Programma dal 21 al 29 agosto 2021

Letture: Giosuè 21,1-2a.15-17.18b / Salmo 33 / Efesini 5,21-32

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,60-69)

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».

Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.30 + Antonio

+ Marcantuono Vincenzo, Cappetta Antonietta, Passarella Gerarda e Filippo, cg, Giuseppina e Giuseppe Iannece

+ Valli Maria

Domenica 22 10.30 + Castelli Adriano

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Lunedì 23
Martedì 24 8.00 + Dovadola Monica
Mercoledì 25
Giovedì 26 18.30 + Campobasso Michelangelo (3° anniv.)
Venerdì 27 8.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Sabato 28
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

+ Veliano ed Emilia Chiarini

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Agosto 2021

Domenica 22

XXI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Martedì 24

S. Bartolomeo Ap.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 27 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 28

S. Agostino

Unica S. Messa prefestiva
Domenica 29

XXII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

La festa della Ripresa

(ovvero un invito alla partecipazione)

Inizia la preparazione alla festa :

Sabato 28 agosto, all’oratorio, a partire dalle ore 8.30

e nel pomeriggio dalle ore 15 in poi si inizia con il montaggio di ristorante e cucina

Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 23,13-22 Gv 1,45-51 Mt 23,27-32 Mt 24,42-51,1 Mt 25,1-13 Mt 25,14-30

Vivere il Mistero- Cerchiamo di capire, a partire dal Vangelo odierno, le ragioni della così detta «crisi Galilaica». I discepoli (non i Dodici) si avvicinano a Gesù e affermano che la sua parola è dura, e che perciò non si riesce a capire/ascoltare/vivere. Il termine skleros «duro», (v. 60) lo troviamo solo qui. Con skleros non si intende dire che il linguaggio di Gesù è difficile da capire in senso intellettuale. Il linguaggio di Gesù è semplicemente «inaccettabile» (altra possibile traduzione, certamente più appropriata). Se vogliamo ricercare dove sta la non accettabilità del discorso di Gesù dobbiamo rispondere che è tutto il contenuto del capitolo 6 a far problema. A leggere bene, però, possiamo individuare l’apice della difficoltà (e quindi del rifiuto) là dove Gesù allude alla croce parlando di carne e sangue. La croce è la prova di ogni discepolo, com’è stata la prova del Maestro. Gesù intuisce che i discepoli stanno mormorando proprio di questo e ribatte con una frase alquanto oscura: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dove era prima?» (Gv 6,61-62). Qualche esegeta rilegge in questo modo: «E se vedeste il Figlio dell’uomo ritornare là dove era prima, allora sì che il vostro scandalo sarebbe ancora più grande». Comunque l’accoglienza di Gesù, e l’accettazione della sua croce, comportano un travaglio. Per giungere alla fede è necessario avvertire e attraversare lo scandalo. Chi non patisce scandalo non giunge a riconoscere la novità di Cristo – una novità radicale e assoluta – e cade nell’ovvio. Ma l’ovvietà religiosa, ha scritto Silvano Fausti, è il primo nemico di Dio, che di sua natura è l’Altro per eccellenza. Una gran parte dei discepoli si tira indietro, abbandonando il rabbi di Nazareth che fino ad allora li aveva entusiasmati e fatti sognare. Può sorprendere, ma Gesù non cambia per questo le sue parole né le rispiega. Sa che non servirebbe a nulla. Si rivolge quindi alla cerchia più ristretta della sua comunità, ai Dodici. Con tono provocatorio Gesù chiede ai Dodici se per caso vogliono andarsene anche loro. Perché Gesù si rivolge loro in questo modo? L’intento del Maestro è pedagogico, vuole che riconoscano la crisi che attraversa il gruppo dei discepoli, al quale anche loro appartengono. Solo riconoscendo la crisi, guardandola bene in volto, senza tentativi di rimozione, si può superare e risolvere. Per tutti risponde Pietro con una solenne professione di fede. «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68-69), Notiamo le parole di Pietro, il quale non dice – come sarebbe più logico – prima ti abbiamo conosciuto e poi abbiamo creduto in te. No, Pietro sottolinea che prima hanno manifestato la loro fede/fiducia in lui, lasciando tutto per seguirlo, poi l’hanno conosciuto. Il primato è della fede; una fede che matura poi in conoscenza. Eppure, nonostante Gesù abbia scelto i Dodici e questi l’abbiano conosciuto, anche tra loro c’è un diavolo. Questo ci fa comprendere un’altra cosa importante: è vero che Gesù sceglie i suoi discepoli, ma è altrettanto vero che anche i discepoli devono scegliere di stare alla sequela del Maestro. Altrimenti può presentarsi la tragica opzione di Giuda. Pietro e Giuda rappresentano l’adesione e il tradimento. La conclusione del discorso di Gesù sul pane di vita ha una nota triste (molti abbandonano Gesù) e insieme di speranza, seppur fragile (i Dodici confermano la loro adesione). Cosa ha spinto i discepoli a ritornare sui loro passi? Cosa li ha condotti ad abbandonare una sequela che prometteva un’era nuova?

1. Le attese sbagliate. I discepoli, come le folle, avevano visto i segni prodigiosi compiuti da Gesù, Per questo volevano farlo re; un simile sovrano era il compimento della profezia. Pensiamo solo al salmo 71 dove si preannunciava l’avvento di un re nei cui giorni sarebbe abbondato il frumento nel paese. Ma Gesù fugge perché non vuole servirsi del pane per assoggettare gli uomini. Egli è il servo di Dio venuto a liberare l’umanità dal peccato. Il messianismo da lui proposto e attuato è anzitutto di natura spirituale e non politica.

2. La mancanza di ascolto. Al termine del lungo discorso di Gesù, i discepoli mormorano. La mormorazione non è dovuta solo allo scandalo provocato dalle sue parole, ma anche da una mancanza di ascolto. Certo, hanno udito quanto il Maestro ha detto loro, ma non l’hanno interiorizzato. Questa chiusura porterà all’incredulità.

3. Una sequela apparente. Gv 6 si conclude con la figura di Giuda, il discepolo che tradirà il Maestro. Questa figura è inquietante, perché mentre gran parte dei discepoli abbandonano Gesù a causa della «durezza» delle sue parole, Giuda, che in cuore ha già concepito il proposito di tradirlo, rimane con i Dodici. In una parola, ostenta – apparentemente – una sequela, una fedeltà ma in realtà sta solo aspettando le condizioni per attuare il suo malevolo e perverso progetto. La figura di Giuda non deve ipocritamente scandalizzarci perché rappresenta la triste possibilità del tradimento nella sequela cristiana. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 14 al 22 agosto 2021

Letture: Apocalisse 11,19a;12,1-6a.10ab / Salmo 44 / 1Corinzi 15,20-27a

Risplende la Regina, Signore, alla tua destra.

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 14
Domenica 15 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Vivi e deff. famiglie Dovadola e Ruffini e parenti

Lunedì 16 18.30 + Trombetti Franco
Martedì 17
Mercoledì 18
Giovedì 19 18.30 + Pizzichillo Francesco, Dino e deff. della famiglia
Venerdì 20 8.00 + Ballardini Cesira, Pio, Francesco e Olinda
Sabato 21 18.30 + Antonio

+ Marcantuono Vincenzo, Cappetta Antonietta, Passarella Gerarda e Filippo, cg, Giuseppina e Giuseppe Iannece

+ Valli Maria

Domenica 22 10.30 + Castelli Adriano

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Agosto 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 15

Assunzione della B.V.Maria

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Venerdì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 22

XXI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 19,16-22 Mt 19,23-30 Mt 20,1-16 Mt 22,1-14 Mt 22,34-40 Mt 23,1-12

Vivere il Mistero- Nella famosa tavola della Madonna di Senigallia di Piero della Francesca (1416-1492) c’è un particolare curioso ma di grande portata teologica. Osservando i molteplici elementi compositivi del dipinto si può notare, sulla parte sinistra, una finestra attraversata dalla luce. Cosa significa? Con molta probabilità, l’artista fa un’allusione alla verginità di Maria. Come la luce attraversando il vetro non lo infrange, così il concepimento di Maria non ha compromesso la sua verginità. E se Dio ha avuto questa estrema attenzione e questo profondo rispetto per la Vergine, non possiamo credere che al termine della sua vita abbia lasciato alla corruzione del sepolcro il suo corpo. Sì, l’Onnipotente, come canta il Magnificat, è operatore di prodigi

Di prodigi ci parta la prima lettura odierna tratta dall’Apocalisse. Se c’è un libro nella Scrittura che parla di speranza e consolazione questo è il libro dell’Apocalisse. Eppure è forse uno dei libri meno letti e meditati sia per la difficoltà dei simboli sia perché si pensa (erroneamente) che si tratti di un libro che annuncia i castighi futuri. Niente di tutto questo. Possiamo dire, a grandi linee, che l’Apocalisse celebra la vittoria definitiva di Dio sul male e quindi il compimento della salvezza. La storia ha uno sbocco positivo, nonostante le apparenze contrarie. Non solo: l’Apocalisse ci offre la chiave ermeneutica per leggere la storia. Questa chiave è Cristo, la sua Pasqua di morte e risurrezione. È in questa luce che la liturgia ci offre la grandiosa pagina, con l’immagine della donna partoriente. In Maria, segno profetico e anticipatore, noi contempliamo la sconfitta di quanto attenta la nostra vita, Maria ci ricorda il nostro destino. Osservando attentamente l’immagine, possiamo altresì affermare che la salvezza passa attraverso il travaglio (la donna è nel dolore perché sta per partorire). Non c’è vita nuova senza dolore, ma questo dolore è fecondo perché non porta alla morte ma alla nascita dell’uomo nuovo. L’umanità è gestante: geme in attesa della piena rivelazione dei figli di Dio (cf. Rm 8,19). Il testo ci presenta anche un altro simbolo, quello del deserto, dove Dio ha preparato un rifugio alla donna. II deserto ha più significati; è la terra della prova come la terra del fidanzamento. La Chiesa, che si identifica con la donna mandata nel deserto, comprende che il cammino della salvezza comporta fatica e allo stesso tempo speranza in Dio. Egli non lascerà mai mancare alla sua Chiesa il sostegno necessario (la sua Parola, l’Eucaristia). Di più, nel suo amore le ha già assicurato la corona della vittoria finale. Alla comunità cristiana non rimane che ringraziare; con la lode deve però anche saper esprimere il suo concreto impegno per vivificare le alterne vicende della storia senza inutili pessimismi e senza dannosi irenismi. Quando Maria incontra la cugina Elisabetta prorompe nel Magnificat. Maria è la nuova umanità inaugurata nell’Incarnazione e compiuta nella Pasqua. Il Magnificat è un canto personale e insieme universale, oseremo dire cosmico. Ma quali sono i segni di questa nuova umanità? Anzitutto una nuova visione di Dio. Maria afferma che il Signore ha spiegato la potenza del suo braccio (cf. Lc 1,51). Abbiamo qui un rimando all’Esodo (cf, Dt 5,15), all’evento della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto. Come Dio ha salvato Israele così ora salva ogni uomo dal peccato. Egli può farlo e Maria lo crede. Crede che l’amore è più forte della morte. Così dicendo Maria celebra la vittoria sull’inganno originario, quando l’uomo, dopo la colpa, nascondendosi da Dio ha implicitamente confessato che ii male era più potente del bene, che il peccato era più grande della misericordia. Con sette verbi (cf. vv. 51-54) descrive, poi, l’azione divina nella Storia della salvezza: Dio dispiega la potenza del suo braccio, disperde i superbi, rovescia i potenti, innalza gli umili, ricolma gli affamati, rimanda i ricchi a mani vuote e soccorre Israele, suo popolo santo. Maria ci educa a saper discernere il nuovo mondo che sotto la mano di Dio gradatamente va prendendo forma. Dalle sue labbra risuona la voce profetica attraverso la quale Dio dice a noi tutti: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (ls 43,18-19). La verità di questo annuncio splende compiutamente nella sua persona. Ecco perché oggi è posta davanti a noi come segno di sicura speranza. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 7 al 15 agosto 2021

Letture: 1Re 19,4-8 / Salmo 33 / Efesini 4,30-5,2

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,41-51)

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 07

18.30

+ Lo Re Giuseppe e Di Pasquale Benny

Domenica 08

10.30

18.30

+ Balestri Franco

+ Buldrini Natalino e Maurizio

Lunedì 09

   

Martedì 10

8.00

+ Becca Luigi

Mercoledì 11

18.30

+ Antonio

Giovedì 12

18.30

Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni

Venerdì 13

8.00

+ Lorenzo e Pellegrina

+ Italo e Maria Elena Chiarini

Sabato 14

   

Domenica 15

18.30

Vivi e deff. famiglie Dovadola e Ruffini e parenti

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Agosto 2021

Domenica 08

XIX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Lunedì 09

S. Teresa Benedetta della Croce

S. Messa ad orario feriale

Martedì 10

S. Lorenzo

S. Messa ad orario feriale

Mercoledì 11

S. Chiara

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.15 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Giovedì 12

Ore 21.00 (Voltana-Santuario dell’Arginino) : Adorazione Eucaristica di vicariato per le vocazioni

Venerdì 13

S. Cassiano m.

Patrono della nostra Diocesi

S. Messa ad orario feriale

Ore 10.30 (Cattedrale) : Solenne Pontificale presieduto dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 14

S. Massimiliano M. Kolbe

Unica S. Messa prefestiva

Domenica 15

Assunzione della B.V.Maria

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 25,1-13

Gv 12,24-26

Mt 18,15-20

Mt 18,21-19,1

Mt 19,3-12

Mt 19,13-15

Vivere il Mistero- Il primo tema che emerge dal Lezionario odierno è quello della crisi di fede. Del brano evangelico possiamo cogliere fondamentalmente tre aspetti: l’affermazione solenne di Gesù riguardo alla sua origine divina; l’attrazione del Padre; il pane, ovvero la carne di Cristo per la vita del mondo. Gesù lo dice solennemente: egli è disceso dal cielo. Ma alla rivelazione del Maestro, i Giudei oppongono una constatazione di evidenza realistica: tutti conoscono i suoi genitori. La sua «pretesa» è quindi smentita dalla storia. Egli ha sì un’origine, ma umana, simile a quella di tutti gli uomini di questo mondo. Non è affatto disceso dal cielo. Di qui la mormorazione che riflette una convinzione: l’umanità del rabbì di Nazareth non può essere il luogo della rivelazione di Dio. Può forse un uomo farsi uguale a Dio (cf. Gv 5,18)? Non è una follia? Siamo davanti al mistero di Gesù, il Figlio di Dio fatto Figlio dell’uomo. Al riguardo, nel quarto Vangelo ricorre per ben 13 volte l’avverbio interrogativo «da dove/come» (pothen) attraverso il quale si sollecita continuamente la domanda sull’identità di Gesù. Il «da dove/come» non indica però solo la sua provenienza divina (cf. Gv 7,28; 9,29.30), ma anche l’origine trascendente della sua opera (cf. Gv 1,48; 4,11; 6,5). Questo «scoglio» cristologico è inevitabile nel cammino della fede. Credere che Gesù è il Figlio di Dio, che la sua natura è anche divina non è frutto dell’intelligenza umana o di qualche intuizione lungimirante, ma è un dono che viene dall’alto. Questo è ben evidenziato da Giovanni attraverso il verbo helko che letteralmente significa «trarre», «tirare». È il padre che attrae, che spinge il credente a Gesù. Questa attrazione è innata e si esprime in molti modi, ad esempio nella domanda di senso che pervade il cuore e la mente di ogni uomo. Per il quarto Vangelo siamo dei teodidatti ovvero degli ammaestrati da Dio. Egli, come abbiamo detto, agisce segretamente nel cuore della persona attirandola verso la luce, la vita, verso il Figlio nel quale egli si dona come Padre tenerissimo. Chi è docile a questa attrazione interiore crede a Gesù e giunge a conoscere il Padre. La fede quindi è dono, il Padre attira a Cristo, mediante lo Spirito, il credente. Senza togliere nulla all’asserto evangelico, sappiamo che il volo nel cielo della trascendenza divina abbisogna di due ali, quella della fede e quella della razionalità. La fede vera non rifugge dall’interrogativo, come pure non riduce la religione a una geometria teologica che non lascia aperto uno spiraglio a un oltre. Il credente è posto su questo crinale talora molto delicato, per cui necessita di discernimento e umiltà, capacità investigativa e abbandono fiducioso in Dio. Quando Gesù dichiara che il pane che egli darà è la sua carne, fa un’affermazione scandalosa e sconvolgente per la cultura religiosa del tempo. Anzitutto la parola carne rimanda al Prologo dove si confessa che il Verbo di Dio si è fatto carne (cf. Gv 1,14). Carne rimanda perciò all’Incarnazione. Nel nostro contesto è sempre l’Incarnazione a essere presente, ma nel suo culmen: la morte di Gesù sulla croce, una morte che è sorgente di vita. Possiamo perciò delineare questo iter. Il Verbo si fa carne (cf, Gv 1,14), la carne si fa pane (cf. Gv 6,51). Questo pane, frutto del sacrificio di Gesù, si fa Eucaristia. Le parole di Gesù sono, perciò, un preannuncio della sua Passione e del frutto che ne deriverà. Gesù è stato presentato da Giovanni come l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (cf. Gv 1,29) diventando, nella sua immolazione sacrificale, la sorgente di ogni benedizione per quanti si accostano a lui nella fede (cf. Gv 19,34). Non meraviglia la reazione dei Giudei che si chiedono come può Gesù dare la sua carne da mangiare. Giovanni usa qui un verbo che poi non ricorrerà più: machomai che significa «combattere», «discutere», ed esprime un’aspra contrapposizione all’interno del gruppo dei Giudei. Questa tensione è anche durevole, in quanto il verbo è all’imperfetto. Insomma, Gesù provoca, divide e suscita svariate reazioni. Commenta P. Colombo: «Il pane è ciò che alimenta la vita degli uomini. Ebbene dice Gesù Cristo, non più il pane ma io stesso voglio essere l’alimento della vita degli uomini. Alimentarsi di Gesù Cristo significa associare la propria vita alla sua, cosi che diventi un’unica vita insieme con la sua. Conseguentemente, la nostra vita va nella direzione della sua, va con la sua. In altri termini il gesto di Gesù Cristo, che espropria il pane e si sostituisce al pane nella funzione di alimentare la vita degli uomini in fondo è una preghiera: che tutti gli uomini vivano come lui, facciano quello che ha fatto lui». (P. Sandro Carotta)

Programma dal 31 luglio all’8 agosto 2021

Letture: Esodo 16,2-4.12-15 / Salmo 77 / Efesini 4,17.20-24

Donaci, Signore, il pane del cielo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,24-35)

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 31
Domenica 01 10.30

18.30

+ Maria e Giuseppe Cecchini

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

+ Losanna e Antonio Dalmonte

+ Rivalta Ornella

Lunedì 02
Martedì 03 8.00 + Capucci Giuseppa e Foschini Iref
Mercoledì 04 18.30 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano
Giovedì 05 18.30 + secondo le intenzioni di M. Teresa e Monica

+ Pilani Enzo

Venerdì 06 8.00 + Penazzi Natale
Sabato 07 18.30 + Lo Re Giuseppe e Di Pasquale Benny
Domenica 08

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Agosto 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 01

XVIII del T.O.

Ore 12.00 Inizio pratica del “Perdono d’Assisi”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Lunedì 02 “Perdono d’Assisi” per tutta la giornata
Mercoledì 04

S. Giovanni M. Vianney

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 06

Trasfigurazione del Signore

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 08

XIX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

IMPORTANTE: Mercoledì 11 agosto alle ore 21.00 siamo invitati come ogni anno a partecipare alla S. Messa al Santuario della B.V. del Molino di Lugo nella Novena in preparazione alla Solennità dell’Assunzione.

PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(per sé o per i defunti)

Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.

Le condizioni per acquistare il Perdono sono quelle prescritte per tutte le indulgenze plenarie:

  • Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni preced. o seg.)
  • Partecipazione alla Messa e Comunione Eucaristica;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola (o un’altra chiesa francescana o chiesa

parrocchiale), per recitare alcune preghiere;

In particolare:

Il CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;

Il PADRE NOSTRO,per riaffermare la propria dignità di figli di Dio,ricevuta nel Battesimo;

UNA PREGHIERA SECONDO LE INTENZIONI DEL PAPA (ad esempio Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

Fu canonizzata il 7 ottobre 1391. Un data mariana anch’essa, come si può vedere. Nella Bolla di canonizzazione si affermava che la santa “per grazia dello Spirito Santo meritò di vedere visioni, di udire rivelazioni e di predire molte cose con spirito profetico”, riconoscendo quindi alla mistica svedese il carisma della profezia, raramente affibbiato a una donna nella storia della Chiesa.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 14,13-21 Mt 14,22-36 Mt 15,21-28 Mt 16,13-23 Mc 9,2-10 Mt 17,14-20

Vivere il Mistero- I temi di questa 18a domenica per annum sono sostanzialmente tre: la fede in Dio e nel suo inviato, Gesù Cristo; il pane del cielo (manna ed Eucaristia, nella rilettura giovannea) e la ricerca di Gesù da parte della folla. Partiamo dall’ultimo, quello della ricerca. Il verbo «cercare» ricorre 34 volte nel IV Vangelo. I soggetti di questa ricerca sono vari: il Padre (cf Gv 4,23), Gesù (cf Gv 5,30), i discepoli (cf Gv 1,38), la folla (cf Gv 6,24) e i Giudei (cf Gv 5,18). Da questo campionario possiamo notare che c’è ricerca e ricerca, C’è la folla che cerca il pane; c’è chi cerca Gesù per stare con lui (i discepoli), c’è chi cerca il rabbi di Nazareth per ucciderlo (i giudei). Può sorprendere, ma Dio stesso cerca, e cerca tramite Gesù, l’uomo; l’uomo smarrito e alienato nel peccato, l’uomo affamato di vita. Nei Discorsi di addio, Gesù dirà che Dio non cerca [‘uomo solo attraverso di lui, ma anche attraverso coloro che egli invierà nel mondo (cf Gv 13,20). Ma veniamo alla folla, che nel brano proposto in questa domenica ha un ruolo importante. Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù si è ritirato solitario su un’alta montagna, poi è disceso nel mare in burrasca e ha salvato i discepoli dal naufragio. Passa così all’altra riva. La folla, non trovandolo più, si dirige allora a Cafarnao sulle sue tracce. Quando lo trovano, subito lo interrogano sul motivo della sua dipartita. Gesù non risponde, ma attira l’attenzione dei suoi interlocutori sulle vere motivazioni della loro ricerca. Cosa ha spinto quell’enorme massa di persone a cercarlo? Dalle parole del Maestro emerge sempre più un contrasto tra ciò che la folla cerca (ieri come oggi) e ciò che egli si propone di dare. La gente cerca pane da mangiare, Gesù invece, senza eludere questa richiesta, orienta verso un cibo che non perisce e che viene da Dio. Insomma, per vivere non basta un cibo che alimenti il corpo (pur necessario); ci vuole anche un cibo che alimenti lo spirito. Se la folla si richiama poi alla manna (rivelando che la sua ricerca è volta al passato), Gesù apre sull’oggi, su quell’oggi salvifico che egli ha inaugurato e compiuto con la sua presenza. La manna era solo una prefigurazione. Con Gesù è giunta la realtà: egli è il pane vivo e vero disceso dal cielo. Il pane della vita. Con la moltiplicazione dei pani, Gesù ha offerto un segno rivelatore della sua identità messianica. Ma come tutti i segni da lui operati anche questo richiede un discernimento per poter essere compreso nella sua portata teologica e salvifica. La folla non capisce e chiede un segno, a sua volta, per credere. La risposta di Gesù è precisa e puntuale: egli rimanda al Padre, da cui tutto scaturisce come dono. Nel pane offerto da Dio viene significato il dono del Figlio all’umanità. È Gesù il vero pane di Dio, la risposta del cielo alla fame del mondo. Ma questo segno sconcerta e manda in crisi. Gesù era conosciuto da tutti come il figlio di Giuseppe, proveniente da Nazareth (cf Gv 1,45; 6,42). Siamo posti, ancora una volta, davanti allo scandalo dell’Incarnazione, che provoca reazioni differenti: dalla mormorazione (v 41) all’incredulità (v 36). Gesù fa un confronto tra la manna del deserto e il nuovo pane di Dio. Sia la manna sia il nuovo pane sono la risposta divina alla domanda dell’uomo; solo che il pane del deserto, la manna, non dava pienezza di vita, dava solo un alimento terreno (difatti, i padri sono morti), mentre la nuova manna conferisce una vita qualitativamente superiore. Gesù, pane di Dio, è la forma più alta di alimento per l’uomo. Lui è la fonte di ogni energia, la luce, la conoscenza, la pace, la vita e la salute per ogni uomo. Ma c’è una condizione per vivere il dono di Gesù come pane vivo e vero: la fede. Essa è una risposta all’opera di Dio (v 29) realizzata da Gesù (v 35). In Gv 6 emerge l’attività incessante del Padre: egli consegna tutto al Figlio (v 37); attrae gli uomini a Cristo (v 44), parla e insegna (v 45), concede di andare a Gesù (v 65). Egli desidera che gli uomini accolgano il Figlio (cf Gv 3,16), perché in lui si inaugura la nuova creazione. Solo in Gesù, infatti, si diviene figli (cf Gv 1,12). Questo è il progetto di Dio che Gesù ha assunto nella sua Incarnazione e compiuto nella sua Pasqua. A partire da questo, Gesù fa il suo invito: «lo sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!» (Gv 6,35). Fame e sete sono due immagini del desiderio, del bisogno imprescindibile e inalienabile del cuore umano. L’uomo anela a una pienezza di vita che non trova nelle cose che lo circondano ma solo in Dio, sua nativa sorgente. Mentre il primo verbo, quello relativo alla fame, non ritorna più in Giovanni, il secondo, quello della sete, diviene in seguito un invito pressante a bere l’acqua dello Spirito (cf Gv 7,37ss); un’acqua che scaturirà dal costato del crocifisso. Ma perché questo si realizzi bisogna andare, da Gesù ovvero aderire a lui, credere alla sua parola.

Medjugorje, 25 Luglio 2021

”Cari figli!

Vi invito ad essere preghiera per tutti coloro che non pregano.

Testimoniate, figlioli,

con le vostre vite la gioia di essere miei

e Dio esaudirà le vostre preghiere

e vi darà la pace in questo mondo inquieto

dove l’orgoglio e l’egoismo regnano.

Figlioli,

voi siate generosi e amore del mio amore

affinché i pagani sentano che siete miei

e che si convertano al mio Cuore Immacolato.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

10 anni insieme … Grazie don Pietro !

Durante la Santa Messa di domenica 25 luglio, abbiamo ricordato i 10 anni della presenza di don Pietro, come nostro parroco, a Massa Lombarda.
Lo abbiamo ringraziato con queste parole lette, a nome di tutta la Comunità, al termine della Celebrazione Eucaristica:

” Caro don Pietro,
Grazie del tuo Si ad essere Sacerdote !
Grazie, perché ci celebri la S Eucaristia.
Grazie, perché ci aiuti col Sacramento della confessione ad avvicinarci più a Dio
Grazie, per esserci vicino nel salutare le persone care nel momento del ritorno alla Casa del Padre
Grazie per ogni Sacramento amministrato in questi anni
Grazie dei tuoi sorrisi
Grazie per tutte le tue mille rinunce, e sofferenze nel silenzio per le nostre mille critiche, … perché non siamo mai a posto …
Grazie al nostro Dio per questi anni passati insieme
Con tutti i nostri mille limiti cercheremo sempre di camminare al tuo fianco.
La tua Comunità “

A conclusione, ci siamo ritrovati nel giardino della chiesa per un aperitivo insieme …

… anche l’amministrazione Comunale ha voluto ringraziare don Pietro per tutti questi anni trascorsi a servizio della Città:

Programma dal 10 al 18 luglio 2021

Letture: Amos 7,12-15 / Salmo 84 / Efesini 1,3-14

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 10 18.30 + Biancoli Vincenzo
Domenica 11 10.30

18.30

+ Santese Otello

+ Minore Giacomino, Piazza Margherita, Pacera Vincenzo, Leta Carmine, Leta Ida, Lannia Vincenzo e Russo Bice

+ Aristide

+ Elena, Elio e Marco

Lunedì 12 18.30 + Toffanello Maria

Per Teresa e per i deff. della famiglia Del Tufo

Martedì 13 8.00 Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni
Mercoledì 14 18.30 + Pompignoli Alessandro
Giovedì 15 18.30 + Farina Monica
Venerdì 16 18.30 Vivi e defunti delle famiglie Dovadola e Ruffini
Sabato 17
Domenica 18 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e Peppino

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Luglio 2021

Domenica 11

XV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Venerdì 16

B. V. Maria del Monte Carmelo

Ore 17.55 (Sala del Carmine) : S. Rosario

Ore 18.30 (Sala del Carmine) : S. Messa

NON c’è la S. Messa delle ore 8.00

Domenica 18

XVI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

IMPORTANTE:

E iniziata all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima “Festa della Ripresa”. I giorni e gli orari di ritrovo sono:

Lunedì e Martedì : dalle 15.00 alle 17.00

e dalle 20.00 alle 22.00

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 10,34-11,1 Mt 11,20-24 Mt 11,25-27 Mt 11,28-30 Mt 12,1-8 Mt 12,14-21

Vivere il Mistero- Il tema di questa domenica è quello della missione dei Dodici. Com’e noto, Gesù dapprima li chiamò singolarmente, poi furono riuniti assieme per stare con lui. Ora, dal Maestro, sono inviati due a due. Come possiamo notare, c’è un’unica chiamata ma che si articola in tre momenti che segnano una crescita e una maturità. Si passa dalla dispersione alla sequela, dalla sequela alla comunione, dalla comunione all’annuncio della buona novella ad ogni creatura. Quest’ultimo aspetto, sul quale si sofferma il Vangelo odierno, ci fa capire una cosa importante: la missione di Gesù si prolunga nella missione dei Dodici. Ma non è tutto. Con le varie prescrizioni che Gesù propone abbiamo lo stile pastorale della prima comunità apostolica, la prassi con la quale la Chiesa di tutti i tempi è chiamata ad essere testimone di Cristo nel mondo. È vero che il Qoelet affermava che è meglio essere in due che soli, ma l’invio «a due a due» è ben più del superamento della solitudine. Questa prassi era comune a quel tempo, e attestava che ogni testimonianza doveva basarsi su due testimoni, altrimenti era poco credibile. I discepoli sono inviati. La missione non nasce perciò dall’iniziativa privata, personale. È il Signore che chiama e invia, quindi potremmo dire che la missione viene da un altro ed è sempre per gli altri. Vigeva poi un principio, riconosciuto dall’autorità rabbinica: l’inviato partecipa sempre dell’autorità di chi lo invia. Per cui gli apostoli ricevono il potere sugli spiriti impuri. Come il Maestro anche loro passeranno tra la gente sanando e beneficando le persone malate, alienate, e sofferenti. Dopo questo, segue una sorta di direttorio, in due parti, della missione ad gentes. Nella prima l’attenzione è posta sulla povertà come condizione imprescindibile dell’annuncio, mentre la seconda verte sull’accoglienza o meno che possono trovare i missionari del Vangelo. Perché Gesù insiste sulla povertà? Non dirà Paolo che Cristo da ricco che era si è fatto povero per arricchire tutti noi? Questa povertà però non è tanto materiale quanto teologica; è il segno concreto della sua solidarietà salvifica nei confronti della nostra umanità peccatrice. Per Gesù, inoltre, farsi povero ha come significato anche quello di attestare la sua fiducia senza limiti nel Padre. Egli ha riconosciuto che la sua vita veniva da lui (il pane); che ciò che lo sosteneva nel cammino era dato dalla sua munifica provvidenza (la bisaccia); che non dipendeva e non voleva dipendere dal grande mediatore universale (il denaro). Se questo è il Maestro, tale dev’essere il discepolo. All’itinerante missionario sono concesse due cose: il bastone e i sandali. Bastone e sandali sono la tenuta pasquate; essi esprimono l’autorità ricevuta (bastone) e la libertà dei figli di Dio (calzari). Non c’è bisogno di altro. Gesù fa attenti i discepoli ai facili entusiasmi, ovvero ricorda loro come la missione può conoscere l’accoglienza ma anche il rifiuto. Gesù però conferisce loro un’autorità, affermando che se non troveranno accoglienza in una casa dovranno andarsene scuotendo la polvere che è sotto i loro calzari. Per capire questo gesto bisogna sapere che gli ebrei consideravano impura la terra dei pagani. Quando perciò rientravano nella terra santa, si sbarazzavano della polvere che si era attaccata ai calzari. Il consiglio di Gesù, allora, dentro questo orizzonte, può significare questo: chi non accetta l’annuncio del Regno è come una terra pagana, impura. Il missionario, quindi, ha perciò il potere di esprimere da parte di Dio un gesto che attesta un giudizio, che sottolinea l’incredulità e la durezza del cuore di coloro che si dimostrano refrattari alla salvezza. Se il Vangelo odierno (assieme alla prima lettura) ci traccia un identikit del missionario, la seconda lettura, ci traccia invece il contenuto dell’annuncio cristiano e il suo fine: la ricapitolazione di ogni cosa nel Cristo. Paolo elenca ben sette tappe del disegno della salvezza. Parte dall’elezione dell’uomo alla vita di Dio, poi parla della predestinazione alla figliolanza divina. In un terzo momento evidenzia la redenzione. Cristo ci ha riscattati, comprati con il suo sangue. Segue la rivelazione del mistero. Il mondo, compromesso dal peccato, viene da Cristo ricondotto al Padre. Vi è poi l’eredità e il dono dello Spirito. Infine conclude con la Iode che riecheggia le tappe precedenti riferendole tutte alla bontà di Dio. La liturgia della Parola di questa domenica ci ricorda che tutti i credenti sono chiamati ad essere missionari e profeti del Regno di Dio nel mondo. Il documento conciliare Apostolicam actuositatem afferma che: «la Chiesa peregrinante è per sua natura missionaria». Fa eco la Lumen gentium: «Ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di diffondere, per quanto gli è possibile, la fede».

Programma dal 3 al 11 luglio 2021

Letture: Ezechiele 2,2-5 / Salmo 122 / 2 Corinzi 12,7-10

I nostri occhi sono rivolti al Signore.

Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 03 18.30 + Paola
Domenica 04 10.30

18.30

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

+ Balestri Franco

50° di Matrimonio di: Volpe Luigi

e Viscido Lidia

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

+ Eugenio e Silvia Negroni e deff. della famiglia

Lunedì 05
Martedì 06
Mercoledì 07 18.30 + Alide, Emma e Dante
Giovedì 08 18.30 + Montanari Pietro
Venerdì 09
Sabato 10 18.30 + Biancoli Vincenzo
Domenica 11 10.30

18.30

+ Santese Otello

+ Aristide

+ Elena, Elio e Marco

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Luglio 2021

Domenica 04

XIV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Martedì 06

S. Maria Goretti

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 09 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 11

XV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

IMPORTANTE:

E iniziata all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima “Festa della Ripresa”. I giorni e gli orari di ritrovo sono:

Lunedì, Martedì e Mercoledì : dalle 15.00 alle 17.00

e dalle 20.00 alle 22.00

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,18-26 Mt 9,32-38 Mt 10,1-7 Mt 10,7-15 Mt 10,16-23 Mt 10,24-33

Vivere il Mistero- Gesù, nella sua vita e nel suo ministero, è stato oggetto di entusiasmo e di sospetto, di ammirazione e di scandalo. C’è chi ha riconosciuto in lui un personaggio carismatico, tanto da lasciare tutto e seguirlo, e chi, invece, l’ha guardato con diffidenza. I suoi stessi concittadini non hanno visto in lui che un semplice carpentiere. Non sono andati oltre. Gesù inizialmente si è meravigliato di tale ottusità, ma poi ha lentamente compreso il suo destino nella figura del Servo sofferente profetizzato da Isaia. Il ritorno di Gesù a Nazareth suscita tra i suoi concittadini una serie di interrogativi. I primi tre sono relativi all’attività del Maestro e riassumono, nell’economia del Vangelo di Marco, i primi sei capitoli. Gesù ha insegnato e operato guarigioni prodigiose. Ma «da dove» gli viene tutto questo? Marco ce lo fa intuire: la sapienza è data a Gesù, mentre le opere vengono compiute attraverso di lui. In una parola, in Gesù opera Dio, Ma non tutti lo credono. Per gli scribi Gesù è un servo di Beelzebùl. C’è poi un’altra serie di domande che rivelano lo scetticismo profondo della gente di Nazareth. Certo, affermano, in Gesù c’è dell’eccezionale ma di lui si conosce tutto, dalla famiglia alla professione. Questa seconda serie di domande è profondamente denigratoria. Si fa una comparazione tra Gesù e i familiari, e lo si etichetta a partire dalla professione. Insomma, lo si vuole ridimensionare. Chi fa il carpentiere, può forse pretendere d’insegnare? Un operaio può forse fare il teologo? II disprezzo cresce quando si ricorda che è figlio di Maria. Come mai non si menziona il padre, Giuseppe? Anche se un padre era morto, si menzionava sempre un tale dicendo di chi era figlio, collocandolo così nell’albero genealogico. La novità di Gesù, attraverso questo processo denigratorio, viene riportata all’interno di un orizzonte noto e banale. La figura di Cristo ha sempre suscitato varie reazioni: accoglienza, rifiuto, bestemmia, adorazione. Il famoso filosofo Nietzsche scriveva nel suo Anticristo: «C’è stato un solo cristiano, ma purtroppo è morto in croce». Cristo è esistito, ma dopo di lui non c’è stato più nulla, la sua figura non è altro che un puro silenzio. Anche in ambito più strettamente cristiano non sempre si è riusciti a comprendere il Cristo nella sua interezza. Pensiamo solo al grande teologo tedesco Rudolf Bultmann che affermava: «Di Gesù noi non sappiamo il come, non sappiamo il che cosa, sappiamo solo che fu un che». Di Gesù non si sa come visse; sì, afferma il teologo, i Vangeli ne parlano ma è solo una ricostruzione per dare consistenza a una realtà trascendente. Non sappiamo neppure che cosa Cristo fosse. E conclude, sappiamo solo che fu un che cioè un puro elemento di congiunzione. Ma per Bultmann questo non costituisce un problema; egli predilige, com’è noto, il Cristo della fede, non tanto il Cristo della storia. Ma non si possono scindere i due aspetti, né esaltarne uno a scapito dell’altro altrimenti si cade o nella gnosi (eresia che in antico negava la carnalità di Cristo, la sua storicità per esaltare solo la sua divinità) o si nega totalmente la natura divina di Gesù, con la sua forza salvifica. La seconda lettura è un autentico gioiello di spiritualità cristiana perché ci insegna, attraverso l’esperienza di Paolo, a integrare la fragilità e il male che ci abitano. Non solo, ci rivela anche come sia importante riconoscere nella nostra debolezza un «luogo» in cui Dio manifesta la sua potenza salvifica. Non ci è detto cosa Paolo intenda per «spina nella carne». Forse era una malattia cronica che lo prostrava. Comunque, nella persona ci sono tre tipi di debolezza o limite: fisiologico, psicologico e morale. Stando alle sue parole, sembra che questa spina sia stata un limite che lo ridimensionava agli occhi suoi e a quelli del prossimo. Paolo prega (per tre volte) di esserne liberato, ma il Signore non lo esaudisce. A ben guardare, tuttavia Dio fa molto di più, gli manifesta che nella debolezza egli riversa la sua grazia. Paolo lo comprende e intona il suo magnificat. Sì, non canta più i suoi meriti, ma rende grazie al Signore che ha operato attraverso la sua povertà. Questo processo di trasformazione conforma il discepolo al Maestro. Anche Gesù ha toccato, sulla croce, la sua fragilità e impotenza, ma ha detto «sì» consegnando tutto se stesso e la propria storia nel cuore dell’onnipotenza amante del Padre. Questa autoconsegna non ha solo glorificato Dio, ma ha aperto nella carne della nostra umanità la via della redenzione. Ancora una volta ci troviamo davanti ad un grande paradosso che appella la nostra mente a una conversione.