Programma dal 22 al 30 gennaio 2022

III del T. Ordinario

23 gennaio 2022

n. XIII / 09

Letture: Neemia 8,2-4a.5-6.8 / Salmo 18 / 1Corinzi 12,12-30

Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

Dal Vangelo secondo Luca (1,1-4.4,14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me;

per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista;

a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 22 18.00 + Castelli Adriano

+ Oliana e Sabato

Domenica 23 18.00 + Dovadola Silverio
Lunedì 24 18.00 + Dovadola Monica (1° anniv.)

+ Piccolo Biagio e Francesco, Librandi Antonietta e Caterina

Martedì 25 10.30

18.00

+ Padovani Angelo e Elena, Montanari Paolo e Nina

+ Fernando ed Evarista

Per i parenti vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e Ruffini

Mercoledì 26
Giovedì 27 18.00 + Dovadola Ivano, Monica e Ruffini Armanda
Venerdì 28
Sabato 29 18.00 + Montesi Natale, Dovadola Mista e Guerra Iole
Domenica 30 18.00 + Farolfi Luisa, Marcello, Valeria e Dante

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Gennaio 2022

Domenica 23

III del T. Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Martedì 25

Conversione di

S. Paolo Ap.

Festa del Patrono

Termina la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Ss. Messe alle ore 10.30 – 18.00 e 20.00

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti

Mercoledì 26 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio parrocchiale di A.C.
Venerdì 28 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario
Domenica 30

IV del T. Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 3,22-30 Mc 16,15-18 Lc 10,1,9 Mc 4,21-25 Mc 4,26-34 Mc 4,35-41

Vivere il Mistero- Comincia oggi la lettura del Vangelo secondo Luca, partendo dal prologo storiografico in cui l’Evangelista enuncia il progetto che guida la sua duplice opera: Vangelo e Atti degli Apostoli, entrambi dedicati a Teòfilo. È presentata anche la prima parte di uno dei più importanti racconti lucani: la comparsa di Gesù nella sinagoga di Nazareth, sua patria. Questo brano, dopo la lettura di uno splendido testo del profeta Isaia, culmina nelle parole: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Nell’Eucaristia di questa domenica siamo introdotti al dinamismo «nazaretano» – si legge un testo antico per ascoltare col cuore la Parola di Dio – dal racconto della lettura della legge organizzata da Neemìa al ritorno dell’esilio. Ascoltando la lettura dell’Apostolo ai Corinzi e collegandola con il Vangelo odierno, il cristiano scopre che anche lui – come Gesù – ha ricevuto, in un suo modo proprio, il dono dello Spirito Santo. Nel battesimo, infatti, «tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito». Il brano evangelico inizia con il cosiddetto prologo storiografico in cui, oltre a esporre i criteri seguiti nella composizione, l’autore dedica il suo lavoro a un «illustre Teòfilo». Il nome di questo destinatario del Vangelo secondo Luca (e degli Atti) ha un valore profondamente simbolico: «Teòfilo» è un nome che significa «l’amico di Dio». Cominciare a leggere un’altra volta l’opera di Luca significa prendere sul serio questo progetto e accettare di entrare in esso. All’ inizio del Tempo Ordinario dell’Anno liturgico forse ciascuno di noi dovrebbe avere il sano coraggio di proporsi il progetto corrispondente all’intenzione di Luca. Celebrando le Eucaristie domenicali, preparandoci a riascoltare il Vangelo secondo Luca potremmo riprometterci di ascoltare per diventare maggiormente gli amici di Dio, i Teòfili, del e nel mondo di oggi. Il punto finale di arrivo che Luca si propone è quello di condurre i suoi ascoltatori a diventare coscienti della «solidità degli insegnamenti» in cui un cristiano è stato educato. Dunque siamo invitati a un percorso che riprende in mano la formazione finora ricevuta per arrivare a una maggiore solidità legando di più il cuore e passando, con uno sforzo della personale intelligenza, a una comprensione più profonda del disegno divino, che la Parola di Dio attraverso lo scritto lucano ci rivela. Il Prologo storiografico lucano è un passo speciale in tutte le Scritture, in quanto di fatto è un’esaltazione della parola scritta dagli autori ispirati, che hanno ricevuto il carisma di trasmettere a noi la Parola di Dio a condizione che l’accogliamo nel cuore e lavoriamo per essa. Dobbiamo essere grati, insieme con Luca, a «coloro che furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola». A Nazareth, il villaggio dove è cresciuto, Gesù entra come suo solito, di sabato, nella sinagoga. Anche se ormai da un po’ di tempo è lontano e ha cominciato un’attività di annuncio e di guarigioni che lo sta rendendo famoso, si alza a leggere. Dal rotolo dei profeti egli sceglie un testo preciso: si tratta del passo in cui Isaia presenta il personaggio che porterà il lieto annuncio, un consacrato dalla presenza dello Spirito del Signore. I destinatari principali della presenza e dell’attività di questo consacrato sono i poveri. Non ci sono, però, esclusioni perché la sua venuta è anche l’annuncio di un tempo particolare, «Un anno di grazia del Signore», che è chiaramente per tutti. Il messaggio centrale di Gesù è che adesso questa antica parola profetica si è realizzata nella sua persona ed è diventata finalmente viva: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,27). Questa dichiarazione di Gesù è decisiva per il cristiano che partecipa all’Eucaristia. Egli riconosce in essa la dimensione trinitaria in cui Gesù muove e si presenta: consacrato da Dio, arricchito dallo Spirito, lui stesso – il Figlio del Padre – diventa la mediazione gioiosa che trasforma il tempo in «anno di grazia». Al tempo stesso sperimenta che è proprio questo stesso dinamismo trinitario che segna la celebrazione dell’Eucaristia, in cui siamo accompagnati dalla Parola di grazia di Gesù a presentarci al Padre per chiedere a lui il dono delio Spirito. È proprio in questo dinamismo trinitario, vissuto dalla comunità celebrante, che la Parola di Dio, custodita dai Profeti e nel Vangelo, ritorna viva e il pane e il vino, che presentiamo ricordando il comando di Gesù «fate questo in memoria di me», diventano il corpo e il sangue del Signore crocifisso e risorto. La discesa dello Spirito, dopo aver trasformato le offerte che Gesù ci ha incaricato di presentare, raggiungerà allora il corpo di Cristo che è la Chiesa: «a noi, che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo, in Cristo, un solo corpo e un solo spirito» (Preghiera eucaristica III). (don Ermenegildo Manicardi)

IL NOSTRO PATRONO: LA CONVERSIONE di SAN PAOLO

di don Pietro Marchetti, parroco

Editoriale dal Nostro S.Paolo di gennaio 2022

Tutti noi alla domanda: chi è il Santo Patrono di Massa Lombarda ? Abbiamo risposto che è San Paolo. In realtà se ci pensiamo bene la risposta non è esatta, perchè il patrono di Massa Lombarda è la “Conversione” di San Paolo: vale a dire non è semplicemente una persona, San Paolo, ma un avvenimento fondamentale della vita di San Paolo: l’incontro con Cristo e le sue conseguenze. Pensare a questo mi dà maggiormente la comprensione che la festa del nostro Patrono ha una sua essenziale dinamicità: non è una statua o un quadro, ma è qualcosa che è in movimento, in divenire, frutto dell’incontro con Cristo. Celebrare la festa del nostro Patrono quindi ci chiede di verificare se lo stiamo davvero onorando, se anche noi cioè siamo in un cammino di “conversione, personale e comunitario”, frutto del nostro incontro con Signore. Conversione, che esperienza difficile!
Provate di convincere una persona adulta o un giovane a cambiare idea o atteggiamento rispetto a una sua convinzione granitica o rispetto a un comportamento consolidato nel tempo. Ci siete riusciti ? Non è facile per nulla. Se poi provate a fare tutto questo con voi stessi scoprirete quanto sia difficile mettere in discussione le proprie certezze, le proprie convinzioni, le proprie abitudini, i propri giudizi o pregiudizi soprattutto sulle altre persone.

Convertirsi vuol dire, stando davanti a Cristo, “cambiare” rimettere in discussione, addirittura rinnegare certe nostre idee del passato o del presente per abbracciarne delle altre. Questo è successo a Paolo di Tarso quando, caduto da cavallo, si è trovato a fare i conti della sua vita passata con Colui che si era ostinatamente dedicato a perseguitare: Gesù Cristo, convinto com’era, che quella era la cosa più nobile che potesse fare nella sua vita. Come può essere possibile un cambiamento così evidente?

Come è possibile che un persecutore della Chiesa e dei cristiani sia potuto diventare un grande Apostolo di Cristo ?

In ciò che gli è accaduto tocchiamo con mano quello che SOLO la GRAZIA divina poteva realizzare: una simile conversione che non ha mai abbandonato l’Apostolo Paolo: le sue lettere testimoniano questa riconoscimento e riconoscenza di quello che la CARITA’ DIVINA è riuscita a compiere trasformando il cuore e la vita di Paolo.

Festeggiare il nostro Patrono significa riconoscere nelle persone e nella nostra comunità di Massa e di Fruges quei frutti, quella luce di quanto il Signore compie nel nostro perpetuo cammino di conversione che avviene sotto lo sguardo di San Paolo e quello Materno della Beata Vergine Regina della Consolazione e dell’Oppio. Paolo ci sprona a non sederci, a non fermarci, a non lasciarci congelare dall’egoismo, ma a rimanere una comunità unita e dinamica.

E se Gesù dovesse vedere che noi anziché testimoniarlo, lo ostacoliamo, allora Gli chiediamo di….farci cadere da cavallo. Auguri alle nostre comunità in festa perché fioriscano tante testimonianze di conversione. A San Paolo chiediamo che protegga la nostra città da questa pandemia e scateni una Pandemia d’amore Divino, che ci guarisca il cuore.

Programma dal 15 al 23 gennaio 2022

II del T. Ordinario

16 gennaio 2022

n. XIII / 08

Letture: Isaia 62,1-5 / Salmo 95 / 1Corinzi 12,4-11

Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,1-11)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.

Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 15
Domenica 16 10.30 + Leta Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

+ Rossella, Italo ed Elena

+ Galanti Pia, Lanzoni Ugo e Lino

Lunedì 17 10.30 + Resta Albertina e Gagliardi Bruno
Martedì 18 8.00 + Benini Cesare
Mercoledì 19
Giovedì 20
Venerdì 21
Sabato 22 18.00 + Castelli Adriano
Domenica 23

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito Internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Gennaio 2022

Domenica 16

II del T. Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Lunedì 17

S. Antonio Ab.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Mercoledì 19 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo
Venerdì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario
Domenica 23

III del T. Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 2,18-22 Mc 2,23-28 Mc 3,1-6 Mc 3,7-12 Mc 3,13-19 Mc 3,20-21

Vivere il Mistero- Il tema fondamentale del Vangelo odierno è quello delle nozze: non è un caso che il racconto cominci costatando: «Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea» (Gv 2,7). La prospettiva della nuzialità, che attraverso tutte le sacre Scritture vede il rapporto tra Dio e il suo popolo come una relazione sponsale, ha qui uno dei punti più alti. A Cana avviene «un segno» che ha a che fare con le nozze di Dio con la sua comunità. Certamente le feste di matrimonio rappresentano un punto eccellente per la gioia dell’uomo. Anche la festa di Cana vuole esprimere e diffondere letizia. Nel caso concreto però, la gioia è esposta al rischio della fragilità: la scarsità del vino o, addirittura, la sua mancanza stanno appannando e intristendo il banchetto. Spinto dalla Madre, Gesù interviene e mantiene la festa di nozze nella gioia. Il suo intervento manifesta qualcosa della sua gloria, che i discepoli cominciano a intravedere. È la stessa gloria di amore e comunione che un giorno apparirà compiutamente nel mistero dell’innalzamento del Figlio dell’uomo, morto e risorto. All’uscita di Giuda dal cenacolo, la sera della cattura Gesù, infatti, esclama: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito» (Gv 13,31-32). Il riflesso della gloria nel segno dell’attenzione di Gesù per i due sposi porta, per la prima volta, i discepoli a credere in lui. Essi non rimangono insensibili al soccorso che è offerto all’uomo sfidato dalla fragilità. L’acqua che Gesù trasforma in un vino squisito non è semplicemente dell’acqua, ma come racconta l’Evangelista: «Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri». La realtà trasformata in vino è dunque un semplice elemento materiale: si tratta di un oggetto necessario ai preliminari del pranzo e che esprime la speranza dei Giudei di vincere il peccato insinuatosi subdolamente anche nei loro corpi. Il segno compiuto da Gesù non è soltanto il miracoloso passaggio dall’acqua al vino, al di là delle leggi della natura. C’è di più. Gesù trasforma la speranza di purificazione, che fino a quel momento quell’acqua esprimeva, in un vino che scorre squisito e abbondante: secondo i numeri suggeriti dal testo si va da un minino di 500 litri a un massimo di 680. Colui che dirige il banchetto ritiene l’offerta di un vino così squisito, a quel punto della festa, un eccesso di generosità dello sposo. In realtà colui che ascolta il Vangelo è sollecitato a capire che – proprio per questo dono che salva la festa di nozze – Gesù è, in un senso molto profondo, lo Sposo che sta dietro a tante realtà umane volonterose, ma irrimediabilmente deboli. Chi oggi partecipa all’Eucaristia è chiamato a superare la miopia di colui che dirige il banchetto senza rendersi conto da dove viene il vino decisivo. Il fedele deve stare dalla parte-forza di coloro che hanno preso l’acqua facendo esperienza di Gesù come di colui che sta dietro le cose belle, soccorre i pericoli di tante fragilità e sostiene la gioia e il senso che noi vogliamo dare alla vita. In fondo è Gesù lo Sposo di questa festa, perché è lui che fa esistere la gioia di queste nozze. L’effetto ultimo di questo segno è la fede dei discepoli. È Gesù, in azione per soccorrere gli uomini, che suscita l’entusiasmo e la più profonda comprensione di chi ha cominciato a seguirlo. La figura della Madre di Gesù ha un ruolo di primissimo piano. All’inizio del racconto, mentre Gesù è ancora piuttosto nell’ombra, anche se ha già dei discepoli che lo seguono, Maria appare come la prima invitata. Il narratore la presenta già nelle prime parole. La “donna”, come la chiama Gesù, mostra solo grande acutezza, sensibilità, simpatia, ma crede di poter disporre di Gesù. In realtà, si trova di fronte a una reazione dura, che, però, non la fa indietreggiare. Alla Madre che gli chiede di intervenire, Gesù evoca un’ora, non ancora giunta e si confronta con essa. Il racconto riceve così una rilevante determinazione di lettura. Nell’«ora», infatti, proprio la Madre verrà a trovarsi ai piedi della croce. Là riceverà l’affidamento del discepolo amato, cui è a sua volta affidata (Gv 19,26-27). Nel sangue e nell’acqua, che la Madre di Gesù vedrà uscire dal costato del figlio morto, apparirà l’acqua del battesimo e il sangue dell’Eucaristia, che purificano l’uomo come l’acqua delle anfore non avrebbe mai potuto fare. Dall’acqua della purificazione dei Giudei, trasformata nel vino squisito che salva le nozze, Gesù fa correre lo sguardo del credente verso l’acqua e il sangue che compie la purificazione dai peccati. Forse al termine dell’ascolto del racconto del primo segno di Cana, è opportuno rileggere un passo della Prima Lettera di san Giovanni: «Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato» (1 Gv 1,7). Gesù appare in qualche modo come lo Sposo che dà il vino migliore, ossia colui che permette alle nozze, preannunciate e impostate da altri, di esistere nella letizia. Forse è proprio questo il dono che il discepolo di Gesù riceve ora dalla sua partecipazione alla liturgia eucaristica e al vino, in essa donato da Gesù. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 8 al 16 gennaio 2022

Letture: Isaia 40,1-5.9-11 / Salmo 103 / Tito 2,11-14;3,4-7

Benedici il Signore, anima mia.

Dal Vangelo secondo Luca (3,15-16.21-22)

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».

Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 08
Domenica 09 10.30

18.00

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Balestri Franco, Enzo, Edgardo Dalle Vacche, Martini Elisa

+ Alpi Elena e Marchetti Graziano

Lunedì 10 18.00 + Claudio
Martedì 11
Mercoledì 12
Giovedì 13
Venerdì 14
Sabato 15
Domenica 16 10.30 + Leta Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

+ Rossella, Italo ed Elena

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Gennaio 2022

Domenica 09

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Mercoledì 12 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo
Giovedì 13 Ore 21.00 (S.M. in Fabriago) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni
Venerdì 14 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario
Domenica 16

II del T. Ordinario

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 1,14-20 Mc 1,21b-28 Mc 1,29-39 Mc 1,40-45 Mc 2,1-12 Mc 2,13-17

Vivere il Mistero- Oggi celebriamo la festa del Battesimo di Gesù al Giordano. Questo evento cristologico suscita alcune domande. In primis: qual è il suo significato? Cosa ha voluto dirci Gesù con questo segno? Aveva forse bisogno di essere purificato, lui che sarà riconosciuto dal Battista come l’Agnello di Dio? Il fatto che Gesù abbia voluto farsi battezzare attesta anzitutto la sua solidarietà con l’umanità peccatrice. Vogliamo allora inoltrarci nell’ascolto della Parola di Dio, portando la nostra attenzione sulla solidarietà del Figlio di Dio, solidarietà della quale il Padre si compiace. La solidarietà nasce dall’attenzione al prossimo. Abbiamo detto «attenzione» e non a caso, perché l’esperienza ci insegna che il prossimo certamente lo vediamo ma non sempre siamo attenti a lui, non sempre riusciamo cioè a coglierne l’appello. Siamo indifferenti, distratti, sospettosi e chiusi in noi stessi. Bisogna allora superare una logica di vita egoistica e privatistica. Dobbiamo superare la paura degli altri, solo così potremmo scrutare i lineamenti nitidi e personali del volto del nostro prossimo. Ma fino a dove si è spinta la solidarietà di Gesù? Gesù arriverà a dei livelli inimmaginabili in quanto la sua solidarietà lo spingerà a far proprio il nostro peccato. Scrive Paolo: «Cristo morì per gli empi al tempo opportuno. Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per una persona dabbene. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi». (Rm 5,7-8). Cristo è così solidale da dare la sua vita anche a chi non la merita (il peccatore). Al peccatore noi siamo portati a dire: «Convertiti, perché solo così potrai meritare il mio amore». Gesù invece prima dice: «Ti amo», e. poi chiama a conversione. Il primato è l’amore libero e gratuito, fedele e totale. Con il battesimo, Gesù obbedisce al progetto solidale di Dio nei confronti dell’umanità. La sua solidarietà attesta così che solo ciò che è assunto è salvato. Difatti, Gesù non ci ha salvato con bei discorsi (sebbene abbiamo pagine evangeliche straordinarie), ma mettendosi al nostro fianco; non ci ha liberato indicandoci dei bei percorsi (anche se nei Vangeli ne troviamo di straordinari e personalizzati), ma facendo con noi quel cammino che ci ha portati a ritrovare noi stessi e Dio. La solidarietà di Gesù, come abbiamo sopra ricordato, ha le sue radici nell’obbedienza al progetto del Padre. Gesù è il Figlio amato e obbediente. Questa sua obbedienza l’aveva già ricordata a Maria e Giuseppe nel ritrovamento al Tempio. Ora diventerà sempre più manifesta nel ministero che inizierà dopo il battesimo. Luca però, se facciamo attenzione al testo evangelico, non porta l’attenzione sul fatto del battesimo, ma sul fatto che Gesù fosse in preghiera. Per lui è importante che Gesù stia pregando. Infatti la preghiera prelude al dono dello Spirito Santo e lo Spirito porta alla piena rivelazione. Non a caso, i cieli si aprono e, dopo la discesa dello Spirito su Gesù, si ode la voce del cielo. Cosa rivela di Gesù questa voce? Tre cose: Gesù è il Servo di JHWH (cf. Is 42,1), l’amato (cf. Sal 2) e l’inviato (Is 42.1-7). Lo Spirito scendendo su Gesù lo svela, non lo trasforma. In altre parole, lo Spirito non opera nessun cambiamento su di lui, ma lo manifesta. Sull’apertura dei cieli scrive Bruno Maggioni: «Nell’aprirsi dei cieli Gesù non vede il mondo celeste, bensì se stesso. I cieli non si aprono per “vedere”, ma per, permettere al dono dello Spirito di discendere…Lo stretto legame, che unisce il fatto del battesimo e la visione che ne manifesta il senso, suggerisce che per capire chi è Gesù e il significato di ciò che fa occorre una rivelazione dall’alto». La festa odierna è un invito a riscoprire il nostro battesimo. Cos’è accaduto il giorno in cui l’acqua benedetta è scesa sul nostro capo? – Una, nuova identità. Nel battesimo abbiamo ricevuto in dono una nuova identità, siamo stati fatti cristiani, ponendo Cristo a fondamento della nostra vita, delle nostre scelte personali e familiari. Certo, questo ha comportato e comporta la pacifica battaglia della fede contro la logica mondana che ancora vive in noi. Basilio Magno diceva infatti che la vita cristiana è una lotta spirituale. Cristiani non si nasce ma si diventa e non senza il nostro impegno personale. Una nuova nascita. Gesù l’aveva detto a Nicodemo: bisogna rinascere dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito. Questa rinascita ci fa figli di Dio, coeredi di Cristo, fratelli universali. Paolo sovente parlerà del credente come di una nuova creatura e Agostino, rivolgendosi ai nuovi battezzati dirà «Rivolgo la mia parola a voi, bambini appena nati, fanciulli in Cristo, nuova prole della Chiesa, grazia del Padre, fecondità della Madre. … Rivestitevi nella vita di colui che avete rivestiti per mezzo del sacramento». L’esistenza filiale. Se guardiamo a Gesù scopriamo che l’esistenza filiale è un sì senza riserve al Padre. Si che giunge ad accettare persino la morte e trasformare la morte in dono. Essere figli significa ascoltare ogni giorno una parola: «Tu sei mio figlio». Questa parola ci plasma interiormente fino a porre sulle nostre labbra la gioiosa risposta della fede: «Tu sei mio Padre». (P. Sandro Carotta)

Programma dal 1 al 9 gennaio 2022

Letture: Siracide 24,1-2.8-12 / Salmo 147 / Efesini 1,3-6.15-18

Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 01 18.00 + Lullo Onofrio e Carolina

Secondo le intenzioni di una persona

+ Orioli Franco

Domenica 02 10.30

18.00

+ Rosa

+ Preda Maria Teresa

+ Michele Accarino e Barbato Rita

Lunedì 03
Martedì 04 8.00 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano e Monica
Mercoledì 05 18.00 + Liviano e Pia (vivente)
Giovedì 06 10.30

18.00

+ Giovanni, Isolina, Giacomo, Elde e don Orfeo

Maisto Antonio e Filomena

Venerdì 07
Sabato 08
Domenica 09 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Gennaio 2022

Domenica 02

II dopo Natale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Martedì 04 Ore 20.45 (canonica) : Incontro dei moderatori per il Sinodo
Mercoledi 05 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del coro S. Paolo
Giovedì 06

Epifania del Signore

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne con benedizione alle famiglie
Venerdì 07 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.30-12.00 (S. Paolo) : Esposizione del SS.mo Sacramento

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario

Domenica 09

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 1,29-34 Gv 1,35-42 Gv 1,43-51 Mt 2,1-12 Mt 4,12-17. 23-25 Mc 6,34-44

Vivere il Mistero- La Chiesa prosegue, in questa seconda domenica di Natale, la sua riflessione sul mistero dell’Incarnazione. Domina, nella liturgia della Parola, il solenne Prologo giovanneo. Quando Giovanni ci parla del Verbo di Dio intende parlarci della suprema manifestazione di Dio. Dire «Verbo» equivale a dire l’origine di tutto, la ragione di tutto, quel principio unificante ove cogliamo il senso dell’uomo, della terra, del cosmo. Il Verbo, storicizzato in Gesù di Nazareth, diviene così il luogo ove gli uomini possono capire e capirsi, accogliersi senza paure, senza diffidenze e senza sospetti. Nel Verbo c’è la pienezza della vita e questa vita è luce (cf. Gv 7,4). La luce poi splende nella tenebra (cf. Gv 1,5); sì, la tenebra ancora pesa sul cuore dell’uomo ma oramai, in Cristo, è stata attraversata dalla luce divina. E con la luce, il nostro mondo non è più un teatro dell’assurdo ma un cantiere dove si edifica la nuova umanità. Vero quello che scrisse il grande martire Ignazio di Antiochia «La sua luce fu oltre ogni parola e la sua novità destò stupore». La novitas del Natale, di un dono così inatteso, così libero e gratuito, che abbraccia il mondo e ognuno, non può che stupirci. È sulla nota del ringraziamento che vogliamo allora vivere questa domenica. Quando Giovanni ci parla del Verbo in rapporto a Dio fa due affermazioni importantissime e che si completano. In Gv 1,1 leggiamo: «Il Verbo era presso Dio». Ciò significa che il Verbo non vive in modo statico la sua relazione con Dio ma in modo dinamico. Di più, il Verbo e il Padre hanno un rapporto di reciprocità, sono l’uno davanti all’altro senza giustapposizioni e in una feconda tensione. La seconda affermazione è alla fine del Prologo: «Il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). Qui viene ulteriormente esplicitato il rapporto. Il Verbo vive nell’intimità del Padre (seno) e vive in una tensione di amore. Questa «tensione» come l’abbiamo definita, è lo Spirito Santo. Ma l’immagine del seno ha anche una coloritura materna, che Is 49,15 attribuisce a Dio stesso. Dio è un padre con un cuore di madre. Abbiamo un’immagine profondamente delicata, umana che con audacia viene trasferita a livello trinitario. La straordinarietà di questa rivelazione è data dalla finale del v. 18, dove l’Evangelista dichiara che il Figlio unigenito è venuto a rivelarci Dio. In una parola: il rapporto Padre-Figlio è aperto a tutti gli uomini. L’Incarnazione attesta la volontà di Dio che l’uomo sia presso di lui nell’amore. Ecco un tratto fondamentale del Natale. Abbiamo detto che l’uomo è chiamato a entrare nella circolarità dell’amore trinitario. Aggiungiamo ora che è chiamato a entrarvi in quanto figlio. «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». Vi sono tuttavia delle condizioni. La prima, e quella fondamentale, ed è la fede in Gesù. Giovanni afferma, infatti, che bisogna credere nel suo nome. È l’adesione a Gesù che ci fa nascere come figli. Il quarto Vangelo illustra questo itinerario. A Nicodemo Gesù dirà che è necessario rinascere dall’acqua e dallo Spirito (cf. Gv 3,1-15), alla donna samaritana che il Padre cerca adoratori in spirito e verità (cf. Gv 4,23). Nel Prologo Gesù è chiamato anzitutto Logos, che possiamo tradurre con Verbo, Parola. Questo titolo risente della cultura greca e giudaica. Per la prima. il logos indica il pensiero che si esprime attraverso il linguaggio, mentre per la seconda il logos diviene sinonimo di Dio stesso. Giovanni afferma che il Logos è Dio, la rivelazione di Dio; una rivelazione che si attua in Cristo Gesù, immagine visibile di Dio. Questa rivelazione porta alla conoscenza del vero Dio (cf. Gv 17,3) ed ha un effetto creativo e redentivo. Logos deriva dal verbo legein che significa «raccogliere»: il Logos è colui che raccoglie. Forse non è un caso che il quarto Vangelo parli di Gesù come buon pastore (cf. Gv 10). Per Giovanni, Gesù è il Logos pastore che è venuto a radunare l’umanità in Dio. Il Natale è perciò illuminato dalla luce della Pasqua: l’incarnazione attesta la venuta di Dio tra gli uomini. La finalità di questa venuta è che gli uomini giungano a Dio. E come giungere a Dio se non attraverso il Cristo, via nuova e vivente (cf. Eb 10,20)? Ecco perché l’adagio patristico, da sant’Atanasio in poi, afferma che l’uomo è un animale la cui vocazione è diventare Dio. Anche la fede della Chiesa si esprime in questo modo. Leggiamo nel terzo prefazio del Natale: «Oggi risplende lo scambio della nostra redenzione perché, mentre la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’umanità mortale è innalzata a dignità perenne e noi in una mirabile commistione siamo resi eterni» (trad. dal Iatino). (P. Sandro Carotta)

Programma dal 25 dicembre 2021 al 2 gennaio 2022

Letture: 1Samuele 1,20-22.24-28 / Salmo 83 / 1Giovanni 3,1-2.21-24

Beato chi abita nella tua casa, Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52)

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 25 18.00 Vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini e parenti
Domenica 26 8.30

10.30

Per quattro persone viventi

+ Stefano e Maria Baldini

+ Stefano Gattucci

Per una famiglia che si affida alle nostre preghiere

Lunedì 27 18.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Martedì 28
Mercoledì 29 18.00 + Montesi Natale
Giovedì 30 18.00 + Calandrino Angela (Trigesima)
Venerdì 31
Sabato 01 10.30

18.00

  • + Orioli Franco
  • + Lullo Onofrio e Carolina
  • Secondo le intenzioni di una persona
  • + Orioli Franco
Domenica 02 10.30 + Rosa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Anno : C

Dicembre – Gennaio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26

Santa Famiglia

Ss. Messe alle ore 8.30, 10.30 e 18.00
Lunedì 27

S. Giovanni ap. ed evangelista

S. Messa ad orario feriale
Martedì 28

Ss. Innocenti martiri

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 30 Ore 20.30 (S. Paolo) : Concerto Musica per Maria : “Mea Domina” promosso dall’associazione “don Orfeo Giacomelli”
Venerdì 31 Ss. Messe alle ore 8.00 e 18.00 (festiva)
Sabato 01

Maria Ss.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

Nota: La S. Messa delle 18.00 è della solennità odierna e non soddisfa il precetto festivo della domenica.

Domenica 02

II dopo Natale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 20,2-8 Mt 2,13-18 Lc 2,22-35 Lc 2,36-40 Gv 1,1-18 Lc 2,16-21

Vivere il Mistero- I figli – scrive X. Lacroix – hanno bisogno di una cosa sola: «crescere nel cerchio dell’amore di un uomo e di una donna». Di questo legame ha avuto bisogno anche Cristo Gesù. Il Figlio di Dio non ha chiesto solo un grembo per farsi carne, ma anche una famiglia per crescere, venire educato alla fede, e prepararsi alla vita. Certo, Maria e Giuseppe hanno offerto questo spazio, ma a loro volta hanno imparato a crescere nel ruolo di genitori. È quanto ci fa intuire il brano evangelico di questa domenica. Certo Maria e Giuseppe, come tanti genitori di ieri e di oggi, hanno cercato sempre di offrire il meglio di se stessi al proprio figlio; hanno forse lavorato anche a una immagine ideale di quel bambino che vedevano crescere. Un’immagine però lontana dalla realtà. E cosa accade quando si lavora troppo sull’ideale? Che prima o poi il figlio, che apprende e comprende, fa qualcosa di più: sorprende. Così facendo, si sottrae giustamente dall’immagine idealizzata dei genitori per assumere, nella consapevolezza della propria singolarità, il suo posto, quel posto che lo rende unico e irrepetibile. Ecco perché quando Maria ritrova Gesù nel Tempio, e lo rimprovera per il suo comportamento, egli replica: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49). Qui Gesù manifesta una grande maturità: assume responsabilmente la sua autonomia dalla propria famiglia. La risposta di Gesù è bellissima e non ha nessun accento di impertinenza. Cerchiamo di capirla. Anzitutto Gesù parla del Padre suo, Interessante, per un duplice motivo: il primo è che queste sono le prime parole di Gesù riportate da Luca. La prima parola, se così possiamo dire, è il Padre. Se poi scorriamo il Vangelo, andando al cap. 23, troviamo che l’ultima parola di Gesù, prima di morire, è ancora il dolce appellativo di Padre (cf. Lc 23,34). Per Gesù, Dio è il Padre. Il Padre l’ha orientato in tutta la sua parabola esistenziale come origine e fine, come senso dei suoi giorni e delle sue opere. Il secondo motivo è dato dal fatto che Gesù, con questa risposta, vuole portare l’attenzione dei suoi genitori sulla fonte donde scaturisce ogni paternità (e maternità) in cielo e sulla terra. Questa fonte è Dio. Ma perché Gesù fa questo? Cosa vuol far loro capire? Un figlio non appartiene al padre e alla madre; ogni padre e madre non fanno il loro figlio. Possono solo riceverlo. Il padre lo riceve dalla moglie, dai misteriosi prolungamenti della sua unione con lei; la madre lo riceve da quella vita di cui non è l’origine e che, tuttavia, passa attraverso di lei. In questa luce i genitori arrivano a capire e sperimentare che la vita trasmessa ai figli viene da più lontano, da una sorgente più originaria rispetto a loro. «Voi– scriveva Kahlil Gibran – siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccati lontano». Da chi? Dall’Arciere divino che «vede il bersaglio, sul sentiero infinito, e con la forza vi tende, affinché le frecce vadano rapide e lontane». Il brano del ritrovamento al Tempio ci offre un’immagine della Santa Famiglia reale, attraversata da preoccupazioni e angosce. Una famiglia simile alle nostre famiglie, ma con una forza particolare, quella delta fede. Quella fede, ed è per noi una consegna, che feconda la fatica del reciproco e perseverante accogliersi; che si apre a quel Dio e Padre che ha cura di noi e che illumina persino la notte del dolore. E questo fino al termine della nostra giornata, sulla soglia della quale P. Claudel notava: «Ho seminato frumento e l’ho mietuto e del pane che ho fatto i miei figli si sono comunicati. Ora ho finito…Vivo aspettando di attraversare il varco della morte e una gioia inesplicabile è in me». «Una gioia inesplicabile», e, aggiungerei, «paradossale» perché donare la vita è possibile solo morendo continuamente a ciò che crediamo di possedere: la nostra stessa vita. Sì, essere padre, madre, figlio, figlia è condividere una singolare solidarietà in quei necessari passaggi dalla morte alla vita che costruiscono la trama del nostro esodo in Dio. In conclusione, vogliamo soffermarci brevemente sul quinto comandamento del Decalogo che inizialmente prevede di onorare il padre e la madre e poi, in finale, fa un’aggiunta curiosa: «Affinché si prolunghino i tuoi giorni sulla terra» (Es 20,12), Il comandamento non obbliga in primis all’affetto verso i genitori ma al kabod, all’onore, al riconoscimento del loro essere padri e madri. Il Talmud poi suggerirà tutta una serie di atteggiamenti concreti quali: non occupare la loro sedia, non contraddirli pubblicamente, accudirli nella vecchiaia… e via di seguito. Onorare i genitori significa guardarli una seconda volta, avere nei loro confronti un secondo sguardo. Se il primo sguardo sulla realtà è quello del possesso, il secondo è quello del rispetto, in quanto la realtà che mi circonda non può essere solo ridotta al mio egoismo. Cosi verso i genitori: inizialmente sono visti come «oggetti» da desiderare o disprezzare poi però, con la maturità, devono essere visti per ciò che realmente sono con i loro pregi e con i loro difetti. Per cui si impara a essere, nonostante tutto, riconoscenti, in quanto si percepisce di essere stati introdotti nella vita gratuitamente. È evidente che un simile atteggiamento qualifichi la nostra vita. La promessa, a cui questo comandamento si riferisce, non è tanto legata a una vita biologicamente lunga, ma a una vita intensamente vissuta. Gesù, con Maria e Giuseppe a Nazareth, cresce in sapienza, età e grazia, impara il silenzio e la fatica del lavoro. (P. Sandro Carotta)

Medjugorje, messaggio annuale a Jakov del 25 dicembre 2021

“Cari figli,

voi siete e vi chiamate figli di Dio.

Se i vostri cuori potessero soltanto sentire

quell’amore immenso che Dio ha per voi,

i vostri cuori Lo adorerebbero

e Lo ringrazierebbero

in ogni momento della vostra vita.

Perciò, figlioli, oggi, in questo giorno di grazia,

aprite i vostri cuori

e pregate il Signore per il dono della fede

per poter diventare veramente degni

del nome di figli di Dio,

i quali con cuore puro

ringraziano e venerano il proprio Padre celeste.

Io sono con voi e vi benedico

con la mia benedizione materna.”

Medjugorje, 25 Dicembre 2021

”Cari figli!

Oggi vi porto mio Figlio Gesù

affinché vi doni la Sua pace.

Figlioli,

senza la pace non avete né futuro,

né benedizione,

perciò ritornate alla preghiera

perché il frutto della preghiera

è gioia e fede,

senza la quale non potete vivere.

La benedizione odierna che vi diamo,

portatela alle vostre famiglie

ed arricchite tutti coloro che incontrate

affinché sentano la grazia

che voi ricevete.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”