Programma dal 12 al 20 novembre 2022

Letture: Malachia 3,19-20a / Salmo 97 / 2 Tessalonicesi 3,7-12

Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.00
  • + Tozzola Angelo (1° anniv.)
Domenica 13 10.30

18.00

+ Resta Maria, Luigi e Paolo

+ Santese Paolo e Frascerra Anna

Lunedì 14
Martedì 15
Mercoledì 16 18.00 + Cappadonia Giuseppe

+ Rossella

Giovedì 17
Venerdì 18
Sabato 19 18.00
  • + Elisabetta, Guido, Vittorio, Giuseppe, Salvatore e Lucia
Domenica 20 10.30

18.00

+ Deremo e Luciana

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. fam. Dovadola Ivano e Ruffini e parenti deff.

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13

XXXIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 14 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 16 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del Coro S. Paolo
Venerdì 18

Dedicaz. Basiliche Ss.Pietro e Paolo

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 20

N.S. Gesù Cristo

Re dell’universo

Festa parrocchiale del Ringraziamento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai lavoratori

dei campi

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 18,35-43 Lc 19,1-10 Lc 19,11-28 Lc 19,41-44 Lc 19,45-48 Lc 20,27-40

Vivere il Mistero- L’odierna liturgia della Parola è aperta da un oracolo minaccioso e terribile per «i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia», integrato da una promessa «per voi, che avete timore del mio nome». Nella seconda lettura l’apostolo Paolo si propone ai Tessalonicesi come modello per indicare uno stile operoso e serio. A tutti occorre evitare di cadere nell’ozio, nel disordine, nella confusione. Gesù, proprio come Paolo, non si accontenta di una visione superficiale e disimpegnata della vita. Di fronte alla gente entusiasta della bellezza del tempio di Gerusalemme e del suo ornato, egli richiama l’assoluta non definitività di questo edificio. Per quanto esso appaia adesso bello e possa essere vissuto con un senso di orgoglio estetico, nazionale, cultuale o anche religioso, resta vero che: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Lo sconcerto dell’annuncio porta gli ascoltatori a domandare quando tutto ciò dovrebbe accadere e quale sarà il segno dell’imminenza di questo disastro. Più che una risposta a tale quesito, il testo evangelico odierno ci riporta la parola di Gesù, preoccupato che non cadiamo in inganno individuando falsi segni. In effetti si può essere tentati di individuare le infinite e policrome disgrazie della storia come segni della fine: falsi profeti e messia, guerre e rivoluzioni, insurrezioni e conflitti, terremoti, carestie e pestilenze, fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Potrebbe essere un crescendo travolgente delle terribili dimensioni della realtà storica, in particolare per i discepoli, non è ancora finito. L’opposizione ai cristiani attraverserà le loro famiglie e i rapporti più cari: «Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi». In conclusione, la situazione del cristiano è collocata in una tensione drammatica: da una parte le tragedie del tempo e la non accoglienza del Vangelo – «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome» – ma al tempo stesso abbiamo la rassicurazione che «nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». È evidente allora quale debba essere la virtù che permette di vivere il presente nelle sue contradditorie, contemporanee dimensioni di tragedia e di presenza di Dio. La spensieratezza illusa o l’improvvisazione godereccia non saranno mai lo stile vero del cristiano. La sola sfida per tutti noi è la «perseveranza». Si tratta di raggiungere la capacità di resistere di fronte al male, senza soccombervi, ma cercando di tirare fuori a tutti i costi qualche qualità che sia contraria alle violenze che si spalancano spesso davanti a noi e che ci vorrebbero inghiottire come vittime o moltiplicatori di male. Qui ci può aiutare molto il coraggio dell’apostolo Paolo che, in un punto decisivo delle sue lettere, ha osato scrivere con la superiore lucidità del Vangelo: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene». (don Ermenegildo Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone (continuazione) (di don D. Ravelli)

Nel Messale tridentino, durante le cinquantadue domeniche dell’anno, erano lette poco più del dieci percento dei versetti della Bibbia. Da qui l’introduzione, nel nuovo 0rdinamento, delle letture di un ciclo di tre anni liturgici (A,B,C) che si aggiunge alle letture delle festività. La varietà dei testi regolarmente proclamati viene arricchita anche dall’introduzione, nelle domeniche e nelle feste, di una prima lettura tratta dall’Antico Testamento. Inoltre, per aiutare i fedeli a nutrirsi da questa mensa, viene vivamente raccomandato il dovere di fare l’omelia nelle domeniche e nei giorni festivi, norma che già il Concilio di Trento aveva richiamato ma non sempre era stata applicata (cf. SC 52; Premesse OLM 24-25). Da tale rinnovamento nasce l’esigenza di recuperare l’importanza dell’ambone come spazio eminente, significativo, monumentale e solenne per proclamare, annunciare e commentare la Parola di Dio. Anche Benedetto XVI, nell’esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini (68) ribadisce: «Un’attenzione speciale va data all’ambone, come luogo liturgico da cui viene proclamata la Parola di Dio». Esso, pertanto, non può essere considerato un oggetto d’arredo, un «leggio», ma deve proporsi come un vero «luogo liturgico», uno spazio, un vero e proprio locus Verbi quindi un elemento strutturale che deve relazionarsi con l’altare, confrontarsi e competere per forza, dinamicità e grandezza, e armonizzarsi con l’architettura dell’edificio sacro. L’importanza data all’annuncio della Parola di Dio nella celebrazione ha trovato sempre la sua debita espressione nello spazio dell’aula liturgica. Quando la comunità cristiana inizia a dare al luogo di culto una struttura propria, realizza subito per esso un luogo peculiare e di rilievo. 0riginariamente la struttura dell’ambone è semplice: si configura come un podio alto posto in mezzo all’assemblea, in modo da facilitare sia la proclamazione sia l’ascolto della Parola. L’esempio si traeva dall’uso sinagogale, come la tribuna descritta nel Libro di Neemia (8,1-12) ed eretta affinché il sacerdote Esdra dall’alto potesse leggere e spiegare il libro della Legge, mentre il popolo acclamava e sottolineava con gesti eloquenti (levarsi in piedi, alzare le mani, inginocchiarsi, prostrarsi con la faccia a terra) la sacralità e l’importanza della Parola annunciata. [2-continua]

Programma dal 5 al 13 novembre 2022

Letture: Sapienza 11,22-12,2 / Salmo 144 / 2 Tessalonicesi 1,11-2,2

Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.

Dal Vangelo secondo Luca (20,27-38)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 05

18.00

  • + Guida Vincenzo e Rocco Maria Carmela e Leonina
  • + Mazzini Franco

Domenica 06

10.30

Crina (vivente)

+ Prandini Pietro

+ Balestri Franco, Dalle Vacche Enzo, Edgardo e Martini Elisa

Lunedì 07

18.00

+ Gattucci Stefano

Martedì 08

   

Mercoledì 09

18.00

Deff. fam. Costanzo e Piccolo

Giovedì 10

   

Venerdì 11

   

Sabato 12

18.00

  • + Tozzola Angelo (1° anniv.)

Domenica 13

10.30

18.00

+ Resta Maria, Luigi e Paolo

+ Santese Paolo e Frascerra Anna

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

(anticipato alle 16.55 [prima della Via Crucis]

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 06

XXXII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Lunedì 07

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Martedì 08

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Mercoledì 09

Ded. basilica Lateranense

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Giovedì 10

Dedicazione Chiesa di S. Paolo

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 11

S. Martino di Tours

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica 13

XXXIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 17,1-6

Lc 17,7-10a

Gv 2,12-13

Lc 17,20-25

Lc 17,26-37

Lc 18,1-8

Vivere il Mistero- Rispondendo ai Sadducei, Gesù parla della risurrezione futura e difende la vera rivelazione su Dio. Egli smaschera una teologia falsamente «biblica», che dalla casistica morale crede di dedurre la verità dell’annuncio. I sadducei sono legati a una interpretazione letterale e rattrappita della Scrittura. Essi credono di poter trovare nella legge del levirato la dimostrazione biblica che non c’è risurrezione dai morti. Infatti, se un uomo deve sposare la moglie del più stretto consanguineo defunto, allora la risurrezione non ci può essere, altrimenti in cielo si creerebbe un conflitto. Di chi sarebbe moglie colei che è stata legittimamente sposata a due fratelli? Figuriamoci il caso parossistico della donna maritata a ben sette fratelli, senza aver avuto figli da nessuno di loro! Gesù osserva che i sadducei non si rendono conto che il cielo e la terra si muovono su due ordini ben diversi. Il loro falso ragionamento biblico non ha un’idea adeguata di cos’è il mondo della risurrezione: là i corpi non hanno la fisicità e la sessualità che sono necessari alla vita terrena. Ivi non c’è bisogno di procreazione perché i risorti «non possono più morire» e sono figli di Dio in una maniera nuova. Poiché, però, i sadducei hanno addotto – almeno a loro parere – una prova biblica, anche Gesù cita i testi della Scrittura e, prendendo una formulazione del nome divino contenuto in un passo indiscutibilmente centrale, arriva a dichiarare che la qualificazione «il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe» implica che i patriarchi elencati nel nome di Dio siano persone vive. Dio non è il Signore di ombre o di un regno di morti. Le ultimissime parole di Gesù sono caratteristiche della redazione lucana: non solo Dio è circondato da viventi nel suo regno, ma i viventi sono tali perché da lui ricevono la vita. In Luca non si trova la costatazione che abbiamo in Marco – «Voi siete in grave errore» – ma l’errore paradossale dei sadducei è altrettanto evidente. La liturgia di questa domenica offre un importante spunto di riflessione sulla risurrezione futura. La nostra destinazione futura è in rapporto necessario con quello che concretamente viviamo. La risurrezione del nostro corpo non è soltanto un fatto per così dire «biologico», ma se risorgerò è per la fedeltà di Dio che non lascia cadere nel nulla le cose per cui le sue creature si sono impegnate. Tutto quello che, per amore o per fedeltà, abbiamo subìto, avrà una ricompensa grande perché il dono della vita che avremo da Dio è un dono di lui ma anche, in certa misura, un risultato della nostra azione e del nostro coraggio nella vita. (don Ermenegildo Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone. (di don D. Ravelli)

I santi segni, – ci ricordava Romano Guardini – ci «parlano», senza usare le parole, sia dell’uomo sia di Dio. Nel nostro cammino, attraverso i segni dell’aula liturgica, incontriamo l’ambone, il luogo che dà voce a Dio, il luogo da cui risuona per noi la sua Parola. Ma già la sua stessa presenza, opera del genio e dell’arte umana, è capace di significarci il mistero della salvezza che lì viene celebrato. Collocato generalmente in un posto elevato, in relazione all’altare e all’assemblea liturgica, possibilmente fisso e di nobile bellezza, vuole essere un monumento vivo dell’annuncio salvifico del Signore risorto. Questo è il «luogo liturgico» riservato alla proclamazione della Parola di Dio e all’annuncio della risurrezione. Se l’altare è icona del «sacrificio di Cristo», l’ambone, per usare un’immagine di Germano di Costantinopoli, è icona del «santo sepolcro vuoto». Il Concilio Vaticano II nella Costituzione sulla sacra liturgia ricorda che «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa e in modo speciale nelle azioni liturgiche […]. E’ presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura» (SC 7). Più avanti continua: «Nella liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia ancora il suo Vangelo; il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera» (SC 33; cf. 0rdlnamento Generale del Messale Romano [OGMR 2004] 29 e 55). La liturgia è il luogo privilegiato della proclamazione e attuazione della Parola, perché «nella sua parola è presente il Cristo, che attuando il suo mistero di salvezza, santifica gli uomini e rende al Padre un culto perfetto» (Premesse dell’Ordo Lectionum Missae [= OLM 1981] 4). La riforma liturgica ha portato la Parola di Dio, contenuta nella Scrittura, nella sua autentica collocazione, tanto da diventare uno degli elementi principali del rinnovamento. Il Concilio aveva chiesto per tutte le celebrazioni, tanto per i sacramenti quanto per i sacramentali, una «lettura della sacra Scrittura più abbondante, più varia e meglio scelta» (SC 35; cf . Premesse OLM 3 e Verbum Domini, 61). Basta pensare che fino a quel momento, al di là dell’Eucaristia, tutti gli altri sacramenti potevano essere celebrati senza leggere alcun testo della Scrittura. Ecco perché la stessa Costituzione liturgica prescriveva: «Affinché la mensa della Parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia in modo che, in un determinato numero di anni, si legga al popolo la maggior parte della sacra Scrittura» (SC 51). [1-continua]

Programma da 29 ottobre al 6 novembre 2022

Letture: Sapienza 11,22-12,2 / Salmo 144 / 2 Tessalonicesi 1,11-2,2

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (19,1-10)

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».

Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 29 18.30 + Montesi Natale

Per la famiglia De Rosa (viventi)

Domenica 30 10.30

18.00

+ Sisti Torquato e Luciana

+ Liverani Paolo

Lunedì 31 18.00 + Sangiorgi G. Battista, Giacomo e Vittorina, Raimondo e Maria

+ Benfenati Anselmo

Martedì 01 10.30 + Renzo Garbellini

+ Giorlando Maria, Diliberto Giuseppe, Amedeo Melchiorre, Milotta Maria

Mercoledì 02 8.00

15.00

18.00

+ Dovadola Ivano, Ruffini Armanda, Dovadola Monica

Deff. fam. Foschini, Capucci, Rabeggiani, Farolfi e Pacilli

+ Biancoli Vincenzo, Elisa e deff. Biancoli e Penazzi

Per tutti i defunti

+ Marconi Francesco, Angelo e Giuseppina

Deff. fam. Boldrini e Galanti

+ Preda Maria Teresa

Giovedì 03 18.00 + Facchini Franca e Lanzoni Marta
Venerdì 04 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Sabato 05 18.00 + Guida Vincenzo e Rocco Maria Carmela e Leonina
Domenica 06 10.30 + Prandini Pietro

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.20 S. Rosario

(anticipato alle 16.50 [prima della Via Crucis] )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre – Novembre 2022

Domenica 30

XXXI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 31 Ore 19.30 (oratorio) : Festa dei Santi (vedi sotto)
Martedì 01

Tutti i Santi

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario intero per tutti i defunti

Mercoledì 02

Commemorazione fedeli defunti

Ss. Messe alle ore 8.00 e 18.00 (S. Paolo) e

Ore 10.00 (Santuario)

Ore 15.00 (Santuario) : S. Messa (segue benedizione alle tombe)

Giovedì 03 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Venerdì 04 Comunione agli impediti del ”Primo venerdì del mese”

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Sabato 05 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Domenica 06

XXXII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Festa dei Santi (all’oratorio)

Lunedì 31 ottobre programma:

ore 19.30 Cena insieme

ore 21.00 Giochi per bambini e adulti

a seguire Sfilata dei “Santi”

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Attenzione. Da domenica 30 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 14,12-14 Mt 5,1-12a Mt 25,31-46 Lc 15,1-10 Lc 16,1-8 Lc 16,9,15

Vivere il Mistero- La prima lettura motiva l’incredibile misericordia/compassione di Dio con la sua onnipotenza creatrice. Con chiara lucidità Salomone afferma: «Non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata» (Sap 11,24). La seconda lettura insiste sul tempo presente come uno spazio in cui si prepara il compimento. Non si deve perciò credere che «il giorno del Signore sia già presente» (2Ts 2,2), ma restare in preghiera e attesa. Zaccheo, il protagonista del Vangelo, fa capire bene che il Signore è capace di investire il tempo come spazio del cambiamento del cuore e quindi come effettiva preparazione della salvezza. Il racconto evangelico parte dall’entusiasmo e dalla curiosità di Zaccheo, «capo dei pubblicani e ricco» (Lc 19,1), che a tutti i costi vuole vedere Gesù. Lo specifico del racconto inizia quando Gesù si ferma sotto il sicomoro e coinvolge il pubblicano: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5). Il seguito narra il procedimento stupendo messo in moto dalla misericordia di Dio che si rivela in Gesù. All’inizio c’è solo la meraviglia risentita di tutti che criticano mormorando contro Gesù: «E’ entrato in casa di un peccatore!» (Lc 19,7). Immediatamente, però, si vede che la scelta del Maestro ha messo in moto un’energia che punta al «ritrovamento» del peccatore. Zaccheo infatti, senza che si indichino particolari e specifici stimoli, trasforma radicalmente la sua situazione scegliendo di dare ai poveri la metà di ciò che possiede e provvedendo al risarcimento dei defraudati nelle operazioni da lui compiute. Zaccheo non si accusa di peccato – almeno direttamente – e non chiede perdono di quanto ha fatto. Egli trasforma però la sua posizione. L’attenzione di Gesù verso di lui sembra avergli cambiato davvero il cuore, responsabilizzandolo nei riguardi dei poveri e portandolo alla schiettezza dei rapporti tenuti con gli altri. Solo a questo punto Gesù interviene a interpretare quanto sta succedendo. Attraverso di lui, la salvezza viene nella casa di Zaccheo perché questo pubblicano ha l’alta qualifica di «figlio di Abramo», che gli viene dal dono originario e immeritato di Dio. La realtà del piano divino coinvolge l’uomo indipendentemente dalle sue qualità, dai suoi vizi e dalle sue scelte. Questa sostanziale misericordia ha la sua concretizzazione storica nel manifestarsi di Gesù. Nella sua bontà appare il volto di Dio, che non ha dimenticato i suoi doni e non li ha lasciati cancellare del tutto dalla cattiveria e dai comportamenti sbagliati o perversi dell’uomo. L’atteggiamento inaspettato di Gesù ha mosso il cuore di Zaccheo, che ha cominciato a pensare diversamente la propria realtà e le relazioni. Adesso il suo comportamento gli appare dannoso per i poveri e per gli altri, che hanno avuto rapporti con lui, e arriva a valutare in modo diverso quello che ha fatto. In questo movimento di conversione in un certo senso Zaccheo non raggiunge gli apici di quei discepoli che per seguire il Signore hanno lasciato tutto, come per esempio Gesù stesso ha chiesto al notabile incontrato poco prima: «Una cosa ancora ti manca; vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!» (Lc 18,22). Zaccheo non arriva a questi livelli, ma nemmeno si ferma a mezza strada, perché intraprende decisamente la direzione giusta. Al centro della sua attenzione finiscono i poveri e le persone che, con le sue ruberie, ha danneggiato. L’autoreferenzialità è vinta e la persona è ritornata sana. Nell’ultima parola di Gesù è riassunta tutta la sua missione: «Il figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (v. 10). In essa è chiaramente racchiusa la pretesa di rendere presente il disegno di Dio nelle sue scelte concrete. Lo costatiamo molto bene se avviciniamo le parole di Lc 19,19 a un passo di Ezechiele in cui il Signore Dio parla del suo andare alla ricerca delle pecore perdute: «Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia» (Ez 43,16). Gesù è lo strumento con cui Dio realizza il suo desiderio di vicinanza all’uomo. Ma allora il peccato esiste? La misericordiosa compassione di Dio non consiste nella dichiarazione buonista che in realtà il peccato non esiste, che in ogni caso non è molto importante. Gesù non insegna a dimenticare il senso di colpa che affligge l’uomo, ma con la mitezza del suo volto e del suo cuore – spesso senza parole – insegna all’uomo a sentirsi diverso e a rinnovare evangelicamente il suo agire. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dall’22 al 30 ottobre 2022

Letture: Siracide 35,15b-17.20-22a / Salmo 33 / 2 Timoteo 4,6-8.16-18

Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 22 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i malati

+ Adriano Castelli

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

Domenica 23 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Amadei Angelo e Carlo, Brandolini Irene e Fabbri Adamo

+ Liverani Paola

Lunedì 24 18.30 + Dovadola Monica
Martedì 25 8.00 + Massari Anna
Mercoledì 26 18.30 Per le Anime del Purgatorio
Giovedì 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

+ Settembrini Augusto

Venerdì 28 8.00 + Luisi Giovanni, Orlacchio Angelina, Faccani Alessandro e Stefano
Sabato 29 18.30 + Montesi Natale
Domenica 30 18.00 + Liverani Paolo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre 2022

Domenica 23

XXX del T. O.

Giornata Missionaria Mondiale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Cassiano) : Veglia missionaria e celebrazione (ore 18.00) della S. Messa

Lunedì 24 Ore 20.30 (S. Cassiano): Lectio Divina sui Cantieri di Betania
Mercoledì 26 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 28

Ss. Simone e Giuda apostoli

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 30

XXXI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Gli orari e le celebrazioni delle festività dei Santi e fedeli defunti

Martedì 1 : Ss. Messe ore 10.30 e 18.00 (in S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) S. Rosario intero per tutti i defunti

Mercoledì 2 : Ss. Messe ore 8.00 e 18.00 (in S. Paolo)

Ore 10.00 (Santuario

Ore 15.00 (Santuario) seguita dalla benedizione alle tombe.

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

Attenzione. Da domenica 30 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 13,10-17 Lc 13,18-21 Lc 13,22-30 Lc 13,31-35 Lc 6,12-19 Lc 14,1.7-11

Vivere il Mistero- La prima lettura descrive la preghiera in una maniera interessante e radicale, spiegando come Dio reagisce alle nostre orazioni e parlando di come funziona la preghiera stessa, come una forza quasi personificata. La seconda lettura è un brano di affettuosa confidenza in cui Paolo traccia, per il discepolo Timoteo, una stupenda sintesi della sua vita personale e apostolica. La vicinanza, che il Signore ha sempre mantenuto e manterrà con il suo apostolo, lo ha strappato «dalla bocca del leone» (2Tm 4,17) e gli sta preparando «la corona di giustizia» (v. 8). Il Vangelo presenta un’altra parabola sulla qualità della preghiera, mostrandola nell’impietoso confronto tra il fariseo e il pubblicano saliti al tempio per l’incontro con il Signore. L’odierna liturgia della Parola apre con alcuni versetti del Siracide, dedicati a come Dio vede la preghiera, che gli viene indirizzata, e i diversi personaggi degli oranti. Il Signore è un giudice che non fa preferenza di persone. L’imparzialità della sua giustizia, però, non si traduce nella freddezza distributiva di un «a tutti la stessa cosa». Per il Signore ai primi posti vengono «il povero», «l’oppresso», «l’orfano», «la vedova». Dio non è un personaggio freddo e formale, che applica la sua giustizia senza farsi condizionare dalla situazione delle persone. Le preghiere degli svantaggiati hanno per lui un rilievo speciale. Egli non fa preferenze proprio perché non rispetta le gerarchie mondane, create dalla cultura, ma, al contrario, le annulla e mette al primo posto i deboli. Egli non si formalizza interessandosi agli aspetti espressivi o stilistici, ma non trascura «la vedova, quando si sfoga nel lamento» (Sir 35,17). Lo sfogo, proprio perché viene dal cuore senza particolari mediazioni, sembra valere di più di una preghiera elegante, meditata, formulata con grazia, teologicamente equilibrata e perfetta. L’Evangelista offre già prima del racconto parabolico la chiave della sua interpretazione: «Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri». Il tema posto sul tavolo non è dunque semplicemente la preghiera, ma piuttosto la questione dei rapporti fra orazione, senso di sé e valutazione sugli altri. La varietà e la ricchezza delle cose che il fariseo può dire nella preghiera non serve molto. Probabilmente è vero che quest’uomo non è un ladro, un ingiusto, un adultero e che digiuna due volte alla settimana e paga le decime di tutto quello che possiede. Anche la sua forma di preghiera è tra le migliori: si tratta di un ringraziamento, che parte dalla riconoscenza per quanto ci circonda. Il pubblicano invece si affida alla supplica, che è la forma più immediata, spontanea e «naturale» di preghiera. Il verme, che sciupa i frutti di questa preghiera «perfetta», è l’atteggiamento altezzoso con cui il fariseo disprezza tutti gli altri, compreso il pubblicano che sta pregando nel tempio accanto a lui. In se stesso, invece, non trova nessuna negatività. Il pubblicano non guarda altri che se stesso e ricapitola tutto il suo atteggiamento nell’unica parola: «Pietà di me peccatore» (v. 13). I gesti mostrano la profondità del suo dire: non osa entrate troppo nel tempio, non alza gli occhi al cielo, si batte il petto incessantemente. La comparazione immaginata da Gesù, tra fariseo e pubblicano, mostra bene che l’elemento decisivo non è dato da tecniche speciali particolari di orazione o da sentimenti soggettivi, bensì dalla realtà dell’atteggiamento più intimo e profondo della persona orante. La preghiera non è fatta di tecniche, ma ha la sua forza nel vissuto reale della persona. Non è un caso che l’istruzione decisiva di Gesù per iniziare la preghiera sia «Quando vi mettete a, pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe». Non sono le parole scelte e non è l’autocomprensione superficiale a determinare la qualità della preghiera, ma soltanto la realtà di un’identità profonda. La presunzione potrebbe avere un effetto disastroso e distruttivo. L’ultima solenne affermazione di Gesù mostra l’importanza della preghiera che consiste nella sua possibilità di trasformare la persona: «Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato». La preghiera ha conferito al pubblicano la giustizia che, in quanto peccatore, certamente non aveva. In forza della sua preghiera, egli è diventato come Abramo che, guardando le stelle e pensando al numero dei suoi figli futuri, «credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia». Le parole conclusive – «Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» – sono un drastico e sano ammonimento ad avere il coraggio di identificarci con il pubblicano, abbandonando un giudizio improduttivamente positivo su noi stessi e a prendere sul serio il rischio delle proprie incompiutezze. Solo una tale preghiera può acquisire una dirompente forza reale, capace di operare prodigi a vantaggio della nostra vera identità profonda. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dall’15 al 23 ottobre 2022

Letture: Esodo 17,8-13 / Salmo 120 / 2 Timoteo 3,14-4,2

Il mio aiuto viene dal Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:

«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.

Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 15 18.30 Per Octavian (vivente)

+ Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. Fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Giancarlo e Stellina

Domenica 16 10.30

18.30

Octavian (vivente)

+ Silvana, Ada, Domenico e Aldo

Lunedì 17 18.30 Octavian (vivente)

+ Renato

Martedì 18
Mercoledì 19 18.30 Per le anime del Purgatorio
Giovedì 20 18.30 + Laura e Matteo e per i genitori viventi

Per Luca e Matteo (viventi)

Venerdì 21 8.00 + Antonio
Sabato 22 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i malati

+ Adriano Castelli

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

Domenica 23 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Paolo Liverani

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre 2022

Domenica 16

XXIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Martedì 18

S. Luca ev.

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 19 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 22

S. Giovanni Paolo II

S. Messa prefestiva

Ore 16.00 (S. Francesco di Sales) : Festa nel 100 anniversario di fondazione della Scuola Materna.

Ore 20.00 (S. Cassiano) : S. Messa solenne presieduta dal cardinale S.E. Mons. Matteo Maria Zuppi e chiusura dell’anno Giubilare

Domenica 23

XXX del T. O.

Giornata Missionaria Mondiale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Cassiano) : Veglia missionaria e celebrazione della S. Messa

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 12,13-21 Lc 10,1-9 Lc 12,39-48 Lc 12,49-53 Lc 12,54-59 Lc 13,1-9

Vivere il Mistero- La prima lettura apre raccontando la battaglia di Giosué contro Amalèk a Refidìm. Si tratta di un episodio importante per la storia di Israele, ma il racconto intende soprattutto mostrare quanto decisivo sia l’effetto della preghiera sugli eventi della storia. Anche la seconda lettura si interessa al modo in cui si può perseverare ed essere forti nel proprio compito. Timòteo sarà un vero uomo di Dio, se rimarrà saldo nell’apprendimento delle sacre Scritture. Il Vangelo, introdotto evidentemente dalla descrizione degli effetti disastrosi della stanchezza di Mosè a Refidìm, presenta alcune pressanti istruzioni sulla necessità di «pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1). La vittoria su Amalèk è un momento rilevante nel cammino di Mosè e del popolo nel deserto. A causa delle prolungate relazioni ostili con Israele – iniziate appunto ancor prima del Sinai (cf. anche Gdc 3,13; 1 Sam 15) e concluse definitivamente soltanto da Davide (2 Sam 1,1 e 1Cr 18,11) – gli Amaleciti sono considerati il nemico per antonomasia di Israele. Non meno importante di questo primo risultato bellico, agili inizi del cammino nel deserto, appare la descrizione delle valenze teologiche della battaglia. Essa non è impostata con il massimo delle forze possibili, ma Mosè indica a Giosuè «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalék» (Es 17,9). La vittoria infatti non è nelle braccia dei soldati, ma è soltanto il dono del Signore che non lascia ostacolare il cammino del suo popolo. Gli uomini in campo sono necessari, ma non la loro quantità. È invece necessario che nelle mani di Mosè ci sia «il bastone di Dio» e la preghiera del condottiero non sia interrotta. «Il bastone di Dio» è lo strumento che Mosè ha già utilizzato per sconfiggere il faraone. Le mani alzate sorreggono appunto questo scettro, che rappresenta la forza di Dio capace di intervenire nella storia. Le mani alzate sono anche un segno della preghiera, per cui è evidente che l’azione di Dio nella storia ha bisogno dell’impegno orante dell’uomo. Come è necessario che «alcuni uomini» escano in battaglia, anche se è Dio a condurre la guerra, così è indispensabile che la preghiera dell’uomo intervenga perché «il bastone di Dio» – la sua forza capace di fare la storia – diventi davvero efficace. Quando le braccia di Mosè cadono, «il bastone di Dio» sembra perdere tutta la sua forza. Troviamo una situazione parallela rivelata dalle parole di Gesù al momento dell’invio dei settantadue: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». È il Signore che desidera che questi operai vadano e che siano numerosi, ma ciò nonostante essi non sorgeranno senza che vi sia l’invocazione dell’uomo. Il racconto parabolico, che apre il Vangelo odierno, è introdotto dal narratore con un’interpretazione di partenza: «Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». L’evangelista è evidentemente interessato a garantire una comprensione importante della parabola, prima ancora di riferire – una volta concluso il racconto parabolico stesso – una spiegazione di Gesù stesso, che muove in una direzione complementare. La parabola mette in scena un giudice «che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno» (v. 2) e una vedova veramente bisognosa di giustizia. L’elemento che risolve la situazione è proprio il non stancarsi di richiedere. Una volta concluso il racconto parabolico, Gesù aggiunge altri due allargamenti formulati in domanda retorica. Se il giudice disonesto alla fine è costretto ad ascoltare, come pensare che Dio non soccorra gli eletti che pregano? Il secondo interrogativo – «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» – è più difficile da interpretare. Forse è da capire in connessione con il rischio di stancarsi nel pregare. L’attesa del Figlio dell’uomo è molto lunga e si trova ad attraversare percorsi e tappe spesso non facili. È perciò spiegabile che qualcuno si stanchi di pregare e in lui la fede si spenga nella sua vivacità. Quello su cui Gesù si interroga (o vuole interrogarci) è se siamo capaci di mantenere una vera attesa di lui o se ci rassegniamo tacitamente a una fede scolorita e spenta. La preghiera è dunque l’unico mezzo per poter immettere nella nostra azione la forza di Dio. Non è il modo immaginario di piegare la volontà di Dio ai nostri desideri, ma è il «bastone di Dio» messo nelle nostre mani. Con la preghiera noi non siamo più affidati alle semplici nostre, insufficienti energie. Dio collabora con noi: per questo c’è la necessità vitale di «pregare sempre, senza stancarsi mai». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dall’8 al 16 ottobre 2022

Letture: 2Re 5,14-17 / Salmo 97 / 2 Timoteo 2,8-13

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 08 18.30
  • + Paola e Angelina
Domenica 09 10.30 + Alessandro ed Elena

e per le famiglie Schifano e Constantin (viventi)

Lunedì 10 18.30 + Guida Domenico e Arcolan Franca
Martedì 11 8.00 + Avveduti Giovanna
Mercoledì 12 18.30 + Eleogivio Tani
Giovedì 13
Venerdì 14
Sabato 15 18.30
  • + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. Fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 16 18.30 + Silvana, Ada, Domenico e Aldo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 09

XXVIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Mercoledì 12 Ore 20.00 (oratorio) : Convivio e Incontro del “Coro S. Paolo”

Ore 21.00 (canonica) : Consiglio parrocchiale di A.C.

Giovedì 13 Ore 21.00 (Chiesanuova di Voltana): Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni
Venerdì 14 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 15

Santa Teresa di Gesù

S. Messa prefestiva

Ore 15.00-17.30 (S. Paolo) : Ritiro Cresimandi

Domenica 16

XXIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 11,29-32 Lc 11,37-41 Lc 11,42-46 Lc 11,47-54 Lc 12,1-7 Lc 12,8-12

Vivere il Mistero- La prima lettura racconta come la guarigione conduce un lebbroso straniero alla riconoscenza verso il mediatore del dono e alla fede nel Dio unico. La seconda lettura presenta la fede e il credere come una comunione con Cristo, che attraversa tutte le stagioni e che punta alla salvezza e alla gloria eterna. Il Vangelo presenta il lebbroso samaritano, l’unico riconoscente tra dieci sanati. Egli è l’esempio di un uomo salvato dalla fede espansa nella riconoscenza. Il corpo dell’adulto lebbroso Naamàn, che nelle acque del Giordano diventa «il corpo di un ragazzo» (2Re 5,74), è il segno grande della forza della Parola mediata dal profeta. È, infatti, l’ordine di Eliseo al generale dell’esercito di Aram che rende l’acqua del Giordano capace di operare la guarigione. Naamàn capisce benissimo la situazione ed è per questo che, subito, ritorna dall’uomo di Dio che ha mediato la sua salvezza. Porta con sé due certezze: la prima è che «non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele» (2 Re 5,15) e la seconda è la convinzione del ruolo di intercessore avuto dal profeta in tutta la faccenda. Naamàn perciò esprime il desiderio di sdebitarsi con il profeta attraverso un dono. L’uomo di Dio, però, non accetta e, anzi, si blocca con giuramento a non accogliere nulla: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò» (2Re 5,16). Il racconto non dice quale motivo spinga Eliseo a questa posizione, ma pare che il profeta voglia indicare inequivocabilmente che la forza che ha compiuto il prodigio non viene da lui, ma è qualcosa che appartiene a Dio. L’uomo onesto e il vero mediatore non vuole accaparrarsi a suo vantaggio il dono della grazia. L’ulteriore reazione del lebbroso guarito è allora promettere culto soltanto al Dio che lo ha salvato. L’atteggiamento radicale del profeta sembra così aver condotto Naamàn direttamente davanti al Dio d’Israele. In questo modo Naamàn, arrivato alla fede nel Dio unico, compie l’ulteriore passo di divenirne adoratore proprio nel suo paese pagano. La terra presa dal suolo d’Israele servirà a creare uno spazio sacro, anche minimo, in cui sia possibile celebrare tale culto in purezza, anche in una regione di idolatri. Gesù richiede di fatto una fede fresca e vivace. I dieci lebbrosi infatti sono inviati dai sacerdoti, perché sia legalmente costatata la guarigione avvenuta (cf. Lv 13,49), prima che la purificazione abbia inizio. I dieci malati credono alla parola di Gesù, si mettono in cammino verso il tempio e, in effetti, durante il viaggio la guarigione avviene. È a questo punto che la situazione si differenzia. Uno dei dieci, vistosi guarito, «tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo» (Lc 17,15). Entrano così in campo i temi della gratitudine e della riconoscenza. Gesù sottolinea con enfasi retorica: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono?» (v. 17). Un altro elemento di rilevante importanza teologica è che l’uomo ritornato sia «un Samaritano». È Gesù stesso che annota che colui che è tornato non è un Giudeo: «Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?» (v. 18). Le ultime parole del Maestro sono molto importanti per capire il ruolo della gratitudine. La frase di Gesù «Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!» (v. 19) mette in primo piano il credere, ma dal contesto è evidente che la parola rivolta al Samaritano comporta concretamente la consapevolezza che la salvezza e la vita vengono da una fede che ha trovato la sua pienezza nella riconoscenza. Nel contesto liturgico è importante evidenziare il parallelismo tra i due riconoscenti lebbrosi guariti, che sono entrambi «stranieri»: il guarito da Eliseo è un Siro e il purificato da Gesù è un Samaritano. Considerando l’insieme del Vangelo di Luca ci si accorge che in questo episodio non si tratta solo del tema sapienziale «la riconoscenza viene più facilmente dai lontani che dai vicini». Ricordando la parabola del buon samaritano, possiamo osservare che questa è la seconda volta che, su un punto importante, Gesù esprime una valutazione positiva di un Samaritano e formula un contrasto istruttivo tra questo personaggio e gli altri della scena che sono immaginati come giudei. Nella parabola il senso autentico di «prossimo» è espresso dal Samaritano, che si trova di passaggio in Giudea, e non dalle due figure giudaiche del sacerdote e del levita che scansano il ferito. Nel caso dei dieci lebbrosi il contrasto è posto dai fatti stessi, ma è evidenziato da Gesù con pronta acutezza. Due Giudei di rango non hanno riconosciuto il prossimo: un Samaritano sì. Nove Giudei di razza non sono giunti a provare o, almeno, a esprimere la riconoscenza per il dono ricevuto: un Samaritano sì. Non è una questione di numeri, ma si vede che il bene trova corrispondenza spontanea anche presso coloro che non appartengono alla stretta cerchia degli eletti di Dio. Appare allora una statistica malinconica: «un Samaritano contro due Giudei» e «un Samaritano contro nove Giudei». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 1 al 9 ottobre 2022

Letture: Abacuc 1,2-3.2.2-4 / Salmo 94 / 2 Timoteo 1,6-8.13-14

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (17,5-10)

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 01
Domenica 02 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Lanzoni Ugo, Lino e Galanti Pia

+ Biancoli Vincenzo

Lunedì 03
Martedì 04 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

+ Martini Emma

Mercoledì 05
Giovedì 06
Venerdì 07 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti
Sabato 08 18.30 + Paola e Angelina
Domenica 09

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre 2022

Domenica 02

XXVII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (in caso di maltempo sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 17.00 (Santuario): S. Rosario

Lunedì 03 Ore 20.45 (canonica): Incontro catechisti
Martedì 04

S. Francesco d’Assisi

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 05 Ore 20.30 (oratorio): Consiglio dell’oratorio
Venerdì 07

B. V. Maria del Rosario

S. Messa ad orario feriale

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45-12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 08 Ore 16.00 (Cattedrale) : Giubileo dei catechisti
Domenica 09

XXVII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 2 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.00 : S. Rosario nel Santuario

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,25-37 Mt 11,25-30 Lc 11,1-4 Lc 11,5-13 Lc 11,15-26 Lc 11,27-28

Vivere il Mistero- La prima lettura apre con la domanda di un orante che si sente non esaudito e descrive la situazione di violenza e iniquità in cui è venuto a trovarsi. La risposta del profeta lo assicura dell’intervento futuro del Signore e afferma che tutto si decide e si deciderà sulla fede. L’apostolo Paolo incoraggia Timoteo e parla della necessità di rimanere nella fede proprio quando divampa la lotta. È dal credere, infatti, che scaturisce la forza necessaria per affrontare la prova. Il Vangelo parla della forza della fede: più che la quantità è decisiva la sua qualità e autenticità. Basta, infatti, la misura di «un granello di senape» (Lc 17,6) per avere prodigi. Coloro che domandano un aumento di fede sono qualificati come «apostoli», ossia come persone che non solo seguono Gesù, ma appartengono al gruppo scelto degli annunciatori del Regno di Dio. La domanda «Accresci in noi la fede!» (Lc 17,6) sembrerebbe, a una prima osservazione, una richiesta corretta e lodevole. Gli «apostoli» chiedono infatti che il loro legame di fiducia con Gesù sia approfondito dal Maestro stesso. In realtà, la risposta di Gesù finisce per mostrare che nella richiesta può celarsi un’inopportuna speranza di pienezza, un’abbondanza gratificante, che li faccia sentire a posto e tranquilli. Non è utile preoccuparsi di avere una quantità grande di fede, ma è decisivo possedere un minimo di autentico credere. Il «granello di senape» è un’immagine che Gesù utilizza anche in una parabola per parlare del Regno: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero» (Lc 13,18-19). Il «granello di senape» – sia che si applichi al regno di Dio, sia alla fede – parla di una quantità certamente minima, ma dotata di una forza dirompente. Nei due casi si tratta di realtà di minuscole proporzioni che, però, contengono in sé un’energia immensa. Come il regno di Dio anche la fede è capace di forza infinita, a condizione che sia autentica. La chiave del racconto parabolico, aggiunto da Gesù alla risposta sul «granello di senape» sembra posta nella figura del «servo». Il termine «servo» infatti si connette molto facilmente al nome di «apostolo». Paolo fa questo collegamento, per esempio, nell’inizio della lettera ai Romani: «Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata» (Rm 1,1). Anche le immagini dell’arare (Lc 9,62) del pascolare (Lc 15,4-6) e del servire (Lc 10,38-42) si connettono spesso con la descrizione della vocazione del discepolo. Se intendiamo in questa connessione la parabola del servitore che deve servire a tavola il padrone dopo aver lavorato per lui, allora l’applicazione , «così anche voi» (Lc 17,10) sembra indicare che gli «apostoli», dopo essere diventati operativi nell’annuncio del regno, devono accogliere la ricompensa come un dono gratuito e non come un diritto esigibile. Il loro annuncio è il risultato non del loro sforzo, ma principalmente della potenza di colui che li ha inviati. Connettiamo quest’idea con la richiesta precedente a riguardo della fede: la logica dell’insieme delle parole di Gesù appare chiara. Il prodotto dell’annuncio dei discepoli è l’effetto della fede capace di comandare al gelso di sradicarsi e di piantarsi nel mare. Non si ha perciò diritto a pretendere una ricompensa per aver arato il campo o pascolato il gregge, perché proprio queste opere sono il frutto diretto della fede e non delle persone che hanno agito. È in questo senso che gli apostoli/servitori sono «inutili», ossia «non decisivi» o, almeno, «non indispensabili». La chiusura del brano evangelico può risultare ostica a molti, soprattutto in un tempo in cui il credere, il testimoniare, l’annunciare appaiono come scelte e prestazioni molto personali e realmente impegnative. L’insieme della liturgia odierna fa vedere bene come l’elemento dinamico della storia sia la fede nella sua nudità e autenticità. È il credere che mette in circolazione l’unica energia che alla fine risulta risolutiva. Ciò vale per l’orante della prima lettura: «Soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede»; vale per Timoteo: «Con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo» (2Tm 1,8); vale infine per «gli apostoli», servitori inviati a testimoniare e annunciare, ma il cui risultato deriva semplicemente da un granello di fede autentica. La spiegazione «Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» diventa più chiara se ci rendiamo conto che quanto otteniamo nell’obbedienza al comando non è il frutto della nostra azione, ma è l’effetto della fede operante in noi. Quanto facciamo dipende dal «granellino di senape» del nostro credere, che in fondo è il seme che può produrre il grande albero del regno di Dio, tra i cui rami gli uccelli del cielo vengono a fare il nido. (don Ermenegildo Manicardi)