Programma dal 2 al 10 settembre 2023

etture: Geremia 20,7-9 / Salmo 62 / Romani 12,1-2

Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

Dal Vangelo secondo Matteo (16,21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.

Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.

Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?

Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 02
Domenica 03 10.30

18.30

+ Stefano e Maria Baldini

+ Balestri Franco, Enzo, Edgardo ed Elisa Dalle Vacche

+ Emilia e Veliano Chiarini

Lunedì 04
Martedì 05
Mercoledì 06
Giovedì 07 18.30 + Tellarini Adolfo e coniugi Marangoni
Venerdì 08
Sabato 09
Domenica 10 18.30 + Bertucci Carmelo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : A

Settembre 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

XXII del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

Ore 16.00 (oratorio) : Pomeriggio e sera per bimbi e famiglie.

Lunedì 04 Ore 19.00 (oratorio) : “Cibi dal mondo” A tavola con le diversità culturali presenti sul territorio.
Martedì 05

S. Teresa di Calcutta

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 06 Ore 20.30 (oratorio) : Oratorio, quale futuro? Ci confrontiamo per dirci cosa pensiamo del futuro dell’oratorio.
Venerdì 08

Natività della

B.V. Maria

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (oratorio) : Din Don Bimbo d’Oro

Sabato 09 Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero d’Oro
Domenica 10

XXIII del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo all’oratorio

Ore 18.00(oratorio) : 47° Palio del timone

La festa della Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)

Sabato 2 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,16-30 Lc 4,31-37 Lc 4,38-44 Lc 5,1-11 Mt 1,1-16.18-23 Lc 6,1-5

Vivere il mistero– Il testo biblico del Vangelo inizia con: «Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva…». Questo modo di narrare lega l’episodio di Mt I6,21-23 all’episodio precedente (professione di fede e primato di Pietro: Mt 16,13-20). La liturgia taglia l’espressione «Da allora…» e la sostituisce con il solito incipit liturgico «In quel tempo». Si tratta di un invito molto forte a concentrare l’attenzione sulla tematica essenziale: pensare secondo Dio. Il testo si apre con il primo «annuncio della passione». È interessante notare come sia invalso l’uso di chiamare «profezia della passione» un testo che invece racchiude sia l’annuncio della sofferenza e della morte sia l’annuncio della risurrezione di Gesù («…venire ucciso e risuscitare il terzo giorno»: v. 21). Croce e risurrezione sono i parametri con cui il cristiano è chiamato a valutare la propria esistenza: sofferenza e gioia sono gli estremi che si intersecano e si annodano nel mistero dell’esistenza e della salvezza. Non è possibile assolutizzarne uno solo. La proposta di Gesù è forte: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà». L’espressione «andare dietro a…» equivale a «essere discepolo di…». Il comando di rinnegare se stessi non può contraddire il comandamento «ama il prossimo tuo come te stesso» (cf. Mt 22,39). Cosa significa, dunque «rinnegare se stessi», se contemporaneamente uno deve amare se stesso? Se si presta attenzione al testo, la dicitura è chiara. Gesù chiede al discepolo di rinunciare ad amare se stesso secondo il pensiero degli uomini. Ne consegue che il comando di rinnegare se stessi va collocato nel pensiero degli uomini. Per gli uomini perdonare, occuparsi dei bisognosi, pregare, obbedire a Dio significa «rinnegare se stessi» perché non ci si realizza secondo la mentalità degli uomini (o per dirla come Adamo, non si diventa dio di se stessi). Alla luce di quanto detto si può capire il valore della frase di Gesù che sembra un secondo assurdo: «Chi vuol salvare la propria vita, la perderà...»: semplificando, rileggiamola così: «Chi vuole salvare la propria vita (secondo il pensiero degli uomini), la perderà (secondo il pensiero di Dio); ma chi perderà la propria vita per causa mia (secondo il pensiero degli uomini), la troverà (secondo il pensiero di Dio)». (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (quarta parte) [] (di don D. Ravelli)

Dopo esserci soffermati sull’altare come «segno», ora ci occupiamo di esso come «oggetto» per la celebrazione, quindi dell’uso e della dignità che la Chiesa gli riserva nella liturgia e pure fuori di essa. Nella liturgia romana le espressioni di venerazione per l’altare sono: l’inchino di tutto il corpo, o profondo, il bacio e l’incensazione. L’inchino esprime la riverenza e l’onore che si danno normalmente alle persone o ai loro segni (cf. OGMR 275). L’Ordinamento Generale del Messale Romano stabilisce che, giunti in presbiterio, il sacerdote insieme al diacono e agli altri ministri salutano l’altare con un profondo inchino e Io ripetono prima di lasciare il presbiterio al termine della celebrazione (cf. nn. 49 e 90). Se nel presbiterio ci fosse il tabernacolo con il Santissimo Sacramento, invece dell’inchino, il sacerdote e i ministri genuflettono al loro arrivo e al loro allontanamento, ma non durante la Messa (cf. n. 274): il centro della celebrazione è l’altare, segno di Cristo, sul quale si perpetua e si rinnova per noi il sacrificio della Croce. Altro gesto liturgico di venerazione, secondo l’uso tramandato nei secoli, è il bacio dell’altare (cf. OGMR 273): subito dopo l’inchino, all’arrivo in presbiterio, il sacerdote e il diacono baciano l’altare e ugualmente fanno al termine della celebrazione, prima dell’inchino profondo di congedo (cf. lbidem, nn. 49 e 90). Il gesto del bacio durante la Messa, come segno di profonda venerazione, viene riservato nella liturgia romana anche a un altro elemento: l’Evangeliario. Il Libro dei Vangeli, per di più, è l’unico oggetto che può essere posto sull’altare durante la Messa al difuori di quanto serve esplicitamente per la liturgia eucaristica (cf. lbidem, n. 306). Altare ed Evangeliario godono, quindi, di un particolare rapporto perché sono segni visibili dell’unico «mistero di Cristo» che si rende presente nella proclamazione della sua Parola e nella celebrazione del memoriale della sua Pasqua. [1 continua]

Programma festa della ripresa 2023

Comunità cattolica Massa Lombarda

Oratorio San Paolo

02-10 Settembre 2023 Festa della Ripresa

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Sabato 02 APERTURA FESTA

Ore 19: Apertura stand gastronomico

Ore 20.30 Commedia dialettale

La COMPAGNIA dei GIOVANI di CHIUSURA

Presenta la commedia dialettale in 3 atti

Mi mujér védva

di U. Palmerini e A. Lucchini

Una moglie, Lella, innamorata del proprio marito.

Un marito, Nino, innamorato della propria moglie.

Quale condizione più dolce e romantica si potrebbe desiderare… se non fosse che l’uomo che occupa il cuore di Lella non è l’attuale marito, di cui è comunque innamorata, ma quello…defunto, il povero Fiffo.

Domenica 03

Ore 10.30 Santa Messa all’ORATORIO.

Ore 12.30 Pranzo della Ospitalità con gli amici della Caritas.

Aperto a tutti su prenotazione, con menù fisso:

Antipasto romagna, tortellini ragù/panna. Cotoletta, verdure pastellate. Dolce/gelato, caffè, bevande

19€ Adulti 10€ sino a 14 anni 13€ Piatto singolo (antipasto-primo-bevande oppure secondo-contorno-bevande). Free sino a 6 anni

PRENOTAZIONI: 3495206409 Paolo,3480406642 Laura, 3385347352 Paola

Ore 16

Pomeriggio per ragazzi e famiglie. Con BOTTEGHE SCOUTS

Nell’ambito del 50° del gruppo di Massa Lombarda, laboratori, attività e giochi a cura degli scouts.

Ore 20 GIOCHI SENZA QUARTIERE

Dagli Egizi, ai Maya agli Avatar, con le quattro squadre dei quartieri un viaggio nel tempo e nella storia per una serata di giochi.

Ore 22.30

Terzo tempo dei GIOCHI

Dopo i giochi una spaghettata assieme in allegria.

Per i giocatori e per tutti.

Lunedì 04

CIBI DAL MONDO

Un incontro a tavola con le diversità culturali presenti a Massa Lombarda

Ore 19 apertura stand con punti di degustazione da varie parti d’Italia e del mondo.

Partenopeo, Brasiliano, Nigeriano, Magrebino, Indiano….e non mancherà il Romagnolo con i nostri tortellini.

Ore 20.30 Musiche e danze dal mondo

Apre la serata il nostro coro Ettore ed Antonio Ricci con le canzoni della nostra terra romagnola, proseguono gli amici di ARTE MIGRANTES con canti e danze dal mondo

Mercoledì 06

Ore 20.30 ORATORIO, quale futuro?

Una serata per confrontarci sul nostro Oratorio

La Festa è aperta, ma il ristorante è chiuso per una serata rivolta a tutti noi, a tutti coloro che hanno a cuore l’oratorio, per riflettere non solo sull’oggi, ma soprattutto su domani da costruire tutti assieme.

Con gli amici dell’Oratorio San Giacomo di Imola a raccontarci la loro esperienza.

Un invito a tutta la comunità, a tutti i gruppi, ai genitori, agli educatori ai ragazzi (a tutti i ragazzi, sino ai 100 anni).

Un invito a chi all’Oratorio ci tiene.

Per domandarci cosa l’Oratorio può fare per la nostra comunità e cosa noi possiamo fare per il nostro Oratorio

Serata con stand ristorante CHIUSO, ma con piadine ed affettati e bar, per chi vuole mangiare e bere qualcosa.

Venerdì 08

Ore 20.30 Din Don BIMBO D’Oro

Era il 1986 quando si è svolta la prima edizione del Din Don Dero D’Oro, pensata e voluta Da Don Luca, allora il “prete dell’Oratorio”, Don Luca a cui va il grato ed affettuoso ricordo di tutti noi ad una anno dalla sua scomparsa.

Da allora tante edizioni ed anche la nascita del Din Don Bimbo, dedicato ai più piccoli.

E con i più piccoli apriamo questa doppia serata che vedrà sul palco bambini dai 3 ai 10 anni impegnati a cantare le canzoni dello Zecchino D’Oro ed assieme a loro le danze della sciola di ballo “Associazione la mucca dance”.

Sabato 09

Ore 20.30 Din Don Dero D’oro gara

Ragazzi dagli 11 anni a cantare canzoni dal repertorio della musica italiana.

E nel corso della serata non mancheranno ospiti “speciali”

Domenica 10

Ore 10.30 Messa in San Paolo

Al termine indizione del Palio

Ore 12.30 Pranzo all’Oratorio

Con il ristorante della festa a menù completo

Ore 18 PALIO del TIMONE edizione 47 – Forza Romagna

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IL RISTORANTE DELLA FESTA

Cucina Romagnola

Tortellini fatti a mano – carne alla griglia

Polenta al ragù Piadina e pizza fritta, dolci casalinghi

Aperto sabato 02, domenica e lunedì 04 settembre.

Aperto venerdì 8, sabato e domenica 10 settembre

Tutte le sere dalle 19 (18.30 per asporto)

Domenica 3 Pranzo dalle 12.30 con menù fisso solo su prenotazione

Domenica 10 Pranzo dalle 12.30 con menù completo

Per PRENOTAZIONI: 3495206409 Paolo,3480406642 Laura, 3385347352 Paola

Programma dal 26 agosto al 3 settembre 2023

Letture: Isaia 22,19-23 / Salmo 137 / Romani 11,33-36

Signore, il tuo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-20)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 26 18.30
  • + Morini Giada (II anniversario)
Domenica 27 10.30

18.30

+ Stanghellini Aldo e Dosi Luisa

+ De Giovanni Anna e Brignani Adriano

Lunedì 28
Martedì 29 8.00 + Montesi Natale
Mercoledì 30
Giovedì 31
Venerdì 01
Sabato 02
Domenica 03 10.30

18.30

+ Stefano e Maria Baldini

+ Emilia e Veliano Chiarini

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : A

Agosto – Settembre 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 27

XXI del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Lunedì 28

S. Agostino

S. Messa ad orario feriale
Martedì 29

Martirio di

S. Giovanni Batt.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 01 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 02 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 03

XXII del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

La festa della Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)

Continua la preparazione alla festa :

Giovedì 31 agosto e venerdì 1 settembre, all’oratorio, a partire dalle ore 20.30 e sabato 2 settembre dalle 8.30 in poi… si continua con la preparazione delle strutture.

Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

Sabato 2 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 23,13-22 Mc 6,17-29 Mt 23,27-32 Mt 24-42-51 Mt 25,1-13 Mt 25,14-30

Vivere il mistero– Al testo biblico originale del Vangelo, la liturgia premette il solito incipit («In quel tempo»). In questo caso ha valore puramente narrativo e non sostituisce nessuna espressione originale. Il testo potrebbe dividersi in tre momenti particolari. In Mt 16,13-15 troviamo le risposte dei discepoli su chi sia Gesù: dalle risposte che riportano il parere della gente alla risposta di Pietro che confessa Gesù come Messia e come Figlio del Dio vivente. Nella seconda parte, Mt 16,17-19,viene narrato il conferimento del primato petrino, dove Gesù gioca sulla parola aramaica kepha (pietra, roccia). Pietro è la roccia e sulla roccia che è Pietro Gesù edificherà la sua Chiesa. La confessione di Pietro e il «conferimento» del primato sono due testi letterariamente differenti, ma teologicamente uniti. L’ultimo versetto (Mt 16,20) è una ingiunzione che si lega al segreto messianico, tanto caro a Marco (e a Gesù). La confessione di Pietro è un dono: egli può confessare Gesù come Messia e come Figlio di Dio perché ha ottenuto da Dio una rivelazione. La «carne e il sangue» non possono giungere da soli a quella confessione di fede. Al massimo possono solamente accorgersi che Gesù è un uomo straordinario, un «Giovanni Battista», un «Elia», un «Geremia» o uno dei «profeti». Il testo del primato di Pietro è un punto caldo della controversia tra gli esegeti che vedono nel testo alcuni dati inoppugnabili e gli esegeti che non riescono a ritenere inoppugnabili tali dati. Le parole di Gesù (di non facile retroversione aramaica) esprimono prima di ogni altra cosa tutta l’autorità di Dio: Gesù cambia il nome di Simone in Pietro, come aveva già fatto Yhwh con Abramo, Sara e Giacobbe. Le parole di Gesù, inoltre, esprimono una promessa che è legata sia alla persona di Pietro in quanto «kepha» su cui si fonda la Chiesa sia alla Chiesa stessa che lungo la storia non verrà mai sovrastata da nessuna potenza di morte. Nelle parole di Gesù il ruolo di Pietro non si esaurisce nella sua individualità storica, ma si trasmette a tutti coloro che gli succederanno nello stesso compito di confermare nella fede i fratelli. Le parole di Gesù conferiscono, inoltre, a Pietro un potere particolare: il potere delle chiavi che lo fa «luogotenente del padrone per la conduzione dei suoi possessi in suo nome e al suo posto». L’altro potere, quello del legare e sciogliere, viene molto spesso ridotto al solo potere di assolvere il credente dai peccati. I numerosi paralleli rabbinici di questo testo evangelico indicano che con quelle parole Gesù intendeva dare a Pietro anche un potere di determinazione magisteriale (i rabbini potevano dichiarare una cosa lecita o no, vincolando la coscienza). In breve, «Pietro è l’inizio della Chiesa, che sarà edificata sulla fede che egli ha per primo confessato» (Yves Congar). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (terza parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Proprio come tutte le linee dell’architettura dell’edificio ecclesiale convergono verso l’altare, il centro della chiesa, e congiuntamente da esso si irradiano, allo stesso modo la liturgia, ma in maniera particolare la sinassi eucaristica, è «il culmine verso cui converge tutta l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC 10). I fedeli, nutriti dai sacramenti pasquali, sono spinti a vivere in perfetta unione tra loro, a esprimere nella vita quanto hanno ricevuto mediante la fede e, rinnovati poi dall’alleanza di Dio con gli uomini nell’Eucaristia, vengono spronati nella pressante carità di Cristo e infiammati con essa (cf. Ibidem). Sull’altare si è amati da Dio e dall’altare si impara ad amare come Dio: da lì si parte ad animare il mondo con lo spirito evangelico e a diventare testimoni di Cristo «in mezzo a tutti, e cioè pure in mezzo alla società» (GS, 43; cf. Eucharisticum Mysterium, 13). Nella Messa di dedicazione, dopo l’orazione post comunione che domanda al Padre di essere trasformati in colui che si è ricevuto sull’altare (cf. DCA 215), il rito termina con la benedizione solenne del vescovo sull’assemblea liturgica e ne diventa un esplicito «mandato missionario» che, dall’altare dell’Eucaristia, apre verso tutta la Chiesa e il mondo intero: portate «nella vita i frutti del sacrificio» a cui avete partecipato; diventate «un cuor solo e un’anima sola» perché vi siete nutriti dell’unico pane alla mensa del Signore; «annunciate il Vangelo con la testimonianza della vita perché tutti gli uomini riconoscano il Cristo Signore» (DCA 216). [10 fine]

Programma dal 12 al 20 agosto 2023

Letture: Sapienza 5,1-6.14-16 / Salmo 30 / 2 Timoteo 2,3-13

Alle tue mani, Signore, affido la mia vita.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (10,24-28)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore; è sufficiente per il discepolo diventare come il suo maestro e per il servo come il suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Non abbiate dunque paura di loro, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo».

Parola del Signore.

San Cassiano Martire.- Le notizie più antiche su Cassiano sono riferite da Prudenzio, nei primi anni del V secolo. Nel suo viaggio verso Roma, Prudenzio si fermò a Forum Cornelii (Imola) e venerò le spoglie del martire, custodite in un sarcofago al disopra del quale erano raffigurati alcuni episodi del martirio.

Il culto si estese anche a Milano intorno al 1450 e in Tirolo, mentre una raffigurazione del santo è presente a Ravenna, in Sant’Apollinare Nuovo.

Nel corso del XII secolo si diffonde un leggenda che fa del Santo l’apostolo di Sabiona, in Tirolo, esiliato a Imola dai pagani, ove subì il martirio narrato da Prudenzio. A Imola la leggenda subisce un’ulteriore corruzione e Cassiano risultò vescovo della città.

VITA ECCLESIALE

Sabato 12

18.30

  • + Ave Liverani

Domenica 13

10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

+ Italo e Maria Elena Chiarini

Lunedì 14

18.30

+ Ave Liverani

Martedì 15

8.00

Vivi e defunti famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e secondo le intenzioni di Maria Teresa.

Per Maria e per la sua salute (vivente).

Mercoledì 16

   

Giovedì 17

18.30

+ Trombetti Franco

Venerdì 18

   

Sabato 19

   

Domenica 20

10.30

18.30

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Ballardini Cesira, Pio, Francesco e Olinda

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : A

Agosto 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13

San Cassiano M.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (Cattedrale) : S. Messa solenne presieduta dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.

Lunedì 14

S. Massimiliano M. Kolbe

S. Messa della vigilia.

Martedì 15

Assunzione della B.V. Maria

Giornata comunitaria a Piedimonte (vedi sotto)

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Venerdì 18

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 20

XX del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre la minestra)

Ore 15.00 S. Rosario

1- Chi desidera partecipare al pellegrinaggio a Loreto organizzato dalla “Pia Unione” per il 9 settembre deve dare l’adesione entro il 22 p.v. (presso il collettore [Alcide], o in sacrestia).

2- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 17,22-27

Lc 1,39-56

Mt 18,15-20

Mt 18,21-19,1

Mt 19,3-12

Mt 19,13-15

Spazi per la liturgia- L’Altare (terza parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Nella liturgia cristiana assunse immediatamente un profondo simbolismo che, prima ancora del rispetto dovuto a quanto doveva accogliere sopra, intendeva sottolineare l’importanza e la solennità del banchetto eucaristico: diventò un chiaro segno distintivo di quella «tavola» che per il suo uso esclusivo è «altare per la celebrazione della Messa», cioè «mensa del sacrificio e del convito eucaristico». Il Pontificale prevede poi che, sistemata la tovaglia, si adorni a festa l’altare ponendovi i fiori, disponendo i candelieri con le relative candele e, se è il caso, collocando la croce al suo posto (cf. DCA 207). A questo punto i riti di dedicazione terminano con l’illuminazione: il vescovo consegna una candela al diacono affinché accenda le candele dell’altare mentre contemporaneamente vengono accese, in segno di gioia, anche le luci intorno all’altare e nell’intero edificio. Il vescovo accompagna il gesto con queste parole che lo interpretano: «La luce di Cristo rifulga su questo altare e siano luce del mondo i commensali alla cena del Signore» (DCA 208; cf. Premesse DCA, 173d). La luce, simbolo della festa e della gioia, è Cristo stesso (cf. Gv 8,12: «luce del mondo»: Lc 2,32: «luce per illuminare le genti») che risplende nell’altare soprattutto quando, come sommo sacerdote, offre se stesso al Padre e nutre a questa mensa i propri fratelli, rendendo a sua volta anch’essi figli della luce e portatori della luce di Cristo nel mondo (cf. Ef 5,8). Come abbiamo notato nella parte storica, lo stretto legame tra altare e reliquie, conservato ininterrottamente nella tradizione liturgica romana, è stato mantenuto anche nell’ultima revisione del Rito seguita al Concilio Vaticano II, perdendo tuttavia la sua obbligatorietà. Il Pontificale per la dedicazione dell’altare stabilisce che, dopo il canto delle litanie affinché «intercedano per noi tutti i santi, che hanno condiviso con lui la passione e ora sono suoi commensali nel convito eterno» (DCA 194), si depongano sotto l’altare, se si ritiene opportuno, le reliquie dei martiri o dei santi, per indicare che tutti coloro che sono stati battezzati nella morte e risurrezione di Cristo, e specialmente coloro che hanno sparso per Lui il proprio sangue, partecipano alla passione stessa di Cristo (cf. Premesse DCA, 171; n. 199 per il rito). La riforma liturgica non ha abbandonato la ricchezza simbolica del rapporto altare-reliquie, ma ne ha ristabilito la corretta relazione: le Premesse del Pontificale intendono infatti richiamarne il giusto valore (cf. DCA 156). Innanzitutto si afferma che la dignità dell’altare consiste tutta nel fatto che essa esso è la «mensa del Signore». Dunque, non sono i corpi dei martiri o dei santi che onorano l’altare, quanto piuttosto è l’altare che dà prestigio al loro sepolcro. Essere deposti sotto l’altare indica pure che al sacrificio del Capo si ricollega, e da esso trae origine e principio, il sacrificio delle membra del suo Corpo. Quindi, proprio per onorare i corpi dei martiri e degli altri santi, come pure per mettere in rilievo la comunione tra i fedeli e il loro Signore particolarmente nel dono totale di se stessi, è ribadita la convenienza che l’altare venga eretto sui sepolcri dei martiri o che sotto l’altare siano deposte le loro reliquie, in modo che come scrive sant’Ambrogio, «vengano queste vittime trionfali a prendere il loro posto nel luogo in cui Cristo si offre vittima. Egli pero sta sopra l’altare, perché ha patito per tutti; questi, riscattati dalla sua passione, saranno collocati sotto l’altare» (Epistula XXII, 13). Questa collocazione trova la propria fondatezza nella Scrittura, in quanto intende ripresentare la visione spirituale dell’apostolo Giovanni quando scrive nell’Apocalisse: «Vedo sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso» (Ap 6,9). I martiri e i santi hanno ascoltato questa parola e l’hanno incarnata nella propria vita e pure nella loro morte. Gli altri cristiani li prendono come esempio di vita e di conformazione a Cristo e, quando celebrano l’Eucaristia su un altare che contiene le loro reliquie, vengono richiamati al significato e al carattere esigente della comunione con il Signore Gesù, che proprio su quell’altare è realizzata nel modo più pieno e profondo. Durante il rito della deposizione non viene pronunciata alcuna preghiera, ma si esegue il canto del Salmo 14 con un’antifona che invoca la loro intercessione: «Santi di Dio che dimorate sotto l’altare, pregate per noi Cristo Signore», oppure con un’altra che rende loro onore: «I corpi dei santi dormono nella pace, il loro nome vive in eterno» (DCA 199). [8 continua]

Programma dal 5 al 13 agosto 2023

Letture: Deuteronomio 7,9-10.13-14 / Salmo 96 / 2 Pietro 1,16-19

Il Signore regna, il Dio di tutta la terra.

Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 05 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa
Domenica 06 10.30

18.30

+ Penazzi Natale e defunti della famiglia

+ Franco Balestri, Enzo, Edgardo ed Elisa

Per una famiglia ed in particolare per i figli

Lunedì 07 18.30 + Anna Alvisi
Martedì 08 8.00 + Luigi Becca
Mercoledì 09 18.30 Per Clara e Andrea (viventi)
Giovedì 10
Venerdì 11 8.00 + Lorenzo Moroni
Sabato 12 18.30 + Ave Liverani
Domenica 13 18.30 + Italo e Maria Elena Chiarini

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Agosto 2023

Domenica 06

Trasfigurazione del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Martedì 08

S. Domenico

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 09

S. Teresa B. della Croce

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Giovedì 10

S. Lorenzo

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (Voltana) : S. Rosario seguito alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.

Venerdì 11

S. Chiara

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 13

XIX del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (Cattedrale) : S. Messa Pontificale presieduta dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre la minestra)

Ore 15.00 S. Rosario

1- Chi desidera partecipare al pellegrinaggio a Loreto organizzato dalla “Pia Unione” per il 9 settembre deve dare l’adesione entro il 22 p.v. (presso il collettore [Alcide], o in sacrestia).

2- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 14,22-36 Mt 15,1-2.10-14 Mt 25,1-13 Gv 12,24-26 Mt 16,24-28 Mt 17,14-20

Vivere il mistero– La Trasfigurazione del Signore, non è solo un mistero da contemplare, ma è essenzialmente un mistero che, mentre si contempla e si celebra, svela e illumina la vita del credente. Comprendere gli elementi fondativi della Trasfigurazione, perciò, significa comprendere i fondamenti della nostra vita interiore ed eterna. Non va dimenticato che la Trasfigurazione in Matteo ha un significato diverso da quello che assume in Marco e in Luca. In Luca la Trasfigurazione appare come un’esperienza personale di Gesù, condivisa con i tre discepoli, che illumina il significato della morte del Messia: «Parlavano della sua dipartita che stava per compiersi a Gerusalemme». In Marco è la manifestazione del Messia nascosto. Nel Vangelo di Matteo Gesù trasfigurato è presentato come il Servo di Yhwh che va ascoltato. Nell’intervento di Pietro si può notare come le tre capanne sono per Mosè, Elia e Gesù. La capanna richiama immediatamente la presenza di Dio tra il suo popolo. Ciò può indicare che nella mentalità di Pietro la Parola di Dio proveniente dalla Legge (Mosè), dalla profezia (Elia) e dal Messia (Gesù) si possa mettere sullo stesso piano. L’intervento della voce proveniente dalla nube luminosa sottrae all’ambiguità tale atteggiamento: Gesù è il Messia, Servo di Yhwh, al di sopra della Legge e dei profeti ed egli va ascoltato. Il testo biblico del Vangelo inizia dicendo: «Sei giorni dopo...». La Liturgia sopprime tale dicitura e la sostituisce con il solito incipit neutro: «In quel tempo...». L’espressione evangelica originale «Sei giorni dopo» in qualche modo lega la Trasfigurazione alla teofania del Sinai. Tale legame farebbe apparire la Trasfigurazione come una teofania. D’altra parte il vocabolario apocalittico usato da Matteo alluderebbe a questo («il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce»). Questa scelta dell’evangelista intende presentare il Gesù trasfigurato non solo come risorto, ma come il Gesù escatologico (in altre parole, come colui che sarà così per sempre). Gesù trasfigurato ed escatologico diventa il modello per tutti i cristiani: ciò che Egli ha vissuto verrà vissuto con varianti proprie da ogni cristiano. Prima la fatica della testimonianza, poi la gloria. Letterariamente il testo della Trasfigurazione, è aperto e chiuso (inclusione) dal movimento legato al monte: «E li condusse in disparte, su un alto monte» e «Mentre scendevano dal monte». Nel racconto viene ripetuta due volte l’espressione «ed ecco»: in occasione dell’apparizione di Mosè ed Elia e per introdurre la voce celeste. Ciò produce una ripartizione del testo in quattro parti: Gesù trasfigurato; l’apparizione di Mosè ed Elia con la reazione di Pietro; la voce celeste e la reazione dei discepoli; conclusione dell’episodio, che evidenzia il legame tematico fra Trasfigurazione e risurrezione. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (terza parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

La preghiera del prefazio, ugualmente riprende questa iconologia. «Egli comandò di perpetuare nei secoli il sacrificio a te offerto sull’altare della croce… ti dedichiamo con gioia questa mensa dove si celebra il memoriale perenne della beata passione… intorno a questo altare ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio» (DCA 213). Pure nella Preghiera di benedizione dell’altare, dopo aver ricordato e reso grazie all’amore di Dio Padre che raccoglie il suo popolo intorno alla mensa del suo Figlio per celebrare il memoriale del sacrificio da Lui offerto sull’altare della Croce, si invoca il Signore affinché l’altare, preparato per celebrare i misteri divini, «sia l’ara sulla quale offriamo nei segni sacramentali il sacrificio del tuo Figlio; sia la mensa su cui spezziamo il pane della vita e beviamo il calice dell’unità» (DCA 255; Benedizionale, 1282). Ugualmente, anche i gesti rituali, compiuti sempre nella solenne celebrazione della dedicazione, sono fortemente espressivi di questa simbologia. Terminata l’incensazione, alcuni ministri compiono il rito della copertura dell’altare (cf. DCA 207): il gesto «indica che esso – come ricordano le stesse Premesse al rito – è insieme luogo del sacrificio eucaristico e mensa del Signore; intorno a esso stanno sacerdoti e fedeli, che svolgendo insieme la sfessa azione sacra, anche se con uffici e compiti diversi, celebrano il memoriale della morte e risurrezione di Cristo e partecipano alla Cena del Signore. E’ per questo che l’altare, mensa del convito sacrificale, viene preparato e ornato a festa: segno espressivo che a questa mensa del Signore tutti i fedeli si accostano con gioia, per nutrirsi del cibo divino, cioè del corpo e del sangue di Cristo immolato» (Premesse DCA, 173c). L’uso della tovaglia è antichissimo, viene ricordato già alla fine del II secolo negli Atti apocrifi di san Tommaso, anzi la liturgia romana fino almeno al XII secolo all’infuori di essa non prevedeva altro arredamento e segno di venerazione per l’altare. La sua origine, secondo l’uso comune, era di ordine pratico e di decoro, posta cioè per coprire il tavolo del convito soprattutto in occasioni importanti. [7 continua]

Programma dal 24 giugno al 2 luglio 2023

Letture: Geremia 20,10-13 / Salmo 68 / Romani 5,12-15

Nella tua grande bontà, rispondimi, o Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 24 18.30 Per una persona defunta

+ Albonetti Sofia

Domenica 25 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Per una persona defunta

+ Bolognesi Gabriella e Rocco Pavone

Lunedì 26 18.30 + Ghiselli Antonietta
Martedì 27 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Mercoledì 28 18.30 + Elmore e Rita
Giovedì 29 18.30 + Montesi Natale
Venerdì 30
Sabato 01
Domenica 02

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Giugno – Luglio 2023

Domenica 25

XII del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Mercoledì 28 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 29

Ss. Pietro e Paolo

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 30 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 01 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza a piedi in pellegrinaggio verso il Santuario e recita del S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa.

Domenica 02

XIII del T.Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

1- Continua all’Oratorio la preparazione dei tortellini per la Festa della Ripresa secondo il medesimo programma:

Lunedì, Martedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

2- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Mt 7,6-12.14 Mt 7,15-20 Mt 16,13-19 Mt 8,1-4 Mt 8,5-17

Vivere il Mistero– Il cristiano sa che nel mondo la sua vita non sarà senza difficoltà. Gesù aveva detto: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20). Questa difficoltà può portare il credente a diventare un personaggio trasparente nella società e a ridurre la propria fede a qualcosa che piaccia personalmente. La religione «fai da te» oggi, purtroppo, è la più gettonata. Diventa, perciò, importante il «mio» modo di immaginarmi Dio, il «mio» modo di rapportarmi con Lui, il «mio» momento di raccoglimento, il «mio» modo di sentire la verità di fede, il «mio» modo di pensare la morale. I Padri della Chiesa, di fronte a questo atteggiamento dove il mio «io» diventa un assoluto, avrebbero obiettato che Gesù ci ha insegnato a dire «Padre nostro», e non «Padre mio». Gesù era stato chiaro in merito: il cristiano è colui che testimonia Gesù Cristo davanti a chiunque, in ogni situazione della vita, in qualunque momento: «Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio». Il testo di Mt 10,26-33 è compatto, esegeticamente ben delimitato. Fa parte del grande discorso apostolico di Gesù. Il brano è caratterizzato dall’uso del verbo greco fobèo (temere), che purtroppo viene tradotto in italiano con vocaboli diversi (Non li temete dunque; non abbiate paura; temete piuttosto, non abbiate dunque timore). L’uso del verbo permette di dividere il testo in due momenti. Il testo di Mt 10,26-31, dove il verbo è usato, è articolato sul comando «Non abbiate paura» (Mt 10,26.28.51), espressione che si colloca all’inizio, al centro e alla fine del testo. Viene presentato ciò che per davvero il discepolo non deve o deve temere. Il testo di Mt 10,32-33 è costruito su un parallelismo antitetico che ruota attorno alla coppia verbale «riconoscere- rinnegare» (Mt 10,32: mi riconoscerà / lo riconoscerò; Mt 10,32: mi rinnegherà / lo rinnegherò). Vi si trova l’illustrazione del legame strettissimo fra la testimonianza del discepolo davanti agli uomini e la testimonianza di Gesù davanti al Padre. Sappiamo che fin dall’inizio la Chiesa ha dovuto combattere contro i gruppi che si dicevano depositari di una rivelazione segreta di Dio. Il discepolo non deve aver paura di coloro che si ritengono depositari di segreti spirituali particolari. Gesù dice che il cristianesimo non ha «segreti». Le persecuzioni, del passato e del presente, uccidono i testimoni della fede. Gesù dice che non c’è da temere il martirio, ma se si dovesse fare una graduatoria del timore, Dio andrebbe collocato in cima. Egli ha il potere vero di vita e di morte, compresa quella eterna, sugli uomini («Temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna»). Dio, però, non intende avvalersi di questa prerogativa, quella cioè di essere il «temibile». Preferisce essere esperimentato come colui che si prende cura dell’uomo, preferisce essere il paterno e l’amabile. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (terza parte) [] (di don D. Ravelli)

La nostra ricerca sull’altare, dopo avere percorso la storia nella liturgia della Chiesa latina (prima parte) e averlo collocato nel pensiero e alla luce del Concilio Vaticano II (seconda parte), in questa terza parte vuole fissare lo sguardo sulla sua presenza concreta nel cuore delle nostre chiese: prima per scrutare il «mistero» che l’altare racchiude come «segno» e poi per cogliere la «dignità e l’onore» dovutigli nel suo utilizzo come «ara e mensa» per il sacrificio eucaristico. Questo simbolo e oggetto insieme rimane costantemente nell’aula ecclesiale, anche vuota, come «memoria» di quanto la Chiesa vi celebra, suscitando sentimenti di grande e grato «stupore»: su di esso si vede e si tocca l’amore di Dio nel Mistero eucaristico, che è sacrificio, presenza e banchetto. Scrive Giovanni Paolo II nella sua Lettera enciclica dedicata all’Eucaristia: «Giustamente il Concilio Vaticano II ha proclamato che il sacrificio eucaristico è “fonte e apice di tutta la vita cristiana” (LG 11). “Infatti, nella santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini” (PO 5). Perciò lo sguardo della Chiesa è continuamente rivolto al suo Signore, presente nel Sacramento dell’Altare nel quale essa scopre la piena manifestazione del suo immenso amore». Per questo – come ci ha ricordato Benedetto XVI – san Tommaso d’Aquino Io definisce «sacramento della carità» perché «è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo […] e [nel sacramento eucaristico] continua ad amarci “fino alla fine”, fino al dono del suo Corpo e del suo Sangue». Guardando l’altare, dunque, dovremmo poter ripetere pure noi: «Quale stupore e meraviglia suscita nel nostro cuore il Mistero eucaristico!».

[1 continua]

Programma dal 10 al 18 giugno 2023

Letture: Deuteronomio 8,2-3.14b-16a / Salmo 147 / 1Corinzi 10,16-17

Loda il Signore, Gerusalemme.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».

Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 10
Domenica 11 10.30 + Resta Luigi e Paolo
Lunedì 12
Martedì 13
Mercoledì 14
Giovedì 15
Venerdì 16 8.00 Per le intenzioni di Maria Teresa e deff. e viventi delle famiglie Dovadola e Ruffini
Sabato 17 18.30 Per le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)
Domenica 18 10.30 + Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Giugno 2023

Domenica 11

Corpus Domini

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a cui segue la processione Eucaristica del Corpus Domini e la Benedizione Eucaristica al termine della processione (vedi sotto).

Martedì 13

S. Antonio di Padova

S. Messa ad orario feriale.
Mercoledì 14 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 15 Ore 20.30 (Campanile) : S. Rosario seguito alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.
Venerdì 16

Sacratissimo Cuore di Gesù

S. Messa ad orario feriale.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 17

Cuore Immacolato

della B.V.Maria

S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 18

XI del T.Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

La processione del Corpus Domini a San Paolo

Corso V. Veneto, p.za Ricci, via Battisti, via Bassi, via Torchi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

1- Inizia all’Oratorio la preparazione dei tortellini per la Festa della Ripresa secondo il programma per le prossime settimane a partire da lunedì 12:

Lunedì, Martedì, Mercoledì e Giovedì dalle ore 20.30 alle ore 22.30.

2- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,1-12 Mt 5,13-16 Mt 5,17-19 Mt 5,20-26 Mt 11,25-30 Lc 2,41-51

Vivere il Mistero- Il testo biblico di Gv 6,51-58 è stato arricchito di un incipit liturgico («In quel tempo, Gesù disse alla folla»). Per il resto i due testi, biblico e biblico-liturgico, sono uguali. Si tratta di una parte del dialogo teologico fatto da Gesù nella sinagoga di Cafarnao, un sabato pomeriggio (alla mattina c’era il culto sinagogale e al pomeriggio, la discussione teologica). Il testo è costruito su due binomi («carne- sangue» e «mangiare-bere») e su diverse equivalenze («pane disceso dal cielo» e «carne» di Cristo»; l’avere già oggi «la vita eterna» e «il dimorare» del credente in Cristo e di Cristo nel credente). Le tematiche sono incluse dalle espressioni che si trovano sia al v. 51 (inizio del testo) sia al v. 58 (fine del testo): «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno… // Questo è il pane disceso dal cielo… Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Quattro sono i grandi temi che percorrono il testo. Il primo riguarda l’impossibilità umana di comprendere l’Eucaristia («Come può costui darci la sua carne da mangiare?»). Da parte di Gesù non c’è nessun tipo di cedimento simbolico. La risposta di Gesù è cruda: si tratta di «mangiare» la sua carne e di «bere» il suo sangue. A causa di questo verrà abbandonato da parecchi discepoli. Il secondo, il terzo e il quarto tema si collocano nella riflessione centrale del brano, Gv 6,53-57. Il testo è costruito con il criterio della struttura concentrica: procede verso un centro per poi allontanarsi. All’inizio e alla fine di Gv 6,55-57 c’è il tema della vita (v. 53: «Se non mangiate la carne del Figlio… non avrete in voi la vita» // v. 57: «Colui che mangia di me vivrà per me»). Nel secondo e nel penultimo momento si trova la ripetizione di una formula (vv. 54.56: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue») che regge due verità fondamentali. La prima riguarda il secondo grande tema: la vita eterna e la risurrezione («ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno»). La seconda verità, che costituisce il terzo tema, tocca la reciproca coabitazione con Cristo («Dimora in me e io in lui»). La parte centrale, che annuncia il quarto tema, riguarda la presenza reale: «La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda». Nell’uso giovanneo il vocabolo «vero» sta a indicare «reale», «autentico» e, spesso, «unico». Non si tratta, perciò, di un simbolo. Si tratta di una realtà: il pane e il vino sono il corpo di Cristo. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Anche nel Rito della benedizione di un altare, dopo la preghiera universale o dei fedeli, abbiamo la preghiera di benedizione vera e propria (DCA 255; Benedizionale, n.1282), frutto di una perfetta sintesi teologica capace di raccogliere la profonda ricchezza simbolica dell’altare e dalla quale trovare ispirazione non solo per ogni nuova realizzazione di un altare ma pure di tutto lo spazio per il culto cristiano. Anche qui la lettura diretta del testo, nel quale – come sopra – semplicemente mettiamo in evidenza la pregnanza dei concetti contenuti, diventa il commento più bello di ciò che gli occhi del corpo e dello spirito vedono nel cuore di ogni chiesa:

Benedetto sei tu, Dio grande e misericordioso, che per la redenzione del genere umano hai gradito il sacrificio del tuo Cristo a te offerto sull’altare della croce.

Per celebrarne il memoriale riunisci il tuo popolo con amore di Padre intorno alla mensa del tuo Figlio.

Guarda, o Signore, questo altare, preparato per celebrare i tuoi misteri: sia il centro della nostra lode e del nostro rendimento di grazie; sia l’ara sulla quale offriamo nei segni sacramentali il sacrificio del tuo Figlio; sia la mensa su cui spezziamo il pane della vita e beviamo al calice dell’unità; sia la fonte da cui sgorga perenne l’acqua di salvezza.

Dona a noi tuoi fedeli che ci accostiamo al Cristo pietra viva di essere in lui edificati in tempio santo, per offrire sull’altare del nostro cuore in sacrificio spirituale la nostra vita realmente vissuta a lode della tua gloria. R. Benedetto nei secoli il Signore.

Il Messale romano, tra le Messe dei «Comuni», propone due formulari da utilizzare nell’anniversario della dedicazione della chiesa (pp. 646-649). Il giorno anniversario nella propria chiesa, poi, si celebra con il grado liturgico di «solennità» (DCA 52-53). Tutto ciò, dunque, ci offre una celebrazione particolarmente gioiosa e comunitaria, perché vuole ricordare il «mistero del tempio» segno di un edificio spirituale, edificato con pietre scelte e preziose in Cristo Gesù, pietra angolare, e il «mistero dell’altare», simbolo dell’altare vivente che è Cristo e il cristiano. [8 fine]

Programma dal 27 maggio al 4 giugno 2023

Letture: Atti 2,1-11 / Salmo 103 / 1 Corinzi 12,3b-7.12-13

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore.


Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

O luce beatissima,

invadi nell’intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,

nulla è nell’uomo,

nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido,

bagna ciò che è árido,

sana ciò che sanguina.

Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell’anima,

dolcissimo sollievo.

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna.

Amen

VIENI SANTO SPIRITO

VITA ECCLESIALE

Sabato 27
Domenica 28 10.30

18.30

+ Guadagnini Silvana

+ Pora Aurel

Per le intenzioni di Maria Teresa (vivente)

Lunedì 29 18.30 + Montesi Natale
Martedì 30 8.00 + Pellegrina
Mercoledì 31
Giovedì 01
Venerdì 02
Sabato 03 18.30 Per Cristina e Gianni (viventi) nell’anniversario di matrimonio

+ Tellarini Adolfo, Adriana e genitori

Domenica 04 10.30 + Toffanello Teresina

+ Giuseppe

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Maggio – Giugno 2023

Domenica 28

Pentecoste

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Lunedì 29 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Martedì 30 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Mercoledì 31

Visitazione della B.V.Maria

Ore 20.30 (C.E.M.I.) : Processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione di ritorno al suo santuario.

(vedi sotto)

Venerdì 02 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 03 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza a piedi in pellegrinaggio verso il Santuario e recita del S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa.

Domenica 04

Ss.ma Trinità

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

La processione di Ritorno al Santuario

Partenza dalla Comunità Educativa Maria Immacolata, v.le Zaganelli, via Roma, v.le Alighieri, via Amendola, via Sangiorgi, via Berlinguer, via Mentana, v.le Zaganelli, via J. F. Kennedy, via S. Giovanni XXIII, v.le Cimitero fino al Santuario.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 19,25-34 Mc 10,28-31 Lc 1,39-56 Mc 10,46-52 Mc 11,11-25 Mc 11,27-33

Vivere il Mistero- Quando il Signore Gesù si presenta ai suoi apostoli la sera di Pasqua augura loro due cose: la pace come dono e la capacità di perdonare, dopo essere stati così profondamente perdonati. Ambedue le cose non sono possibili se non nella misura in cui ciascuno è reso capace, proprio per opera dello Spirito Santo, di accogliere se stesso come mistero e di riconoscere negli altri un mistero da venerare e mai giudicare. La sera di Pasqua, il passaggio del Signore risorto tra i suoi discepoli è capace di riportare la pace come dono di riconciliazione profonda con tutto ciò che la Pasqua ha rivelato di ciascuno, mettendolo in contatto con le proprie ombre; al mattino di Pentecoste sembra che ormai nulla e nessuno possa sentirsi o essere considerato estraneo a questo mistero di riconciliazione che inaugura i tempi nuovi della civiltà dell’amore: «A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua». Al mattino di Pentecoste la Chiesa è in grado di uscire dal Cenacolo per farsi animatrice della speranza e sostenitrice della gioia di tutta l’umanità. Ciò esige il passaggio, per i discepoli, dalla necessità di esprimersi al desiderio di essere capiti. La forza dinamica dello Spirito, che si manifesta in «lingue come di fuoco» le quali non possono in nessun modo restare ferme o rimanere immobili, obbliga i discepoli a uscire e a fare della strada il luogo della vita e dell’annuncio, resistendo così a ogni tentazione religiosa che spinge a trincerarsi. La gente accorre perché sente un «rumore» che rievoca quello udito da Ezechiele nella pianura colma di ossa inaridite. La casa della Chiesa non è misticamente silenziosa, ma vitalmente rumorosa e piena di vita come una casa piena di bambini che si aprono alla vita. Il fuoco che si manifesta e rimette in cammino i discepoli è la manifestazione piena di quello che essi confessano di aver sentito come ardore nel loro cuore mentre il Signore Gesù, fattosi loro compagno di strada, interpretava per loro la vita. Anche a noi, come ai suoi discepoli, il Signore concede tutto il tempo necessario per attendere «insieme… e con Maria la madre di Gesù» che il Cenacolo – come luogo di rifugio al pari di una tomba ben chiusa – si trasformi in un porto di mare. Là tutti possono testimoniare: «Li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio». Il Cenacolo è il nostro cuore, la nostra vita: ora luogo di tenera intimità con il Signore, ora luogo di tenebrosa paura e ripiegamento su noi stessi e sul nostro peccato. Ma è questo vuoto accolto e amato a diventare – come per gli apostoli – lo spazio della pienezza di un dono rinnovato in quanto «tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito». (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Per la dedicazione specifica dell’altare ugualmente viene affermato e ribadito: «L’altare diventa sacro soprattutto per la celebrazione dell’Eucaristia» (Ibidem, n. 165); «La celebrazione dell’Eucaristia è il rito fondamentale e l’unico indispensabile per dedicare un altare» (Ibidem, n. 172); e infine, richiamando un’espressione di papa Vigilio (Epistula ad Profuturum IV), si ricorda che «preparato l’altare, il vescovo celebra l’Eucaristia, che è la parte più importante e più antica di tutto il rito» (Premesse DCA, n.174). Accanto a questo principio non si può mancare di notare il cambiamento terminologico di ciò che viene compiuto ritualmente: non si parla più di una «consacrazione» ma di una «dedicazione», sia della chiesa sia dell’altare. Pare chiaro l’intento di evitare ogni forma di lettura sacralizzante dei luoghi della celebrazione e di una loro interpretazione troppo materialistica. L’antico Pontificale aveva invece sviluppato l’esigenza di rendere visibile la «sacralità» dell’altare attraverso molteplici riti che appunto lo «consacravano». La santità dell’altare era così «cosificata» cioè era una qualità dell’oggetto in sé e non in relazione con le azioni liturgiche che su di esso venivano compiute. Non più icona-simbolo di Cristo e della sua offerta ma, secondo l’espressione più volte ricordata, «l’altare è Cristo» stesso. Il Decreto di promulgazione dell’allora Sacra Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, dopo avere richiamato che l’edificio liturgico «è immagine speciale della Chiesa, tempio di Dio, edificato con pietre viventi», ricorda che «l’altare poi, intorno al quale si riunisce il popolo santo per partecipare al sacrificio del Signore e ristorarsi al celeste convito, è segno di Cristo, sacerdote, vittima e altare del suo stesso sacrificio» (DCA, p.27). Il Rito della dedicazione di un altare, che troviamo nel capitolo IV del libro secondo del Pontificale romano (DCA 152-217), si presenta con questo svolgimento: A. Riti iniziali con la benedizione dell’acqua e l’aspersione (nn. 168, 182-190); B. Liturgia della Parola (nn. 169-170, 191-193); C. Preghiera di dedicazione e unzione (nn. 171-173, 1 94-209); D. Liturgia eucaristica con un prefazio proprio (nn. 174, 210-217). [7 continua]