Medjugorje, 25 Maggio 2021

“Cari figli!

Vi guardo e vi invito:

ritornate a Dio

perché Lui è amore

e per amore ha mandato Me a voi

per guidarvi sulla via della conversione.

Lasciate il peccato e il male,

decidetevi per la santità

e la gioia regnerà;

e voi sarete le mie mani tese

in questo mondo perso.

Desidero che siate preghiera e speranza

per coloro che non hanno conosciuto

il Dio d’amore.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Siamo chiamati a invocare la Madonna perché “guardi” la nostra popolazione

di don Alberto Baraccani, parroco di Fruges

In questo mese di maggio è stato chiesto a me il compito di scrivere l’introduzione al Nostro S. Paolo.

Sono ormai 55 anni che svolgo la mia attività pastorale in questa Comunità e posso dire di conoscere la devozione che il popolo massese ha verso la Madre di Dio. L’ha voluta come custode dei nostri morti, chiamandola e invocandola “Beata Vergine della Consolazione” (e che bisogno abbiamo di consolazione!): Quando le città avevano “le Porte”, fu posta dai massesi la statua della Vergine, invocata come Madonna della Porta. Una guardia sicura!

Negli anni ’80 fui incaricato da don Orfeo di fare una ricerca storico-fotografica sui pilastrini e le immagini della Madonna, disseminate nelle piazze e nelle vie della città. Quante, particolarmente in campagna, vegliavano sulle porte delle case!

Anche se i tempi hanno tolto un po’ di smalto alle nostre tradizionali devozioni alla Vergine, siamo chiamati, oggi più che mai, a invocare la Madonna perché “guardi” la nostra popolazione dal Covid19 e da ogni virus maligno.

Salve Regina, aiuto dei cristiani!

Programma dal 22 al 30 maggio

Letture: Atti 2,1-11 / Salmo 103 / Galati 5,16-25

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27;16,12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore

VIENI SANTO SPIRITO
Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.
O luce beatissima,
invadi nell'intimo
il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza,
nulla è nell'uomo,
nulla senza colpa.
Lava ciò che è sórdido,
bagna ciò che è árido,
sana ciò che sanguina.
Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto,
ospite dolce dell'anima,
dolcissimo sollievo.
Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.
Dona ai tuoi fedeli,
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.
Amen

VITA ECCLESIALE

Sabato 22

18.30

+ Castelli Adriano

+ Zanoni Alfa

+ Galanti Gnesella

Domenica 23

10.30

18.30

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Guadagnini Silvana

Vivi e defunti famiglie Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

Lunedì 24

18.30

+ Dovadola Monica

Martedì 25

8.00

+ Buganè Mario

Mercoledì 26

   

Giovedì 27

18.30

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Patrick e Margaret

Venerdì 28

8.00

+ Senzani Pellegrina

+ Agnellini Francesco, Piccolo Francesco e Librandi Antonietta

Sabato 29

18.30

+ Montesi Natale

+ Liliana e Attilio Ragazzini e deff. della famiglia

Domenica 30

18.30

+ Toffanello Teresina

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Maggio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 23

Pentecoste

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione per un primo gruppo di bambini di IV elementare

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 24

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Martedì 25

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Mercoledì 26

S. Filippo Neri

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Giovedì 27

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Venerdì 28

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Sabato 29

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Domenica 30

Ss.ma Trinità

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione per un secondo gruppo di bambini di IV elementare

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

1. Sono aperte le pre-iscrizioni all’«Estate ragazzi» che avrà luogo all’oratorio nel periodo 7 – 25 giugno. La scheda con le indicazioni di massima sono disponibili presso l’entrata della chiesa.

Visita alle famiglie con Benedizione.

E’ stato recapitato ad ogni famiglia un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.

Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa entro il 31 maggio.

E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gv 19,25-34

Mc 10,28-31

Mc 10,32-45

Mc 10,46-52

Mc 11,11-25

Mc 11,27-33

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Oggi la Chiesa celebra la Pentecoste, dove Dio, nel suo Figlio, ha riversato il suo Spirito, senza misura, sull’umanità intera. L’umanità è divenuta così il suo tempio vivo. Lo Spirito è luce che ci conduce alla pienezza della verità; è fuoco che ci purifica liberandoci così da ogni ipocrisia; è acqua viva e vivificante che attraverso i sacramenti edifica l’uomo nuovo; è soffio creatore che ci raccoglie dalle dispersioni all’unità della fede. Ecco perché questo giorno è contrassegnato dalla gioia, dalla lode e dall’azione di grazie. Luca ci ricorda che nel giorno di Shavuot (Pentecoste) i discepoli furono rivestiti di potenza dall’alto, ovvero lo Spirito del Risorto si manifestò tra loro penetrandone il cuore, l’intelligenza e la vita. Subito si fece chiara un’evidenza: Gesù era risorto e secondo la sua promessa inviava loro il Consolatore. Bisogna sapere che la festa di Pentecoste era una delle tre grandi celebrazioni della fede ebraica. Con la Pasqua (Pesah), celebrata a primavera, si ricordava la liberazione dall’Egitto; con la Pentecoste, invece, il dono della Legge al Sinai; con la festa delle Capanne (Sukkot), il ricordo del cammino, sotto le tende, verso la terra della libertà. Se la Pasqua celebra il tempo del fidanzamento, la Pentecoste sigilla il tempo del matrimonio (alleanza) tra Dio e il suo popolo. Ma pienezza e compimento della Pasqua e della Pentecoste è Gesù morto e risorto. Da questo evento, un nuovo linguaggio si diffonde, si odono parole nuove, e lingue mai prima conosciute si intrecciano in un unico inno di giubilo. Questo provoca meraviglia e stupore in quelli che erano venuti a Gerusalemme per la festa. Il testo evangelico ci porta al cuore dei Discorsi di addio. Gesù assicura i suoi discepoli che sarà loro vicino mediante lo Spirito Santo, il quale svolge tre funzioni. Anzitutto testimonia e glorifica Gesù, poi guida i discepoli alla pienezza della verità. La prima funzione è legata alla testimonianza. Giovanni usa il verbo martyre («rendere testimonianza»). Questa funzione era stata già attribuita a Giovanni Battista, alle opere, al Padre e alle Scritture (cf Gv 5,31-39). Dopo la Pasqua sarà la funzione precipua dello Spirito. Questa testimonianza è cristologica, ovvero si concentra su Gesù. Difatti è lo Spirito che fa conoscere Gesù, la sua identità, la sua missione, il senso ultimo della sua Pasqua. Riguardo poi alla glorificazione, sappiamo che Gesù è già stato glorificato dopo aver dato il boccone a Giuda (cf Gv 13,31ss). In quell’ora ha manifestato la gloria, che egli aveva prima ancora della fondazione del mondo. Ora però Gesù parla di una glorificazione futura ad opera dello Spirito, i cui primi destinatari e beneficiari saranno anzitutto i discepoli. ln una parola, lo Spirito donerà ai discepoli di vivere com’è vissuto il loro Maestro (cf Gv 17,22.26). E giungiamo alla terza funzione, quella della guida. La funzione di guida è attribuita nella Scrittura a Dio nell’esodo (cf Es 13,17) e alla Sapienza nei confronti dei giusti (cf Sap 9,11). Lo Spirito, afferma Gesù, vi guiderà alla verità. Se per il IV Vangelo la verità è Gesù stesso, significa che lo Spirito rivela pienamente il mistero di Cristo. E lo fa in due modi: introducendoci dentro Cristo, aiutandoci cioè ad interiorizzarne la presenza, e mediante una pedagogia della progressività. Per cui, la verità ci sta sempre davanti, non è una realtà che possiamo possedere ma una Presenza che ci possiede nella libertà della fede.

Programma dal 15 all’23 maggio 2021

Letture: Atti 1,1-11 / Salmo 46 / Efesini 4,1-13

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 15 18.30 + Adolfo Tabanelli e deff. della famiglia
Domenica 16 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Cotroneo Giorgio (20° anniv.)

Lunedì 17 18.30 Per Maria Teresa e Monica (viventi)
Martedì 18
Mercoledì 19 18.30 + Sangiorgi Gian Battista
Giovedì 20 18.30 + Ines
Venerdì 21 8.00 + Senzani Pellegrina

+ Antonio

Sabato 22 18.30 + Castelli Adriano

+ Zanoni Alfa

Domenica 23 10.30

18.30

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Vivi e defunti famiglie Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Maggio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 16

Ascensione del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.00 (S. Cassiano) : Solenne pontificale presieduto da Mons. Mosciatti e Benedizione alla città e diocesi.

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 17 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Martedì 18 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Mercoledì 19 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Giovedì 20 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Sabato 22

S. Rita da Cascia

S. Messa alle ore 18.30

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Domenica 23

Pentecoste

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione per un primo gruppo di bambini di IV elementare

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

1. Sono aperte le pre-iscrizioni all’«Estate ragazzi» che avrà luogo all’oratorio nel periodo 7 – 25 giugno. La scheda con le indicazioni di massima sono disponibili presso l’entrata della chiesa.

Visita alle famiglie con Benedizione.

E’ stato recapitato ad ogni famiglia un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.

Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa entro il 31 maggio.

E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 16,29-33 Gv 17,1-11a Gv 17,11b-19 Gv 17,20-26 Gv 21,15-19 Gv 21,20-25

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- L’evangelista Marco ci fa comprendere il mistero dell’Ascensione attraverso un’apparente contraddizione: «Il Signore Gesù fu elevato in cielo» e «agiva insieme con loro». Alla fine del suo Vangelo – il primo redatto e consegnato alla Tradizione – Marco ribadisce il nesso tra la parola di grazia e i «segni» di guarigione. In tal modo il mistero di Cristo – nato, morto, risorto e asceso al cielo – fa tutt’uno con il mistero della Chiesa, suo corpo, che lo rende presente nella storia come energia di bene e di pace per tutti. Dalla risurrezione e dall’ascensione del Signore scaturiscono gioia profonda, pienezza assoluta, comunione ampia. Cielo e terra si fondono in un abbraccio, che ci redime e ci salva a partire da ogni nostro limite che, oggi, è ampiamente redento e benedetto. L’evangelista Luca dice che i discepoli sono totalmente rapiti da Gesù che ri-sale alle sorgenti della sua intimissima e unica comunione con il Padre: «Mentre lo guardavano fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi». Con questo versetto si conclude il tempo in cui il Signore Gesù «si mostrò a essi vivo… durante quaranta giorni» e si apre un’altra tappa della storia della salvezza che è segnata dall’attesa di un ritorno. Non è la stessa cosa attendere qualcosa o qualcuno che venga per la prima volta, oppure attendere il ritorno di qualcuno o di qualcosa: «Verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». Come ci ricorda l’apostolo Paolo, vi è una domanda importante che dobbiamo saperci porre al cuore di questa festa: «Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra». Non certo per una passeggiata di piacere, come capitava di fare agli dei che popolano le mitologie, ma esattamente per trasmetterci il «modo» di abitare la terra tanto da renderla una pregustazione del cielo. Per la Chiesa e per tutti noi oggi è un giorno di grande gioia: il Signore Gesù risorto dai morti, dopo avere aperto per ciascuno di noi una via per vivere in modo pieno la nostra esistenza, ci apre pure le porte del cielo. La Chiesa prega con sentimenti colmi di commozione mista a una comprensibile fierezza «e noi membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria» (Colletta). La Chiesa non solo ci fa pregare, ma pure ci fa sperare serenamente e quasi allegramente. Infatti, l’Ascensione porta a compimento il mistero dell’Incarnazione così come si è attuata nell’esperienza di Gesù di Nazareth, riconosciuto come Signore. Il Verbo del Padre, generato prima di ogni creatura, rappresenta per ciascuno di noi e per ogni uomo e donna in questo mondo il punto di riferimento, l’asse attorno a cui organizzare tutta la nostra esperienza di vita per «arrivare tutti allo stato di uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13). Il mistero dell’Ascensione ci invita ad affrettare il passo verso il cielo, ossia verso la pienezza, la totalità, la ricapitolazione di tutto ciò che fa parte della nostra vita e della nostra storia perché la forza che proviene dal mistero pasquale possa essere «pienezza di tutte le cose» (Ef 4,10). La nostra umanità è ormai l’unica via per essere divinizzati, senza essere in nulla de-umanizzati. Il Vangelo della risurrezione secondo Marco si conclude con una nota particolare «non dissero niente a nessuno perché avevano paura». Il racconto dell’Ascensione secondo Marco è un solenne invito al coraggio che arriva perfino a prendere «in mano i serpenti», ossia a non temere nulla neppure il male da cui siamo attorniati. Questo perché il mistero pasquale di Cristo, se riempie ormai «tutte le cose» (Ef 4,10), non può che colmare in pienezza il nostro cuore.

Programma dal 8 all’15 maggio 2021

Letture: Atti 10,25-26.34-35.44-48 / Salmo 97 / 1 Giovanni 4,7-10

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 08 18.30 + Angelo e Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 09 10.30 + Antonio
Lunedì 10 18.30 + Giuseppe
Martedì 11
Mercoledì 12 18.30 Deff. fam. Giacometti, Mussino, De Giovanni
Giovedì 13 18.30 Per le famiglie Asioli e Tronconi (viventi)
Venerdì 14
Sabato 15 18.30 + Adolfo Tabanelli e deff. della famiglia
Domenica 16 18.30 + Cotroneo Giorgio (20° anniv.)

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Maggio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 09

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 10 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Martedì 11 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Mercoledì 12 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Giovedì 13 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 14

S. Mattia Ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Sabato 15 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 16

Ascensione del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

1. Sono aperte le pre-iscrizioni all’«Estate ragazzi» che avrà luogo all’oratorio nel periodo 7 – 25 giugno. La scheda con le indicazioni di massima sono disponibili presso l’entrata della chiesa.

Visita alle famiglie con Benedizione.

E’ stato recapitato ad ogni famiglia un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.

Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa entro il 31 maggio.

E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,26-16,4 Gv 16,5-11 Gv 16,12-15 Gv 16,16-20 Gv 15,9-17 Gv 16,23b-28

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia della Parola di questa domenica è l’amore. Il brano evangelico (in continuità con la 5a domenica di Pasqua) esordisce con un’affermazione importantissima: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi» (Gv 15,9). Per 2 volte abbiamo il verbo «amare» (agapào). Nella lingua pre-biblica questo verbo aveva un senso piuttosto pallido; significava solamente «accontentarsi di qualcosa». Quando, però, con la Settanta è stato adottato per tradurre il verbo ebraico «‘ahàv» ha assunto una caratteristica propria ed è passato ad esprimere la forma più alta dell’amore. In Gesù viene a caricarsi ulteriormente di nuove prospettive e significati, fino a descrivere niente meno che l’amore che lega Gesù a Dio, il Padre. C’è però un altro aspetto da tener presente. Il termine greco kathos («come») non esprime solo il modello e il modo di amare, ma anche l’origine e il fondamento dell’amore. In questo orizzonte possiamo dire che l’autorivelazione dell’amore di Dio fonda e suscita allo stesso momento l’amore che dobbiamo manifestare per il nostro prossimo. Anche per questo Gesù prosegue dicendo: «Rimanete nel mio amore» e «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15,9b.12). Gesù parla di amore come di comandamento. Il termine entolè («comandamento») non ha però un valore legalistico. Si potrebbe tradurre con «prospettiva di vita» oppure «orizzonte fondamentale di vita». Il comandamento ricevuto propone, perciò, una nuova forma di esistenza basata sull’amore. Questa è l’eredità che Gesù lascia alla sua Chiesa. Ma entolè possiamo tradurlo anche «procedura» oppure «istruzione», ovvero quella regola madre che ci permette di fare una determinata cosa e farla bene. Se il comando fa parte del mondo del dovere, la procedura è un metodo comprovato dall’esperienza ed è dentro il funzionamento stesso delle cose. Gesù, con il comandamento nuovo dell’amore, ci manifesta la procedura divina, la procedura madre, per cui tutto esiste e sussiste. C’è poi una particolarità: Gesù parla del suo comandamento, che racchiude il «come io ho amato voi» (Gv 15,12). L’amore come forza e bellezza del mondo è stato predicato, indicato, cantato da molti, ma mai nessuno ha detto: «Amatevi come io vi ho amati» come ha fatto invece Gesù, ponendo se stesso a misura e riferimento dell’amore verso gli altri. Con queste parole, allora, non abbiamo solo un invito ad amare; queste parole ci rivelano chi è Gesù. Egli è la regola madre dell’amore, il riferimento ispirante, il suo principio e la sua incarnazione, perché Gesù è il Figlio di Dio. Gesù chiama i suoi discepoli «amici». Se teniamo presente il percorso tracciato dal IV Vangelo, vediamo come vi sia un passaggio graduale di quanti seguono Gesù. Inizialmente sono discepoli (cf Gv 1,35-37), poi vengono chiamati amici (cf Gv 15,14) e infine fratelli (cf Gv 20,17). Vi è una crescita di conoscenza che porta all’intimità familiare. La conoscenza è fondamentate perché opera un passaggio: dalla schiavitù (servi) alla libertà (amici). Gesù si è fatto testimone e portavoce di quanto udito presso il Padre (il Vangelo della salvezza). I discepoli, che devono portare il suo annuncio nel mondo, non sono perciò meri esecutori di un di segno sconosciuto, ma di un progetto di cui sono messi a parte e al quale sono chiamati a collaborare.

Programma dal 1 all’8 maggio 2021

Letture: Atti 9,26,31 / Salmo 21 / 1 Giovanni 3,18-24

A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 01
Domenica 02 10.30

18.30

+ Becca Luigi

+ Stefano

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Lunedì 03 18.30 + Marianna
Martedì 04 8.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Mercoledì 05 18.30 + Signani Mara e il padre

+ Conti Arturo

Giovedì 06
Venerdì 07 8.00 + Alide
Sabato 08 18.30 + Angelo e Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 09 10.30 + Antonio

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Maggio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 02

V di Pasqua

Giornata di sensibilizzazione per il sostegno economico alla chiesa cattolica

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 03

Ss. Filippo e Giacomo ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Martedì 04 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Mercoledì 05 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Giovedì 06 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 07 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.30 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Sabato 08 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 09

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Visita alle famiglie con Benedizione.

In questi giorni è iniziata la distribuzione ad ogni famiglia di un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.

Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa entro il 31 maggio.

E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 14,6-14 Gv 14,27-31a Gv 15,1-8 Gv 15,9-11 Gv 15,12-17 Gv 15,18-21

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Com’è noto, Gv l5 fa parte dei Discorsi di addio. Sono le ultime parole del Maestro, quelle essenziali, fondamentali, testamentarie. In Gv 14,31 leggiamo che Gesù invita i suoi ad alzarsi e uscire. Con Gv 15-17 sembra ripensarci. L’evangelista inserisce, infatti, un lungo discorso di ben tre capitoli. Solo al capitolo 18 l’ordine di Gesù viene posto in atto: «Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli» (Gv 18,1). Con molta probabilità l’edizione originaria del Vangelo non aveva i tre suddetti capitoli. È stato un redattore ad aggiungerli come frutto dell’esperienza della comunità cristiana. Per cui possiamo altresì affermare che Gv 15,17 altro non è che l’esperienza preziosissima fatta dalla Chiesa nascente del Signore risorto. Ma c’è un altro aspetto da tener presente. Le parole di Gesù sono inserite in un contesto eucaristico. L’esordio di Gv 13 ci ha infatti collocati nell’ultima cena. Questo significa che coloro che si cibano del pane di Cristo diventano a loro volta pane spezzato per i fratelli attraverso l’amore e il servizio. Questo è il frutto di cui parla Gesù. Nei primi otto versetti, Gesù invita ripetutamente a rimanere in Lui. Perché questa insistenza? Sono diversi i motivi per cui il discepolo è chiamato a rimanere nel Signore. Ma forse c’è una ragione più profonda. «Rimanere» esprime, nella teologia giovannea, il rapporto maturo che il discepolo ha instaurato con Gesù; un rapporto stabile, che non ha più nessuna nostalgia, che non sogna più altre appartenenze. La forma del dimorare, inoltre, è quella del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre (cf Gv 14,10) e dello Spirito Santo in entrambi (cf Gv 1,32-33). Questo ci fa intuire che il «rimanere» non è certo statico ma dinamico, inesauribile, reciproco e nell’amore. Se Gesù insiste è perché sa molto bene come questa stabilità sia faticosa e impegnativa nel cammino della sequela. Ma c’è un altro motivo: la nostra vita è fatta di legami e sussiste attraverso i legami. Il legame è ciò che permette il passaggio della vita. Quando Gesù ci dice che il suo legame con noi è simile a quello della vite con il tralcio significa che il suo legame è totale, fedele e indistruttibile. Dobbiamo, allora, verificare quale tipo di legame abbiamo instaurato con Cristo e se siamo a lui legati con vincoli profondi. Rimanere in Gesù significa, concretamente, rimanere nelle sue parole. Ciò significa che la comunione con Cristo comporta un’interiorizzazione graduale della sua rivelazione. Ma non solo: l’accoglienza di Gesù implica anche l’assunzione del suo messaggio e, legato al messaggio, della sua prassi di vita, delle sue scelte esistenziali, delle sue logiche e preferenze. In una parola, bisogna acquisire il suo stesso modo di pensare e agire. Questo non sta solo nel desiderio e nella volontà del discepolo. È un dono dall’alto, come ci fa capire Luca narrandoci che Paolo, sulla via di Damasco, aveva visto il Signore. Allora: interiorizzare la Parola di Dio significa interiorizzare Cristo nella propria vita. Sorge una domanda: che rapporto abbiamo con la Parola di Dio, con il Vangelo? Nel ritmo delle nostre giornate dedichiamo un tempo all’ascolto, alla riflessione e all’approfondimento della rivelazione biblica? È nota l’affermazione di Claudel: «l cattolici hanno un cosi grande rispetto per la Bibbia che se ne stanno il più lontano possibile». Ma l’ignoranza delle Scritture, ammoniva san Girolamo, è ignoranza di Cristo. Se manca questa conoscenza a cosa si riduce il nostro cristianesimo?