Programma dal 21 al 29 ottobre 2023

Letture: Isaia 45,1.4-6 / Salmo 95 / 1Tessalonicesi 1,1-5b

Grande è il Signore e degno di ogni lode.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.

Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».

Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.30 Per Luca e Matteo (viventi) e per i deff. fam. Venturini e Manara+ Antonio

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Domenica 22 10.3018.30 + Gagliardi Bruno e Resta Albertina+ Adriano Castelli

Secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Lunedì 23 18.30 + Giuseppa, Carmela e Filippo Sebastiano
Martedì 24 8.00 + Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda+ Massari Anna
Mercoledì 25
Giovedì 26
Venerdì 27 8.00 + Settembrini Augusto
Sabato 28
Domenica 29 18.00 + Montesi Natale

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : AOttobre 2023
Domenica 22XXIX del T. Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea
Lunedì 16 Ore 20.45 (canonica) : Caritas Parrocchiale
Mercoledì 25 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 27 Giornata di preghiera e digiuno per la PaceOre 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 28Ss. Simone e Giuda S. Messa prefestivaOre 15.30 (oratorio) : Festa del “Ciao” preparata da ACR
Domenica 29XXX del T.Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (in S. Paolo)Ore 16.00 (Circolo massese) : Festa degli anziani preparata dalla Caritas parrocchiale

Ore 17.00 (oratorio) : “October fest” Quartieri in festa

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – Venerdì 27 ottobre giornata di digiuno e di preghiera per la Pace.

2 – Sabato 28 ottobre ore 15.00 : Inaugurazione dell’Area verde dedicata a Baden-Powell .

3 – Domenica 29 ottobre torna l’Ora Solare

4 – Mercoledì 1 novembre dalle ore 17.00 in poi all’oratorio si svolge la “Festa dei Santi”.

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 12,13-21 Lc 12,35-38 Lc 12,39-48 Lc 12,49-53 Lc 12,54-59 Lc 6,12-19

Vivere il mistero– Il testo evangelico originale è stato arricchito dal classico incipit liturgico «In quel tempo», ma è stato impoverito dell’ultimo versetto: («A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono»). Il testo biblico originale è, infatti, Mt 22,15-22, mentre la liturgia legge Mt 22,15-21. Alla liturgia non interessa la meraviglia degli astanti, ma il detto sapienziale conclusivo del Maestro, che per il discepolo di Gesù si pone come principio: come cittadino deve pagare le tasse, come cristiano è chiamato a donare il suo cuore a Dio. Il testo di Mt22,15-21 è un’apologia. Gesù sa di essere attaccato con malizia («Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose…»). La malizia dei farisei e degli erodiani consiste in questo: se Gesù avesse detto di pagare le tasse avrebbe urtato terribilmente il nazionalismo, diversamente, se avesse detto di non pagarle, avrebbe urtato terribilmente i filo-romani. Di fronte alla moneta che aveva inciso sul recto «Tiberius Caesar divi Augusti filius Augustus» (Tiberio Cesare Augusto, figlio del divino Augusto), mentre sul verso aveva inciso «Pontifex Maximus» (Pontefice Massimo), per Gesù è stato facile esprimere il concetto di restituzione a Cesare di ciò che è di Cesare. Molto più interessante è la seconda parte della risposta. Se è giusto restituire a Dio ciò che è di Dio, diventa necessario chiedersi che cosa sia di Dio. La preghiera dello «Shemàh» (Dt 6,4-5) indica tutto il mondo interiore dell’uomo. Questo va donato a Dio: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze». Le tasse non riconoscono il primato di Cesare, ma il dono del mondo interiore a Dio, sì. Questo concetto teologico non deve far dimenticare che Dio, nel suo disegno di salvezza, alle volte misterioso per l’intelletto umano, si è servito e si serve del potere politico per condurre la storia verso il suo fine salvifico. Si è servito dei Babilonesi per correggere il suo popolo (esilio babilonese) e, poi, di Ciro per liberarlo dall’esilio (cf. prima lettura: Is 45,1.4-6). L’affermazione di Gesù è stata dura non solo per i suoi avversari, ma anche per i suoi discepoli. Una buona parte di essi era zelota. Matteo-Levi, invece, era pubblicano come Zaccheo. Le donne, che aiutavano il gruppo di Gesù, provenivano, anche se non tutte, dalle classi abbienti degli erodiani o dei pubblicani (cf. Lc 8,1-2). Nemici giurati di Gesù erano i sadducei e i farisei, sebbene tra questi Gesù annoverasse dei simpatizzanti (cf. Nicodemo, Giuseppe di Arimatea, ecc.). Non dimentichiamo che una buona parte della prima comunità cristiana di Gerusalemme proveniva dalle file del fariseismo (At 15,5). (Don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [] (di don D. Ravelli)

L’Eucaristia è essenzialmente e prima di tutto la celebrazione del sacrificio di Cristo, alla quale i fedeli partecipano in modo pieno accostandosi alla mensa del Signore per ricevere la comunione (cf. SC 55). Tuttavia questa azione liturgica, fin dai primi tempi, ha potuto prolungarsi in diversi modi, secondo le epoche e i luoghi: con il Viatico portato ai moribondi, che troviamo da sempre e ovunque; con la prassi della comunione fuori della Messa, secondo un uso antichissimo, nei giorni in cui essa non è celebrata oppure quando si è impediti a parteciparvi, in particolare per gli anziani e i malati; con la pratica di adorare il sacramento dell’Eucaristia, sia privatamente sia con espressioni pubbliche e comunitarie, che deriva da usi precedenti ma introdotta e sviluppata solo nel secondo millennio del cristianesimo, senza però divenire mai generale in tutte le Chiese. Un libro del Rituale Romano, revisionato dopo il Concilio Vaticano II, è dedicato specificatamente a questo «prolungamento» della celebrazione Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico. Proprio nell’Introduzione generale viene precisato lo scopo per cui si conserva l’Eucaristia e, di conseguenza, giustificata pure la necessità di un «luogo» riservato alla sua custodia e venerazione fuori della celebrazione eucaristica: «Scopo primario e originario della conservazione dell’Eucaristia fuori della Messa è l’amministrazione del Viatico; scopi secondari sono la distribuzione della comunione e l’adorazione di nostro Signore Gesù Cristo, presente nel Sacramento. La conservazione delle sacre specie per gli infermi portò infatti alla lodevole abitudine di adorare questo celeste alimento riposto e custodito nelle chiese; un culto di adorazione che poggia su valida e salda base, soprattutto perché la fede nella presenza reale del Signore porta naturalmente alla manifestazione esterna e pubblica di questa stessa fede» (n. 5). Il sacramento dell’Eucaristia è stato da sempre oggetto di particolare venerazione da parte della Chiesa. Per «culto eucaristico», infatti, si intende l’insieme degli atti di tale adorazione, tanto quelli rivolti al sacramento eucaristico durante la celebrazione della Messa, spiegati e regolati dal Messale stesso, quanto a quelli compiuti fuori di essa, la cui origine è appunto legata alla conservazione delle specie eucaristiche fuori della celebrazione. [2 continua]

CI VEDIAMO ALL’ORATORIO

Assemblea parrocchiale

DOMENICA 5 NOVEMBRE ore 15,30

Oratorio S.Paolo

Durante la Festa della Ripresa, nella serata di mercoledì 6 settembre, abbiamo incontrato gli amici dell’Oratorio San Giacomo di Imola.
Li abbiamo ascoltati parlarci con passione della loro bella esperienza di comunità e di Oratorio, abbiamo iniziato a riflettere sulla nostra comunità e sul nostro Oratorio. Per continuare, per concludere la riflessione ci eravamo detti che sarebbe stato necessario un “secondo tempo”. Ecco quindi l’invito a partecipare alla assemblea di Domenica 5 Novembre. n incontro dedicato a parlare e decidere assieme quale progetto per l’Oratorio di domani. Per stimolare ed aiutarci nella riflessione nelle settimane precedenti sarà allestita presso la Chiesa di San Paolo una mostra fotografica dedicata proprio al nostro Oratorio. è la medesima mostra già presentata durante la Festa della Ripresa del 2012, ma rivederla e rileggere gli intenti di allora potrà certamente aiutarci a prepararci al nuovo incontro del 5 novembre. (e non mancheranno castagne e ciambella per concludere in allegria)
a cura di Paolo Gherardi

Nella nostra carne un “seme di eternità”

Editoriale “Il Nostro S.Paolo” – ottobre 2023

Don Pietro Parroco

Tra non molti giorni vivremo le intense giornate della solennità di tutti i Santi e la commemorazione dei fedeli defunti. Quale occasione preziosa come questa per riflettere sulla nostra vita. Nella costituzione “Gaudium et spes” del concilio Vaticano secondo troviamo queste parole: “Il germe dell’eternità che (l’uomo) porta in sè irriducibile com’è alla sola materia, insorge contro la morte” (paragrafo 18) Questo “germe dell’eternità” non riguarda tanto la promessa fatta all’uomo da Dio di accedere, risorgendo con il Salvatore, alla gloria eterna del Regno, bensì invece di un vero e proprio “seme” principio attivo e fecondo, destinato a sbocciare, crescere e maturare in noi. Nella stessa costituzione si dice inoltre “…Quei valori, quali la dignità dell’uomo, la comunione fraterna e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre il Regno eterno ed universale che è regno di verità , di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace.” Quindi la nostra operosità in questa terra contribuisce a far maturare quel “regno eterno ed universale” che verrà consegnato dal Cristo al Padre di cui la Chiesa nel tempo ne è garante. Noi siamo chiamati ad essere “lievito” che fermenta la massa. I padri della chiesa a tal proposito scrivevano chiamando le nostre ceneri “polvere immortale e un seme di eternità (Giovanni Crisostomo e Basilio il grande) e Tertulliano: “la terra riceve i nostri corpi solo in deposito che ella non li consuma che per riprodurli”, che “non li ricopre che per serbarli al gran giorno della immortalità”. Cristo, come noi, nacque, morì e risorse; tutta la storia del Cristianesimo è un intreccio complesso di mortalità, immortalità, eternità, di questo appartenere al mondo senza essere del mondo, di questa vicenda nel tempo tuttavia e fuori del tempo e come recita il libro della Sapienza: “Si entra nella vita e se ne esce alla stessa maniera. Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito della sapienza. Cari fratelli e sorelle nel Signore, viviamo queste giornate con questi pensieri nel cuore, li dove Dio ha seminato l’eternità, perché nelle nostre opere buone sappiamo leggere i frutti di questo seme ora cresciuto e che ci porteremo con noi dopo aver concluso l’esperienza terrena.

Programma dal 14 al 22 ottobre 2023

Letture: Isaia 25,6-10a / Salmo 22 / Filippesi 4,12-14.19-20

Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 14 18.30 + Guida, Domenico, Leonina e Rosina

+ Lanzoni Lino e Ugo (anniv.)

Domenica 15 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Per Clara e Andrea (viventi)

+ Ada, Silvana, Aldo e Domenico

Lunedì 16 18.30 + Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno
Martedì 17 8.00 + Renato Lamoniga
Mercoledì 18 18.00 + Pizzigalli Vittorio (trigesima)

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Giovedì 19 18.00 + Guadagnini Viarda

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Venerdì 20 8.00 Per Luca, Matteo e genitori (viventi)
Sabato 21 18.30 + Antonio

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Domenica 22 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Adriano Castelli

Secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Ottobre 2023

Domenica 15

XXVIII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30, 15.00 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima

Lunedì 16 Ore 20.45 (canonica) : Caritas Parrocchiale
Mercoledì 18

S. Luca ev.

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Venerdì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 22

XXIX del T.Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30, 15.00 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – Martedì 17 ottobre giornata di digiuno e di preghiera per tutte le guerre.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 11,29-32 Lc 11,37-41 Lc 10,1-9 Lc 11,47-54 Lc 12,1-7 Lc 12,8-12

Vivere il mistero– Il testo biblico di Mt 22,1-14 inizia così: «Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse…». Il testo biblico originale non dice a chi Gesù stia parlando. Leggendo attentamente il contesto, precedente e successivo, si comprende come Gesù avesse prima parlato ai sommi sacerdoti e agli scribi (Mt 21,45) con la parabola dei vignaioli omicidi e annessa riflessione. Adesso parla ai farisei (Mt 22,15). Per questo motivo il testo biblico-liturgico ha questo avvio: «In quel tempo Gesù riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse». Le piccole aggiunte chiariscono chi siano i destinatari di ciò che il Maestro dice. Il testo di Mt 22,1-14 è una parabola allegorizzata, dove il messaggio di Gesù e la catechesi della Chiesa nascente si fondono in armonia. Mentre la parabola «provoca», l’allegoria «insegna». Il racconto è articolato in due parti. All’inizio c’è sempre l’iniziativa gratuita del re che intende fare festa per le nozze del figlio. Nella prima parte del testo parabolico l’invio dei servi è duplice («Egli mandò i suoi servi… Di nuovo mandò altri servi») come nella parabola dei vignaioli omicidi. In quest’ultimo racconto i servi – a livello redazionale – rappresentano forse i profeti preesilici e postesilici. L’invio dei servi avrebbe lo stesso valore anche nella parabola delle nozze (sebbene qualche biblista pensi ai missionari cristiani!). I primi invitati, allora, sarebbero un’allusione al popolo ebraico. La conclusione della prima parte della parabola è dura e severa. Si tratta di una profezia velata della fine di Gerusalemme. La seconda parte è tutta giocata sulla gratuità. Gli invitati della seconda parte potrebbero rappresentare i popoli pagani. Alle nozze possono essere presenti «buoni e cattivi». A conclusione di questa seconda parte c’è la nota dura, come nella prima parte. Là si parlava dell’uccisione degli «assassini» e dell’incendio della città, qui si parla di un tizio senza abito nuziale cacciato via dal banchetto per essere gettato «fuori nelle tenebre» perché senza veste. Non si poteva partecipare a un convito di nozze senza la veste di festa, che era la manifestazione esterna della dignità e del ruolo della persona. Era anche simbolo delle azioni del credente: «La veste di lino sono le opere giuste dei santi» (Ap 19,8). La veste, dunque, nel linguaggio allusivo di Gesù manifesta l’adempimento della volontà del Padre. Non è la partecipazione che salva, ma la partecipazione con la veste. Gesù, infatti, aveva detto: «Non chi dice: “Signore, Signore”, ma chi fa la volontà del Padre entra nel Regno». (Don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [] (di don D. Ravelli)

Nella maggior parte delle nostre chiese l’elemento centrale – dominante sullo stesso altare – è stato, per circa quattro secoli, il tabernacolo eucaristico. Il culto per la Santissima Eucaristia ha inciso così fortemente nella formazione spirituale del popolo cristiano che l’idea stessa dell’edificio di una chiesa cattolica è comunemente associata alla presenza in essa del tabernacolo. Entrando in qualunque chiesa, infatti, lo sguardo va immediatamente alla ricerca di Cristo presente nel sacramento dell’Eucaristia per compiere un atto di adorazione, al modo di «un saluto», proprio come si fa con chi ti accoglie nella sua casa. Lì, poi, ci si ferma per la preghiera personale, prolungata e silenziosa, oppure ci si dispone eventualmente per la celebrazione liturgica. Mentre nelle chiese edificate prima del Concilio Vaticano II è possibile compiere questa pratica con una certa naturalezza, in quanto il tabernacolo è posto quasi sempre in fondo all’abside e ben visibile sul vecchio altare maggiore, in quelle più recenti, o recentemente adeguate alla liturgia postconciliare, occorre invece prima guardarsi bene attorno per individuare il luogo della custodia eucaristica. Tra i luoghi liturgici di un’aula ecclesiale, questo è certamente quello che oggi occupa i posti più diversi e, alla fine, è pure quello meno puntuale nelle indicazioni dei documenti ufficiali, il più vario nelle soluzioni architettoniche e il più controverso nella discussione sull’argomento. Viene quindi da domandarsi, nel nostro percorso all’interno dell’aula liturgica, se questo «segno» e «luogo» abbia davvero perso efficacia e significatività, oppure abbia acquisito, o recuperato, una propria e più specifica funzionalità al suo interno, dove il rinnovamento liturgico ha riconosciuto il primato della celebrazione eucaristica e quindi la centralità dell’altare. Ponendoci ovviamente in questa seconda prospettiva, ecco allora che il tabernacolo e il suo posto nella chiesa non possono non rapportarsi con altri interrogativi di fondo che riguardano il significato di centralità della celebrazione rispetto al culto eucaristico fuori della Messa, i rapporti tra la celebrazione e la conservazione dell’Eucaristia e le ragioni stesse di questa conservazione. In una domanda: quale rapporto nelle nostre chiese tra tabernacolo e altare? [1 continua]

Programma dal 7 al 15 ottobre 2023

Letture: Isaia 5,1-7 / Salmo 79 / Filippesi 4,6-9

La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:

«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

“La pietra che i costruttori hanno scartato

è diventata la pietra d’angolo;

questo è stato fatto dal Signore

ed è una meraviglia ai nostri occhi”?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore.

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VITA ECCLESIALE

Sabato 07 18.30
  • Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini
  • + Angelo Mazzotti, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
  • + Giuva Alfonso
  • + Giuseppe, Vittorio, Salvatore, Franco, Lucia, Lidia, Elisabetta e Guido
Domenica 08
Lunedì 09 18.30 + Lea e Anselmo

+ Paola e Angelina

Martedì 10
Mercoledì 11
Giovedì 12
Venerdì 13 8.00 + Giovanna Avveduti
Sabato 14 18.30
  • + Guida, Domenico, Leonina e Rosina
Domenica 15 18.30 Per Clara e Andrea (viventi)

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : A

Ottobre 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

XXVII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di inizio anno catechistico

Mercoledì 11 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 12 Ore 20.30 (Voltana) : S. Rosario seguito alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.
Venerdì 13 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 14 Ore 14.45 – 17.00 : (S. Paolo) : Ritiro con confessione per i ragazzi che si preparano a ricevere il sacramento della Cresima.
Domenica 15

XXVIII del T.Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30, 15.00 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,25-37 Lc 10,38-42 Lc 11,1-4 Lc 11,5-13 Lc 11,15-26 Lc 11,27-28

Vivere il mistero– Questa parabola viene pronunciata da Gesù nell’area del tempio il giorno dopo il suo ingresso a Gerusalemme e la cacciata dei mercanti. La parabola odierna è preceduta da quella dei due figli dove il formalmente obbediente non va nella vigna a lavorare al contrario dell’altro che aveva opposto un rifiuto verbale. Gesù sta parlando ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo (cf Mt 21,23). Questa contestualizzazione rende più chiaro ciò che Gesù intende comunicare e a chi, adattando in qualche modo la parabola di Isaia sulla vigna (prima lettura). È evidente il riferimento agli antichi profeti «bastonati, uccisi e lapidati». La loro stessa vita è una profezia della sorte di Gesù: l’erede che viene cacciato fuori della vigna e ucciso, fuori delle mura della città santa. Gesù cerca di fare un estremo tentativo per aprire gli occhi dei suoi interlocutori. Il loro cuore è indurito e reso cieco da una religiosità formale, abitudinaria e ridotta a un mestiere, a uno strumento a servizio del proprio potere a difesa dei propri privilegi. «Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». È l’annuncio di un Israele che apre ai confini del mondo. «Da ultimo mandò loro il proprio figlio». Gesù è l’ultima parola di Dio, la più completa; in lui è sintetizzato tutto ciò che Dio vuole comunicare all’umanità. Il Vangelo non annuncia una morale ma una persona. Non si tratta semplicemente di aderire a una dottrina per quanto saggia e profonda. La fede cristiana non coinvolge solo l’intelletto ma tutto il nostro essere come quando si ama una persona. Quando si ama veramente Gesù non sono necessarie tante norme. È l’amore che suggerisce le parole e le azioni giuste. Quando Gesù racconta le parabole non emette direttamente alcuna sentenza di condanna contro i suoi interlocutori, ma li costringe in qualche modo a tirare essi stessi le conseguenze: «Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». L’annuncio cristiano non è una serie di condanne. È un messaggio esigente che pone ciascuno di noi di fronte alle proprie responsabilità nel fare le scelte di vita, nel verificarne la coerenza o meno con il vangelo. Sia la prima lettura come il brano evangelico evidenziano come la vita del profeta (e ogni cristiano è tale per il battesimo e la cresima ricevuti) sia destinata a incontrare le difficoltà che provengono dalla durezza di cuore e dalla stoltezza degli uomini. Chi segue Cristo deve mettere in conto anche l’eventualità del rifiuto e dell’apparente fallimento. 5an Paolo esorta ad affidare queste angustie a Dio attraverso la preghiera. È il sacrificio che siamo esortati a offrire per conformarci totalmente a Cristo rifiutato ma vincitore. La Chiesa manifesta solennemente la sua fiducia in Dio attraverso la preghiera dei fedeli. Questa preghiera «vuole associare i fedeli alla preghiera di Cristo che sempre intercede per noi. Cosi la solidarietà orante si apre a tutti i fratelli facendosi carico dei loro problemi, delle loro angosce, delle loro aspirazioni; e la Messa, ponte fra cielo e terra, diventa il luogo di comunicazione e di incontro con i fratelli lontani in una quotidiana e incessante edificazione dell’unità e della pace» (Orazionale, Premessa CEl,2). (don Silvano Sirboni)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Anche a chiesa vuota, senza celebrazione eucaristica, l’altare ci introduce nel mistero divino e all’incontro con lui. Esso sta davanti a noi come epifania e icona permanente di Cristo, che proprio lì si fa presente in modo mirabile e ci raccoglie intorno a sé alla mensa del sacrificio e del convito pasquale. Segno infine che ci ricorda il significato spirituale dell’altare intimo dell’uomo, dove avviene l’incontro personale con Dio e viene offerto il dono a Lui gradito: «La forza più profonda dell’anima – osserva acutamente Guardini – è la sua capacità di offerta. È nell’intimo dell’uomo che hanno sede la calma e la limpidezza donde sale l’offerta a Dio. Appunto di questo nucleo più intimo, calmo e forte, proprio dell’uomo, l’altare di pietra è il segno visibile. Esso sta nella parte più santa della chiesa, elevato da gradini sul resto dello spazio, che pure è distinto esteriormente dalle altre opere dell’uomo, distaccato come il santuario dell’anima. Saldamente eretto sullo zoccolo sicuro, come il volere verace dell’uomo che non ignora Dio ed è deciso ad impegnarsi per Lui. E sullo zoccolo la “mensa”, un luogo ben preparato su cui è presentata l’offerta. Nessuna angolosità, superficie tutta libera. Nessuna penombra né azione nell’oscurità, bensì aperta a tutti gli sguardi. Cosi, come l’offerta ha da aver luogo nel cuore. Tutta dispiegata dinanzi allo sguardo di Dio, senza riserve né secondi fini. Ma l’uno è in intima relazione coll’altro: l’altare esteriore con quello interiore. Quello è il cuore della chiesa; questo la realtà più profonda di un petto umano che palpiti, del tempio interiore, del quale l’esterno colle sue pareti a volte è espressione e similitudine». [6 fine]

Programma dal 30 settembre all’8 ottobre 2023

Letture: Ezechiele 18,25-28 / Salmo 24 / Filippesi 2,1-11

Ricordati, Signore, della tua misericordia.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.30 + Francesco Vilardo
Domenica 01 10.30

18.30

+ Mondini Luigi e Alfredo

Per una famiglia e per il defunto Fabio

+ Alberto e Maria Giovanna Marchetti

Lunedì 02 18.30 + Biancoli Vincenzo
Martedì 03 8.00 + Pasquale Soccio
Mercoledì 04 18.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica e Silverio
Giovedì 05
Venerdì 06
Sabato 07 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini

+ Angelo Mazzotti, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando

Domenica 08

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Ottobre 2023

Domenica 01

XXVI del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 (al Santuario) e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (celebrata nel piazzale del Santuario).

Ore 17.30 (Santuario): S. Rosario

Lunedì 02

Ss. Angeli custodi

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (Collegiata) : Incontro sul tema “Gli abusi nella Chiesa” con don Gottfried Ugolini e la d.ssa Maria Agnese Cheli.

Mercoledì 04

S. Francesco d’Assisi

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Venerdì 06 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 07

B. V. Maria del Rosario

Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza a piedi in pellegrinaggio verso il Santuario e recita del S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa.

Domenica 08

XXVII del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di inizio anno catechistico

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 1 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.30 : S. Rosario nel Santuario

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 18,1-5.10 Lc 9,51-56 Mt 11,25-30 Lc 10,1-12 Lc 10,13-16 Lc 1,26-38

Vivere il mistero– Il testo biblico e il testo biblico-liturgico di Mt 21,28-52 coincidono, fatto salvo per l’incipit liturgico («In quel tempo Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo») che indica sia il mittente sia il destinatario di quanto viene detto. Questa precisazione liturgica ha una sua importanza perché chiarisce come Gesù si rivolga di proposito a quella categoria di persone, presente in ogni religione, in ogni tempo e in ogni luogo, che ritiene l’obbedienza formale della Legge il vero adempimento della fede, mentre dimentica l’obbedienza a Dio nella storia che presenta sempre nuove e complesse situazioni a cui rispondere. Il testo è composto da una parabola (Mt 21,28-31b) e dalla riflessione sapienziale che ne consegue (Mt 21,31c-32). Sotto il profilo letterario, la parabola è riportata per intero nelle sue parti: la domanda iniziale, il racconto vero o verosimile, la domanda specifica finale, la risposta degli ascoltatori. Il meccanismo è chiaro: gli ascoltatori, rispondendo alla domanda specifica, pongono le basi per una «autocensura» che Gesù esplicita nella riflessione sapienziale. In questo breve brano c’è tutta la saggezza pedagogica di Gesù. L’obiettivo del Maestro è far sì che l’ascoltatore diventi in qualche modo terapeuta di se stesso. L’ascoltatore, infatti, giudicando la situazione della parabola, giudica se stesso. La parabola di Gesù è riassumibile in una battuta molto semplice: la volontà del Padre è compiuta da chi formalmente dice di non farla ma di fatto, poi, la fa, mentre non è adempiuta da chi formalmente dice di farla, ma poi non la compie. La riflessione sapienziale chiarisce in modo preciso le intenzioni del Maestro. Coloro che avevano detto «sì» a Dio – o presumevano di averlo detto – non hanno accolto il messaggio del Battista e, dunque, non hanno accolto il Messia nella persona di Gesù. Costoro sono «i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo». Coloro che avevano detto «no» (pubblicani e prostitute) a Dio hanno creduto al messaggio di Giovanni e, dunque, erano disposti ad accogliere Gesù come Messia. Il figlio che prima rifiuta, ma poi di fatto adempie la volontà del padre, ha compiuto un cambiamento. Il testo italiano, parlando del figlio che ha adempiuto l’obbedienza al Padre perché ha fatto la sua volontà, dice che si pentì. Il verbo greco corrispondente, metamèlomai, significa «cambiare l’animo e il cuore». L’uso che Matteo fa del verbo indica che la conversione non è solo la conversione morale, ma anche la conversione di fede. Alla fine del versetto Mt21,32 il verbo è associato all’atto del credere, dare fiducia («non vi siete nemmeno pentiti, metemelèthete, così da credergli, tu pistéusetai autò»). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

L’altare è forse il luogo celebrativo che più soffre la Babele del linguaggio dei simboli, dove quello che dev’essere un chiaro e immediato «segno cristico» del mistero celebrato è caricato e appesantito da tanti altri oggetti e ornamenti che soffocano la sua stessa voce e rendono le sue «parole» un linguaggio ormai incomprensibile. Lo stesso numero dei Praenotanda del Messale è dedicato interamente all’ornamento della mensa con i fiori, di fatto quello più comune alla tradizione cristiana come pure alla cultura di ogni popolo: coerente comunque al principio annunciato della «moderazione», dispone che «l’ornamento del fiorista sempre misurato e, piuttosto che sopra la mensa dell’altare, si disponga attorno ad esso» (OGMR 305). Ancora una volta la «mensa del Signore» non può trasformarsi in una «mensola», in questo caso, per gli addobbi floreali. Non sempre, poi, una disposizione ricca e abbondante di fiori è la più elegante e opportuna, perché nasconde l’altare e soprattutto non permette a tutti di vedere quanto viene celebrato su di esso. L’altare va inoltre ornato con fiori in modo adatto al tempo liturgico: nel tempo d’Avvento conviene usare una misura conveniente alla natura di questo tempo, evitando di anticipare la gioia piena della Natività del Signore; nel tempo di Quaresima è proibito ornare l’altare con fiori, a cui tuttavia fanno eccezione la domenica Laetare (IV di Quaresima), le solennità e le feste (cf. ibidem). La Nota pastorale della CEI su La progettazione di nuove chiese (1993) ci aiuta, con una splendida sintesi, a concludere queste pagine che hanno provato a «leggere» l’altare come un oggetto, quale luogo celebrativo «centrale» nell’edificio ecclesiale e nella liturgia cristiana, ma soprattutto a «far parlare» questo simbolo, perché abitato da «qualcuno», dalla presenza di Cristo: «L’altare è il punto centrale per tutti i fedeli, è il polo della comunità che celebra. Non è un semplice arredo, ma il segno permanente del Cristo sacerdote e vittima, è mensa del sacrificio e del convito pasquale che il Padre imbandisce per i figli nella casa comune, sorgente e segno di unità e carità. Dovrà pertanto essere ben visibile e veramente degno; a partire da esso e attorno ad esso dovranno essere pensati e disposti i diversi spazi significativi» (n. 8). [5 continua]

Medjugorje, 25 Settembre 2023

” Cari figli!

Vi invito alla preghiera forte.

Il modernismo vuole entrare nei vostri pensieri

e rubarvi la gioia della preghiera e dell’incontro con Gesù.

Perciò, cari figlioli miei,

rinnovate la preghiera nelle vostre famiglie

affinché il mio cuore materno sia gioioso

come nei primi giorni quando vi ho scelti

e la risposta era la preghiera giorno e notte

ed il cielo non taceva

ma ha donato in abbondanza a questo luogo

grazie, pace e benedizione.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata. “