Programma dal 26 ottobre al 3 novembre 2024

Letture: Geremia 31,7-9 / Salmo 125 / Ebrei 5,1-6

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Dal Vangelo secondo Marco (10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 26

18.30

+ cg. Sabatino e Margherita, Primo e Vittorio

Domenica 27

10.30

18.00

+ Moroni Marcello

+ Settembrini Augusto e Ballardini Cesira

Lunedì 28

18.00

+ Cerfogli Elisa

Martedì 29

8.00

+ Montesi Natale

Mercoledì 30

   

Giovedì 31

18.00

+ Sangiorgi Gian Battista, Vittorina, Giacomo, Maria e Raimondo

Venerdì 01

   

Sabato 02

8.00

10.00

+ Elisa, Vincenzo e deff. fam. Biancoli e Penazzi (S. Paolo)

+ fam. Foschini, Capucci, Rabeggiani, Farolfi e Pacilli

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda (Santuario)

Domenica 03

   

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : B

Ottobre – Novembre 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 27

XXX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.30 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”.

Ore 18.00 (oratorio) : “Octobeerfest” – Quartieri in festa

Lunedì 28

Ss. Simone e Giuda ap.

S. Messa ad orario feriale

Mercoledì 30

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro San Paolo”

Venerdì 01

Tutti i Santi

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario intero per tutti i defunti

Sabato 02

Commemorazione fedeli defunti

Ss. Messe alle ore 8.00 e 18.00 (S. Paolo) e

Ore 10.00 (Santuario)

Ore 15.00 (Santuario) : S. Messa (segue benedizione alle tombe)

Domenica 03

XXXI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

1 – Da Domenica 27 ottobre torna l’ora solare . Fare attenzione ai cambi di orario delle celebrazioni liturgiche (S. Messa vespertina e S. Rosario anticipati di mezz’ora).

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Lc 6,12-19

Lc 13,18-21

Lc 13,22-30

Lc 13,31-35

Mt 5,1-12a

Mt 25,31-46

Vivere il mistero – Nel mondo ebraico dell’epoca di Gesù, la cecità era simbolo della mancanza di fede perché il cieco non poteva leggere la Torah e senza la conoscenza della Torah non ci poteva essere una fede come richiesta a un discepolo di Mosé. A Bartimeo Gesù non restituisce solo la vista, ma anche la capacità di credere. Questa è una delle chiavi principali per comprendere l’importanza della pericope di Bartimeo. Bartimeo è il modello della fatica cristiana nella fede. 0gni credente ha in sé la profonda aspirazione di poter incontrare il. Signore in modo proprio, personale, profondo. Ma il credente molto spesso è «cieco»: non riesce a scorgere negli avvenimenti del vissuto quotidiano la presenza di Dio nella sua vita (forse non è stato educato a questo?). Purtroppo come per Bartimeo, chi sta vicino al credente diventa spesso un impedimento al superamento di quella cecità («Molti lo rimproveravano perché tacesse»). Ma chi sta vicino può diventare anche un aiuto ad avvicinarsi al Signore («Chiamarono il cieco, dicendogli: ” Coraggio! Alzati, ti chiama!»). Al credente spetta una cosa precisa: perseverare («egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!»). La perseveranza nella ricerca dell’incontro con Gesù premia, sempre. Un padre del deserto fece uno scherzo non proprio del tutto simpatico a un giovane monaco che intendeva cercare Dio, ma non lo trovava. Il vecchio a tradimento immerse il capo del giovane nell’acqua di un pozzo.  Il giovane monaco si agitò, scalciò, si dimenò. Poi, ovviamente, il vecchio lasciò andare la presa e al giovane monaco ansimante disse: «5e cerchi 6esù Cristo come in questi momenti cercavi l’aria per vivere, lo troverai».

Secondo diversi specialisti, il testo di Mc 10,46-52 potrebbe essere uno dei testi più arcaici che si trovano nei Vangelo di Marco. L’Evangelista deve averlo ricevuto dalla tradizione (orale?) e inserito nel suo Vangelo senza troppi ritocchi. La tradizione è stata custodita da una comunità dove il cieco guarito era conosciuto (ha custodito il nome perché poteva indicare la persona a chi ne chiedesse la testimonianza). L’arcaicità è data dagli aramaismi presenti nel testo e assenti negli altri due Sinottici: il nome Bartimeo e l’appellativo Rabbunì. La liturgia ha soppresso l’inizio di Mc 10,46 («E giunsero a Gerico. Mentre partiva da Gerico insieme...») e ha aggiunto l’incipit classico «ln quel tempo». Il risultato non è tra i più felici perché viene messo sotto traccia il cammino di Gesù verso Gerusalemme (e verso il compimento del mistero pasquale) e, di conseguenza, la sequela di Bartimeo guarito dietro a Gesù perde il suo significato originario. Letterariamente il testo si presenta come un’unità compatta dove i personaggi scandiscono il racconto: la figura del cieco (Mc 10,46-47), l’intervento dei molti (Mc 10,48-50), la guarigione operata da Gesù (Mc 10,51-52). Il quadro storico in cui avviene il miracolo è il pellegrinaggio annuale a Gerusalemme. La gente che faceva il pellegrinaggio era tenuta a fare l’elemosina ai poveri che si trovavano lungo la strada. Bartimeo è «seduto lungo la strada per approfittare della situazione. Sente che c’è Gesù di Nàzaret e lo chiama. La folla che circonda Gesù è, probabilmente, la folla dei pellegrini. Bartimeo è un indiscreto prepotente, disturba troppo e viene zittito. Si tratta di un gesto di allontanamento simile a quello degli Apostoli nei confronti dei bambini che volevano avvicinare Gesù (Mc 10,13-16): il «piccolo» (il senza valore, il povero, il peccatore, ecc.) non deve disturbare e, perciò, non deve incontrare Gesù. L’invocazione di Bartimeo («Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me») è contemporaneamente un atto di fede messianico e una preghiera salmica fatta da uno che è consapevole di essere peccatore («abbi pietà di me»: cf. Sal 51,3). Gesù chiama colui che non può vederlo, per mezzo di chi vede, la folla. Il simbolismo è chiaro: Gesù chiama per mezzo dei credenti (che alle volte sono ostacolo e non ponte verso Dio) coloro che non credono. I verbi adoperati dalla folla per chiamare Bartimeo sono gli stessi adoperati da Gesù per dare coraggio ai discepoli in pericolo («Coraggio»: cf. Mc 6,50), per indicare il comando di guarigione sui malati («Alzati»: cf . Mc 2,9.11; 3,3; 9,27) o quello di risurrezione per i morti («Alzati»»: cf, Mc 5,41). Bartimeo reagisce. Gettare via il mantello, che simboleggia nel mondo orientale lo status-sociale e la vita stessa dichi lo porta, equivale a gettar via l’umanità vecchia, la vecchia vita. La guarigione del cieco è molto di più della guarigione terapeutica: è segno di una salvezza donata (da Gesù) e accolta (dal cieco). La fede lo ha salvato. La guarigione che gli permette di vedere, perciò, indica – la lettura è sempre a livello redazionale – la nuova capacità dell’ex-cieco di vedere in Gesù non solo il «benefattore» (Figlio di Davide) capace di guarirlo, ma anche il Rabbunì (Maestro che vince la morte) da seguire per la «strada». (don Renato de Zan)

La Solennità di Tutti i Santi– Il 13 maggio del 609 papa Bonifacio IV, con il consenso dell’imperatore Foca, trasformava il tempio pagano del Pantheon (dedicato a tutti gli dei) in chiesa cristiana. Il Papa la consacrava, la innalzava al rango di basilica e la dedicava a Maria e a tutti i martiri (la dicitura latina esatta sarebbe: S. Maria ad Martyres). Per diverso tempo il 13 maggio fu la festa in cui i cristiani ricordavano tutte quelle persone che erano state rese simili a Cristo con il martirio. Cessate le persecuzioni (e l’era dei martiri) nasceva un nuovo tipo di santità: l’imitazione di Cristo nella pratica eroica delle virtù evangeliche. Tale santità venne chiamata «confessione» e i santi che la vivevano «confessori». Nell’835, la festa assunse nuove caratteristiche e nuova data. La festa era preceduta dal digiuno. La comunità incominciò a ricordare accanto ai martiri anche i confessori. La data passò dal 13 maggio al 1° novembre. I santi non sono superuomini, ma persone che realizzano la loro umanità seguendo la via indicata da Cristo e sintetizzata nelle beatitudini (Vangelo: Mt 5,1-12a) che la liturgia propone come lettura evangelica per la solennità. Tutti coloro che hanno scelto di essere discepoli di Cristo «saranno simili» a Dio perché lo vedranno così come Egli è (cf. seconda lettura, 1Gv 3,2). Essi sono una moltitudine immensa che nessuno ha potuto, può o potrà contare (cf. prima lettura: Ap 7,9). (don Renato de Zan)

Programma dal 19 al 27 ottobre 2024

Letture: Isaia 53,10-11 / Salmo 32 / Ebrei 4,14-16

Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

 

 

Dal Vangelo secondo Marco (10,35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 19

   

Domenica 20

10.30

18.30

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra (Anniv.)

+ Guadagnini Viarda e Rustichelli Elisabetta

Per Luca e Matteo e genitori (viventi)

+ Ada, Silvana, Domenico e Aldo

Lunedì 21

18.30

+ Antonio

Martedì 22

8.00

Secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Pikul Kazimier e Koziot Rudolf Wiktoria

+ Maria e Massimiliano Dirani

Per Pierpaolo (vivente)

Mercoledì 23

18.30

Clara e Andrea (viventi)

Giovedì 24

18.30

+ Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

+ Filippo e Santina Modanesi

Venerdì 25

8.00

+ Massari Anna

Sabato 26

   

Domenica 27

10.30

18.00

+ Moroni Marcello

+ Settembrini Augusto e Ballardini Cesira

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Ottobre 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 20

XXIX del T.O.

Inizio anno catechistico

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Lunedì 21

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Martedì 22

S. Giovanni

Paolo II papa

S. Messa ad orario feriale

Mercoledì 23

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro San Paolo”

Giovedì 24

Dedicazione della Cattedrale di Imola

Ore 20.30 (S. Cassiano) : Solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Giovanni Mosciatti

Venerdì 25

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 27

XXX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.30 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”.

Ore 18.00 (oratorio) : “October fest” – Quartieri in festa

1 – Da Martedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo ore 17.55 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

2 – Da Domenica 27 ottobre torna l’ora solare . Fare attenzione ai cambi di orario delle celebrazioni liturgiche (S. Messa vespertina e S. Rosario anticipati di mezz’ora).

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Lc 12,13-21

Lc 12,35-38

Lc 12,39-48

Lc 12,49-53

Lc 12,54-59

Lc 13,1-9

Vivere il mistero – Di norma si sente dire che esistono sentimenti buoni e sentimenti cattivi. E un po’difficile dimostrare la validità di quest’affermazione, dal momento che nessuno riesce a «crearsi» un sentimento. I sentimenti compaiono nell’animo della persona senza che questa li crei. I sentimenti non ci sono nemici, ma sono un’energia che ci viene data e come tale va gestita; l’importante è indirizzarli. Vuoi essere accanto a Cristo? «È superbia!». «È presunzione!». No! È un sentimento che ha solo bisogno di essere indirizzato. Sii «come Lui», condividendo tutto ciò che Lui ha vissuto (bere il suo calice, essere «battezzati» come Lui). Vuoi essere il primo e il migliore? Impara a donarti nel servizio. Questa, in sintesi, la risposta del Vangelo in Mc 10,35-45. Andiamo per ordine. Ci sono, infatti, due tematiche da affrontare: il servizio e l’autorità. Per quanto riguarda il servizio, è bene notare come in certi strati della comunità cristiana s’indulge con frequenza alle definizioni, come se la vita spirituale si potesse ridurre a una ricetta. Per non cadere in questo facile inganno di ridurre tutto a «ideologia», come i farisei, Gesù in più occasioni ha cercato proprio di evitare le definizioni. Il suo criterio era chiaro: il discepolo imita il Maestro. Nella sua predicazione, a più riprese, Gesù ha affermato questo punto. Amatevi come io vi ho amato. Imparate da me che sono mite e umile di cuore. Vi ho dato l’esempio affinché come ho fatto io facciate anche voi. Anche sul tema del servizio, il Signore è stato chiarissimo: «Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore (diàkonos), e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo (doùlos) di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». E il concetto di «servizio»… è servito. Le parole del Maestro implicano sia l’imitazione di Cristo sia la condivisione con Lui di tutto ciò che ha vissuto. Inoltre, il servizio va rivolto sia ai cristiani («vostro servitore») sia a tutti («servo di tutti»). Nel primo caso il tema del servizio viene imperniato attorno al nome greco diakonia che indica primariamente, ma non esclusivamente, il servizio umile a qualunque necessità materiale o spirituale dell’altro (cf. At 6). Nel secondo caso il tema del servizio viene imperniato attorno al nome greco doulèia che indica, primariamente, ma non esclusivamente, il servizio cultuale. Servire il non-cristiano, infatti, è anche testimonianza-annuncio della Parola. Per quanto riguarda il tema dell’autorità, Gesù ha espresso un criterio chiaro: tra i cristiani non deve vigere il criterio che presiede la società sociale e politica (criterio che non viene presentato in modo positivo!): «Tra voi però non è cosi». Il criterio dell’autorità cristiana, anche in questo caso, è essere «come Lui»: il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire! Gesù fa la distinzione moderna tra potere (katakurièuo: dominare/ katexusiàzo’, opprimere) e autorità (drakonéo: servire) e manifesta chiaramente la preferenza per chi è «autorità», non per chi «ha» l’autorità. La letteratura petrina riprenderà il concetto di Gesù in 1 Pt 5,3: «Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni (katakurièuontes: è lo stesso verbo adoperato nel. Vangelo!) delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge». (don Renato de Zan)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

La novità più rilevante di questa forma, ma sicuramente la più disattesa nella prassi, è l’invito, dopo il momento iniziale del rito riservato all’accoglienza del penitente, a proclamare la Parola di Dio, con una lettura fatta dal sacerdote oppure dal penitente, che può anche anticiparla nella preparazione immediata alla celebrazione. Seguono la confessione dei peccati, le parole di ammonimento e di esortazione del sacerdote, la proposta di un esercizio penitenziale e la sua accettazione come soddisfazione delle colpe commesse e per l’emendamento della vita. Il penitente è poi invitato a manifestare la propria contrizione recitando una delle nove formule proposte, delle quali l’atto di dolore è certamente la più conosciuta. Il sacerdote, tenendo stese le mani, o almeno la mano destra, sul capo del penitente, lo assolve con una formula dichiarativa, divisa in due parti: la prima è a carattere anamnetico; la seconda riprende alla lettera la parte conclusiva dell’antica formula assolutoria «Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e della Spirito Santo». Il ministro, pronunciando la seconda parte della formula, traccia un segno di croce e il penitente si segna. Il rito si conclude con un rendimento di grazie, scelto tra i cinque proposti, e con il congedo del penitente. La seconda forma sacramentale offerta dal Rituale riformato è il Rito per la riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale (RP 48-59). Si tratta della modalità celebrativa che nelle dichiarate intenzioni dovrebbe mettere in più chiara luce la dimensione ecclesiale e comunitaria della penitenza: nella e per mezzo della Chiesa il penitente è riconciliato con Dio e con i fratelli. La prima parte della celebrazione è una vera e propria Liturgia della Parola, con i riti inziali, la proclamazione della Parola di Dio, l’omelia, l’esame di coscienza in silenzio o guidato. La seconda parte è costituita dal «rito della riconciliazione». Si comincia recitando una formula per la confessione generale dei peccati, stando in ginocchio o inchinandosi; poi, in piedi, segue una preghiera litanica o un canto; alla fine si recita il Padre nostro, che non si deve mai tralasciare, e una preghiera del ministro. A questo punto i confessori si distribuiscono nei luoghi predisposti per accogliere la confessione, fare una conveniente esortazione, imporre la soddisfazione e impartire subito l’assoluzione senza l’atto di contrizione del penitente. Terminate le confessioni dei singoli penitenti, il sacerdote che presiede la celebrazioni attorniato dagli altri sacerdoti ritornati in presbiterio, invita tutti al rendimento di grazie con un salmo, un inno o una preghiera litanica. [4 – continua]

Programma dal 12 al 20 ottobre 2024

Letture: Sapienza 7,7-11 / Salmo 89 / Ebrei 4,12-13

Saziaci, Signore, con il tuo amore: gioiremo per sempre.

Dal Vangelo secondo Marco (10,17-30)

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio». Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.30 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Armando Capucci

+ Lanzoni Ugo e Lino

+ Domenico, Franca e Rosina

Domenica 13
Lunedì 14
Martedì 15
Mercoledì 16
Giovedì 17
Venerdì 18
Sabato 19
Domenica 20 10.30

18.30

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra (Anniv.)

+ Guadagnini Viarda e Rustichelli Elisabetta

Per Luca e Matteo (viventi)

+ Ada, Silvana, Domenico e Aldo

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Ottobre 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13

XXVIII del T.O.

Inizio anno catechistico

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di inizio anno catechistico

Mercoledì 16 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro San Paolo”
Venerdì 18

S. Luca Ev.

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 21.00 (S. Giacomo-Lugo) : Scuola di preghiera con don Samuele Nannuzzi a cura di A.C.

Sabato 19 Ore 20.45 (S. Cassiano) : Veglia missionaria
Domenica 20

XXIX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

1 – Da Martedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo ore 17.55 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 11,29-32 Lc 11,37-41 Lc 11,42-46 Lc 11,47-54 Lc 10,1-9 Lc 12,8-12

Vivere il mistero – Si pensa che il nemico di Dio sia Satana. Certamente nessuno può negare questo dato, ma il Vangelo fa notare che nella vita concreta dell’uomo è più facile imbattersi in modo chiaro non tra la scelta di stare dalla parte di Dio o stare dalla parte di Satana, bensì di scegliere di stare o dalla parte di Dio o dalla parte della ricchezza: «Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona» (Lc 16,15). La colletta propria di questa domenica chiede, nel fine della petizione, di poter «valutare le cose terrene ed eterne e diventare liberi e poveri per il tuo regno».  Questa preghiera nasce dall’episodio evangelico del giovane ricco, che all’invito di Gesù, sceglie il rifiuto: «Egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni». Il discepolo di Gesù sa che la sua scelta per Dio viene continuamente messa alla prova. Esiste, infatti, una realtà che ha una forza potentissima di attrazione, ma che non possiede la stessa logica di Dio. 5i tratta delle «ricchezze». Mc 10,17-30 è un testo composto da tre pericopi tematicamente legate: il giovane ricco che rifiuta la chiamata di Gesù, il pericolo delle ricchezze che non per mettono a colui che ha donato loro il cuore di entrare nel Regno e la ricompensa divina per colui che ha staccato completamente il suo cuore dalle ricchezze. In quest’ultimo brano si nota come le «ricchezze» equivalgono ai «beni materiali» e ai «legami affettivi». Per questo motivo la «rinuncia alle ricchezze» non è «abbandono», ma «ricollocazione». Prima Dio e la sua logica, poi, alla luce della Logica di Dio, il legame affettivo, poi il rapporto con le ricchezze. Sembra che l’Evangelista abbia voluto in qualche modo creare una pericope unitaria attraverso un procedimento stilistico molto conosciuto nella letteratura orientale: lo schema concentrico. Questo procedimento consiste nel collocare agli estremi due brani che toccano lo stesso argomento e, come accade nel brano evangelico, che lo presentano in modo opposto. Nella vocazione del giovane ricco, infatti, ruota attorno al tema dell’incapacità di lasciare le ricchezze per seguire Gesù. Il brano dell’intervento di Pietro ruota attorno al tema della capacità avuta dai discepoli di abbandonare tutto e di venire ricompensati per questo. Al centro viene collocato il testo principale che riporta la riflessione sulla difficile salvezza del ricco. L’uomo ricco, un fariseo, sembra disponibile alla conversione e desidera comprendere bene il significato della legge perché vuole avere la vita eterna. La domanda che l’uomo pone dovrebbe essere posta solo a Dio, l’unico «buono» veramente, ma Gesù si assume il compito di fornirgli la risposta. Il Maestro propone i valori fondamentali dell’alleanza che sono i comandamenti ed evidenzia l’importanza di quelli che hanno attinenza con il prossimo. I comandamenti citati appartengono al decalogo. Uno appartiene ad altro codice e riguarda la giusta paga all’operaio. La ripresa dell’uomo è presuntuosa e ricca di perfezione formale farisaica. La risposta di Gesù è un invito che un amico più maturo rivolge a un altro amico. Il secondo passaggio è più impegnativo. Gesù passa dall’osservanza dell’alleanza alla proposta del discepolato («Vieni e seguimi»). Per entrare nel discepolato, il cuore dell’uomo dev’essere «libero» perché il discepolo fa propria in modo progressivo, ma senza riserve, la logica del Maestro. La risposta negativa del giovane evidenzia quanto sia più facile che un cammello entri per la cruna dell’ago. Qualcuno pensa che la cruna dell’ago fosse una piccolissima porta delle mura di Gerusalemme. Qualcuno ritiene che ci sia una trasmissione testuale sbagliata: questa ipotesi è da scartare perché tutti i manoscritti sono concordi, senza varianti, nel trasmettere il testo. Le affermazioni di Gesù sconcertano i discepoli di allora e di oggi. Ma chi entra nella Logica del distacco è sicuro del centuplo, delle persecuzioni (a causa della nuova «logica» acquisita) e delta vita eterna. (don Renato de Zan)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Dopo molti secoli di stasi nella disciplina penitenziale della Chiesa, è arrivato dal Concilio Vaticano II non solo la direttiva, benché molto generica, affinché «il rito e le formule della penitenza siano rivedute in modo che esprimano più chiaramente la natura e l’effetto del sacramento» (SC 72), ma anche l’invito a un recupero significativo di alcuni aspetti importanti per la celebrazione di tutti i sacramenti, e quindi pure e soprattutto della stessa penitenza cristiana, come lo sfondo storico-salvifico-trinitario, la dimensione comunitaria-ecclesiologica e la centralità della Parola di Dio. Il nuovo Rito della Penitenza del 1974 (= RP), dopo un tormentato lavoro di preparazione durato più di sette anni, e pur rivelando secondo molti teologi e liturgisti diversi limiti e disarmonie, si ispira a una rinnovata visione teologica e promuove una disciplina articolata in più forme per la celebrazione del sacramento. Si tratta senza dubbio di una nuova e importante fase nella storia liturgica, che ha reintrodotto nella Chiesa latina una pluralità di riti per la riconciliazione dei peccatori, e che tuttavia dopo quasi mezzo secolo ancora sta maturando faticosamente nelle comunità cristiane. Il Rituale, dunque dopo le ricche Premesse che espongono i fondamenti biblico-teologici della penitenza cristiana e le direttive pastorali (RP 1-40), propone tre modalità rituali per la celebrazione sacramentale. La prima è indicata con questo titolo: Rito per ln riconciliazione dei singoli penitenti (RP 41-47). Praticamente è una rivisitazione della tradizionale confessione privata fissata dalla riforma tridentina. [3 – continua]

Programma dal 5 al 13 ottobre 2024

Letture: Genesi 2,18-24 / Salmo 127 / Ebrei 2,9-11

Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita.

Dal Vangelo secondo Marco (10,2-16)

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 05 18.30 + Luigi Rizzi detto Carlo
Domenica 06 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Emilia e Veliano Chiarini

Lunedì 07 18.30 Vivi e defunti e parenti delle famiglie Dovadola e Ruffini e secondo le intenzioni di Maria Teresa
Martedì 08
Mercoledì 09
Giovedì 10
Venerdì 11 8.00 + Avveduti Giovanni

+ Luigi Rizzi (Carlo)

e per Dovadola Maria Teresa

Sabato 12 18.30 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Armando Capucci

+ Lanzoni Ugo e Lino

Domenica 13

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Ottobre 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 06

XXVII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 (Santuario) e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (in caso di maltempo sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 17.00 (Santuario): S. Rosario

Lunedì 07

B.V. Maria del Rosario

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 – 22.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e preghiera per la Pace

Mercoledì 09 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro San Paolo”
Venerdì 11 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 13

XXVIII del T.O.

Inizio anno catechistico

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 6 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.00 : S. Rosario nel Santuario

1 – Da Martedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,25-37 Lc 10,38-42 Lc 11,1-4 Lc 11,5-13 Lc 11,15-26 Lc 11,27-28

Vivere il mistero – L’amore umano emana sempre un fascino discreto ma possente, scontato ma misterioso, conosciuto ma inesauribile. Appare sempre unico e irrepetibile per ogni protagonista. La Parola ha qualche cosa da dire su questo splendido e delicato, forte e fragile mistero. In epoca biblica, pur non essendoci per gli ebrei nessuna cerimonia religiosa ufficiale per il matrimonio, l’amore dei due coniugi conteneva e rappresentava l’amore di Yhwh per il suo popolo e del popolo per Yhwh: ciò era ben illustrato dagli scritti di Osea, di Ezechiele, dal Cantico dei Cantici, ecc. Il Cantico aveva espresso la singolarità assoluta dell’amore umano.  Un’espressione, in particolare, andrebbe considerata: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina» (Ct 8,6). Mentre l’immagine del sigillo indica totale appartenenza, l’immagine della morte indica la totale irreversibilità. La liturgia ha voluto costruire un’unica pericope con due brani che esegeticamente sono distinti. Mc 10,2-12 presenta il tema del ripudio, mentre Mc 10,13-16 presenta il bambino come modello di colui che sa accogliere il Regno. L’unione delle due pericopi obbliga il lettore a far dialogare il tema del matrimonio con il tema del bambino. Questo dato si può articolare in modi diversi: il matrimonio è aperto alla vita; il matrimonio è vissuto nella logica del Regno; il matrimonio vissuto con la semplicità e la fiducia del bambino, ecc. Non c’è differenza tra testo biblico originale e testo biblico-liturgico, fatto salvo il solito incipit, «ln quel tempo». Gesù, pur messo alla prova, non vuole schierarsi. L’amore coniugale è una cosa troppo seria per essere sottoposta ai giochi della legge, anche se di Leggi può averne bisogno. L’essenza dell’amore coniugale non si trova nell’uomo (che ha il cuore duro), ma si trova in Dio che «è amore» (1 Gv 4,8). E poiché Dio è amore fedele e indefettibile, una scintilla di Lui è stata posta nei coniugi. Questo è il pensiero che anima il testo paolino di Ef 5,21-33. Gesù rilegge il racconto delle origini, Gn 1,27;2,24, come l’insegnamento (in ebraico, Toràh, significa insegnamento) che veicola l’interpretazione delle norme. Le norme di Mosè, per la durezza del cuore umano, permettono la rottura dell’amore sponsale. Nel libro della creazione, però, Dio non ha mai scritto questo. Gesù, dunque, non ammette il ripudio. Il missionario cristiano che predica a Roma (Pietro e/o chi per Lui) sapeva benissimo che nella cultura ebraica solo l’uomo poteva ripudiare la moglie, perciò, adegua il pensiero di Gesù alla situazione giuridico-culturale della capitale dell’impero (dove sia l’uomo sia la donna potevano rompere il matrimonio). Il risultato è chiaro: sia l’uomo sia la donna sono invitati a non ripudiare il coniuge. La Parola di Dio, tuttavia, ammette la separazione (cf. 1 Cor 7,10). Come la separazione, anche la permissività del comandamento mosaico del ripudio non è ordinata al matrimonio, ma alla fragilità umana. L’accoglienza dei bambini da parte di Gesù (Mc 10,13-16) rappresenta qualche cosa di straordinario nel mondo palestinese di allora (erano gli «ultimi» della società insieme alle donne, agli schiavi e ai forestieri). Per Gesù la «gratuità» del Regno è più vicina al bambino che non agli altri. Accogliere il Regno come un bambino equivale, da una parte, a rinunciare alla ricerca del prestigio, della potenza, della ricchezza e della sicurezza, dall’altra ad accogliere la proposta di Dio come puro dono, obbedendogli e attendendo il compimento delta sua volontà. L’abbraccio e l’imposizione delle mani hanno un doppio significato. Gesù accoglie nel Regno i bambini e contemporaneamente esaudisce il desiderio di coloro che sono responsabili dei bambini (verosimilmente si tratta dei genitori). La coppia ama i bambini. Nell’amore genitoriale per i piccoli c’è già la premessa esperienza del Regno: accettare il bambino e tutto il suo mondo costituisce un segno della disponibilità ad accettare il Regno e tutto ciò che esso comporta. (don Antonio Donghi)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (seconda parte) [] (di don D. Ravelli)

I confessionali già esistenti vennero trasformati e adattati a queste istanze, mentre le nuove chiese crearono un apposito piccolo locale, spesso in muratura, non più in legno, e inserito nell’architettura della chiesa. Non mancarono per questi ambienti l’aggiunta di due poltroncine e, in alcuni casi, pure di un inginocchiatoio con l’eventuale possibilità di una grata, però meno fitta. Qualcuno però si illuse che sarebbero bastati pochi interventi, per garantire sia il dialogo sia la necessaria riservatezza sia la possibilità di alcune azioni rituali, a creare una sede aggiornata del sacramento della Penitenza. Il risultato fu quello di realizzare una moderna e confortevole «cabina-confessionale a tre ante», con riscaldamento e aria condizionata, oppure un «salottino parlatoio privato» o una «confessional room» americana degli anni Sessanta, piccole salette come luoghi di comoda conversazione, adatte più a sedute terapeutiche di ordine psicologico che alla celebrazione sacramentale della Riconciliazione. Alla fine, questi tentativi risultarono essere l’evangelica toppa nuova messa sopra un vestito vecchio. Bisognerà dunque attendere il nuovo Rituale, frutto e dono della riforma liturgica per adeguare coerentemente il luogo del sacramento alla sua celebrazione. Da ultimo, rimane da segnalare, nei decenni dopo il Concilio, la diffusione di un’altra innovazione: la costruzione di penitenzierie, specialmente presso i santuari. Si trattava di ampi ambienti, fuori dall’aula dell’assemblea liturgica per le celebrazioni comunitarie, adatte alla proclamazione della Parola di Dio, alla preghiera e alla riflessione personale, con attorno numerose celle per la confessione individuale. [2 – continua]

Programma dal 28 settembre al 6 ottobre 2024

Letture: Numeri 11,25-29 / Salmo 18 / Giacomo 5,1-6

I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

Dal Vangelo secondo Marco (9,38-43.45.47-48)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.

Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.

Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 28 18.30 + De Giovanni Anna e Benfenati Maria
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

+ Cecchini Dino (Trigesima)

+ Francesco

+ Resta Maria e Bassi Giovanni

Lunedì 30 18.30 + Mathew
Martedì 01
Mercoledì 02 18.30 + Biancoli Vincenzo
Giovedì 03 18.30 + don Felice Marchi
Venerdì 04 8.00 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica e Silverio
Sabato 05 18.30 + Luigi Rizzi detto Carlo
Domenica 06 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Settembre – Ottobre 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 29

XXVI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Mercoledì 02

Ss. Angeli custodi

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro San Paolo”
Venerdì 04

S. Francesco d’Assisi

S. Messa ad orario feriale

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 05 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 06

XXVII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 (Santuario) e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (in caso di maltempo sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 17.00 (Santuario): S. Rosario

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 6 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.00 : S. Rosario nel Santuario

1 – Lunedì 30 settembre inizia il servizio del “Doposcuola” all’oratorio.

2 – Da Martedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 9,46-50 Lc 9,51-58 Mt 18,1-5.10 Lc 10,1-12 Mt 11,25-30 Lc 10,17-24

Vivere il mistero – La libertà divina aleggia sull’assemblea domenicale perché i suoi membri siano pienamente docili all’azione dello Spirito Santo. Quando siamo riuniti nel nome del Signore veniamo infatti immersi nella nube dello Spirito Santo che ci richiama a continua novità di vita. Egli infatti significa l’azione incessante e provvidenziale del Padre nei confronti della Chiesa. Il discepolo avverte nella fede di ritrovarsi continuamente sotto la signoria del Padre che lo avvolge della potenza creativa dello Spirito Santo. Lo Spirito esprime la libertà divina nei confronti della storia e di ogni uomo, non è legato ai linguaggi istituzionali delle sicurezze umane, ma opera al di là di ogni visibilità storica poiché in ogni creatura opera il respiro di Dio. L’azione divina non conosce confini, ma spazia nell’infinito. Se si lascia veramente guidare dalla saggezza divina che opera nel suo cuore l’uomo intuisce quanto sia feconda e liberante l’azione dello Spirito nel suo vissuto quotidiano. Tale percezione gli apre orizzonti sconfinati che gli permettono di vedere come Dio raggiunga gli uomini nelle situazioni storiche più diverse per comunicare loro la potenza della vita e della speranza. Il cristiano esperimenta nella propria persona la libertà stessa di Dio. Questa situazione permette di riscoprire sempre meglio la dimensione profetica che ci qualifica nella diuturna sequela di Gesù e ci fa rivivere la libertà divina. Tale atteggiamento esprime la costante volontà aperta all’obbedienza, come insegna il salmo responsoriale: «l precetti del Signore fanno gioire il cuore». L’obbedienza a Dio infatti è la sintesi dell’incontro tra la libertà del Padre che si comunica all’uomo e l’uomo che, profondamente consapevole delle proprie povertà, si lascia liberare dallo Spirito del Cristo per aderire in verità ai voleri del Padre. Il profeta è un uomo intrinsecamente libero perché tutte le sue scelte sono maturate nella pienar docilità alla volontà divina. In questo il profeta si rivela come la trasparenza vissuta nella fedeltà di Dio alla storia umana. È la nostra vocazione battesimale. Il nostro cuore è sempre aperto all’imprevedibilità divina e non ha alcun timore. La libertà di Dio nella nostra storia quotidiana è certezza di vera maturazione spirituale. Cristo Gesù presente all’interno della comunità cristiana è la luce che illumina i comportamenti dei discepoli e li chiama a vera conversione. Egli è il loro Maestro per farli crescere come uomini liberi docili. L’azione del suo Spirito infatti diviene continua provocazione perché coloro che scelgono di seguire Gesù vivano come è vissuto lui, che ha inaugurato gli ultimi tempi. Solo nella morte-risurrezione di Gesù il discepolo ha il vero ed unico punto di riferimento. Per realizzare tale maturazione è stimolato a cambiare decisamente vita aprendosi alla carità. Lo Spirito opera nella Chiesa, specie nell’assemblea eucaristica, perché il discepolo dilati sempre più la vocazione alla libertà e alla comunione, all’apertura del cuore e alla docilità al Padre. Avvertiamo perciò quanto sia necessaria la figura del profeta e la riscoperta di questa nostra vocazione perché la Chiesa possa essere sempre più pungolata dal Maestro a vivere in uno stile veramente evangelico. L’azione dello Spirito opera in modo incessante nel cuore dei discepoli di Cristo e di coloro che sono chiamati ad essere tali in conformità al progetto del Padre. Questa sua opera innesca un cammino di conversione poiché solo in questa condizione esistenziale è possibile diventare cristiani e testimoniare davanti al mondo la fecondità di salvezza. I doni eucaristici allora sono il luogo per eccellenza di tale rinnovamento, come la Chiesa prega al termine della celebrazione eucaristica: «Questo sacramento di vita eterna ci rinnovi, o Padre, nell’anima e nel corpo, perché, annunciando la morte del tuo Figlio, partecipiamo alla sua passione per diventare eredi con lui nella gloria». (don Antonio Donghi)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (seconda parte) [] (di don D. Ravelli)

La celebrazione del sacramento, la «confessione», e il relativo luogo liturgico, il «confessionale», con la riforma tridentina si erano cristallizzati e imposti ovunque uniformemente, anche se solamente dal XVII secolo. Questa situazione è proseguita immutata fino alla vigilia del Concilio Vaticano II, quando si cominciò a percepire nei fedeli una crescente disaffezione per la confessione e insieme un diffuso disagio per il confessionale. Una nuova e profonda crisi in poco tempo investì il sacramento stesso, paragonabile a quella avvenuta nei passaggi tra penitenza pubblica e tariffata, e tra quest’ultima e quella privata: occorreva traghettare la celebrazione sacramentale, e il suo spazio liturgico, in una nuova fase. Concluso il Concilio, seppur in attesa della riforma dei riti, non erano mancati tentativi di rinnovare subito i confessionali, con soluzioni che tentavano di conciliare i vecchi luoghi della celebrazione privata con le nuove istanze teologiche e pastorali. In Italia, la Conferenza Episcopale si fece subito interprete della preoccupazione pastorale di favorire il dialogo tra penitente e ministro e così, nel Direttorio liturgico- pastorale per l’uso del «Rituale» del 1967, invitò a provvedere «alla funzionalità e alla dignità di questi luoghi, ove si effettua l’incontro tra penitente con il ministro della Chiesa, in modo da rendere possibile una celebrazione sacramentale che comporta un dialogo ed alcune azioni rituali» (n. 65). Tale indicazione ha offerto l’occasione, attesa da facili e superficiali innovatori, per mettere mano ai tradizionali confessionali. Infatti, la pur giusta preoccupazione pastorale dei vescovi è stata letta come un’autorizzazione ufficiale per introdurre un tavolino tra confessore e penitente, che avrebbe facilitato la dinamica dialogica e per eliminare la grata divisoria considerata ostacolo alla comunicazione e al gesto andato perduto dell’imposizione delle mani. [1 – continua]

Programma dal 21 al 29 settembre 2024

Letture: Sapienza 2,12.17-20 / Salmo 53 / Giacomo 3,16-4,3

Il Signore sostiene la mia vita.

Dal Vangelo secondo Marco (9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.

Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».

E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.30 + Antonio e Giovanna
Domenica 22 10.30 + Barelli Giulia, Luigi e Alfredo Mondini
Lunedì 23
Martedì 24
Mercoledì 25
Giovedì 26
Venerdì 27 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Sabato 28
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

+ Resta Maria e Bassi Giovanni

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : B

Settembre 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 22

XXV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Lunedì 23 Ore 20.45 . (canonica) : Caritas parrocchiale
Giovedì 26 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro genitori dei fanciulli al primo anno di catechismo (terza elementare)
Venerdì 27 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 29

XXVI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 8,16-18 Lc 8,19-21 Lc 9,1-6 Lc 9,7-9 Lc 9,18-22 Lc 9,43b-45

Vivere il mistero – Gesù sta per lasciare la Galilea per andare in Giudea (cf. Mc 10,1: «Partito di là, venne nella regione della Giudea»). Sta avviandosi al compimento della sua missione (passione, morte, risurrezione). Il Maestro, per la seconda volta, preannuncia il suo destino. Egli è il giusto (cf. prima lettura: Sap 2,17-20), mite e perseguitato che gli empi vogliono uccidere. Che i discepoli abbiano capito l’annuncio della sua morte, diventa chiaro dalla discussione che ne segue. Essi, infatti, si mettono a discutere su chi tra loro possa essere il più grande. Perché lo fanno? Perché il più grande subentrerebbe al Maestro nella guida del gruppo. Questo episodio non è solo un esempio evidente dell’incomprensione dei discepoli nei confronti del mistero di Gesù, ma indica anche un certo cinismo. Non è importante il Maestro. È importante il potere sul gruppo. La reazione di Gesù è altamente nobile. Egli li educa non disapprovando il loro modo di reagire alla profezia della passione-risurrezione, ma partendo dalla loro situazione. Non è male voler essere primi. Net cristianesimo, però, si è primi quando si serve e non in altro modo. Accogliere Cristo come Messia sofferente e glorioso, accogliere il principio del primato come servizio non è cosa semplice. Diventa possibile se si accoglie questo insegnamento con la stessa delicatezza e apertura d’animo con cui si accoglie un bambino. La colletta propria prega con questo tema: «Donaci la sapienza che viene dall’alto, perché accogliamo la parola del tuo Figlio e comprendiamo che davanti a te il più grande è colui che serve» II testo evangelico di Mc 9,30-37 è un testo composto dal brano dove Gesù annuncia per la seconda volta la passione-risurrezione (Mc 9,30-32) e dal brano sul primato come servizio (Mc 9,33-37). Con questa scelta, il Lezionario suggerisce al credente di associare il servizio all’accoglienza della volontà di Dio, all’accoglienza di Cristo, sofferente e glorioso, e all’accoglienza di tutti coloro che sono «bambini» (giusti, miti e perseguitati). A livello redazionale il testo potrebbe nascondere il problema dei «responsabili di comunità» antievangelici. Costoro, despoti nel modo e tiranni nelle loro idee non-evangeliche, si erano dimenticati di guidare il gregge in nome di Gesù, Messia sofferente e nascosto. Questa situazione è presupposta dalla Prima Lettera di Pietro (1 Pt 5,2-3) «Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge». Il tema del servizio implica l’accoglienza dell’atteggiamento di Gesù nei confronti degli uomini. Il primo passo di questo «essere servi» è l’accoglienza dei bambini, cioè di tutti coloro che per qualunque motivo sono piccoli. Significa accogliere le persone per quello che sono, non per ciò che noi vorremmo che fossero. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Ma la perdita dell’antico simbolismo degli spazi celebrativi non finisce qui. Difatti, la crescente e quasi ossessionante preoccupazione disciplinare di distinguere gli spazi nella chiesa per gli uomini e per le donne, portò a un’evoluzione, o meglio un’involuzione, anche per quanto riguarda la collocazione dei confessionali. Non solo si provvedeva a disporli, senza più alcun orientamento, sulle due pareti della navata centrale, una per gli uomini e una per le donne, ma in molti casi si diffuse l’uso di riservare per le donne i confessionali posti in chiesa mentre quelli per gli uomini venivano posizionati nelle sacrestie, o nei corridoi che portavano ad esse, e ridotti a una specie di «armadi» con una sedia e un inginocchiatoio e talvolta adibiti pure all’uso di ripostiglio. Se si era perso il simbolismo dell’orientamento all’altare, adesso si perdeva pure quello considerato da sempre più importante, e cioè di celebrare il sacramento solo all’interno dell’aula liturgica, segno ancora – seppur debole – della dimensione ecclesiale e comunitaria della penitenza. Da ultimo, solo un accenno all’arte barocca sviluppatasi nel periodo della controriforma cattolica: essa ha abbellito con statue simboliche e ornamenti fastosi questo grande «mobile a tre vani», cercando di armonizzarlo nell’architettura dell’edificio e creando non raramente dei capolavori per eleganza e per valore. Solo a modo di esempio per questo periodo ricordiamo nella città di Milano i confessionali delle chiese di S. Alessandro in Zebedia e di S. Fedele. Nella prima, i confessionali sono interamente rivestiti di intarsi in pietre dure e marmi che formano disegni semplici e geometrici. Le uniche due raffigurazioni sono il volto di Cristo sofferente, nel vano del sacerdote, e le orme dei suoi piedi, nei due vani per i penitenti. Nella chiesa di S. Fedele, voluta dal card. Carlo Borromeo, vi sono ben nove confessionali realizzati nel 1579 e interamente in noce, ognuno dei quali ha quattro pannelli scolpiti che rappresentano una vera e propria catechesi per immagini bibliche della passione di Gesù e della misericordia divina. Per una dettagliata descrizione dei confessionali di quest’ultima si veda: C. MARCORA, «Iconografia della misericordia divina. I confessionali della chiesa di S. Fedele in Milano», in Rivista di Pastorale Liturgica 1 (1989) 41-45 (l’articolo è stato pubblicato per la prima volta nel 1968 nella rivista la Diocesi di Milano). Per la città di Roma basta menzionare i confessionali della chiesa di Gesù e Maria, opera di Carlo Rainaldi negli anni 1671-1675, che sono delle micro-architetture con una scenografia propria, con finiture e statue in marmo. [12 – fine]

Programma dal 14 al 22 settembre 2024

Letture: Isaia 50,5-9a / Salmo 114 / Giacomo 2,14-18

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

 

Dal Vangelo secondo Marco (8,27-35)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».

Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 14 18.30
  • Vivi e defunti fam. Dovadola e Ruffini e secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Forni Vilma e Semeraro Giacomo

Domenica 15 10.30 + Martini Giovanni
Lunedì 16
Martedì 17 8.00 Vivi e defunti famiglia Dovadola Ivano
Mercoledì 18
Giovedì 19
Venerdì 20 8.00 + Gagliardi Bruno, Resta Albertina ed Elodia
Sabato 21 18.30
  • + Antonio
Domenica 22 10.30 + Barelli Giulia, Luigi e Alfredo Mondini

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Settembre 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 15

XXIV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 (oratorio) e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 20.30 (oratorio) : Giochi senza quartiere

Lunedì 16 Ore 20.30 (Cattedrale di Faenza) : Incontro interdiocesano con S.E. Mons. Castellucci sul tema “La Chiesa italiana nella fase profetica”
Venerdì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 21

S. Matteo Ap.

S. Messa prefestiva ad orario

Ore 7.00 (Piazzale stazione) : Partenza del pellegrinaggio organizzato dall’ufficio diocesano pellegrinaggi in collaborazione con la parrocchia e l’Associazione “Don Orfeo” alla Certosa della Farneta e Lucca sulla tomba di padre Costa.

Domenica 22

XXV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 7,1-10 Lc 7,11-17 Lc 7,31-35 Lc 7,36-50 Lc 8,1-3 Mt 9,9-13

Vivere il mistero – Circa sei secoli prima di Gesù il Deutero-Isaia aveva tratteggiato l’identità del Servo di Yhwh in quattro carmi (Is 42,1-4.5-9; 49,1-6; 50,4-9.10-11; 52,13-53,12). Nel terzo carme, di cui oggi la liturgia legge una parte cospicua (Is 50,5-9), il Servo di Yhwh mostra la massima fiducia in Dio che gli ha affidato una missione. Profeticamente annuncia la figura di Gesù, che totalmente fiducioso in Dio Padre, svela la propria missione attraverso la profezia della sua passione, morte e risurrezione (Vangelo, Mc 8,27-35). Si tratta del vertice teologico del secondo Vangelo, dove viene presentata la figura del Maestro e quella del vero discepolo. Questa identità del Messia sconcerta Pietro che ha appena fatto la confessione di fede su Gesù: «Tu sei il Cristo». Il dialogo intercorso tra Pietro e Gesù può rappresentare la difficoltà di ogni cristiano ad accogliere le proposte del Maestro. Gesù risponde a Pietro e a ogni discepolo, di ogni tempo e luogo. Indica a Pietro il bisogno di riprendere dall’inizio la strada del discepolato («Va’ dietro a me...») per ritornare a pensare secondo Dio e non secondo g[i uomini. La sapienza di Dio è infinitamente superiore alla sapienza degli uomini (cf. 1 Cor 1,17-31). A chi vuol essere discepolo Gesù formula un invito: rinneghi se stesso – secondo il pensare degli uomini – e impari ad avere il coraggio di restare anche non capito e solo a causa della sua fede. Il testo di Mc 8,27-35 è costituito da due brani (Mc 8,27-30: la confessione messianica di Pietro; Mc 8,31-33 il primo annuncio della passione) con l’aggiunta di un primo frammento di un terzo brano (Mc 8,34-35: condizioni per la sequela; il brano intero sarebbe Mc 8,34-38). Con questa scelta, la liturgia vuole esplicitare il concetto di Messia, professato da Pietro, come Messia sofferente al seguito del quale possono andare solo coloro che accettano la sua logica. Gesù non interroga i teologi competenti (cf. gli scribi) e neppure i membri di gruppi o movimenti impegnati (cf. farisei, sadducei, zeloti, ecc.). Interroga i discepoli perché essi sono sempre a fianco a Lui (cf. Mc 3,14: «Ne costituì dodici perché stessero con lui»). Sono testimoni non solo di ciò che Egli dice o opera, ma anche di ciò che Egli è. Purtroppo anche il discepolo che confessa la sua fede in Cristo, come Pietro, può subire il fascino dell’ideologia (bisogna sempre vincere, mai essere sconfitti). A costui Gesù ingiunge di ricominciare la strada del discepolato («Va’ dietro a me, satana!»). Il vero discepolo del Messia che soffre, muore e risorge, è colui che sa avere gli stessi pensieri e sentimenti di Cristo («Rinneghi se stesso»). Può accadere che umanamente il cristiano possa apparire un perdente («chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo»), ma la scelta operata è la migliore («la salverà»). Quando il cristiano, invece, si realizza con puri criteri umani («chi vorrà salvare la propria vita»), fa la scelta peggiore («la perderà»). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Con la riforma tridentina, il Rituale Romanum di Paolo V recepisce sostanzialmente questo modello del nord Italia e ne propaga ovunque la diffusione, nel resto della Penisola e in tutte le diocesi del mondo. Nei numeri 7-9 dei Praenotanda del Rituale del 1614, vengono richiamate solamente le caratteristiche più importanti del confessionale, «sedes confessionalis». Per prima cosa ricorda che il luogo proprio «sacramentalis confessionis», cioè della «confessione sacramentale», è la chiesa oppure l’oratorio pubblico o semipubblico. La seconda preoccupazione è quella di ricordare che il confessionale delle donne dev’essere sempre collocato in un luogo aperto e visibile. Anzi si premura di sottolineare che le confessioni delle donne non si ascoltino fuori dal confessionale, se non per un grave motivo. Quelle degli uomini, invece, si possono ascoltare anche in case private («in aedibus privatis»). Infine, aggiunge che il confessionale sia munito di una grata fissa e modicamente forata, che deve stare tra il confessore e il penitente. A queste indicazioni possiamo ricordarne altre due per il sacerdote: la prima è quella di usare, sopra la talare, la cotta e la stola viola; la seconda, è di alzare la mano destra verso il penitente prima delle formule di assoluzione. Questo modello tridentino di confessionale farà fatica a trovare un luogo adatto per la sua collocazione nelle chiese costruite precedentemente alla stessa riforma e spesso apparirà come un elemento sovrapposto o estraneo all’architettura esistente. Le indicazioni del Rituale Romano, comunque, resteranno tali, o solo con qualche modifica, fino al Concilio Vaticano II. Degli sviluppi successivi a Trento vogliamo richiamarne solo alcuni, perché ulteriormente capaci di perdere il prezioso e antico simbolismo legato al luogo della celebrazione. La struttura del confessionale, infatti, subisce progressivamente degli arricchimenti e trasformazioni. Quasi subito, il vano del sacerdote viene chiuso nella parte inferiore da uno sportello e in quella superiore spesso da una tendina o da due ante, che di fatto rende il ministro non visibile da fuori. Successivamente, il posto riservato al penitente, costituito inizialmente da un inginocchiatoio e da un’assicella collocata sotto la grata della parete divisoria per poggiare le mani, si trasforma a sua volta in un vano che rimane sempre aperto ma arricchito di cornici e decorazioni per aumentare la riservatezza del sacramento. Ma l’elemento più rilevante è costituito dall’aggiunta del secondo vano per il penitente, posizionato in modo simmetrico sull’altro lato della sede del confessore. Risulta così una struttura «tripartita»: due vani per i penitendi con al centro la sede per il ministro. La conseguenza, però, è la scomparsa della significativa caratteristica dell’orientamento del penitente all’altare e quindi all’Eucaristia, punto finale dell’itinerario penitenziale. [11 continua]

Programma dal 7 al 15 settembre 2024

Letture: Isaia 35,4-7a / Salmo 145 / Giacomo 2,1-5

Loda il Signore, anima mia.

Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 07 18.30 + Adolfo, Adriana e cg. Marangoni
Domenica 08 10.30 + padre Antonio Costa

+ cg. Ferro Almerigo e Costantin Rina

Lunedì 09
Martedì 10 8.00 + Anselmo e Lea
Mercoledì 11
Giovedì 12
Venerdì 13 8.00 + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina
Sabato 14 18.30 Vivi e defunti fam. Dovadola e Ruffini e secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Forni Vilma e Semeraro Giacomo

Domenica 15 10.30 + Martini Giovanni

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

XXIII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10,00 (città) : Corteo storico con benedizione del Palio sul sagrato della chiesa.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa.

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità.

Ore 18.00(oratorio) : 48° Palio del timone

Lunedì 09 Ore 19.00 (oratorio) : “Cibi dal mondo” A tavola con le diversità culturali presenti sul territorio.

Ore 21.00 (oratorio) : “Arte migrante Imola”

Venerdì 13 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 21.00 (oratorio) : Musica live con alcune “band”

Sabato 14

Esaltazione della Santa Croce

S. Messa prefestiva ad orario

Ore 21.00 (oratorio) : Serata in ricordo di don Orfeo Giacomellii

Domenica 15

XXIV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 (oratorio) e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 20.30 (oratorio) : Giochi senza quartiere

La festa della Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)

Sabato 7 settembre alle ore 18.00 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,6-11 Lc 6,12-19 Lc 6,20-26 Lc 6,27-38 Lc 6,39-42 Gv 3,13-17

Vivere il mistero – Durante i riti esplicativi del sacramento del battesimo, il celebrante, toccando bocca e orecchi del battezzato, compie il rito dell’«effathà» (= apriti). La liturgia ha preso questa parola dall’episodio della guarigione del sordomuto, narrata nel Vangelo odierno: Mc 7,31-37. Otto secoli prima di Gesù, Isaia aveva profetizzato alcuni «segni» della presenza di Dio in mezzo al suo popolo (prima lettura, Is 35,4-7a). Tra questi avvenimenti di salvezza o «segni», Isaia elenca il recupero della vista per i ciechi, dell’udito per i sordi, della deambulazione per gli zoppi e della parola per i muti. La guarigione del sordomuto non è dunque un avveni mento miracoloso-terapeutico soltanto. Prima di tutto è l’adempimento di una profezia e questo dato ha un’importanza molto grande nella fede biblica perché il Deutero-Isaia aveva dimostrato l’esistenza di un solo Dio, Yhwh, proprio attraverso questo argomento: nessuna divinità pagana profetizza e ciò che è profetizzato avviene (cf. Is 44,6-7). Ln secondo luogo, il miracolo è segno della messianicità di Gesù. In Lui convergono le profezie. Gesù è un discendente di Davide, compie i miracoli, morirà in croce per il perdono dei peccati degli uomini. Risorgerà. Ciò che Gesù, compie, dunque, è un gesto che rivela sé stesso dove egli manifesta la propria identità messianica. Il miracolo, poi, rivela in terzo luogo la capacità di Gesù di dare la salvezza all’uomo, restituendo la persona al suo stadio originale. Infine, il miracolo di Gesù svela la presenza di Dio nella storia e la sua volontà di guidare la storia secondo il suo volere, pur nel rispetto della Libertà umana. Il ciclo letterario di Mc 6,30-8,26 è una lunga preparazione, attraverso la narrazione di miracoli e di discussioni, alla grande e centrale confessione messianica di Pietro in Mc 8,27-30 (Mc 8,27-35 è il Vangelo di domenica prossima). Il Lezionario, invece, ha scelto Mc 7,31-37 come unico testo preparatorio alla confessione apostolica. Mc 7,31-37 è un testo più antico dello stesso Vangelo di Marco. Ha origini palestinesi (vedi l’espressione aramaica effathà). Poiché viene svelata la parola segreta di guarigione (effathà) significa che il brano è stato tramandato in una comunità greco-cristiana in aperta polemica con la «magia» ellenistica, che custodiva in un segreto assoluto la parola di guarigione. Il viaggio stranissimo di Gesù (Tiro, Sidone, mare di Galilea, Decapoli) potrebbe indicare la sicurezza dell’avvenimento e l’insicurezza del luogo dove è avvenuto. Il verbo «aprirsi» viene adoperato nel Nuovo Testamento nove volte per indicare di norma l’apertura alla conoscenza, attraverso le Scritture, del Gesù Risorto. Il commento, poi, al miracolo è fatto dalle parole presenti nel racconto della creazione: «Ha fatto bene ogni cosa» // «E Dio vide che ciò era buono». Un modo semplice per alludere alla divinità di Gesù. Si tratta di allusioni piuttosto sostanziose a livello teologico. Ciò permette di comprendere il silenzio imposto da Gesù (segreto messianico): capire ciò che Gesù dice e fa, significa capire bene il concetto di «Messia». (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Le prime e precise indicazioni, per la realizzazione di adeguati spazi al «sacramento della confessione», le troviamo negli scritti di due vescovi diocesani e, grazie alla loro diffusione, entreranno praticamente inalterate nella riforma tridentina. Il vescovo di Verona, mons. Gian Matteo Giberti, fu il primo che nelle Constitutiones, da lui emanate nel 1542 per motivi di ordine pastorale e disciplinare, interviene anche a dare indicazioni puntuali sul luogo della celebrazione del sacramento. A questo proposito scrive: «Per evitare gli scandali, che a volte possono accadere nel ministero delle confessioni, stabiliamo che esse, specialmente quelle delle donne, d’ora innanzi si facciano sempre in un luogo “aperto et evidenti“, così che ugualmente si possa vedere il confessore e le penitenti. Inoltre stabiliamo e comandiamo che fra il sacerdote e la penitente vi sia “tabula una cum fenestella, supra quam sit una grata seu lamina perforata”. Questa tavola la denominiamo “confessionale” e in tutte le chiese comandiamo siano eretti i così detti confessionali”. Successivamente fu san Carlo Borromeo, cardinale di Milano, nelle sue lnstructionum fabricae et suppellectilis ecclesiasticae (1577), a definire nei minimi particolari i confessionali e a prescriverli per tutte le chiese della sua estesa diocesi. Al capitolo XXIII del Libro I tratta, offrendo dimensioni e dettagli precisi per la sua esecuzione e sistemazione in chiesa, quello che pure lui chiama ufficialmente: «confessionale». Innanzitutto, prescrive il Borromeo, deve essere tutto di legno, preferibilmente di noce, e diviso verticalmente in modo da creare due vani, uno per il sacerdote e uno per il penitente. Il sedile del sacerdote sarà chiuso sui lati, dietro e sopra con assi dell’altezza di una persona, mentre la parte anteriore dovrà rimanere sempre aperta e visibile, con la possibilità però di chiuderlo a chiave con una porta a graticcio o un cancello di legno perché non venga usato da laici o da vagabondi per sedere o dormire. La parete laterale che divide il sacerdote dal fedele dev’essere munita di una finestrella, che verso il confessore avrà una tendina e verso il penitente una lamina di ferro completamente forata, con buchi della grandezza di un «cece». Nel vano del penitente sarà aggiunto un predellino come inginocchiatoio e una tavoletta su cui poggiare le mani giunte. Al di sopra della finestrella sia collocata un’immagine di carta del crocifisso, piamente eseguita. L’altra parete, invece, deve essere totalmente chiusa. A questa struttura sarà lecito apporre qualche decorazione, come cornici lavorate, nella parte anteriore o qualche altro tipo di ornamento decoroso. In tutte le parrocchie, e pure nelle chiese più piccole non parrocchiali, devono esserci almeno due confessionali, per tenere distinti gli uomini dalle donne. La collocazione dei confessionali, normalmente, sarà lungo le pareti della navata, ma sempre al di fuori del perimetro dell’altare maggiore, e in numero sufficiente a seconda della grandezza delle chiese e il numero dei fedeli. È consentito pure, per esigenze di spazio, collocarli in altri luoghi della chiesa, come in alcune cappelle di ampie dimensioni. Infine vanno sempre posizionati in modo che la finestrella dev’essere dalla parte della porta d’ingresso, cosicché il penitente si trovi rivolto verso l’altare maggiore e il sacerdote verso la parte inferiore della chiesa. [10 continua]