Medjugorje, 25 Ottobre 2022

“Cari figli!

L’Altissimo mi ha permesso

di stare con voi;

di essere gioia per voi

e via nella speranza

perché l’umanità ha deciso per la morte.

Perciò mi ha inviato per istruirvi

che senza Dio non avete futuro.

Figlioli,

siate strumenti d’amore

per tutti coloro

che non hanno conosciuto il Dio d’amore.

Testimoniate con gioia la vostra fede

e non perdete la speranza

nel cambiamento del cuore umano.

Io sono con voi e vi benedico

con la mia benedizione materna.

Grazie per aver risposto

alla mia chiamata.”

LA MIA VOCAZIONE E’ L’AMORE

Editoriale dal Nostro S.Paolo, ottobre 2022

La Chiesa dedica il mese di ottobre al Rosario e alla Missione, essa ci invita a pregare affinché l’annuncio del Vangelo di Cristo risuoni in ogni angolo della terra. In occasione della giornata mondiale missionaria, che si celebra il 23 ottobre, papa Francesco ha scritto un messaggio, in cui leggiamo. “Il vero testimone è il martire, colui che dà la vita per Cristo, ricambiando il dono che Lui ci ha fatto di Se stesso. La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto, l’esperienza di essere salvati da Lui che ci spinge ad amarlo sempre di più” (Evangelii gaudium 264). Questa è stata la scoperta di una ragazza francese che la liturgia celebra proprio il Primo di ottobre di ogni anno: Santa Teresa di Gesù Bambino. Ella ispirata dalla lettura dei capitoli 12 e 13 della prima lettera di Paolo ai Corinzi, arrivò a questa conclusione: “compresi che la Chiesa ha un corpo, composto di varie membra, ma che in questo corpo non può mancare il membro necessario e più nobile, compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore arso dall’amore. Capii che solo l’amore spinge all’azione le membra della Chiesa….Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola che l’amore è eterno. Allora gridai: O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l’amore. Sì ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto: Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore. Santa Teresa morì di tubercolosi a soli 26 anni nel 1897 e nel 1927 è stata dichiarata patrona dei missionari senza essere mai uscita dal convento. Come Santa Teresa anche noi, in quanto battezzati siamo chiamati ad essere missionari, come lei quindi chiamati a vivere l’amore nella Chiesa. Non è l’amore che spinge all’azione i nostri catechisti, gli educatori, i volontari della caritas e tutti coloro che operano un servizio dentro e fuori l’ambito della nostra comunità cattolica di Massa e Fruges ? Quell’amore che viene da Dio, ci scalda il cuore e se donato, scalda il cuore di tanti. Siamo tanto preoccupati di dover trascorrere l’inverno al freddo per mancanza di metano , o più probabile di soldi per pagarlo: non dovremmo essere invece più preoccupati del freddo che spesso la mancanza di amore tra di noi, provoca nei nostri rapporti ? Preghiamo la Beata Vergine Maria del Santo Rosario, che il fuoco dell’Amore di Dio, infiammi il nostro cuore e in particolare quello dei nostri ragazzi che riceveranno la Cresima in questo mese. Buon mese di ottobre e prepariamoci a quello di novembre, che con la celebrazione dei Santi e dei defunti, ci chiederà di eliminare dal nostro cuore e dalla nostra mente quella “cultura di morte” che purtroppo si sta impadronendo del nostro mondo a causa delle guerre e di una mentalità che sta colpendo anche i nostri bambini e ragazzi.

Con affetto don Pietro, parroco.

Programma dall’22 al 30 ottobre 2022

Letture: Siracide 35,15b-17.20-22a / Salmo 33 / 2 Timoteo 4,6-8.16-18

Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 22 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i malati

+ Adriano Castelli

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

Domenica 23 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Amadei Angelo e Carlo, Brandolini Irene e Fabbri Adamo

+ Liverani Paola

Lunedì 24 18.30 + Dovadola Monica
Martedì 25 8.00 + Massari Anna
Mercoledì 26 18.30 Per le Anime del Purgatorio
Giovedì 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

+ Settembrini Augusto

Venerdì 28 8.00 + Luisi Giovanni, Orlacchio Angelina, Faccani Alessandro e Stefano
Sabato 29 18.30 + Montesi Natale
Domenica 30 18.00 + Liverani Paolo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre 2022

Domenica 23

XXX del T. O.

Giornata Missionaria Mondiale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Cassiano) : Veglia missionaria e celebrazione (ore 18.00) della S. Messa

Lunedì 24 Ore 20.30 (S. Cassiano): Lectio Divina sui Cantieri di Betania
Mercoledì 26 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 28

Ss. Simone e Giuda apostoli

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 30

XXXI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Gli orari e le celebrazioni delle festività dei Santi e fedeli defunti

Martedì 1 : Ss. Messe ore 10.30 e 18.00 (in S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) S. Rosario intero per tutti i defunti

Mercoledì 2 : Ss. Messe ore 8.00 e 18.00 (in S. Paolo)

Ore 10.00 (Santuario

Ore 15.00 (Santuario) seguita dalla benedizione alle tombe.

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

Attenzione. Da domenica 30 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 13,10-17 Lc 13,18-21 Lc 13,22-30 Lc 13,31-35 Lc 6,12-19 Lc 14,1.7-11

Vivere il Mistero- La prima lettura descrive la preghiera in una maniera interessante e radicale, spiegando come Dio reagisce alle nostre orazioni e parlando di come funziona la preghiera stessa, come una forza quasi personificata. La seconda lettura è un brano di affettuosa confidenza in cui Paolo traccia, per il discepolo Timoteo, una stupenda sintesi della sua vita personale e apostolica. La vicinanza, che il Signore ha sempre mantenuto e manterrà con il suo apostolo, lo ha strappato «dalla bocca del leone» (2Tm 4,17) e gli sta preparando «la corona di giustizia» (v. 8). Il Vangelo presenta un’altra parabola sulla qualità della preghiera, mostrandola nell’impietoso confronto tra il fariseo e il pubblicano saliti al tempio per l’incontro con il Signore. L’odierna liturgia della Parola apre con alcuni versetti del Siracide, dedicati a come Dio vede la preghiera, che gli viene indirizzata, e i diversi personaggi degli oranti. Il Signore è un giudice che non fa preferenza di persone. L’imparzialità della sua giustizia, però, non si traduce nella freddezza distributiva di un «a tutti la stessa cosa». Per il Signore ai primi posti vengono «il povero», «l’oppresso», «l’orfano», «la vedova». Dio non è un personaggio freddo e formale, che applica la sua giustizia senza farsi condizionare dalla situazione delle persone. Le preghiere degli svantaggiati hanno per lui un rilievo speciale. Egli non fa preferenze proprio perché non rispetta le gerarchie mondane, create dalla cultura, ma, al contrario, le annulla e mette al primo posto i deboli. Egli non si formalizza interessandosi agli aspetti espressivi o stilistici, ma non trascura «la vedova, quando si sfoga nel lamento» (Sir 35,17). Lo sfogo, proprio perché viene dal cuore senza particolari mediazioni, sembra valere di più di una preghiera elegante, meditata, formulata con grazia, teologicamente equilibrata e perfetta. L’Evangelista offre già prima del racconto parabolico la chiave della sua interpretazione: «Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri». Il tema posto sul tavolo non è dunque semplicemente la preghiera, ma piuttosto la questione dei rapporti fra orazione, senso di sé e valutazione sugli altri. La varietà e la ricchezza delle cose che il fariseo può dire nella preghiera non serve molto. Probabilmente è vero che quest’uomo non è un ladro, un ingiusto, un adultero e che digiuna due volte alla settimana e paga le decime di tutto quello che possiede. Anche la sua forma di preghiera è tra le migliori: si tratta di un ringraziamento, che parte dalla riconoscenza per quanto ci circonda. Il pubblicano invece si affida alla supplica, che è la forma più immediata, spontanea e «naturale» di preghiera. Il verme, che sciupa i frutti di questa preghiera «perfetta», è l’atteggiamento altezzoso con cui il fariseo disprezza tutti gli altri, compreso il pubblicano che sta pregando nel tempio accanto a lui. In se stesso, invece, non trova nessuna negatività. Il pubblicano non guarda altri che se stesso e ricapitola tutto il suo atteggiamento nell’unica parola: «Pietà di me peccatore» (v. 13). I gesti mostrano la profondità del suo dire: non osa entrate troppo nel tempio, non alza gli occhi al cielo, si batte il petto incessantemente. La comparazione immaginata da Gesù, tra fariseo e pubblicano, mostra bene che l’elemento decisivo non è dato da tecniche speciali particolari di orazione o da sentimenti soggettivi, bensì dalla realtà dell’atteggiamento più intimo e profondo della persona orante. La preghiera non è fatta di tecniche, ma ha la sua forza nel vissuto reale della persona. Non è un caso che l’istruzione decisiva di Gesù per iniziare la preghiera sia «Quando vi mettete a, pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe». Non sono le parole scelte e non è l’autocomprensione superficiale a determinare la qualità della preghiera, ma soltanto la realtà di un’identità profonda. La presunzione potrebbe avere un effetto disastroso e distruttivo. L’ultima solenne affermazione di Gesù mostra l’importanza della preghiera che consiste nella sua possibilità di trasformare la persona: «Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato». La preghiera ha conferito al pubblicano la giustizia che, in quanto peccatore, certamente non aveva. In forza della sua preghiera, egli è diventato come Abramo che, guardando le stelle e pensando al numero dei suoi figli futuri, «credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia». Le parole conclusive – «Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» – sono un drastico e sano ammonimento ad avere il coraggio di identificarci con il pubblicano, abbandonando un giudizio improduttivamente positivo su noi stessi e a prendere sul serio il rischio delle proprie incompiutezze. Solo una tale preghiera può acquisire una dirompente forza reale, capace di operare prodigi a vantaggio della nostra vera identità profonda. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dall’15 al 23 ottobre 2022

Letture: Esodo 17,8-13 / Salmo 120 / 2 Timoteo 3,14-4,2

Il mio aiuto viene dal Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:

«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.

Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 15 18.30 Per Octavian (vivente)

+ Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. Fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Giancarlo e Stellina

Domenica 16 10.30

18.30

Octavian (vivente)

+ Silvana, Ada, Domenico e Aldo

Lunedì 17 18.30 Octavian (vivente)

+ Renato

Martedì 18
Mercoledì 19 18.30 Per le anime del Purgatorio
Giovedì 20 18.30 + Laura e Matteo e per i genitori viventi

Per Luca e Matteo (viventi)

Venerdì 21 8.00 + Antonio
Sabato 22 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i malati

+ Adriano Castelli

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

Domenica 23 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Paolo Liverani

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre 2022

Domenica 16

XXIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Martedì 18

S. Luca ev.

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 19 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 22

S. Giovanni Paolo II

S. Messa prefestiva

Ore 16.00 (S. Francesco di Sales) : Festa nel 100 anniversario di fondazione della Scuola Materna.

Ore 20.00 (S. Cassiano) : S. Messa solenne presieduta dal cardinale S.E. Mons. Matteo Maria Zuppi e chiusura dell’anno Giubilare

Domenica 23

XXX del T. O.

Giornata Missionaria Mondiale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Cassiano) : Veglia missionaria e celebrazione della S. Messa

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 12,13-21 Lc 10,1-9 Lc 12,39-48 Lc 12,49-53 Lc 12,54-59 Lc 13,1-9

Vivere il Mistero- La prima lettura apre raccontando la battaglia di Giosué contro Amalèk a Refidìm. Si tratta di un episodio importante per la storia di Israele, ma il racconto intende soprattutto mostrare quanto decisivo sia l’effetto della preghiera sugli eventi della storia. Anche la seconda lettura si interessa al modo in cui si può perseverare ed essere forti nel proprio compito. Timòteo sarà un vero uomo di Dio, se rimarrà saldo nell’apprendimento delle sacre Scritture. Il Vangelo, introdotto evidentemente dalla descrizione degli effetti disastrosi della stanchezza di Mosè a Refidìm, presenta alcune pressanti istruzioni sulla necessità di «pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1). La vittoria su Amalèk è un momento rilevante nel cammino di Mosè e del popolo nel deserto. A causa delle prolungate relazioni ostili con Israele – iniziate appunto ancor prima del Sinai (cf. anche Gdc 3,13; 1 Sam 15) e concluse definitivamente soltanto da Davide (2 Sam 1,1 e 1Cr 18,11) – gli Amaleciti sono considerati il nemico per antonomasia di Israele. Non meno importante di questo primo risultato bellico, agili inizi del cammino nel deserto, appare la descrizione delle valenze teologiche della battaglia. Essa non è impostata con il massimo delle forze possibili, ma Mosè indica a Giosuè «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalék» (Es 17,9). La vittoria infatti non è nelle braccia dei soldati, ma è soltanto il dono del Signore che non lascia ostacolare il cammino del suo popolo. Gli uomini in campo sono necessari, ma non la loro quantità. È invece necessario che nelle mani di Mosè ci sia «il bastone di Dio» e la preghiera del condottiero non sia interrotta. «Il bastone di Dio» è lo strumento che Mosè ha già utilizzato per sconfiggere il faraone. Le mani alzate sorreggono appunto questo scettro, che rappresenta la forza di Dio capace di intervenire nella storia. Le mani alzate sono anche un segno della preghiera, per cui è evidente che l’azione di Dio nella storia ha bisogno dell’impegno orante dell’uomo. Come è necessario che «alcuni uomini» escano in battaglia, anche se è Dio a condurre la guerra, così è indispensabile che la preghiera dell’uomo intervenga perché «il bastone di Dio» – la sua forza capace di fare la storia – diventi davvero efficace. Quando le braccia di Mosè cadono, «il bastone di Dio» sembra perdere tutta la sua forza. Troviamo una situazione parallela rivelata dalle parole di Gesù al momento dell’invio dei settantadue: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». È il Signore che desidera che questi operai vadano e che siano numerosi, ma ciò nonostante essi non sorgeranno senza che vi sia l’invocazione dell’uomo. Il racconto parabolico, che apre il Vangelo odierno, è introdotto dal narratore con un’interpretazione di partenza: «Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». L’evangelista è evidentemente interessato a garantire una comprensione importante della parabola, prima ancora di riferire – una volta concluso il racconto parabolico stesso – una spiegazione di Gesù stesso, che muove in una direzione complementare. La parabola mette in scena un giudice «che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno» (v. 2) e una vedova veramente bisognosa di giustizia. L’elemento che risolve la situazione è proprio il non stancarsi di richiedere. Una volta concluso il racconto parabolico, Gesù aggiunge altri due allargamenti formulati in domanda retorica. Se il giudice disonesto alla fine è costretto ad ascoltare, come pensare che Dio non soccorra gli eletti che pregano? Il secondo interrogativo – «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» – è più difficile da interpretare. Forse è da capire in connessione con il rischio di stancarsi nel pregare. L’attesa del Figlio dell’uomo è molto lunga e si trova ad attraversare percorsi e tappe spesso non facili. È perciò spiegabile che qualcuno si stanchi di pregare e in lui la fede si spenga nella sua vivacità. Quello su cui Gesù si interroga (o vuole interrogarci) è se siamo capaci di mantenere una vera attesa di lui o se ci rassegniamo tacitamente a una fede scolorita e spenta. La preghiera è dunque l’unico mezzo per poter immettere nella nostra azione la forza di Dio. Non è il modo immaginario di piegare la volontà di Dio ai nostri desideri, ma è il «bastone di Dio» messo nelle nostre mani. Con la preghiera noi non siamo più affidati alle semplici nostre, insufficienti energie. Dio collabora con noi: per questo c’è la necessità vitale di «pregare sempre, senza stancarsi mai». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dall’8 al 16 ottobre 2022

Letture: 2Re 5,14-17 / Salmo 97 / 2 Timoteo 2,8-13

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 08 18.30
  • + Paola e Angelina
Domenica 09 10.30 + Alessandro ed Elena

e per le famiglie Schifano e Constantin (viventi)

Lunedì 10 18.30 + Guida Domenico e Arcolan Franca
Martedì 11 8.00 + Avveduti Giovanna
Mercoledì 12 18.30 + Eleogivio Tani
Giovedì 13
Venerdì 14
Sabato 15 18.30
  • + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. Fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 16 18.30 + Silvana, Ada, Domenico e Aldo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 09

XXVIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Mercoledì 12 Ore 20.00 (oratorio) : Convivio e Incontro del “Coro S. Paolo”

Ore 21.00 (canonica) : Consiglio parrocchiale di A.C.

Giovedì 13 Ore 21.00 (Chiesanuova di Voltana): Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni
Venerdì 14 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 15

Santa Teresa di Gesù

S. Messa prefestiva

Ore 15.00-17.30 (S. Paolo) : Ritiro Cresimandi

Domenica 16

XXIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 11,29-32 Lc 11,37-41 Lc 11,42-46 Lc 11,47-54 Lc 12,1-7 Lc 12,8-12

Vivere il Mistero- La prima lettura racconta come la guarigione conduce un lebbroso straniero alla riconoscenza verso il mediatore del dono e alla fede nel Dio unico. La seconda lettura presenta la fede e il credere come una comunione con Cristo, che attraversa tutte le stagioni e che punta alla salvezza e alla gloria eterna. Il Vangelo presenta il lebbroso samaritano, l’unico riconoscente tra dieci sanati. Egli è l’esempio di un uomo salvato dalla fede espansa nella riconoscenza. Il corpo dell’adulto lebbroso Naamàn, che nelle acque del Giordano diventa «il corpo di un ragazzo» (2Re 5,74), è il segno grande della forza della Parola mediata dal profeta. È, infatti, l’ordine di Eliseo al generale dell’esercito di Aram che rende l’acqua del Giordano capace di operare la guarigione. Naamàn capisce benissimo la situazione ed è per questo che, subito, ritorna dall’uomo di Dio che ha mediato la sua salvezza. Porta con sé due certezze: la prima è che «non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele» (2 Re 5,15) e la seconda è la convinzione del ruolo di intercessore avuto dal profeta in tutta la faccenda. Naamàn perciò esprime il desiderio di sdebitarsi con il profeta attraverso un dono. L’uomo di Dio, però, non accetta e, anzi, si blocca con giuramento a non accogliere nulla: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò» (2Re 5,16). Il racconto non dice quale motivo spinga Eliseo a questa posizione, ma pare che il profeta voglia indicare inequivocabilmente che la forza che ha compiuto il prodigio non viene da lui, ma è qualcosa che appartiene a Dio. L’uomo onesto e il vero mediatore non vuole accaparrarsi a suo vantaggio il dono della grazia. L’ulteriore reazione del lebbroso guarito è allora promettere culto soltanto al Dio che lo ha salvato. L’atteggiamento radicale del profeta sembra così aver condotto Naamàn direttamente davanti al Dio d’Israele. In questo modo Naamàn, arrivato alla fede nel Dio unico, compie l’ulteriore passo di divenirne adoratore proprio nel suo paese pagano. La terra presa dal suolo d’Israele servirà a creare uno spazio sacro, anche minimo, in cui sia possibile celebrare tale culto in purezza, anche in una regione di idolatri. Gesù richiede di fatto una fede fresca e vivace. I dieci lebbrosi infatti sono inviati dai sacerdoti, perché sia legalmente costatata la guarigione avvenuta (cf. Lv 13,49), prima che la purificazione abbia inizio. I dieci malati credono alla parola di Gesù, si mettono in cammino verso il tempio e, in effetti, durante il viaggio la guarigione avviene. È a questo punto che la situazione si differenzia. Uno dei dieci, vistosi guarito, «tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo» (Lc 17,15). Entrano così in campo i temi della gratitudine e della riconoscenza. Gesù sottolinea con enfasi retorica: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?» (v. 17). Un altro elemento di rilevante importanza teologica è che l’uomo ritornato sia «un Samaritano». È Gesù stesso che annota che colui che è tornato non è un Giudeo: «Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?» (v. 18). Le ultime parole del Maestro sono molto importanti per capire il ruolo della gratitudine. La frase di Gesù «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!» (v. 19) mette in primo piano il credere, ma dal contesto è evidente che la parola rivolta al Samaritano comporta concretamente la consapevolezza che la salvezza e la vita vengono da una fede che ha trovato la sua pienezza nella riconoscenza. Nel contesto liturgico è importante evidenziare il parallelismo tra i due riconoscenti lebbrosi guariti, che sono entrambi «stranieri»: il guarito da Eliseo è un Siro e il purificato da Gesù è un Samaritano. Considerando l’insieme del Vangelo di Luca ci si accorge che in questo episodio non si tratta solo del tema sapienziale «la riconoscenza viene più facilmente dai lontani che dai vicini». Ricordando la parabola del buon samaritano, possiamo osservare che questa è la seconda volta che, su un punto importante, Gesù esprime una valutazione positiva di un Samaritano e formula un contrasto istruttivo tra questo personaggio e gli altri della scena che sono immaginati come giudei. Nella parabola il senso autentico di «prossimo» è espresso dal Samaritano, che si trova di passaggio in Giudea, e non dalle due figure giudaiche del sacerdote e del levita che scansano il ferito. Nel caso dei dieci lebbrosi il contrasto è posto dai fatti stessi, ma è evidenziato da Gesù con pronta acutezza. Due Giudei di rango non hanno riconosciuto il prossimo: un Samaritano sì. Nove Giudei di razza non sono giunti a provare o, almeno, a esprimere la riconoscenza per il dono ricevuto: un Samaritano sì. Non è una questione di numeri, ma si vede che il bene trova corrispondenza spontanea anche presso coloro che non appartengono alla stretta cerchia degli eletti di Dio. Appare allora una statistica malinconica: «un Samaritano contro due Giudei» e «un Samaritano contro nove Giudei». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 1 al 9 ottobre 2022

Letture: Abacuc 1,2-3.2.2-4 / Salmo 94 / 2 Timoteo 1,6-8.13-14

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (17,5-10)

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 01
Domenica 02 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Lanzoni Ugo, Lino e Galanti Pia

+ Biancoli Vincenzo

Lunedì 03
Martedì 04 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

+ Martini Emma

Mercoledì 05
Giovedì 06
Venerdì 07 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti
Sabato 08 18.30 + Paola e Angelina
Domenica 09

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre 2022

Domenica 02

XXVII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (in caso di maltempo sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 17.00 (Santuario): S. Rosario

Lunedì 03 Ore 20.45 (canonica): Incontro catechisti
Martedì 04

S. Francesco d’Assisi

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 05 Ore 20.30 (oratorio): Consiglio dell’oratorio
Venerdì 07

B. V. Maria del Rosario

S. Messa ad orario feriale

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45-12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 08 Ore 16.00 (Cattedrale) : Giubileo dei catechisti
Domenica 09

XXVII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 2 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.00 : S. Rosario nel Santuario

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,25-37 Mt 11,25-30 Lc 11,1-4 Lc 11,5-13 Lc 11,15-26 Lc 11,27-28

Vivere il Mistero- La prima lettura apre con la domanda di un orante che si sente non esaudito e descrive la situazione di violenza e iniquità in cui è venuto a trovarsi. La risposta del profeta lo assicura dell’intervento futuro del Signore e afferma che tutto si decide e si deciderà sulla fede. L’apostolo Paolo incoraggia Timoteo e parla della necessità di rimanere nella fede proprio quando divampa la lotta. È dal credere, infatti, che scaturisce la forza necessaria per affrontare la prova. Il Vangelo parla della forza della fede: più che la quantità è decisiva la sua qualità e autenticità. Basta, infatti, la misura di «un granello di senape» (Lc 17,6) per avere prodigi. Coloro che domandano un aumento di fede sono qualificati come «apostoli», ossia come persone che non solo seguono Gesù, ma appartengono al gruppo scelto degli annunciatori del Regno di Dio. La domanda «Accresci in noi la fede!» (Lc 17,6) sembrerebbe, a una prima osservazione, una richiesta corretta e lodevole. Gli «apostoli» chiedono infatti che il loro legame di fiducia con Gesù sia approfondito dal Maestro stesso. In realtà, la risposta di Gesù finisce per mostrare che nella richiesta può celarsi un’inopportuna speranza di pienezza, un’abbondanza gratificante, che li faccia sentire a posto e tranquilli. Non è utile preoccuparsi di avere una quantità grande di fede, ma è decisivo possedere un minimo di autentico credere. Il «granello di senape» è un’immagine che Gesù utilizza anche in una parabola per parlare del Regno: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero» (Lc 13,18-19). Il «granello di senape» – sia che si applichi al regno di Dio, sia alla fede – parla di una quantità certamente minima, ma dotata di una forza dirompente. Nei due casi si tratta di realtà di minuscole proporzioni che, però, contengono in sé un’energia immensa. Come il regno di Dio anche la fede è capace di forza infinita, a condizione che sia autentica. La chiave del racconto parabolico, aggiunto da Gesù alla risposta sul «granello di senape» sembra posta nella figura del «servo». Il termine «servo» infatti si connette molto facilmente al nome di «apostolo». Paolo fa questo collegamento, per esempio, nell’inizio della lettera ai Romani: «Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata» (Rm 1,1). Anche le immagini dell’arare (Lc 9,62) del pascolare (Lc 15,4-6) e del servire (Lc 10,38-42) si connettono spesso con la descrizione della vocazione del discepolo. Se intendiamo in questa connessione la parabola del servitore che deve servire a tavola il padrone dopo aver lavorato per lui, allora l’applicazione , «così anche voi» (Lc 17,10) sembra indicare che gli «apostoli», dopo essere diventati operativi nell’annuncio del regno, devono accogliere la ricompensa come un dono gratuito e non come un diritto esigibile. Il loro annuncio è il risultato non del loro sforzo, ma principalmente della potenza di colui che li ha inviati. Connettiamo quest’idea con la richiesta precedente a riguardo della fede: la logica dell’insieme delle parole di Gesù appare chiara. Il prodotto dell’annuncio dei discepoli è l’effetto della fede capace di comandare al gelso di sradicarsi e di piantarsi nel mare. Non si ha perciò diritto a pretendere una ricompensa per aver arato il campo o pascolato il gregge, perché proprio queste opere sono il frutto diretto della fede e non delle persone che hanno agito. È in questo senso che gli apostoli/servitori sono «inutili», ossia «non decisivi» o, almeno, «non indispensabili». La chiusura del brano evangelico può risultare ostica a molti, soprattutto in un tempo in cui il credere, il testimoniare, l’annunciare appaiono come scelte e prestazioni molto personali e realmente impegnative. L’insieme della liturgia odierna fa vedere bene come l’elemento dinamico della storia sia la fede nella sua nudità e autenticità. È il credere che mette in circolazione l’unica energia che alla fine risulta risolutiva. Ciò vale per l’orante della prima lettura: «Soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede»; vale per Timoteo: «Con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo» (2Tm 1,8); vale infine per «gli apostoli», servitori inviati a testimoniare e annunciare, ma il cui risultato deriva semplicemente da un granello di fede autentica. La spiegazione «Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» diventa più chiara se ci rendiamo conto che quanto otteniamo nell’obbedienza al comando non è il frutto della nostra azione, ma è l’effetto della fede operante in noi. Quanto facciamo dipende dal «granellino di senape» del nostro credere, che in fondo è il seme che può produrre il grande albero del regno di Dio, tra i cui rami gli uccelli del cielo vengono a fare il nido. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 24 settembre al 2 ottobre 2022

Letture: Amos 6,1a.4-7 / Salmo 145 / 1 Timoteo 6,11-16

Loda il Signore, anima mia.

Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:

«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.

Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.

E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 24

18.30

+ Dovadola Monica e vivi e defunti della Famiglia Dovadola Ivano

Domenica 25

10.30

18.30

+ Mondini Luigi e Alfonso

+ Benfenati Brignani Maria

Deff. Giacometti, Mussino , De Giovanni e Franca

Lunedì 26

   

Martedì 27

8.00

+ Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

Mercoledì 28

18.30

In memoria di papa Giovanni Paolo I

Giovedì 29

18.30

+ Montesi Natale

Venerdì 30

   

Sabato 01

   

Domenica 02

10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Biancoli Vincenzo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Settembre – Ottobre 2022

Domenica 25

XXVI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.30 (S. Cassiano) : Pellegrinaggio di vicariato in Cattedrale nell’anno giubilare (vedi sotto)

Giovedì 29

Ss. Michele, Gabriele e Raffaele

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 30

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 01

S. Teresa di Gesù Bambino

S. Messa ad orario feriale

Domenica 02

XXVII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (in caso di maltempo sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 17.00 (Santuario): S. Rosario

Programma del pellegrinaggio in Cattedrale del 25 p.v.

Ore 15.30 : Arrivo in Cattedrale e saluto del vescovo

Ore 16.00 : Visita alla Cattedrale e preghiera del Giubileo

Ore 17.00 : Visita al museo

Ore 18.00 : S. Messa (per chi lo desidera o non ha potuto partecipare altrimenti)

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 2 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.00 : S. Rosario nel Santuario

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 9,46-50

Lc 9,51-56

Lc 9,57-62

Gv 1,47-51

Lc 10,13-16

Lc 10,17-24

Vivere il Mistero- L’odierna liturgia della parola inizia con un’invettiva di Amos, che annuncia la venuta prossima di «guai» per gli spensierati del regno di Samaria. Nella crescita del benessere e della cultura essi si pavoneggiano dimentichi della giustizia e della responsabilità sociale. Il benessere ha fatto crescere la cultura in Samaria. Si è arrivati a un notevole lusso abitativo «letti d’avorio e divani», a tecniche di allevamento seriale, «mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nelle stalle», al raffinarsi dell’arte e della musica, «come Davide improvvisano su strumenti musicali», a una maggiore estetica nel nutrirsi «bevono il vino in larghe coppe» e a una cura compiaciuta della propria immagine «si ungono con gli unguenti più raffinati». A questo arricchimento culturale, però, non corrisponde un adeguato sviluppo morale nella responsabilità politica e sociale. L’apostolo Paolo esorta Timoteo perché si comporti da «uomo di Dio». Per essere veramente tale, egli deve tendere a raggiungere la vita eterna, alla quale è stato chiamato, ma deve attrezzarsi con una serie di decisive virtù umane da giocare nella storia terrena: la giustizia, la pietà, la fede, la carità, la pazienza e la mitezza. Lo scopo ultimo dell’uomo di Dio è certamente raggiungere la vita eterna, alla quale è stato chiamato arrivando alla fede. La buona battaglia comporta però anche un risvolto terreno. Le virtù indicate sopra hanno infatti tutte una decisa dimensione storica e sociale. Il Vangelo presenta la parabola dell’uomo ricco, che «dava lauti banchetti», e del trascurato mendicante poverissimo. Gesù mette a confronto due uomini, prima qui sulla terra e poi nei loro opposti destini celesti. Nel contesto liturgico odierno i due protagonisti, messi in scena da Gesù, sono accostati ai raffinati ricconi di Samaria e ai miseri che vanno in rovina per la loro «spensieratezza». Il ricco banchettatore, vestito di porpora, assomiglia pericolosamente agli «spensierati di Sion». Nel racconto di Gesù la tensione è ancora più chiara per la comparsa di un concreto antagonista. Il povero Lazzaro infatti «stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe» (Lc 16,20-21). Il punto decisivo della parabola di Gesù sembra essere il capovolgimento che segue la morte terrena di entrambi. Nel capovolgimento si mantiene l’opposizione: Lazzaro, infatti, fu portato dagli angeli accanto ad Abramo, mentre il ricco viene a trovarsi negli inferi fra i tormenti. Del capovolgimento fa parte anche il fatto che la situazione è diventata così diversa che adesso il ricco banchettatore vede «da lontano» lo stesso Lazzaro che prima non riusciva a scorgere, quando era a mendicare «alla sua porta». La situazione è diventata così diversa che adesso il ricco chiede a Lazzaro di essere soccorso. È interessante osservare che il ricco non si rivolga direttamente a Lazzaro, ma chieda ad Abramo di mandargli in aiuto l’ex mendicante. Forse pensa che come bravo figlio di Abramo avrà il diritto di ottenere la sua intercessione. Il dialogo tra il ricco e Abramo sviluppa tre domande in evidente crescendo. La prima richiesta è di avere il soccorso di un po’ d’acqua, ma la risposta mostra l’assurdità di questa richiesta: «Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso» (Lc 16,25-26). La seconda proposta dell’ex banchettatore mostra un tratto di bontà e di relativo disinteresse. Il ricco pensa ai suoi fratelli e chiede che Lazzaro venga inviato ad avvertirli dei pericoli di una vita spensierata. Anche questo, però, non può essere concesso perché i fratelli dispongono già di aiuti sufficienti a entrare nella prospettiva della salvezza: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro» (Lc 16,29). Laterza richiesta del ricco è basata sul presupposto che Mosè e i Profeti non siano sufficienti ad ottenere fiducia. Suggerisce perciò di mandare Lazzaro che, provenendo dall’oltre tomba, sarebbe un testimone più credibile su come si finisca oltre la morte. L’ultima risposta di Abramo sembra alludere all’esperienza cristiana della risurrezione di Gesù e alla sua necessaria correlazione tra le visioni di lui (come le narra per esempio Lc 24; cf soprattutto Lc 24,25-27.44-48) e la fede nelle Scritture: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti» (Lc 16,31). Nella liturgia di oggi c’è un tono incalzante che potrebbe suscitare qualche risentimento. Più, però, che come minaccia di esser cacciati all’inferno, dovremmo leggiere nell’invito all’accoratezza di Amos, di Paolo e di Gesù la necessità di non lasciare che la fede sia un elemento vaporoso, senza reale incidenza nella vita storica concreta. A questi tre straordinari profeti interessa che la fede e la cultura degli uomini, a cui si rivolgono, non rimangano realtà irrilevanti e inutili per la storia. (don Ermenegildo Manicardi)