Programma dal 11 al 19 dicembre 2021

Letture: Sofonia 3,14-17 / Salmo da Isaia 12,2-6 / Filippesi 4,4-7

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 11
Domenica 12 10.30

18.00

+ Mondini Alfredo e Luigi

+ Angelo e Maria Luisa e deff. delle fam. Mazzotti e Sangiorgi – Capucci Armando

+ Tozzola Angelo (Trigesima)

Deff. fam. Franti Goffredo e fam. Pietrantoni

Lunedì 13 10.30

18.00

+ Antonio

+ Orlacchio Angelina e Luisi Giovanni

+ Francesco Buttelli (anniv.)

+ Guardigli Lucia

Martedì 14
Mercoledì 15 18.00 + Vittorio Ricci
Giovedì 16 18.00 + Rossella
Venerdì 17
Sabato 18
Domenica 19 10.30 + Claudio

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

(anticipato alle 16.55 nei giorni della novena)

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Dicembre 2021

Domenica 12

III di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la terza candela di avvento.

Lunedì 13

S. Lucia

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Martedì 14 Ore 20.30 (canonica) : Incontro dei moderatori in preparazione al Sinodo della Chiesa universale
Giovedì 16 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.30 (canonica) : Incontro dei moderatori in preparazione al Sinodo della Chiesa universale

Venerdì 17 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale e Adorazione eucaristica
Sabato 18 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Domenica 19

IV di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 21,23-27 Mt 21,28-32 Lc 7,19-23 Lc 7,24-30 Mt 1,1-17 Mt 1,18-24

Vivere il Mistero- Anche questa domenica è caratterizzata dalla gioia. La colletta iniziale chiede a Dio una rinnovata esultanza per celebrare con fede e amore l’ormai imminente Natale del Signore, nel quale Dio rinnova la sua salvezza. La gioia nasce dalla vicinanza del Signore; di più, il Signore è in mezzo a noi. Questa presenza però è esigente: non solo conforta ma anche stimola a operare verso il prossimo con giustizia. La predicazione del Battista ottiene i primi frutti: varie categorie sociali – gente comune, pubblicani, soldati – interpellano l’uomo di Dio sul da farsi. Giovanni non risponde in modo univoco ma differenziato, a partire dagli interlocutori. Alle folle parla di condivisione e solidarietà’: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto» (Lc 3,11). Ai pubblicani, che avevano un compito legato al denaro, la risposta è in chiave di giustizia fiscale: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato» (Lc 3,13). Infine ai soldati, il Battista chiede rispetto e onestà: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuna: accontentatevi delle vostre paghe» (Lc 3,14). La medesima domanda Luca la ripresenta in At 2,37. Qui non è più il Battista a essere interrogato, ma Simon Pietro. La risposta di Pietro è più generale; egli invita a immergersi, attraverso il battesimo, in Cristo. La conversione in questo caso è un’immersione nel mistero di Dio. Questa è la via della salvezza offerta all’umanità. La folla che circonda il Battista non ha solo domande ma anche attese; una in particolare, quella del Messia. La gente, sentita la predicazione del Battista, pensa che sia lui il Cristo. Ma egli subito smentisce: «no, non sono io». E allora come si definisce, qual è il suo ruolo? Giovanni Battista afferma di amministrare un battesimo di penitenza; ma ben superiore sarà il battesimo del Messia, in quanto battezzerà nello Spirito. Ma c’è un altro elemento da evidenziare: Giovanni asserisce che lui non è degno di sciogliere i legacci dei sandali del Messia. Così dicendo egli riconosce la superiorità di Gesù; non solo, l’espressione potrebbe forse alludere anche alla legge del levirato, propria del diritto matrimoniale ebraico. Giovanni sa bene che la Sposa (Israele) appartiene all’unico Sposo (il Messia). II Battista e Gesù non sono perciò sullo stesso piano. La differenza tra Gesù e il Battista verte soprattutto sulla modalità dell’annuncio della salvezza. Per Giovanni sul popolo incombe il giudizio e il castigo: il Messia giungerà con il ventilabro in mano, con la scure posta alla radice degli alberi. Di qui l’urgenza della conversione. Ma a Giovanni verranno riportate le scelte pastorali di Gesù, il quale siede a mensa con i peccatori e frequenta i pubblicani e le prostitute. Non tutto coincide con quanto il Battista aveva predicato. Dov’è allora il Messia che avrebbe ristabilito la giustizia punendo i colpevoli e i peccatori? La prassi di Gesù metterà in crisi Giovanni (cf. Mt 11,3); questa crisi sarà poi superata quando Gesù gli risponderà rivelandogli il compimento delle Scritture e i segni del Regno che egli stesso aveva annunciato (cf. Mt ll,6). Il breve brano paolino, che costituisce anche il canto d’ingresso di questa domenica chiamata Gaudete, è un forte invito alla gioia che si rinnova ancora una volta. Donde nasce la gioia cristiana? Da una consapevolezza: il Signore è presente tra di noi, in mezzo a noi eppure, allo stesso istante, lo aspettiamo, ne desideriamo la rivelazione piena e definitiva. Questa gioia plasma il volto e l’atteggiamento del cristiano in quanto diviene affabilità (gentilezza) verso tutti. Ma non solo. La gioia che viene dallo Spirito porta a un superamento dell’ansietà legata ai problemi che la vita quotidianamente presenta. Per questo Paolo esorta anche alla preghiera. Una preghiera che deve caratterizzarsi per l’azione di grazie, e la supplica. Solo cosi il cristiano passa dall’ansia alla pace (v 7). L’abbiamo capito: la gioia cristiana non è euforia ma nasce dalla consapevolezza di una presenza, quella del Signore, che accompagna giorno per giorno il nostro cammino. Certo è una gioia non ancora compiuta, ma questo non significa che sia meno intensa; è una gioia che alimenta la speranza e la sostiene. Una gioia che diviene testimonianza tra i fratelli della fedeltà del nostro Dio. Al riguardo, anche l’austera figura del Battista, che domina la liturgia odierna, ha qualcosa da dirci. Egli ha avuto il coraggio di rompere con la corruzione del suo tempo, di denunciare la perversione del potere. Questa coerenza l’ha portato al carcere e alla morte. Prima ancora, nel deserto, ha vissuto la dura ascesi dell’essenziale, e davanti al Cristo da lui riconosciuto come Messia, si è ritirato, consapevole di aver fatto la sua parte. Austerità, sacrificio, amore della verità, ricerca di Dio, sono anche per noi l’humus da offrire al seme del Vangelo affinché possa germogliare in noi una messe di gioia. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 4 al 12 dicembre 2021

Letture: Baruc 5,1-9 / Salmo 125 / Filippesi 1,4-6.8-11

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.

Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:

«Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!

Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato;

le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.00 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

+ Nicola Gorilla, Ivone Marino e Ismini Mingardo

Domenica 05 10.30

18.00

Deff. fam. Ghetti e Valenti

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

+ Cg. Sabatino e Margherita

Lunedì 06 18.00 + Palcera Addolorata
Martedì 07
Mercoledì 08 10.30

18.00

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

+ Benfenati Brignani Maria

+ Ravaglia Domenico e Costa Paolina

Giovanni e Gaia (viventi)

Giovedì 09
Venerdì 10 8.00 Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni
Sabato 11
Domenica 12 10.30 + Mondini Alfredo e Luigi

+ Angelo e Maria Luisa e deff. delle fam. Mazzotti e Sangiorgi – Capucci Armando

+ Tozzola Angelo (Trigesima)

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Programma dal 27 novembre al 5 dicembre 2021

Letture: Geremia 33,14-16 / Salmo 24 / 1Tessalonicesi 3,12-4,2

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.

Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 27 18.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Cavaliere Gina e Chieregatto Mario

+ Baldini Norberto, Luigi e Ines

+ Mongardi Ettore e Angela e Mongardi Maria, Emidio e fam.

Domenica 28 10.30

18.00

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Teresa e Quinto Pilani

+ Liverani Paolo

+ Ghiselli Maria ved. Farneti

Lunedì 29 18.00 + Montesi Natale
Martedì 30
Mercoledì 01
Giovedì 02
Venerdì 03 8.00 + Preda Maria Teresa
Sabato 04 18.00 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano
Domenica 05 10.30

18.00

Deff. fam. Ghetti e Valenti

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

(anticipato alle 16.55 nei giorni della novena)

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Anno : C

Novembre – Dicembre 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28

I di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la prima candela di avvento.

Lunedì 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Martedì 30

S. Andrea Ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Mercoledì 01 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 02 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Venerdì 03 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.30 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Sabato 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Domenica 05

II di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la seconda candela di avvento.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,5-11 Mt 4,18-22 Mt 15,29-37 Mt 7,21.24-27 Mt 9,27-31 Mt 9,35-38-10,1.6-8

Vivere il Mistero- Con questa domenica si apre davanti a noi il tempo di Avvento dove approfondiremo la nostra chiamata escatologica. L’Avvento, ormai dovrebbe essere assodato, non è il tempo liturgico che ci prepara al Natale. Il Natale è commemoratio; se celebriamo il Natale è perché questo evento storico – centrale per la nostra fede – è il fondamento della venuta ultima e gloriosa del Cristo. Questa venuta va attesa, invocata e sperata ardentemente. Non è un caso che l’ultimo libro della rivelazione si concluda con il celebre «Maràna tha» ovvero: «Vieni, Signore!» (cf . Ap 22,20). Prima di entrare nei testi che oggi la liturgia ci propone, richiamiamo brevemente le 4 venute di Cristo. C’è una venuta storica, quando il Verbo di Dio si è fatto carne. Ma c’è anche una venuta fondazionale. Dopo la Pasqua, quando si presenta ai discepoli, il Risorto fonda la sua Chiesa. Giovanni parla anche di una venuta abituale, perché di otto giorni in otto giorni il Signore si manifesta tra i suoi (ogni otto giorni la Chiesa celebra l’Eucaristia). Infine abbiamo la venuta escatologica alla fine dei tempi. La rivelazione evidenzia continuamente il carattere escatologico della vita cristiana ma aiuta anche a vivere, senza fughe, l’attesa del Signore. In primis bisogna saper attendere vivendo con pietà, giustizia e verità in questo mondo. Questa attesa dev’essere sostanziata dall’amore e non nella paura, dalla pazienza e nella veglia. E questo per presentarsi al Signore immacolati, sinceri e irreprensibili. Anche quando tutto sembra compromesso, quando il peccato sembra che sigilli una spaccatura insanabile, Dio non cessa di infondere speranza a Israele con la promessa di un Messia. Uno dei nomi con il quale è chiamato è Germoglio (tsemàch). Nell’Antico Testamento compare 5 volte come nome proprio e mette in evidenza un aspetto sempre diverso. Per Ger 33,14-16 il Germoglio è assicurato al re Davide e alla sua discendenza. In Zc 3,8, il Germoglio assumerà i tratti del Servo, mentre in 6,12 quelli di un uomo. Per Is 4,2 il Germoglio viene da Dio, mentre, ancora in Ger 23,3-6, è visto come Pastore-Capo. Il Germoglio è visto come re, Servo, uomo, Dio e capo. Se noi apriamo i Vangeli vediamo che questi cinque titoli sono applicati a Gesù. Sarà Matteo a parlarci di Gesù come re. Per Marco, invece, Gesù è il Servo. Luca presenterà Gesù come discendente da Adamo, Giovanni come Kyrios e Dio, mentre in At 5,3 Gesù è il capo, il fondamento della Chiesa nascente. In Gesù trova perciò compimento la Parola di Dio: egli sintetizza tutti gli aspetti del Messia/Germoglio, attestando che Dio non mente, ma che tutte le promesse sono divenute «si» nella sua persona e nella sua vita (cf. 1 Cor 1,20). Per questo sale a Dio, dirà Paolo, il nostro «amen». Paolo afferma che il Signore verrà nella sua gloria assieme a tutti i suoi santi. Gesù perciò è il Veniente, colui dopo il quale non c’è da attendere più nessuno. Possiamo anche dire, in questo orizzonte, che Cristo è il futuro dell’uomo. La sua venuta, nota S. Palumbieri, «si attua come estensione nel tempo e interiorizzazione nel cuore del mondo, per potenziare l’opera compiuta nel suo primo avvento». Prima della venuta ultima, la storia è, per certi aspetti, attraversata da fremiti divini «che segnano senza posa gli avventi intrastorici di Dio». Il cristiano deve perciò saper discernere questi «avventi intrastorici» di Dio, che chiama continuamente l’uomo a sé, alla sua alleanza. Per questo deve vigilare, attendere, in serena protensione verso l’arrivo del suo Signore. Senza nessuna fuga dal presente, il cristiano diviene responsabile dei suoi fratelli in umanità, capace di vegliare sugli altri uomini affinché su tutti regni la signoria liberante di Cristo. Per questo sa avere una parola profetica, che non condanna l’uomo ma denuncia con forza i suoi idoli. Certo, questo comporta una resistenza per non lasciarsi trascinare nelle seducenti logiche mondane. Il Vangelo odierno ci parla, infine, del Figlio dell’uomo. Questa espressione o, se vogliamo, questo titolo cristologico ricorre spesso sulle labbra di Gesù, che però lo utilizza sempre alla terza persona e quindi mai come esplicita autodefinizione. Nell’Antico Testamento, il Figlio dell’uomo ha due connotazioni: per Ezechiele è sinonimo di solidarietà. Il profeta (denominato Figlio dell’uomo) è, infatti, chiamato da Dio a essere solidale con i suoi fratelli. Il termine torna più di 90 volte in questo libro. In Daniele, invece, ha più una connotazione collettiva ed è un’allegoria di Israele. Nei Vangeli ricorre in testi escatologici. Per Gesù, questa figura rappresenta il Giusto sofferente, che sarà da Dio glorificato. In una parola: Gesù integra la figura del Figlio dell’uomo con aspetti legati alla sofferenza. Nel nostro brano, Gesù esplicita ulteriormente dicendo che il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria e verrà come giudice. L’evangelista Luca mette in guardia i suoi lettori: non è importante sapere quando Cristo ritornerà, quando avverrà la fine di questo mondo. Ciò che si richiede è uno spirito di vigilanza e di perseverante preghiera. Non è tutto: la storia non bisogna fuggirla con pretese escatologiche. Dio è presente nell’oggi del credente e feconda il suo cammino verso la pienezza. Diremo di più: il vero credente è colui che sperimenta l’ineffabile nel quotidiano, tanto che la storia e la creazione divengono un «santuario senza pareti» (A. Heschel). Ecco la gioia dell’Avvento. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 20 al 28 novembre 2021

Letture: Deuteronomio 7,13-14 / Salmo 92 / Apocalisse 1,5-8

Il Signore regna, si riveste di splendore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (18,33b-37)
In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».

Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».

Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 18.00 + Joia Anna e Maria
Domenica 21 10.30

18.00

+ Deremo Luciana

+ Antonio

Vivi e defunto della fam. Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e parenti

+ Ranieri Giuseppe

Lunedì 22 18.00 + Castelli Adriano
Martedì 23 8.00 + Parrottino Filomena
Mercoledì 24 18.00 + Dovadola Monica
Giovedì 25 18.00 + Rita e Elmore e deff. fam. Gattucci – Ballelli
Venerdì 26 8.00 + Moroni Marcello
Sabato 27 18.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Cavaliere Gina e Chieregatto Mario

+ Baldini Norberto, Luigi e Ines

Domenica 28 10.30

18.00

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Liverani Paolo

+ Ghiselli Maria ved. Farneti

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B – C

Novembre 2021

Domenica 21

N.S. Gesù Cristo

Re dell’universo

Festa parrocchiale del Ringraziamento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai lavoratori

dei campi

Mercoledì 24 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 26 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 28

I di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la prima candela di avvento.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 21,1-4 Lc 21,5-11 Lc 21,12-19 Lc 21,20-28 Lc 21,29-33 Lc 21,34-36

Vivere il Mistero- Oggi celebriamo la solennità di Cristo Re dell’universo; la Chiesa guarda al suo Signore e scopre che la sua regalità non è secondo la logica di questo mondo. Gesù, come re, non si impone e non impone nulla. Egli è il testimone della verità di Dio e dell’uomo e propone a ogni uomo di percorrere la via regale del servizio. Il brano evangelico pone a confronto due concezioni del potere: Pilato e Gesù. Per capire tutta la novità cristiana bisogna soffermarsi inizialmente su Pilato. Le fonti storiche ce lo descrivono come un uomo frustrato. Aveva pensato di far carriera sposandosi con Claudia Procula, figliastra dell’imperatore Tiberio, ma si trovava ormai da quasi dieci anni in Galilea, lontano quindi da Roma, il centro di potere. Filone lo descrive come un uomo duro e ostinato, che nutriva un forte disprezzo verso i Giudei, tanto da depredarne i tesori del Tempio per costruire un acquedotto. È evidente che una simile leadership provocasse forti reazioni, sempre soffocate con violenza. Fu destituito da Vitelio dopo l’ennesima ingiustizia e rientrò definitivamente a Roma. Il re Agrippa così riassumerà a Caligola le sue malefatte: «Corruzione, violenza, ruberie, oppressione, umiliazione, continue esecuzioni senza processo e sconfinata, intollerabile crudeltà». Quando Pilato si trova presso Gesù rimane spiazzato perché quel Galileo non dimostra nessun atteggiamento remissivo e, pur sapendo che era di fronte a chi poteva condannarlo a morte, ribatte con prontezza e decisione. E quando con ironia lo interroga, chiedendogli se è veramente un re, Gesù tronca subito il discorso sulla regalità per portarlo su quello della missione. Egli è il testimone della verità e «chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» (Gv 18,37). Quest’ultima espressione ha un significativo parallelo con quanto Gesù aveva detto a Nicodemo: «Chi fa la verità va verso la luce» (Gv 3,21, trad. lett.). C’è un legame tra luce e voce di Gesù, entrambe precedute dalla verità. Fare la verità significa operare come opera Dio per il bene dell’uomo. Quanti si muovono in questa direzione possono ascoltare (capire) la parola di Gesù ed entrare nella pienezza della vita (luce). Sappiamo che Israele, nella sua lunga e tormentata storia, aveva chiesto a Dio di essere guidato da un re; sebbene questa richiesta fosse un vero e proprio tradimento (solo Dio è il sovrano di Israele), il Signore cedette e concesse al suo popolo questa forma di governo che si rivelò fin dall’inizio un disastro senza pari. Pensiamo solo ai primi sovrani: Saul, Davide, Salomone. Stanco dei tanti soprusi, il popolo proiettò allora su Dio l’ideale di un re che fosse veramente padre degli orfani e difensore delle vedove (cf. ls 11,2-5). Quando Gesù si presenta sulla scena e annuncia l’avvento del Regno, al popolo pare che si realizzi la promessa antica, sostenuta per generazioni dai profeti. Gesù porta a pienezza la buona novella; egli assicura l’avvento del Regno. Ma contrariamente alle attese giudaiche, il Regno che Gesù inaugura e propone non s’instaura in modo da attirare l’attenzione (cf. Lc 17,21). Questo andava contro le attese di Israele, per il quale il Regno avrebbe dovuto imporsi in modo chiaro. In Gesù non c’è nessuna manifestazione particolare, straordinaria. Anzi, c’è una cosa singolarissima: egli chiede la conversione. Se il Regno è ormai prossimo, l’uomo si converta. Ma in che cosa consiste questa conversione? Nell’acquisizione di una nuova logica, ovvero bisogna far propria una nuova scala di valori che pone il primato di Dio e dell’uomo. L’avvento del Regno richiede perciò impegno, collaborazione, risposta, cambiamento del cuore e delle strutture che garantiscono la vita pubblica e religiosa. Il cambiamento che il Regno impone si può cogliere anche dal linguaggio profetico-evangelico utilizzato. Per i profeti, il Regno è un magnifico e alto cedro, un albero così grande che avrebbe umiliato tutti gli altri (cf. Ez 17,22-24). Per gli evangelisti invece il Regno è il più piccolo dei semi (cf. Mt 13,31-32). Questo non significa che il Regno dei cieli non sia incisivo nel regno di questo mondo. Chi entra nello spessore evangelico, chi segue Cristo nelle scelte della sua vita tutto fermenta e fa lievitare (cf. Mt 13,33). Un ultimo inciso. Abbiamo visto, confrontandoli, che ci sono uomini che sono dalla parte della verità (Gesù) e uomini che sono dalla parte della menzogna (Pilato). Quando parliamo di menzogna non intendiamo parlare di bugie ma di logiche, di valori, di scelte di fondo. Gesù è totalmente orientato alla verità e per essa non esita a morire. Dall’altra abbiamo Pilato che dovrebbe servire la verità. Lo fa per un certo tempo (per ben tre volte cerca di salvare Gesù, riconoscendone l’innocenza), ma poi, per motivi «maggiori», non esita a metterlo in croce. Tentazione di sempre quando davanti all’esigenza di salvare se stessi, le proprie posizioni acquisite, si tradisce la giustizia e la verità e si mandano a morte le persone. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 6 al 14 novembre 2021

Letture: 1Re 17,10-16 / Salmo 145 / Ebrei 9,24-28

Loda il Signore, anima mia.

Dal Vangelo secondo Marco (12,38-44)

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.00 + Lea e Anselmo

+ Carlo, Adamo e Irene

Domenica 07 10.30

18.00

+ Stefano Gattucci (2° anniversario)

+ Franco Balestri, Enzo ed Edgardo Dalle Vacche e Martini Elisa

+ Emma e Dante

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Lunedì 08 18.00 + Savini Rolando e fam. e Campanelli Francesco e fam.
Martedì 09 8.00 + Silla e deff. fam. Galanti e Buldrini
Mercoledì 10
Giovedì 11 18.00 Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni
Venerdì 12
Sabato 13 18.00 + Santese Otello e Frascerra Anna
Domenica 14 10.30 + Resta Maria, Luigi e Paolo

+ Stefano e Maria Baldini

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

(anticipato alle 16.55 prima della Via Crucis)

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Novembre 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07

XXXII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Lunedì 08 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Martedì 09

Ded. della basilica Lateranense

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Mercoledì 10

Dedicazione della Chiesa di S. Paolo

Ore 18.00 (S. Paolo) :S. Messa della Dedicazione

Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo

Giovedì 11

S. Martino di Tours

Ore 21.00 (Voltana) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica
Domenica 14

XXXIII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 17,1-6 Gv 2,13-22 Lc 17,11-19 Lc 17,20-25 Lc 17,26-37 Lc 18,1-8

Vivere il Mistero- Chi è questa donna povera e vedova? Marco non lo esplicita più di tanto, lasciando così aperte varie interpretazioni. Anzitutto va notato che la sua figura appare tra la denuncia che il Maestro fa degli scribi, gente vanitosa, ipocrita e corrotta (cf. Mc 12,38-40) e l’annuncio della distruzione del Tempio (cf. Mc 13,1-2). Gesù è nel Tempio e lì osserva quanti fanno le loro elemosine: i ricchi, certamente, danno molto, ma danno del superfluo; la donna vedova invece dà poco, ma in quel poco c’è tutto. Gesù, allora, convoca i discepoli e, additando l’esempio della vedova, evidenzia la grande povertà di costei e, per due volte, la totalità del suo dono. A ben guardare il gesto di questa donna non è ragionevole: come può privarsi di tutto senza pensare al suo sostentamento? Chiaramente siamo davanti a una figura simbolica. La totalità di questa donna è un annuncio della totalità di Gesù sulla croce. Anche questo dono (cf. Mc 10,45) è apparso irragionevole. Pensiamo solo alla reazione di Pietro di fronte all’annuncio della sua passione-morte (cf. Mc 8,31-33). La vedova ci rimanda anche a una profezia, quella di Mal 3l-5. Malachia aveva predetto l’avvento del Signore nel suo Tempio, una venuta accompagnata, però, da un giudizio severo verso coloro che opprimono le vedove. Gesù, il Messia, è venuto nel suo Tempio ma l’ha trovato amministrato da gente corrotta. Di conseguenza sarà distrutto (cf. Mc 13). Ma per il cristiano, sembra dirci Marco, il nuovo Tempio è Cristo risorto. Gli scribi e la vedova riflettono due possibili atteggiamenti umani e religiosi. Gli scribi rappresentano coloro che hanno elevato a culto la propria immagine. Per questa singolare liturgia si servono persino di Dio e opprimono gli uomini, soprattutto i più deboli. Sono «il prototipo riuscito del peccato fondamentale che è nel cuore di ogni uomo: il protagonismo, che mette l’io al posto di Dio» (S. Fausti). Marco si sofferma anche a descriverli: amano le lunghe vesti, ovvero gli abiti da festa e non da lavoro; amano i saluti, ovvero la stima, la riverenza e l’ammirazione della gente; amano i primi posti, ossia vogliono primeggiare negli atti pubblici di culto (sinagoga) o sociali (banchetti). Più grave ancora, oltre al culto dell’apparire e del potere bramano anche l’avere, non importa come e con che mezzi. Chiaramente questa sete di avidità li porta all’ingiustizia e al sopruso soprattutto verso le classi più deboli e indifese (le vedove), come abbiamo già ricordato. La vedova, invece, non appare; è sola e non è riconosciuta. Come Gesù, pero, dona tutta se stessa a Dio. Potremmo dire che è animata dal suo stesso Spirito. Questa vedova è anche l’icona del vero Israele, la comunità degli anawim, che non cercano se non Dio solo, che non vogliono riconoscimenti o titoli, che non vogliono distinguersi dagli altri uomini, che cercano Dio nel loro cuore e nella loro vita e tutto da lui si attendono. Del Tempio non resterà pietra su pietra, ma gli anawim sono le pietre vive che formeranno la dimora di Dio tra gli uomini e questo fino al giorno in cui il Signore ritornerà nella sua gloria (cf. Eb 9,24-28). Con questa descrizione, Marco provoca i suoi lettori a interrogarsi: voi in chi vi riconoscete? Gli scribi rappresentano coloro che “divorano” la vita dissanguando, saccheggiando e derubando le risorse altrui, soprattutto dei più poveri. Sfrontatamente si dimostrano devoti, persino moralisti e intanto dilaniano i miseri creando povertà. Sfacciatamente si dimostrano giusti, ma in realtà sono dei maneggiatori che negano i diritti altrui. Sfrenatamente si manifestano come servitori del bene comune, ma in realtà cercano solo il loro bieco interesse, incuranti del prossimo. E potremmo continuare. Gesù lo dice chiaramente: da costoro bisogna guardarsi. Il motivo è chiaro. Non bisogna lasciarsi sedurre da quella mentalità antievangelica. Più in positivo, bisogna entrare nella vita con il desiderio di arricchirla e non di depredarla, di farla crescere attraverso doni e carismi per il bene comune e non solo di pochi. Certo, bisogna convertirsi da una pessima autosufficienza: dalla fede in sé (autopistis), dalla sufficienza di sé (autritmia) e dall’adorazione di sé (autolatria). (P. Sandro Carotta)

Programma dal 30 ottobre al 7 novembre 2021

Letture: Deuteronomio 6,2-6 / Salmo 17 / Ebrei 7,23-28

Ti amo, Signore, mia forza.

Dal Vangelo secondo Marco (12,28b-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.30 Deff. fam. Schifano, Costantin e Carpi
Domenica 31 10.30

18.00

+ Francesco, Angelo e Giuseppina

+ Sangiorgi Gian Battista, Giacomo, Vittorina, Maria e Raimondo

Lunedì 01 10.30

18.00

Deff. fam. Ancarani e Gulminelli

+ Joia Anna

+ Paolo e genitori

Martedì 02 8.00

10.00

18.00

+ Elisa, Vincenzo e deff. Biancoli e Penazzi

+ Foschini – Capucci – Rabeggiani – Farolfi – Pacilli

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Antonio, Alide ed Emma

+ Preda Maria Teresa

Deff. fam. Orioli e Conti

+ Alfonso

Mercoledì 03 18.00 + Piccolo Biagio e i suoi genitori, Costanzo Antonio e i suoi genitori, Minardi Pasquale e i suoi figli

+ Facchini Franca e Lanzoni Marta

Giovedì 04 18.00 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

+ Vincenzo Guida, Carmela e Giuseppe

Venerdì 05
Sabato 06 18.00 + Lea e Anselmo

+ Carlo, Adamo e Irene

Domenica 07 10.30

18.00

+ Stefano Gattucci (2° anniversario)

+ Emma e Dante

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

(anticipato alle 16.55 prima della Via Crucis)

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Ottobre – Novembre 2021

Domenica 31

XXXI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)
Lunedì 01

Tutti i Santi

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 20.30 (S. Paolo): S. Rosario intero per i defunti

Martedì 02

Commemorazione fedeli defunti

Ss. Messe Ore 8.00, 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.00 (Santuario)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Per tutti i defunti

Ore 16.00 ca (cimitero) : Benedizione alle tombe

Mercoledì 03 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo

Giovedì 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Venerdì 05 Comunione ai malati del ”Primo venerdì del mese”

Ore 8.30 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Sabato 06 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Domenica 07

XXXII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

1 – Martedì 2 novembre alle ore 16.00 ca. (dopo la S. Messa in S. Paolo delle ore 15.00) verranno benedette le tombe all’interno del cimitero secondo il rito tradizionale.

Attenzione. Da domenica 31 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,1-12a Mt 25,31-46 Lc 14,25-33 Lc 15,1-10 Lc 16,1-8 Lc 16,9-15

Vivere il Mistero- Le letture di questa trentunesima domenica per annum ci rivelano il volto dell’amore. L’amore ha la sua sorgente in Dio, la sua storicità in Cristo, che ha offerto se stesso, la sua dimensione verticale nell’amore verso l’Alto e la sua dimensione orizzontale nell’amore verso l’altro e se stessi. Allo scriba che chiede quale sia il primo dei comandamenti, Gesù risponde citando lo Shemà, il quale si apre con il famoso invito: «Ascolta, Israele». Il primo dei comandamenti è perciò relativo all’ascolto. È l’ascolto il comandamento per eccellenza, o, se vogliamo, l’ineludibile e necessaria premessa di ogni comandamento. Dall’ascolto nasce la fede: «Il Signore nostro Dio è l’unico Signore». Dalla fede, infine, l’amore: «Amerai il Signore…». È interessante questa progressione; l’amore consegue all’ascolto e alla fede. Come dire: non c’è amore vero se non dove c’è apertura e affidamento. Ma c’è un altro aspetto da sottolineare. Nell’ascolto accade che il soggetto prende coscienza di sé. Stando a Dt 6,4, un popolo insignificante prende coscienza della sua identità e vocazione ascoltando Dio che pronuncia il suo nome («Israele»). Questa auto percezione è fondamentale; non c’è infatti possibilità di relazione (tanto meno di amore) là dove il soggetto non ha coscienza di sé, della sua singolarità e della sua chiamata. Un ultimo aspetto: l’amore, come emerge dallo Shemà, è una dimensione che abbraccia la totalità della persona («con tutto»). Questa totalità coinvolge quattro facoltà: cuore, anima, mente e forza. In una parola il centro (cuore), l’intimo (anima), l’intelletto (mente) e le energie (forza) dell’uomo. Stando ad una suggestiva immagine che Isaia applica ad Abramo, chi accoglie l’amore di Dio diviene suo amante. Accanto all’amore verso Dio abbiamo l’amore verso il prossimo. Se è vero che formano un unico comandamento è altrettanto vero che il secondo nasce, discende ed è originato dall’amore di Dio. Non c’è nessuna opposizione tra i due comandamenti ma non c’è neppure nessun svuotamento del primo nel secondo. L’equazione che sovente si sente «amore verso il prossimo = amore verso Dio» non regge. Dell’amore verso Dio, Gesù evidenzia la totalità, dell’amore verso il prossimo la parità («come te stesso»). «A Dio l’appartenenza totale e incondizionata, all’uomo no. L’uomo è da aiutare, servire, amare, ma non adorare. Il prossimo non è il Signore, non è la ragione ultima della nostra ricerca». (Bruno Maggioni). L’amore verso il prossimo ha molti profili. Possiamo parlare di amore parentale, in riferimento ai rapporti familiari; c’è poi l’amore coniugale, caratteristico per la sua esclusività e per il coinvolgimento totale – corpo e anima – di due persone, che giungono a formare una carne sola. Abbiamo l’amore di amicizia, il «dolce nodo», come la chiamava sant’Agostino. Non da ultimo l’amore sociale, dove si ricerca il bene comune con disinteresse e senso di solidarietà. Citando il testo di Lv 19,18, Gesù indica il fondamento rivelativo al comandamento dell’amore verso il prossimo. Ma è interessante notare che l’amore verso il prossimo ha la misura dell’amore verso sé stessi. Questa sottolineatura è importante. Il già citato Agostino scriveva: «Se non sai amare te stesso, non puoi neppure amare veramente il prossimo». Cosa significa «amare se stessi»? A livello fisico significa. aver cura della propria salute; a livello psichico curare il proprio equilibrio interiore; a livello razionale promuovere la propria formazione umana e spirituale; a livello di cuore educare il proprio mondo affettivo. Se amare è donare, il soggetto è chiamato a dare il meglio di sé. Più la persona si coltiva in tutte le dimensioni del suo essere più saprà offrire un amore pieno al suo prossimo. Amare il prossimo e amare se stessi non sono due comandamenti reciprocamente esclusivi ma inclusivi. L’amore verso di sé introduce all’amore verso l’altro. L’amore come forza unificante e irradiante Amando, l’uomo realizza pienamente se stesso e matura l vocazione intersoggettiva del suo essere. Di più: amando, l’uomo si rivela come immagine e somiglianza di Dio e discepolo di Gesù Cristo, che ha dato se stesso per la salvezza del mondo. Ancora: l’uomo che ama manifesta l’azione consacrante dello Spirito. Unificando il suo essere in un unico gesto di donazione, irradia così la novità della nuova creatura rinata dall’acqua e dallo Spirito. Allo stesso istante orienta verso la meta ultima, quando Dio – fontale Amore – sarà tutto in tutti. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 23 al 31 ottobre 2021

Letture: Geremia 31,7-9 / Salmo 125 / Ebrei 5,1-6

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Dal Vangelo secondo Marco (10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.30 + Domenico Guida e Rosina
Domenica 24 10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

+ Dovadola Monica

Lunedì 25
Martedì 26 8.00 + Massari Anna
Mercoledì 27 18.30 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Settembrini Augusta

Giovedì 28 18.30 + Margherita De Angeli
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale
Sabato 30
Domenica 31 10.30

18.00

+ Francesco, Angelo e Giusppina

+ Sangiorgi Gian Battista, Giacomo, Vittorina, Maria e Raimondo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel mese di ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Ottobre 2021

Domenica 24

XXIX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 18.00 (S. Cassiano) : S. Messa solenne presieduta dal Card. Gambetti nell’anniversario della Dedicazione della Cattedrale e apertura della Porta Santa.

Lunedì 25 Ore 20.45 (canonica) : Incontro CARITAS parrocchiale
Mercoledì 27 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo
Giovedì 28

Ss. Simone e Giuda Apostoli

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 31

XXX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Attenzione. Da domenica 31 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

Da Sabato 2 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 13,10-17 Lc 13,18-21 Lc 13,22-30 Lc 6,12-19 Lc 14,1-6 Lc 14,1.7-11

Vivere il Mistero- La narrazione della guarigione di Bartimeo è un testo di indubbia portata simbolica. Se è vero che la guarigione del cieco di Betsaida precedeva la confessione di Cesarea, questa di Bartimeo, non più operata nel segreto ma tra la folla, prelude all’acclamazione messianica di Gesù da parte delle folle nel suo ingresso nella città santa. Ma per seguire Gesù, nel mistero della sua morte e risurrezione, bisogna acquisire quella fede che non soccombe allo scandalo della Passione. In una parola, è necessario passare dalle tenebre dell’incredulità e dello scetticismo alla luce della fede. Gesù è il Servo di Dio che apre gli occhi ai ciechi, che dona quella luce necessaria affinché il discepolo non rimanga più ai bordi della strada ma impari a seguirlo fino alla morte per poi risorgere immortale. Gesù sta partendo da Gerico con i discepoli per salire a Gerusalemme, la città dove si compirà il disegno di Dio. Gerico si trova accanto alla foce del Giordano nel mar Morto, il luogo d’ingresso nella terra promessa. La Pasqua, lo comprenda bene il catecumeno, afferma tra le righe Marco, è la vera terra promessa. Mentre sta incamminandosi, un cieco si mette a gridare in modo prolungato e ostinato: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Questo cieco non grida solo il suo dolore, ma soprattutto la sua fede. Chiamando Gesù Figlio di Davide, Bartimeo dichiara apertamente che Gesù è il Messia di Israele, il Consacrato, il vero Re di Gerusalemme. La reazione di Gesù è il silenzio; in questo modo lascia che Bartimeo proclami il segreto messianico, tanto caro a Marco. Poi lo fa chiamare, e qui Bartimeo fa un gesto di grande eloquenza: getta via il mantello e corre da Gesù. Bisogna sapere che il mantello rappresenta la forza dell’uomo, ma anche la sua storia. Bartimeo si spoglia della sua storia passata, si alza in piedi e va da Gesù. Bartimeo, figlio di Timeo, è davanti a Gesù, il Figlio di Davide. Quando Gesù interroga Bartimeo, al lettore sembra che il Maestro faccia una domanda retorica: c’è forse bisogno di chiedere cosa vuole un uomo cieco? Ma dobbiamo porre molta attenzione alle parole di Gesù perché sono le stesse che egli aveva rivolto a Giacomo e a Giovanni quando gli avevano chiesto di sedere uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra. Il contrasto tra i figli di Zebedeo e il figlio di Timeo non poteva essere più grande! Gesù allora, con la sua autorità messianica, gli dice: «Va’, la tua fede ti ha salvato». Quest’uomo riprende a vedere, dove vedere è sinonimo di fede, e in questa fede segue Gesù verso Gerusalemme. Ecco l’icona del discepolo che, guarito dalla sua incredulità nella luce della fede ritrovata, segue il suo Maestro nella passione e morte. A questo punto possiamo dire che nella sequela ciò che non aveva fatto il cieco di Betsaida, ciò che non aveva avuto il coraggio di lasciare il giovane ricco, lo fa Bartimeo nel suo cammino verso la città santa. Bartimeo è un segno di speranza per quanti sono sulle orme di Gesù; lo è anche per i Dodici, preoccupati di sapere chi tra loro fosse il più grande. Un’ultima nota su questo testo. Bartimeo grida a Gesù: «Abbi pietà di me!». Letteralmente dovremmo tradurre il greco elèison me con «fammi misericordia». La misericordia non è solo un moto del cuore, ma un gesto salvifico. II brano della Lettera agli Ebrei ci offre un ulteriore approfondimento del sacerdozio di Cristo. Gesù è il Sommo Sacerdote, il solo vero mediatore tra Dio e l’uomo perché nella sua persona Dio e uomo sono intimamente e misteriosamente congiunti. E proprio perché Dio, Gesù è misericordioso verso l’uomo; e proprio perché uomo, egli è pienamente solidale con i suoi fratelli. È interessante rilevare come, per l’autore sacro, la misericordia di Gesù sia una capacità acquisita a prezzo di dure prove. Sì, perché anche Gesù, come noi, è stato provato in ogni cosa eccetto il peccato. Chi non ha sofferto personalmente, chi non si è lasciato trasfigurare nella prova non può veramente compatire. II fatto che Gesù non abbia sperimentato il peccato non toglie nulla alla sua solidarietà con l’umanità peccatrice. Farsi complice della colpa non esprime solidarietà, ma aggrava la situazione; la solidarietà di Gesù consiste nell’assumere con i peccatori le conseguenze del peccato. Ecco dove sta la grandezza di Gesù, il suo amore libero e gratuito. Per questo ogni uomo può avvicinarsi con fiducia a Dio e ottenere perdono e pace, se con l’episodio di Bartimeo siamo passati dalla tenebra alla fede, con le profonde intuizioni della Lettera agli Ebrei possiamo dire che in Cristo siamo passati dal timore alla fiducia. Il termine parresia, che qui è stato tradotto con fiducia, esprime non solo un sentimento che deve animare il credente, ma anche una sua libertà di accesso al trono di Dio. Questo trono non è più terribile perché Cristo, nostro fratello, vi è assiso. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 16 al 24 ottobre 2021

Letture: Sapienza 7,7-11 / Salmo 89 / Ebrei 4,12-13

Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Dal Vangelo secondo Marco (10,35-45)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.30 + Angelo, Maria Luisa e deff. delle fam. Mazzotti-Sangiorgi, Capucci Armando

+ Rossella

Domenica 17 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Ada, Silvana, Aldo e Domenico

+ Renato Silvio

Lunedì 18 18.30 Per Luca e Matteo (viventi) e per il defunto Marcello
Martedì 19
Mercoledì 20 18.30 Per Luca, Matteo e loro genitori (viventi)

+ Filippo e Santina Modonesi

Giovedì 21 18.30 + Antonio
Venerdì 22 8.00 Per tutti gli ammalati

+ Castelli Adriano

Sabato 23 18.30 + Domenico Guida e Rosina
Domenica 24 10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

+ Dovadola Monica

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel mese di ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Ottobre 2021

Domenica 17

XXIX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa con la partecipazione dei componenti dell’Associazione don Orfeo Giacomelli” e a seguire pranzo e assemblea all’oratorio.

Lunedì 18

S. Luca Ev.

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 20 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo
Venerdì 22

S. Giovanni Paolo II

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 24

XXX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 18.00 (S. Cassiano) : S. Messa solenne presieduta dal Card. Gambetti nell’anniversario della Dedicazione della Cattedrale e apertura della Porta Santa.

Da Sabato 2 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,1-9 Lc 12,35-38 Lc 12,39-48 Lc 12,49-53 Lc 12,54-59 Lc 13,1-9

Vivere il Mistero- La liturgia della Parola concentra il nostro sguardo sulla figura di Cristo, visto come Servo sofferente, che dona la sua vita in riscatto, e Sommo Sacerdote solidale, che sa compatire la nostra debolezza. Il cammino della fede deve condurci a una continua e progressiva scoperta del volto di Gesù. Sappiamo, infatti, come lungo i secoli le immagini di Cristo si sono moltiplicate. Stando solo al secolo XIX si è parlato di un Gesù romantico, rivoluzionario e persino socialista. Ogni epoca ha cercato di capirne la figura e il messaggio, talora con profonde intuizioni ma anche con dei veri e propri travisamenti della sua identità originaria. Il Servo sofferente entra in scena presentato da Dio stesso; non ha volto, né nome, ma solo un titolo, servo (‘ebed). Isaia ne parla in ben quattro canti. Chiaramente le identificazioni sono state molte, sia individuali (qualcuno ha pensato a Geremia, altri a Mosè) sia collettive (Israele, gli ebrei fedeli). I cristiani hanno subito riconosciuto in questa figura Gesù come il Messia sofferente e glorificato. II breve brano proposto dalla liturgia odierna è tratto dall’ultimo dei quattro canti del Servo. In esso si intravvede la redenzione vicaria che Cristo ha operato con la sua morte. La sofferenza di Gesù ha liberato l’umanità dal male e dal giudizio di Dio. Questo aspetto induce alcune riflessioni. La prima: ciò che libera dall’oppressione non è certo la via dell’onnipotenza, ma quella del dono sacrificale di sé, della solidarietà verso quelle categorie di persone (poveri, miseri e peccatori) che talora sono relegate ai margini della società civile e religiosa. Una seconda: Gesù ha riletto la sua vicenda nella luce del Servo. Anche lui ha manifestato la gloria di Dio fino al martirio, fino a consegnare la sua schiena ai flagellatori e a non sottrarre il suo volto agli oltraggi e agli sputi. Come il Servo, sa che verrà esaltato. Il Riscattatore Gesù si auto-comprende a partire dalla figura del Servo che dà la vita in riscatto per tutti. La sua morte, vero e proprio atto sacrificale, ha perciò un potere salvifico; è una donazione vicaria e allo stesso istante volontaria per la remissione dei peccati. Nella Scrittura il termine redenzione designa una liberazione storica e anche spirituale. Il riscatto che Gesù opera con la sua offerta non va contrapposto certamente a un riscatto storico, ma tuttavia trascende questa dimensione. La redenzione in Gesù ha un carattere teologico e cristologico. Consegue che coloro che sono stati riscattati non si appartengono più. Scrive al riguardo Gregorio di Nissa: «Quando noi sappiamo che Cristo è divenuto per noi redenzione perché ci ha comprati a caro prezzo dando se stesso per riscattarci, allora comprendiamo che egli, offrendosi per ciascuno di noi e donandoci la sua vita immortale, ci ha strappati con la sua vita alla morte, sicché non apparteniamo più a noi stessi ma a lui». In questa libertà, il credente sarà un servo di Cristo «acquistato per il comune uso dei fratelli». Il titolo Figlio dell’uomo ritorna 82 volte nei Vangeli e praticamente è sempre sulla bocca di Gesù. II suo significato deriva probabilmente dai libri apocalittici, quali ad esempio Daniele 7,13-14. Il suo sviluppo teologico, invece, è debitore anche di testi apocrifi tra i quali troviamo le Parabole di Enoc(l secolo a.C.). In questo testo, il Figlio dell’uomo, in continuità con Daniele, è un essere tenuto nascosto da Dio prima ancora della creazione del mondo per poi essere rivelato ai sapienti e ai giusti a tempo opportuno. In Enoc, il Figlio dell’uomo arriverà ad assumere i tratti del Servo di Dio. Il tardo giudaismo arriverà così a identificare il Servo di Dio e il Figlio dell’uomo con lo stesso Messia, Figlio di David. Il giudaismo conosceva perciò il Figlio dell’uomo come Servo sofferente e glorioso, umiliato ed esaltato, giudice nel giorno escatologico. C’è un tratto che caratterizza il Figlio dell’uomo: il dono della vita. Dare la vita è qualcosa di più che manifestare una grande dedizione; chi dona la propria vita ha superato la paura del dover morire. Non è un caso che negli annunci della Passione, Gesù mai dimentichi di affermare che dopo la morte risorgerà. Con la sua risurrezione, Gesù ha attraversato i cieli, afferma l’autore della lettera agli Ebrei. Bisogna quindi aver fede e mantenerla salda confessando sempre il nome di Dio. Questa esortazione a mantenere salda la fede viene poi giustificata con il fatto che Gesù è Sommo Sacerdote misericordioso, che può quindi compatire tutte le nostre fragilità in quanto si è reso in tutto simile a noi, eccetto il peccato. Questo significa che egli ha fatto realmente sua la nostra condizione umana. Difatti ha sperimentato la stanchezza, la fame, la sete, l’insicurezza, l’ingratitudine, l’odio e la morte. Di qui una seconda esortazione: «Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno». In Gesù noi abbiamo la ferma speranza che nel momento della prova saremo soccorsi dalla sua misericordia. (P. Sandro Carotta)