Programma dal 4 al 12 novembre 2023

Letture: Malachia 1,14b-2,2b.8-10 / Salmo 130 / 1Tessalonicesi 2,7b.9-13

Custodiscimi, Signore, nella pace.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (23,1-12)

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:

«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.

Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.00 + Vincenzo Guida e Rocco Maria Carmela, Giuseppe e Vincenzo
Domenica 05 10.30

18.00

+ Erminia

+ Michelino, Gaetano, Vito e Antonio

+Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

Lunedì 06 18.00 + Stefano Gattucci (IV anniv.), Elmore e Rita

+ Delvis

Martedì 07
Mercoledì 08 18.00 Deff.ti Buldrini e Galanti
Giovedì 09
Venerdì 10
Sabato 11
Domenica 12 10.30

18.00

+ Resta Maria, Luigi e Paolo

+ Angelo Tozzola (II anniv.)

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

(anticipato alle 16.55 [prima della Via Crucis] )

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Novembre 2023

Domenica 05

XXXI del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (in S. Paolo)

Ore 15.30 (oratorio) :Incontro sul tema “Quale oratorio vogliamo costruire?”

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Lunedì 06 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Martedì 07 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Mercoledì 08 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 09

Dedic. basilica lateranense

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Venerdì 10

Dedicazione chiesa di S. Paolo

446mo anniversario della Dedicazione della chiesa di S. Paolo

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica 12

XXXII del T.Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (in S. Paolo)

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 14,12-14 Lc 14,15-24 Lc 14,25-33a Gv 2,13-22 Lc 16,1-8 Lc 16,9-15

Vivere il mistero– Il brano evangelico si può dividere in quattro momenti. I primi due sono di tipo descrittivo. Il terzo ha, invece un carattere spiccatamente parenetico (è formulato alla seconda persona plurale). L’ultimo sembra un lògion a se stante, da comprendersi a livello di redazione, voluto dall’Evangelista. Il primo momento ruota attorno alla raccomandazione: «Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno». Nel secondo, Gesù descrive la sete degli scribi e dei farisei di apparire e primeggiare sugli altri: «Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini». Nel terzo momento, infine, Gesù pone al centro dell’attenzione di tutti solo Dio come unico vero Padre e se stesso come unico vero Maestro. Chiude il brano, Mt 23,11-12, un precetto e un detto sapienziale che richiamano al servizio e all’umiltà coloro che hanno l’autorità nella Chiesa. Al tempo di Gesù gli scribi e i farisei costituivano i rappresentanti di due grandi filoni di pensiero teologico che facevano da guida al popolo ebraico. La posizione di Gesù è molto dura. Da una parte ne ammira l’insegnamento («Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo»), ma dall’altra invita i suoi ascoltatori a non imitare le loro azioni. L’Evangelista ricorda le parole di Gesù probabilmente perché nella Chiesa nascente c’erano casi di responsabili di comunità che insegnavano bene e non si comportavano di conseguenza. Questo dato è testimoniato da un discepolo di Pietro, quando scrive: «Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce». Un giorno i discepoli discussero chi tra loro fosse il più grande. Gesù, nell’ultima cena, riprese il tema e lasciò ai suoi discepoli una risposta simile a un testamento: «Per voi però non sia così [= come i re delle nazioni]; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve». Si è primi quando si vive la dimensione del servizio, non quando si «allargano i filatteri», si «allungano le frange», si amano i posti d’onore nei banchetti o ci si fa chiamare «padre» o «maestro». (Don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Riconosciuta a sua volta la vera importanza del culto eucaristico al difuori della Messa nella vita spirituale dei fedeli, si è tentato di collocarlo in un contesto più appropriato e, come suggerisce SC7, in quello più ampio della presenza di Cristo nella liturgia, cioè nella stessa assemblea dei fedeli riunita nel suo nome, nell’ascolto della sua Parola, nella celebrazione dei sacramenti, nel sacrificio della Messa sia nella persona dei ministri sia, in modo speciale, sotto le specie eucaristiche con una presenza reale, non per esclusione, come se le altre non fossero tali, ma per antonomasia (cf. EM nn. 9 e 55; RCCE n. 6). In tale contesto, ha senso celebrare quella presenza assolutamente unica del Signore che inizia in modo sacramentale durante la Messa e che perdura nell’Eucaristia conservata per il Viatico, la comunione fuori della celebrazione e il culto di adorazione. La storia del tabernacolo e del luogo a esso riservato non sarà dunque semplicemente la storia di un’evoluzione artistica o architettonica di un oggetto e della sua collocazione nello spazio liturgico, in coincidenza con l’evolversi delle forme estetiche del tempo, ma piuttosto espressione della storia di un pensiero e di una riflessione teologica sul sacramento dell’Eucaristia, sempre più vivo e profondo nella vita della Chiesa. L’uso di conservare una parte delle specie eucaristiche dopo la celebrazione della Messa nacque da subito nelle prime comunità cristiane e, conseguentemente, pure la necessità di trovare per esse il luogo più adatto perché potessero essere custodite e venerate. Già dai primi secoli ci giungono testimonianze sicure della consuetudine, dopo la celebrazione domenicale in una casa, di conservare l’Eucaristia per gli assenti e in particolare per i malati, per il Viatico ai moribondi, ma anche per comunicarsi durante la settimana, abitualmente prima dei pasti. Le specie eucaristiche, dunque, venivano portate dopo la Messa nelle abitazioni private dei cristiani e lì custodite in piccole teche di stoffa o di legno. [4 continua]

Programma dal 28 ottobre al 5 novembre 2023

Letture: Esodo 22,20-26 / Salmo 17 / 1Tessalonicesi 1,5c-10

Ti amo, Signore, mia forza.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore.

Vivere il mistero– Al testo biblico di Mt 22,34-40 la liturgia aggiunge il solito incipit («In quel tempo»), sopprimendo l’originale «Allora». Ciò isola il brano da quello che lo precede, cioè l’episodio riguardante la risurrezione dei morti (la donna sposa di sette mariti) e l’episodio delle tasse a Cesare. Nel Vangelo di Matteo il testo di Mt 22,34-40 fa parte di una serie di diatribe che Gesù ha con i rappresentanti del giudaismo di allora. Il testo presuppone un’informazione: per molti rabbini del tempo di Gesù non c’era alcuna differenza tra i comandamenti. Tutti erano uguali e tutti dovevano essere rispettati allo stesso modo. La domanda dei farisei è presentata come una «tentazione» («metterlo alla prova», in greco peiràzo). Chiedergli «Qual è il più grande comandamento della legge?» equivaleva a chiedergli: da che parte stai, dalla parte dei sadducei (sicuramente no) o dalla parte dei farisei? La risposta di Gesù avrebbe svelato di quale corrente rabbinica il Maestro facesse parte. Se avesse risposto che non c’è un comandamento maggiore di un altro, avrebbe svelato le sue simpatie filo-farisaiche. Per i farisei, infatti, era considerato un oltraggio gerarchizzare i comandamenti in quanto tutti i comandamenti (più di seicento) avevano pari forza vincolante, pari dignità, pari valore. Se avesse dato una risposta positiva, Gesù si sarebbe posto sul filo di demarcazione tra ebraismo ed eresia. Dipendeva dall’articolazione della risposta. Gesù articolò la risposta citando due testi dell’Antico Testamento e fornendo due giudizi. Il primo testo è l’inizio dello Shemà (Dt 6,4) e il secondo è la conclusione del comandamento che proibisce la vendetta tra ebrei (Lv 19,18). Le due considerazioni riguardano la valutazione del secondo comandamento e i due comandamenti annunciati. Il secondo comandamento è «simile» al primo e, quindi, inseparabile dal primo: non si può amare Dio senza amare il prossimo e se stessi. Dalla fede, dunque, e dalla preghiera trae radici il comandamento dell’amore, non dalla nuda volontà. Il fondamento dell’amore cristiano trae la sua forza dall’imitazione di Cristo («Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri»: Gv 13,34). (Don Renato De Zan)

VITA ECCLESIALE

Sabato 28

   

Domenica 29

10.30

18.00

+ Angelo, Carlo, Adamo e Irene

+ Montesi Natale

Lunedì 30

   

Martedì 31

8.00

18.00

+ Piccolo Biagio e fam. , Costanzo Antonio e fam.

+ Benfenati Anselmo

+ Sangiorgi Gian Battista, Giacomo, Vittorina, Maria e Raimondo

Mercoledì 01

10.30

+ Francesco Marconi e deff. della famiglia

Giovedì 02

8.00

10.00

15.00

+ Vincenzo, Elisa e deff. fam. Biancoli e Penazzi

Deff. fam. Foschini, Capucci, Farolfi, Rabeggiani e Pacilli

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Angela ed Ettore Mongardi e figli, Piera, Desiderio ed Emilio

Tutti i defunti

Venerdì 03

8.00

+ Facchini Franca e Lanzoni Marta

Sabato 04

9.30

18.00

Per i caduti di tutte le guerre

+ Vincenzo Guida e Rocco Maria Carmela, Giuseppe e Vincenzo

Domenica 05

   

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

(anticipato alle 16.55 [prima della Via Crucis] )

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Ottobre – Novembre 2023

Domenica 29

XXX del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (in S. Paolo)

Ore 16.00 (Circolo massese) : Festa degli anziani preparata dalla Caritas parrocchiale

Ore 17.00 (oratorio) : “October fest” Quartieri in festa

Martedì 31

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Mercoledì 01

Tutti i Santi

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario intero per tutti i defunti

Giovedì 02

Commemorazione fedeli defunti

Ss. Messe alle ore 8.00 e 18.00 (S. Paolo) e

Ore 10.00 (Santuario)

Ore 15.00 (Santuario) : S. Messa (segue benedizione alle tombe)

Venerdì 03

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Sabato 04

Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Ore 9.30 (S. Paolo) : S. Messa per i caduti di tutte le guerre

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Domenica 05

XXXI del T.Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (in S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

1 – Mercoledì 1 novembre dalle ore 17.00 all’oratorio si svolge la “Festa dei Santi”.

(vedi programma a parte)

Attenzione. Da domenica 29 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 13,10-17

Lc 13,18-21

Mt 5,1-12a

Mt 25,31-46

Lc 14,1-6

Lc 14,1.7-11

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Nella storia della liturgia in 0ccidente, diversamente da quanto è accaduto per le Chiese orientali, si ebbe uno sviluppo continuo e progressivo del culto eucaristico fuori della Messa attraverso particolari forme rituali. Sino al secolo XI si mantenne la prassi di conservare, quasi in forma privata, nelle case dei fedeli e nelle sacrestie delle chiese le specie eucaristiche rimaste dopo la celebrazione, senza però che la venerazione ad esse riservata assumesse pratiche e rituali specifici. La situazione cominciò a subire un notevole cambiamento dal secolo XI, quando cioè si estese ovunque l’uso di conservare l’Eucaristia all’interno delle chiese e nel contempo si accrebbero verso di essa particolari segni rituali di onore e adorazione, come genuflessioni, incensazioni, accensione di lampade. ln breve tempo si venne a creare una sempre più precisa e abbondante ritualità, al punto tale da costituire, già nel secolo successivo, un vero e proprio «culto eucaristico» fuori della Messa. Il punto di svolta di questa evoluzione, avvenuta tra l’XI e XII secolo, coincide anche nella riflessione teologica con quella che allora fu detta questione della «presenza reale» di Cristo nell’Eucaristia, questione che alcuni secoli più tardi riemerse con il sorgere della controversia protestante. Mentre le incerte e negative posizioni di Berengario nell’XI secolo rimasero tutto sommato confinate nelle scuole teologiche, dividendole principalmente nel modo di intendere la presenza reale nell’Eucaristia, nel XVI secolo la controversia eucaristica assunse subito un carattere eretico perché implicava la negazione tanto del sacrificio di Cristo nella Messa quanto del perdurare della sua presenza reale nel Sacramento dopo la celebrazione. Le conseguenze furono diverse ma entrambe dirette a spostare l’attenzione dalla celebrazione all’adorazione, e quindi dall’altare al tabernacolo. Dalla lotta berengariana, quasi come reazione, si sviluppò verso l’Eucaristia una devozione fortemente «sensibile», cioè non ci si accontentava di percepire con la fede la realtà del corpo di Cristo, ma di esso si cercava un’esperienza sensibile, con quell’avidità del concreto e del tangibile tipica della cultura medioevale: sia nella Messa, sia nelle esposizioni eucaristiche e nelle processioni che nascono in questo tempo, si cerca, soprattutto nel «vedere» l’ostia, la presenza reale di Cristo, intesa come vera presenza fisica. Sebbene la forte ondata devozionale del tempo, nella quale non è assente una buona dose di esagerazione e superstizione, coinvolga tanto la Messa quanto le altre manifestazioni eucaristiche, senza creare ancora una vera divisione tra Messa e adorazione, tra altare e tabernacolo, le specie eucaristiche cominciano a diventare un «oggetto sacro» di culto quasi a sé stante, il «Corpo del Signore», per cui alla Messa non si fa la comunione ma vi si assiste, molto spesso solo materialmente, per vedere il miracolo eucaristico che si compie e per godere dei suoi frutti, pure qui più fisici che spirituali (longevità, guarigione, protezione, immunità da mali vari, ecc.), grazie che si possono ottenere ugualmente nel culto di adorazione fuori della celebrazione. Alle tesi di Lutero, che più di negare direttamente la presenza reale di Cristo negava fermamente la verità del sacrificio eucaristico e il perdurare della presenza reale dopo la comunione, la reazione teologica fu assai più decisa e ratificata dal Concilio di Trento in due sessioni, nella XIII sul «sacramento» dell’Eucaristia, in quanto si riceve, e nella XXII sul «sacrificio» della Messa, in quanto si offre. Le parole più entusiastiche del Concilio non vanno però all’Eucaristia come sacrificio e come partecipazione a esso con la comunione, ma al culto di adorazione del Sacramento. Nella pratica liturgica tale riflessione portò questa volta a un allontanamento sempre più marcato tra celebrazione e adorazione: la Messa portava primariamente all’adorazione e non tanto alla comunione, che del resto era fissata come obbligatoria solo una volta all’anno e quindi quasi mai prevista nel rito per i fedeli; la riserva eucaristica era infatti vista più in funzione dell’esposizione piuttosto che servire da comunione fuori della Messa, salvo il caso del Viatico. L’altare, in questo modo, ha perso la propria centralità nell’edificio liturgico per lasciare il posto al tabernacolo. Il rinnovamento liturgico voluto dal Concilio Vaticano II ha riportato l’altare al centro della chiesa, la celebrazione eucaristica nel cuore del culto cristiano, in cui la partecipazione piena, consapevole e attiva dell’assemblea mostrasse ancora che la liturgia è «fonte e culmine» del la vita della Chiesa. [3 continua]

Programma dal 21 al 29 ottobre 2023

Letture: Isaia 45,1.4-6 / Salmo 95 / 1Tessalonicesi 1,1-5b

Grande è il Signore e degno di ogni lode.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (22,15-21)

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.

Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».

Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.30 Per Luca e Matteo (viventi) e per i deff. fam. Venturini e Manara+ Antonio

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Domenica 22 10.3018.30 + Gagliardi Bruno e Resta Albertina+ Adriano Castelli

Secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Lunedì 23 18.30 + Giuseppa, Carmela e Filippo Sebastiano
Martedì 24 8.00 + Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda+ Massari Anna
Mercoledì 25
Giovedì 26
Venerdì 27 8.00 + Settembrini Augusto
Sabato 28
Domenica 29 18.00 + Montesi Natale

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : AOttobre 2023
Domenica 22XXIX del T. Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea
Lunedì 16 Ore 20.45 (canonica) : Caritas Parrocchiale
Mercoledì 25 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 27 Giornata di preghiera e digiuno per la PaceOre 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 28Ss. Simone e Giuda S. Messa prefestivaOre 15.30 (oratorio) : Festa del “Ciao” preparata da ACR
Domenica 29XXX del T.Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (in S. Paolo)Ore 16.00 (Circolo massese) : Festa degli anziani preparata dalla Caritas parrocchiale

Ore 17.00 (oratorio) : “October fest” Quartieri in festa

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – Venerdì 27 ottobre giornata di digiuno e di preghiera per la Pace.

2 – Sabato 28 ottobre ore 15.00 : Inaugurazione dell’Area verde dedicata a Baden-Powell .

3 – Domenica 29 ottobre torna l’Ora Solare

4 – Mercoledì 1 novembre dalle ore 17.00 in poi all’oratorio si svolge la “Festa dei Santi”.

A – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 12,13-21 Lc 12,35-38 Lc 12,39-48 Lc 12,49-53 Lc 12,54-59 Lc 6,12-19

Vivere il mistero– Il testo evangelico originale è stato arricchito dal classico incipit liturgico «In quel tempo», ma è stato impoverito dell’ultimo versetto: («A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono»). Il testo biblico originale è, infatti, Mt 22,15-22, mentre la liturgia legge Mt 22,15-21. Alla liturgia non interessa la meraviglia degli astanti, ma il detto sapienziale conclusivo del Maestro, che per il discepolo di Gesù si pone come principio: come cittadino deve pagare le tasse, come cristiano è chiamato a donare il suo cuore a Dio. Il testo di Mt22,15-21 è un’apologia. Gesù sa di essere attaccato con malizia («Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose…»). La malizia dei farisei e degli erodiani consiste in questo: se Gesù avesse detto di pagare le tasse avrebbe urtato terribilmente il nazionalismo, diversamente, se avesse detto di non pagarle, avrebbe urtato terribilmente i filo-romani. Di fronte alla moneta che aveva inciso sul recto «Tiberius Caesar divi Augusti filius Augustus» (Tiberio Cesare Augusto, figlio del divino Augusto), mentre sul verso aveva inciso «Pontifex Maximus» (Pontefice Massimo), per Gesù è stato facile esprimere il concetto di restituzione a Cesare di ciò che è di Cesare. Molto più interessante è la seconda parte della risposta. Se è giusto restituire a Dio ciò che è di Dio, diventa necessario chiedersi che cosa sia di Dio. La preghiera dello «Shemàh» (Dt 6,4-5) indica tutto il mondo interiore dell’uomo. Questo va donato a Dio: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze». Le tasse non riconoscono il primato di Cesare, ma il dono del mondo interiore a Dio, sì. Questo concetto teologico non deve far dimenticare che Dio, nel suo disegno di salvezza, alle volte misterioso per l’intelletto umano, si è servito e si serve del potere politico per condurre la storia verso il suo fine salvifico. Si è servito dei Babilonesi per correggere il suo popolo (esilio babilonese) e, poi, di Ciro per liberarlo dall’esilio (cf. prima lettura: Is 45,1.4-6). L’affermazione di Gesù è stata dura non solo per i suoi avversari, ma anche per i suoi discepoli. Una buona parte di essi era zelota. Matteo-Levi, invece, era pubblicano come Zaccheo. Le donne, che aiutavano il gruppo di Gesù, provenivano, anche se non tutte, dalle classi abbienti degli erodiani o dei pubblicani (cf. Lc 8,1-2). Nemici giurati di Gesù erano i sadducei e i farisei, sebbene tra questi Gesù annoverasse dei simpatizzanti (cf. Nicodemo, Giuseppe di Arimatea, ecc.). Non dimentichiamo che una buona parte della prima comunità cristiana di Gerusalemme proveniva dalle file del fariseismo (At 15,5). (Don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [] (di don D. Ravelli)

L’Eucaristia è essenzialmente e prima di tutto la celebrazione del sacrificio di Cristo, alla quale i fedeli partecipano in modo pieno accostandosi alla mensa del Signore per ricevere la comunione (cf. SC 55). Tuttavia questa azione liturgica, fin dai primi tempi, ha potuto prolungarsi in diversi modi, secondo le epoche e i luoghi: con il Viatico portato ai moribondi, che troviamo da sempre e ovunque; con la prassi della comunione fuori della Messa, secondo un uso antichissimo, nei giorni in cui essa non è celebrata oppure quando si è impediti a parteciparvi, in particolare per gli anziani e i malati; con la pratica di adorare il sacramento dell’Eucaristia, sia privatamente sia con espressioni pubbliche e comunitarie, che deriva da usi precedenti ma introdotta e sviluppata solo nel secondo millennio del cristianesimo, senza però divenire mai generale in tutte le Chiese. Un libro del Rituale Romano, revisionato dopo il Concilio Vaticano II, è dedicato specificatamente a questo «prolungamento» della celebrazione Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico. Proprio nell’Introduzione generale viene precisato lo scopo per cui si conserva l’Eucaristia e, di conseguenza, giustificata pure la necessità di un «luogo» riservato alla sua custodia e venerazione fuori della celebrazione eucaristica: «Scopo primario e originario della conservazione dell’Eucaristia fuori della Messa è l’amministrazione del Viatico; scopi secondari sono la distribuzione della comunione e l’adorazione di nostro Signore Gesù Cristo, presente nel Sacramento. La conservazione delle sacre specie per gli infermi portò infatti alla lodevole abitudine di adorare questo celeste alimento riposto e custodito nelle chiese; un culto di adorazione che poggia su valida e salda base, soprattutto perché la fede nella presenza reale del Signore porta naturalmente alla manifestazione esterna e pubblica di questa stessa fede» (n. 5). Il sacramento dell’Eucaristia è stato da sempre oggetto di particolare venerazione da parte della Chiesa. Per «culto eucaristico», infatti, si intende l’insieme degli atti di tale adorazione, tanto quelli rivolti al sacramento eucaristico durante la celebrazione della Messa, spiegati e regolati dal Messale stesso, quanto a quelli compiuti fuori di essa, la cui origine è appunto legata alla conservazione delle specie eucaristiche fuori della celebrazione. [2 continua]

Programma dal 14 al 22 ottobre 2023

Letture: Isaia 25,6-10a / Salmo 22 / Filippesi 4,12-14.19-20

Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 14 18.30 + Guida, Domenico, Leonina e Rosina

+ Lanzoni Lino e Ugo (anniv.)

Domenica 15 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Per Clara e Andrea (viventi)

+ Ada, Silvana, Aldo e Domenico

Lunedì 16 18.30 + Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno
Martedì 17 8.00 + Renato Lamoniga
Mercoledì 18 18.00 + Pizzigalli Vittorio (trigesima)

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Giovedì 19 18.00 + Guadagnini Viarda

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Venerdì 20 8.00 Per Luca, Matteo e genitori (viventi)
Sabato 21 18.30 + Antonio

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Domenica 22 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Adriano Castelli

Secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola

+ Aranassa Rosmelyn Lopez Hidalgo e Barbara Yelitza Moreno

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Ottobre 2023

Domenica 15

XXVIII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30, 15.00 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima

Lunedì 16 Ore 20.45 (canonica) : Caritas Parrocchiale
Mercoledì 18

S. Luca ev.

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Venerdì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 22

XXIX del T.Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30, 15.00 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – Martedì 17 ottobre giornata di digiuno e di preghiera per tutte le guerre.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 11,29-32 Lc 11,37-41 Lc 10,1-9 Lc 11,47-54 Lc 12,1-7 Lc 12,8-12

Vivere il mistero– Il testo biblico di Mt 22,1-14 inizia così: «Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse…». Il testo biblico originale non dice a chi Gesù stia parlando. Leggendo attentamente il contesto, precedente e successivo, si comprende come Gesù avesse prima parlato ai sommi sacerdoti e agli scribi (Mt 21,45) con la parabola dei vignaioli omicidi e annessa riflessione. Adesso parla ai farisei (Mt 22,15). Per questo motivo il testo biblico-liturgico ha questo avvio: «In quel tempo Gesù riprese a parlare con parabole ai capi dei sacerdoti e ai farisei e disse». Le piccole aggiunte chiariscono chi siano i destinatari di ciò che il Maestro dice. Il testo di Mt 22,1-14 è una parabola allegorizzata, dove il messaggio di Gesù e la catechesi della Chiesa nascente si fondono in armonia. Mentre la parabola «provoca», l’allegoria «insegna». Il racconto è articolato in due parti. All’inizio c’è sempre l’iniziativa gratuita del re che intende fare festa per le nozze del figlio. Nella prima parte del testo parabolico l’invio dei servi è duplice («Egli mandò i suoi servi… Di nuovo mandò altri servi») come nella parabola dei vignaioli omicidi. In quest’ultimo racconto i servi – a livello redazionale – rappresentano forse i profeti preesilici e postesilici. L’invio dei servi avrebbe lo stesso valore anche nella parabola delle nozze (sebbene qualche biblista pensi ai missionari cristiani!). I primi invitati, allora, sarebbero un’allusione al popolo ebraico. La conclusione della prima parte della parabola è dura e severa. Si tratta di una profezia velata della fine di Gerusalemme. La seconda parte è tutta giocata sulla gratuità. Gli invitati della seconda parte potrebbero rappresentare i popoli pagani. Alle nozze possono essere presenti «buoni e cattivi». A conclusione di questa seconda parte c’è la nota dura, come nella prima parte. Là si parlava dell’uccisione degli «assassini» e dell’incendio della città, qui si parla di un tizio senza abito nuziale cacciato via dal banchetto per essere gettato «fuori nelle tenebre» perché senza veste. Non si poteva partecipare a un convito di nozze senza la veste di festa, che era la manifestazione esterna della dignità e del ruolo della persona. Era anche simbolo delle azioni del credente: «La veste di lino sono le opere giuste dei santi» (Ap 19,8). La veste, dunque, nel linguaggio allusivo di Gesù manifesta l’adempimento della volontà del Padre. Non è la partecipazione che salva, ma la partecipazione con la veste. Gesù, infatti, aveva detto: «Non chi dice: “Signore, Signore”, ma chi fa la volontà del Padre entra nel Regno». (Don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (prima parte) [] (di don D. Ravelli)

Nella maggior parte delle nostre chiese l’elemento centrale – dominante sullo stesso altare – è stato, per circa quattro secoli, il tabernacolo eucaristico. Il culto per la Santissima Eucaristia ha inciso così fortemente nella formazione spirituale del popolo cristiano che l’idea stessa dell’edificio di una chiesa cattolica è comunemente associata alla presenza in essa del tabernacolo. Entrando in qualunque chiesa, infatti, lo sguardo va immediatamente alla ricerca di Cristo presente nel sacramento dell’Eucaristia per compiere un atto di adorazione, al modo di «un saluto», proprio come si fa con chi ti accoglie nella sua casa. Lì, poi, ci si ferma per la preghiera personale, prolungata e silenziosa, oppure ci si dispone eventualmente per la celebrazione liturgica. Mentre nelle chiese edificate prima del Concilio Vaticano II è possibile compiere questa pratica con una certa naturalezza, in quanto il tabernacolo è posto quasi sempre in fondo all’abside e ben visibile sul vecchio altare maggiore, in quelle più recenti, o recentemente adeguate alla liturgia postconciliare, occorre invece prima guardarsi bene attorno per individuare il luogo della custodia eucaristica. Tra i luoghi liturgici di un’aula ecclesiale, questo è certamente quello che oggi occupa i posti più diversi e, alla fine, è pure quello meno puntuale nelle indicazioni dei documenti ufficiali, il più vario nelle soluzioni architettoniche e il più controverso nella discussione sull’argomento. Viene quindi da domandarsi, nel nostro percorso all’interno dell’aula liturgica, se questo «segno» e «luogo» abbia davvero perso efficacia e significatività, oppure abbia acquisito, o recuperato, una propria e più specifica funzionalità al suo interno, dove il rinnovamento liturgico ha riconosciuto il primato della celebrazione eucaristica e quindi la centralità dell’altare. Ponendoci ovviamente in questa seconda prospettiva, ecco allora che il tabernacolo e il suo posto nella chiesa non possono non rapportarsi con altri interrogativi di fondo che riguardano il significato di centralità della celebrazione rispetto al culto eucaristico fuori della Messa, i rapporti tra la celebrazione e la conservazione dell’Eucaristia e le ragioni stesse di questa conservazione. In una domanda: quale rapporto nelle nostre chiese tra tabernacolo e altare? [1 continua]

Programma dal 7 al 15 ottobre 2023

Letture: Isaia 5,1-7 / Salmo 79 / Filippesi 4,6-9

La vigna del Signore è la casa d’Israele.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:

«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

“La pietra che i costruttori hanno scartato

è diventata la pietra d’angolo;

questo è stato fatto dal Signore

ed è una meraviglia ai nostri occhi”?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore.

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VITA ECCLESIALE

Sabato 07 18.30
  • Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini
  • + Angelo Mazzotti, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
  • + Giuva Alfonso
  • + Giuseppe, Vittorio, Salvatore, Franco, Lucia, Lidia, Elisabetta e Guido
Domenica 08
Lunedì 09 18.30 + Lea e Anselmo

+ Paola e Angelina

Martedì 10
Mercoledì 11
Giovedì 12
Venerdì 13 8.00 + Giovanna Avveduti
Sabato 14 18.30
  • + Guida, Domenico, Leonina e Rosina
Domenica 15 18.30 Per Clara e Andrea (viventi)

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : A

Ottobre 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

XXVII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di inizio anno catechistico

Mercoledì 11 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 12 Ore 20.30 (Voltana) : S. Rosario seguito alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.
Venerdì 13 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 14 Ore 14.45 – 17.00 : (S. Paolo) : Ritiro con confessione per i ragazzi che si preparano a ricevere il sacramento della Cresima.
Domenica 15

XXVIII del T.Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30, 15.00 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,25-37 Lc 10,38-42 Lc 11,1-4 Lc 11,5-13 Lc 11,15-26 Lc 11,27-28

Vivere il mistero– Questa parabola viene pronunciata da Gesù nell’area del tempio il giorno dopo il suo ingresso a Gerusalemme e la cacciata dei mercanti. La parabola odierna è preceduta da quella dei due figli dove il formalmente obbediente non va nella vigna a lavorare al contrario dell’altro che aveva opposto un rifiuto verbale. Gesù sta parlando ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo (cf Mt 21,23). Questa contestualizzazione rende più chiaro ciò che Gesù intende comunicare e a chi, adattando in qualche modo la parabola di Isaia sulla vigna (prima lettura). È evidente il riferimento agli antichi profeti «bastonati, uccisi e lapidati». La loro stessa vita è una profezia della sorte di Gesù: l’erede che viene cacciato fuori della vigna e ucciso, fuori delle mura della città santa. Gesù cerca di fare un estremo tentativo per aprire gli occhi dei suoi interlocutori. Il loro cuore è indurito e reso cieco da una religiosità formale, abitudinaria e ridotta a un mestiere, a uno strumento a servizio del proprio potere a difesa dei propri privilegi. «Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti». È l’annuncio di un Israele che apre ai confini del mondo. «Da ultimo mandò loro il proprio figlio». Gesù è l’ultima parola di Dio, la più completa; in lui è sintetizzato tutto ciò che Dio vuole comunicare all’umanità. Il Vangelo non annuncia una morale ma una persona. Non si tratta semplicemente di aderire a una dottrina per quanto saggia e profonda. La fede cristiana non coinvolge solo l’intelletto ma tutto il nostro essere come quando si ama una persona. Quando si ama veramente Gesù non sono necessarie tante norme. È l’amore che suggerisce le parole e le azioni giuste. Quando Gesù racconta le parabole non emette direttamente alcuna sentenza di condanna contro i suoi interlocutori, ma li costringe in qualche modo a tirare essi stessi le conseguenze: «Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». L’annuncio cristiano non è una serie di condanne. È un messaggio esigente che pone ciascuno di noi di fronte alle proprie responsabilità nel fare le scelte di vita, nel verificarne la coerenza o meno con il vangelo. Sia la prima lettura come il brano evangelico evidenziano come la vita del profeta (e ogni cristiano è tale per il battesimo e la cresima ricevuti) sia destinata a incontrare le difficoltà che provengono dalla durezza di cuore e dalla stoltezza degli uomini. Chi segue Cristo deve mettere in conto anche l’eventualità del rifiuto e dell’apparente fallimento. 5an Paolo esorta ad affidare queste angustie a Dio attraverso la preghiera. È il sacrificio che siamo esortati a offrire per conformarci totalmente a Cristo rifiutato ma vincitore. La Chiesa manifesta solennemente la sua fiducia in Dio attraverso la preghiera dei fedeli. Questa preghiera «vuole associare i fedeli alla preghiera di Cristo che sempre intercede per noi. Cosi la solidarietà orante si apre a tutti i fratelli facendosi carico dei loro problemi, delle loro angosce, delle loro aspirazioni; e la Messa, ponte fra cielo e terra, diventa il luogo di comunicazione e di incontro con i fratelli lontani in una quotidiana e incessante edificazione dell’unità e della pace» (Orazionale, Premessa CEl,2). (don Silvano Sirboni)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Anche a chiesa vuota, senza celebrazione eucaristica, l’altare ci introduce nel mistero divino e all’incontro con lui. Esso sta davanti a noi come epifania e icona permanente di Cristo, che proprio lì si fa presente in modo mirabile e ci raccoglie intorno a sé alla mensa del sacrificio e del convito pasquale. Segno infine che ci ricorda il significato spirituale dell’altare intimo dell’uomo, dove avviene l’incontro personale con Dio e viene offerto il dono a Lui gradito: «La forza più profonda dell’anima – osserva acutamente Guardini – è la sua capacità di offerta. È nell’intimo dell’uomo che hanno sede la calma e la limpidezza donde sale l’offerta a Dio. Appunto di questo nucleo più intimo, calmo e forte, proprio dell’uomo, l’altare di pietra è il segno visibile. Esso sta nella parte più santa della chiesa, elevato da gradini sul resto dello spazio, che pure è distinto esteriormente dalle altre opere dell’uomo, distaccato come il santuario dell’anima. Saldamente eretto sullo zoccolo sicuro, come il volere verace dell’uomo che non ignora Dio ed è deciso ad impegnarsi per Lui. E sullo zoccolo la “mensa”, un luogo ben preparato su cui è presentata l’offerta. Nessuna angolosità, superficie tutta libera. Nessuna penombra né azione nell’oscurità, bensì aperta a tutti gli sguardi. Cosi, come l’offerta ha da aver luogo nel cuore. Tutta dispiegata dinanzi allo sguardo di Dio, senza riserve né secondi fini. Ma l’uno è in intima relazione coll’altro: l’altare esteriore con quello interiore. Quello è il cuore della chiesa; questo la realtà più profonda di un petto umano che palpiti, del tempio interiore, del quale l’esterno colle sue pareti a volte è espressione e similitudine». [6 fine]

Programma dal 30 settembre all’8 ottobre 2023

Letture: Ezechiele 18,25-28 / Salmo 24 / Filippesi 2,1-11

Ricordati, Signore, della tua misericordia.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.30 + Francesco Vilardo
Domenica 01 10.30

18.30

+ Mondini Luigi e Alfredo

Per una famiglia e per il defunto Fabio

+ Alberto e Maria Giovanna Marchetti

Lunedì 02 18.30 + Biancoli Vincenzo
Martedì 03 8.00 + Pasquale Soccio
Mercoledì 04 18.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica e Silverio
Giovedì 05
Venerdì 06
Sabato 07 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini

+ Angelo Mazzotti, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando

Domenica 08

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Ottobre 2023

Domenica 01

XXVI del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 (al Santuario) e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (celebrata nel piazzale del Santuario).

Ore 17.30 (Santuario): S. Rosario

Lunedì 02

Ss. Angeli custodi

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (Collegiata) : Incontro sul tema “Gli abusi nella Chiesa” con don Gottfried Ugolini e la d.ssa Maria Agnese Cheli.

Mercoledì 04

S. Francesco d’Assisi

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Venerdì 06 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 07

B. V. Maria del Rosario

Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza a piedi in pellegrinaggio verso il Santuario e recita del S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa.

Domenica 08

XXVII del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di inizio anno catechistico

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 1 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.30 : S. Rosario nel Santuario

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 18,1-5.10 Lc 9,51-56 Mt 11,25-30 Lc 10,1-12 Lc 10,13-16 Lc 1,26-38

Vivere il mistero– Il testo biblico e il testo biblico-liturgico di Mt 21,28-52 coincidono, fatto salvo per l’incipit liturgico («In quel tempo Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo») che indica sia il mittente sia il destinatario di quanto viene detto. Questa precisazione liturgica ha una sua importanza perché chiarisce come Gesù si rivolga di proposito a quella categoria di persone, presente in ogni religione, in ogni tempo e in ogni luogo, che ritiene l’obbedienza formale della Legge il vero adempimento della fede, mentre dimentica l’obbedienza a Dio nella storia che presenta sempre nuove e complesse situazioni a cui rispondere. Il testo è composto da una parabola (Mt 21,28-31b) e dalla riflessione sapienziale che ne consegue (Mt 21,31c-32). Sotto il profilo letterario, la parabola è riportata per intero nelle sue parti: la domanda iniziale, il racconto vero o verosimile, la domanda specifica finale, la risposta degli ascoltatori. Il meccanismo è chiaro: gli ascoltatori, rispondendo alla domanda specifica, pongono le basi per una «autocensura» che Gesù esplicita nella riflessione sapienziale. In questo breve brano c’è tutta la saggezza pedagogica di Gesù. L’obiettivo del Maestro è far sì che l’ascoltatore diventi in qualche modo terapeuta di se stesso. L’ascoltatore, infatti, giudicando la situazione della parabola, giudica se stesso. La parabola di Gesù è riassumibile in una battuta molto semplice: la volontà del Padre è compiuta da chi formalmente dice di non farla ma di fatto, poi, la fa, mentre non è adempiuta da chi formalmente dice di farla, ma poi non la compie. La riflessione sapienziale chiarisce in modo preciso le intenzioni del Maestro. Coloro che avevano detto «sì» a Dio – o presumevano di averlo detto – non hanno accolto il messaggio del Battista e, dunque, non hanno accolto il Messia nella persona di Gesù. Costoro sono «i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo». Coloro che avevano detto «no» (pubblicani e prostitute) a Dio hanno creduto al messaggio di Giovanni e, dunque, erano disposti ad accogliere Gesù come Messia. Il figlio che prima rifiuta, ma poi di fatto adempie la volontà del padre, ha compiuto un cambiamento. Il testo italiano, parlando del figlio che ha adempiuto l’obbedienza al Padre perché ha fatto la sua volontà, dice che si pentì. Il verbo greco corrispondente, metamèlomai, significa «cambiare l’animo e il cuore». L’uso che Matteo fa del verbo indica che la conversione non è solo la conversione morale, ma anche la conversione di fede. Alla fine del versetto Mt21,32 il verbo è associato all’atto del credere, dare fiducia («non vi siete nemmeno pentiti, metemelèthete, così da credergli, tu pistéusetai autò»). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

L’altare è forse il luogo celebrativo che più soffre la Babele del linguaggio dei simboli, dove quello che dev’essere un chiaro e immediato «segno cristico» del mistero celebrato è caricato e appesantito da tanti altri oggetti e ornamenti che soffocano la sua stessa voce e rendono le sue «parole» un linguaggio ormai incomprensibile. Lo stesso numero dei Praenotanda del Messale è dedicato interamente all’ornamento della mensa con i fiori, di fatto quello più comune alla tradizione cristiana come pure alla cultura di ogni popolo: coerente comunque al principio annunciato della «moderazione», dispone che «l’ornamento del fiorista sempre misurato e, piuttosto che sopra la mensa dell’altare, si disponga attorno ad esso» (OGMR 305). Ancora una volta la «mensa del Signore» non può trasformarsi in una «mensola», in questo caso, per gli addobbi floreali. Non sempre, poi, una disposizione ricca e abbondante di fiori è la più elegante e opportuna, perché nasconde l’altare e soprattutto non permette a tutti di vedere quanto viene celebrato su di esso. L’altare va inoltre ornato con fiori in modo adatto al tempo liturgico: nel tempo d’Avvento conviene usare una misura conveniente alla natura di questo tempo, evitando di anticipare la gioia piena della Natività del Signore; nel tempo di Quaresima è proibito ornare l’altare con fiori, a cui tuttavia fanno eccezione la domenica Laetare (IV di Quaresima), le solennità e le feste (cf. ibidem). La Nota pastorale della CEI su La progettazione di nuove chiese (1993) ci aiuta, con una splendida sintesi, a concludere queste pagine che hanno provato a «leggere» l’altare come un oggetto, quale luogo celebrativo «centrale» nell’edificio ecclesiale e nella liturgia cristiana, ma soprattutto a «far parlare» questo simbolo, perché abitato da «qualcuno», dalla presenza di Cristo: «L’altare è il punto centrale per tutti i fedeli, è il polo della comunità che celebra. Non è un semplice arredo, ma il segno permanente del Cristo sacerdote e vittima, è mensa del sacrificio e del convito pasquale che il Padre imbandisce per i figli nella casa comune, sorgente e segno di unità e carità. Dovrà pertanto essere ben visibile e veramente degno; a partire da esso e attorno ad esso dovranno essere pensati e disposti i diversi spazi significativi» (n. 8). [5 continua]

Programma dal 23 settembre al 1 ottobre 2023

Letture: Isaia 55,6-9 / Salmo 144 / Filippesi 1,20c-24.27a

Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Dal Vangelo secondo Matteo (20,3-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 23
Domenica 24 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Maria

Lunedì 25
Martedì 26
Mercoledì 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Giovedì 28
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale
Sabato 30
Domenica 01 10.30

18.30

+ Mondini Luigi e Alfredo

+ Alberto e Maria Giovanna Marchetti

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Settembre – Ottobre 2023

Domenica 24

XXV del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Mercoledì 27 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 29

Ss. Michele, Gabriele e Raffaele

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 01

XXVI del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 (al Santuario) e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (in caso di maltempo sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 17.30 (Santuario): S. Rosario

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 1 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.30 : S. Rosario nel Santuario

Da Lunedì 02 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 8,16-18 Lc 8,19-21 Lc 9,1-6 Lc 9,7-9 Gv 1,47-51 Lc 9,43b-45

Vivere il mistero– L’aggiunta liturgica con cui inizia il Vangelo chiarisce il mittente, il destinatario e il genere letterario del messaggio («In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola»). Nel testo di Matteo, la parabola degli operai mandati nella vigna segue immediatamente il dialogo tra Pietro e Gesù sulla ricompensa che riceverà colui che ha lasciato tutto per il Regno. Nel Vangelo bisogna leggere la parabola contestualmente a questo dialogo. Emerge così il tema della ricompensa divina che non può essere calcolata umanamente. Il Lezionario liturgico, invece, staccando la parabola dal dialogo tra Gesù e Pietro, rende il brano autonomo. Il lettore scopre un significato nascosto: Dio, e solo Lui, è capace di associare la bontà-misericordia alla giustizia. Il testo della parabola è suddiviso da due elementi che aprono e chiudono il giorno: «all’alba» (Mt 20,1-7) e «quando fu sera» (Mt 20,8-16). Nella prima parte viene detto che il padrone uscì quattro volte (all’alba, alle nove del mattino, a mezzogiorno, alle cinque di sera) e altrettante volte chiamò operai nella sua vigna. Solo con gli operai della prima ora (all’alba) il padrone stipula un patto. Con gli altri, no. Molti antichi commentatori hanno visto negli operai dell’alba l’allusione al popolo ebraico. Negli altri operai, hanno visto il popolo cristiano. Questa precisazione potrebbe gettare nuova luce sull’espressione conclusiva: «Gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi». L’articolazione del racconto evidenzia diverse antitesi. Da una parte c’è la fatica di chi ha lavorato tutto il giorno e la fatica di chi ha lavorato un’ora soltanto. Da una parte c’è un contratto («un denaro al giorno») e dall’altra la generosità libera del padrone. Da una parte c’è il silenzio totale (non viene evidenziata la riconoscenza) e dall’altra c’è la mormorazione. Da una parte la giustizia, dall’altra la bontà. Questa forma narrativa per antitesi fa risaltare quanto già detto nella prima lettura: «Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie… Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri». Accogliere questa verità significa «convertirsi» (ritornare «al Signore che avrà misericordia») e pensare secondo Dio. Infine, la risposta del padrone della vigna contiene il messaggio che va oltre le parole. Di fronte a chi lavora per «contratto», il padrone si comporta di conseguenza: rispetta il contratto. Di fronte a chi lavora affidandosi, il padrone non rispetta nessun contratto, ma fa leva sulla propria bontà. Umanamente si prova disagio. Tale disagio, però, nasce dalla comparazione e si chiama invidia. Comparando se stesso all’altro, l’uomo percepisce ingiustizia, prova invidia e si ribella. La giustizia divina va oltre quella umana, perché Dio sa coniugare alla giustizia quella bontà che l’uomo non può avere se vuol essere giusto. Questo è il motivo per cui Giobbe dice: «Chi gli può dire: “Che fai?”» (Gb 9,12). Le parole del profeta, dunque, non sono poesia, ma forte realtà. I pensieri e le vie di Dio non sono i pensieri e le vie dell’uomo. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Immediatamente dopo, si parla della presenza della croce d’altare e della sua collocazione: «Vi sia sopra l’altare, o accanto ad esso, una croce, con l’immagine di Cristo crocifisso, ben visibile allo sguardo del popolo radunato»; reputa inoltre conveniente «che questa croce rimanga vicino all’altare anche al difuori delle celebrazioni liturgiche, per ricordare alla mente dei fedeli la salvifica Passione del Signore» (OGMR 308). La presenza di altre «suppellettili» sull’altare, è introdotta dalle norme con un chiaro principio: «Sopra la mensa dell’altare possono disporsi solo le cose richieste per la celebrazione della Messa» (OGMR 306). Di conseguenza, viene esplicitamente indicato quanto «serve» e dunque possiamo trovare sopra di esso: l’Evangeliario, dall’inizio della celebrazione fino alla proclamazione del Vangelo; il calice con la patena, la pisside, il corporale, il purificatoio, la palla e il Messale, tutte cose però che devono essere disposte sulla mensa «solo dal momento della presentazione dei doni fino alla purificazione dei vasi» (lbidem). La stessa attenzione, infine, è suggerita anche per «ciò che può essere necessario per amplificare la voce del sacerdote», cioè il microfono, oggi indispensabile perché tutti possano udire chiaramente le parole del celebrante: sia collocato «in modo discreto» (lbidem). il senso di «moderazione» è richiesto ugualmente nell’ornare l’altare: nessuna aggiunta per abbellire e impreziosire deve sminuire il segno più importante, l’altare stesso (cf. OGMR 305). Gli eccessi di ornamento, infatti, contrastano con la leggibilità del medesimo segno, con il senso e gusto estetico, e con lo spirito del rinnovamento liturgico che richiede «dignità, decoro e bellezza, per significare e simbolizzare le realtà soprannaturali» (SC 122). [4 continua]

Programma dal 9 al 17 settembre 2023

Letture: Ezechiele 33,1.7-9 / Salmo 94 / Romani 13,8-10

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 09
Domenica 10 10.30

18.30

+ cg. Ferro Almerigo e Costantin Rina

+ Bertucci Carmelo

Lunedì 11
Martedì 12 8.00 + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina
Mercoledì 13
Giovedì 14 18.30 Per le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini
Venerdì 15 8.00 Per un defunto
Sabato 16
Domenica 17 10.30 Vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Settembre 2023

Domenica 10

XXIII del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo all’oratorio

Ore 18.00(oratorio) : 47° Palio del timone

Martedì 12

Ss.mo Nome di Maria

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 14

Esaltazione della S. Croce

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 15

B.V. Maria Addolorata

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.45 (S. Cassiano) : Incontro con Gioele Anni membro della segreteria nazionale del cammino sinodale sul tema “Il discernimento comunitario”

Domenica 17

XXIV del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,6-11 Lc 6,12-19 Lc 6,20-26 Gv 3,13-17 Gv 19,25-27 Lc 6,43-49

Vivere il mistero– Il brano evangelico odierno è una piccola parte del grande discorso ecclesiale di Mt 18,1-35 (il più grande, lo scandalo, la pecora smarrita, la correzione fraterna, la preghiera comune, il perdono delle offese, la parabola del servo spietato). Testo biblico e testo biblico-liturgico coincidono, fatto salvo l’incipit. Le parole di Gesù sono fondamentalmente cadenzate da due elementi letterari: la triplice ripetizione «se non ti ascolterà» e la duplice ripetizione «in verità io vi dico». Questi due elementi suddividono il testo in due momenti principali. Il primo riguarda la correzione fraterna (Mt 18,15-17) ed è scandito da quattro passaggi: «se ti ascolterà» (1x) o «se non ti ascolterà» (3x). Se la correzione va subito a buon fine, «avrai guadagnato tuo fratello». Se la correzione non va a buon fine, ci sono altri tre passaggi da compiere, sempre rispettosi della libertà altrui. Il secondo momento, invece, è scandito da due passaggi: «in verità io vi dico» (2x). Nel primo viene ripreso il detto che Gesù ha già pronunciato sull’apostolo Pietro: tutto ciò che legherai e scioglierai sulla terra verrà legato e sciolto anche in cielo. Là al singolare (a Pietro), qui al plurale (alla comunità). Nel secondo passaggio si trova la promessa di Gesù di essere in mezzo ai suoi, quando pregano in due o più. La proposta della correzione fraterna viene fatta da Gesù secondo lo stile letterario della legge casuistica, dove si pone il problema e, poi, si offre la soluzione. La soluzione è scandita a tappe. La cadenza della correzione fraterna si esprime in quattro momenti progressivi, qualora il destinatario non presti ascolto: «fra te e lui solo», «ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni», «dillo alla comunità», «sia per te come il pagano e il pubblicano». Le quattro tappe – viste dalla parte di chi corregge – sono importanti: prima la delicatezza della discrezione, poi l’intervento prudente con persone informate (e amiche), poi l’affido alla ricchezza educativa della comunità e, infine, l’assunzione dell’atteggiamento di Gesù che ha cercato i peccatori e ha chiamato i pubblicani. Nella correzione fraterna anche il ruolo della comunità è importante. Tre, infatti, sono gli interventi della comunità. Il primo riguarda la correzione («se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità»), quando il cristiano non riesce, come correttore, a ottenere nessun risultato: spesso la comunità può compiere ciò che il singolo non riesce a fare. Il secondo riguarda il potere che la comunità ha di perdonare: colui che sbaglia ne ha bisogno e, spesso, il perdono diventa esperienza per cambiare. Infine, la comunità ha il potere di pregare per colui che ha sbagliato. C’è un ultimo particolare da evidenziare. San Giacomo scrive che «chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati». Aiutare un fratello a migliorarsi equivale a salvare se stessi. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Una terza modalità di venerazione dell’altare è l’incensazione che «esprime riverenza e preghiera, come è indicato nella sacra Scrittura [cf. Sal 140,2; Ap 8,3-4]» (OGMR 276). È proprio nelle Premesse del Rito della Dedicazione che viene richiamato il significato profondo del gesto compiuto dopo l’unzione dell’altare e che si ripete in ogni altra celebrazione liturgica: «Significa che il sacrificio di Cristo, perpetuato sull’altare nel mistero, sale a Dio in odore di soavità; significa inoltre che le preghiere dei fedeli s’innalzano accette e gradite fino al trono di Dio» (DCA 173). Secondo le disposizioni dei Praenotanda del Messale romano l’incensazione dell’altare è facoltativa, tuttavia può essere compiuta in tutte le forme dl celebrazione della Messa, non solo in quelle solenni, in due momenti: al principio della Messa e alla preparazione dei doni (cf. OGMR 49 e 75), senza precedere o seguire il gesto con l’inchino che viene invece fatto solo alla croce, «per significare che l’offerta della Chiesa e la sua preghiera si innalzano come incenso al cospetto di Dio» (lbidem, n. 75). Nella logica della «verità dei segni» si muove ancora l’Ordinamento Generale del Messale Romano nell’indicare tanto le suppellettili da porre sopra l’altare quanto il suo ornamento. Il principio tradizionale dell’unicità dell’altare che, insieme a quello della sua centralità, significa alla comunità dei fedeli l’unico Cristo e l’unica Eucaristia della Chiesa, chiede innanzitutto che l’attenzione sia riservata all’altare principale, qualora esista nel fondo dell’abside il vecchio altare oppure altri altari laterali: esso solo va «ornato con particolare cura» e dignità, perché centro della sinassi eucaristica e segno visibile e permanente del mistero di Cristo che si è offerto e si offre al Padre (cf. OGMR 303). [2 continua]