella che abitiamo con i nostri fratelli e sorelle in umanità e con tutte le creature. Apriamo le mani in un gesto di resa e di serena attesa, leviamo gli occhi al cielo senza distoglierli dalla terra, anzi per vederla e amarla dall’alto di un amore più vero. Nel Risorto la nostra carne, divenuta pienamente umana, fa parte della stessa vita di Dio – «del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» – e, al contempo, nessun uomo può più sentirsi come Caino «ramingo e fuggiasco sulla terra»: la promessa dell’«Emmanuele» degli inizi è ormai «rivelazione»: «Ecco, io sono con voi». Adesso risuona per noi l’invito pressante degli angeli a «non guardare il cielo» perché esso è al sicuro! Come la Madre del Signore imitiamo il Maestro e camminiamo con «ferma decisione» verso la nostra Gerusalemme: essa, secondo l’Apocalisse, ha «dodici porte» che sono «dodici perle». Cerchiamo di arrivarci e, come invita Gregorio Magno, «di non arrivarci soli». Non preoccupiamoci perché se la gioia della vista della «città-madre» sarà grande, immenso sarà lo stupore di ritrovare all’interno delle sue mura proprio tutti. Una domanda rimane aperta: «Come si fa a passare per una perla?». Esattamente nello stesso modo in cui una perla – almeno così credevano stupendamente i Padri – viene creata nell’ostrica: per il misterioso infiltrarsi attraverso gli abissi del mare di un raggio di luce. Lasciamo che la luce del Risorto, che ora siede alla destra del Padre, attraversi e illumini la nostra vita attraverso la segreta opera dello Spirito che ogni giorno ci viene donato. (don M-D. Semeraro)

VITA ECCLESIALE

Sabato 20

18.30

+ Ines

Domenica 21

10.30

18.30

+ Pellegrina

+ Antonio

Lunedì 22

18.30

+ Adriano Castelli

Martedì 23

   

Mercoledì 24

18.30

+ Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda

Giovedì 25

   

Venerdì 26

   

Sabato 27

   

Domenica 28

10.30

18.30

+ Guadagnini Silvana

Per le intenzioni di Maria Teresa (vivente)

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Maggio 2023

Domenica 21

Ascensione del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Lunedì 22

S. Rita da Cascia

S. Messa ad orario feriale.

(Dalle ore 9.00 alle 12.00 e dopo la S. Messa delle ore 18.30) benedizione delle rose nella memoria di S. Rita

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Martedì 23

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Mercoledì 24

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 21.00 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 25

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Venerdì 26

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Bolognano. (vedi sotto)

Sabato 27

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Domenica 28

Pentecoste

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

La processione nel quartiere Bolognano

Partenza dalla Chiesa di S. Paolo, corso V. Veneto, p.za U. Ricci, via Martiri della Libertà, via Padre Costa, via Decorati al Valor Civile, via Fratelli Cervi, via Berardi, via Moro, via A. De Gasperi, (breve sosta davanti alla Caserma dei Carabinieri), via Togliatti, via Padre Costa, via Pertini, via Gramsci, via Risorgimento, p.za Marmirolo, via Ricci Signorini fino alla Chiesa di S. Paolo.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gv 16,29-33

Gv 17,1-11a

Gv 17,11b-19

Gv 17,20-26

Gv 21,15-19

Gv 21,20-25

Spazi per la liturgia- L’Altare (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Inoltre, il fatto di essere «elevato» rievocherebbe il duplice luogo dell’offerta di Cristo al Padre: innanzitutto il Calvario, quindi il suo sacrificio offerto sull’altare della Croce, a cui tutti «innalzeranno lo sguardo» (cf. Gv 3,14 e 19,37; Zc 12,10); in secondo luogo la camera alta del Cenacolo (cf. Lc 22,12), evocata dalla simbologia del béma, cioè il rialto su cui è posto l’altare, perciò al medesimo sacrificio di Cristo, anticipato nell’Ultima Cena e perpetuato dai suoi discepoli nella celebrazione del sacramento sulla mensa dell’Eucaristia. Un utile commento conclusivo ci sembra quanto richiamato dalla nota pastorale della CEI sull’adeguamento degli spazi liturgici: «L’altare nell’assemblea liturgica non è semplicemente un oggetto utile alla celebrazione, ma è il segno della presenza di Cristo, sacerdote e vittima, è la mensa del sacrificio e del convito pasquale che il Padre imbandisce per i figli nella casa comune, sorgente di carità e unità. Per questo è necessario che l’altare sia visibile da tutti, affinché tutti si sentano chiamati a prenderne parte ed è ovviamente necessario che sia unico nella chiesa, per poter essere il centro visibile al quale la comunità riunita si rivolge». L’altare, come l’intero edificio ecclesiale, è oggetto di una particolare «iniziazione» attraverso una solenne azione liturgica dove, insieme alla chiesa o da solo, è «dedicato», in altre parole destinato a un suo uso specifico, alla celebrazione dell’Eucaristia: «Per sua stessa natura, l’altare è dedicato a Dio soltanto, perché a Dio soltanto viene offerto il sacrificio eucaristico» (Premesse DCA, n. 161). Solamente l’edificio chiesa e l’altare godono di una «dedicazione», a differenza di ogni altro oggetto o luogo liturgico che invece vengono «benedetti» anch’essi con un proprio rito. La storia del rito trova la sua prima notizia negli scritti di Eusebio di Cesarea, il quale, quando fu dedicata la cattedrale di Tiro fra il 316 e il 319, con grande concorso di popolo e con la partecipazione di molti vescovi, pronunciò un discorso solenne. La dedicazione consisteva essenzialmente nella celebrazione eucaristica con la proclamazione di letture adatte e il canto di salmi appropriali (Storia Ecclesiastica X, 4). La celebrazione della Messa, presieduta dal vescovo, costituiva infatti il vertice della dedicazione sia dell’altare sia dell’edificio destinato alla preghiera della comunità e per lungo tempo sarà considerato il rito principale. A questo primo nucleo si aggiunse presto, già nel IV secolo, anche la deposizione delle reliquie dei martiri e poi dei santi. Successivamente gli elementi rituali per la dedicazione dell’altare si moltiplicarono: unzioni crismali, abluzione con l’acqua, iscrizione dell’alfabeto greco e latino nella cenere sparsa sul pavimento, lustrazioni, incensazioni, segni di croce, preghiere di benedizione su ogni suppellettile, vestizione dell’altare. La celebrazione nel corso dei secoli diventò in tal modo ridondante di molti elementi, dove la simbologia dei riti, sovrabbondante e allegorica, non temeva né l’eccessiva lunghezza né le ripetizioni. La «consacrazione» sia della chiesa sia dell’altare erano viste come un «rito di iniziazione cristiana»: chiesa e altare dovevano essere battezzati, cresimati e così pronti alla celebrazione della Messa. Papa Pio XII, dopo una prima autorizzazione a dividere la complessa celebrazione in due giorni successivi, decise finalmente la revisione dell’insieme, affidando l’incarico alla Commissione per la riforma generale della liturgia. Il lavoro si concluse con un nuovo Ordo, praticamente uno snellimento del precedente, promulgato da Giovanni XXIII nel 1961. A sua volta divenne il punto di partenza, dopo il Concilio, per un’ulteriore revisione del Rito che portò nel 1977 all’attuale secondo libro del Pontificale Romano approvato da Paolo VI (Ordo dedicationis ecclesiae et altaris), pubblicato poi nella versione italiana dalla CEI nel 1980 (Benedizione degli oli e dedicazione della chiesa e dell’altare). I criteri e principi direttivi per la preparazione del nuovo Ordo furono essenzialmente gli stessi che guidarono l’intera riforma liturgica promossa dal Vaticano II, quali la semplificazione, la partecipazione attiva dei fedeli, la ricchezza scritturistica ed eucologica, l’autenticità e l’eloquenza dei segni e dei riti, l’ecclesiologia conciliare. In questa sede interessa invece rilevare innanzitutto l’idea guida, tanto antica quanto essenziale, dell’intera revisione e strutturazione del rito rinnovato: restituire alla celebrazione eucaristica il suo ruolo principale, come l’atto consacratorio più importante dell’intera liturgia per la dedicazione. A questo riguardo nei Praenotanda del Pontificale si legge che «Il rito più importante e l’unico indispensabile per la dedicazione di una chiesa è la celebrazione dell’Eucaristia» (Premesse DCA, n. 41). [6 continua]