Programma dal 19 giugno al 4 luglio 2021

Letture: Sapienza 1,13-15;2,23-24 / Salmo 29 / 2 Corinzi 8,7.9.13-15

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 26 18.30 + Francesco e Pia
Domenica 27 10.30

18.30

+ Vrenna Giuseppe e Scicchitano Teresa

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

Lunedì 28 18.30 + Elmore (1° anniv.)
Martedì 29 8.00 + Montesi Natale
Mercoledì 30 18.30 + Guadagnini Eugenio

+ Buldrini Paolo

Giovedì 01 18.30
Venerdì 02 8.00
Sabato 03 18.30
Domenica 04 10.30

18.30

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

50° di Matrimonio di: Volpe Luigi

e Viscido Lidia

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Giugno – Luglio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 27

XIII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Martedì 29

Ss. Pietro e Paolo

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.45 (Oratorio) : Consiglio Pastorale Parrocchiale

Venerdì 02 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 03

S. Tommaso Ap.

S. Messa ad orario feriale
Domenica 04

XIV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,18-22 Mt 16,13-19 Mt 8,28-34 Mt 9,1-8 Mt 9,9-13 Gv 20,24-29

Vivere il Mistero- Il Lezionario di questa domenica affronta il tema della morte nella luce pasquale di Cristo. L’autore del libro della Sapienza afferma che Dio non ha creato la morte, ma la vita. Eppure la morte, nelle sue molteplici forme, assale continuamente l’esistenza dell’uomo umiliandolo e ferendolo gravemente nella sua dignità. Un Tropario della liturgia bizantina recita: «Cristo è risuscitato dai morti. Con la sua morte ha vinto la morte e ai morti ha dato la vita». Ci chiediamo: come ha potuto Gesù, con la sua morte in croce, liberarci dal potere detta morte? Com’è possibile sconfiggere la morte morendo? Bisogna tener presente due aspetti della vita di Gesù: la sua obbedienza al Padre e il suo amore per gli uomini. Che Gesù sia morto in croce in obbedienza significa che egli non ha subito la morte e neppure l’ha rifiutata rabbiosamente, ma l’ha assunta liberamente cogliendovi la volontà del Padre. È in questo «sì» senza riserve e totale che gli autori sacri hanno colto la vittoria di Cristo sulla morte. Ma perché il Padre ha voluto quel «sì» dentro una morte così dura, ingiusta e violenta? Anzitutto bisogna capire cos’è la morte. Per la rivelazione la morte non è solo la fine biologica e neppure una tappa necessaria verso la vita eterna. La morte è il segno della rottura dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Con il peccato, l’uomo è infatti uscito dall’alleanza e ha fatto esperienza di morte. Gesù, nuovo Adamo, con il suo «sì» obbediente e filiale permane nell’alleanza guarendo così la ferita antica. La morte non l’ha separato dal Padre; ha fallito e in questa sconfitta è stata distrutta per sempre. Il lungo racconto di Mc 5,21-43, che ha per protagoniste due donne malate e segnate dalla morte, forma un’unità. Gesù si presenta come medico e medicina, e la salvezza che opera guarisce l’umanità nel corpo e nello spirito. Queste due donne sono unite dal dolore e anche dal numero dodici. Da dodici anni l’emorroissa soffre di perdite di sangue, la figlia di Giairo, capo della sinagoga, ha dodici anni. L’età della seconda coincide con il tempo della malattia della prima. Gesù reintegra, libera da ogni impurità, e salva dal limite radicale della morte. Questa sua potenza appella però la fede; difatti, è la fede dell’emorroissa – che Gesù elogerà – a sanarla, ed è sempre la fede perseverante – di Giairo, nel secondo caso – a compiere il miracolo sulla figlia. Ma c’è un altro aspetto da rilevare: con questi due segni Gesù manifesta chiaramente che Dio vuole la vita degli uomini (come bene evidenzia il libro della Sapienza. Bisogna fare, però, una precisazione. È in Gesù che è stato vinto definitivamente il peccato e quindi la morte con le sue tragiche manifestazioni. In lui, infatti, rifulge e si offre la vita nella sua pienezza. Ed è sempre in lui che noi tutti abbiamo tracciata la strada verso la vita. Scrive Paolo in 2 Cor 8,9: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». La via dell’amore, mediante la povertà (kenosis), conduce alla dimora della vita. Nel brano evangelico risalta un fatto: Gesù riconosce, nei suoi interlocutori, la fede. Una fede così grande che opera l’umanamente impossibile. Ma cos’è la fede? La fede come atto umano e umanizzante. Alla base della vita umana c’è la fiducia; di più: la fiducia consente la vita, Difatti non si può vivere senza dare fiducia a qualcuno, a cominciare dalla madre, a cui il bambino si affida e crede. La fede, allora, è anzitutto un atto umano; atto che si declina nel tempo come affidamento e adesione; atto umano e umanizzante. La fede come atto libero. La fede interpella la libertà del soggetto. Gesù stesso, quando chiama a seguirlo, non impone ma propone. Alla fede, quindi, nessuno è costretto. La fede come rischio. La fede è anche rischio, in quanto il credente è posto davanti a Dio, che non vede e del quale altri hanno dato testimonianza. Questo implica un cammino esodale da se stessi, dalle proprie sicurezze per entrare nella terra di Dio, nello spazio del suo amore. Un amore credibile, affidabile e che non tradisce. Gesù è la nostra fede. Per la rivelazione, Gesù è l’autore e il perfezionatore della nostra fede, la fede perfetta, come scriveva sant’Ignazio di Antiochia (Lettera ai Smirnesi). Egli è pure l’icona del Dio invisibile, a somiglianza del quale il Padre ci ha voluti. Alla sua scuola noi impariamo a vivere in questo mondo come fratelli e figli di Dio. Bisogna allora credere in lui, come la donna emorroissa; bisogna perseverare nella fede, come Giairo.

Medjugorje, 25 giugno 2021

Apparizione annuale a Ivanka:

“Figlioli, ho bisogno delle vostre preghiere.

Pregate, pregate, pregate!”

Messaggio mensile a Marija, nel 40° anniversario delle apparizioni:

”Cari figli!

Il mio Cuore è gioioso

perché in tutti questi anni vedo il vostro amore

e la vostra apertura alla mia chiamata.

Oggi vi invito tutti:

pregate con Me per la pace e la libertà

perché satana è forte

e con i suoi inganni vuole portare via

quanti più cuori possibili dal mio Cuore materno.

Perciò decidetevi per Dio

perché stiate bene sulla terra.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Camminando …per viale “DANTE”

di don Pietro Marchetti

Editoriale Il Nostro S.Paolo – giugno 2021

Noi tutti, cari lettori, del nostro San Paolo, abbiamo studiato a scuola la “Divina Commedia” , ma in quel contesto forse non abbiamo apprezzato adeguatamente la ricchezza di contenuti dell’opera di Dante, più preoccupati del buon voto da prendere nelle interrogazioni. Adesso fuori da questo contesto in occasione del VII° centenario dalla sua morte, possiamo riprendere in mano questa straordinaria opera, che contiene una ricchezza letteraria, e spirituale di alto valore: un vero e proprio cammino spirituale accompagnati dal Sommo Poeta. Anche i Papi nel corso della storia hanno apprezzato questa opera e da ultimo Papa Francesco nella sua lettera Apostolica CANDOR LUCIS AETERNAE. In primo luogo, un invito a leggere questo documento e a raccogliere le provocazioni e le indicazioni che il Papa ci dà: “Ma l’opera del Sommo Poeta suscita anche alcune provocazioni per i nostri giorni. Cosa può comunicare a noi, nel nostro tempo ? Ha ancora qualcosa da dirci, da offrirci ? Il suo messaggio ha un’attualità, una qualche funzione da svolgere anche per noi ? Ci può ancora interpellare ? ….Dante ci chiede piuttosto di essere ascoltato, di essere in certo qual modo imitato, di farci suoi compagni di viaggio, perché anche oggi egli vuole mostrarci quale sia l’itinerario verso la Felicità, la via retta per vivere pienamente la nostra umanità, superando le selve oscure in cui perdiamo l’orientamento e la dignità. (n. 9) Il Papa definisce Dante il “profeta della speranza” , il cantore del desiderio umano, il poeta della misericordia di Dio e della libertà umana. In secondo luogo accogliamo l’invito del Papa a leggere o rileggere questa opera, approfittando del tempo estivo o delle vacanze per riempirle di questa ricchezza spirituale e culturale. Concludo questo breve articolo citando ancora le parole di Papa Francesco: “In questo particolare momento storico, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, la figura di Dante…può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio a nostro cammino. Può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere, finché il nostro cuore non avrà trovato la vera pace e la vera gioia, finché non arriveremo alla meta ultima di tutta l’umanità, “l’amor che move il sole e l’altre stelle” (Par. XXXIII, 145). Raccogliamo quindi questa preziosa circostanza e in questa calda estate del 2021, passeggiamo lungo il viale della nostra vita, in compagnia del nostro grande Sommo Poeta. Sarei curioso di sapere dove noi ci vorremmo collocare in questo cammino spirituale: all’Inferno, in Purgatorio o in Paradiso ? Buona estate a tutti. Don Pietro, parroco.

Programma dal 19 al 27 giugno 2021

Letture: Giobbe 38,1.8-11 / Salmo 106 / 2 Corinzi 5,14-17

Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Marco (4,35-41)

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 19 18.30 + Maria Francesca e per una famiglia (vivente)

Joia Anna (vivente)

Domenica 20 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

+ Cesare, Elettra, Luigi e Antonia

Lunedì 21 18.30 + Antonio
Martedì 22 8.00 + Castelli Adriano
Mercoledì 23 18.30 + Golinelli Luciano
Giovedì 24 18.30 + Dovadola Monica

+ Albonetti Sofia

Venerdì 25 8.00 + Conti Vincenzo e Valenti Luisa
Sabato 26 18.30 + Francesco e Pia
Domenica 27 10.30

18.30

+ Vrenna Giuseppe e Scicchitano Teresa

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Giugno 2021

Domenica 20

XII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Lunedì 21

S. Luigi G.

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 24

Natività di

S. Giovanni B.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 25 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 27

XIII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Da lunedì 7 giugno è iniziata e continua all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga fino al 24 giugno, come preannunciato.

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Mt 7,6.12-14 Mt 7,15-20 Lc 1,57-66.80 Mt 8,1-4 Mt 8,5-17

Vivere il Mistero- C’è un simbolo che attraversa la liturgia della Parola di questa domenica, l’acqua. L’acqua condensa in sé vari significati; è il simbolo, anzitutto, di Dio, della sua parola. Rappresenta la purificazione e il dono dello Spirito Santo. Ma l’acqua non è solo sinonimo di vita, ma anche di morte. Pensiamo al diluvio universale. Per la Scrittura l’acqua rappresenta perciò anche il nulla, il caos, il male stesso, il quale, minaccioso e terribile, cerca sempre di travolgere e sommergere l’uomo. Ma Dio ha pieno potere su questo «bimbo» implacabile e violento. Non è un caso che Giovanni, nell’Apocalisse, veda nella scomparsa del mare l’archè (inizio) della nuova creazione Entriamo ora nella pagina evangelica. «In quel medesimo giorno». Con questa indicazione temporale, Marco collega, in una medesima giornata, il discorso parabolico con i miracoli che seguono. Gesù è potente in parole ed opere. La scena del nostro racconto ha un fondale notturno. Per Marco la notte ha una valenza negativa. La prima parola di Gesù, poi, è un imperativo: «Passiamo all’altra riva». Gesù vuole annunciare il Vangelo di Dio altrove. Pronta è la risposta dei discepoli che lo prendono sulla barca «così com’era». Bisogna notare che qui è l’unica volta, nel Nuovo T stamento, dove si dice che sono i discepoli a prendere il Maestro. E lo prendono «così com’è», lo prendono cioè come uomo e come rabbi, lo prendono soprattutto come uomo stanco dopo una lunga giornata di predicazione e di miracoli. Non sorprende, allora, che Gesù sulla barca si metta a dormire. Ma se la stanchezza è accettata dai discepoli, meno comprensibile, ai loro occhi, appare il fatto che egli dorma beatamente mentre una tempesta rischia di travolgerli implacabilmente. Sì, Gesù guida la barca, ovvero traccia la direzione, ma perché dorme, perché è inerte e incurante del pericolo reale che incombe su tutti? Comprensibile, allora, la domanda angosciata dei discepoli: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Gesù è accusato di disinteresse. A queste parole, egli ribatte tacitando la potenza del mare, placando con la sua parola il caos, e rivolgendosi ai discepoli dice: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Gesù non rimprovera i discepoli perché hanno paura (comprensibile in un mare agitato), ma per la loro mancanza di fede. Non avendo fede si sono sentiti abbandonati dal Maestro proprio nell’ora del pericolo e della prova. Sorge, allora, la domanda: «Chi è dunque costui?». Dall’episodio emerge che Gesù è il JHWH, il Creatore e Salvatore, colui che ha posto ordine nel caos delle acque primordiali, che ha tratto Israele dall’Egitto aprendo una via nel Mar Rosso, che libera dalla paura della morte. Ma non è tutto. Il Gesù che dorme a poppa (la poppa è la prima parte della barca che affonda) è un segno della sua futura morte. Mai come in quest’ora i discepoli si sentiranno perduti. Gesù lo sa, per questo ora insiste sulla fede, sulla necessità di credere nella prova. Questo episodio mette in risalto la fatica della fede. Una fatica, e talora una lotta, che ha quattro aspetti, che qui vogliamo brevemente enunciare. 1. L’idolatria. Un grande ostacolo alla fede è l’idolatria (= adorazione di un idolo). Quando avvertiamo il silenzio di Dio si può cadere nella tentazione della prossimità e costruirsi l’idolo. L’idolo, come scriveva Enzo Bianchi, è un dio assente, un dio privo di Dio, a portata di mano e di bocca, la sostituzione del Dio altro con il dio facile, vicino, rassicurante. L’idolo non è altro che una proiezione dei nostri desideri. Assicura il potere, ma toglie ogni libertà. 2. L’oligopistia(= poca fede). Nell’episodio di Mc 4,35-41 emerge chiaramente come le situazioni della vita manifestino talora la poca fede del discepolo. Cosa fare? Bisogna riconoscerlo e far propria la preghiera del padre del ragazzo epilettico: «Credo; aiuta la mia incredulità!» (Mc 9 24). 3. La memoria corta. Noi dobbiamo imparare a far memoria della nostra storia passata, cogliendovi l’agire fedele di Dio altrimenti la nostra fede nel presente può spegnersi sotto l’urto delle difficoltà. Bisogna far memoria del passato, anche dei suoi tornanti forse meno nobili ed esaltanti, cercando di riconoscere il filo rosso di un amore (quello di Dio) nel quale è sempre possibile rinascere a vita nuova. 4. La divisione del cuore. Che rapporto abbiamo con il nostro cuore? Spesso sperimentiamo come una sorta di schizofrenia nel nostro vissuto. Comprendiamo bene dove il Vangelo voglia condurci, ma poi di fatto facciamo il contrario. Manca la coerenza, manca l’unità tra fede e vita, manca la disponibilità a lasciarsi cambiare dentro da Cristo. La fede allora sarà solo formale, esteriore, ritualistica e ripetitiva. In una esortazione sant’Agostino; il grande pastore e teologo invita a risvegliare in noi il Cristo; egli scrive: «Non è quando dimentichi la tua fede che Cristo dorme nel tuo cuore. La fede di Cristo nel tuo cuore è come Cristo nella barca. Ascolti insulti, ti affatichi, sei sconvolto: Cristo dorme. Risveglia Cristo in te, scuoti la tua fede (…) e si farà bonaccia nel tuo cuore» (Discorso163,b).

Sottoscrizione a premi

I Biglietti vincenti

PREMION.BIGLIETTO
Macchina da caffè (Gourmet by Tobia)60
Bicicletta da bambino (Giuliani bici)862
Servizio completo da tè da 12981
Tostapane877
Servizio bicchieri flute da 12745
Copriletto trapuntino singolo1396
Completo letto singolo Zucchi1265
Completo letto singolo Zucchi1672
Montalatte1552
Plaid con maniche1468
Portatorte in ceramica1019
Servizio 6 bicchieri da acqua e vino219
Servizio colazione1426
Zuppiera bianca bordo oro1014
Servizio 12 bicchieri1028
Servizio caffè Roversi da 12660
Vasi ceramica1483
Bambola1108
Bottiglia liquore + 4 bicchieri125
2 piatti ceramica + tovaglia1016
PER IL RITIRO DEI PREMI TELEFONARE A : 3408121961 (Marilena) o a 3294664112 (Caritas)

Programma dal 12 al 20 giugno 2021

Letture: Ezechiele 17,22-24 / Salmo 91 / 2 Corinzi 5,6-10

E‘ bello rendere grazie al Signore

Dal Vangelo secondo Marco (4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.30 + Rivalta Ornella (1° anniversario)
Domenica 13 10.30

18.30

+ Resta Luigi e Paolo

+ Dal Fiume Uliano

Lunedì 14 18.30 + Geminiani Guido e Mongardi Giovanna
Martedì 15
Mercoledì 16 18.30 25° di Matrimonio di : Tonini Roberto

e : Costa Paola:

Giovedì 17
Venerdì 18
Sabato 19 18.30 + Maria Francesca e per una famiglia (vivente)
Domenica 20 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Giugno 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13

XI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Venerdì 18 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 20

XII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Da lunedì 7 giugno è iniziata e continua all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga fino al 24 giugno, come preannunciato.

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,38-42 Mt 5,43-48 Mt 6,1-6.16-18 Mt 6,7-15 Mt 6,19-23 Lc 6,24-34

Vivere il Mistero- La liturgia della Parola di questa domenica per annum è attraversata dal paradosso. Ezechiele, in apertura, narra la parabola del ramoscello di cedro piantato da Dio sul monte dell’alleanza. Questo ramoscello diverrà un albero maestoso, l’albero messianico. Nel racconto evangelico Gesù paragona il Regno di Dio ad un seme minutissimo, seminato nella terra, che gradatamente si trasforma in un albero gigantesco al punto da offrirsi come luogo di protezione e di pace agli uccelli del cielo. Gesù racconta due parabole, che potremmo definire gemelle a causa dei molti punti in comune. Entrambe sono in relazione al Regno di Dio, parlano di una semina, descrivono la crescita del seme fino alla maturazione e hanno un riferimento alle Scritture profetiche, elemento, questo, che conferisce loro una forte tensione escatologica. La prima parabola mette in evidenza il lavoro del seminatore e la crescita spontanea del seme. La seconda, invece, sottolinea gli inizi apparentemente insignificanti del granello di senape e il suo grandioso risultato finale. Perché Gesù racconta queste due parabole? Gesù ha inaugurato il Regno di Dio compiendo segni e prodigi e parlando con autorità. È staio accolto dalle folle con entusiasmo, ma allo stesso istante ha trovato resistenza e durezza di cuore. L’insuccesso, però, non lo frena; anzi, egli ha fede che Dio porterà a compimento la sua opera. Ci vuole solo pazienza, come quella del contadino, che dopo aver seminato attende fiducioso il frutto della sua fatica. Le parabole sono, perciò, un invito alla fiducia e alla perseveranza. Questo insegnamento, però, non si applica solo al ministero di Gesù, ma è rivolto anche alla comunità di Marco (e a noi, naturalmente). Marco invita i suoi fedeli a leggere le difficoltà del presente alla luce del disegno di Dio, della storia della salvezza. Quando l’evangelista scrive siamo infatti verso il70 d.C., un tempo dove iniziano le persecuzioni contro i cristiani. Come agisce Dio nella storia degli uomini? Talora si ha la sensazione che il corso degli eventi sia in mano a forze oscure e caotiche. Il Regno di Dio non s’impone ai nostri occhi; tuttavia, la sua presenza agisce in modo efficace. Bisogna solo attendere con pazienza, scrutandone i segni premonitori. Dio ha seminato nel campo del mondo il suo seme, Gesù. L’ha seminato anche in quel campo più piccolo, ma non meno importante, del cuore umano. Il discepolo lo sa bene, per cui non lo calpesta e non lo sovraedifica, in modo che il seme evangelico giunga a produrre frutto a suo tempo. Il Regno ha un piccolo inizio, insignificante, se vogliamo, ma esso cresce al punto da divenire il grande albero della signoria universale di Dio. Le due piccole parabole mettono in evidenza anche un altro aspetto: la diversità delle misure di Dio e delle misure dell’uomo. Mentre noi amiamo ciò che è spettacolare e grandioso, immediato e subito fruibile, Dio ama tutto ciò che è piccolo, umile, povero. Egli non è preso dalla fretta, non è preoccupato del successo, Tuttavia c’è un dato incontrovertibile: mentre il nostro affanno conosce talora l’insuccesso, la pazienza divina ha risultati sicuri e definitivi. Con il racconto delle parabole, emerge un tratto singolare di Gesù: la sua capacità di narrare Dio a partire dalle cose ordinarie della vita umana. Cerchiamo, allora, di porre in risalto alcuni aspetti di questa qualità teologica di Gesù. Una parola a partire dal cuore. Gesù ha parlato e insegnato. Le sue parole hanno rivelato il suo cuore e sono scaturite dalla sua esperienza. Gesù comunicava ciò che viveva, quanto cioè aveva elaborato nella sua interiorità, quanto aveva pensato e posto davanti a Dio nella preghiera. Una parola autorevole. Sovente i Vangeli evidenziano l’insegnamento autorevole di Gesù. Donde gli deriva quest’autorità? ln lui vi è una fonte situata nel profondo; quindi, la sua autorità non deriva da un sapere libresco, ma da questa potenza che lo abita. Una parola semplice, che comunica. Parlando alle folle, Gesù usa un linguaggio accessibile, non intellettualistico, in modo da arrivare a tutti. Luca arriva a scrivere che a causa di ciò “tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ ascoltarlo”. Una parola scandalizzata, che t’indigna. Sulla bocca di Gesù abbiamo anche parole che rimproverano aspramente, parole, quindi, che non riflettono solo il suo cuore ma rispondono a un’obbedienza a Dio manifestata nella parola profetica della Scrittura. Ecco perché la sua parola è talvolta scomoda, rifiutata e infine crocifissa. Una parola sapiente. Gesù non solo informa, ma forma alla scuola della sapienza di Dio. Perché la sapienza è fonte di vita. Questo linguaggio richiede ascolto, sguardo attento sulla realtà, e discernimento. Scrive Luciano Manicardi: «Le parole sapienziali di Gesù rendono eloquente la vita, danno parola al quotidiano e mostrano che c’è un tesoro di apprendimento davanti ai nostri occhi, se solo vogliamo aprire gli occhi e vedere e aprire le orecchie e ascoltare».

Programma dal 5 al 13 giugno

Letture: Esodo 24,3-8 / Salmo 115 / Ebrei 9,11-15

Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore

Dal Vangelo secondo Marco (14,12-16.22-26)
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».  Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio». Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 05 18.30 + Adolfo e coniugi Marangoni
Domenica 06 10.30

18.30

+ Gerardina, Felice e Alfonso

+ Enzo, Edgardo Dalle Vacche e Martini Elisa

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Lunedì 07 18.30 + Antonio
Martedì 08
Mercoledì 09 18.30 25° di Matrimonio di: Martini Luca

e Geminiani Monica

Giovedì 10 18.30 Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni
Venerdì 11 8.00 Vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e parenti
Sabato 12 18.30 + Rivalta Ornella (1° anniversario)
Domenica 13 10.30 + Resta Luigi e Paolo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero

Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Giugno 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 06

Corpus Domini

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne che si conclude con l’adorazione Eucaristica.

Lunedì 07 Ore 20.30 (canonica) : Caritas parrocchiale
Venerdì 11

Sacratissimo Cuore di Gesù

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 12

Cuore Immacolato di Maria

S. Messa ad orario feriale
Domenica 13

XI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Da lunedì 7 giugno inizia all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga per tre settimane, come preannunciato.

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,1-12 Mt 5,13-16 Mt 5,17-19 Mt 5,20-26 Gv 19,31-37 Lc 2,41-51

PER CRISTO, NELLO SPIRITO AL PADRE! (di Sr. Cristina Cruciani).- (continuazione)

L’uomo che si sente oggetto di benedizione e di amore, risponde in un dialogo cominciato da Dio e continuo, ribenedicendo Dio per mezzo di Gesù Cristo nella potenza dello Spirito Santo, potremmo dire, nella fase ascendente. È questa la natura dialogica della liturgia! Celebrando la Trinità Santissima noi celebriamo la sua opera di salvezza: dal Padre, per Cristo, nello Spirito Santo e facciamo risalire ogni lode e benedizione al Padre, per mezzo di Cristo nello Spirito Santo, per essere salvati. Ogni preghiera cristiana per dirsi tale ha questa struttura, non c’è altro accesso al Padre se non in Cristo e nello Spirito Santo. Pieni di stupore contempliamo, dunque, ciò che ha operato Dio, per esempio quando preghiamo la liturgia delle Ore, i Salmi, dove per misericordia noi, la Chiesa, siamo associati alla preghiera di Cristo e dello Spirito perché, dice la Costituzione apostolica Laudis canticum che introduce la liturgia delle Ore: «Il canto di lode che risuona eternamente nelle sedi celesti, e che Gesù Cristo sommo sacerdote introdusse in questa terra di esilio, la Chiesa ha conservato con costanza e fedeltà nel corso dei secoli e lo ha arricchito di una mirabile varietà di forme». I primi oranti in questa preghiera sono Cristo e lo Spirito e noi in loro e per loro. Anche la liturgia delle Ore è un’azione liturgica che richiede in qualche modo l’atteggiamento eucaristico: è il sacrificio della lode poiché lodare è obbedire, essere contenti che Dio sia Dio, che sia buono, grande, bello. Ci sta bene che egli sia. Siamo felici di essere creature da lui amate: da lui tutto, a lui tutto di noi in rendimento di grazie: abbiate in voi i sentimenti che furono in Cristo Gesù, direbbe l’apostolo Paolo (cf Fit 2,5). Noi amiamo Dio comunione di amore forma per la famiglia, le comunità, i popoli destinati a vivere in comunione e in pace condividendo le risorse della Terra. È così che la liturgia è vita. La nostra vita è la nostra liturgia, è come un habitus, uno stile e un atteggiamento del vivere. (fine)

Vivere il Mistero- La Solennità del Sacratissimo Corpo e Sangue di Cristo, com’è noto, è stata istituita nel XIII secolo. Ufficio, di grande spessore teologico, fu composto da san Tommaso d’Aquino e manifesta la profonda riconoscenza della Chiesa per il dono dell’Eucaristia, sintesi mirabile di tutti i doni di Dio. Nell’Eucaristia Cristo si fa nostro cibo, unendoci alla sua morte redentrice e alla sua risurrezione. Pane vivo, Pane del pellegrinaggio, già fin d’ora ci fa pregustare la gioia del banchetto celeste. II brano di Mc 14,12-16.22-26 riporta l’ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli. In questo solenne contesto egli istituisce l’Eucaristia. Notiamo alcuni elementi. Anzitutto il banchetto. Cosa significa? Che l’Eucaristia è all’interno di un contesto quotidiano, domestico (una cena tra amici) e allo stesso tempo ricco di valori simbolici (intimità e condivisione). L’Eucaristia, perciò, è ad un tempo esperienza di salvezza e di fraternità. Quando poi Gesù alza il calice, rende grazie a Dio. Gesù ringrazia il Padre per la sua opera a favore dell’umanità: dal dono della creazione a quello della liberazione, dal pane della mensa alla nuova alleanza. Celebrare l’Eucaristia significa, perciò, riconoscere il primato di un amore fedele e ringraziare. Quando, infine, Gesù spezza il pane e offre ai suoi discepoli il calice del vino, manifesta il senso profondo della sua esistenza: una vita vissuta nell’obbedienza al Padre, fino alla morte di croce, e in piena solidarietà con i fratelli. Con il pane e il vino, che diventano il corpo e il sangue, Gesù riafferma la volontà di donare se stesso. Con cura, con canti e preghiere, nella processione che segue la Messa della solennità del Corpo e Sangue di Cristo, adoriamo il Signore che sta dentro la nostra storia, città, paesi. Il discepolo, mangiando e bevendo, è chiamato ad entrare in questo dinamismo di donazione. Non è forse questo dinamismo il cuore della nuova alleanza? Nutrirsi del suo corpo e del suo sangue significa costituire una sola soggettività, dove l’uno desidera ciò che vuole l’altro. Una sola soggettività istituisce un’unione di progetto, per cui il discepolo, che diventa commensale di Cristo, prolunga nel tempo l’opera redentrice del Maestro.

Programma dal 29 maggio al 6 giugno

Letture: Deuteronomio 4,32-34 / Salmo 32 / Romani 8,14-17

Beato il popolo scelto dal Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore

 

 

 

PER CRISTO, NELLO SPIRITO AL PADRE! (di Sr. Cristina Cruciani).- Quando spieghiamo a principianti che cosa sia la liturgia della Chiesa, ci vengono in mente le risposte, rivelatesi poi perfettibili, che da sempre nella Chiesa si è cercato di dare, in particolare nei secoli XIX e XX con il così detto Movimento liturgico e quando cominciò a sorgere l’idea che la liturgia è vera scienza teologica. Per gradi si disse, dunque, che la liturgia è la preghiera della Chiesa (cf P. Gueranger 1805-1877) come preghiera cristiana affermando «l’incontestabile superiorità della preghiera liturgica su quella individuale». Dopo di lui il padre benedettino L. Beaudoin (1873-1953) definiva la liturgia «il culto della Chiesa», cioè il culto che la Chiesa corpo di Cristo rende con lui al Padre. La presenza attiva di Cristo nella liturgia la rende salvezza in atto. Tale visione è sulle vie che saranno proprie del Concilio Vaticano II: per la presenza attiva di Cristo, il culto della Chiesa si rivela come esercizio del sacerdozio di Cristo, di lui come capo e del suo corpo che sono i battezzati. Essa avviene facendo memoria dell’avvenimento della salvezza attraverso un rito così che la salvezza sia resa presente e attiva per gli uomini di ogni tempo e luogo fino a che non sia compiuta in tutti e in tutto. Più che definire la liturgia, la si può descrivere proprio per la forza del Mistero dell’opera di Dio che vi agisce. Essa è, infatti, azione di tutta la Trinità Santissima: il Padre, fonte di ogni bene, benedice (= dice bene); dice una Parola che è il Figlio, sull’umanità e lo dona, nell’azione dello Spirito Santo. Potremmo dire che questa è la liturgia prima: l’opera per e a favore del popolo che compie Dio per primo come un discendere. (continua)

VITA ECCLESIALE

Sabato 29 18.30 + Montesi Natale

 

+ Liliana e Attilio Ragazzini e deff. della famiglia

+ Agnellini Francesco

Domenica 30 10.30

 

18.30

+ Bartolini Permo

 

+ Toffanello Teresina

Lunedì 31    
Martedì 01 8.00 + Alma e Carlo
Mercoledì 02    
Giovedì 03 18.30 Fam. Asioli – Buttelli (viventi)
Venerdì 04 8.00 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano
Sabato 05 18.30 + Adolfo e coniugi Marangoni
Domenica 06 10.30

 

18.30

+ Gerardina, Felice e Alfonso

 

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

 

Maggio – Giugno 2021

Domenica 30

 

Ss.ma Trinità

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

 

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione per un secondo gruppo di bambini di IV elementare

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 31

 

Visitazione della B. V. Maria

S. Messa ad orario feriale

 

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Giovedì 03 Ore 20.30 (S. Cassiano) : S. Messa solenne del Corpus Domini con invito particolare ad accoliti e ministri straordinari della Comunione
Venerdì 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 06

 

Corpus Domini

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

 

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne che si conclude con la Benedizione Eucaristica.

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

1. Sono aperte le pre-iscrizioni all’«Estate ragazzi» che avrà luogo all’oratorio nel periodo 7 – 25 giugno. La scheda con le indicazioni di massima sono disponibili presso l’entrata della chiesa.

Visita alle famiglie con Benedizione.

E’ stato recapitato ad ogni famiglia un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.

Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa entro il 31 maggio.

E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,39-56 Mc 12,13-17 Mc 12,18-27 Mc 12,28b-34 Mc 12,35-37 Mc 12,38-44

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Dopo la solennità della Pentecoste, la Chiesa ci aiuta a posare lo sguardo della fede sul mistero della Trinità. La rivelazione, già a partire dall’Antico Testamento, ci presenta la vitalità e la pienezza di vita di Dio; un Dio che chiama, libera e fa storia con l’umanità, di cui Israele è primizia e profezia. La rivelazione vera e propria avviene però nel Nuovo Testamento, dove si attesta che il Verbo di Dio si è fatto carne. In lui Dio ha assunto un corpo e un volto; in quanto Signore risorto e glorificato ha poi inviato a noi lo Spirito Santo, nel quale possiamo chiamare Dio con l’appellativo di Abbà. La professione di fede battesimale trinitaria diviene così il primo fondamento originario dogmatico della trasmissione della fede trinitaria. La formula trinitaria di Mt 28,19 rinvia anzitutto al battesimo di Gesù, dove lo Spirito Santo è disceso su di lui e nel quale la voce del cielo ha stabilito la relazione filiale tra lui e il Padre. Gesù, dopo la sua risurrezione, convoca i discepoli «sul monte». Non sappiamo che monte sia, ma possiamo azzardare una lettura: è il monte delle beatitudini. Per cui possiamo dire che la pratica delle beatitudini porta all’esperienza della risurrezione. E, infatti, Gesù non aveva forse detto che i puri di cuore avrebbero visto Dio (cf Mt 5,8), quel Dio con noi, l’Emmanuele (cf Mt 1,23) che ora si è manifestato nel Cristo risorto? Perciò, vedere il Risorto non è il privilegio concesso storicamente a pochi, ma la possibilità donata a tutti coloro che si accostano a Cristo nella fede e ne vivono la parola. Ai discepoli, Gesù affida il mandato di annunciare ai popoli la buona novella del Regno di Dio, «immergendoli» nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Cosa significa? Per Paolo l’immersione nel nome è una partecipazione alla Passione, morte e risurrezione di Gesù (cf Rm 6,3-4). Il battesimo è la porta della salvezza (cf Mc 16,16) e allo stesso istante l’accesso alla comunione trinitaria. Il Dio trinitario è Padre, Figlio e Spirito Santo. Un Dio amore, dialogo e comunione di vita. Se è vero che l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio (cf Gen 1,26) guardando alla sua Origine impara a vivere nell’amore, nel dialogo e nella comunione con i propri simili. Al riguardo, c’era nella teologia del XIX secolo una frase ricorrente: «La santa Trinità è il nostro programma sociale». In pensatori come N. Fyodorov, F. Denison Maurice e altri, la Trinità era l’icona della vera comunione umana nella Chiesa, in primis, e poi nella stessa società.