Programma dal 15 al 23 aprile 2023

Letture: Atti 2,42-47 / Salmo 117 / 1 Pietro 1,3-9

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 15
Domenica 16 10.30 Deff. parenti e amici vivi e defunti della fam. Dovadola Ivano e Ruffini e Margotti Teresa

+ Amadei Carlo, Fabbri Adamo e Brandolini Irene

Lunedì 17 18.30 + Giuseppe
Martedì 18
Mercoledì 19 18.30 Per Luca, Matteo e Pia (viventi) e per il defunto Marcello
Giovedì 20
Venerdì 21 8.00 + Antonio

+ Pacilli Antonio

Sabato 22 18.30 + Adriano Castelli
Domenica 23 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Aprile 2023

Domenica 16

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo comunitario

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Mercoledì 19 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 20 Ore 20.45 (oratorio) : 4°Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 22 Ore 15.00 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Prima Confessione dei fanciulli al secondo anno di catechismo.
Domenica 23

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

1- Il primo maggio riprende il tradizionale pellegrinaggio comunitario (Santuario S. Maria delle Grazie al Calcinaio e Arezzo). Chi desidera partecipare deve prenotarsi.

2- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 3,1-8 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Gv 6,1-15 Gv 6,16-21

Vivere il Mistero- In mezzo ai suoi discepoli, la presenza del Risorto è capace di «spezzare», ancora una volta, la propria vita come pane del perdono che ridona pace. Il suo corpo Risorto, ma sempre segnato dalle ferite irrinunciabili della sua amara e gloriosa passione, è offerto alla Chiesa come ii pane per il cammino attraverso la storia. Il Signore Gesù venne «mentre erano chiuse le porte» eppure «mostrò loro le mani e il fianco». La risurrezione non è una negazione della morte e della sofferenza, non è un irenico superamento dei conflitti e dei fallimenti relazionali, è la rivelazione della possibilità di fare spazio a una misura d’amore sempre crescente e sempre più consapevole. Mentre i discepoli rischiano di essere intrappolati nelle reti del rammarico e nell’amarezza di un fallimento che li ferisce a morte, il Signore fa delle sue ferite una rivelazione: si può sempre ricominciare ad amarsi e i fallimenti dell’amore e nell’amore possono diventare le basi per un amore più grande e più vero perché più conscio della propria vulnerabilità. Il corpo risorto e piagato del Cristo, ci libera dalla vergogna di scoprire le ferite e le piaghe del nostro cuore che, nel perdono, ritrova tutta la sua pace ed è capace di spezzarla come dono agli altri. Otto giorni dopo il Signore Gesù viene a visitare i suoi discepoli, come otto giorni prima, a porte chiuse e rivolgendo le stesse parole «Pace a voi». In realtà, ritorna per farli crescere nella loro fede rimettendo in cammino la loro fraternità nonostante tutto. Il Signore Gesù non si scandalizza della difficoltà che Tommaso ha nel credere, al contrario, gli viene incontro parlando il suo stesso linguaggio e ripetendo una per una le parole della sua incredulità per trasformarle in sincero atto di fede. Gesù dice a Tommaso: «Non essere incredulo, ma credente!». Come un bambino appena nato e non ancora svezzato alla fede, ciascuno di noi può chiedere al Risorto: «Come posso credere?». La risposta a questa grande domanda ce la offre il testo degli Atti degli Apostoli quando presenta un primo piano della carità che regna nella comunità dei discepoli. Come e con i primi cristiani anche a noi viene chiesto di vivere in un ascolto della Parola e in una celebrazione dei sacramenti tali da aiutarci a crescere giorno dopo giorno fino alla «misura della pienezza di Cristo». A questa prima domanda «Come posso credere?» se ne aggiunge un’altra: «Cosa devo credere?». E qui la risposta ce la dà Tommaso, nostro fratello nell’incredulità. Il contenuto della nostra fede non è un concetto o una dottrina ma una Persona cui si dice non più Signore e neppure solo Dio, ma «mio Signore e mio Dio». Che il Signore ci conceda di giungere a questa maturità, a questa intimità per riposare sul suo petto squarciato e là rimettere le radici di tutta la nostra vita: nell’Amore. E l’amore è sempre in crescita, perennemente in viaggio e continuamente in maturazione. Il tempo pasquale è – ogni anno – una sorta di periodo di convalescenza dell’anima durante il quale ciascun battezzato lascia che la grazia della Pasqua e del battesimo rigeneri e illumini la sua vita interiore dopo il tempo della purificazione quaresimale. (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare (seconda parte) [] (di don D. Ravelli)

Il secondo momento della nostra riflessione ci porta a considerare l’altare per l’Eucaristia nell’oggi della liturgia, così come voluto dal rinnovamento liturgico. Questo passaggio diventa pure una necessaria introduzione che ci permetterà, nel prossimo articolo, di approfondire il suo ricco simbolismo perché «l’altare è il punto centrale per tutti i fedeli, è il polo della comunità che celebra. Non è un semplice arredo, ma il segno permanente del Cristo sacerdote e vittima, è mensa del sacrificio e del convito pasquale che il Padre imbandisce per i figli nella casa comune, sorgente e segno di unità e carità».

Una recuperata identità dell’altare dopo il Concilio Vaticano II

Una nuova pagina nella storia dell’altare è quella che, a partire dal secondo dopoguerra, si è ispirata dapprima alle istanze del movimento liturgico e poi al rinnovamento della liturgia promosso dal Concilio Vaticano II. Tuttavia, la profonda novità di idee della riforma e l’esigenza di idoneità degli spazi liturgici per la celebrazione non sempre hanno avuto un’adeguata corrispondenza nella realizzazione dei nuovi altari, sia nell’adeguamento liturgico delle chiese esistenti sia nella costruzione di nuove. Al di là di quanto compiuto, ci pare invece importante richiamare quei criteri e princìpi che stanno a fondamento di una corretta comprensione e realizzazione di questo luogo celebrativo e che concretamente sono stati codificati nell’0rdinamento Generale del Messale Romano, cioè nelle sue ricche «Premesse dottrinali e normative» per la celebrazione eucaristica. [1 continua]

Programma dal 8 al 16 aprile 2023

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 21 / Filippesi 2,6-11

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore.

Buona Pasqua

VITA ECCLESIALE

Sabato 08
Domenica 09 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Tomaso e deff. fam. Sangiorgi e Ragazzini

Per tutte le anime del purgatorio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

Lunedì 10 10.30 + Sofia, Paolo, Sr. Emelda e familiari defunti
Martedì 11
Mercoledì 12 18.30 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Giovedì 13
Venerdì 14 8.00 + Gervasio Immacolata
Sabato 15
Domenica 16 10.30 Deff. parenti e amici vivi e defunti della fam. Dovadola Ivano e Ruffini e Margotti Teresa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Aprile 2023

Domenica 09

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Lunedì 10

dell’Angelo

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Martedì 11 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Mercoledì 12 Ore 17.40 (S. Salvatore) : Novena della Divina Misericordia

Ore 18.00 (S. Salvatore) : S. Rosario

Ore 18.30 (S. Salvatore) : S. Messa

(Tutte le celebrazioni sono in S. Salvatore e NON in S. Paolo)

Giovedì 13 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.00 (S. Maria in Fabriago) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni preceduta dalla S. Messa alle ore 20.00 e dal S. Rosario alle ore 20.30

Venerdì 14 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 15 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.30 (Carmine) : Serata organizzata dal gruppo AGESCI in occasione del 50° anniversario del gruppo Scout di Massa.

Domenica 16

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo comunitario

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

1- Il primo maggio riprende il tradizionale pellegrinaggio comunitario (Santuario S. Maria delle Grazie al Calcinaio e Arezzo). Chi desidera partecipare deve prenotarsi.

2- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 28,8-15 Gv 20,11-18 Lc 24,13-35 Lc 24,35-48 Gv 21,1-14 Mc 16,9-15

Vivere il Mistero- Stranamente, ma in modo assai efficace, la liturgia in quest’aurora di Pasqua non ci fa incontrare il Risorto e non ci fa udire la sua voce. Il Vangelo del giorno ci introduce all’interno del sepolcro per sentire – proprio in questo luogo di morte – il profumo della Vita che dà vita. Forse proprio in quel momento in cui l’eternità si affaccia sul tempo e la luce si intrufola tra le tenebre, Simon Pietro ha intuito ciò che poi comprenderà e annuncerà: «Tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome» (At 10,43). La remissione comincia con il lasciarsi travolgere da questo nuovo inizio che prende avvio nel luogo dove tutto sembrava finito. Come per il corpo del Signore, azzimo e puro come i pani santi dell’offerta, anche noi «celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità» (1 Cor 5,8). Ma dove possiamo cuocere il pane buono, fragrante e puro della nostra vita se non nel forno ardente del sepolcro profumato di Cristo Signore? Come dice Scoto Eriugena, commentando il Prologo di Giovanni, nel sepolcro di Cristo sono murati i misteri della sua divinità e della sua umanità che sono offerti per la nostra umanizzazione e divinizzazione. In questi giorni, in cui abbiamo meditato i racconti della Passione, è stato sempre provante doversi misurare di nuovo con la malizia, la cattiveria e l’ipocrisia, in una parola: con il male che può dominare il cuore e dettare scelte contro l’amore, scelte che sono sempre contro la vita. L’apostolo Paolo ci ricorda che è sempre possibile scegliere di seguire un altro percorso. In realtà è sempre possibile non fuggire, per paura, da quelle che sono le esigenze di una vita vera e accettare così un modo nuovo di vivere che comincia con un modo diverso di morire: «Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!» (Col 5,3). Il tempo pasquale ci è offerto, ancora una volta, per lanciarci in questa avventura di ritrovata intimità con quel Signore che forse abbiamo tradito, rinnegato o, comunque, abbiamo deposto nel «sepolcro nuovo» dell’evidenza incontrovertibile della morte. Al mattino di Pasqua ci ritroviamo esattamente, per così dire, al punto di prima. Siamo di nuovo costretti a tornare al «sepolcro» (Gv 20,1). Una parola – quella di «sepolcro» – che sembra ossessionare la memoria credente e amorosa dell’evangelista Giovanni il quale, in pochi versetti, ripete questo termine per sette volte. Quando sembrerebbe più logico ripartire da altrove o, comunque, continuare a vivere rassegnandosi a quello che è stato, la sfida della fede e dell’amore ci fanno ripartire dallo stesso luogo ove la speranza è stata sepolta. Solo così possiamo evitare che sia sepolto anche l’amore. Questo desiderio spinge Maria di Magdala a ritornare, non appena possibile, a motivo del riposo sabbatico, non sul «luogo del delitto» come scriverebbe un autore di gialli, ma sul «luogo dell’amore» più totale e assoluto perché il più fragile e il più disarmato. L’evangelista Giovanni sottolinea che «era ancora buio», eppure nessuna tenebra può impedire di vedere come «la pietra era stata tolta dal sepolcro». La stessa pietra che aveva sigillato per sempre la vita del Signore, è ciò che rimette tutto in moto, obbligando non solo a camminare, bensì a correre. In questo mattino di Pasqua ci viene lanciata una pietra per attirare la nostra attenzione, sovente così distratta, su ciò che è essenziale: non basta vedere, bisogna comprendere; non basta guardare, bisogna intuire. Maria di Magdala apre le danze pasquali come Miriam, la sorella di Mosè, aveva intonato il canto della vittoria al di là del Mar Rosso. Come ogni danza, quella di Maria, non è che un invito a unirsi e interpella ciascuno di noi perché possiamo correre come gli apostoli, credere come il discepolo amato e ritrovare l’ardore del «cuore» (Lc 24,32), mentre ritroviamo l’essenziale del senso delle Scritture. Siamo così posti di fronte all’essenziale del senso della vita che passa sempre attraverso un necessario «giro» al sepolcro il quale, come una rotatoria ineludibile, ci permette di ritrovare la giusta direzione per credere, sperare, amare. Anche di noi si possa scrivere ciò che il testo dice del discepolo che «corse più veloce» (Gv 20,4) di cui si afferma: «E vide e credette» (20,8). Il discepolo amato non vide nessuno ma riconobbe il segno «riconoscibile fra mille e mille» (At 5,10) del modo unico con cui il Signore Gesù – l’Amato del suo cuore – aveva «piegato» e deposto con cura ineguagliabile «in un luogo a parte» (Gv 20,7) quel sudario che con altrettanta cura – forse dalle sue stesse mani così intime al Signore – gli era stato «posto sul capo». Nell’amore è sempre così: l’ultimo gesto dell’uno diventa, in tutta naturalezza, il primo gesto dell’altro. Per chi ama tutto diventa chiaro senza bisogno di nessun’altra prova se non quella del cuore: «Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti» (20,9) nel «suo vero corpo» … che siamo noi. (don M-D. Semeraro)

Programma dal 1 al 9 aprile 2023

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 21 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Dal Vangelo secondo Matteo (27,11-54) [forma breve]

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!».

Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 01 18.30 + Alberti Vilma
Domenica 02 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Preda Maria Teresa

Lunedì 03
Martedì 04 8.00 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica e Silverio

+ Lorenzo

Mercoledì 05
Giovedì 06
Venerdì 07
Sabato 08
Domenica 09 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Tomaso e deff. fam. Sangiorgi e Ragazzini

Per tutte le anime del purgatorio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

MattinoPomeriggioSera

Lunedì 11 : Ore 16.30 – 18.00 20.45 – 22.00

Martedì 12 : Ore 16.30 – 18.00 20.45 – 22.00

Mercoledì 13 : Ore 16.30 – 18.00

Giovedì 14 : Ore16.00-19.00

Venerdì 15 : Ore 10.00-12.0016.00-18.00

Sabato 16: Ore 9.30-12.0015.00-19.00

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (igienizzazione, mascherine ecc…)).

Le Confessioni della Settimana Santa

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 17.25 S. Rosario ore 18.00 Via Crucis

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Aprile 2023

Domenica 02

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 05 Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa No alle 18.30

Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 06 Santo Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 07

Santo

Astinenza eDigiuno

Ore 15.00 (S. Paolo) : Via Crucis con particolare invito a bambini, ragazzi e giovani

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della Passione del Signore

Sabato 08

Santo

Ore 9.30–12 e 15.30–18 (S. Paolo):Benedizione delle uova

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 09

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Importante – Mercoledì 5 aprile la S. Messa verrà celebrata al mattino

alle ore 8.00 e NON alle 18.30.

In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,11-1 Gv 13,21-33.

36-38

Mt 26,14-15 Gv 13,1-15 Gv 18,1-19,42 Mt 28,1-10

Vivere il Mistero- Al centro del Vangelo secondo Matteo è racchiuso, come una perla incastonata nel cuore del suo messaggio, un insegnamento che si fa invito: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore». Questa parola di esortazione che cogliamo sulle labbra del Signore Gesù, quasi come sgorgasse direttamente dal suo cuore, si offre a noi – nella liturgia odierna – nel massimo della sua incarnazione e del suo inveramento. L’invincibile mitezza del Signore nel mistero della sua passione diventa per noi un modello da contemplare e un esempio da seguire. La Chiesa stessa, pregando, è consapevole di doversi mettere alla scuola di Cristo Signore non solo sedendo con le «folle» sul monte delle Beatitudini, ma soffrendo pure con il suo Sposo sul monte ove l’amore si offre fino allo stremo e allo spreco più assoluto. Siamo, allora, invitati a pregare con queste parole: «Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione». Il discorso della montagna, che racchiude la perla evangelica delle Beatitudini, nel mistero della Passione del Signore si offre con uno stile preciso sul cui modello siamo chiamati a conformare la nostra vita. Non ci lasceremo mai conquistare abbastanza dall’andatura regale con cui il Signore Gesù entra nella città santa per santificarla e purificarla attraverso il suo mite patire. Chi mai può essere infatti discendente del «re Davide» se non colui che ben più di Davide sa essere signore nella casa della propria vita – anima e corpo – per offrirla senza approfittare in nulla della propria posizione di «privilegio»? Tutta la Passione secondo Matteo si può e si dovrebbe proprio rileggere a partire da quella parola che il Signore Gesù dice seduto sulla prima montagna su cui è salito come su una cattedra: «Beati i miti perché avranno in eredità la terra». Nei suoi tratti troviamo quegli atteggiamenti che già abbiamo potuto contemplare e ammirare nel suo padre Giuseppe, la cui infinita mitezza permette di accogliere un bambino che diventa suo per l’amore e la cura. Sembra proprio che la struttura divina e l’educazione umana di Gesù sia tutta improntata alla mitezza di chi – conoscendo fino in fondo il mistero della propria persona – non ha bisogno né di difenderlo, né di imporlo ma solo – e a ogni prezzo – di lasciare che si compia. Il Signore si conforma in tutto e sempre a quanto ci insegna, a quanto ci propone come esempio a partire da se stesso, vivendo in prima persona il momento della prova: quando lo contempliamo assediato dalla violenza e dalle pressioni più barbare della soldataglia e più raffinate dei sacerdoti, troviamo che «Gesù taceva». Mentre durante la liturgia di questa domenica delle Palme, in cui si fa memoria della beata Passione del Signore, ascoltiamo ancora una volta attoniti fin dove la violenza degli uomini può spingersi, siamo chiamati a scoprire fino a che punto l’amore può renderci umani. (don M-D. Semeraro)

Programma dal 25 marzo al 2 aprile 2023

Letture: Ezechiele 37,12-14 / Salmo 129 / Romani 8,8-11

Il Signore è bontà e misericordia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45)

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 25 18.00
  • Parenti vivi e deff. della famiglia Dovadola Ivano e secondo le intenzioni di Maria Teresa
  • + Emma e Dante
Domenica 26 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Guadagnini Armando

Lunedì 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Martedì 28
Mercoledì 29 18.30 + Montesi Natale
Giovedì 30
Venerdì 31
Sabato 01
Domenica 02 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Preda Maria Teresa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 17.25 S. Rosario ore 18.00 Via Crucis

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso nel mese di ottobre

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : A

Marzo – Aprile 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 29 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 30 Ore 20.45 (oratorio) : 2°Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 31

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (via Amendola) : Via Crucis con partenza dall’incrocio di via Amendola con via Dini e Salvalai fino al Santuario della B. V. della Consolazione.

Domenica 02

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – Domenica 26 S. Messa anche alle ore 8.00 per favorire la partecipazione dei lupetti (AGESCI) in uscita.

3 – Domenica 26 Torna l’ora legale, pertanto cambiano anche gli orari delle celebrazioni pomeridiane

In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,1-11 Gv 8,21-30 Gv 8,31-42 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il Mistero- Si conclude quasi il nostro itinerario quaresimale che, come ogni anno, ci rende spiritualmente dei piccoli catecumeni che riscoprono le sorgenti della grazia battesimale. Se siamo come Marta, abbiamo bisogno di passare dalla pretesa su Gesù: «Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto», a un modo nuovo di intendere e confessare non solo Gesù, ma anche di vivere in relazione al proprio fratello. Marta arriverà finalmente a dire: «Io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Se invece siamo in lacrime come Maria, ci è chiesto di fare un piccolo pezzo di strada per passare da un’eccessiva concentrazione sui nostri sentimenti al fine di purificarli e unificarli con quelli di Cristo. Le sorelle di Lazzaro, il quale non dice una sola parola né prima né dopo la morte, dovranno imparare a rispettare una nuova identità profonda e diversa del loro fratello tanto amato e forse un po’ soffocato. Questo nuovo orizzonte di relazione viene aperto dalla parola con cui il Signore Gesù richiama alla vita l’amico Lazzaro: «Liberatelo e lasciatelo andare». A chi sono rivolte queste parole? E se fossero proprio rivolte a queste due sorelle le cui parole e le cui lacrime sembrano soffocare Lazzaro nella morte, forse come lo era stato in vita? L’esperienza di Lazzaro rappresenta un insegnamento per chiunque voglia risorgere in Cristo. L’amore particolarissimo di Gesù per la famiglia di Betania invece di affrettare il suo passo non fa che trattenerlo. Mentre Marta e Maria obbediscono a una logica di contenimento del reale con il loro sincero «Se tu fossi stato qui», il Signore Gesù lascia che le cose raggiungano il loro stato peggiore perché non ci sia dubbio alcuno che tutto ciò sia «per la gloria di Do». Gesù non si fa presente per evitare il dolore, ma per imparare ad attraversarlo! In questa domenica siamo chiamati a prendere su di noi tutto il peso delle nostre morti quotidiane e di quei momenti particolarmente mortiferi in cui sperimentiamo il terrore della morte e la solitudine invincibile del sepolcro; quando una «pietra» sul cuore o il cuore divenuto di pietra ci separano dal mondo dei vivi e ci fa piombare nel non mondo dei morti. Eppure il Signore Gesù accetta di stare davanti a questa pietra che la vita talora ci impone o nella cui granitica freddezza trasformiamo noi stessi e la sgretola prima con il suo «pianto» e poi con il suo «grido». Al nostro «grido» che sale dal «profondo» il Cristo Signore unisce il suo grido che rivela quanto «profondamente» ogni nostro dolore tocca il suo cuore in cui abita il Padre «amante della vita». (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

Sopra la mensa, ridotta ormai a un semplice ripiano, alla base dei dossali, viene posto pure uno zoccolo o gradino, detto «predella», per sistemare la croce e i candelieri e, successivamente, vengono realizzate ulteriori sovrastrutture a forma di gradinata che saranno riempite di altri candelieri, vasi di fiori, statue o busti di santi con le loro reliquie. L’altare si presenta in questo modo come una imponente credenza e una mensola allungata che sorregge la struttura del monumento per l’esposizione del Santissimo Sacramento e per la sua conservazione. Infine, l’uso di porre delle balaustre, incominciato nell’età romanica ma ampiamente diffuso dall’architettura rinascimentale e barocca, che dividono il presbiterio dalla navata, diventa ovunque norma dopo il Concilio di Trento: inginocchiati davanti a esse, quasi fossero un «prolungamento dell’altare», i fedeli ricevevano la comunione. In molti casi, tuttavia, la balaustra appare più un «elemento divisorio» che un’estensione della mensa oppure, se così considerata, come «un’altra mensa o un secondo altare» per i fedeli. [10 fine prima parte]

Programma dal 18 al 26 marzo 2023

Letture: 1 Samuele 16,1b.4.6-7.10-13 / Salmo 22 / Efesini 5,8-14

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane». Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 18

18.00

  • + Sangiorgi Tomaso

Domenica 19

10.30

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Torquato, Luciana, Antonietta e Lorenzo

+ Brignani Gregorio e Poggiali Santa

+ Francesco Vilardo e Carmine Leta

+ cg. Cataneo Luigi e Valentino Filomena

Lunedì 20

18.00

+ Giannina, Rina, Fausto e Magda

Martedì 21

8.00

+ Antonio

Mercoledì 22

18.00

+ Castelli Adriano

Giovedì 23

18.00

+ Giuseppe

Venerdì 24

   

Sabato 25

18.00

  • Parenti vivi e deff. della famiglia Dovadola Ivano e secondo le intenzioni di Maria Teresa
  • + Emma e Dante

Domenica 26

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : A

Marzo 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 20

S. Giuseppe

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Mercoledì 22

Ore 20.30 (Circolo Massese) : Assemblea elettiva

Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 23

Ore 20.45 (oratorio) : 1°Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.

Venerdì 24

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 5a Stazione Quaresimale

Sabato 25

Annunciazione del Signore

S. Messa ad orario feriale (prefestiva)

Domenica 26

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – Domenica 26 S. Messa anche alle ore 8.00 per favorire la partecipazione dei lupetti (AGESCI) in uscita.

3 – Domenica 26 Torna l’ora legale, pertanto cambiano anche gli orari delle celebrazioni pomeridiane

In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 1,16.18-21 .24

Gv 5,1-16

Gv 5,17-30

Gv 5,31-47

Gv 7,1-2.10 .25-30

Lc 1,26-38

Vivere il Mistero- La Parola di Dio ci aiuta a comprendere che ogni cammino di conversione e di guarigione è, prima di tutto e sempre, un gesto di nuova creazione che ha per protagonista lo stesso Creatore di tutte le cose. Davanti a questo cieco che nulla chiede e a tutto acconsente, siamo chiamati a riscoprire la nostra fondamentale creaturalità. Ciò che cambia la vita di quell’uomo senza nome, e al quale possiamo prestare il nostro, è il fatto che il Signore «passando» lo «vide». Ciò che permette a questo cieco di vedere è la sua disponibilità a lasciarsi guardare in un modo così inedito e così nuovo da dare alla sua vita una luce completamente diversa. A Gerusalemme si ripete ciò che Samuele imparò a Betlemme: «Non conta quel che vede l’uomo… il Signore vede il cuore». Il Signore Gesù è capace di vedere, come vero «profeta», le profondità di quest’uomo, ma è anche capace di mettere a nudo la cecità di quanti si accaniscono contro di lui, per colpire semplicemente il Maestro. L’amarissima conclusione del Vangelo ci la scia con il cuore profondamente rattristato: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo” il vostro peccato rimane». Se il nostro occhio non è limpido in realtà ci illudiamo di vedere ma non abbiamo ancora visto nulla poiché abbiamo potuto vedere ogni cosa senza coglierne la luminosità e la bellezza, immersi come siamo nel sonno dello spirito e nel calcolo – affannato e ossessivo – delle nostre prestazioni. Dal cieco nato che scopre la gioia di vedere siamo chiamati a imparare la disponibilità a lasciarci condurre da Gesù, toccare dalla sua carezzevole forte mano e conquistare dalla bellezza unica del suo volto: è Lui l’indimenticabile bel «pastore» che ci «conduce». Non è una cosa grave, se siamo ancora ciechi – persino se lo siamo da sempre – non abbiamo «alcun peccato». L’importante, l’essenziale è che non andiamo in giro dicendo «Noi vediamo» perché in tal caso non faremmo altro che sbarrare la strada alla luce che vuole visitarci e rallegrarci. (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

Special mente dal periodo della cosiddetta Controriforma, l’altare diventa il luogo dove porre il tabernacolo eucaristico, in quanto l’interesse teologico si sposta dalla «celebrazione dell’Eucaristia» all’«adorazione del Santissimo Sacramento», per una riaffermazione solenne della «presenza reale» del Signore, negata appunto dalla Riforma protestante. Già l’onda della «devozione eucaristica» del XII secolo, alimentata dai numerosi miracoli eucaristici, aveva spostato il centro della vita spirituale dei fedeli dalla celebrazione della Messa alla pietà popolare, concentrata sull’adorazione delle specie eucaristiche. Il tabernacolo viene dunque fissato sopra l’altare e viene riccamente sviluppato, al punto che sovrasta proprio l’altare per proporzione, e di conseguenza per importanza, al punto da farlo quasi scomparire. Prevale infatti la preoccupazione di creargli attorno un supporto grande e vistoso, e di recuperare attraverso una spettacolare scenografia il linguaggio scultoreo e architettonico che esalti la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia. [9-continua]

Programma dal 11 al 19 marzo 2023

Letture: Esodo 17,3-7 / Salmo 94 / Romani 5,1-2.5-8

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 11 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 12 10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Gerardina

+ Baldini Norberto e Baldini Luigia

Lunedì 13 18.00 + Monesi Gino
Martedì 14
Mercoledì 15
Giovedì 16
Venerdì 17 20.30 + Elmore, Rita e Stefano
Sabato 18 18.00 + Sangiorgi Tomaso
Domenica 19 10.30 + Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Torquato, Luciana, Antonietta e Lorenzo

+ Brignani Gregorio e Poggiali Santa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Marzo 2023

Domenica 12

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (Cattedrale) : Incontro diocesano cresimandi

Ore 15.00 (oratorio) : Commedia dialettale presentata dalla filodrammatica di Casola Canina dal titolo “Una chembra par du”

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Venerdì 17

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 4a Stazione Quaresimale

Domenica 19

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – Il 17 e 18 marzo ha luogo la “24 ore per il Signore” iniziativa quaresimale di preghiera e riconciliazione voluta da Papa Francesco. Oltre alle iniziative già in programma per il pomeriggio-sera di venerdì, il sacerdote è disponibile per la confessione Venerdì dalle 10.00 alle 11.30 e sabato dalle 11.00 alle 12.00.

In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,24-30 Mt 18,21-35 Mt 5,17-19 Lc 11,14-23 Mc 12,28b-34 Lc 18,9-14

Vivere il Mistero- Il Signore Gesù cerca di incontrare la nostra umanità assetata e si pone sulla nostra strada attendendoci accanto a quel pozzo (Gv 4,6) cui dobbiamo ritornare ogni giorno per attingere l’energia necessaria per continuare il cammino. Egli ci attende e, invece di farlo nella forza, mette sotto i nostri occhi lo spettacolo della nostra debolezza senza dirci che ci appartiene, ma dandoci persino l’impressione – almeno per un attimo – di essere noi dalla parte della forza: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo…»… Prima di venirci incontro con la sua potenza di salvezza, il Signore si mette accanto a noi per condividere tutta la nostra debolezza. Anzi, si mostra ancora più bisognoso di noi, tanto da poter essere persino un po’ canzonato da questa donna che, di certo, deve aver conosciuto, nella sua vita, uomini molto diversi da questo, che ascolta in modo più «profondo» del pozzo dove ogni giorno cerca di attingere un secchio di speranza e le chiede aiuto imponendosi a lei con la sua debolezza. Potremo anche noi unirci al coro dei samaritani che acclamano Gesù come «salvatore del mondo» (4,42) nella misura in cui lo avremo scoperto, secondo una bellissima espressione di Isacco Siro, come «il grande esperto della nostra debolezza». (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

L’altare perde anche la sua antica dimensione piuttosto contenuta, scompare il ciborio, e si sviluppa intorno ad esso, nella parte terminale dell’abside, un nuovo spazio per il clero, il coro. Quando il culto dei Santi riceve un nuovo e forte impulso, alla fine del IX secolo, comincia a essere collocato stabilmente sulla mensa un nuovo elemento: i reliquiari dei santi. Ciò diventa il punto di partenza per una profonda trasformazione pure della struttura esterna dell’altare, specialmente nel periodo del fiorire dello stile gotico (secolo XII-XIV): la sua forma si allunga, viene spostato sempre più in fondo all’abside, è sopraelevato con alcuni gradini, si sviluppa dietro ad esso una sovrastruttura architettonica, inizialmente con dei dossali poggiati sulla parte posteriore dell’altare che diventavano decorativi oppure permettono di accogliere i reliquiari e posizionarli in alto. Mano a mano la struttura si arricchisce di altri nuovi elementi architettonici, particolarmente intorno alle urne con le reliquie, e si eleva verso l’alto con diversi ripiani e scomparti, a loro volta riempiti di pitture e sculture. Attraverso l’arte del Rinascimento e poi del Barocco l’altare maggiore, addossato alla parete absidale, diventa ancora più imponente e spettacolare, assumendo sempre di più l’apparenza e la funzione di un monumento, quale espressione di gloria. La pala d’altare, ora a scena unica e senza scomparti, è sviluppata nelle dimensioni e offre agli artisti motivo di realizzare attorno ad essa una vasta inquadratura architettonica in marmo o in stucco, con colonne, cornicioni, timpani, statue di santi, gruppi di angeli. Le grandiose proporzioni di tale struttura la fanno diventare un vero e proprio monumento, nel quale l’altare quasi si perde, ridotto a un ripiano lungo e rettangolare: esso appare più come un accessorio del grandioso monumento absidale piuttosto che il centro dell’aula liturgica. Un’ulteriore trasformazione dell’altare, soprattutto della sua funzione, è quella che avviene nel medesimo periodo storico e artistico: da «mensa» per l’Eucaristia, si trasforma a «mensola» per il tabernacolo. [8-continua]

Programma dal 4 al 12 marzo 2023

Letture: Genesi 12,1-4a / Salmo 32 / 2Timoteo 1,8b-10

Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.00 + Giuseppe, Salvatore e Lucia, Vittorio, Guido ed Elisabetta
Domenica 05 10.30 + Amatulli Felice

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Lunedì 06
Martedì 07 8.00 + Angelina, Ubaldo, Maria e Massimiliano
Mercoledì 08 18.00 + Anna Maria, Antonietta, Jovencio e Andrea
Giovedì 09
Venerdì 10
Sabato 11 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 12 10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Baldini Norberto e Baldini Luigia

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Marzo 2023

Domenica 05

II di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Giovedì 09 Adorazione eucaristica di vicariato

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario

Ore 21.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica per le vocazioni

Venerdì 10

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 3a Stazione Quaresimale

Domenica 12

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (Cattedrale) : Incontro diocesano cresimandi

Ore 15.00 (oratorio) : Commedia dialettale presentata dalla filodrammatica di Casola Canina dal titolo “Una chembra par du”

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,36-38 Mt 23,1-12 Mt 20,17-28 Lc 16,19-31 Mt 21,33-43.

45-46

Lc 15,1-3.

11-32

Vivere il Mistero- Come ogni anno, in questa seconda domenica di Quaresima siamo condotti, «in disparte» su un alto monte. Nel Vangelo secondo Matteo il «monte» è una figura maggiore ed è evocata in riferimento a Mosè la cui vita è un continuo andirivieni tra il deserto e la montagna. La prima volta che il «monte alto» compare nel Vangelo è proprio quando il diavolo vi conduce il Signore Gesù per l’ultima delle tre tentazioni di cui abbiamo letto domenica scorsa. Siamo condotti sul monte per non temere di seguire Gesù verso il suo mistero pasquale. Per fare questo siamo chiamati a rileggere ogni passo della nostra vita alla luce di ogni tratto della storia della salvezza. Si tratta di puntare direttamente e decisamente a conformare la nostra vita sul modello di quella del «Figlio amato» offerto e consegnato. La trasfigurazione non mostra un’altra realtà, ma ci presenta la verità della nostra vita che diventa luminosa se è conforme alla logica del dono di sé. Il tempo di Quaresima ci è dato come occasione per ripartire anche noi sulla Parola del Signore che vuole fare, della nostra capacità di camminare insieme, il luogo della benedizione per «tutte le famiglie della terra». Questo esige che sappiamo andare – in un vero esodo da noi stessi – oltre le nostre abitudini, le nostre paure e le nostre resistenze, per camminare accanto ai nostri fratelli, al di sopra di ogni sospetto e di ogni autoriferimento. Solo così ci apriremo a un ascolto vero, capace di dare alla nostra vita ali sempre più ampie che ci permettano di elevarci al di sopra delle nostre piccinerie, fino a renderci capaci di consegnarci come Cristo Signore. Nella misura in cui lo sguardo del nostro cuore si poserà amorevolmente su «Gesù solo», sarà capace di ritrovare lo sguardo di ogni fratello e sorella che sono la nostra «casa» e la nostra «terra» di benedizione. Così ogni angolo della nostra vita si trasformerà in un luogo sempre possibile di trasfigurazione attraverso uno sguardo d’amore in cui risplende «la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo» (2 Tm 1,10). (don M-D. Semeraro)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

La forma dell’altare delle chiese più antiche e di tutte quelle dell’alto medioevo, praticamente dal IV al IX secolo, tendeva preferibilmente al quadrato o leggermente alla forma rettangolare, con i lati che non sorpassavano il metro di altezza e larghezza, quindi con dimensioni assai modeste; l’iconografia lo presenta spesso coperto da una sola tovaglia (già testimoniata negli Atti apocrifi di san Tommaso), che scende solitamente fino a terra, conferendo all’altare la forma di un cubo. Solo dall’VIII secolo comincia a esserci una molteplicità di tovaglie e fino al XII/XIII secolo la liturgia romana non prevedeva nessun’altra cosa sull’altare, né croce né candelieri, se non le oblate per l’Eucaristia. A volte, almeno nel primo millennio e nello stile romanico, viene eretto sopra l’altare un ciborio; si tratta di una cupola sorretta da quattro colonne, una specie di baldacchino, che conferisce all’altare venerazione e solennità. La Chiesa antica, inoltre, coerente al simbolismo di vedere nell’altare il segno di Cristo fino al punto di identificarlo – «l’altare è Cristo» – tramandava l’uso di un unico altare, come unico è Cristo, e di conseguenza di una sola celebrazione della Messa. Come l’edificio cultuale è uno, così uno è anche l’altare: un solo altare, un solo Salvatore, una sola fede, una sola celebrazione, una sola Chiesa. Tale equilibrio, purtroppo, lo troviamo già spezzato nel VI secolo: nella chiesa cominciano a esserci più altari collocati normalmente lungo le navate laterali e, con il passare del tempo, diventano sempre più numerosi. I motivi sono molteplici e compositi: la crescente venerazione e devozione verso i martiri e i santi, ai quali vengono appunto dedicati gli altari; l’aumentato numero dei monaci sacerdoti nelle chiese dei monasteri (secolo VII-VIII); le celebrazioni delle Messe ripetute da uno stesso sacerdote, sia nelle cattedrali sia nelle chiese urbane e rurali, per il suffragio dei defunti e le intenzioni degli offerenti, le varie necessità o la venerazione dei santi e delle loro reliquie (secolo IX); la crescita repentina anche del clero nelle città (secolo XIII). Pur nella molteplicità degli altari, a volte rasentante l’esagerazione, non si perdette comunque mai di vista l’ideale unicità dell’altare cristiano, conservato nella particolare distinzione riservata a quello principale, «l’altare maggiore», il quale tuttavia venne a subire una radicale trasformazione. Già verso la fine del primo millennio il cambiamento diventa evidente: l’altare maggiore, posto idealmente al centro dell’assemblea, comincia ad allontanarsi da essa e viene relegato e chiuso nel presbiterio, dove il sacerdote celebra normalmente orientato verso oriente, almeno idealmente, verso il fondo dell’abside. Se poi il presbiterio è alto, perché dopo il Mille spesso viene costruita anche la cripta, all’interno della chiesa si crea una frattura anche strutturale tra l’assemblea e il sacerdote. [7-continua]

Programma dal 18 al 26 febbraio 2023

Letture: Levitico 19,1-2.17-18 / Salmo 102 / 1Corinzi 3,16-23

Il Signore è buono e grande nell’amore.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.

Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 18 18.00
  • + Aristide
  • + Lino Foletti
  • + Giuseppe, Giovanna ed Enzo Folli
Domenica 19 10.30 50° di Matrimonio di: Pietrantoni Giuseppe

Franti Marilena

Giovanna

Lunedì 20 18.00 + Vandini Liviano
Martedì 21 8.00 + Antonio
Mercoledì 22 20.30 Per una famiglia (che chiede l’intercessione della Santa Famiglia)

+ Adriano Castelli

Giovedì 23
Venerdì 24 20.30 + Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda

+ Venturi Francesco

+ Folli Corrado

Sabato 25
Domenica 26

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : A

Febbraio 2023

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

VII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 20 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 22

Le Ceneri

Astinenza e digiuno

Inizio del Tempo di Quaresima

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa delle Ceneri

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Venerdì 24

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 1a Stazione Quaresimale

Domenica 26

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Siamo invitati a rinnovare l’abbonamento per il 2023 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 9,14-29 Mc 9,30-37-9 Mt 6,1-6.16-18 Lc 9,22-25 Mt 9,14-15 Lc 5,27-32

Vivere il Mistero- II testo biblico-liturgico del Vangelo ha l’incipit liturgico che, come domenica scorsa, chiarisce il mittente e i destinatari («In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli»): quanto Gesù dice è per i suoi discepoli, non per altri. Il testo evangelico odierno fa parte del discorso della montagna che è la risposta alla domanda: «Se Gesù chiede la conversione, e convertirsi significa cambiare modo di pensare, quale modo di pensare deve acquisire il discepolo?». In questo brano, Gesù illustra con degli esempi (paradossi) come comportarsi con il malvagio e come identificare il prossimo. Gesù vuole superare una volta per tutte la legge del taglione («Occhio per occhio...») e il concetto di prossimo come correligionario buono. Il brano evangelico si fonda su due presupposti. Il cristiano è chiamato ad andare al di là della giustizia stretta e rigorosa, per giungere a una carità comprensiva, generosa e intelligente. Perché Gesù sceglie questi paradossi? Forse si può trovare una risposta nella teologia rabbinica. All’epoca di Gesù Io schiaffo era condannato (nel trattato Baba’ Qamma’, si dice che se un uomo colpisce un suo simile «con il rovescio della mano, gli darà 400 sus» [alcuni milioni] in riparazione). Per quanto riguarda il mantello, il pensiero rabbinico, infatti, diceva: «Chi dice: il mio è mio e il tuo è tuo, pensa come l’uomo comune (altri però dicono: è il modo di pensare di Sodoma). Chi dice: il mio è tuo e il tuo è mio, parla come il popolo della terra (che non conosce la Legge). Chi dice: il mio è tuo e il tuo è tuo, è l’uomo pio. Chi dice: il tuo è mio e il mio è mio, è il malfattore». Nel pensiero rabbinico c’era l’obbligo di accompagnare in viaggio il credente, ma non il «malvagio». Il pensiero rabbinico, infine, aveva accolto senza commenti il criterio dell’amore verso il correligionario (Lc 19,18) e dell’odio verso il nemico della fede (Dt 7,2; 23,6; Sal 139,19-24). Gesù dunque dialoga con il pensiero del suo tempo e lo supera. (don R. De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare [continuazione] (di don D. Ravelli)

Per il passaggio all’uso cristiano di «altare» si dovrà attendere ancora qualche tempo. Determinante al cambiamento terminologico sarà il raggiungimento della libertà religiosa, con l’editto di Milano del 313: il declino del culto pagano come religione di Stato e l’espandersi del cristianesimo ridimensionarono nella Chiesa il pericolo di confondere il sacrificio eucaristico con quello degli antichi culti compiuto sugli altari pagani. Il vocabolo non suscitava più ambiguità, al contrario ora poteva meglio significare quello che da sempre la comunità cristiana credeva del memoriale che celebrava: la «cena del Signore» è il «sacrificio di Cristo» e, di conseguenza, la «mensa del Signore» non poteva essere altro che un «altare» di questa offerta. 0uindi, la teologia che ha interpretato l’Eucaristia come sacrificio viene proiettata sulla tavola-mensa della celebrazione che, da questo momento, diventa altare per l’Eucaristia. Questa nuova denominazione avrà presto una larga diffusione e si imporrà universalmente nella liturgia latina come termine tecnico, mentre la prima locuzione paolina andrà completamente in disuso. Nelle nascenti comunità cristiane, che si riuniscono per «spezzare il pane» viene seguita la scelta di Gesù nell’ultima cena e la prassi del Nuovo Testamento (cf. At 2,42-46 e 20,7): si utilizza un tavolo da pranzo di tipo familiare, anche perché inizialmente il pasto sacramentale era unito al pasto comune. L’Eucaristia è celebrata nelle case private attorno a un tavolo di uso comune, che viene allestito per l’occasione. La forma dell’altare non ha nulla di specifico o di proprio, dato che si tratta di un oggetto, una tavola mobile, che si trova abitualmente nelle abitazioni: è la sua funzione nella celebrazione eucaristica che lo rende «altare», infatti una volta che il culto è terminato non perde il nome e il carattere profano. La più antica rappresentazione di un altare cristiano la troviamo nella cappella dei Sacramenti nel cimitero di S. Callisto: si tratta di un tavolino a tre piedi, non molto grande e mobile, usato quindi occasionalmente per la liturgia. L’altare, dunque, nei primi tre secoli è normalmente di legno, di piccole dimensioni e mobile, di forma rotonda, o quadrata, oppure a semicerchio o a forma di sigma arrotondato da una parte. Da questi primi altari, semplici tavoli approntati per la liturgia, si passerà – anche in un breve spazio di tempo – all’altare di pietra, quindi stabile nel luogo di culto che a sua volta non è più quello spazio riservato nelle case private ma in edifici appositamente costruiti per la liturgia. Nel IV secolo, con il diritto di possedere luoghi di culto pubblici (grazie all’editto di Licinio e Costantino nel 313) e con lo sviluppo dell’architettura basilicale, diventa prestissimo prassi consolidata sia in 0ccidente sia in Oriente porre un altare di pietra, fissato direttamente sul pavimento e senza gradini di accesso, collocato nello spazio absidale, davanti alla cattedra, o al centro del transetto che attraversava la grande navata. [5-continua]