Programma dal 5 al 13 marzo 2022

Letture: Deuteronomio 26,4-10 / Salmo 90 / Romani 10,8-13

Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 05 18.00 + Brignani Adriano (Trigesima)

+ Beltrami, Cremonini e Azzolari

Domenica 06 10.30 + Amatulli Felice

+ Franco, Maria, Demo e Luigina

+ Balestri Franco, Dalle Vacche Enzo e Edgardo, Martini Elisa

Lunedì 07 18.00 + Liviano
Martedì 08 8.00 Deff. dimenticati nella preghiera

+ Baldrati Angelina

Mercoledì 09
Giovedì 10 18.00 + Pia Mazzetti
Venerdì 11
Sabato 12 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 13 10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Gino Monesi

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Marzo 2022

Domenica 06

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Mercoledì 09 Ore 20.45 (S.Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”
Giovedì 10 Ore 20.45 (canonica) : 5° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio

Ore 21.00 (S. Maria in Fabriago) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni

Venerdì 11

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 2a Stazione Quaresimale. Al termine Adorazione eucaristica fino alle ore 22.30

Domenica 13

II di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 25,31-46 Mt 6,7-15 Lc 11,29-32 Mt 7,7-12 Mt 5,20-26 Mt 5,43-48

Vivere il Mistero- Già da cinque giorni – precisamene durante l’Eucaristia del mercoledì delle Ceneri – ci sono state annunziate le opere fondamentali della Quaresima. Il Lezionario di questa prima domenica alza la posta, perché indica che il cammino verso la Pasqua non è incentrato sulle nostre possibili prestazioni, ma su Cristo e sul rapporto con lui. Lui per primo ha vissuto, nel deserto, quaranta giorni di tentazione: è con lui, perciò, che siamo messi alla prova ed è con lui che giungiamo alla vittoria. Il ritornello del salmo responsoriale, infatti, recita: «Resta con noi, Signore, nell’ora della prova». Al centro dell’Eucaristia odierna sta Gesù tentato e, soprattutto, vincitore. Il suo itinerario comprende una pesante e ripetuta messa alla prova, ma anche segni sicuri di una debordante positività. Gesù arriva al deserto «pieno di Spirito Santo», e «guidato dallo Spirito», (Lc 4,7). Alla fine, avendo «esaurito ogni tentazione», il diavolo si allontana anche se ritornerà «al momento fissato». All’inizio della passione, infatti, il racconto riprenderà proprio questo filo affermando: «Satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era uno dei Dodici. Ed egli andò a trattare con i capi dei sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo a loro». La tentazione, che ha luogo nel deserto ed è occasionata dalla fame, suggerisce a Gesù di utilizzare il suo essere figlio di Dio per trasformare le pietre in pane. Nel deserto Gesù si è lasciato mettere alla prova con generosità: messosi alla ricerca di Dio nella preghiera, non mangiò nulla. Quando, però, i quaranta giorni furono terminati «ebbe fame» (Lc 4,2). Si presentò allora pungente il limite umano: la nostra situazione apparve fino in fondo e Gesù fu tentato, proprio come noi, di scappare e di sfuggire la penosa fatica dell’essere uomo. Egli trovò però il coraggio di resistere in un versetto che sintetizza tutta la Bibbia: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”» (Lc 4,4). È vero che l’uomo cozza contro i propri limiti, ma è ancora più vero che egli non vive soltanto di pane: siamo destinati a un dialogo con Dio e a essere nutriti da questa relazione. Possiamo perciò affrontare i nostri limiti e superare, accettandola la nostra costituita debolezza. Per essere fedeli a un tale dialogo occorre, però, sfuggire ai surrogati. La pietra trasformata in pane, con un uso improprio della forza che viene da Dio, sarebbe un sostitutivo e chiuderebbe la decisa apertura verso Dio, impedendo la nostra vera crescita, espansiva e creativa al di là dei nostri limiti e paure. Nella seconda tentazione Gesù è liberato dallo spazio («Lo condusse in alto») e dal tempo («gli mostrò in un istante tutti i regni della terra») ed è portato in “alto”, in un luogo indefinito da cui si può vedere con spietatezza la verità di tanta grandiosità umana, supposta e supponente. Con iattanza, il demonio afferma che la gloria del potere appartiene a lui solo e lui può offrirla a chi vuole. Per avere tutto, basta adorarlo. Gesù, però, ricorda bene il comandamento dell’unicità di Dio e la sua applicazione all’adorazione. Aiutato dalla Parola di Dio nelle Scritture, egli risponde: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”» (Lc 4,8). Con questa adorazione unica, le realtà del mondo tornano alla loro verità. La terza tentazione è ancora più subdola: lo scenario è un «alto», questa volta creato dall’uomo, proprio nel suo desiderio di avvicinarsi a Dio: il diavolo «lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio». La tentazione, in questo luogo così religioso, si sviluppa come un vero duello biblico. Il demonio s’ingegna a copiare il metodo di Gesù, che fino a ora si è difeso con la Scrittura, e intreccia due passi biblici. Il racconto mostra così la necessità di un profondo discernimento della Parola di Dio, per incontrare in essa la vera «affermazione biblica». Solo la dichiarazione di Gesù – «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”» (Lc 4,12) – ha in sé davvero la Parola di Dio. Satana con le sue citazioni, invece, propone un vero e proprio abuso delle parole della Bibbia, «un’ermeneutica fondamentalistica, e senza vero cuore. Il racconto chiude con una nota di vittoria e, insieme, di realismo. Gesù ha superato la prova compiutamente, anche se resta un orizzonte più lontano – quello della passione, morte e risurrezione – in cui si ripeterà la tentazione e si giungerà alla definitiva resa dei conti. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 26 febbraio al 6 marzo 2022

Letture: Siracide 27,4-7 / Salmo 91 / 1Corinzi 15,54-58

E‘ bello rendere grazie al Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (6,39-45)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 26 18.00 + Lea e Anselmo
Domenica 27 10.30

18.00

+ Liparesi Giovanni, Gilberto, Carlo e Antonia, Giannina e Ireneo, Mario e Folli Pia, Buldrini Paolo, Gaetano, Domenica e genitori

+ Dovadola Ivano e Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio

+ Pirazzini Giuliana e Baldassarri Angelina

Lunedì 28 18.00 + Montesi Natale
Martedì 01 8.00 + Moroni Marcello
Mercoledì 02 20.30 + Montanari Dircea

+ Preda Maria Teresa

Giovedì 03 18.00 + Liviano
Venerdì 04 20.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano e Monica e Dovadola Silverio
Sabato 05 18.00 + Brignani Adriano (Trigesima)
Domenica 06 10.30 + Amatulli felice

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Febbraio – Marzo 2022

Domenica 27

VIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Lunedì 28 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio Pastorale Parrocchiale
Mercoledì 02

Le Ceneri

Astinenza e digiuno

Ore 18.30 (FRUGES) : S. Messa delle Ceneri

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa delle Ceneri

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Giovedì 03 Ore 20.45 (canonica) : 4° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 04

Astinenza

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 1a Stazione Quaresimale

Domenica 06

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 10,17-27 Mt 10,28-31 Mt 6,1-6.16-18 Lc 9,22-25 Mt 9,14-15 Lc 5,27-32

Vivere il Mistero

Come di solito, ci disponiamo in un clima di preghiera ad ascoltare la pagina evangelica di questa domenica. La nostra domanda è sempre: «Quale aspetto del mistero di Gesù, salvezza per noi, qui, oggi, la Parola ci porta?». Vogliamo andare al cuore, scandagliare il testo e succhiarne il nettare buono anche se ci giudica; vogliamo essere discepoli sapienti, imparare il segreto e la via della vita, per divenire veri! Chiediamo subito la grazia di poter mettere ln pratica la Parola per comprenderla bene; da questa domenica voglio portarmi via realmente un po’ del tesoro. Nelle ultime due domeniche abbiamo ascoltato il programma di Gesù che compiendo l’antica legge la interiorizza ponendola in maniera assoluta sul piano dell’essere piuttosto che dell’adempimento legalistico e morale. La scorsa settimana poi ci è stato consegnato il cuore del comando fondamentale: essere misericordiosi come il Padre per essere e potersi dire figli dell’Altissimo; in una parola fare quello che ha fatto Gesù che non considerò suo nemico alcuno, amò tutti, morì perdonando, era mite ed umile di cuore, misericordioso e fedele, tutta carità…. Il discepolo è tale se assomiglia al suo Maestro! Le parabole del brano di oggi (Lc 6, 39-45) ci spiegano che cosa accade a chi non ha imparato questo insegnamento fondamentale. Se non hai un cuore misericordioso e buono come Dio, non puoi farti carico degli altri, sei un cieco che pretende di guidare un altro cieco: la rovina è di tutti e due. Se non sei buono, ma uno che giudica, sei un insipiente che pretende di correggere il fratello ignorando la gravità del proprio male; presuntuoso, nella menzogna, credi di vedere bene perché, stolto, non ti osservi allo specchio per imparare ad essere vero. Forse sei anche sincero ma hai una coscienza distorta, soggettiva, che ha fissato la misura del bene e del male secondo i propri criteri e ti ergi a giudice; tu stesso non hai forse sperimentato la misericordia, sei uno che non si sente un perdonato perché crede di non aver bisogno di perdono e non lo chiede. Può accadere di essere anche troppo rigidi con se stessi e di fare Dio spietato come noi lo siamo con i fratelli. L’albero si riconosce dai frutti e l’uomo da ciò che trae fuori dal suo cuore: se ha un cuore misericordioso, perdonato, è buono, fa il bene; se il suo cuore è cattivo e giudica trae fuori il male. «Dal di dentro, dal cuore dell’uomo viene ciò che contamina, cioè, perde l’uomo», disse Gesù (cf Mt 15, 1B-20). La bocca parta della pienezza del cuore. Dipende appunto di che cosa è pieno il cuore. Per cuore s’intende l’intimo dell’uomo, la sua coscienza, il luogo dove avvengono le decisioni e le scelte, la sede della volontà. E’ stato scritto che la vita cristiana è essenzialmente continuo discernimento partendo appunto da quella definizione della vita cristiana che è il testo della lettera ai Romani (12,1-3): «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto». Ecco, oggi, per così dire impariamo a fare il cosiddetto «esame di coscienza»: si tratta di mettere in discussione la propria coscienza e di formarla bene per divenire veri. Il termine inequivocabile di paragone è la coscienza di Gesù che è una coscienza del tutto “filiale“, conforme al Padre. Qui sta il segreto e la via facile Gesù ce l’ha rivelato: «Siate misericordiosi come il Padre che avete visto in me: chi ha visto me, ha visto il Padre» (cf Gv 14,9). E proprio quando Gesù muore perché l’amore di misericordia non gli ha permesso né di difendersi, né di accusare o condannare, noi abbiamo visto com’è Dio! Vedendo come moriva perdonando il centurione esclamò: «Costui era veramente il Figlio di Dio!» (cf Mt 27,54; Mc 15, 39) Paolo da discepolo vero di Gesù, e doveva essere davvero molto cambiato il violento Saulo, divenuto tutto misericordia e immagine della materna tenerezza di Dio poteva dire ai cristiani delle chiese da lui fondate: «Imitate me come io imito Cristo». (cf 1 Cor 1 1, 1; Fil 3,17) (don Dario Pacifico)

Medjugorje, 25 Febbraio 2022

“Cari figli!

Sono con voi e preghiamo insieme.

Figlioli, aiutatemi con la preghiera

affinché satana non prevalga.

Il suo potere di morte, odio e paura

ha visitato la Terra.

Perciò figlioli, ritornate a Dio,

alla preghiera, al digiuno ed alla rinuncia

per tutti coloro che sono calpestati,

poveri e non hanno voce

in questo mondo senza Dio.

Figlioli, se non ritornate a Dio

ed ai Suoi comandamenti,

non avete futuro.

Perciò ha mandato me a voi per guidarvi.

Grazie per aver risposto

alla mia chiamata.”

Programma dal 19 al 27 febbraio 2022

Letture: 1 Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23 / Salmo 102 / 1Corinzi 15,45-49

Il Signore è buono e grande nell’amore.

Dal Vangelo secondo Luca (6,27-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 19 18.00 + Foletti Arcangelo (Lino)
Domenica 20 10.30 + Marconi Francesco

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Lunedì 21 18.00 + Antonio
Martedì 22 8.00 + Castelli Adriano
Mercoledì 23 18.00 + Zavalloni Elda
Giovedì 24 18.00 + Dovadola Monica

+ Vertori Francesco e deff. della famiglia

Venerdì 25
Sabato 26
Domenica 27 10.30

18.00

+ Liparesi Giovanni, Gilberto, Mario e Folli Pia, Buldrini Paolo, Gaetano, Domenica e genitori

+ Dovadola Ivano e Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Anno : C

Febbraio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 20

VII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Lunedì 21 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Martedì 22

Cattedra di

S. Pietro ap.

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 23 Ore 20.45 (S. Paolo): Prove del coro S. Paolo
Giovedì 24 Ore 20.45 (canonica) : 3° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 25 Ore 17.30 (S. Paolo): Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 27

VIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 9,14-29 Mt 16,13-19 Mc 9,38-40 Mc 9,41-50 Mc 10,1-12 Mc 10,13-16

Vivere il Mistero- La pagina evangelica odierna è in stretta continuità con il testo delle beatitudini, ne è una eco. La stessa cosa fa Matteo: alle beatitudini fa seguire il discorso sulla giustizia interiore (5,21-48). Sulle beatitudini si fonda uno stile di vita che oltrepassa la giustizia degli uomini, che va oltre la legge. Nessuna legge può imporre di amare il nemico. L’Evangelo è il superamento della cosiddetta legge del taglione: «Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede» (Dt 19,21). Alle ostilità e alle ingiustizie non si può porre fine con la vendetta. Applicando la legge del taglione si rischia di diventare tutti ciechi, senza piedi e senza mani! Non si tratta di venire meno alla giustizia e di denunciare i soprusi. Lo stesso Gesù, quando ricevette uno schiaffo, porse l’altra guancia, ma non rinunciò a contestare apertamente quel comportamento: «Se ho parlato male dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (Gv 18,23). Una convivenza veramente umana è possibile soltanto se si supera lo spirito di vendetta e se nei rapporti personali interviene il perdono. Il fondamento teologico di un tale comportamento è l’imitazione di Gesù, immagine del Padre; l’imitazione del Figlio nel quale anche noi siamo figli. L’esortazione ad essere perfetti come il Padre celeste (cf Mt 5,48) trova concreta applicazione nell’esortazione: «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36). È la misericordia, la compassione verso il prossimo che dà la misura della nostra figliolanza divina.

Annunciare.- Il cristianesimo non è un’antologia di saggi consigli; non è una semplice dottrina di astratte e affascinanti affermazioni. La nostra fede, come in ogni vero rapporto d’amore, è una persona che diventa parte della nostra vita: Gesù Cristo. Per questo il cristianesimo è in primo luogo uno stile di vita che, come quello di Gesù, sovente contrasta con i cosiddetti «benpensanti» ai quali le beatitudini rischiano di apparire come follia.

Insegnare.– Perdonare non significa perdere la memoria delle offese ricevute (o ritenute tali). Anzi, proprio perché non si è degli smemorati il perdono diventa un eroico gesto meritorio. Sovente facciamo il bene più per nostra gratificazione che per amore gratuito verso il prossimo. E’ bello e anche giusto fare del bene a quelli che amiamo, ma «anche i peccatori fanno lo stesso…Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande…». La gratuità è il segno inequivocabile della presenza dello Spirito di Dio in noi.

Esortare.– «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati». Ogni persona ha una storia che solo Dio conosce veramente; vicende che condizionano tutta la vita. Il cristiano è chiamato a volgere verso tutti uno sguardo di compassione e di misericordia. Il giudizio è riservato soltanto a colui che vede nel cuore dell’uomo e non si arresta alle apparenze. Non dimentichiamo la Parola che non passa: «Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Introdurre al mistero.– La Chiesa dei primi secoli optò per un rito battesimale che, di norma, prevedeva la totale immersione di tutto il corpo nell’acqua. Tale gesto dava visibilità all’immagine paolina del battesimo. «Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova»(Rm 6,4). Il battesimo, anche se oggi nella Chiesa latina è, per ovvie ragioni, celebrato nella maggioranza dei casi per infusione, esprime e realizza una nuova nascita nello Spirito secondo il modello di Gesù, nuovo Adamo. (don Silvano Sirboni)

Programma dal 12 al 20 febbraio 2022

Letture: Geremia 17,5-8 / Salmo 1 / 1Corinzi 15,12.16-10

Beato l’uomo che confida nel Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.

Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete, perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.00 Deff. fam. Guadagnini Vincenzo
Domenica 13 10.30

18.00

+ Lorenzo e Antonietta Ravaglia e Torquato e Luciana Sisti

+ Settembre Anna

+ Poggiali Dante

+ Adriana, Adolfo e genitori

Lunedì 14
Martedì 15 8.00 + Servidori Marianna
Mercoledì 16
Giovedì 17 18.00 + Brandolini Irene e Amadei Carlo

+ Bassi Giovanni e Resta Maria

Venerdì 18 8.00 + Aristide
Sabato 19 18.00
  • + Foletti Arcangelo (Lino)
Domenica 20 10.30 + Marconi Francesco

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Anno : C

Febbraio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13

VI del T. Ordinario

Giornata per la vita

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Lunedì 14

Ss. Cirillo e Metodio

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 16 Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti con la partecipazione del Movimento Lavoratori A.C. (MLAC)

Ore 20.45 (S. Paolo): Prove del coro S. Paolo

Giovedì 17 Ore 20.45 (canonica) : 2° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 18 Ore 17.30 (S. Paolo): Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 20

VII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,1-9 Mc 8,14-21 Mc 8,22-26 Mc 8,27-33 Mc 8,34-9,1 Mc 9,2-13

Vivere il Mistero- L’ultima delle domeniche epifaniche introduce un elemento ulteriore «Abbiamo contemplato il manifestarsi del Figlio di Dio, abbiamo identificato gli inviati a manifestarne il Vangelo, ora guardiamo il messaggio e Gesù stesso a partire da chi lo riceve. Insomma al centro della nostra attenzione in questa 6a domenica del tempo ordinario sono proprio coloro a cui Gesù indirizza la sua parola di vita. Nella prima lettura (Ger 17,5-8) il profeta propone una sorta di dittico in cui accosta insieme maledizione e benedizione. Oggetto della prima è chi confida nell’uomo; della seconda chi confida nel Signore. La povertà insanabile della prima condizione è paragonata alla pianta di tamarisco, arbusto gramo che germina nella steppa, privo di frutti, destinato a stentare in un terreno arido e salmastro. Gli interlocutori del profeta lo conoscono bene e dunque l’immagine coglie nel segno. Chi, invece, confida nel Signore è paragonato a un albero piantato lungo il fiume, sempre irrorato dall’acqua, riparato perciò dal caldo e dall’eventuale siccità, ricco sempre di frutti. Ed ecco che di impegno ci parla, sia pure in modo indiretto, il Vangelo, tratto da Lc 6,17.20-26. Ascoltiamo oggi la redazione lucana della proclamazione delle beatitudini. Pure fuori dalla grande architettura di Matteo, dalla proposizione di Gesù come nuovo Mosè legislatore, il discorso conserva intatta la sua efficacia. Nel circolo dell’odierna proclamazione, le parole di Luca sono rette dalla contrapposizione tra il portare frutto e l’essere sterile, tra il produttivo e l’improduttivo, tra la benedizione e la maledizione. Diventano così manifesto dell’epifania di Cristo, e perciò benedetti, i poveri, gli affamati, quelli che piangono, quelli che sono o saranno perseguitati a ragione di lui. Negano Cristo, ne sono anti-manifestazione, oscuramento, i ricchi, i gaudenti, i sazi, coloro che vengono adulati. Notiamo ancora come Gesù agli uni e agli altri, ma con accento diverso, richiami l’agire dei padri con i profeti. Questi ultimi sono stati perseguitati; al contrario esaltati e adulati sono stati i falsi profeti. Possiamo aggiungere che quanto in Geremia è annuncio, nelle parole di Gesù è manifesto in atto. E, in effetti, malgrado il modo «mite» con cui in Luca sono pronunciate le beatitudini o viene opposto a esse il «guai» del confidare unicamente su se stessi chiudendosi all’altro e ai suoi bisogni, le parole di Gesù esprimono il manifesto della rivoluzione più grande, quella che riconosce come destinatario del messaggio chi è in condizione di indigenza, di povertà, di limite, di emarginazione e ne fa il perno che ribalta la sterile, cieca e pasciuta indifferenza. La rivoluzione di cui parliamo non consiste, dunque, nell’esortare i poveri, gli affamati, i perseguitati ad accettare la loro condizione in nome di una ricompensa a venire. Consiste piuttosto nel dover assumere, come norma della sequela, il riconoscere i poveri, i diseredati, gli affamati, gli afflitti come epifania di Dio. La sequela di Cristo non può che assumerne il punto di vista, impegnandosi a restituire ciascun povero, ciascun perseguitato, ciascun dolente alla dignità di creatura fatta a immagine di Dio. La comunità ecclesiale, e in essa il singolo cristiano, non possono costruirsi alibi al riguardo. La tentazione, invece, è quella di stare dalla parte dei potenti, dei vincenti, dei gaudenti e magari di essere noi stessi potenti, vincenti, gaudenti… Non «Chiesa dei poveri», ma Chiesa dei ricchi, dei prepotenti! Come sempre è l’orazione colletta (torniamo a suggerire quella proposta in alternativa nell’edizione italiana del Messale) ad avviarci su questa linea interpretativa: «O Dio, Signore del mondo, che prometti il tuo regno ai poveri e agli oppressi e resisti ai potenti e ai superbi, concedi alla tua Chiesa di vivere secondo lo spirito delle beatitudini proclamate da Gesù Cristo, tuo Figlio…». (Sr Cettina Militello)

Programma dal 5 al 13 febbraio 2022

Letture: Isaia 6,1-2a.3-8 / Salmo 137 / 1Corinzi 15,1-11

Cantiamo al Signore, grande è la sua gloria.

Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 05 18.00 + Fabbri Adamo

+ Cremon e Gherardi

+ Rossella

Domenica 06 10.30

18.00

+ Luciano e Deremo

+ Preti Giovannino e Costa Marisa

Lunedì 07 18.00 Per una persona che deve suttoporsi ad intervento chirurgico
Martedì 08 8.00 + Moroni Lorenzo
Mercoledì 09
Giovedì 10
Venerdì 11 8.00 Per i vivi e i defunti della fam. Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

+ Foschini Iref e Capucci Giuseppa

Sabato 12 18.00 Deff. fam. Guadagnini Vincenzo
Domenica 13 10.30

18.00

+ Lorenzo e Antonietta Ravaglia e Torquato e Luciana Sisti

+ Adriana, Adolfo e genitori

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Febbraio 2022

Domenica 06

V del T. Ordinario

Festa parrocchiale della pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.R.

Mercoledì 09 Ore 20.30 (S. Paolo): Prove del coro S. Paolo
Giovedì 10 Ore 20.45 (canonica) : 1° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio

Ore 21.00 (S. Paolo): Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni

Venerdì 11

B.V. di Lourdes

Giornata mondiale del malato

Ore 17.00 (S. Paolo): Celebrazione del Sacramento dell’Unzione degli Infermi

Ore 17.30 (S. Paolo): Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica 13

VI del T. Ordinario

Giornata per la vita

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 6,53-56 Mc 7,1-13 Mc 7,14-23 Mc 7,24-30 Mc 7,31-37 Mc 8,1-10

Vivere il Mistero- La prospettiva che unifica il messaggio delle letture odierne è l’intreccio indissolubile tra chiamata personale e conseguente invio in missione. Sotto i nostri occhi passano tre dei maggiori personaggi biblici: nell’ordine della proclamazione liturgica, incontriamo prima Isaia, poi Paolo e, infine, Simon Pietro. Esaminiamo il racconto evangelico che, nella dinamica eucaristica, ha il peso specifico maggiore. La chiamata di Simon Pietro ha un’introduzione articolata in successivi passaggi. Il primo di essi è segnato dal coinvolgimento di Simone nell’attuale attività di Gesù. Il pescatore è invitato a concedere l’uso della propria barca per aiutare la predicazione. I pescatori sono a riva per lavare le reti, la barca è vuota e Gesù la «occupa», chiedendo poi a Simone di scostarsi da riva per permettergli di insegnare con più agio a molta folla. All’inizio sembra in gioco solo la disponibilità cortese di Simon Pietro a prestare la barca ma, mentre si scostano dalla riva, ci accorgiamo che, di fatto, anche questo pescatore arriva ad ascoltare la Parola di Dio predicata in Galilea. Il secondo momento vede un impegno di Simone e dei soci ancora più netto e impegnativo. Gesù chiede loro di prendere il largo e di pescare di nuovo. È un’azione un po’ fastidiosa, in netto contrasto con le regole professionali e le abitudini dei pescatori, con la loro stanchezza e con l’imbronciatura per la notte appena trascorsa a lavorare inutilmente. La risposta, accanto alla ragionevole obiezione, rivela un affidamento sincero all’autorevolezza di Gesù: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5). Il risultato della pesca umanamente improbabile è tanto grandioso che assieme alla barca di Simone è coinvolta anche quella dei soci. Una barca sola non può portare a riva tutto il pesce raccolto dalla sua rete. L’accadimento sorpassa, evidentemente, ogni previsione dei pescatori, i quali certo non avevano certo allestito una barca con una rete capace di catturare una quantità di pesce che solo due barche possono portare a riva. Il risultato finale è la sensazione dei pescatori di essere coinvolti in qualcosa di non semplicemente umano: «Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone» (Lc 5,9-10). L’esperienza vissuta da questi uomini è che Gesù può dilatare a dismisura la loro capacità proprio nell’attività della pesca, specifica della loro identità. Di fronte alla comprensione del dono, avviene la maturazione di un senso di dolorosa distanza dalla potenza di Gesù, che li ha chiamati a un’incredibile partecipazione e condivisione. Per questo Simone arriva a dire: «Signore, allontanati da me, perché sono un, peccatore», (Lc 5,8). La chiamata di Simone è, a questo punto, molto rapida. Pietro è invitato a essere coraggioso, ossia a integrare positivamente il suo sapersi anche peccatore: «Non temere d’ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10). Se Pietro ascolterà, avverrà il prodigio di una nobilitante trasformazione. Il pescatore di pesci diventa all’improvviso «pescatore di uomini». Lui e i suoi due soci possono tirare a terra le barche, lasciare tutto e seguire Gesù. La sequela dietro Gesù ha la doppia radicalità del distacco dalla vita precedente e dell’ampiezza universale della missione. Anche nel racconto che riguarda Isaia, fatto in prima persona, la vocazione viene solo al termine di una lunga preparazione. Il primo momento è quello dell’esperienza della trascendenza e insieme della presenza del «re, il Signore degli eserciti»: il Dio di Israele è «seduto su un trono alto ed elevato», ma «i lembi del suo manto riempivano il tempio» (Is 6,1). Nell’alto dei cieli, sopra la figura del Signore seduto sul trono altissimo, stanno i sei serafini, ma la sua visione è capace di far tremare il tempio e di riempirlo di fumo. Al pari di Pietro, anche il futuro profeta di fronte alla visione di Dio si sente smascherato e perduto. Percepisce di non poter appartenere a quel mondo che adesso gli si è fatto visibile perché le sue labbra sono impure e impuro è il popolo a cui egli appartiene. Al credente che partecipa alla liturgia di oggi, sono presentate alcune idee forza. Il dono di una vocazione comporta la dilatazione in una missione. La paura di fronte alla grandezza dell’azione del Signore non deve divenire un blocco, ma essere una forza per la missione, come accadde per Isaia, Paolo e Simon Pietro. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 29 gennaio al 6 febbraio 2022

IV del T. Ordinario

30 gennaio 2022

n. XIII / 10

Letture: Geremia 1,4-5.17-19 / Salmo 70 / 1Corinzi 12,31.13,13

La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca (4,21-30)

In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 29 18.00 + Montesi Natale, Dovadola Mista e Guerra Iole
Domenica 30 10.30

18.00

+ Pelliconi Antonio, Augusta e Furini Emilia

+ Edmondo ed Ebriana

+ Farolfi Luisa, Marcello, Valeria e Dante

+ Mazzella PietroPaolo

Lunedì 31
Martedì 01 8.00 Deff. fam. Baldrati
Mercoledì 02 20.30 + Preda Maria Teresa

+ Eleogivio e deff. fam. Tani

Giovedì 03 18.00 + Antonio
Venerdì 04 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i defunti Ruffini Armanda , Dovadola Ivano e Monica
Sabato 05 18.00 + Fabbri Adamo

+ Cremon e Gherardi

Domenica 06 10.30

18.00

+ Luciano e Deremo

+ Preti Giovannino e Costa Marisa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Gennaio – Febbraio 2022

Domenica 30

IV del T. Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Lunedì 31

S. Giovanni Bosco

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai giovani
Mercoledì 02

Presentazione del Signore

Giornata della vita consacrata

Ore 20.30 (S. Paolo): S. Messa della festa con benedizione delle candele Unica S. Messa

Venerdì 04 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.30 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario

Domenica 06

V del T. Ordinario

Festa parrocchiale della Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.R.

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 5,1-20 Mc 5,21-43 Lc 2,22-40 Mc 6,7-13 Mc 6,14-29 Mc 6,30-34

Vivere il Mistero- La liturgia odierna continua e completa la proclamazione del racconto della venuta di Gesù a Nazareth. In questa seconda parte dell’episodio, «le parole di grazia che uscivano dalla sua bocca» non provocano solo una sincera testimonianza, ma anche perplessità, disagio e, in definitiva, rifiuto. L’astio arriva al punto che si progetta di eliminare fisicamente questo scomodo profeta, precipitandolo dal ciglio del monte sul quale era costruita la loro città. Gesù pero, misteriosamente si sottrae a questo disegno mortale, anticipando in qualche modo non solo la situazione della passione, ma anche quella della risurrezione. I partecipanti all’eucarestia domenicale sono introdotti nella difficile situazione creatasi nella comparsa di Gesù a Nazareth, dal racconto della vocazione di Geremia, che descrive con nettezza la vocazione e la sorte del profeta. Egli è consacrato prima di uscire alla luce, perciò è chiamato a dire tutto ciò che Dio gli ordina senza spaventarsi di fronte alle più pesanti opposizioni. La lettura presa dall’apostolo Paolo è una composizione lucidissima, di solito definita come «Inno alla carità». Essa afferma anzitutto che le situazioni di incompletezza sono la norma del nostro tempo di scarsa visibilità spirituale «adesso noi vediamo in modo confuso». Sostiene però anche che la carità – nelle sue infinite sfaccettature e nella chiarezza della sua essenza – è l’unico strumento che, attraverso «la via più sublime», rende possibile raggiungere ciò che è veramente definitivo ed escatologico. L’atteggiamento con cui i concittadini rispondono alla manifestazione di sé, che Gesù ha fatto con le parole lette dal rotolo di Isaia, è davvero ambivalente. Da una parte, la sua dichiarazione «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21) è accolta con meraviglia e con favore, come «parole di grazia». Dall’altra parte però, le dichiarazioni di Gesù provocano anche opposizione verso di lui. Cosa vuole e chi crede di essere questo nostro conterraneo, che noi conosciamo molto bene come semplice figlio di Giuseppe? E inoltre: come si permette di trascurare la nostra realtà concreta? Lui, che è dei nostri, è andato a compiere esorcismi e guarigioni a Cafarnao. Le obiezioni a Gesù da parte dei concittadini è dunque duplice: lo criticano e vorrebbero banalizzarlo ma, al contempo, si lamentano perché non lascia che si sfruttino i suoi doni nella dimensione partigiana della loro piccola cerchia di villaggio. La grandezza di Gesù, poiché non è contenibile nelle piccole dimensioni di personaggi un po’meschini, è rifiutata con imbarazzo, mentre la difesa di Gesù scatena un’ira distruttrice contro di lui. Servendosi dell’adagio ironico «Medico cura te stesso» (Lc 4,23), il terapeuta che ha operato cose notevoli a Cafarnao smaschera e svela la meschinità degli interessi campanilistici con cui i suoi concittadini lo soffocano. Raccogliendo poi, in una specie di proverbio, una ripetuta esperienza profetica – «nessun profeta è bene accetto nella sua patria» (Lc 4,24) – Gesù spiega come ovvio il fatto di essere rifiutato con violenza nel villaggio dove è cresciuto. L’identificazione con un profeta, proposta da Gesù come chiave di accesso alla sua identità, gli permette un affondo e un allargamento. Continuando a parlare in un modo molto qualificato e solenne – «In verità io vi dico… Anzi, in verità io vi dico…» (Lc 4,24-25) – l’evangelizzatore dei poveri ricorda due grandi profeti antichi, Elia ed Eliseo, che hanno operato in Israele ma senza chiudersi alle genti. Gesù, che così volentieri cita i profeti cosiddetti scrittori – come ha fatto anche in questa venuta a Nazareth utilizzando il rotolo di Isaia -, si rapporta anche ai profeti operatori di miracoli. È proprio nella loro esperienza che egli legge un elemento di conflitto con «Israele». La vedova a Sarèpta di Sidòne e Naamàn il Siro sono i due simboli plastici che l’azione profetica non ha avuto paura di aprirsi alle genti. I profeti, pur inviati a Israele, hanno allargato la propria azione. In questo modo la piccola competitività tra i villaggi, Nazareth e Cafarnao, è dilatata a simboleggiare il tema, molto più ampio, di «Israele e le genti» come destinatari dell’azione dell’evangelizzatore, sostenuto dallo Spirito del Signore. Si può parlare altrettanto bene di universalità del messaggio e di «inclusivismo» nei rapporti: questa è la sfida ultima che Gesù lancia ai compaesani, ma non meno ai suoi, radunati a celebrare con lui l’Eucaristia domenicale. (don Ermenegildo Manicardi)