Programma dal 15 al 23 gennaio 2022

II del T. Ordinario

16 gennaio 2022

n. XIII / 08

Letture: Isaia 62,1-5 / Salmo 95 / 1Corinzi 12,4-11

Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,1-11)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.

Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 15
Domenica 16 10.30 + Leta Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

+ Rossella, Italo ed Elena

+ Galanti Pia, Lanzoni Ugo e Lino

Lunedì 17 10.30 + Resta Albertina e Gagliardi Bruno
Martedì 18 8.00 + Benini Cesare
Mercoledì 19
Giovedì 20
Venerdì 21
Sabato 22 18.00 + Castelli Adriano
Domenica 23

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito Internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Gennaio 2022

Domenica 16

II del T. Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Lunedì 17

S. Antonio Ab.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Mercoledì 19 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo
Venerdì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario
Domenica 23

III del T. Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 2,18-22 Mc 2,23-28 Mc 3,1-6 Mc 3,7-12 Mc 3,13-19 Mc 3,20-21

Vivere il Mistero- Il tema fondamentale del Vangelo odierno è quello delle nozze: non è un caso che il racconto cominci costatando: «Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea» (Gv 2,7). La prospettiva della nuzialità, che attraverso tutte le sacre Scritture vede il rapporto tra Dio e il suo popolo come una relazione sponsale, ha qui uno dei punti più alti. A Cana avviene «un segno» che ha a che fare con le nozze di Dio con la sua comunità. Certamente le feste di matrimonio rappresentano un punto eccellente per la gioia dell’uomo. Anche la festa di Cana vuole esprimere e diffondere letizia. Nel caso concreto però, la gioia è esposta al rischio della fragilità: la scarsità del vino o, addirittura, la sua mancanza stanno appannando e intristendo il banchetto. Spinto dalla Madre, Gesù interviene e mantiene la festa di nozze nella gioia. Il suo intervento manifesta qualcosa della sua gloria, che i discepoli cominciano a intravedere. È la stessa gloria di amore e comunione che un giorno apparirà compiutamente nel mistero dell’innalzamento del Figlio dell’uomo, morto e risorto. All’uscita di Giuda dal cenacolo, la sera della cattura Gesù, infatti, esclama: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito» (Gv 13,31-32). Il riflesso della gloria nel segno dell’attenzione di Gesù per i due sposi porta, per la prima volta, i discepoli a credere in lui. Essi non rimangono insensibili al soccorso che è offerto all’uomo sfidato dalla fragilità. L’acqua che Gesù trasforma in un vino squisito non è semplicemente dell’acqua, ma come racconta l’Evangelista: «Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri». La realtà trasformata in vino è dunque un semplice elemento materiale: si tratta di un oggetto necessario ai preliminari del pranzo e che esprime la speranza dei Giudei di vincere il peccato insinuatosi subdolamente anche nei loro corpi. Il segno compiuto da Gesù non è soltanto il miracoloso passaggio dall’acqua al vino, al di là delle leggi della natura. C’è di più. Gesù trasforma la speranza di purificazione, che fino a quel momento quell’acqua esprimeva, in un vino che scorre squisito e abbondante: secondo i numeri suggeriti dal testo si va da un minino di 500 litri a un massimo di 680. Colui che dirige il banchetto ritiene l’offerta di un vino così squisito, a quel punto della festa, un eccesso di generosità dello sposo. In realtà colui che ascolta il Vangelo è sollecitato a capire che – proprio per questo dono che salva la festa di nozze – Gesù è, in un senso molto profondo, lo Sposo che sta dietro a tante realtà umane volonterose, ma irrimediabilmente deboli. Chi oggi partecipa all’Eucaristia è chiamato a superare la miopia di colui che dirige il banchetto senza rendersi conto da dove viene il vino decisivo. Il fedele deve stare dalla parte-forza di coloro che hanno preso l’acqua facendo esperienza di Gesù come di colui che sta dietro le cose belle, soccorre i pericoli di tante fragilità e sostiene la gioia e il senso che noi vogliamo dare alla vita. In fondo è Gesù lo Sposo di questa festa, perché è lui che fa esistere la gioia di queste nozze. L’effetto ultimo di questo segno è la fede dei discepoli. È Gesù, in azione per soccorrere gli uomini, che suscita l’entusiasmo e la più profonda comprensione di chi ha cominciato a seguirlo. La figura della Madre di Gesù ha un ruolo di primissimo piano. All’inizio del racconto, mentre Gesù è ancora piuttosto nell’ombra, anche se ha già dei discepoli che lo seguono, Maria appare come la prima invitata. Il narratore la presenta già nelle prime parole. La “donna”, come la chiama Gesù, mostra solo grande acutezza, sensibilità, simpatia, ma crede di poter disporre di Gesù. In realtà, si trova di fronte a una reazione dura, che, però, non la fa indietreggiare. Alla Madre che gli chiede di intervenire, Gesù evoca un’ora, non ancora giunta e si confronta con essa. Il racconto riceve così una rilevante determinazione di lettura. Nell’«ora», infatti, proprio la Madre verrà a trovarsi ai piedi della croce. Là riceverà l’affidamento del discepolo amato, cui è a sua volta affidata (Gv 19,26-27). Nel sangue e nell’acqua, che la Madre di Gesù vedrà uscire dal costato del figlio morto, apparirà l’acqua del battesimo e il sangue dell’Eucaristia, che purificano l’uomo come l’acqua delle anfore non avrebbe mai potuto fare. Dall’acqua della purificazione dei Giudei, trasformata nel vino squisito che salva le nozze, Gesù fa correre lo sguardo del credente verso l’acqua e il sangue che compie la purificazione dai peccati. Forse al termine dell’ascolto del racconto del primo segno di Cana, è opportuno rileggere un passo della Prima Lettera di san Giovanni: «Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato» (1 Gv 1,7). Gesù appare in qualche modo come lo Sposo che dà il vino migliore, ossia colui che permette alle nozze, preannunciate e impostate da altri, di esistere nella letizia. Forse è proprio questo il dono che il discepolo di Gesù riceve ora dalla sua partecipazione alla liturgia eucaristica e al vino, in essa donato da Gesù. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 8 al 16 gennaio 2022

Letture: Isaia 40,1-5.9-11 / Salmo 103 / Tito 2,11-14;3,4-7

Benedici il Signore, anima mia.

Dal Vangelo secondo Luca (3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».

Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 08
Domenica 09 10.30

18.00

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Balestri Franco, Enzo, Edgardo Dalle Vacche, Martini Elisa

+ Alpi Elena e Marchetti Graziano

Lunedì 10 18.00 + Claudio
Martedì 11
Mercoledì 12
Giovedì 13
Venerdì 14
Sabato 15
Domenica 16 10.30 + Leta Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

+ Rossella, Italo ed Elena

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Gennaio 2022

Domenica 09

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Mercoledì 12 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo
Giovedì 13 Ore 21.00 (S.M. in Fabriago) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni
Venerdì 14 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario
Domenica 16

II del T. Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 1,14-20 Mc 1,21b-28 Mc 1,29-39 Mc 1,40-45 Mc 2,1-12 Mc 2,13-17

Vivere il Mistero- Oggi celebriamo la festa del Battesimo di Gesù al Giordano. Questo evento cristologico suscita alcune domande. In primis: qual è il suo significato? Cosa ha voluto dirci Gesù con questo segno? Aveva forse bisogno di essere purificato, lui che sarà riconosciuto dal Battista come l’Agnello di Dio? Il fatto che Gesù abbia voluto farsi battezzare attesta anzitutto la sua solidarietà con l’umanità peccatrice. Vogliamo allora inoltrarci nell’ascolto della Parola di Dio, portando la nostra attenzione sulla solidarietà del Figlio di Dio, solidarietà della quale il Padre si compiace. La solidarietà nasce dall’attenzione al prossimo. Abbiamo detto «attenzione» e non a caso, perché l’esperienza ci insegna che il prossimo certamente lo vediamo ma non sempre siamo attenti a lui, non sempre riusciamo cioè a coglierne l’appello. Siamo indifferenti, distratti, sospettosi e chiusi in noi stessi. Bisogna allora superare una logica di vita egoistica e privatistica. Dobbiamo superare la paura degli altri, solo così potremmo scrutare i lineamenti nitidi e personali del volto del nostro prossimo. Ma fino a dove si è spinta la solidarietà di Gesù? Gesù arriverà a dei livelli inimmaginabili in quanto la sua solidarietà lo spingerà a far proprio il nostro peccato. Scrive Paolo: «Cristo morì per gli empi al tempo opportuno. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi». (Rm 5,7-8). Cristo è così solidale da dare la sua vita anche a chi non la merita (il peccatore). Al peccatore noi siamo portati a dire: «Convertiti, perché solo così potrai meritare il mio amore». Gesù invece prima dice: «Ti amo», e. poi chiama a conversione. Il primato è l’amore libero e gratuito, fedele e totale. Con il battesimo, Gesù obbedisce al progetto solidale di Dio nei confronti dell’umanità. La sua solidarietà attesta così che solo ciò che è assunto è salvato. Difatti, Gesù non ci ha salvato con bei discorsi (sebbene abbiamo pagine evangeliche straordinarie), ma mettendosi al nostro fianco; non ci ha liberato indicandoci dei bei percorsi (anche se nei Vangeli ne troviamo di straordinari e personalizzati), ma facendo con noi quel cammino che ci ha portati a ritrovare noi stessi e Dio. La solidarietà di Gesù, come abbiamo sopra ricordato, ha le sue radici nell’obbedienza al progetto del Padre. Gesù è il Figlio amato e obbediente. Questa sua obbedienza l’aveva già ricordata a Maria e Giuseppe nel ritrovamento al Tempio. Ora diventerà sempre più manifesta nel ministero che inizierà dopo il battesimo. Luca però, se facciamo attenzione al testo evangelico, non porta l’attenzione sul fatto del battesimo, ma sul fatto che Gesù fosse in preghiera. Per lui è importante che Gesù stia pregando. Infatti la preghiera prelude al dono dello Spirito Santo e lo Spirito porta alla piena rivelazione. Non a caso, i cieli si aprono e, dopo la discesa dello Spirito su Gesù, si ode la voce del cielo. Cosa rivela di Gesù questa voce? Tre cose: Gesù è il Servo di JHWH (cf. Is 42,1), l’amato (cf. Sal 2) e l’inviato (Is 42.1-7). Lo Spirito scendendo su Gesù lo svela, non lo trasforma. In altre parole, lo Spirito non opera nessun cambiamento su di lui, ma lo manifesta. Sull’apertura dei cieli scrive Bruno Maggioni: «Nell’aprirsi dei cieli Gesù non vede il mondo celeste, bensì se stesso. I cieli non si aprono per “vedere”, ma per, permettere al dono dello Spirito di discendere…Lo stretto legame, che unisce il fatto del battesimo e la visione che ne manifesta il senso, suggerisce che per capire chi è Gesù e il significato di ciò che fa occorre una rivelazione dall’alto». La festa odierna è un invito a riscoprire il nostro battesimo. Cos’è accaduto il giorno in cui l’acqua benedetta è scesa sul nostro capo? – Una, nuova identità. Nel battesimo abbiamo ricevuto in dono una nuova identità, siamo stati fatti cristiani, ponendo Cristo a fondamento della nostra vita, delle nostre scelte personali e familiari. Certo, questo ha comportato e comporta la pacifica battaglia della fede contro la logica mondana che ancora vive in noi. Basilio Magno diceva infatti che la vita cristiana è una lotta spirituale. Cristiani non si nasce ma si diventa e non senza il nostro impegno personale. Una nuova nascita. Gesù l’aveva detto a Nicodemo: bisogna rinascere dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito. Questa rinascita ci fa figli di Dio, coeredi di Cristo, fratelli universali. Paolo sovente parlerà del credente come di una nuova creatura e Agostino, rivolgendosi ai nuovi battezzati dirà «Rivolgo la mia parola a voi, bambini appena nati, fanciulli in Cristo, nuova prole della Chiesa, grazia del Padre, fecondità della Madre. … Rivestitevi nella vita di colui che avete rivestiti per mezzo del sacramento». L’esistenza filiale. Se guardiamo a Gesù scopriamo che l’esistenza filiale è un sì senza riserve al Padre. Si che giunge ad accettare persino la morte e trasformare la morte in dono. Essere figli significa ascoltare ogni giorno una parola: «Tu sei mio figlio». Questa parola ci plasma interiormente fino a porre sulle nostre labbra la gioiosa risposta della fede: «Tu sei mio Padre». (P. Sandro Carotta)

Programma dal 1 al 9 gennaio 2022

Letture: Siracide 24,1-2.8-12 / Salmo 147 / Efesini 1,3-6.15-18

Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 01 18.00 + Lullo Onofrio e Carolina

Secondo le intenzioni di una persona

+ Orioli Franco

Domenica 02 10.30

18.00

+ Rosa

+ Preda Maria Teresa

+ Michele Accarino e Barbato Rita

Lunedì 03
Martedì 04 8.00 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano e Monica
Mercoledì 05 18.00 + Liviano e Pia (vivente)
Giovedì 06 10.30

18.00

+ Giovanni, Isolina, Giacomo, Elde e don Orfeo

Maisto Antonio e Filomena

Venerdì 07
Sabato 08
Domenica 09 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Gennaio 2022

Domenica 02

II dopo Natale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Martedì 04 Ore 20.45 (canonica) : Incontro dei moderatori per il Sinodo
Mercoledi 05 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo
Giovedì 06

Epifania del Signore

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne con benedizione alle famiglie
Venerdì 07 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.30-12.00 (S. Paolo) : Esposizione del SS.mo Sacramento

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario

Domenica 09

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 1,29-34 Gv 1,35-42 Gv 1,43-51 Mt 2,1-12 Mt 4,12-17. 23-25 Mc 6,34-44

Vivere il Mistero- La Chiesa prosegue, in questa seconda domenica di Natale, la sua riflessione sul mistero dell’Incarnazione. Domina, nella liturgia della Parola, il solenne Prologo giovanneo. Quando Giovanni ci parla del Verbo di Dio intende parlarci della suprema manifestazione di Dio. Dire «Verbo» equivale a dire l’origine di tutto, la ragione di tutto, quel principio unificante ove cogliamo il senso dell’uomo, della terra, del cosmo. Il Verbo, storicizzato in Gesù di Nazareth, diviene così il luogo ove gli uomini possono capire e capirsi, accogliersi senza paure, senza diffidenze e senza sospetti. Nel Verbo c’è la pienezza della vita e questa vita è luce (cf. Gv 7,4). La luce poi splende nella tenebra (cf. Gv 1,5); sì, la tenebra ancora pesa sul cuore dell’uomo ma oramai, in Cristo, è stata attraversata dalla luce divina. E con la luce, il nostro mondo non è più un teatro dell’assurdo ma un cantiere dove si edifica la nuova umanità. Vero quello che scrisse il grande martire Ignazio di Antiochia «La sua luce fu oltre ogni parola e la sua novità destò stupore». La novitas del Natale, di un dono così inatteso, così libero e gratuito, che abbraccia il mondo e ognuno, non può che stupirci. È sulla nota del ringraziamento che vogliamo allora vivere questa domenica. Quando Giovanni ci parla del Verbo in rapporto a Dio fa due affermazioni importantissime e che si completano. In Gv 1,1 leggiamo: «Il Verbo era presso Dio». Ciò significa che il Verbo non vive in modo statico la sua relazione con Dio ma in modo dinamico. Di più, il Verbo e il Padre hanno un rapporto di reciprocità, sono l’uno davanti all’altro senza giustapposizioni e in una feconda tensione. La seconda affermazione è alla fine del Prologo: «Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). Qui viene ulteriormente esplicitato il rapporto. Il Verbo vive nell’intimità del Padre (seno) e vive in una tensione di amore. Questa «tensione» come l’abbiamo definita, è lo Spirito Santo. Ma l’immagine del seno ha anche una coloritura materna, che Is 49,15 attribuisce a Dio stesso. Dio è un padre con un cuore di madre. Abbiamo un’immagine profondamente delicata, umana che con audacia viene trasferita a livello trinitario. La straordinarietà di questa rivelazione è data dalla finale del v. 18, dove l’Evangelista dichiara che il Figlio unigenito è venuto a rivelarci Dio. In una parola: il rapporto Padre-Figlio è aperto a tutti gli uomini. L’Incarnazione attesta la volontà di Dio che l’uomo sia presso di lui nell’amore. Ecco un tratto fondamentale del Natale. Abbiamo detto che l’uomo è chiamato a entrare nella circolarità dell’amore trinitario. Aggiungiamo ora che è chiamato a entrarvi in quanto figlio. «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». Vi sono tuttavia delle condizioni. La prima, e quella fondamentale, ed è la fede in Gesù. Giovanni afferma, infatti, che bisogna credere nel suo nome. È l’adesione a Gesù che ci fa nascere come figli. Il quarto Vangelo illustra questo itinerario. A Nicodemo Gesù dirà che è necessario rinascere dall’acqua e dallo Spirito (cf. Gv 3,1-15), alla donna samaritana che il Padre cerca adoratori in spirito e verità (cf. Gv 4,23). Nel Prologo Gesù è chiamato anzitutto Logos, che possiamo tradurre con Verbo, Parola. Questo titolo risente della cultura greca e giudaica. Per la prima. il logos indica il pensiero che si esprime attraverso il linguaggio, mentre per la seconda il logos diviene sinonimo di Dio stesso. Giovanni afferma che il Logos è Dio, la rivelazione di Dio; una rivelazione che si attua in Cristo Gesù, immagine visibile di Dio. Questa rivelazione porta alla conoscenza del vero Dio (cf. Gv 17,3) ed ha un effetto creativo e redentivo. Logos deriva dal verbo legein che significa «raccogliere»: il Logos è colui che raccoglie. Forse non è un caso che il quarto Vangelo parli di Gesù come buon pastore (cf. Gv 10). Per Giovanni, Gesù è il Logos pastore che è venuto a radunare l’umanità in Dio. Il Natale è perciò illuminato dalla luce della Pasqua: l’incarnazione attesta la venuta di Dio tra gli uomini. La finalità di questa venuta è che gli uomini giungano a Dio. E come giungere a Dio se non attraverso il Cristo, via nuova e vivente (cf. Eb 10,20)? Ecco perché l’adagio patristico, da sant’Atanasio in poi, afferma che l’uomo è un animale la cui vocazione è diventare Dio. Anche la fede della Chiesa si esprime in questo modo. Leggiamo nel terzo prefazio del Natale: «Oggi risplende lo scambio della nostra redenzione perché, mentre la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’umanità mortale è innalzata a dignità perenne e noi in una mirabile commistione siamo resi eterni» (trad. dal Iatino). (P. Sandro Carotta)

Programma dal 25 dicembre 2021 al 2 gennaio 2022

Letture: 1Samuele 1,20-22.24-28 / Salmo 83 / 1Giovanni 3,1-2.21-24

Beato chi abita nella tua casa, Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52)

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 25 18.00 Vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini e parenti
Domenica 26 8.30

10.30

Per quattro persone viventi

+ Stefano e Maria Baldini

+ Stefano Gattucci

Per una famiglia che si affida alle nostre preghiere

Lunedì 27 18.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Martedì 28
Mercoledì 29 18.00 + Montesi Natale
Giovedì 30 18.00 + Calandrino Angela (Trigesima)
Venerdì 31
Sabato 01 10.30

18.00

  • + Orioli Franco
  • + Lullo Onofrio e Carolina
  • Secondo le intenzioni di una persona
  • + Orioli Franco
Domenica 02 10.30 + Rosa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Anno : C

Dicembre – Gennaio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26

Santa Famiglia

Ss. Messe alle ore 8.30, 10.30 e 18.00
Lunedì 27

S. Giovanni ap. ed evangelista

S. Messa ad orario feriale
Martedì 28

Ss. Innocenti martiri

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 30 Ore 20.30 (S. Paolo) : Concerto Musica per Maria : “Mea Domina” promosso dall’associazione “don Orfeo Giacomelli”
Venerdì 31 Ss. Messe alle ore 8.00 e 18.00 (festiva)
Sabato 01

Maria Ss.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

Nota: La S. Messa delle 18.00 è della solennità odierna e non soddisfa il precetto festivo della domenica.

Domenica 02

II dopo Natale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 20,2-8 Mt 2,13-18 Lc 2,22-35 Lc 2,36-40 Gv 1,1-18 Lc 2,16-21

Vivere il Mistero- I figli – scrive X. Lacroix – hanno bisogno di una cosa sola: «crescere nel cerchio dell’amore di un uomo e di una donna». Di questo legame ha avuto bisogno anche Cristo Gesù. Il Figlio di Dio non ha chiesto solo un grembo per farsi carne, ma anche una famiglia per crescere, venire educato alla fede, e prepararsi alla vita. Certo, Maria e Giuseppe hanno offerto questo spazio, ma a loro volta hanno imparato a crescere nel ruolo di genitori. È quanto ci fa intuire il brano evangelico di questa domenica. Certo Maria e Giuseppe, come tanti genitori di ieri e di oggi, hanno cercato sempre di offrire il meglio di se stessi al proprio figlio; hanno forse lavorato anche a una immagine ideale di quel bambino che vedevano crescere. Un’immagine però lontana dalla realtà. E cosa accade quando si lavora troppo sull’ideale? Che prima o poi il figlio, che apprende e comprende, fa qualcosa di più: sorprende. Così facendo, si sottrae giustamente dall’immagine idealizzata dei genitori per assumere, nella consapevolezza della propria singolarità, il suo posto, quel posto che lo rende unico e irrepetibile. Ecco perché quando Maria ritrova Gesù nel Tempio, e lo rimprovera per il suo comportamento, egli replica: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49). Qui Gesù manifesta una grande maturità: assume responsabilmente la sua autonomia dalla propria famiglia. La risposta di Gesù è bellissima e non ha nessun accento di impertinenza. Cerchiamo di capirla. Anzitutto Gesù parla del Padre suo, Interessante, per un duplice motivo: il primo è che queste sono le prime parole di Gesù riportate da Luca. La prima parola, se così possiamo dire, è il Padre. Se poi scorriamo il Vangelo, andando al cap. 23, troviamo che l’ultima parola di Gesù, prima di morire, è ancora il dolce appellativo di Padre (cf. Lc 23,34). Per Gesù, Dio è il Padre. Il Padre l’ha orientato in tutta la sua parabola esistenziale come origine e fine, come senso dei suoi giorni e delle sue opere. Il secondo motivo è dato dal fatto che Gesù, con questa risposta, vuole portare l’attenzione dei suoi genitori sulla fonte donde scaturisce ogni paternità (e maternità) in cielo e sulla terra. Questa fonte è Dio. Ma perché Gesù fa questo? Cosa vuol far loro capire? Un figlio non appartiene al padre e alla madre; ogni padre e madre non fanno il loro figlio. Possono solo riceverlo. Il padre lo riceve dalla moglie, dai misteriosi prolungamenti della sua unione con lei; la madre lo riceve da quella vita di cui non è l’origine e che, tuttavia, passa attraverso di lei. In questa luce i genitori arrivano a capire e sperimentare che la vita trasmessa ai figli viene da più lontano, da una sorgente più originaria rispetto a loro. «Voi– scriveva Kahlil Gibran – siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccati lontano». Da chi? Dall’Arciere divino che «vede il bersaglio, sul sentiero infinito, e con la forza vi tende, affinché le frecce vadano rapide e lontane». Il brano del ritrovamento al Tempio ci offre un’immagine della Santa Famiglia reale, attraversata da preoccupazioni e angosce. Una famiglia simile alle nostre famiglie, ma con una forza particolare, quella delta fede. Quella fede, ed è per noi una consegna, che feconda la fatica del reciproco e perseverante accogliersi; che si apre a quel Dio e Padre che ha cura di noi e che illumina persino la notte del dolore. E questo fino al termine della nostra giornata, sulla soglia della quale P. Claudel notava: «Ho seminato frumento e l’ho mietuto e del pane che ho fatto i miei figli si sono comunicati. Ora ho finito…Vivo aspettando di attraversare il varco della morte e una gioia inesplicabile è in me». «Una gioia inesplicabile», e, aggiungerei, «paradossale» perché donare la vita è possibile solo morendo continuamente a ciò che crediamo di possedere: la nostra stessa vita. Sì, essere padre, madre, figlio, figlia è condividere una singolare solidarietà in quei necessari passaggi dalla morte alla vita che costruiscono la trama del nostro esodo in Dio. In conclusione, vogliamo soffermarci brevemente sul quinto comandamento del Decalogo che inizialmente prevede di onorare il padre e la madre e poi, in finale, fa un’aggiunta curiosa: «Affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra» (Es 20,12), Il comandamento non obbliga in primis all’affetto verso i genitori ma al kabod, all’onore, al riconoscimento del loro essere padri e madri. Il Talmud poi suggerirà tutta una serie di atteggiamenti concreti quali: non occupare la loro sedia, non contraddirli pubblicamente, accudirli nella vecchiaia… e via di seguito. Onorare i genitori significa guardarli una seconda volta, avere nei loro confronti un secondo sguardo. Se il primo sguardo sulla realtà è quello del possesso, il secondo è quello del rispetto, in quanto la realtà che mi circonda non può essere solo ridotta al mio egoismo. Cosi verso i genitori: inizialmente sono visti come «oggetti» da desiderare o disprezzare poi però, con la maturità, devono essere visti per ciò che realmente sono con i loro pregi e con i loro difetti. Per cui si impara a essere, nonostante tutto, riconoscenti, in quanto si percepisce di essere stati introdotti nella vita gratuitamente. È evidente che un simile atteggiamento qualifichi la nostra vita. La promessa, a cui questo comandamento si riferisce, non è tanto legata a una vita biologicamente lunga, ma a una vita intensamente vissuta. Gesù, con Maria e Giuseppe a Nazareth, cresce in sapienza, età e grazia, impara il silenzio e la fatica del lavoro. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 18 al 26 dicembre 2021

Letture: Michea 5,1-4a / Salmo 79 / Ebrei 10,5-10

Signore, fa splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 18 18.00 + Messina Francesco e Giuseppina, Pera Maria e Francesco, Cirlingione Calogero
Domenica 19 10.30

18.00

+ Claudio

+ Ferro Almerigo e Costantin Rina

+ Eugenio e Silvia Negroni e deff. della famiglia

Lunedì 20 18.00 + Dovadola Dario

+ Maria e Ilvano

Martedì 21 8.00 + Antonio

Deff. fam. Preti

Mercoledì 22 18.00 + Adriano Castelli
Giovedì 23
Venerdì 24 22.30 + Galanti Silla e Buldrini Natalino

+ Dovadola Monica

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Paolo Liverani

+ Pilani Enzo e Giulio e Ronchini Angiolina

Sabato 25 8.00

10.30

18.00

  • + Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Caroli Ugo e Liverani Iolanda
  • Deff. fam. Masini Cesare e Raffaella e cg. Magnavacchi Umberto e Luigia, Bartolini Permo e figlio Luca
  • Vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini e parenti
Domenica 26 10.30 + Stefano e Maria Baldini

+ Stefano Gattucci

Per una famiglia che si affida alle nostre preghiere

Le Confessioni in prossimità del Natale:

Lunedì 20 : Ore 15.30 – 17.25
Martedì 21 : Ore 15.30 – 17.25 20.30 – 22.00
Giovedì 23 : Ore 15.30 – 17.25
Venerdì 24 : Ore 10.00 – 12.00 15.30 – 17.25
Sabato 25 Ore 9.15 – 10.15

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

(anticipato alle 16.55 nei giorni della novena)

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Anno : C

Dicembre 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

IV di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale.

Lunedì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Martedì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Mercoledì 22 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Giovedì 23 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di NataleOre 20.45 (S. Paolo) : ”Adoriamo” Serata di musica e preghiera
Venerdì 24 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di NataleOre 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte
Sabato 25Natale del Signore S. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.00
Domenica 26Santa Famiglia S. Messe alle ore 8.30, 10.30 e 18.00
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,26-38 Lc 1,39-45 Lc 1,46-55 Lc 1,57-66 Lc 1,67-79 Gv 1,11-18

Vivere il Mistero- Siamo ormai giunti alla vigilia del Natale: Dio entra nel tempo e nella storia. Entra in una città, Betlemme, secondo le promesse (cf. prima lettura). Entra nel grembo di una donna, Maria (cf. Vangelo), assume un corpo e un volto (seconda lettura). Assumendo un corpo, il Cristo entra in una duplice relazione: con l’umanità e con Dio. Verso Dio è una relazione caratterizzata dall’obbedienza: «Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà» (Eb 10,7); verso l’umanità è una relazione caratterizzata dalla solidarietà: «Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli» (Eb 2,17). Lc 2,21 ci ricorda, inoltre, che il corpo di Gesù è un corpo circonciso. Questo aspetto collega la sua corporeità alla Storia della salvezza, facendone, attraverso questo rito, un segno dell’Alleanza. Difatti, la circoncisione «fa del corpo umano una superficie di scrittura, e questa scrittura è memoria perenne dell’appartenenza al popolo santo» (L. Manicardi). L’Alleanza è ben più di un patto; nella sua natura profonda è un progetto di condivisione e di vita, l’incarnazione è il culmen di questa condivisione divina, che mirabilmente Gesù vive in se stesso, nell’unità perfetta della sua natura umana e divina. Ma in questa Alleanza egli è venuto a introdurre tutta l’umanità, che ne sia cosciente o no. Gesù cresce, matura, diviene all’interno delle relazioni; in queste relazioni egli immette una quantità fondamentale: l’amore. Per cui, il suo corpo, la sua umanità sono il luogo della sua donazione. Questa donazione caratterizza la sua venuta nel mondo: «Entrando ne! mondo, Cristo dice: “Tu non hai voluto…”» (Eb 10,5) e rimane come memoriale prima della sua dipartita da questo mondo «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me» (1Cor 11,24). Il Cristo non si appartiene e vive una dinamica di espropriazione di sé che trova il suo momento apice nella morte e risurrezione. In altre parole, Gesù assume la logica del dono come verità del suo essere uomo. Questo dono, fatto sacramento, si rinnova in ogni celebrazione eucaristica. Al riguardo trovo significativo un versetto di Ungaretti, nella lirica «Mio fiume anche tu» dove il poeta, rivolto a Cristo, afferma: «Fratello che t’immoli perennemente per riedificare umanamente l’uomo». Cos’è l’Eucaristia? II dono del corpo immolato del Salvatore, del fratello, il quale nell’atto della sua offerta riedifica umanamente l’uomo. L’ Eucaristia. cristificandoci, ci umanizza. Il testo di Eb 10 ci fa capire che per Gesù il corpo è dono del Padre. Cosa significa? Che per Gesù il corpo non opacizza Dio; di più, la carne è deifera. Non solo: Gesù, accogliendo il suo corpo, ha accolto la prima parola che il Padre gli rivolgeva. Ha scritto Giovanni Paolo II: «Il corpo rivela l’uomo, esprime la persona ed è, perciò, il primo messaggio di Dio all’uomo stesso, quasi una specie di primordiale sacramento, inteso quale segno che trasmette efficacemente nel mondo visibile il mistero invisibile nascosto in Dio dall’eternità» (Orien. Educ. Sull’amore umano,24). Per cui Gesù ha imparato ad ascoltare il proprio corpo, ad accoglierlo come una parola del Padre. Una prova? Il fatto che Gesù fosse in ascolto dei corpi del suo prossimo: corpi sofferenti, provati, limitati, abbandonati al male. L’ascolto di sé l’ha condotto a saper ascoltare il prossimo e ad agire con misericordia, consolazione e perdono. Gesù sanava l’uomo nella sua totalità. Questa cura dell’umano al difuori di sé sarebbe stata impossibile senza una cura dell’umano in sé, senza la consapevolezza che il corpo è tempio della presenza di Dio, che il corpo è una Parola di Dio. Il corpo come fine dell’agire di Dio. Ha scritto il teologo F. Oetinger che il fine di tutto l’agire di Dio è la corporeità. Al di là di chi ancora si ostina a dire che il cristianesimo nega la corporeità, si può notare come la Storia della salvezza altro non sia che il progressivo tendere di Dio alla corporeità. Giovanni, nel Prologo teologico, che sentiremo risuonare nel tempo di Natate, afferma che questa tensione si è compiuta: «Il Logos si è fatto carne» [sarx], ( Gv 1,14). L’Incarnazione, dato che non dobbiamo mai dimenticare, non è restringibile però solo al momento della nascita di Gesù, ma in tutta la sua parabola esistenziale, in tutta la storia del suo corpo. Gesù è stato concepito per opera detto Spirito, è cresciuto come feto nel grembo di Maria, sua madre, ha avuto un corpo di bambino, fanciullo, adolescente fino a divenire uomo sia fisicamente sia psichicamente. Quel corpo, come sappiamo, è stato infine torturato, messo a morte ed è risorto per la potenza del Padre. Il corpo glorificato è, perciò, la speranza del mondo. Sì, da quell’ora il male, che devasta mente e cuore, che distrugge le relazioni e rende nemici i fratelli, è stato vinto per sempre. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 11 al 19 dicembre 2021

Letture: Sofonia 3,14-17 / Salmo da Isaia 12,2-6 / Filippesi 4,4-7

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele.

Dal Vangelo secondo Luca (3,10-18)

In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto».

Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato».

Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 11
Domenica 12 10.30

18.00

+ Mondini Alfredo e Luigi

+ Angelo e Maria Luisa e deff. delle fam. Mazzotti e Sangiorgi – Capucci Armando

+ Tozzola Angelo (Trigesima)

Deff. fam. Franti Goffredo e fam. Pietrantoni

Lunedì 13 10.30

18.00

+ Antonio

+ Orlacchio Angelina e Luisi Giovanni

+ Francesco Buttelli (anniv.)

+ Guardigli Lucia

Martedì 14
Mercoledì 15 18.00 + Vittorio Ricci
Giovedì 16 18.00 + Rossella
Venerdì 17
Sabato 18
Domenica 19 10.30 + Claudio

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

(anticipato alle 16.55 nei giorni della novena)

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Dicembre 2021

Domenica 12

III di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la terza candela di avvento.

Lunedì 13

S. Lucia

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Martedì 14 Ore 20.30 (canonica) : Incontro dei moderatori in preparazione al Sinodo della Chiesa universale
Giovedì 16 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.30 (canonica) : Incontro dei moderatori in preparazione al Sinodo della Chiesa universale

Venerdì 17 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale e Adorazione eucaristica
Sabato 18 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Domenica 19

IV di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 21,23-27 Mt 21,28-32 Lc 7,19-23 Lc 7,24-30 Mt 1,1-17 Mt 1,18-24

Vivere il Mistero- Anche questa domenica è caratterizzata dalla gioia. La colletta iniziale chiede a Dio una rinnovata esultanza per celebrare con fede e amore l’ormai imminente Natale del Signore, nel quale Dio rinnova la sua salvezza. La gioia nasce dalla vicinanza del Signore; di più, il Signore è in mezzo a noi. Questa presenza però è esigente: non solo conforta ma anche stimola a operare verso il prossimo con giustizia. La predicazione del Battista ottiene i primi frutti: varie categorie sociali – gente comune, pubblicani, soldati – interpellano l’uomo di Dio sul da farsi. Giovanni non risponde in modo univoco ma differenziato, a partire dagli interlocutori. Alle folle parla di condivisione e solidarietà’: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto» (Lc 3,11). Ai pubblicani, che avevano un compito legato al denaro, la risposta è in chiave di giustizia fiscale: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato» (Lc 3,13). Infine ai soldati, il Battista chiede rispetto e onestà: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuna: accontentatevi delle vostre paghe» (Lc 3,14). La medesima domanda Luca la ripresenta in At 2,37. Qui non è più il Battista a essere interrogato, ma Simon Pietro. La risposta di Pietro è più generale; egli invita a immergersi, attraverso il battesimo, in Cristo. La conversione in questo caso è un’immersione nel mistero di Dio. Questa è la via della salvezza offerta all’umanità. La folla che circonda il Battista non ha solo domande ma anche attese; una in particolare, quella del Messia. La gente, sentita la predicazione del Battista, pensa che sia lui il Cristo. Ma egli subito smentisce: «no, non sono io». E allora come si definisce, qual è il suo ruolo? Giovanni Battista afferma di amministrare un battesimo di penitenza; ma ben superiore sarà il battesimo del Messia, in quanto battezzerà nello Spirito. Ma c’è un altro elemento da evidenziare: Giovanni asserisce che lui non è degno di sciogliere i legacci dei sandali del Messia. Così dicendo egli riconosce la superiorità di Gesù; non solo, l’espressione potrebbe forse alludere anche alla legge del levirato, propria del diritto matrimoniale ebraico. Giovanni sa bene che la Sposa (Israele) appartiene all’unico Sposo (il Messia). II Battista e Gesù non sono perciò sullo stesso piano. La differenza tra Gesù e il Battista verte soprattutto sulla modalità dell’annuncio della salvezza. Per Giovanni sul popolo incombe il giudizio e il castigo: il Messia giungerà con il ventilabro in mano, con la scure posta alla radice degli alberi. Di qui l’urgenza della conversione. Ma a Giovanni verranno riportate le scelte pastorali di Gesù, il quale siede a mensa con i peccatori e frequenta i pubblicani e le prostitute. Non tutto coincide con quanto il Battista aveva predicato. Dov’è allora il Messia che avrebbe ristabilito la giustizia punendo i colpevoli e i peccatori? La prassi di Gesù metterà in crisi Giovanni (cf. Mt 11,3); questa crisi sarà poi superata quando Gesù gli risponderà rivelandogli il compimento delle Scritture e i segni del Regno che egli stesso aveva annunciato (cf. Mt ll,6). Il breve brano paolino, che costituisce anche il canto d’ingresso di questa domenica chiamata Gaudete, è un forte invito alla gioia che si rinnova ancora una volta. Donde nasce la gioia cristiana? Da una consapevolezza: il Signore è presente tra di noi, in mezzo a noi eppure, allo stesso istante, lo aspettiamo, ne desideriamo la rivelazione piena e definitiva. Questa gioia plasma il volto e l’atteggiamento del cristiano in quanto diviene affabilità (gentilezza) verso tutti. Ma non solo. La gioia che viene dallo Spirito porta a un superamento dell’ansietà legata ai problemi che la vita quotidianamente presenta. Per questo Paolo esorta anche alla preghiera. Una preghiera che deve caratterizzarsi per l’azione di grazie, e la supplica. Solo cosi il cristiano passa dall’ansia alla pace (v 7). L’abbiamo capito: la gioia cristiana non è euforia ma nasce dalla consapevolezza di una presenza, quella del Signore, che accompagna giorno per giorno il nostro cammino. Certo è una gioia non ancora compiuta, ma questo non significa che sia meno intensa; è una gioia che alimenta la speranza e la sostiene. Una gioia che diviene testimonianza tra i fratelli della fedeltà del nostro Dio. Al riguardo, anche l’austera figura del Battista, che domina la liturgia odierna, ha qualcosa da dirci. Egli ha avuto il coraggio di rompere con la corruzione del suo tempo, di denunciare la perversione del potere. Questa coerenza l’ha portato al carcere e alla morte. Prima ancora, nel deserto, ha vissuto la dura ascesi dell’essenziale, e davanti al Cristo da lui riconosciuto come Messia, si è ritirato, consapevole di aver fatto la sua parte. Austerità, sacrificio, amore della verità, ricerca di Dio, sono anche per noi l’humus da offrire al seme del Vangelo affinché possa germogliare in noi una messe di gioia. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 4 al 12 dicembre 2021

Letture: Baruc 5,1-9 / Salmo 125 / Filippesi 1,4-6.8-11

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Dal Vangelo secondo Luca (3,1-6)

Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.

Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:

«Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!

Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato;

le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.00 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

+ Nicola Gorilla, Ivone Marino e Ismini Mingardo

Domenica 05 10.30

18.00

Deff. fam. Ghetti e Valenti

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

+ Cg. Sabatino e Margherita

Lunedì 06 18.00 + Palcera Addolorata
Martedì 07
Mercoledì 08 10.30

18.00

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

+ Benfenati Brignani Maria

+ Ravaglia Domenico e Costa Paolina

Giovanni e Gaia (viventi)

Giovedì 09
Venerdì 10 8.00 Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni
Sabato 11
Domenica 12 10.30 + Mondini Alfredo e Luigi

+ Angelo e Maria Luisa e deff. delle fam. Mazzotti e Sangiorgi – Capucci Armando

+ Tozzola Angelo (Trigesima)

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Programma dal 27 novembre al 5 dicembre 2021

Letture: Geremia 33,14-16 / Salmo 24 / 1Tessalonicesi 3,12-4,2

A te, Signore, innalzo l’anima mia, in te confido.

Dal Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.

Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.

State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 27 18.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Cavaliere Gina e Chieregatto Mario

+ Baldini Norberto, Luigi e Ines

+ Mongardi Ettore e Angela e Mongardi Maria, Emidio e fam.

Domenica 28 10.30

18.00

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Teresa e Quinto Pilani

+ Liverani Paolo

+ Ghiselli Maria ved. Farneti

Lunedì 29 18.00 + Montesi Natale
Martedì 30
Mercoledì 01
Giovedì 02
Venerdì 03 8.00 + Preda Maria Teresa
Sabato 04 18.00 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano
Domenica 05 10.30

18.00

Deff. fam. Ghetti e Valenti

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

(anticipato alle 16.55 nei giorni della novena)

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Anno : C

Novembre – Dicembre 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28

I di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la prima candela di avvento.

Lunedì 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Martedì 30

S. Andrea Ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Mercoledì 01 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 02 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Venerdì 03 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.30 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Sabato 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Domenica 05

II di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la seconda candela di avvento.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,5-11 Mt 4,18-22 Mt 15,29-37 Mt 7,21.24-27 Mt 9,27-31 Mt 9,35-38-10,1.6-8

Vivere il Mistero- Con questa domenica si apre davanti a noi il tempo di Avvento dove approfondiremo la nostra chiamata escatologica. L’Avvento, ormai dovrebbe essere assodato, non è il tempo liturgico che ci prepara al Natale. Il Natale è commemoratio; se celebriamo il Natale è perché questo evento storico – centrale per la nostra fede – è il fondamento della venuta ultima e gloriosa del Cristo. Questa venuta va attesa, invocata e sperata ardentemente. Non è un caso che l’ultimo libro della rivelazione si concluda con il celebre «Maràna tha» ovvero: «Vieni, Signore!» (cf . Ap 22,20). Prima di entrare nei testi che oggi la liturgia ci propone, richiamiamo brevemente le 4 venute di Cristo. C’è una venuta storica, quando il Verbo di Dio si è fatto carne. Ma c’è anche una venuta fondazionale. Dopo la Pasqua, quando si presenta ai discepoli, il Risorto fonda la sua Chiesa. Giovanni parla anche di una venuta abituale, perché di otto giorni in otto giorni il Signore si manifesta tra i suoi (ogni otto giorni la Chiesa celebra l’Eucaristia). Infine abbiamo la venuta escatologica alla fine dei tempi. La rivelazione evidenzia continuamente il carattere escatologico della vita cristiana ma aiuta anche a vivere, senza fughe, l’attesa del Signore. In primis bisogna saper attendere vivendo con pietà, giustizia e verità in questo mondo. Questa attesa dev’essere sostanziata dall’amore e non nella paura, dalla pazienza e nella veglia. E questo per presentarsi al Signore immacolati, sinceri e irreprensibili. Anche quando tutto sembra compromesso, quando il peccato sembra che sigilli una spaccatura insanabile, Dio non cessa di infondere speranza a Israele con la promessa di un Messia. Uno dei nomi con il quale è chiamato è Germoglio (tsemàch). Nell’Antico Testamento compare 5 volte come nome proprio e mette in evidenza un aspetto sempre diverso. Per Ger 33,14-16 il Germoglio è assicurato al re Davide e alla sua discendenza. In Zc 3,8, il Germoglio assumerà i tratti del Servo, mentre in 6,12 quelli di un uomo. Per Is 4,2 il Germoglio viene da Dio, mentre, ancora in Ger 23,3-6, è visto come Pastore-Capo. Il Germoglio è visto come re, Servo, uomo, Dio e capo. Se noi apriamo i Vangeli vediamo che questi cinque titoli sono applicati a Gesù. Sarà Matteo a parlarci di Gesù come re. Per Marco, invece, Gesù è il Servo. Luca presenterà Gesù come discendente da Adamo, Giovanni come Kyrios e Dio, mentre in At 5,3 Gesù è il capo, il fondamento della Chiesa nascente. In Gesù trova perciò compimento la Parola di Dio: egli sintetizza tutti gli aspetti del Messia/Germoglio, attestando che Dio non mente, ma che tutte le promesse sono divenute «si» nella sua persona e nella sua vita (cf. 1 Cor 1,20). Per questo sale a Dio, dirà Paolo, il nostro «amen». Paolo afferma che il Signore verrà nella sua gloria assieme a tutti i suoi santi. Gesù perciò è il Veniente, colui dopo il quale non c’è da attendere più nessuno. Possiamo anche dire, in questo orizzonte, che Cristo è il futuro dell’uomo. La sua venuta, nota S. Palumbieri, «si attua come estensione nel tempo e interiorizzazione nel cuore del mondo, per potenziare l’opera compiuta nel suo primo avvento». Prima della venuta ultima, la storia è, per certi aspetti, attraversata da fremiti divini «che segnano senza posa gli avventi intrastorici di Dio». Il cristiano deve perciò saper discernere questi «avventi intrastorici» di Dio, che chiama continuamente l’uomo a sé, alla sua alleanza. Per questo deve vigilare, attendere, in serena protensione verso l’arrivo del suo Signore. Senza nessuna fuga dal presente, il cristiano diviene responsabile dei suoi fratelli in umanità, capace di vegliare sugli altri uomini affinché su tutti regni la signoria liberante di Cristo. Per questo sa avere una parola profetica, che non condanna l’uomo ma denuncia con forza i suoi idoli. Certo, questo comporta una resistenza per non lasciarsi trascinare nelle seducenti logiche mondane. Il Vangelo odierno ci parla, infine, del Figlio dell’uomo. Questa espressione o, se vogliamo, questo titolo cristologico ricorre spesso sulle labbra di Gesù, che però lo utilizza sempre alla terza persona e quindi mai come esplicita autodefinizione. Nell’Antico Testamento, il Figlio dell’uomo ha due connotazioni: per Ezechiele è sinonimo di solidarietà. Il profeta (denominato Figlio dell’uomo) è, infatti, chiamato da Dio a essere solidale con i suoi fratelli. Il termine torna più di 90 volte in questo libro. In Daniele, invece, ha più una connotazione collettiva ed è un’allegoria di Israele. Nei Vangeli ricorre in testi escatologici. Per Gesù, questa figura rappresenta il Giusto sofferente, che sarà da Dio glorificato. In una parola: Gesù integra la figura del Figlio dell’uomo con aspetti legati alla sofferenza. Nel nostro brano, Gesù esplicita ulteriormente dicendo che il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria e verrà come giudice. L’evangelista Luca mette in guardia i suoi lettori: non è importante sapere quando Cristo ritornerà, quando avverrà la fine di questo mondo. Ciò che si richiede è uno spirito di vigilanza e di perseverante preghiera. Non è tutto: la storia non bisogna fuggirla con pretese escatologiche. Dio è presente nell’oggi del credente e feconda il suo cammino verso la pienezza. Diremo di più: il vero credente è colui che sperimenta l’ineffabile nel quotidiano, tanto che la storia e la creazione divengono un «santuario senza pareti» (A. Heschel). Ecco la gioia dell’Avvento. (P. Sandro Carotta)